
{"id":10795,"date":"2010-10-23T08:58:44","date_gmt":"2010-10-23T07:58:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=10795"},"modified":"2010-10-27T21:36:37","modified_gmt":"2010-10-27T20:36:37","slug":"faccia-a-faccia-con-salvo-leonardi-su-pomigliano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=10795","title":{"rendered":"FACCIA A FACCIA CON SALVO LEONARDI SU POMIGLIANO"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">DIALOGO CON UN RICERCATORE DELL&#8217;IRES-CGIL SUI DUE &#8220;PUNTI CALDI&#8221; DELL&#8217;ACCORDO AZIENDALE CHE HA VISTO NEGLI ULTIMI MESI LA SPACCATURA PIU&#8217; GRAVE TRA CGIL DA UNA PARTE, CISL E UIL DALL&#8217;ALTRA<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E&#8217; riprodotto qui sotto uno scambio di messaggi intercorso nei giorni 16 e 17 ottobre 2010 tra Salvo Leonardi, ricercatore di diritto del lavoro e delle relazioni industriali presso il centro-studi della Cgil, e me a seguito della pubblicazione di un suo saggio sull&#8217;accordo di Pomigliano d&#8217;Arco nel mensile della stessa Confederazione &#8220;Quaderni di Rassegna Sindacale&#8221; &#8211; Sullo stesso tema v. anche la <a title=\"Comunicazione al Seminario Arel - 29.9.10\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=10434\" target=\"_blank\">mia comunicazione al seminario Arel del 29 settembre 2010<\/a><\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/icona-dwl8.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-180\" title=\"icona-dwl8\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/icona-dwl8.png\" alt=\"\" width=\"53\" height=\"53\" \/><\/a> Scarica il saggio di Salvo Leonardi, ricercatore dell&#8217;Ires-Cgil,\u00a0\u201c<a title=\"Pomigliano Leonardi\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2010\/10\/pomigliano_leonardi.pdf\" target=\"_blank\">Gli accordi separati:un <em>vulnus<\/em> letale per le relazioni industriali<\/a>\u201d in formato pdf<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>IL MIO PRIMO COMMENTO AL SAGGIO DI SALVO LEONARDI<\/strong><br \/>\n<\/span>Caro Salvo, grazie del saggio, che ho letto con grande interesse. E&#8217; chiarissimo, molto ben scritto e ben argomentato (a parte qualche dato, che non corrisponde a quelli di cui dispongo io: per esempio sui tassi di assenza per malattia). Solo due osservazioni sui due punti caldi.<br \/>\n<strong>1. &#8211; Sulla clausola relativa alle &#8220;punte anomale di assenza per malattia&#8221;.<\/strong> Continuo a non concordare con le critiche che vengono mosse alla disposizione contenuta nell&#8217;accordo. Non esiste al mondo alcuna forma possibile di controllo ispettivo sulla denunciata emicrania o lombalgia della durata di un giorno. Dunque, quando si osservi una evidente intensificazione delle assenze in corrispondenza con un evento\u00a0esterno &#8220;non epidemico&#8221;,\u00a0la sola contromisura ragionevolmente possibile all&#8217;abuso &#8211; contromisura che nell&#8217;ordinamento italiano rientra pacificamente nella competenza della contrattazione collettiva\u00a0&#8211; pu\u00f2 consistere nell&#8217;istituzione della franchigia retributiva per la giornata di malattia per la quale il certificato medico \u00e8 svalutato dalle circostanze\u00a0(si tratta in sostanza di applicare un criterio analogo a quello della\u00a0&#8220;prova statistica&#8221; che viene ammessa dalla legge n. 125\/1991 in materia di discriminazioni). D&#8217;altra parte, a Pomigliano le punte di assenza in corrispondenza con la partita del mercoled\u00ec hanno continuato a verificarsi anche di recente, fino a quando lo stabilimento ha lavorato.<br \/>\n<strong>2. &#8211; Sulla clausola di tregua.