
{"id":10733,"date":"2010-10-19T10:09:09","date_gmt":"2010-10-19T09:09:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=10733"},"modified":"2010-10-19T10:10:01","modified_gmt":"2010-10-19T09:10:01","slug":"immigrazione-un-valore-cui-dare-delle-regole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=10733","title":{"rendered":"IMMIGRAZIONE: UN VALORE CUI DARE DELLE REGOLE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IL PD SI INTERROGA SULLE PROBLEMATICHE LEGATE ALL&#8217;IMMIGRAZIONE E CERCA SOLUZIONI CONCRETE PER RENDERE POSSIBILE L&#8217;INTEGRAZIONE DI IMMIGRATI, STUDENTI E LAVORATORI, CHE ARRICCHISCONO IL NOSTRO PAESE E L&#8217;EUROPA &#8211; OCCORRE AGGIORNARE IL PATTO EUROPEO PER L&#8217;IMMIGRAZIONE E SEGUIRE L&#8217;ESEMPIO DI PAESI CON UN&#8217;ANTICA TRADIZIONE MIGRATORIA, PRIVILEGIANDO CRITERI DI AMMISSIONE QUALITATIVI PIU&#8217; CHE QUANTITATIVI<\/span><\/p>\n<p><em>Documento discusso e approvato dal Pd all\u2019Assemblea programmatica di Varese dell\u20198-9 ottobre 2010 in materia di immigrazione. Il documento \u00e8 stato discusso da una Commissione, che ha redatto un <a title=\"verbalediscussione pd immigrazione 8 ottobre 2010\" href=\"http:\/\/www.partitodemocratico.it\/gw\/producer\/dettaglio.aspx?id_doc=109239\" target=\"_blank\">verbale con la sintesi della discussione<\/a>.<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Cosa diciamo di fronte a un genitore che non ha nulla contro gli  immigrati e che scopre che suo figlio \u00e8 il solo italiano in una classe  di bimbi stranieri? E alle mamme di Sonnino che chiedono che la donna  marocchina si scopra il viso quando porta il bambino alla materna perch\u00e9  gli altri piccoli ne hanno paura? E agli abitanti del quartiere di  periferia che protestano perch\u00e9 con l\u2019insediamento dei Rom sono  aumentati i furti nelle case? Cosa avrebbe detto un premier di  centrosinistra dopo le scelte sui Rom di Sarkozy?<\/p>\n<p>Cosa diciamo al  bambino straniero che a causa delle quote del Ministro Gelmini deve  prendere due pullman per arrivare a scuola ? E al padre di famiglia che  perde il lavoro e che ha paura che il suo collega immigrato gli faccia  concorrenza ? Ai lavoratori immigrati che sono in Italia da oltre 10  anni, hanno portato qui la famiglia, hanno fatto lavori che gli italiani  non fanno pi\u00f9, e che ora a causa della crisi lo perde e ha soltanto 6  mesi tempo per cercarlo un altro, altrimenti viene espulso perch\u00e9 cos\u00ec  vuole la legge Bossi-Fini ? Cosa diciamo alle famiglie e alle imprese  che hanno tra loro lavoratori immigrati cui \u00e8 scaduto il visto turistico  ed il permesso di soggiorno e non possono rinnovarlo perch\u00e9 le quote  dell\u2019ingresso regolare sono chiuse ? E al giovane immigrato, nato e  cresciuto in Italia, che al compimento di 18 anni, se non trova subito  un lavoro stabile diventa irregolare sulla base della nostra legge sulla  cittadinanza e rischia di essere espulso ?<\/p>\n<p>Vogliamo partire  dalle domande dell\u2019Italia vera, dai dilemmi che vivono le sue persone.<\/p>\n<p>Vogliamo  rompere il perverso circolo politico mediatico che alimenta i  pregiudizi e le paure e non risolve i problemi. Vogliamo sollecitare gli  italiani a diventare consapevoli di come sta cambiando l\u2019Italia con la  presenza degli immigrati, di come e perch\u00e9 abbiamo bisogno di loro e che  dunque dobbiamo imparare a vivere insieme.<\/p>\n<p>Italiani e nuovi  italiani. Dobbiamo liberarci dalla paura e accendere la curiosit\u00e0 verso  il mondo che cambia.<\/p>\n<p><strong>I nuovi italiani<\/strong><br \/>\nGli immigrati  sono una popolazione di cinque milioni di persone appartenente ad oltre  100 popoli diversi, composti da famiglie giovani con figli, da  lavoratori e lavoratrici, per met\u00e0 donne. I minori sono 864.000. Nel  1990 erano 50.000. Questa popolazione vive prevalentemente nel  Centro\u2013Nord e si \u00e8 insediata nei territori seguendo le esigenze del  nostro mercato del lavoro.<\/p>\n<p>Gli immigrati hanno contribuito e  contribuiscono a rendere pi\u00f9 giovane il nostro Paese.<\/p>\n<p>Un sesto  dei nuovi nati in Italia ha almeno un genitore straniero ed i giovani di  origine straniera incidono di un decimo sulle classi di et\u00e0 pi\u00f9 giovani  (i minori ed i giovani fino a 39 anni).<\/p>\n<p>Il 70% dei piccoli  comuni, quelli con meno di 5000 abitanti, non attraggono nuovi cittadini  e ben 2830, che sono circa la met\u00e0, sarebbero in irreversibile declino  se non fossero arrivati gli immigrati a ripopolarli. Al Nord, al Centro  ed al Sud.<\/p>\n<p>Il lavoro immigrato anche in tempi di crisi economica  non ruba posti agli italiani, perch\u00e9 occupa i segmenti del mercato del  lavoro che agli italiani non interessano mentre l\u2019invecchiamento della  popolazione con il conseguente bisogno di servizi alla persona, anche  per mancanza di servizi pubblici adeguati, lo ha reso e lo render\u00e0  sempre pi\u00f9 necessario.<\/p>\n<p>Se in Italia le porte fossero chiuse  all\u2019immigrazione, la popolazione giovane in et\u00e0 attiva tra i 20 e 40  anni scenderebbe tra il 2010 e 2030 da 15.4 a 11.3 milioni; una  diminuzione di oltre 4 milioni; 200.000 unit\u00e0 in meno per ogni anno di  calendario.<\/p>\n<p>N\u00e9 un alto tasso di attivit\u00e0 e di occupazione degli  italiani e una perfetta parit\u00e0 uomo\u2013 donna basterebbero ad evitare il  nostro declino economico.<\/p>\n<p><strong>I nuovi europei<\/strong><br \/>\nL\u2019Europa \u00e8  un caleidoscopio di culture diverse, \u00e8 la parte del mondo culturalmente  pi\u00f9 eterogenea e gli europei vogliono conservare la propria eredit\u00e0  culturale ma, al contempo, hanno ed avranno bisogno degli immigrati.<\/p>\n<p>La  presenza degli immigrati anima conflitti, obbliga a confronti e  crescita culturale collettiva, obbliga a ripensare lo stato sociale ed i  diritti di cittadinanza che oggi, nella Europa unita, non possono pi\u00f9  riguardare il singolo paese.<\/p>\n<p>Mai come ora, infatti, la  cittadinanza pu\u00f2 e deve divenire il motore del processo di integrazione  politica, il cuore di una nuova Europa che sia davvero spazio di  libert\u00e0, sicurezza e giustizia. Cittadinanza nel senso pi\u00f9 ampio: non  solo l\u2019insieme dei diritti gi\u00e0 riconosciuti ai cittadini europei e  ancora da inverare pienamente, ma anche un nucleo forte di diritti di  cittadinanza per tutte le persone che risiedono sul territorio  dell\u2019Unione europea, a comporre il mosaico di una vera e propria  cittadinanza di residenza.