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LA RIVOLTA CONTRO L’INVALSI E LE SUE VERE RAGIONI

La sinistra che si oppone ai test Invalsi ha a cuore, molto più che l’interesse degli utenti del servizio scolastico, l’interesse della parte peggiore degli addetti al servizio stesso: cioè della parte che rifiuta di essere valutata

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Primo editoriale telegrafico per la
Nwsl n. 444, 10 luglio 2017 – In argomento v. anche gli articoli di Andrea Ichino Perché non si deve avere paura della valutazione [1], del  3 aprile 2017, e  I frutti velenosi dell’avversione dei professori per i test Invalsi [2], dell’11 marzo   
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Invalsi 1Dal Corriere della Sera di venerdì: Invalsi: italiano e matematica, Sud in ritardo; il divario cresce alle medie e alle superiori. In sintesi, dagli ultimi test Invalsi risulta che, mentre in seconda elementare il grado di preparazione dei bimbi nelle due materie è abbastanza uniforme tra le diverse regioni del Paese, in terza media, invece, a fronte della performance delle scuole del Nord che si colloca omogeneamente in una fascia alta della gamma nazionale, quella delle scuole del Sud si colloca nella fascia bassa, con marcate disomogeneità: cioè facendo registrare anche punte negative gravi, soprattutto in Calabria, Sicilia e Sardegna. E il divario aumenta nei risultati delle scuole superiori. Questo significa che al di sopra della seconda elementare un servizio pubblico di importanza cruciale sul piano economico e sociale, che dovrebbe essere erogato secondo uno standard qualitativo uniforme su tutto il territorio nazionale, viene invece erogato a un livello qualitativo più basso proprio nelle zone del Paese più deboli e arretrate, cioè quelle che semmai dovrebbero essere sostenute con una scuola migliore. Di fronte a questo dato, che cosa fa la sinistra politica e sindacale? Lo contesta denunciando errori e distorsioni nella rilevazione? O invece protesta vibratamente contro la disfunzione della scuola nelle regioni meridionali, che colpisce la parte più povera della popolazione? Né l’una cosa né l’altra: la sinistra politica e sindacale si mobilita contro l’Invalsi, cioè contro il fatto stesso che si pretenda di rilevare il dato. Come un malato che, avendo appreso dal termometro di avere la febbre, se la prenda contro il termometro, decidendo di non usarlo più.

Invalsi 2Questo comportamento della sinistra politica e sindacale si spiega in un solo modo: essa ha a cuore, molto più che l’interesse degli utenti della funzione pubblica – in questo caso: degli studenti –, dell’interesse della parte peggiore degli addetti alla funzione stessa: la parte che chiede soltanto di non essere valutata e di essere messa il meno possibile sotto stress.

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