
{"id":1063,"date":"2008-12-29T19:47:54","date_gmt":"2008-12-29T18:47:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1063"},"modified":"2011-05-06T12:44:43","modified_gmt":"2011-05-06T11:44:43","slug":"piu-donne-al-lavoro-con-eta-pensionabile-pari-e-tasse-dispari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1063","title":{"rendered":"PIU&#8217; DONNE AL LAVORO, CON ETA&#8217; PENSIONABILE PARI E TASSE DISPARI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">PERCHE&#8217; NON E CONTRADDITTORIO PROPORRE LA PARIFICAZIONE TRA UOMINI E DONNE SUL PIANO DEL TRATTAMENTO PENSIONISTICO E AL TEMPO STESSO LA DETASSAZIONE SELETTIVA DEL LAVORO FEMMINILE<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>Trascrizione della registrazione dei miei\u00a0interventi al Forum promosso dal Partito radicale a Roma il 9 dicembre 2008, sul tema: <\/em>In pensione quando? Al lavoro come? Donne, crisi economica, vulnerabilit\u00e0 sociale, occupazione, equiparazione<\/span><!--more--><\/p>\n<p>[Omissis]<br \/>\nMYRTA MERLINO (moderatrice). Ringrazio le sindacaliste e adesso chiederei di raggiungerci al tavolo della presidenza a Francesca Maria Marinaro, Donatella Poretti e\u00a0Pietro Ichino.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Allora, dato che siamo cavallereschi facciamo intervenire prima gli uomini che sono oggi in netta minoranza una volta tanto; quindi partirei da Pietro Ichino. Pietro Ichino come ricordavo prima aveva fatto una proposta assieme ad Alberto Alesina sul detassare il lavoro femminile senza che ci fossero problemi o diminuzione del gettito.\u00a0 Io forse, dato che \u00e8 stato introdotto questo tema della leva fiscale, forse ripartirei da qui per poi invece approdare anche al tema pensioni e et\u00e0 pensionabile, sul quale pure ci sta a cuore, naturalmente, il tuo parere.<\/p>\n<p>PIETRO ICHINO.\u00a0La proposta \u00e8 di mio fratello Andrea; ma la condivido totalmente. Come molte altre nostre idee, anche questa nasce da dialoghi e scambi molto intensi nei quali lui insegna a me qualcosa di economia e io forse gli insegno qualcosa di diritto. La proposta che \u00e8 stata citata \u00e8 quella della detassazione selettiva, cio\u00e8 di una detassazione che dia un robusto incentivo al lavoro femminile, in funzione del perseguimento dell&#8217;obiettivo di Lisbona, cio\u00e8 di un tasso di occupazione femminile del 60%.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L&#8217;argomento economico a sostegno di questa proposta \u00e8 fortissimo: si osserva che domanda e offerta di lavoro femminile sono molto pi\u00f9 elastiche, mediamente, di domanda e offerta di lavoro maschile: quindi cento euro spesi dall&#8217;erario per incentivare il lavoro femminile rendono molto di pi\u00f9, in termini di aumento del tasso di occupazione, di quanto non renderebbero se spesi sul lavoro maschile o in modo indifferenziato.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L&#8217;obiezione che viene mossa a questa scelta \u00e8 invece essenzialmente di carattere giuridico: \u201cnon \u00e8 consentito porre in essere una discriminazione di questo genere e di questa entit\u00e0 fra i due generi\u201d. Io credo che l&#8217;obiezione sia superabile, anche se non mi nascondo che il problema c&#8217;\u00e8, anche perch\u00e8 sul punto mancano giurisprudenza e dottrina, in quanto la cosa non \u00e8 ancora stata sperimentata. Ma a me sembra che il divieto comunitario non si applicherebbe se la misura venisse impostata e motivata come \u201cazione positiva\u201d, finalizzata all&#8217;obiettivo di Lisbona, quindi all\u2019adempimento di un obbligo comunitario di superamento di una situazione oggettivamente discriminatoria (adempimento di un obbligo nascente da soft law, ma pur sempre adempimento di un impegno assunto sul piano comunitario), quindi come misura a termine: conseguito l&#8217;obiettivo di una parit\u00e0 sostanziale, la misura recede e gradualmente viene riassorbita. Messa in questi termini, io sono convinto che la misura potrebbe agevolmente superare il vaglio della Corte di Giustizia. Anche perch\u00e8 le sentenze della Corte di Giustizia come questa ultima sulle pensioni si pongono in una posizione di rottura non rispetto a iniziative di questo genere, come quella della detassazione selettiva, ma in riferimento al vecchio impianto protettivo del lavoro e del lavoro femminile in particolare.