
{"id":11039,"date":"2010-11-05T21:52:56","date_gmt":"2010-11-05T20:52:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=11039"},"modified":"2010-11-06T13:47:42","modified_gmt":"2010-11-06T12:47:42","slug":"italia-ultima-della-classe-per-capacita%e2%80%99-di-intercettare-buoni-piani-industriali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=11039","title":{"rendered":"ITALIA, ULTIMA DELLA CLASSE PER CAPACITA\u2019 DI INTERCETTARE BUONI PIANI INDUSTRIALI"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">UN INVESTIMENTO TIRA L\u2019ALTRO; VICEVERSA, NEL VUOTO E\u2019 PIU\u2019 DIFFICILE ATTRARRE GLI INVESTITORI E IL PAESE RISCHIA DI STABILIZZARSI IN UN EQUILIBRIO DETERIORE<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Articolo di <strong>Giorgio Barba Navaretti<\/strong>, pubblicato sul<\/em> Sole 24 ore<em> il 5 novembre 2010<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p>Ogni tanto anche le acque stagnanti portano buone notizie. Gli investimenti esteri in Italia e quelli italiani all&#8217;estero, tra il 2007 ed il 2009 non sono aumentati n\u00e9 diminuiti.<br \/>\nMa le buone nuove, purtroppo, finiscono qui. Se confrontiamo l&#8217;Italia agli altri paesi europei siamo maledettamente indietro: il valore complessivo dello stock d&#8217;investimenti diretti italiani all&#8217;estero \u00e8 27,4% del Pil; quello degli investimenti esteri in Italia il 18,6 per cento. In Francia sono rispettivamente pari al 64,9 ed al 42,8 per cento.<\/p>\n<p>E siccome siamo indietro rispetto al resto dell&#8217;Europa, rischiamo che lo stagno presto si trasformi in un vortice che risucchi tutta l&#8217;acqua lasciando solo un putrido fondo melmoso. Avete presente quel film di 007 dove il rifugio del cattivo \u00e8 nascosto da un lago finto che si svuota non appena il cattivo in questione apre una saracinesca?<\/p>\n<p>Il rischio, dunque, \u00e8 che se gli investimenti in entrata e in uscita scendono sotto una certa soglia si inneschi un processo a catena che allora veramente porter\u00e0 alla deindustrializzazione del paese. L&#8217;Italia \u00e8 a un passaggio critico da questo punto di vista e soprattutto non ha pi\u00f9 tempo. Questo \u00e8 forse il principale messaggio che si pu\u00f2 trarre dal rapporto sull&#8217;Italia multinazionale, appena pubblicato da Ice\/Fondazione Masi e scritto da Sergio Mariotti e Marco Mutinelli.<\/p>\n<p>Per quale ragione questo evento \u00e8 plausibile, perch\u00e9 dovrebbe mai aprirsi la saracinesca sul fondo dello stagno? Intanto perch\u00e9 pi\u00f9 investimenti sia in entrata che in uscita ci sono pi\u00f9 ne arrivano. Un laboratorio di ricerca come pu\u00f2 funzionare se non c&#8217;\u00e8 una massa critica di ricercatori, infrastrutture, scuole per i figli dei manager stranieri e cos\u00ec via?<\/p>\n<p>Maggiore \u00e8 il numero di imprese presenti, maggiore sar\u00e0 la disponibilit\u00e0 di questi fattori che le imprese utilizzano. Se un numero critico d&#8217;imprese lascia l&#8217;Italia, anche gli altri potrebbero andarsene. Questo \u00e8 esattamente quello che \u00e8 successo in Irlanda con la crisi finanziaria.<br \/>\nE, quando le nostre imprese vanno all&#8217;estero, spesso lo fanno inseguendo i clienti (per servirli) o i concorrenti (per emularli). Se non c&#8217;\u00e8 una massa critica di aziende italiane che produce globalmente, rischiamo di venire tagliati fuori dai paesi pi\u00f9 dinamici e in crescita.<\/p>\n<p>La seconda ragione \u00e8 che investimenti in entrata e in uscita innestano tra loro processi virtuosi che si rafforzano a vicenda. Le attivit\u00e0 estere delle imprese sono un complemento essenziale di quelle che rimangono in Italia. Molti pi\u00f9 impianti nazionali avrebbero chiuso se i nostri imprenditori non avessero inseguito mercati pi\u00f9 dinamici con costi di produzione pi\u00f9 bassi.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 ci sia una sinergia tra quanto \u00e8 fuori e quel che rimane a casa, l&#8217;economia nazionale deve continuare a essere un luogo dove si svolgono parti essenziali del processo produttivo in modo efficace. Gli stessi fattori che rendono l&#8217;Italia poco interessante per gli stranieri, spingono i nostri produttori a chiudere gli impianti del tutto e addio sinergie virtuose.<\/p>\n<p>Infine, terzo motivo, l&#8217;attrattivit\u00e0 del nostro territorio dipende da cosa avviene in casa d&#8217;altri. L&#8217;Italia oggi \u00e8 in un sandwich. Da una lato ci sono i paesi nord occidentali dove le multinazionali concentrano headquarter e attivit\u00e0 high tech come la ricerca.<\/p>\n<p>Dall&#8217;altra i paesi emergenti, soprattutto quelli europei, dove va la produzione manifatturiera. Noi in mezzo rischiamo di fare il companatico con supermercati e alberghi: utili, ma con poco valore aggiunto.<\/p>\n<p>Lezione: rimbocchiamoci le maniche e subito, lo sviluppo o la perdita di attivit\u00e0 produttiva non \u00e8 un processo continuo ma segue dei gradini. Se ne scendiamo uno rischiamo di rimanerci per sempre o essere obbligati a scendere ancora.<br \/>\nChe fare? I fattori che influenzano le scelte degli investitori esteri sono gli stessi che determinano la competitivit\u00e0 delle imprese nazionali e la loro capacit\u00e0 di andare all&#8217;estero. I progressi del tavolo sul patto sociale sono un passo importante e utile, ma senza un governo che faccia la sua parte non si riesce ad andare lontano. Non \u00e8 questione di soldi, ma di certezza delle regole.<\/p>\n<p><strong>Un diritto del lavoro che, come sostiene da tempo Pietro Ichino, \u00e8 intraducibile in inglese (sia per la sua ipertrofia e disorganicit\u00e0, sia per il suo linguaggio, sia perch\u00e9 \u00e8 impossibile derivarne regole chiare per un potenziale investitore sulle materie cruciali), scoraggia chiunque voglia mettere un dollaro da noi.<\/strong> E cos\u00ec l&#8217;incertezza e la complessit\u00e0 della normativa fiscale ha un costo implicito maggiore delle pur elevate aliquote. E infine, quanto costano i 1.210 giorni necessari a risolvere una controversia contrattuale (331 in Francia)?<\/p>\n<p>Riformare le regole non costa all&#8217;erario. Ha solo un costo politico. Chi \u00e8 disposto a sostenerlo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UN INVESTIMENTO TIRA L\u2019ALTRO; VICEVERSA, NEL VUOTO E\u2019 PIU\u2019 DIFFICILE ATTRARRE GLI INVESTITORI E IL PAESE RISCHIA DI STABILIZZARSI IN UN EQUILIBRIO DETERIORE Articolo di Giorgio Barba Navaretti, pubblicato sul Sole 24 ore il 5 novembre 2010<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13],"tags":[],"class_list":["post-11039","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-25-temi-diversi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11039","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=11039"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11039\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=11039"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=11039"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=11039"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}