<\/p>\n<p>Con il Trattato di Lisbona la Carta  dei diritti fondamentali dell\u2019Unione europea diviene giuridicamente  vincolante e, con essa, la cittadinanza europea e i diritti che la  compongono: il diritto di circolare liberamente e di stabilirsi in un  altro Stato membro dell\u2019Unione, portandosi dietro i propri diritti e  acquisendo doveri, al pari dei cittadini di quello Stato.<\/p>\n<p>Questo  diritto, che \u00e8 il cuore della cittadinanza europea, \u00e8 oggi &#8211; non a caso &#8211;  al centro di tensioni perch\u00e9 strettamente legato al concetto di  uguaglianza. Occorre dare piena applicazione alla direttiva 38\/2004, che  ne regola l\u2019esercizio, perch\u00e9 la libera circolazione sia garantita a  tutti i cittadini europei, senza discriminazioni fondate sul reddito o  sulla presunta appartenenza a un gruppo etnico.<\/p>\n<p>Tuttavia bisogna  impedire la competizione tra le componenti pi\u00f9 deboli dei paesi   dell\u2019Unione. Per questo, a sostegno della libera circolazione, occorre  una grande iniziativa europea per definire un reddito minimo garantito,  come componente essenziale della cittadinanza, insieme alla definizione  di politiche comuni di inclusione, integrazione, prossimit\u00e0 e sicurezza.<\/p>\n<p>Cittadinanza  europea, ma anche cittadinanza di residenza, dicevamo.<\/p>\n<p>La  presenza degli immigrati non solo \u00e8 utile all\u2019Europa per gli stessi  motivi per cui \u00e8 utile all\u2019Italia, ma pu\u00f2 contribuire a costruire il  sogno europeo dell\u2019unit\u00e0 nella diversit\u00e0.<\/p>\n<p>Oggi l\u2019Europa ha nuovi  strumenti per costruire questo sogno: con il Trattato di Lisbona la  politica di immigrazione, nelle due dimensioni della politica di  ingresso e della politica di contrasto all\u2019immigrazione irregolare,  diviene piena competenza comunitaria. Per la prima volta diviene  possibile definire a livello dell\u2019Unione i contorni di una politica di  ingresso e soggiorno con il pieno coinvolgimento del Parlamento europeo.<\/p>\n<p>Occorre  cogliere questa occasione storica e costruire una nuova politica  europea dell\u2019immigrazione che realizzi il sogno europeo dell\u2019unit\u00e0 nella  diversit\u00e0. Sviluppare una politica comune in materia di ingressi, di  soggiorno, lavoro stagionale, diritto d\u2019asilo e visti che ridefinisca le  leve di un governo europeo dei flussi migratori e, al contempo,  definisca un nucleo di forte di diritti fondamentali e di cittadinanza  per tutti i migranti.<\/p>\n<p>Il programma di Stoccolma, che definisce il  quadro di azione quinquennale dell\u2019Unione anche in questa materia, va  rafforzato nella dimensione \u201cpositiva\u201d, nel solco delle precedenti  agende di Tampere e dell\u2019Aia, promuovendo in seno al Parlamento europeo  una forte azione per l\u2019adozione di direttive espansive per l\u2019ingresso e  il soggiorno, a partire dalle recenti proposte sui lavoratori stagionali  e su un permesso unico di soggiorno e lavoro.<\/p>\n<p>In questa chiave,  occorre aggiornare l\u2019impostazione del Patto Europeo per l\u2019immigrazione  sottoscritto nel giugno 2008, le cui parole chiave sono prosperit\u00e0,  sicurezza e solidariet\u00e0, per progredire nella definizione di una  politica comune anche nell\u2019ambito dei diritti di cittadinanza.  L\u2019integrazione deve divenire l\u2019elemento centrale nell\u2019agenda europea e  nel Patto, che la definisce come \u201cla chiave\u201d del successo  dell\u2019immigrazione, un processo a \u201cdoppio senso\u201d che vede protagoniste le  societ\u00e0 ospitanti ma anche gli immigrati, attraverso un reciproco  adattamento, in cui gli immigrati sono tenuti a rispettare le regole ed i  valori dei paesi ospitanti ma sono anche sollecitati ad arricchirli  attraverso la conoscenza reciproca, lo scambio umano e culturale.<\/p>\n<p><strong>Dai  territori la via italiana alla convivenza<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019immigrazione sta  cambiando la societ\u00e0 italiana.<\/p>\n<p>E\u2019 un cambiamento molecolare e  profondo che coinvolge i quartieri delle citt\u00e0, i comuni, le scuole, le  aziende, gli ospedali.<\/p>\n<p>Certo in questa Italia c\u2019\u00e8 chi ha paura  degli immigrati, chi non li vuole per pregiudizi o ideologia, ma c\u2019\u00e8  anche chi ha saputo combattere la paura, chi guarda in faccia la realt\u00e0,  chi affida a queste donne e a questi uomini stranieri quanto ha di pi\u00f9  caro.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi costruisce, senza proclami o rumore, una civile  convivenza quotidiana.<\/p>\n<p>I protagonisti dell\u2019Italia della  convivenza sono i lavoratori e le lavoratrici, il giardiniere, la colf,  la babysitter, la badante, le famiglie che diventano datori di lavoro,  gli insegnanti, le piccole e le grandi imprese il sindacato, il  volontariato, gli enti locali.<\/p>\n<p>E tutto ci\u00f2 sta succedendo dalla  fine degli anni 70 realizzando, giorno dopo giorno, un modello che non  tende all\u2019assimilazione, ma alla convivenza fatta di integrazione  sociale; educazione interculturale, interazione e reciprocit\u00e0,  mescolanza, condivisione di un patto di diritti e doveri, promozione  della partecipazione alla vita pubblica. Insomma, \u201cuna via italiana alla  convivenza\u201d. Le istituzioni locali, non sempre, ma in molti casi, sono  riusciti a coinvolgere attraverso la pratica della sussidiariet\u00e0 i  soggetti della societ\u00e0 civile e del mondo economico in accordi di  programma e piani di zona sociali. L\u2019integrazione \u00e8 dunque un processo  che permea tutta la societ\u00e0 coinvolgendo la dimensione economica,  sociale, politica e religiosa.<\/p>\n<p>Le esperienze maturate nei  territori avevano avuto una traduzione legislativa, la legge 40\/98 poi  rielaborata dal decreto legislativo 288\/98. Si era determinato in quegli  anni e con i governi dell\u2019Ulivo un processo virtuoso tra leggi e  risorse nazionali, politiche locali, azioni della societ\u00e0 civile. Ma  questo processo si \u00e8 interrotto con il governo Berlusconi. I comuni si  sono trovati senza le risorse necessarie ad affrontare i problemi  inediti e difficili della integrazione e della convivenza. Molti di loro  hanno proseguito su questa strada e molte Regioni come l\u2019Emilia  Romagna, la Toscana, la Calabria e la Puglia hanno approvato leggi  innovative per l\u2019inclusione e la convivenza. Altri comuni, quelli del  centrodestra, hanno scelto la strada della riduzione dei diritti degli  immigrati in nome dello slogan \u201cprima gli italiani\u201d.