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Io vedo, per questo aspetto, una forte analogia tra il dibattito a cui abbiamo assistito oggi e che si sta sviluppando nel Paese, nei seminari, nelle universit\u00e0, sull\u2019ultima sentenza in materia di et\u00e0 di pensionamento di pochi giorni or sono, e il dibattito che si svilupp\u00f2 nella seconda met\u00e0 degli anni \u201990 sulle sentenze della Corte di Giustizia sul lavoro notturno, quando la Corte di Giustizia viet\u00f2 di vietare il lavoro notturno alle donne (sentenze Stoeckel 1991 e C.E. contro Repubblica Francese 1997); ma anche sulle sentenze che vietarono agli Stati membri di vietare i servizi privati di collocamento nel mercato del lavoro (sentenze Macrotron 1991 e Job Centre 1997. Erano sentenze che si ponevano in una logica complessiva diametralmente opposta rispetto alla logica della protezione a cui eravamo abituati. In sostanza, la Corte diceva: \u201cci\u00f2 che rafforza il lavoratore o la lavoratrice \u00e8 l&#8217;avere maggiori possibilit\u00e0 nel mercato, avere maggiore possibilit\u00e0 di scelta; pi\u00f9 scelta gli \u00e8 data, pi\u00f9 il lavoratore \u00e8 forte; se voi restringete le possibilit\u00e0 di scelta del lavoratore, lo indebolite; non potete, dunque, vietare i servizi privati di informazione e orientamento, sia pure per proteggerlo contro un rischio marginale di sfruttamento: al contrario, occorre aumentare i servizi, perch\u00e8 sia data maggiore informazione e quindi maggiore possibilit\u00e0 di scelta; cos\u00ec pure, non potete vietare il lavoro notturno alle donne: lasciate che sia la donna a decidere se \u00e8 pericoloso, non consideratela minorenne; se voi, considerandola minorenne, le vietate di accedere al lavoro notturno, le fate complessivamente pi\u00f9 un danno che un beneficio\u201d. Perch\u00e9 un danno? Perch\u00e8 in realt\u00e0 ci sono situazioni nelle quali la donna maggiorenne ritiene che il lavoro notturno non sia pericoloso o che comunque i benefici di quel lavoro prevalgono sui possibili rischi: lasciatelo valutare a lei, non \u00e8 una minorenne; se pretendete di difenderla contro se stessa, finite col perpetuare la sua condizione di inferiorit\u00e0, col mantenerla in una condizione di debolezza.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Questo modo di affrontare il problema che ci veniva imposto dalla Corte di Giustizia era diametralmente opposto, in contrapposizione insanabile con l&#8217;idea del vecchio diritto del lavoro per cui, invece, il lavoratore \u00e8 intrinsecamente debole nel mercato del lavoro, quindi la sua libert\u00e0 negoziale non esiste: \u00e8 \u201cla foglia di fico che copre la vergogna della dittatura del padrone sull&#8217;operaio\u201d.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il dissenso era un dissenso epocale, non sanabile. Quelle sentenze sul lavoro notturno e sui servizi di collocamento privato proponevano un discorso che procedeva su un binario diverso rispetto a quello su cui si muoveva la cultura tradizionale del nostro diritto del lavoro: erano due binari paralleli, che non si sarebbero mai potuti incontrare. Perch\u00e9 \u00e8 chiaro che se l&#8217;idea \u00e8 che il mercato \u00e8 pericoloso per il lavoratore, quindi bisogna tenere il lavoratore il pi\u00f9 possibile fuori dal mercato, allora \u00e8 giusto il monopolio statale pubblico del collocamento, \u00e8 giusto bandire i \u201cpericolosi\u201d servizi di collocamento privati, e cos\u00ec via; se l\u2019idea \u00e8 che la donna non \u00e8 in grado di scegliere nel mercato del lavoro, allora \u00e8 giusto vietare il lavoro notturno per evitare che essa vi sia costretta. Ma se si incomincia a riconoscere che il lavoratore pu\u00f2 effettivamente trarre vantaggio dalla possibilit\u00e0 di scelta nel mercato, allora ogni servizio di informazione in pi\u00f9 nel mercato pu\u00f2 tornargli utile, pu\u00f2 essere un fattore di sua maggiore forza; e un ragionamento analogo pu\u00f2 valere per il lavoro notturno delle donne.