
{"id":10094,"date":"2010-09-18T19:40:38","date_gmt":"2010-09-18T18:40:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=10094"},"modified":"2010-09-18T20:27:24","modified_gmt":"2010-09-18T19:27:24","slug":"il-partito-democratico-deve-parlare-piu-chiaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=10094","title":{"rendered":"MANIFESTO DI VELTRONI: IL PARTITO DEMOCRATICO DEVE PARLARE PIU&#8217; CHIARO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">UN PARTITO VUOLE ESSERE L&#8217;ALTERNATIVA AL CENTRODESTRA NON PUO&#8217; NAVIGARE A VISTA, PARLANDO UN GIORNO DI ALLEANZA CON LA VECCHIA SINISTRA, IL GIORNO DOPO DI ALLEANZA CON L&#8217;UDC, E OMETTENDO DI DIRE IN MODO NETTO E INCISIVO QUALI MISURE PROPONE PER RILANCIARE LA CRESCITA ECONOMICA E SOCIALE DEL PAESE<\/span><\/p>\n<p><em>Manifesto sottoscritto da 75 senatori e deputati del Partito democratico il 16 settembre 2010, su iniziativa di Walter Veltroni, Paolo Gentiloni e alcuni altri parlamentari<\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\"><strong><!--more-->1. &#8211;<\/strong> La crisi politica del centrodestra \u00e8 arrivata a un punto di non ritorno. Dopo la rottura del Pdl, Berlusconi ha davanti a s\u00e9 due strade: aprire la crisi di governo e invocare le elezioni, al caro prezzo di dover ammettere il fallimento politico della pi\u00f9 consistente maggioranza parlamentare della storia della Repubblica; o tenere in piedi il governo e la legislatura, ma al prezzo non meno alto di legittimare la presenza determinante, nella coalizione di centrodestra, di una forza e una <em>leadership<\/em> che si collocano in modo esplicito su una linea politicamente e culturalmente autonoma.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">Qualunque sar\u00e0 la scelta, \u00e8 chiaro che si va concludendo un ciclo storico, quello segnato dall&#8217;egemonia sul centrodestra e sul Paese del populismo berlusconiano, che ha dimostrato in questi anni una indiscutibile capacit\u00e0 di rappresentanza di una parte larga e tendenzialmente maggioritaria della societ\u00e0 italiana, ma non \u00e8 riuscito a trasformarla in azione di governo all&#8217;altezza dei problemi del Paese, adeguata ad affrontare in modo risolutivo i nodi che ostacolano lo sviluppo dell&#8217;Italia.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\"><strong>La crisi politica del centrodestra \u00e8 dunque una crisi strategica: \u00e8 il fallimento di un modello che ha preteso di governare il Paese preferendo la delega carismatica alla responsabilit\u00e0 condivisa, la facile popolarit\u00e0 dei demagoghi al rischio dell&#8217;impopolarit\u00e0 degli statisti, la ricerca dei motivi di divisione del Paese, compresi i pi\u00f9 artificiosi, alla ricomposizione delle sue fratture reali, l&#8217;elogio dei suoi vizi ancestrali alla promozione delle sue virt\u00f9 civili, fino alla concentrazione illiberale del potere &#8211; politico, economico, mediatico &#8211; che ha preso il posto della divisione dei poteri, fondamento di ogni democrazia liberale.<\/strong> Un potere tanto prepotente nella sua pretesa insindacabilit\u00e0, quanto impotente dinanzi ai problemi dell&#8217;Italia, che sono stati abilmente agitati a fini di consenso, senza mai riuscire ad utilizzare il consenso per affrontarli in modo risoluto.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">La crisi politica del centrodestra ha reso evidente come un simile modello possa nutrire l&#8217;ambizione di vincere la competizione elettorale, ma non assicurare la capacit\u00e0 di governare in modo stabile, credibile, affidabile una societ\u00e0 plurale, articolata e complessa come la nostra e tanto meno la capacit\u00e0 di organizzare un programma di riforme adeguato alle necessit\u00e0 dell&#8217;Italia di oggi. Il fallimento del berlusconismo ha insomma dimostrato ancora una volta che il populismo \u00e8 l&#8217;antitesi, la negazione dell&#8217;innovazione e del riformismo.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">Berlusconi deve prendere atto di avere fallito e di avere tradito la fiducia che gli elettori avevano riposto nella sua proposta politica. E chi ha fallito non pu\u00f2 pretendere di determinare il corso degli eventi, tanto meno pu\u00f2 rivendicare il diritto di precipitare il Paese in uno scontro elettorale trasformato in un&#8217;ordalia pro o contro di lui.