<\/p>\n<p>Vogliamo  partire dai territori per conoscere l\u2019Italia vera e profonda. Quella che  non fa notizia. Vogliamo promuovere una \u201cpedagogia dell\u2019esperienza\u201d,  far conoscere i successi dell\u2019integrazione, far leva sulla forza  dell\u2019esempio: \u201cse ce l\u2019hanno fatta loro, possiamo farcela anche noi\u201d.<\/p>\n<p>Quali  immigrati? Quote, punti, capitale umano? Una riflessione di lungo  periodo Chi sono gli immigrati? Con quali criteri vengono ammessi? Chi \u00e8  il nuovo vicino di casa, il nuovo \u201ccompagno\u201d di lavoro, il \u201cnuovo\u201d  abitante del quartiere? Quali le garanzie che l\u2019immigrazione non  determini il degrado della comunit\u00e0, dei diritti sociali, dei servizi  pubblici?<\/p>\n<p>Il nodo politico da affrontare \u00e8 pi\u00f9 che \u201cquanti\u201d  immigrati, \u201cquali\u201d immigrati. Porre la questione della qualit\u00e0 significa  porre esplicitamente quella della selezione. Quasi tutte le politiche  migratorie attuate nel mondo hanno in s\u00e9 dosi massicce di selezione pi\u00f9 o  meno esplicite. Lo sono le riserve geografiche, per le quali alcune  provenienze vengono privilegiate rispetto ad altre, lo sono le quote  riservate a categorie particolari di immigrati \u2013 imprenditori,  investitori, scienziati, religiosi, calciatori.<\/p>\n<p>Che un paese  abbia una politica migratoria utilitaria non \u00e8 uno scandalo, ma cos\u00ec  facendo, si devono forse abbandonare i principi umanitari di  accoglienza, cos\u00ec radicati nello spirito riformista? Sicuramente no. La  politica a carattere umanitario pu\u00f2 essere realizzata attraverso  complesse politiche di aiuto allo sviluppo attualmente ridotte al  lumicino, con una aperta e generosa politica dell\u2019asilo. In numero  assoluto i rifugiati  in Italia sono un quindicesimo di quelli accolti  in Germania, un quinto degli accolti in Gran Bretagna e un quarto degli  accolti in Francia. Dunque, l\u2019Italia pu\u00f2 e deve fare di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Gli  italiani sono ansiosi di sapere \u201cquali\u201d stranieri vengono ammessi: la  risposta deve essere \u201cquelli che sono utili al paese\u201d ed i perseguitati,  le vittime, le persone la cui vita ed incolumit\u00e0 \u00e8 in pericolo.<\/p>\n<p>Alcuni  paesi di antica tradizione migratoria \u2013 Canada, Australia, Nuova  Zelanda \u2013 e recentemente alcuni paesi europei \u2013 Gran Bretagna, Danimarca  \u2013 hanno adottato regole di ammissione \u201ca punti\u201d. Altri paesi hanno in  programma di adottarle. Il principio \u00e8 semplice, e consiste  nell\u2019attribuire al candidato un punteggio per ogni caratteristica  individuale di una determinata lista, e di farne la somma: chi supera  una determinata soglia \u00e8 ammissibile (in funzione delle \u201cquote\u201d o dei  \u201ctetti\u201d numerici adottati). Normalmente si prendono in considerazione  et\u00e0, stato civile, grado di istruzione, conoscenza della lingua, della  cultura o dell\u2019ordinamento, capacit\u00e0 di guadagno o di produrre reddito,  specializzazione lavorativa, talenti particolari. Ma si pu\u00f2 immaginare  di attrezzarsi per considerare altri elementi: per esempio, la  composizione della famiglia e le relative caratteristiche, l\u2019esigenza di  legami con il paese, eventuali programmi (comprovabili) di inserimento.  Naturalmente l\u2019attribuzione del punteggio non deve essere distorta da  elementi discriminatori: genere, razza, religione, opinioni, provenienza  geografica. Un sistema di questo tipo ha il vantaggio della trasparenza  e dell\u2019obbiettivit\u00e0: la selezione \u00e8 basata su criteri noti e (per  quanto possibile) controllabili, ma poi\u2026 preferiamo i giovani agli  adulti, i colti agli incolti, gli specializzati ai generici, le persone  sole a quelle con famiglia? E perch\u00e9? E in che misura? Le risposte a  questi quesiti possono darsi in funzione di un metro di giudizio  complesso, ma che si basa essenzialmente sul presunto contributo che una  determinata \u201cqualit\u00e0\u201d o \u201ccaratteristica\u201d del candidato d\u00e0 allo sviluppo  della societ\u00e0 e dell\u2019economia e alla sua capacit\u00e0 di essere partecipe  della societ\u00e0 stessa (inclusione, integrazione, interazione\u2026).<\/p>\n<p>Non  \u00e8 (solo) l\u2019esistenza di un posto di lavoro che determina l\u2019ammissione  dell\u2019immigrato, ma anche la qualit\u00e0 del capitale umano, la capacit\u00e0 e la  volont\u00e0 di inclusione.<\/p>\n<p>Questa proposta \u00e8 una riflessione di  lungo periodo che dobbiamo per\u00f2 formulare oggi, perch\u00e9 governare  l\u2019immigrazione significa di uscire dalla logica dell\u2019emergenza e pensare  alla societ\u00e0 del futuro.<\/p>\n<p><strong>Le nostre proposte<\/strong><br \/>\n\u2022Residenza?  Europa<br \/>\n\u2022Casa nostra, casa loro.<br \/>\n\u2022Chi nasce e cresce in Italia \u00e8  italiano<br \/>\n\u2022La scuola, per cominciare<br \/>\n\u2022Chiudere la fabbrica della  clandestinit\u00e0 con il lavoro legale e l\u2019integrazione sui territori<br \/>\n\u2022Votare  per partecipare<br \/>\n\u2022Moschee e burka, perch\u00e9 e come<br \/>\n\u2022Respingimenti:  leggi e diritti.<br \/>\n\u2022Rom e Sinti, serve un piano<br \/>\n\u2022PD, partito della  convivenza tra italiani e immigrati<\/p>\n<p><strong>Residenza? Europa!<\/strong><br \/>\nIl  Governo chiama spesso in causa l\u2019Europa per sollecitarla ad assumersi  le sue responsabilit\u00e0 nel gestire i problemi dei richiedenti asilo,  delle persone che sbarcano sulle nostre coste. Tace per\u00f2 sulle novit\u00e0  dell\u2019Europa e non si impegna in modo adeguato a costruire una politica  comune. Noi siamo impegnati a costruire una nuova politica europea a  partire dalla novit\u00e0 del Trattato di Lisbona.<\/p>\n<p>Con il Trattato di  Lisbona entrato in vigore il 1 dicembre 2009, la Carta dei diritti  fondamentali dell\u2019Unione Europea assume forza giuridicamente vincolante.  I diritti sanciti dalla Carta devono essere rispettati e promossi  dall\u2019Unione europea e dagli Stati membri.