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Bene, a me sembra che la storia si stia muovendo nella direzione verso cui si muove la Corte di Giustizia, verso cui si muove l&#8217;ordinamento comunitario. Nessuno oggi, neanche l&#8217;estrema sinistra politica o quella sindacale, pensa di proporre il ritorno al divieto dei servizi privati di collocamento: abbiamo tutti assimilato l&#8217;idea che, invece, se questi servizi si svolgono alla luce del sole, se quindi si pu\u00f2 controllare che non si tratti dell\u2019attivit\u00e0 di mercanti di braccia, garantito questo ogni servizio in pi\u00f9, ogni informazione in pi\u00f9 di cui il lavoratore dispone lo rafforza; quindi \u00e8 un bene. Allo stesso modo, credo che sentiremo mugugnare sempre di meno contro l&#8217;abolizione del divieto del lavoro notturno per le donne: nel 2008, dopo un decennio nel quale quel divieto non si \u00e8 pi\u00f9 applicato, quasi tutti riconosciamo che le donne non ne hanno subito alcun apprezzabile danno; e quasi tutti considereremmo il ripristino di quel divieto come un passo indietro, come una forma di paternalismo inaccettabile nei confronti del lavoro femminile. La storia ci ha abituati, ci siamo assuefatti, siamo entrati nel nuovo ordine di idee, abbiamo constatato che, tutto sommato, aveva ragione la Corte di Giustizia: non sono aumentati gli stupri notturni nei reparti; e comunque il modo giusto per contrastare gli stupri non consiste nel vietare il lavoro notturno alle donne.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ora, anche quest\u2019ultima sentenza sull\u2019et\u00e0 di pensionamento va collocata in questo ordine di idee, tenendo conto di questa linea di tendenza; se il nostro ordinamento e la nostra cultura continueranno a collocarsi nella vecchia logica paternalista, a muoversi su di un binario parallelo, i due discorsi non si incontreranno mai.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Qui dissento da Valeria Fedeli. In genere essendo da sempre innamorato di lei, mi trovo d\u2019accordo con quello che dice. Ma questa volta non concordo con la sua lettura minimizzatrice di questa sentenza. La sentenza si riferisce al settore pubblico \u00e8 vero; ma svolge il suo discorso sulla discriminazione nel modo in cui lo svolge proprio in quanto assimila il settore pubblico a quello privato, lo assoggetta all\u2019ordinamento generale; la sentenza si colloca dunque nella stessa logica in cui si sarebbe collocata se la disparit\u00e0 di trattamento incriminata fosse stata denunciata nel settore privato. Nella logica della Corte di Giustizia, quel tanto di paternalismo che \u00e8 insito nel vecchio approccio al problema salta, si rivela incompatibile con i principi generali, sia che esso si applichi nel settore pubblico, sia che si applichi nel settore privato. Dobbiamo rassegnarci a che esso salti; ci conviene far buon viso a cattivo gioco \u2013 ammesso che il gioco sia davvero cattivo \u2013 spostando tutte le risorse che abbiamo destinato alla modalit\u00e0 paternalistica di protezione su altre iniziative, finalizzate all&#8217;obiettivo di Lisbona.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ecco perch\u00e9 diventa importante il discorso sulla detassazione: nella logica in cui si colloca questa sentenza, quel discorso ci starebbe benissimo. L\u2019intero risparmio che ci si pu\u00f2 attendere da una graduale parificazione dell\u2019et\u00e0 pensionabile delle donne rispetto a quella degli uomini, e anche risorse ulteriori, dovrebbero essere subito investite in una robusta detassazione del lavoro femminile.