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\"><strong>2. &#8211; <\/strong>Il problema \u00e8 che l&#8217;Italia ha pi\u00f9 che mai bisogno di riforme, coraggiose e profonde. Perch\u00e9, anche se sul piano congiunturale non sembrano esserci motivi di allarme immediato per la tenuta finanziaria ed economica del Paese, dal punto di vista strutturale permangono e si sono anzi aggravate ragioni di seria preoccupazione.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">La prima \u00e8 <strong>il debito pubblico<\/strong>: negli ultimi 10 anni, otto dei quali affidati alle cure del centrodestra e del tandem Berlusconi-Tremonti, la spesa pubblica corrente primaria \u00e8 aumentata al ritmo del 4,6 per cento l&#8217;anno, mentre l&#8217;avanzo primario si \u00e8 azzerato. Il debito \u00e8 quindi tornato al livello raggiunto a met\u00e0 degli anni &#8217;90, prima che iniziasse la vittoriosa corsa verso l&#8217;Euro.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">La seconda ragione di preoccupazione \u00e8 <strong>la caduta verticale della produttivit\u00e0<\/strong>: stagnante da pi\u00f9 di quindici anni, nel 2009 la produttivit\u00e0 del lavoro \u00e8 tornata ai livelli del 1996. Mentre la produttivit\u00e0 totale (che considera la quota di crescita ascrivibile a fattori quali il progresso tecnologico, la qualit\u00e0 del capitale umano, le prestazioni della pubblica amministrazione) \u00e8 regredita al livello gi\u00e0 raggiunto nel 1993.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">E&#8217; come dire che, come italiani, abbiamo mancato tutti e due gli impegni che avevamo assunto con noi stessi e con gli altri europei all&#8217;atto dell&#8217;ingresso nell&#8217;Euro: rientrare dal debito, facendo ogni anno avanzo primario; e imparare a competere sui mercati con la produttivit\u00e0, l&#8217;efficienza, la qualit\u00e0, avendo rinunciato all&#8217;uscita di sicurezza della svalutazione.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">Il fallimento di entrambi questi obiettivi ha invece prodotto una seria caduta di competitivit\u00e0: tra il &#8217;96 e oggi, la bilancia delle partite correnti con l&#8217;estero \u00e8 peggiorata di sette punti, da un attivo del 3,5 del pil a un passivo del 3,5 previsto dall&#8217;Ocse per il 2011, a riprova che il Paese domanda costantemente, ormai, pi\u00f9 di quello che produce. E poich\u00e9 il reddito <em>pro-capite<\/em>, al netto dell&#8217;inflazione, pu\u00f2 crescere solo se aumenta la produttivit\u00e0, la tendenza in atto \u00e8 gravida di conseguenze negative per il livello di vita delle famiglie e in particolare per le prospettive dei giovani.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">Il terzo motivo di seria preoccupazione per il presente e il futuro dell&#8217;Italia \u00e8 la <strong>crescente disuguaglianza<\/strong>. La distanza che c&#8217;\u00e8 in Italia tra chi ha troppo e chi ha troppo poco \u00e8 tra le pi\u00f9 grandi dei paesi Ocse: pi\u00f9 diseguali di noi sono solo gli Usa, che per\u00f2 presentano una mobilit\u00e0 sociale a noi sconosciuta, e poi la Turchia, la Polonia e il Messico. E, ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 grave, la nostra enorme spesa pubblica (52 per cento del pil) riesce appena a scalfire gli effetti di disuguaglianza prodotti dal mercato, che sono invece drasticamente abbattuti dalla pari spesa pubblica di altri Paesi europei.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">La malattia del nostro sistema-paese si comincia a cogliere nelle sue conseguenze pi\u00f9 gravi, se si esaminano le dolorose fratture che si vanno allargando nella societ\u00e0 italiana: <strong>la frattura territoriale Nord-Sud, che \u00e8 tornata ad accentuarsi<\/strong>, fino a riproporre l&#8217;interrogativo sulla tenuta stessa dell&#8217;unit\u00e0 nazionale; la frattura generazionale, che vede per la prima volta i pi\u00f9 anziani, non solo nell&#8217;impossibilit\u00e0 di assicurare ai pi\u00f9 giovani prospettive migliori di quelle di cui essi stessi hanno goduto, ma quasi rassegnati ad assistere ad un loro anche accentuato deterioramento; la frattura sociale, tra settore privato (determinato dal mercato) e sistema pubblico (gestito dalla politica), che sta alimentando un conflitto dalle caratteristiche nuove, in un certo senso inedite, con la contrapposizione tra mondo della produzione da una parte e sistema della spesa pubblica dall&#8217;altra; fino alla frattura di cittadinanza, che vede crescere il numero di lavoratori non cittadini e ora anche di figli di immigrati, nati, cresciuti e istruiti in Italia e che l&#8217;Italia, alle prese con la sfida inedita dell&#8217;integrazione etnica, culturale, religiosa, fatica a riconoscere come cittadini.