<\/p>\n<p>La Carta, attraverso i  suoi cinque titoli: dignit\u00e0, libert\u00e0, uguaglianza, solidariet\u00e0,  cittadinanza, prevede un corpo di diritti che affermano in modo compiuto  la dignit\u00e0 della persona e disegna un modello sociale inclusivo,  definendo il quadro fondamentale di valori necessario per costruire il  sogno europeo dell\u2019unit\u00e0 nella diversit\u00e0.<\/p>\n<p>Molti diritti sanciti  nella Carta sono diritti della persona e non solo dei cittadini europei.<\/p>\n<p>Si  tratta di una novit\u00e0 importante anche sul piano costituzionale, come  hanno riconosciuto autorevoli costituzionalisti, perch\u00e9 fonda l\u2019identit\u00e0  dell\u2019Unione europea su di un nucleo di diritti fondamentali inviolabili  comuni a tutti gli esseri umani.<\/p>\n<p>La Carta dei diritti conferisce  poi carattere costituzionale alla cittadinanza europea elencando i  diritti specifici derivanti dall\u2019essere cittadini di un Paese membro,  tra cui il diritto a circolare liberamente sul territorio dell\u2019Unione e  di partecipare alle elezioni  del Parlamento Europeo e alle elezioni  comunali.<\/p>\n<p>Occorre quindi partire dalla Carta dei diritti  fondamentali per espandere il concetto di cittadinanza europea e fare  evolvere i diritti di cittadinanza andando oltre il legame con  l\u2019appartenenza allo Stato nazione.<\/p>\n<p>Dalla Carta dei diritti  potrebbe scaturire una Carta Europea dei diritti dei migranti che  attribuisca in modo esplicito ai migranti quelli che la Carta riconosce  come diritti della persona.<\/p>\n<p>Si potrebbe inoltre riprendere la  battaglia per estendere ai migranti lungo-residenti la cittadinanza di  residenza e consentire loro forme adeguate di partecipazione politica a  livello locale in tutta l\u2019Unione europea.<\/p>\n<p><strong>Casa nostra, casa  loro<\/strong><br \/>\nGli accordi bilaterali avviati dai governi di  centrosinistra (il 90% di quelli esistenti) hanno dimostrato di essere  la strada pi\u00f9 efficace per governare l\u2019immigrazione. La Lega e il  centrodestra ripetono \u201c aiutiamoli a casa loro\u201d, ma il governo  Berlusconi ha ridotto le risorse per la cooperazione allo sviluppo e  l\u2019Italia \u00e8 fanalino di coda in Europa. Nella Finanziaria 2009 sono scese  ad un ammontare di circa 322.000.000 di euro e sono state ulteriormente  ridotte del 56% in quella 2010. Bisogna invece estendere quegli accordi  e rendere operative intese che prevedano l\u2019impegno reciproco per il  contrasto all\u2019immigrazione clandestina- terreno su cui l\u2019Italia deve  migliorare e non recedere &#8211; e l\u2019ingresso di quote regolari tra mercati  del lavoro nazionali, mercato unico europeo, area Schengen, all\u2019interno  di una politica estera di pace, collaborazione e cooperazione.<\/p>\n<p>La  dimensione puramente nazionale, per\u00f2, non \u00e8 sufficiente a governare un  fenomeno che \u00e8 per sua natura sovranazionale.<\/p>\n<p>L\u2019Unione europea \u00e8  impegnata da tempo nella definizione di accordi bilaterali in materia di  immigrazione con i Paesi terzi di origine e transito dei flussi  migratori che interessano il continente. Occorre fare incrociare questo  sforzo con la dimensione nazionale, facendo in modo che gli accordi  europei siano sempre pi\u00f9 il quadro politico generale e la cornice di  principi entro cui definire gli accordi bilaterali nazionali, a partire  dalla necessit\u00e0 comune di rispettare e promuovere i diritti fondamentali  e in particolare il diritto a richiedere asilo, di recente sottoposto a  notevoli tensioni nell\u2019applicazione concreta delle politiche nazionali  di riammissione.<\/p>\n<p>Bisogna collegare tra loro le politiche  migratorie con quelle di promozione dello sviluppo all\u2019interno di una  politica estera di pace, collaborazione e cooperazione. Bisogna puntare  su un nuovo approccio integrato tra mercati del lavoro nazionali,  mercato interno europeo, area Schengen e flussi migratori.<\/p>\n<p>Va  attribuita una particolare attenzione da parte di tutta l\u2019Unione Europea  ai problemi dell\u2019Africa, alle sue potenzialit\u00e0 ed ai suoi drammi perch\u00e9  non debbano essere i Paesi pi\u00f9 esposti, come il nostro, a farsene  carico.<\/p>\n<p>Il Programma di Stoccolma, in linea anche con il Patto  Europeo sull\u2019immigrazione, impegna l\u2019Unione europea a \u201ccollaborare  strettamente con i paesi africani al fine di attuare insieme il Processo  di Rabat del 2006 sulle migrazioni e sullo sviluppo\u201d e a  potenziare il  partenariato politico UE \u2013 Africa in materia di migrazione, mobilit\u00e0 e  occupazione. In generale, il Programma di Stoccolma prevede il  potenziamento dei partenariati di mobilit\u00e0 tra l\u2019Unione e i Paesi terzi,  sviluppando il concetto gi\u00e0 noto di migrazione circolare. E\u2019 necessario  operare affinch\u00e9 questo concetto non riduca il lavoratore migrante a  essere un lavoratore ospite nella societ\u00e0 di accoglienza, senza uno  status e destinato a non restare.<\/p>\n<p>Il concetto di immigrazione  circolare deve avere al centro il lavoratore migrante come portatore di  diritti, soggetto attivo di un processo di integrazione e inclusione  nelle societ\u00e0 europee, dove il rapporto con i Paesi di provenienza  diventa centrale in una prospettiva di co-sviluppo. In questo processo \u00e8  importante promuovere una politica europea di valorizzazione non  soltanto delle rimesse, ma anche del patrimonio culturale e  professionale accumulato nell\u2019esperienza migratoria.<\/p>\n<p>E\u2019 inoltre  necessario rilanciare il partenariato economico, sociale, politico per  lo sviluppo tra l\u2019Unione europea e i Paesi del mediterraneo e di Africa,  Caraibi e Pacifico, che deve avere al centro l\u2019intensificazione delle  politiche di co-sviluppo attraverso la collaborazione paritaria tra  territori, istituzioni, con il coinvolgimento delle imprese e delle ONG.  L\u2019obiettivo \u00e8 quello di attivare le capacit\u00e0 e le risorse dei paesi  poveri ed in via di sviluppo per renderli protagonisti delle loro  crescita economica e sociale.<\/p>\n<p>Gli immigrati e le loro  associazioni possono essere attori dello sviluppo e potenziare  quell\u2019identit\u00e0 transnazionale di chi vive simultaneamente in due societ\u00e0  diverse, che connota molti di loro e che pu\u00f2 costruire dei ponti tra le  popolazioni.