<\/strong> Innanzitutto: non si parla di &#8220;tregua assoluta&#8221;, ma &#8220;relativa&#8221;, cio\u00e8 limitata agli scioperi relativi a materie disciplinate nel contratto. In secondo luogo, l&#8217;attribuzione della titolarit\u00e0 del diritto di sciopero all&#8217;individuo-lavoratore non toglie affatto che del diritto possa disporre un contratto collettivo, come avviene per molti altri diritti individuali (retribuzione, tempo libero\/tempo di lavoro, inquadramento, ecc.). Non basta comunque l&#8217;<em>ipse dixit<\/em> (per quanto riferito all&#8217;autorit\u00e0 di Gino Giugni) per superare la necessit\u00e0 di un confronto con gli standard dei sistemi di relazioni industriali di tutti i maggiori Paesi occidentali, nei quali la clausola di &#8220;tregua relativa&#8221;, vincolante anche per i singoli lavoratori cui il contratto si applica, \u00e8 considerata come ovvio complemento di qualsiasi contratto.<br \/>\nDetto questo, mi interesserebbe molto poter discutere con te serenamente, anche in pubblico, di tutta la questione. Perch\u00e9, invece di continuare a discutere a distanza, non organizziamo un &#8220;faccia a faccia&#8221;, a Roma o a Milano, anche in una sede Cgil?<br \/>\nCon viva cordialita&#8217;<br \/>\nPietro<\/p>\n<p style=\"TEXT-ALIGN: left\"><span style=\"color: #993300;\"><strong>LA RISPOSTA DI SALVO LEONARDI<\/strong><br \/>\n<\/span>Caro Pietro, innanzitutto sono sinceramente grato e lusingato per l&#8217;attenzione che hai voluto riservare al mio articolo. Per la tempestivit\u00e0 e la grande cortesia con cui lo hai fatto.<br \/>\nNel merito, provo a reagire ai tuoi rilievi.<br \/>\nIl primo: ho trovato anch&#8217;io sorprendenti i dati comparati sull&#8217;<strong>assenteismo<\/strong>. Le fonti sono tuttavia autorevoli: la Fondazione di Dublino (puoi verificarla facilmente), che a sua volta per l&#8217;Italia si basa su dati ISTAT del 2006. Saranno pure stime per difetto, ma in un\u2019era in cui i raffronti internazionali si sprecano, non \u00e8 detto che questo sia il meno attendibile. Su Pomigliano non ho fornito alcun dato ma evocato un trend. Dei sociologi dell&#8217;Universit\u00e0 di Salerno, che l\u00ec hanno svolto un&#8217;inchiesta, mi dicono che negli ultimi anni in cui la fabbrica ha funzionato a regime (2006-2008) vi \u00e8 stato un calo significativo dell\u2019assenteismo. Cura Marchionne, a quanto pare, e una crisi che non credo induca a comportamenti individuali troppo disinvolti o addirittura incoscienti.<br \/>\nI limiti dell&#8217;azione ispettiva sono reali, hai ragione; come anche il rischio degli abusi da parte dei lavoratori. Ma se i controlli sono cos\u00ec facilmente eludibili, perch\u00e9 solo Pomigliano e non anche il resto di un paese che vanta invece quei tassi di cui ci dice l&#8217;ISTAT\/EIRO (0,8% contro medie europee del 4-5%? La lombalgia che citi, ad esempio, \u00e8 un disturbo muscolo-scheletrico molto diffuso e reale, come rilevato da tutte le indagini europee. A cui per\u00f2 fanno seguito, in genere, raccomandazioni sul come contrastarlo e prevenirlo. Fra queste non ho visto quelle previste a Pomigliano. Penso all\u2019Agenzia di Bilbao. E in ogni caso: se tornassimo a chiederci cosa significa lavorare &#8220;alla catena&#8221; con ritmi e saturazioni &#8220;sotto il minuto&#8221;? Per decenni? Dove da 10 minuti in pi\u00f9 o in meno di pausa si pretende di ipotecare la vita o la morte di una impresa?<br \/>\nPermettimi, ma delle due l\u2019una: o usiamo del fenomeno spiegazioni socio-psicologiche (condizioni di lavoro, fatica reale, stress psico-fisico, demotivazione) o altrimenti evochiamo inevitabilmente scenari vagamente \u201cantropologici\u201d e caricaturali (tipo: indolenza o cultura ambientale) dal retrogusto un po\u2019 razzista, a cui peraltro Pomigliano e Napoli non sono certamente nuovi. Non dico che sia il tuo punto di vista, intendiamoci, ma \u00e8 il rischio in cui si incorre tutte le volte che si smette seriamente di interrogare le cause vere, profonde, di certi fenomeni sociali.