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\"><strong>3. &#8211; <\/strong>Ingiustizia sociale, inefficienza economica, debito pubblico: tre problemi di tipo strutturale, ciascuno dei quali \u00e8 causa ed effetto degli altri. Solo una strategia che li aggredisca tutti e tre contemporaneamente pu\u00f2 realisticamente proporsi di evitare un declino che potrebbe anche essere niente affatto dolce, ma anzi aspro, conflittuale, perfino violento. Se vuole restare una Nazione, se vuole evitare il rischio di soccombere sotto le fratture che la minacciano, l&#8217;Italia ha bisogno urgente e drammatico di una stagione di riforme, coraggiose e profonde; di innovazione vera e giusta; di ridefinizione dei diritti e dei doveri di ciascuno, in una parola di un nuovo patto di convivenza civile che metta al centro la crescita, il lavoro, il futuro dei giovani.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">Senza riforme, anche la timida ripresa in atto non diventer\u00e0 crescita stabile, non riuscir\u00e0 a creare occupazione e si dimostrer\u00e0 quindi inadeguata a invertire la tendenza del Paese a perdere terreno in Europa e nel mondo.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">L&#8217;Italia ha bisogno di riforme nel settore pubblico: per fare della spesa pubblica un fattore di competitivit\u00e0 e per dotare il Paese di un <em>welfare<\/em> della solidariet\u00e0 e della responsabilit\u00e0, che non si limiti a compensare le disuguaglianze, le marginalit\u00e0, le esclusioni prodotte dallo sviluppo economico, ma nutra l&#8217;ambizione di ricostruire la cultura delle relazioni e di promuovere il rispetto della dignit\u00e0 e dell&#8217;unicit\u00e0 di ogni persona. Un <em>welfare<\/em> che promuova i diritti delle persone anche attraverso il sostegno alla famiglia e alle relazioni sociali. Un <em>welfare<\/em> ripensato a misura delle giovani generazioni, che contrasti la precariet\u00e0 con misure di sostegno al reddito e di accompagnamento da un lavoro all&#8217;altro e con <strong>nuove regole del mercato del lavoro che abbattano l&#8217;attuale regime di <em>apartheid<\/em> tra aree di lavoratori protette e garantite ed aree prive di qualunque tutela<\/strong>. Un <em>welfare<\/em> che investa pi\u00f9 risorse nella formazione, nella scuola, nell&#8217;universit\u00e0, nella ricerca e sappia impiegarle meglio, premiando la competenza, il merito, i risultati.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">I grandi mutamenti che hanno investito il mondo del lavoro, a causa dei processi di globalizzazione, possono essere governati in due direzioni: quella della radicalizzazione dello scontro sociale e politico, o invece quella di una nuova concertazione, di un nuovo patto tra produttori per la crescita e per l&#8217;equit\u00e0 sociale, fondato sulla consapevolezza della comunit\u00e0 di destino che unisce lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi e delle partite Iva, imprenditori piccoli e grandi. \u00a0<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">L&#8217;Italia ha bisogno di una politica capace di ripensare il rapporto tra l&#8217;economia e la societ\u00e0. La crisi economica\u00a0 internazionale ci ha insegnato che non basta individuare regole adatte a eliminare le turbolenze dei mercati: occorre ripensare a fondo i rapporti tra politica e mercato, richiamando a tal fine l&#8217;ispirazione propria di un&#8217;economia sociale di mercato. Di fronte alla crisi non ha senso riproporre vecchi approcci statalisti, tanto meno illudersi su una possibile rivincita dell&#8217;ideologia tipica della sinistra del secolo scorso. Dalla crisi si esce non rinnegando ma rilanciando l&#8217;idea di un riformismo liberale e solidale.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">Non bastano aggiustamenti parziali, di carattere tecnico o istituzionale, occorre darsi grandi mete sociali e politiche e sostenerle con forti ideali. Bisogna ripensare le stesse categorie fondamentali su cui si \u00e8 costruito il patto sociale che ha sostanziato le democrazie del Novecento e i valori che le hanno ispirate, lavorando a delineare un nuovo modello di crescita, che si pu\u00f2 sintetizzare nel passaggio da un&#8217;economia dei consumi a una orientata allo sviluppo umano.