<\/p>\n<p>Vanno promosse politiche di sostegno da parte dei  governi dei paesi d\u2019origine, del governo e del parlamento italiano,  degli enti locali, del terzo settore, del sistema economico e  finanziario, delle universit\u00e0. Come indicato nel recente \u201cmanifesto  migrazioni e sviluppo\u201d promosso dal Laboratorio migrazioni e sviluppo  che raccoglie importanti centri di ricerca ed associazioni del nostro  Paese.<\/p>\n<p><strong>Chi nasce e cresce in Italia \u00e8 italiano<\/strong><br \/>\nSono  864.000 i figli degli immigrati che vivono in Italia.<\/p>\n<p>Ogni anno  ne nascono 50.000 in tutto. Nel 1992 erano 50.000.<\/p>\n<p>50.000 \u2013  864.000: in queste cifre \u00e8 scritto il cambiamento che l\u2019Italia ha  vissuto nell\u2019arco di 20 anni. Questi bambini e ragazzi crescono con i  nostri figli, frequentano le nostre scuole, i nostri centri sportivi, le  nostre piazze, le nostre discoteche.<\/p>\n<p>Sono italiani di fatto, ma  stranieri per la legge perch\u00e9 la nostra legge sulla cittadinanza obbliga  a risiedere in modo continuativo per 18 anni nel nostro Paese prima di  poter rivolgere la domanda per ottenerla. In nessuno stato europeo  esiste una legge cos\u00ec ostile nei confronti dei minori.<\/p>\n<p>Bisogna  preparare questi figli dell\u2019immigrazione ad essere membri a pieno titolo  della nostra comunit\u00e0. E per questo bisogna modificare la legge in  vigore sulla cittadinanza (L. 191 del 1992) e prevedere che i figli di  genitori stranieri, da alcuni anni residenti nel nostro Paese, che  nascono in Italia o che arrivano bambini in Italia, al momento della  nascita o quando concludono il primo ciclo scolastico possono essere  riconosciuti come cittadini italiani.<\/p>\n<p><strong>La scuola, per  cominciare<\/strong><br \/>\nAlla mamma italiana il cui figlio si trovo solo in una  classe di immigrati, alla mamma straniera che deve prendere due pullman  per portare il figlio a scuola, diciamo che il loro \u00e8 un caso estremo e  che pu\u00f2 essere evitato con una buona programmazione scolastica.<\/p>\n<p>La  nostra scuola sta diventando sempre pi\u00f9 una scuola a colori. Gli alunni  figli di immigrati sono, senza contare i casi estremi che fanno notizia  e destano preoccupazione, il 7% della popolazione scolastica. Prezioso  \u00e8, in tutto questo, il lavoro silenzioso degli insegnanti che fanno  della scuola pubblica italiana una formidabile fucina della convivenza e  che dimostrano concretamente come la mescolanza sia una strada che  offre opportunit\u00e0 formative maggiori per i nostri ragazzi.. Siamo  impegnati a sostenere questo carattere inclusivo, pubblico ed  universalistico della scuola e a contrastare le gravi politiche del  Governo. Il primo passo resta l\u2019apprendimento della lingua e della  cultura italiana per i bambini e per gli adulti. Per questi ultimi  proponiamo un programma nazionale della scuola pubblica in sinergia con  il volontariato e le associazioni e le imprese.<\/p>\n<p>Con \u201c l\u2019accordo  di integrazione\u201d (articolo 25 della legge 94 del 2009) il Governo  introduce una grave previsione, quella della espulsione del cittadino  che nel corso di due anni dal suo ingresso in Italia non raggiunge un  determinato livello di apprendimento della lingua e cultura italiana,  senza peraltro mettere a punto un programma nazionale che prevede  opportunit\u00e0 concreta ma rinviando tutta la responsabilit\u00e0 agli enti  locali ed al volontariato.<\/p>\n<p>Attraverso un apposito disegno di  legge il PD propone un sostegno pubblico per l\u2019apprendimento della  lingua e cultura italiana \u2013 riteniamo la conoscenza dell\u2019italiano  elemento imprescindibile per la popolazione immigrata.- che mette a  disposizione opportunit\u00e0 concrete da parte dello Stato, in accordo con  le Regioni, gli enti locali ed il volontariato, rilancia le 150 ore per i  lavoratori sollecitando le imprese ed i sindacati a realizzare accordi  di integrazione.<\/p>\n<p><strong>Chiudere la fabbrica della clandestinit\u00e0 con  il lavoro legale e l\u2019integrazione sui territori<\/strong><br \/>\nAll\u2019operaio che  perde il lavoro, al giovane precario che non lo trova diciamo che non  devono arrabbiarsi con gli immigrati e temere la loro concorrenza.  Dobbiamo invece promuovere insieme un patto per la dignit\u00e0 e la legalit\u00e0  del lavoro che combatta lo sfruttamento, il lavoro sommerso e  irregolare che colpisce gli italiani e gli immigrati.<\/p>\n<p>All\u2019interno  del patto per il lavoro proponiamo una piattaforma per il lavoro  legale, contro lo sfruttamento che vogliamo far vivere in Parlamento,  nel confronto con le parti sociali ed i lavoratori italiani e immigrati.<\/p>\n<p>Ecco  i punti della nostra piattaforma: utilizzare tutti gli strumenti gi\u00e0  disponibili per l\u2019emersione del lavoro irregolare. A questo scopo  occorre che sia perseguita con energia il contrasto all\u2019economia  sommersa, le cui dimensioni abnormi sono, nel nostro Paese, potente  fattore attrattivo  dell\u2019irregolarit\u00e0; prevedere l\u2019introduzione del  nostro ordinamento del reato di grave sfruttamento del lavoro  (caporalato), aggravato quando interessa minori e migranti clandestini;  prolungare la durata del tempo per il rinnovo del permesso di soggiorno  quando si perde il lavoro ed estendere ai lavoratori immigrati gli  ammortizzatori sociali previsti per i lavoratori italiani; ridurre i  tempi per il rilascio ed il rinnovo dei permessi di soggiorno; adottare  forme di regolarizzazione ad personam per evitare il formarsi di  periodiche \u201cbolle\u201d di irregolarit\u00e0 che poi comportano il ricorso alle  periodiche sanatorie. Tali regolarizzazioni dovrebbero essere attuate  sulla base di requisiti: il lavoro, la casa, il rispetto delle leggi, la  buona integrazione. Potrebbe riguardare coloro che contribuiscono  all\u2019individuazione di fattispecie criminali legate all\u2019immigrazione; per  coloro che compiono atti di rilevanza umanitaria e sociale; riattivare  le quote dell\u2019ingresso regolare e semplificare le procedure, incentivare  e semplificare, in accordo con le Regioni, l\u2019applicazione dell\u2019articolo  23 del decreto legislativo 296\/98 relativamente alla formazione di  personale all\u2019estero da parte delle aziende, applicare l\u2019articolo 18 del  decreto legislativo 286\/98 che prevede un permesso di soggiorno  umanitario per le persone che denunciano i propri sfruttatori; applicare  la direttiva del 18 giugno 2009 che impegna gli Stati membri  dell\u2019Unione Europea a sanzioni e provvedimenti nei confronti dei datori  di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno \u00e8  irregolare; incentivare il rimpatrio volontario degli irregolari sulla  base di quanto previsto dalla direttiva europea 2008\/115\/EC; prevedere  l\u2019inserimento dei rifugiati e delle persone vittime di tratta tra le  categorie svantaggiate che possono essere inserite nella cooperazione  sociale attraverso la modifica della legge 382\/91 sulla cooperazione  sociale.