<br \/>\nAmmetto come la c.d. \u2018prova statistica\u2019 rappresenti un indicatore sintomatico da tenere opportunamente in conto. Ma ha il grave vizio di colpire indistintamente nel mucchio. Il concetto di punte anomale \u201csignificativamente superiori alla media\u201d \u00e8 obbiettivamente vago, foriero di discrezionalit\u00e0 datoriale da un lato e conseguenti contenziosi dall\u2019altro; sia pure in sede di commissione paritetica. L\u2019analogia che suggerisci con la normativa anti-discriminatoria, per quanto suggestiva, mi pare un po\u2019 forzata. Il criterio statistico-presuntivo va usato \u2013 e infatti \u00e8 usato \u2013 con estrema cautela. E con finalit\u00e0 promozionali; non sanzionatorie. Cosa diremmo se \u2013 riscontrando chiare ed inquietanti correlazioni statistiche fra lavoro autonomo ed evasione fiscale, o fra incidenti sul lavoro e imprese edili \u2013 si decidesse di sanzionare entrambe queste due categorie con penalizzazioni fiscali o di altro genere, a prescindere da qualunque verifica caso per caso? Per tacere d\u2019altro, \u00e8 l\u2019equit\u00e0 e la ragionevolezza dell\u2019ordinamento che non lo potrebbe consentire. Idem per le malattie. I premi presenza, che pure non sono certo esenti da critiche, rappresentano incentivi, individuali e motivanti. Il metodo di Pomigliano \u00e8 invece solamente punitivo. Non si limita a non dare, ma toglie. E per giunta a tutti per perseguire di fatto solo qualcuno.<br \/>\nRilevo infine (ma non \u00e8 importante) come il Napoli \u2013 da decenni fuori dalla scena calcistica europea \u2013 non giochi \u201cal mercoled\u00ec\u201d da molto tempo.<br \/>\n<strong>Clausola di tregua.<\/strong> Dici che non \u00e8 \u201cassoluta\u201d ma \u201crelativa\u201d in quanto \u201climitata alle materie disciplinate dal contratto\u201d. Beh, mi pare che non siano affatto poche. Anzi; rovesciamo la questione: quali sono quelle che ne restano fuori, essendovi dentro orario\/pause\/ferie, carichi e organizzazione del lavoro, malattia, retribuzione, diritti sindacali? E\u2019 vero: un contratto collettivo pu\u00f2 disporre dei diritti individuali (come avviene per retribuzione, tempo libero\/tempo di lavoro, inquadramento, ecc.). Infatti! ma noi qui stiamo parlando del diritto (costituzionale) di sciopero. E questo rientra nella disponibilit\u00e0 &#8211; sempre \u201crelativa\u201d \u2013 delle parti solo nelle misura in cui le vincola collettivamente nella c.d. parte obbligatoria. Cio\u00e8 con l\u2019obbligo endo-associativo di influenzare i propri aderenti. Non certo fino a requisire il diritto individuale (magari del dissenziente o del non inscritto) di scioperare, pena sanzione disciplinare fino al licenziamento. Qui sono io che vorrei farti una domanda: come fai tu \u2013 alfiere italiano della riscoperta dell\u2019individuo nel diritto del lavoro \u2013 ad ammettere un potere cos\u00ec grande del sindacato non solo sui propri iscritti ma in generale su tutta la platea dei lavoratori? Gli stessi ai quali \u2013 secondo i firmatari di Pomigliano e dei contratti separati \u2013 non si deve poter dare la parola quando si firmano i contratti collettivi che li riguarderanno.