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">Strategica \u00e8, a questo riguardo, una rivoluzione ambientale che innovi fortemente il settore produttivo, quello energetico, quello urbanistico, incoraggiando e sostenendo la sempre pi\u00f9 nutrita schiera di imprenditori coraggiosi che stanno facendo della qualit\u00e0 la cifra di un nuovo <em>made in Italy<\/em>.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">Non ci pu\u00f2 essere sviluppo dell&#8217;Italia se non si assume come priorit\u00e0 politica la lotta all&#8217;illegalit\u00e0, il contrasto dei livelli politici e finanziari dei poteri criminali, la ricerca della verit\u00e0 sulle pagine pi\u00f9\u00a0 buie e opache della nostra storia collettiva, il prosciugamento delle ragioni sociali del consenso alle mafie nel Mezzogiorno.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">E&#8217; arrivato il momento di aprire una fase nuova del rapporto fra politica e giustizia. La politica deve assumere il punto di vista dei cittadini in termini di bisogno di legalit\u00e0 e diritto alla giustizia, <strong>uscendo finalmente dalla contrapposizione fra giustizialismo e tolleranza dell&#8217;illegalit\u00e0<\/strong> e proponendo a tutte le forze della giustizia un tavolo comune di riforma. Diritti individuali dei cittadini e bisogno di legalit\u00e0 non sono infatti separati e separabili, ma possono vivere solo insieme.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\"><strong>4.\u00a0&#8211; <\/strong>Il ritardo accumulato \u00e8 enorme, ma esistono le risorse per farcela: alcune migliaia di medie imprese si sono ristrutturate e portano con s\u00e9, nella competizione internazionale, migliaia e migliaia di piccolissime aziende che sono il nerbo della nostra struttura produttiva, forti della qualit\u00e0 e della capacit\u00e0\u00a0 &#8220;di fare&#8221; di milioni di lavoratori che vogliono vedere finalmente premiati, anche nel salario, la loro capacit\u00e0 e il loro impegno, attraverso un completo ridisegno del modello contrattuale. Nella Pubblica Amministrazione, la maggioranza dei lavoratori e\u00a0 dei dirigenti avverte come un&#8217;umiliazione anche personale la <strong>distanza tra i costi sopportati dalla collettivit\u00e0 e le effettive prestazioni di servizio<\/strong>. Milioni di giovani, sui quali negli ultimi quindici anni si sono violentemente scaricate tutte le esigenze di flessibilit\u00e0 del sistema, potranno contribuire allo sviluppo solo se la loro partecipazione al mercato del lavoro avverr\u00e0 superando l&#8217;attuale stato di segregazione cui sono costretti da regole ormai vetuste. Nel Sud, in particolare, la voglia di fare, l&#8217;intelligenza, la fantasia e l&#8217;impegno di milioni di giovani donne reclama politiche pubbliche capaci di introdurre disparit\u00e0 positive per il loro inserimento nel mondo del lavoro legale. La rivoluzione digitale, grazie alla diffusione della banda larga, moltiplica in modo formidabile le capacit\u00e0 creative, di competitivit\u00e0 e di partecipazione dal basso.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">Una coerente strategia riformista pu\u00f2 dunque contare su rilevanti forze sociali, unendole in un progetto che risponda ai bisogni dei pi\u00f9 deboli facendo leva sui meriti dei pi\u00f9 capaci. Questa strategia non pu\u00f2 essere incardinata prevalentemente attorno a obiettivi di difesa della realt\u00e0 presente, aggredita dall&#8217;attacco della destra populista. Al contrario: l&#8217;alleanza da promuovere \u00e8 tra chi ha bisogno del cambiamento, ma da solo non pu\u00f2 realizzarlo perch\u00e8 non sa, non ha, non pu\u00f2 abbastanza e chi vuole il cambiamento, perch\u00e8 sa progettarlo, ha interesse a promuoverlo, ha le relazioni necessarie per realizzarlo, ha la forza necessaria per piegare le tante resistenze corporative che vi si oppongono.