<\/p>\n<p>Ai datori di lavoro che cercano lavoratori immigrati e  li vogliono tenere in regola, al lavoratore immigrato che rischia di  essere espulso perch\u00e9 ha perso il lavoro, alla badante che \u00e8 stata  ingannata dalla recente sanatoria, a quelli che sono diventati  irregolari grazie alla Bossi \u2013 Fini proponiamo di impegnarsi per una  profonda modifica delle politiche del Governo. In particolare siamo  interessati ad un confronto con i datori di lavoro e i sindacati per  discutere insieme le modalit\u00e0 pi\u00f9 efficaci per consentire l\u2019ingresso  regolare per lavoro. Infatti per combattere l\u2019immigrazione clandestina  bisogna promuovere l\u2019immigrazione legale e regolare e rendere  conveniente l\u2019ingresso regolare per lavoro.<\/p>\n<p>Infatti, il Governo  Berlusconi ha bloccato l\u2019ingresso regolare per lavoro dal 1 gennaio  2009, non ha presentato nessun decreto flussi se non quello riguardante  il lavoro stagionale; non ha presentato il piano triennale delle  politiche migratorie interrompendo cos\u00ec l\u2019azione di programmazione dei  flussi e delle politiche d\u2019integrazione avviato dal centro- sinistra.<\/p>\n<p>Non  ha stipulato nuovi accordi bilaterali. Non ha ancora recepito la  Direttiva Europea del 18 giugno 2009 contro lo sfruttamento del lavoro  degli immigrati irregolari attraverso sanzioni e provvedimenti nei  confronti dei datori di lavoro che impiegano  cittadini di paesi terzi  con il soggiorno irregolare.<\/p>\n<p>La propaganda leghista sbandiera  successi sul fronte anti-immigrati, ma chiudendo l\u2019ingresso regolare, si  incentiva di fatto quello irregolare. Le impervie norme relative  all\u2019ingresso regolare contenute nella Bossi \u2013 Fini incentivano  l\u2019irregolarit\u00e0, cosicch\u00e9 il Governo \u00e8 costretto a fare le sanatorie,  come quella del 2001, la pi\u00f9 grande sanatoria d\u2019Europa! L\u2019esame dei  decreti flussi e delle regolarizzazioni nel periodo 1998- 2009 mette in  evidenza dati molto interessanti.<\/p>\n<p>Il centrosinistra in cinque  anni di governo aveva programmato 948.400 ingressi di cui 199.400 per  stagionali (21%) e 749.000 per lavoro subordinato e autonomo; ha  regolarizzato 214.000 persone per un totale di 1.162.400.<\/p>\n<p>Il  centrodestra in sei anni di governo aveva programmato 853.500 ingressi  di cui 383.500 per lavoro stagionale (45%) e 500.000 per lavoro  subordinato e autonomo; ha regolarizzato 944.744 persone per un totale  complessivo di 1.828.244.<\/p>\n<p>Per questo bisogna cambiare  radicalmente le norme contenute nella Bossi\u2013Fini e nella recente legge  164 sulla sicurezza. Il PD propone una cancellazione delle nuove norme  contenute in quel \u201cpacchetto\u201d a partire dal reato di immigrazione  clandestina ed una revisione dell\u2019intera normativa ispirandosi alla  legislazione dei governi dell\u2019Ulivo: la legge 40\/98, il decreto  legislativo 286\/98, la legge Amato- Ferrero. Tale legislazione ha  dimostrato di essere efficace e lungimirante ed era basata su tre  pilastri: contrasto dell\u2019immigrazione irregolare, ingresso regolare per  lavoro, politiche d\u2019integrazione.<\/p>\n<p>La nuova normativa dovr\u00e0  introdurre nuove vie di accesso legale. Ecco alcune proposte: ingresso  per ricerca di lavoro sponsorizzata e garantita da istituzioni ed  organizzazioni certificate (sindacati, associazioni di imprenditori,  istituzioni pubbliche); ingresso per ricerca di lavoro su domanda dei  singoli, dietro prestazioni di garanzia da parte del richiedente entro  tetti numerici prefissati; la conversione del permesso di soggiorno ad  altro titolo in permesso di soggiorno per lavoro, in presenza di  determinate condizioni; l\u2019ingresso di persone con profili professionali  di alta qualit\u00e0 che apportino particolari contributi alle conoscenze  scientifiche e tecnologiche, o alla qualit\u00e0 anche artistica della  produzione, o che esercitino attivit\u00e0 di riconoscimento e particolare  valore sociale.<\/p>\n<p>I vari canali d\u2019ingresso legale hanno una natura  complementare e per ciascuno di essi pu\u00f2 essere posto un tetto numerico,  modulandone il funzionamento, cos\u00ec da sperimentarne l\u2019efficienza.<\/p>\n<p>Una  buona politica migratoria deve fondarsi anche sulla adozione di metodi  scientifici adeguati per determinare la possibile domanda di lavoro  straniero e le concrete possibilit\u00e0 di integrazione. La conoscenza di  grandezze plausibili e non di valutazioni di parti interessate \u00e8 una  buona guida per la programmazione di medio e lungo periodo. Bisogna  pertanto semplificare il sistema delle quote passando dal decreto  annuale, elaborato dalle strutture ministeriali, con vincolo  amministrativo e contenente una misura quantitativa rigida, ad un  documento pluriennale elaborato da una agenzia tecnica che indica le  esigenze del mercato del lavoro, i profili professionali neces-  sari,  la capacit\u00e0 di accoglienza del nostro Paese e le politiche di inclusione  necessaria.<\/p>\n<p>La macchina amministrativa che gestisce  l\u2019immigrazione deve essere messa in condizioni di operare con efficienza  e rapidit\u00e0 e necessit\u00e0 di forti investimenti.<\/p>\n<p>Gli immigrati  rappresentano il 7% della forza lavoro del nostro paese, con stipendi  netti attorno ai 900 euro mensili ed un\u2019et\u00e0 media di 15 anni pi\u00f9 bassa  di quella degli italiani, costituiscono l\u20191% del gettito fiscale  complessivo, hanno fatto lievitare di circa l\u20191% la spesa pubblica nei  settori del welfare, forniscono il 4% dei contributi previdenziali,  ricevendo per ora una quota minima dei trattamenti pensionistici.