<br \/>\nSu come altrove si disciplini lo sciopero e la relativa clausola di tregua ho cercato di argomentare come il contesto in cui ci\u00f2 di norma avviene non trova alcun aggancio con la situazione italiana. A cominciare dal regime quasi-monopolitico in cui l\u00ec si esercita la rappresentanza. Ma se proporrai in Parlamento (con o senza Castro) non i 3 articoli sulla partecipazione, ma i circa 70 della legge svedese sulla codeterminazione del \u201977, giuro che mi adoperer\u00f2 in tutte le sedi della Cgil in cui mi \u00e8 data facolt\u00e0 di parola per sostenere la tua battaglia. A cominciare da quell\u2019art. 44: la clausola di tregua si interrompe immediatamente se la procedura di co-decisione non \u00e8 correttamente rispettata dal datore in materia di \u201cconclusione del contratto individuale di lavoro, organizzazione dell\u2019impresa, attivit\u00e0 degli affari\u201d. Capisci bene come con una norma di legge cos\u00ec in Italia, e non solo a Pomigliano, ci sarebbe da configgere liberamente un giorno s\u00ec e l\u2019altro pure.<br \/>\nPermettimi un ulteriore inciso &#8220;scandinavo-comparato&#8221;. Siccome sei un noto estimatore della flexicurity danese colgo l\u2019occasione di questa inattesa corrispondenza per dirti che mi sta benissimo, se per\u00f2 alziamo al 63% l\u2019aliquota fiscale marginale (dei ricchi), che aiuta a finanziare quel sistema, e affidiamo alla gestione monopolistica del sindacato i fondi assicurativi per la disoccupazione. Cos\u00ec in un baleno li proiettiamo al 75% di <em>membership<\/em>. Ci stai?<br \/>\nInfine <strong>l\u2019<em>ipse dixit<\/em><\/strong>. La mia citazione di Giugni \u2013 come anche quella successiva di Cella e Treu \u2013 \u00e8 evidentemente un espediente retorico. Del tutto legittimo, ritengo, in discussioni di questo genere. Finalizzato a segnalare come alcuni fra i maggiori maestri della teoria dell\u2019ordinamento intersindacale \u2013 tanto cara per esempio alla Cisl \u2013 abbiano espresso pareri molto dissonanti dalle posizioni dei loro presunti epigoni. Permettimi per\u00f2 di rilevare come \u2013 sia pure involontariamente \u2013 tu sia oggi il giuslavorista italiano pi\u00f9 usato e abusato dagli altrui \u201cipse dixit\u201d. Da oltre un decennio non c\u2019\u00e8 polemica rivolta contro la Cgil o la sinistra giuslavoristica che non si basi su una tua qualche citazione. Ecco; io penso sinceramente che dovresti indurre maggiore discrezione e continenza nei tuoi irrefrenabili estimatori. Lo dico perch\u00e9 al di l\u00e0 di tutto credo ti abbiano reso un cattivo servizio. Sei pur sempre un iscritto della Cgil e tanta simpatia fra quanti sono platealmente contro la tua organizzazione alimenta interpretazioni ingenerose e sbagliate del tuo ruolo. Oltre che, aggiungo, della tua figura intellettuale che \u2013 lo sapevo gi\u00e0 ma ne ho avuto una riprova personale e diretta oggi \u2013 esprime una &#8216;civilt\u00e0 del dialogo&#8217; davvero non comune.<br \/>\nLa tua proposta di confrontarci, &#8216;faccia a faccia&#8217;, in un dibattito \u2013 e torno alle parole iniziali \u2013 mi onora molto. Al di l\u00e0 dei dissensi che posso nutrire verso le tue posizioni, ti considero un maestro di diritto del lavoro. Ma accolgo la tua proposta e ti prometto di farne parola con quanti, ad esempio all\u2019IRES e in CGIL nazionale, possono rendere operativamente possibile un confronto simile. Ma altre sedi possono essere prese in considerazione, ovviamente. Incluse quelle della &#8220;rete&#8221;. E in ogni caso, spero si possa trovare il modo per mantenere sempre aperto il dialogo.<br \/>\nUn saluto caro<br \/>\nSalvo<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>LA MIA REPLICA<\/strong><br \/>\n<\/span>Caro Salvo, grazie a te della immediata risposta.<br \/>\nSull&#8217;ultima parte del messaggio: concordo e mi metto fin d&#8217;ora a disposizione per la prosecuzione del dibattito fra di noi in qualsiasi sede e luogo, reale o virtuale.