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Noi \u2013 intendo il Partito democratico \u2011 stiamo lavorando adesso sulla detassazione dei primi mille euro di reddito di lavoro mensile. Le cifre sono queste: la detassazione totale dei primi mille euro di reddito per tutti i lavoratori, costerebbe 17 miliardi; se noi applichiamo delle compensazioni per cui chi guadagna oltre una soglia media, per esempio oltre i 40 mila euro annui, non abbia vantaggio da questa detassazione e quindi aumentiamo l\u2019aliquota sui redditi maggiori in modo che il risultato fiscale per la fascia media sia all\u2019incirca in pareggio, il costo pu\u00f2 ridursi a 10 mila o anche a 8-9000 euro. \u00c8 questa una misura che avrebbe delle ragioni fortissime sul piano della politica anticiclica: perch\u00e8 \u00e8 una misura che va direttamente a potenziare i consumi e non ha effetti distorsivi sul tessuto delle imprese: lascia che sia il mercato a dirigere tutte queste risorse che vengono immesse nel sistema verso la soddisfazione dei bisogni reali della gente. \u00c8 la gente che sceglie come spendere questi soldi e non lo Stato a salvare i vecchi dinosauri. \u00c8 dunque una misura molto pi\u00f9 difendibile sul piano dei principi generali rispetto ai salvataggi di questa o quella grande impresa; e potrebbe essere la grande occasione per sperimentare anche la detassazione selettiva. Per esempio, mantenendo il costo fra gli 8 e i 10 miliardi, si pu\u00f2 pensare di lasciare 400 o 500 euro annui di Irpef per il lavoratore maschio con un reddito di 13 mila, azzerando invece l\u2019irpef per la lavoratrice donna con reddito uguale<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Oggi \u00e8 pi\u00f9 facile far passare un\u2019operazione di questo genere, proprio perch\u00e9 siamo in un momento di crisi: l\u2019Unione Europea ci sollecita ad adottare misure anticicliche, allargando i cordoni della borsa; e per di pi\u00f9 i tassi di interesse sul debito dello Stato si abbassano, producendo risparmi che si misurano in molti miliardi. In questo momento, dunque, disponiamo di risorse di cui non disponevamo un anno fa e probabilmente non disporremo fra due o tre anni, quando l\u2019economia si sar\u00e0 riassestata.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per questo credo che sia il momento di batterci a fondo su questo tema, di dedicare una quantit\u00e0 di energie intellettuali e di impegno politico maggiore di quanto non stiamo facendo. E ripeto che, se ci crediamo, non dobbiamo lasciarci intimidire dall&#8217;obiezione giuridica; l&#8217;obiezione giuridica \u00e8 superabile. Non \u00e8 discriminazione a vantaggio delle donne: io la definirei piuttosto come la spallata necessaria per raggiungere l&#8217;obiettivo di Lisbona, destinata poi, raggiunto il tasso di occupazione femminile che ci siamo previssi, a un graduale riassorbimento.<\/p>\n<p>[Seguono altri interventi. Omissis]<\/p>\n<p>PIETRO ICHINO. Non ho niente da ribattere; anzi, prendevo spunto proprio dall&#8217;intervento di Donatella Poretti per precisare meglio quel che entrambi proponiamo. Esistono delle differenze di trattamento che costituiscono parte integrante di un equilibrio complessivo discriminatorio; per esempio, tutto quello che \u00e8 protezione paternalistica rientra evidentemente nell&#8217;equilibrio deteriore. Ci sono invece misure differenziate che sono necessarie per uscire da quell&#8217;equilibrio e spostarsi su di un altro. La distinzione fondamentalmente \u00e8 questa.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ora, come sempre, spostarsi da un equilibrio deteriore a un equilibrio pi\u00f9 virtuoso, \u00e8 cosa difficile e che pu\u00f2 avvenire per uno choc, in modo traumatico, oppure per lenti movimenti geologici, ma pu\u00f2 anche non avvenire affatto. Comunque noi abbiamo bisogno che i tempi di questo spostamento non siano geologici.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Se ci poniamo in questa ottica, la detassazione selettiva \u00e8 l&#8217;unica misura drastica, l&#8217;unica \u201cspallata\u201d che consenta di compiere questa operazione in tempi relativamente brevi. Si tratta, s\u00ec, di una misura produttiva di un disparate impact tra i due generi; ma poich\u00e9 essa \u00e8 mirata a uscire dal vecchio equilibrio e non a confermarlo o a compensarne gli aspetti deteriori, a mio avviso essa \u00e8 sicuramente legittima dal punto di vista comunitario.