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">L&#8217;Italia aspetta, con un&#8217;impazienza che sta diventando disincanto se non rassegnazione, una proposta politica all&#8217;altezza della sfida storica dinanzi alla quale si trova. E se al fallimento della destra dovesse corrispondere una speculare inadeguatezza delle forze riformiste, incapaci di proporre un&#8217;alternativa credibile, affidabile, autorevole, il Paese correrebbe il rischio di una crisi di sistema, una crisi che potrebbe avere come sbocco la riduzione della libert\u00e0 e della democrazia, in nome del bisogno emergenziale di decisione. Perch\u00e9, quando la democrazia si dimostra incapace di prendere le decisioni necessarie, si finisce inesorabilmente per cercare sedi di decisione senza democrazia.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\"><strong>5. &#8211; <\/strong>Il Partito democratico \u00e8 nato dalla consapevolezza del carattere epocale del difficile passaggio storico che l&#8217;Italia si trova ad attraversare. Ed \u00e8 nato con l&#8217;ambizione di rappresentare la proposta adeguata ad affrontarlo: non per un atto di presunzione, ma per la convergenza di diverse storie, culture, tradizioni riformiste, accomunate dal riconoscimento della propria inadeguatezza, o difficolt\u00e0, dinanzi alle sfide inedite del presente e del futuro e dalla volont\u00e0 di concorrere alla costruzione di una risposta condivisa, aperta e innovativa.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">Concentrando tutte le sue energie sull&#8217;obiettivo di avanzare una proposta innovativa al Paese, il Partito democratico, sia pure in un quadro di sconfitta nella competizione sul governo, resa inevitabile dal fallimento dell&#8217;Unione di centrosinistra, ha saputo suscitare una grande speranza nella societ\u00e0 italiana. E raccogliendo il consenso di un elettore italiano su tre, non solo ha posto la premessa principale di una strategia di riconquista del governo su un terreno di affidabilit\u00e0 e di innovazione, ma in un&#8217;epoca segnata dalla frammentazione e dal proliferare di partiti effimeri, personali, privi di vita democratica interna, ha dato anche un grande contributo alla rivalutazione, nel solco dell&#8217;articolo 49 della Costituzione, del ruolo del partito politico come istituzione civile, snodo essenziale del buon funzionamento della democrazia.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">La crisi del berlusconismo rende questa prospettiva, la prospettiva costitutiva del Partito democratico, al tempo stesso ancor pi\u00f9 necessaria e urgente, ma anche pi\u00f9 realistica e praticabile: perch\u00e9 riapre la possibilit\u00e0 di uno spostamento profondo, di un sensibile riallineamento dei rapporti di forza politico-elettorali nel Paese. A condizione, ovviamente, che si sia disposti a lavorare, a impegnarsi a fondo per questo obiettivo, rinnovando in profondit\u00e0 non i nostri principi, n\u00e9 la nostra specifica rappresentazione dei valori di libert\u00e0, uguaglianza, fraternit\u00e0, solidariet\u00e0, ma le parole e le cose con le quali li abbiamo tradotti nel secolo scorso e che oggi sono perlopi\u00f9 incapaci di dare risposte adeguate alle sfide del nostro tempo. A condizione che si voglia e si sappia uscire dal recinto &#8211; territoriale, sociale, generazionale &#8211; dei consensi tradizionali, per aprirsi alla ricerca di nuovi apporti. A condizione che <strong>si facciano risolutamente i conti con le posizioni conservatrici che, anche nel campo del centrosinistra, pensano che il nostro compito prioritario sia quello di difendere le conquiste del passato, piuttosto che cambiare in profondit\u00e0 una realt\u00e0 che contraddice i nostri valori<\/strong>, punisce il merito e condanna i pi\u00f9 deboli.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">Cos\u00ec non \u00e8 stato fin qui, o non lo \u00e8 stato abbastanza, per responsabilit\u00e0 diffuse e condivise. Non si spiegherebbe altrimenti il paradosso per il quale il Pd \u00e8 riuscito ad ottenere quasi il 34 per cento dei voti nel momento di massima difficolt\u00e0 per il centrosinistra e di massimo consenso al berlusconismo e fatica oggi a stare sopra il 25 per cento, in piena crisi politica del centrodestra.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">Ma nulla sarebbe adesso pi\u00f9 sbagliato e contraddittorio, che affrontare la crisi politica e culturale del berlusconismo, sulla base dell&#8217;assunto della immutabilit\u00e0 dei rapporti di forza nel Paese. Una visione cos\u00ec angusta e rinunciataria, cos\u00ec falsamente realista, spingerebbe i democratici ad arroccarsi in difesa, pigri e spaventati, quando \u00e8 invece il momento di uscire allo scoperto e di avanzare proposte coraggiose e innovative.