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RELAZIONI INDUSTRIALI: COME USCIRE DA UN DECENNIO DI PARALISI

La perdurante inattuazione dell’articolo 39 della Costituzione e il modo per superarla – Il progetto per l’istituzione di un premio di produzione universale “di default”, collegato all’aumento della produttività aziendale

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Intervista a cura di Filippo Lezoli, per il quotidiano di Piacenza 
Libertà – I due progetti sui quali verte l’intervista sono illustrati nella mia relazione introduttiva al convegno dell’11 giugno 2026, Come uscire da un decennio di paralisi del sistema italiano delle relazioni industriali [1] 

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Professore Pietro Ichino, l’appuntamento al quale lei partecipa domani  a Piacenza ha per titolo “Il sindacato e la Costituzione inattuata”. In quale sua parte, in materia di relazioni industriali, la nostra Costituzione risulta inattuata?
Il ritardo più grave si registra sull’attuazione di quanto è previsto dall’articolo 39, in materia di estensione erga omnes, cioè a tutti gli appartenenti di ogni categoria produttiva, dell’efficacia dei contratti collettivi: ritardo che contribuisce alla crisi grave del nostro sistema delle relazioni industriali. Al convegno ci proponiamo di spiegarne i motivi e un modo credibile per superarlo.

L’Italia negli ultimi 30 anni, se non sbaglio, è l’unico Paese europeo in cui le retribuzioni reali sono diminuite. Quali ne sono le cause?
Questo fenomeno ha la sua causa principale  nel mancato aumento della produttività del lavoro nell’arco dell’ultimo trentennio. La crisi del sistema delle relazioni industriali, però, contribuisce a determinare anche un effetto depressivo sui livelli salariali, e di riflesso una inattuazione dell’articolo 36 della Costituzione, in materia di “giusta retribuzione”: i difetti di funzionamento della contrattazione collettiva di livello nazionale contribuiscono al fenomeno del ristagno, quando non arretramento, dei livelli delle retribuzioni. Con la conseguenza di interventi molto frequenti dei giudici del Lavoro, che correggono in aumento gli standard salariali. Ma l’esercizio dell’autorità salariale non può, strutturalmente, essere affidato ai giudici.

Perché la politica non è stata in grado di invertire questa rotta? Possiamo attenderci qualche cosa di meglio per il prossimo futuro?
Una delle cause del mancato aumento della produttività del lavoro è il nanismo dominante nel nostro tessuto produttivo: le imprese di minime dimensioni non fanno ricerca e sviluppo, tardano nell’applicazione delle nuove tecnologie.  Per altro verso l’Italia è ultima in Europa per capacità di attrarre gli investimenti delle multinazionali straniere, anche – ma non solo – per l’ostilità bi-partisan che si osserva contro di esse in casa nostra; ed è dimostrato che nelle grandi multinazionali operanti nel nostro Paese la produttività del lavoro è mediamente del 50 per cento superiore rispetto alle imprese indigene. Infine c’è un difetto di fondo del nostro mercato del lavoro.

Quale?
L’arretratezza dei servizi di orientamento professionale e di formazione e riqualificazione mirata agli sbocchi occupazionali migliori esistenti, alla domanda di manodopera che resta senza risposta. C’è, poi, la tendenza radicatissima del nostro Paese a incoraggiare in tutti i modi i lavoratori a rimanere aggrappati con le unghie e coi denti alle imprese marginali, o addirittura in stato fallimentare, invece che incentivarli e aiutarli in tutti i modi a trasferirsi nelle imprese più produttive, che – tutte! – cercano manodopera a tutti i livelli professionali senza trovarli.

Questione annosa: l’introduzione del salario minimo in Italia. Cosa ne pensa?
Non costituirebbe il toccasana contro il ristagnare dei livelli retributivi, poiché riguarderebbe direttamente soltanto la fascia più bassa della forza-lavoro. Ma in quella fascia sarebbe molto utile, perché è quella dove la contrattazione collettiva arriva con maggiore difficoltà. Certo, se lo si introdurrà, occorrerà farlo con un coefficiente che ne adatti l’entità al potere di acquisto effettivo della moneta in ciascuna provincia: altrimenti avremo la certezza di stabilire uno standard minimo universale troppo basso per il Nord del Paese, oppure troppo alto per il Sud.

Riguardo al sistema della contrattazione collettiva, serve uno scatto per rivitalizzare il sistema delle relazioni industriali.
Sì. Ma anche per legare l’andamento di una parte maggiore del monte-salari all’andamento della produttività di ciascuna azienda. Per questo al convegno di domani pomeriggio illustreremo il progetto di istituzione, mediante accordo interconfederale, di un premio di produzione applicabile in ogni azienda, legato all’eventuale aumento del margine operativo lordo registrato nell’ultimo anno. Con piena facoltà per la contrattazione aziendale di adattarlo o sostituirlo per adattare il meccanismo alle caratteristiche ed esigenze peculiari dell’impresa.

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