<br \/>\n<strong>Sulla malattia<\/strong>, ti rispondo che la clausola di Pomigliano mira a (e ha l&#8217;effetto di) colpire soltanto le punte anomale di assenze verificatesi in un giorno determinato, coincidente con un &#8220;evento a carattere non epidemico&#8221;, affidando l&#8217;individuazione della coincidenza a una commissione paritetica: nessun pregiudizio regionalista o razzista, dunque, ma soltanto la ragionevole contromisura per un fenomeno che a Pomigliano ha continuato a verificarsi fino al 2008 in misura molto superiore che altrove. Il diffondersi di un virus influenzale \u00e8 un &#8220;evento epidemico&#8221;: quella clausola non pu\u00f2 dunque operare in riferimento ad esso; inoltre il virus influenzale non si manifesta in un giorno determinato e solo in quello, come invece la partita del mercoled\u00ec.\u00a0La stessa clausola\u00a0prevede, poi,\u00a0che la commissione paritetica ristabilisca comunque il pagamento della retribuzione per il lavoratore che risulti effettivamente malato o infortunato.<br \/>\nQuanto al <em>premio di presenza<\/em>, che a te piace di pi\u00f9 rispetto alla franchigia retributiva, esso non \u00e8 altro che una deroga alla regola del pagamento della retribuzione integrale anche per i giorni di malattia. Sostanzialmente, esso\u00a0\u00e8 in tutto e per tutto assimilabile\u00a0a una franchigia retributiva parziale, che per\u00f2 <em>opera per qualsiasi giorno di malattia<\/em>; mentre la clausola dell&#8217;accordo di Pomigliano istituisce una franchigia che opera soltanto per un determinato giorno, individuato dalla commissione paritetica sulla base del criterio della coincidenza con l&#8217;evento esterno non epidemico. Dunque, rispetto alla regola (contrattuale) generale del pagamento della retribuzione anche per i periodi di assenza per malattia, costituisce una deroga pi\u00f9 grave il premio di presenza rispetto alla clausola di Pomigliano.<br \/>\n<strong>Sulla clausola di tregua<\/strong>: d&#8217;accordo con te sull&#8217;apprezzamento positivo per il sistema svedese: ne sono sempre stato un estimatore entusiasta. Per\u00f2 non c&#8217;\u00e8 solo la Svezia: ci sono anche tutti gli altri Paesi occidentali (tranne la Francia), dove pure la clausola di tregua &#8220;relativa&#8221; opera non soltanto nella parte obbligatoria del contratto collettivo, bens\u00ec anche in quella normativa, vincolando pertanto tutti i lavoratori cui il contratto collettivo si applica; quello che ci rende indigesto quel regime \u00e8 soltanto il nostro attaccamento al modello di relazioni industriali ispirato al principio della conflittualit\u00e0 permanente, dal quale per\u00f2 &#8211; dove \u00e8 stato praticato &#8211; negli ultimi trent&#8217;anni i lavoratori italiani non hanno tratto alcun giovamento.<br \/>\n<strong>Sulla rivalutazione dell&#8217;autonomia individuale<\/strong>: anche i sostenitori della titolarit\u00e0 individuale del diritto di sciopero &#8211; <em>quorum numquam ego<\/em> &#8211; aggiungono che \u00e8 un diritto &#8220;a esercizio collettivo&#8221;: fa parte della sua stessa natura. Se dunque \u00e8 pacifico che l&#8217;esercizio del diritto \u00e8 collettivo, perch\u00e9 mai non potrebbe esserne collettivo anche l&#8217;atto di disposizione negoziale? Non vedo in questo alcuna lesione di prerogative dell&#8217;individuo, dal momento che l&#8217;individuo comunque non potrebbe esercitare da solo del diritto di sciopero; mentre viceversa vedo l&#8217;utilit\u00e0 per i lavoratori di poter disporre sul piano collettivo di questa moneta di scambio, senza la quale l&#8217;imprenditore pu\u00f2 non avere interesse a stipulare alcun contratto collettivo.<br \/>\n<strong>Sulla <em>flexsecurity<\/em> danese<\/strong>: la mia proposta accolla per intero alle imprese il costo del sostegno del reddito dei lavoratori che perdono il posto (esattamente nelle misure danesi e per la durata danese); non c&#8217;\u00e8 dunque necessit\u00e0 di aumentare le imposte sulla generalit\u00e0 dei cittadini per sostenere quel sistema: \u00e8 come se imponessimo ai soli imprenditori una tassa di scopo. Messa cos\u00ec, confermi il tuo consenso?