<\/p>\n<p>Dunque,  non \u00e8 vero come dice la Lega che gli immigrati abusano dei servizi  sociali e delle case popolari. Lo slogan \u201cprima gli italiani\u201d racconta  una bugia e nasconde il vero problema che si pu\u00f2 formulare cos\u00ec: quando  la coperta \u00e8 stretta aumentano coloro che stanno fuori e si accendono  conflitti. La coperta stretta l\u2019ha creata il Governo con i tagli pesanti  al welfare. Se si ridimensiona il Welfare ed il suo perimetro pubblico,  se si procede per tagli ai servizi sociali allora \u00e8 la scarsit\u00e0 che  crea la concorrenza ed alimenta i conflitti.<\/p>\n<p>Un Welfare della  sicurezza per tutti, immigrati compresi, costruisce una rete integrata  di servizi sociali e sanitari, facilita l\u2019accesso ai servizi sanitari,  investe sull\u2019edilizia popolare, si dota di una misura universalistica di  lotta alla povert\u00e0 (come il reddito di solidariet\u00e0 attiva), promuove la  scuola pubblica, sostiene le famiglie nei loro compiti.<\/p>\n<p>Arriva a  tutti coinvolge tutti prevedendo una compartecipazione ai costi sulla  base dei redditi.<\/p>\n<p>In tutto questo rientra anche la promozione di  un percorso di integrazione per ciascuna persona straniera che deve  partire dall\u2019apprendimento della lingua, della cultura, delle regole del  nostro Paese ed il rispetto di queste ultime.<\/p>\n<p>Promotore e  garante della politica di integrazione \u00e8 l\u2019ente locale che attiva  l\u2019impegno delle forze economiche e sociali, del volontariato ed  inserisce le politiche di integrazione nell\u2019ambito della programmazione  delle politiche sociali, educative e dell\u2019inserimento lavorativo.<\/p>\n<p>Ai  Comuni devono essere trasferite le competenze del rinnovo del permesso  di soggiorno e tale scadenza pu\u00f2 diventare l\u2019occasione per verificare lo  stato si attuazione del percorso di integrazione di ciascuna persona,  attraverso adeguati strumenti istituzionali. Si potrebbe anche  approntare un sistema di incentivi per premiare i successi  dell\u2019integrazione.<\/p>\n<p><strong>Votare per partecipare<\/strong><br \/>\nIl diritto  di voto amministrativo per gli immigrati rientra dentro il processo di  \u201cmanutenzione\u201d della democrazia. La partecipazione politica in forme  uguali agli italiani facilita la collaborazione e la ricerca di  interessi comuni, favorisce l\u2019apprendimento di regole e pratiche  democratiche, incentiva l\u2019integrazione politica ed abbassa i rischi di  conflitto interetnico e di corporativismo.<\/p>\n<p>La proposta sul  diritto di voto agli immigrati contiene sia l\u2019istanza della democrazia  inclusiva, che quella della lealt\u00e0 verso la nazione. In tal modo i nuovi  cittadini appren-  dono le regole e i valori del nostro ordinamento, ma  sono chiamati anche ad arricchirli contribuendo a costruire un  orizzonte condiviso di valori in cui ciascuno pu\u00f2 riconoscersi perch\u00e9 \u00e8  stato coinvolto a dare il proprio contributo.<\/p>\n<p>Una legge per il  diritto di voto deve partire dal recepimento, attraverso legge  ordinaria, della Convenzione promossa dal Consiglio d\u2019Europa sulla  partecipazione degli stranieri alla vita pubblica locale, stipulata nel  1992, entrata in vigore nel 1997 e che il nostro Paese nel 1994  attraverso la Legge n. 204 aveva recepito escludendo la parte sul  diritto di voto locale.<\/p>\n<p><strong>Moschee e burka, perch\u00e9 e come<\/strong><br \/>\nLa  Costituzione della nostra Repubblica prevede nei suoi diversi articoli  la libert\u00e0 religiosa e il suo esercizio quale diritto umano fondamentale  della persona. Attraverso lo strumento delle intese tra Stato italiano e  confessioni religiose, l\u2019esercizio di questo diritto \u00e8 ampiamente  riconosciuto e praticato nel nostro Paese. Proprio per questo non si pu\u00f2  continuare ad eludere la questione dell\u2019esercizio della religione  musulmana, la seconda religione d\u2019Italia. Per rispettare i diritti umani  fondamentali e per tutelare la sicurezza della comunit\u00e0. L\u2019Italia non  pu\u00f2 continuare ad essere uno stato in cui i musulmani non abbiano luoghi  di preghiera e si riuniscano in contesti degradati ed insicuri. Il PD  ha presentato un disegno di legge per garantire il diritto  costituzionale della libert\u00e0 religiosa. La Carta dei Valori adottata dal  Governo Prodi \u00e8 il punto di riferimento. Molti comuni stanno aprendo  luoghi di culto sulla base di accordi con le comunit\u00e0 musulmane che  definiscono regole, doveri e diritti vincolanti per tutti. Dimostrando  cos\u00ec che gli italiani possono vivere tranquilli e sicuri in un quartiere  o in comune in cui c\u2019\u00e8 la moschea. Sarebbe importante che l\u2019ANCI e il  Governo facessero conoscere queste esperienze positive e le  promuovessero come esempio ed indirizzo di una politica nazionale.<\/p>\n<p>E\u2019  inoltre essenziale che il Governo solleciti le molte comunit\u00e0 musulmane  a costruire tra loro un punto di sintesi per definire finalmente  l\u2019Intesa tra lo Stato e questa importante religione.<\/p>\n<p>Dobbiamo  dire anche la nostra opinione sul burka, ben sapendo che riguarda  pochissime persone e che, pur agitato ad arte per creare paura e rifiuto  del diverso, non \u00e8 tra i primi pensieri degli italiani. La nostra  risposta \u00e8: nei luoghi pubblici o aperti al pubblico \u00e8 consentito l\u2019uso  di qualunque indumento religioso purch\u00e9 liberamente scelto e portato  lasciando il volto scoperto.<\/p>\n<p><strong>Respingimenti: legge e diritti<\/strong><br \/>\nIl diritto di richiedere asilo e il diritto di non essere respinti  verso un Paese dove si corra il rischio di morte o di subire trattamenti  disumani e degradanti sono sanciti dalla Convenzione di Ginevra e dalla  Carta dei diritti fondamentali dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>Le  intercettazioni in mare ed i riaccompagnamenti all\u2019origine sono leciti  solo nel pieno rispetto dei diritti umani a partire dal diritto del  migrante intercettato di avan-  zare domanda di asilo e di protezione  umanitaria. I dati forniti dall\u2019UNHCR relativi alle domande di asilo nel  2009 registrano un forte calo e sono la conferma che la politica del  Governo sui respingimenti in mare mette di fatto in discussione  l\u2019applicazione della Convenzione di Ginevra sui rifugiati perch\u00e9 essi  non consentono all\u2019immigrato di attivare le procedure per richiedere  asilo. Ecco le cifre: nel 2008 le domande di protezione internazionale  sono state 31.097, in linea con la media europea; nel 2009 le domande di  protezione internazionale sono state 17.603; al mese di giugno 2010 le  domande di protezione internazionale erano circa 5000 e questo fa  presagire un saldo ancora pi\u00f9 basso degli anni scorsi.