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">Esempi di questa mancanza di coraggio, di questa vera e propria involontaria subalternit\u00e0 ad un pensiero unico, sono per un verso l&#8217;ipotesi neo-frontista e per altro verso quella vetero-centrista: ipotesi che nel confuso dibattito interno al Pd tendono peraltro a mescolarsi, ad alternarsi in continue svolte e controsvolte, che offrono l&#8217;immagine di un partito che fatica ad esprimere una strategia nitida.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\"><strong>La prima ipotesi, quella neo-frontista<\/strong>, punta a raccogliere lo schieramento quantitativamente pi\u00f9 vasto, talmente vasto da avere in comune solo l&#8217;avversario: un errore strategico, che in passato il centrosinistra ha gi\u00e0 pagato caro, in termini di tenuta, di affidabilit\u00e0, di credibilit\u00e0, di autorevolezza. Riproporre oggi questa strategia, non solo avrebbe il sapore di una perseveranza nell&#8217;errore, ma significherebbe non cogliere la domanda politica del Paese, che non \u00e8 di schieramento, ma di contenuto, non \u00e8 di alleanza contro (conservatrice e difensiva), ma di alleanza per (riformista e innovativa), proprio per questo capace di attrarre nuovi consensi e di suscitare nuove energie. Significherebbe, in altri termini, restare dentro lo schema del berlusconismo, proprio mentre il Paese cerca la via per uscirne.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">Altrettanto inadeguata \u00e8 <strong>l&#8217;ipotesi vetero-centrista<\/strong>, che fa leva su quello che essa definisce il duplice fallimento dei due poli del bipolarismo italiano, per proporre la riedizione di un modello di sistema politico che assegna a tavolino la rappresentanza dei delusi dal berlusconismo a un polo moderato, spinto da sinistra a giocare una partita di autonomia e convenzionalmente abilitato ad esercitare un ruolo di perno nella evoluzione del quadro politico italiano. Da qui i rischi di trasformismo, perch\u00e9 un cambiamento intessuto di ambiguit\u00e0 e reticenze potrebbe alimentare la rincorsa, in alcuni settori della societ\u00e0 italiana, alla occupazione del potere in nome di pure esigenze di opportunit\u00e0 e deteriore pragmatismo. Anche questa ipotesi appare subalterna al berlusconismo, proprio in quanto accetta l&#8217;identificazione fra bipolarismo e berlusconismo, quasi il problema del Paese fosse quello di liberarsi della competizione bipolare e non invece quello di liberare il bipolarismo dall&#8217;ipoteca populista.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\"><strong>6. &#8211; <\/strong>Ma <strong>il limite pi\u00f9 grave di entrambe queste ipotesi \u00e8 il loro rassegnarsi a vedere la politica ridursi a rappresentare le fratture della societ\u00e0 italiana, anzich\u00e9 operare per ricomporle e superarle<\/strong>. Una rassegnazione che finisce per condannare il centrosinistra ad un destino minoritario.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">Il Partito democratico \u00e8 nato invece proprio per sconfiggere questa rassegnazione, per varcare questi limiti, per saldare queste fratture. Se vuole restare fedele a se stesso e soprattutto se vuole fondare la sua proposta di governo su basi solide, il Pd deve darsi una strategia di allargamento dell&#8217;area dei propri interlocutori e dei propri consensi, che faccia leva su un programma riformista, su un progetto innovativo per il Paese e su una classe dirigente fortemente rinnovata, attingendo a risorse che non siano solo quelle della politica tradizionale. Il Pd deve porsi l&#8217;obiettivo esplicito e dichiarato di allargare in modo cospicuo i suoi consensi e il suo radicamento ove oggi sono pi\u00f9 deboli e fragili: a cominciare dal Nord, dal mondo produttivo, dalle nuove generazioni. Allo stesso modo, dopo lo scacco di una stagione di governo di gran parte delle regioni meridionali, il Pd non pu\u00f2 accettare di considerare perduta la battaglia per la legalit\u00e0, l&#8217;innovazione e la crescita nel Mezzogiorno.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">Il Pd deve perseguire questi obiettivi innanzi tutto agendo su se stesso, riprendendo la via dell&#8217;innovazione: perch\u00e9 senza un partito grande del riformismo, un partito a vocazione maggioritaria, capace di competere per il primato nel Paese e di attrarre e organizzare attorno alla sua proposta le migliori energie intellettuali e morali, sociali e civili, le stesse alleanze, come si dimostra oggi, sono pi\u00f9 difficili e non pi\u00f9 facili.