<br \/>\n<strong>Sull&#8217;uso che si fa di quel che scrivo<\/strong>: ci\u00f2 che pubblichiamo non ci appartiene pi\u00f9, vive di vita propria totalmente al di fuori del nostro controllo. E la divergenza tra l&#8217;intendimento dell&#8217;autore e il significato concreto che le affermazioni assumono \u00e8 ampliata dai media, i quali tendono sempre a forzare, estremizzare i contenuti di quel che si dice (soprattutto con i titoli delle interviste, che l&#8217;intervistato non \u00e8 legittimato a controllare), per poter meglio attirare l&#8217;attenzione dei lettori, &#8220;fare notizia&#8221;. Questo \u00e8 il motivo di un cruccio di cui credo soffra qualsiasi studioso i cui scritti assumano un qualche rilievo politico; e ovviamente ne soffro molto anch&#8217;io. Ma, pi\u00f9 che mettere integralmente tutto quello che dico e scrivo <em>on line<\/em>, in modo che chi vuole possa controllarne e verificarne il contenuto alla fonte, non posso fare.<br \/>\nA presto e grazie ancora dell&#8217;occasione di discussione e approfondimento!<br \/>\nPietro<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>LA CONTROREPLICA DI SALVO LEONARDI<\/strong><\/span><br \/>\nCaro Pietro,<br \/>\nancora una volta grazie per&#8230; &#8220;avermi tenuto in pensiero&#8221;.<br \/>\n<strong>Sulla differenza fra titolarit\u00e0 del diritto e titolarit\u00e0 del suo esercizio<\/strong> si sono spesi fiumi di inchiostro. Ammesso che il nostro ordinamento lo consenta &#8211; e allo stato delle cose ne dubito profondamente &#8211; in nessun caso, credo, potremmo identificare &#8220;collettivo&#8221; con &#8220;sindacale&#8221;, e per giunta &#8211; l&#8217;ho scritto &#8211; nella forma autoreferenziale di alcune sigle soltanto dotate di non si capisce quale primato rappresentativo (certificato) di disposizione. Ci si organizza per lo sciopero e nello sciopero, anche nella forma di gruppi non particolarmente strutturati. E lo sciopero, da questo punto di vista, \u00e8 solo una delle modalit\u00e0 concrete con cui si espleta la libert\u00e0 costituzionale di organizzazione.<br \/>\n<strong>Sul modello di \u201cconflittualit\u00e0 permanente\u201d<\/strong>, che come dici avrebbe penalizzato i Paesi in cui la si \u00e8 praticata, ti chiedo a quali ti riferisci. I conflitti sono in calo pressoch\u00e9 verticale ovunque e da parecchi anni a questa parte, ormai. Soprattutto da noi, quanto meno nell\u2019industria. In chiave storica, rilevo come buona parte delle conquiste del movimento operaio e sindacale si sono avute a ridosso di grandi momenti di mobilitazione. Il nesso inscindibile conflitto\/contratto collettivo non lo ha teorizzato il <em>linkskommunismus<\/em> di Korsch o Pannekoek (tanto per dire), ma la scuola pluralistica anglosassone. Chi sosteneva il contrario &#8211; negli studi internazionali di relazioni industriali &#8211; non veniva neppure preso in considerazione. Come ricordo nell&#8217;articolo, Danimarca e Norvegia sono fra quelli che ultimamente hanno scioperato di pi\u00f9. La Francia sciopera parecchio, e pur avendo il sindacato con meno iscritti del mondo occidentale, per spesa sociale sul Pil ha lo stesso livello della Svezia. Il secondo del mondo. Non male! Anche grazie al conflitto. Temo sia stato proprio il venire meno della conflittualit\u00e0 \u2013 meglio ancora: della forza e della possibilit\u00e0 di farvi ricorso in ultima istanza \u2013 a spiegare il clamoroso spostamento di ricchezza da salari\/pensioni a profitti e rendite, in tutto il mondo occidentale, negli ultimi 30 anni.