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Io ho girato molto l&#8217;Italia negli ultimi mesi per discutere di queste cose: se faccio il censimento delle obiezioni che ho raccolto, quella della illegittimit\u00e0 sul piano comunitario rimane l&#8217;unica di un certo spessore. Se questa cade, veramente non c&#8217;\u00e8 una obiezione seria a questa misura, che dal punto di vista macro-economico appare la pi\u00f9 semplice ed efficace. Il giorno in cui una \u201cforzatura\u201d di questo genere portasse qualche milione di donne in pi\u00f9 nelle nostre forze di lavoro, a quel punto sar\u00e0 l&#8217;intero sistema a esigere la produzione dei servizi necessari per consentire a tante donne di lavorare; e sar\u00e0 proprio il maggior volume di reddito prodotto a fornire il finanziamento necessario. Il lavoro oggi svolto in modo meno produttivo come lavoro domestico diventer\u00e0 lavoro professionale nel settore dei servizi, svolto in modo molto pi\u00f9 produttivo. Insomma si sar\u00e0 messo in atto un grande gioco a somma positiva, nel quale tutti avranno da guadagnare, anche i maschi.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Pi\u00f9 ci ragiono e ne discuto, come si \u00e8 fatto in questi ultimi mesi, pi\u00f9 mi convinco che sia una misura utilissima, non soltanto sul piano della promozione del lavoro femminile, ma anche e soprattutto sul piano generale, per rimettere in moto il nostro sistema economico, per uscire da una situazione nella quale siamo da quindici anni, con un tasso di crescita che da vent\u2019anni \u00e8 permanentemente la met\u00e0 rispetto a quello medio europeo.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 bisogno di una \u201cspallata\u201d; e non vedo in quale altro modo potremmo darla. D\u2019altra parte, non \u00e8 una misura al di fuori della nostra portata. Tremonti parla di manovre da ottanta miliardi: qui ne basterebbero dieci volte meno. E sarebbe n&#8217;operazione di notevole impatto anche sul piano anticiclico, del contrasto alla recessione.<\/p>\n<p>[Omissis]<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 PIETRO ICHINO. Oggi la no-tax area, cio\u00e8 la fascia di reddito in cui non si paga Irpef \u00e8 pari a ottomila euro annui. Se noi consideriamo la fascia dei mille euro al mese per tredici mensilit\u00e0, qui abbiamo un reddito di 13 mila euro l&#8217;anno; la differenza rispetto alla no-tax area \u00e8 di 5000 euro, sui quali grava un&#8217;aliquota del 23 per cento. Il 23 per cento di cinquemila sono 1250 euro annui: questa \u00e8 l&#8217;Irpef che oggi paga un lavoratore con un reddito di mille euro al mese. Poich\u00e9 quella dei mille euro al mese \u00e8 giustamente considerata quasi una soglia di povert\u00e0, la prima idea che ha mosso il nostro gruppo di lavoro \u00e8 questa: puntare alla riduzione dell\u2019Irpef per questi redditi di lavoro a un&#8217;entit\u00e0 poco pi\u00f9 che simbolica.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La seconda idea \u00e8 questa: poich\u00e9 probabilmente ai dieci miliardi di costo di questa operazione si pu\u00f2 arrivare, ai diciassette no, riduciamo a zero l&#8217;Irpef sul lavoro femminile a mille euro al mese, lasciandolo a 400 o 500 euro all&#8217;anno per i maschi, che significa toglierne due terzi. Quindi il lavoratore maschio con 13 mila euro l&#8217;anno di reddito ne paga 400 o 500, cio\u00e8 circa 30 o 40 al mese; la lavoratrice non ne paga.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Se poi si introducono alcune compensazioni negli scaglioni di reddito superiori, per fare in modo che questi non abbiano una riduzione rispetto alla situazione attuale, il costo complessivo dell\u2019operazione pu\u00f2 essere contenuto in 7000 o 8000 miliardi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PERCHE&#8217; NON E CONTRADDITTORIO PROPORRE LA PARIFICAZIONE TRA UOMINI E DONNE SUL PIANO DEL TRATTAMENTO PENSIONISTICO E AL TEMPO STESSO LA DETASSAZIONE SELETTIVA DEL LAVORO FEMMINILE Trascrizione della registrazione dei miei\u00a0interventi al Forum promosso dal Partito radicale a Roma il 9 dicembre 2008, sul tema: In pensione quando? Al lavoro come? 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