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">La vocazione maggioritaria del Partito democratico non \u00e8, non \u00e8 mai stata, il culto dell&#8217;autosufficienza, ma lo sforzo di pensare se stesso, la propria identit\u00e0 e la propria politica, come recita il Manifesto dei valori del Pd, &#8220;non gi\u00e0 in termini di rappresentanza parziale di segmenti pi\u00f9 o meno grandi della societ\u00e0, ma come proiezione della sua profonda aderenza all articolazioni e alle autonomie civili, sociali e istituzionali proprie del pluralismo della storia italiana e della complessit\u00e0 della societ\u00e0 contemporanea, in una visione pi\u00f9 ampia dell&#8217;interesse generale e in una sintesi di governo, che sia in grado di dare adeguate risposte ai grandi problemi del presente e del futuro&#8221;.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">Innovazione, innanzi tutto, del<strong>la sua cultura politica<\/strong>, che <strong>non pu\u00f2 ridursi a una riedizione regressiva del compromesso storico, n\u00e9 risolversi nella tardiva adesione alla socialdemocrazia<\/strong>, ma deve valorizzare appieno il pluralismo delle storie che in esso sono confluite, come base di partenza nel <strong>delineare i tratti di una nuova identit\u00e0 pienamente democratica<\/strong>. Un&#8217;identit\u00e0 che si sente parte del grande movimento democratico e progressista europeo e mondiale e che si esprime, in Italia, nel superamento degli storici steccati tra laici e cattolici, in nome della ricerca comune dei principi di un nuovo umanesimo: che riconosca alla dimensione religiosa piena cittadinanza nel dibattito pubblico e riaffermi il principio di <strong>laicit\u00e0 delle istituzioni<\/strong> e che accompagni la crescente sensibilit\u00e0 per le libert\u00e0 e le <strong>nuove frontiere dei diritti civili<\/strong>, con la maturazione di una nuova cultura della responsabilit\u00e0. Un&#8217;identit\u00e0 plurale che, insieme all&#8217;apporto delle tradizioni del riformismo socialista e di quello cattolico democratico, riconosca l&#8217;importanza decisiva delle culture liberaldemocratiche e ambientaliste che oggi caratterizzano i democratici in tutto il mondo. Il Pd deve far pesare la sua carica innovativa anche in Europa, dove \u00e8 chiamato a mantenere una delle sue promesse fondative, non limitandosi a militare in una delle famiglie europee, ma promuovendo l&#8217;intesa e la collaborazione tra le diverse componenti democratiche e progressiste accomunate dall&#8217;ideale europeista.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">Innovazione della sua proposta programmatica, che deve assumere con coraggio l&#8217;obiettivo di <strong>battere tutti i conservatorismi, compresi quelli, palesi ed occulti, di centrosinistra, ponendo al centro il tema della democrazia decidente<\/strong>, attraverso le necessarie riforme istituzionali ed elettorali: rafforzamento dei poteri del premier e di quelli di controllo del Parlamento, regolazione del conflitto d&#8217;interessi, norme contro la concentrazione del potere mediatico e il controllo politico della Rai, differenziazione delle camere, riduzione del numero dei parlamentari, <strong>una legge elettorale<\/strong>, come si legge nel documento approvato dall&#8217;Assemblea nazionale del Pd del maggio scorso, <strong>&#8220;di impianto maggioritario fondato sui collegi uninominali&#8221;<\/strong>, insieme a norme sulla democrazia di partito e ad una regolazione delle primarie per le cariche monocratiche. Naturalmente con la preoccupazione, in materia di riforme delle grandi regole della democrazia, di definirne gli aspetti pi\u00f9 specifici alla luce di una esigenza di ampio coinvolgimento politico tra le forze democratiche interessate a costruire una nuova fase politico-istituzionale del Paese.