<br \/>\n<strong>Sulla <em>flexicurity<\/em> e sul suo finanziamento<\/strong>. Non credo si possano raggiungere i livelli danesi (per durata e tasso di rimpiazzo) col solo aumento della contribuzione datoriale. Che infatti \u00e8 minima nei paesi nordici, dove tutto il sistema, beveridgiano, si regge da sempre sulla fiscalit\u00e0 generale. Posto che mi accontenterei anche di assai meno che in Danimarca, quali effetti immagini rispetto al costo del lavoro gi\u00e0 alto del nostro paese? In un paese nel quale il 90% delle aziende \u00e8 sotto i 15 dipendenti, e quindi con un onere contributivo per la disoccupazione nell&#8217;ordine dell&#8217;1,31% del salario, di quanto glielo si pu\u00f2 aumentare il peso per portarlo ai livelli scandinavi? Ma se gli artigiani, che ne versano appena lo 0,40%, non vogliono essere parificati neppure all&#8217;1,31% preferendo la modesta contribuzione al fondo bilaterale per il sostegno al reddito, come puoi pensare di portare i loro dipendenti ai livelli &#8216;danesi&#8217;?<br \/>\nMa concordo che un qualche aumento della contribuzione sociale per la voce disoccupazione \u00e8 necessaria. Dunque condivido proposte come la tua, o quella di Boeri, Garibaldi o Nencini (<em>bonus\/malus<\/em>), o di Tangian (<em>flexinsurance<\/em>), e ora anche della Cgil, di una riforma degli ammortizzatori sociali in cui chi usa maggiormente il lavoro flessibile se ne deve anche accollare i maggiori costi contributivi e sociali, che scarica sulla societ\u00e0. Un po&#8217; come accade in Spagna, dove per i contratti a termine i datori versano una contribuzione intorno al 10%. Superiore anche a quella che noi applichiamo all\u2019edilizia.<br \/>\nDi tutte queste cose avr\u00f2 ovviamente piacere di conoscere le tue contro-argomentazioni. Un caloroso saluto<br \/>\nSalvo<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>ULTIME NOTE PER CHIUDERE (PROVVISORIAMENTE) QUESTO SCAMBIO<\/strong><\/span><br \/>\nCaro Salvo, solo poche ulteriori note su quel che mi scrivi.<br \/>\n<strong>Sulla titolarit\u00e0 dello sciopero e la conflittualit\u00e0 permanente<\/strong>, la mia concezione del conflitto sindacale e dello sciopero in particolare, nonch\u00e9 della clausola di tregua come moneta di scambio indispensabile per la scommessa comune dei lavoratori con l&#8217;imprenditore su di un buon piano industriale, l&#8217;ho esposta compiutamente cinque anni fa nel quarto capitolo del libro <a title=\"A che cosa serve il sindacato? - 2005\" href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/libri\/view.asp?IDArticle=330\" target=\"_blank\"><em>A che cosa serve il sindacato<\/em><\/a>: rinvio a quello anche per i riferimenti comparatistici.\ufffd<br \/>\n<strong>Sui costi della <em>flexsecurity<\/em><\/strong>: l&#8217;assicurazione complementare contro la disoccupazione delineata nel <a title=\"Portale della Semplificazione e della Flexsecurity\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1079\" target=\"_blank\">mio progetto<\/a> (che garantisce il 90% della retribuzione, con un tetto massimo di 36.000 euro annui di indennit\u00e0, per il primo anno successivo al licenziamento, l&#8217;80% per il secondo e il 70% per il terzo, come in Danimarca), nel settore industriale potrebbe essere finanziata con un contributo pari approssimativamente\u00a0allo 0,5% del monte-salari complessivo. Questo dato si basa sull&#8217;ipotesi\u00a0di un <em>turnover<\/em> annuo pari al 5% della forza lavoro complessiva, di cui met\u00e0 imputabile a licenziamenti per motivo economico od organizzativo, con ricollocazione entro il primo anno dal licenziamento <strong>(1)<\/strong> dell&#8217;85% dei lavoratori che perdono il posto (il dato italiano 2007 era dell&#8217;82%).