<\/p>\n<p>Altri  paesi europei, che hanno adottato una legislazione rigida in materia di  immigrazione, non hanno arretrato dall\u2019impegno per il diritto di asilo.  Anzi: la Germania nel 2009 ha registrato 28.000 domande di asilo ovvero +  25% del 2008 (22.000); la Francia nel 2009 ha registrato 42.000 domande  di asilo ovvero + 20% del 2008 (35.400).<\/p>\n<p>Ci sono punti  irrinunciabili per garantire il rispetto della Convenzione di Ginevra:  Nel caso di riaccompagnamento o respingimento al paese  d\u2019origine\/transito, al migrante deve essere garantito il diritto di  rivolgere domanda di asilo per il tramite dell\u2019Alto Commissariato delle  Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Le domande devono essere  esaminate con le garanzie giuridiche prescritte ed in tempi ragionevoli.  Queste condizioni oggi non esistono.<\/p>\n<p>Deve esserci accordo tra il  paese di destinazione degli intercettati\/riaccompagnati, il paese che  opera l\u2019intercettazione e gli altri paesi europei sui criteri per  l\u2019insediamento di coloro la cui domanda di asilo \u00e8 stata accolta.  Ricordiamo che un criterio proporzionale (il PIL di ogni paese, per  esempio) di ridistribuzione dei richiedenti asilo tra i 27 paesi  europei, addosserebbe all\u2019Italia un numero di ospiti maggiore  dell\u2019attuale.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il Trattato di amicizia,  partenariato e cooperazione tra Italia e Libia, entrato in vigore il 2  marzo 2009, il Governo italiano deve applicarlo in tutte le sue parti, a  partire dagli articolo 1 e 6 che impegnano le parti ad adempiere agli  obblighi \u201cderivanti dai principi e dalle norme del Diritto  Internazionale universalmente riconosciuti\u201d; deve intervenire sul  Governo libico perch\u00e9 sia riattivato l\u2019ufficio dell\u2019Alto Commissariato  delle Nazioni Unite, gestito da una commissione mista libico-europea,  per consentire l\u2019attivazione della procedura del diritto d\u2019asilo; deve  inoltre rispettare l\u2019ordine del giorno presentato dal PD al Senato e  accolto dal Governo per un coinvolgimento del Parlamento medesimo nella  gestione dell\u2019Accordo Italia \u2013 Libia.<\/p>\n<p>Il Governo italiano deve  impegnarsi inoltre a promuovere e sostenere una politica europea per il  diritto d\u2019asilo, un sistema di asilo europeo che definisca una procedura  comune ed uno status uniforme per la tutela della persona rifugiata,  deve dotarsi di un ufficio europeo per il supporto dell\u2019asilo, deve  rafforzare la solidariet\u00e0 intracomunitaria per l\u2019accoglienza degli  asilanti.<\/p>\n<p><strong>Rom e Sinti, serve un piano<\/strong><br \/>\nDalle persone  Rom bisogna esigere il rispetto delle regole. E al contempo offrire loro  le opportunit\u00e0 di inserimento nella societ\u00e0. A partire dall\u2019obbligo  scolastico dei bambini e dal superamento dei campi rom, dannosi sia per i  Rom che per i cittadini italiani. Esistono in Italia molte esperienze  positive di integrazione. L\u2019Unione Europea ha messo a disposizione da  anni risorse per l\u2019integrazione della comunit\u00e0 Rom, il Governo italiano  deve definire un Piano Nazionale di integrazione attraverso  l\u2019istituzione di un tavolo congiunto tra Regioni, Comuni e rappresentati  delle comunit\u00e0 Rom.<\/p>\n<p><strong>PD, partito della convivenza tra italiani  e immigrati<\/strong><br \/>\nI circoli del PD possono e devono diventare  protagonisti della civile convivenza attraverso un lavoro sul territorio  che coinvolga i cittadini italiani e gli immigrati. Possono e devono  favorire l\u2019incontro e la conoscenza reciproca, attraverso attivit\u00e0  concrete come il coinvolgimento delle associazioni degli immigrati, i  corsi di lingua e cultura italiana, la conoscenza e la promozione delle  altre culture, il coinvolgimento dei giovani e delle donne. Ci sono  esperienze importanti come quella del Circolo Esquilino a Roma o i  Circoli di Via Padova a Milano.<\/p>\n<p>Proponiamo inoltre la costruzione  dei Forum PD sull\u2019immigrazione in ogni citt\u00e0 capoluogo del nostro  Paese: luoghi aperti di confronto e iniziativa tra tutti i soggetti che  operano sul tema dell\u2019immigrazione.<\/p>\n<p>Proponiamo di elaborare un  Rapporto sull\u2019Italia della convivenza che raccolga le esperienze  costruite nei territori che raccontano i successi e le possibilit\u00e0 della  convivenza per arrivare ad una Conferenza Nazionale.<\/p>\n<p>Proponiamo  inoltre di tenere una Conferenza su una nuova politica europea  dell\u2019immigrazione ed una dedicata ai rapporti con i paesi del  mediterraneo e alle politiche di cooperazione allo sviluppo.<\/p>\n<p>Vogliamo  promuovere la partecipazione politica degli immigrati e la loro  assunzione di responsabilit\u00e0 nella vita del PD. La classe dirigente del  nostro paese sar\u00e0 nuova e dinamica se sar\u00e0 composta anche dai nuovi  italiani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL PD SI INTERROGA SULLE PROBLEMATICHE LEGATE ALL&#8217;IMMIGRAZIONE E CERCA SOLUZIONI CONCRETE PER RENDERE POSSIBILE L&#8217;INTEGRAZIONE DI IMMIGRATI, STUDENTI E LAVORATORI, CHE ARRICCHISCONO IL NOSTRO PAESE E L&#8217;EUROPA &#8211; OCCORRE AGGIORNARE IL PATTO EUROPEO PER L&#8217;IMMIGRAZIONE E SEGUIRE L&#8217;ESEMPIO DI PAESI CON UN&#8217;ANTICA TRADIZIONE MIGRATORIA, PRIVILEGIANDO CRITERI DI AMMISSIONE QUALITATIVI PIU&#8217; CHE QUANTITATIVI Documento discusso [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[33,12],"tags":[],"class_list":["post-10733","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-immigrazione","category-24-politica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10733","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10733"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10733\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10733"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=10733"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=10733"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}