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">Solo un Pd che si dimostri capace di espandere l&#8217;area dei suoi consensi e di rafforzare il suo radicamento nel Paese pu\u00f2 raccogliere attorno a s\u00e9 un&#8217;alleanza riformista per il governo dell&#8217;Italia: una coalizione coesa ed omogenea, selezionata dal progetto e proprio per questo affidabile e credibile. Perch\u00e9 solo un Pd forte e autorevole nel Paese pu\u00f2 incoraggiare evoluzioni positive, nella direzione di una responsabile e innovativa cultura di governo, da parte delle forze che si collocano nell&#8217;area della sinistra e depotenziare preoccupanti regressioni, incompatibili con la cultura politica e istituzionale del Partito democratico, come quelle che ha fatto registrare chi, in questi due anni, \u00e8 passato dalla convinta sottoscrizione di un programma riformista alla legittimazione di atteggiamenti demagogici e intolleranti.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\"><strong>7. &#8211;<\/strong> L&#8217;insieme di queste ragioni ci spinge a ritenere necessario promuovere una iniziativa forte e coraggiosa per il superamento delle gravi difficolt\u00e0 del Partito democratico e per il rilancio del suo progetto di innovazione e riformismo.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\"><strong>Non intendiamo dar vita a una corrente<\/strong>, a uno strumento chiuso nella logica della lotta interna, ma a un movimento di partecipazione civile e culturale, che si proponga di rafforzare il consenso al Pd e il suo pluralismo, coinvolgendo forze interne ed esterne al partito, tornando ad appassionare energie che si sono allontanate e rischiano di disperdersi e suscitando l&#8217;attenzione e l&#8217;interesse di settori della societ\u00e0 italiana che la crisi politica e culturale del centrodestra ha rimesso in moto.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">La nuova situazione politica che si va delineando dopo il fallimento del berlusconismo rende se possibile ancora pi\u00f9 necessario, per il Paese, <strong>un Partito democratico pi\u00f9 grande e pi\u00f9 forte<\/strong>, che voglia essere protagonista di una politica di riformismo e di innovazione, di una proposta di governo per il cambiamento.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;\">E&#8217; questo il nostro obiettivo, la ragione del nostro impegno politico. Nel Partito democratico, per il Partito democratico.<br \/>\n<strong><br \/>\nMarilena Adamo, Benedetto Adragna, Mauro Agostini, Emanuela Baio, Gianluca Benamati, Maria Grazia Biondelli, Giampiero Bocci, Costantino Boffa, Daniele Bosone, Daniela Cardinale, Renzo Carella, Marco Causi, Stefano Ceccanti, Mauro Ceruti, Carlo Chiurazzi, Pasquale Ciriello, Maria Coscia, Olga D&#8217;Antona, Luigi De Sena, Roberto Della Seta, Vittoria D&#8217;Incecco, Alessio D&#8217;Ubaldo, Enrico Farinone, Francesco Ferrante, Donatella Ferranti, Anna Rita Fioroni, Giuseppe Fioroni, Giampaolo Fogliardi, Mariapia Garavaglia, Enrico Gasbarra, Francantonio Genovese, Paolo Gentiloni, Roberto Giachetti, Paolo Giaretta, Tommaso Ginoble, Gero Grassi, Pietro Ichino, Maria Leddi, Luigi Lusi, Alessandro Maran, Andrea Marcucci, Andrea Martella, Donella Mattesini, Giovanna Melandri, Maria Paola Merloni, Marco Minniti, Claudio Molinari, Enrico Morando, Roberto Morassut, Magda Negri Luigi Nicolais, Antonino Papania, Achille Passoni, Luciana Pedoto, Vinicio Pedoto, Mario Pepe, Flavio Pertoldi, Caterina Pes, Raffaele Ranucci, Ermete Realacci, Nicola Rossi, Simonetta Rubinato, Antonio Rusconi, Giovanni Sanga, Andrea Sarubbi, Achille Serra, Giuseppina Servodio, Giorgio Tonini, Jean Leonard Touadi, Salvatore Vassallo, Walter Veltroni, Walter Verini, Giuliano Rodolfo Viola, Walter Vitali <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UN PARTITO VUOLE ESSERE L&#8217;ALTERNATIVA AL CENTRODESTRA NON PUO&#8217; NAVIGARE A VISTA, PARLANDO UN GIORNO DI ALLEANZA CON LA VECCHIA SINISTRA, IL GIORNO DOPO DI ALLEANZA CON L&#8217;UDC, E OMETTENDO DI DIRE IN MODO NETTO E INCISIVO QUALI MISURE PROPONE PER RILANCIARE LA CRESCITA ECONOMICA E SOCIALE DEL PAESE Manifesto sottoscritto da 75 senatori e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[],"class_list":["post-10094","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-24-politica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10094","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10094"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10094\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10094"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=10094"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=10094"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}