\u00a0Il mio progetto (<a title=\"D.d.l. n. 1481\/2009,per la transizione a un regime di flexsecurity\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=2511\" target=\"_blank\">d.d.l. n. 1481\/2009<\/a>) prevede che per le <em>imprese con meno di 16 dipendenti<\/em> (oggi non soggette al regime dell&#8217;articolo 18 dello Statuto dei lavoratori) il costo medio del trattamento complementare, nella misura appunto dello\u00a00,5% del monte salari complessivo, sia a carico dell&#8217;Erario (a regime, con il trattamento esteso a tre milioni di lavoratori dipendenti dalle piccole imprese, questo costerebbe allo Stato circa 500 milioni l&#8217;anno). Quello stesso 0,5% del monte-salari complessivo graverebbe invece interamente sulle imprese di dimensioni maggiori, oggi soggette all&#8217;articolo 18. Le quali, comunque, ne avrebbero in cambio il vantaggio di poter operare l&#8217;aggiustamento degli organici in modo pi\u00f9 fluido, risparmiando il costo (non contabilizzato come tale nei loro bilanci, ma non per questo meno gravoso)\u00a0del ritardo con cui invece l&#8217;aggiustamento stesso pu\u00f2 avvenire oggi.<br \/>\nIn questo modo \u00e8 possibile realizzare, con un onere di soli 500 milioni annui per l&#8217;Erario, il duplice rilevantissimo risultato della parificazione del regime di <em>job security<\/em> tra imprese piccole e medio-grandi, e del passaggio per tutte, grandi e piccole, dal regime &#8220;duale&#8221; attuale di tipo mediterraneo\u00a0a un\u00a0regime\u00a0universale di <em>flexsecurity<\/em> di tipo scandinavo.<br \/>\nPoich\u00e9 anche tu concordi sul punto che il regime di <em>flexsecurity<\/em> di tipo scandinavo \u00e8 migliore del nostro attuale, perch\u00e9 non provarci?<br \/>\nCordialmente<br \/>\nPietro<\/p>\n<p><strong>(1)<\/strong> Nel settore industriale, il primo anno dal licenziamento per motivo oggettivo \u00e8 attualmente gi\u00e0 coperto da un trattamento di disoccupazione speciale (o &#8220;mobilit\u00e0&#8221;) pari all&#8217;80% dell&#8217;ultima retribuzione del lavoratore: dunque, per questo primo anno il trattamento complementare grava sull&#8217;impresa che licenzia soltanto nella misura del 10%, o poco pi\u00f9. Questo, per un verso, fa s\u00ec che il costo medio del trattamento complementare sia molto modesto (solo per uno o due lavoratori licenziati su dieci, mediamente, l&#8217;impresa dovr\u00e0 affrontare costi nettamente superiori, per il protrarsi della disoccupazione oltre i primi dodici mesi); per altro verso, attiva un forte incentivo che spinge l&#8217;impresa a fare ricorso ai migliori servizi di <em>outplacement<\/em> e di riqualificazione professionale del lavoratore, per evitare che il periodo di disoccupazione possa superare i dodici mesi (otto mesi al di fuori del settore industriale).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DIALOGO CON UN RICERCATORE DELL&#8217;IRES-CGIL SUI DUE &#8220;PUNTI CALDI&#8221; DELL&#8217;ACCORDO AZIENDALE CHE HA VISTO NEGLI ULTIMI MESI LA SPACCATURA PIU&#8217; GRAVE TRA CGIL DA UNA PARTE, CISL E UIL DALL&#8217;ALTRA E&#8217; riprodotto qui sotto uno scambio di messaggi intercorso nei giorni 16 e 17 ottobre 2010 tra Salvo Leonardi, ricercatore di diritto del lavoro e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9,11],"tags":[],"class_list":["post-10795","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro","category-23-sindacato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10795","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10795"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10795\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10795"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=10795"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=10795"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}