
{"id":11137,"date":"2010-11-11T13:39:54","date_gmt":"2010-11-11T12:39:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=11137"},"modified":"2010-11-14T00:10:02","modified_gmt":"2010-11-13T23:10:02","slug":"lo-scandalo-del-lavoro-gratuito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=11137","title":{"rendered":"LO SCANDALO DEL LAVORO GRATUITO"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">TROPPI GIOVANI SI SOTTOPONGONO A UNA LUNGA ANTICAMERA DI <em>STAGES<\/em> NON RETRIBUITI PER CONCORRERE ALLA RENDITA CHE VIENE DISTRIBUITA A CHI RIESCE A CONQUISTARSI IL POSTO FISSO \u2013 PER SANARE QUESTA PIAGA NON SERVONO LE GRIDE MANZONIANE, GLI ISPETTORI E I GIUDICI, MA SERVE ELIMINARE LA RENDITA DEL POSTO FISSO<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Articolo di <strong>Michele Boldrin<\/strong>, professore presso la Facolt\u00e0 di Economia della Washington University, pubblicato su <\/em>il Fatto Quotidiano <em>dell\u201911 novembre 2010<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Sembra che in Italia, per amore o per forza, molta gente lavori \u201cgratis\u201d \u2013 ossia, senza un immediato corrispettivo monetario, o quasi. Hanno cominciato (a fare notizia) Marco Travaglio e Vauro, poi \u00e8 stata la volta di Roberto Benigni nel programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano. Ma non sono solo le celebrit\u00e0 televisive a lavorare gratuitamente. Tempo fa scoprimmo che molte scuole private quasi non pagano i propri<br \/>\ndocenti pi\u00f9 giovani i quali, a loro volta, accettano di lavorare perch\u00e9 l&#8217;esperienza cos\u00ec accumulata genera \u201cpunti\u201d per accedere all&#8217;impiego pubblico. L\u2019associazione Libertiamo ha appena lanciato una campagna contro gli \u201cstage gratuiti\u201d che molte aziende offrono a neolaureati, un \u201climbo degradante\u201d, mentre quelli durante il periodo della scuola sono \u201cfortemente formativi\u201d. Occorre quindi intervenire, anche perch\u00e9 non ci sono solo le imprese private: c\u2019\u00e8 il praticantato negli studi professionali e pure gli enti pubblici \u201cdanno il cattivo esempio\u201d. Insomma, in Italia troppa gente lavora gratis e questo \u00e8 sfruttamento. Ma il diffondersi del lavoro gratuito \u00e8 sintomo di patologie economiche differenti da quelle che molti assumono esserne la causa.<\/p>\n<p><strong>PRIMA DI COMINCIARE<\/strong> a riflettere sul problema, verrebbe da chiedersi se esso sia veramente una novit\u00e0 o se, invece, si stiano solo riscoprendo pratiche antiche in abiti moderni. Rispondere a tale quesito richiede un\u2019analisi empirica impossibile qui. Tralasciamola dando per acquisito che, in Italia, il lavoro gratuito sia pi\u00f9 diffuso che in altri Paesi. Notiamo, anzitutto, che coloro i quali accettano di prestare i propri servizi senza farsi pagare lo fanno volontariamente. Essendo presumibilmente persone che non agiscono per farsi del male, ritengono che tale azione sia meglio delle alternative (non lavorare, cercare un lavoro pi\u00f9 umile ma remunerato, mettersi in proprio, trasferirsi altrove). Nel caso, per esempio, degli insegnanti di scuola privata che lavorano a salari molto bassi, la controparte della transazione \u00e8 la concessione di un punteggio che aumenta la probabilit\u00e0 di ottenere un posto fisso in una scuola pubblica. Nel caso degli stagisti negli uffici pubblici, vale un meccanismo analogo di compensazione via accumulazione di titoli utili per \u201cvincere il concorso\u201d. Un caso estremo \u00e8 quello dei ricercatori universitari, che lavorano per anni a stipendi molto bassi nella speranza di poter accedere a una posizione di associato e ordinario. Poich\u00e9 si accumulano le storie di ricercatori italiani che, emigrando nel Regno Unito, in Svizzera o in Francia, raddoppiano o triplicano il proprio stipendio, per coloro che scelgono di rimanere l\u2019aumento della probabilit\u00e0 d\u2019essere promossi compensa, in valore economico, il sacrificio di lavorare per molti anni a uno stipendio misero. Lo stesso vale per gli stagisti gratuiti nelle grandi aziende: cercano contatti e visibilit\u00e0 che aumentino la probabilit\u00e0 di un\u2019assunzione \u201cregolare\u201d. Anche l\u2019azienda, ovviamente, cerca qualcosa ma quello \u00e8 pi\u00f9 ovvio: lavoro a buon mercato.<\/p>\n<p>Insomma, fatta eccezione per Benigni e gli altri della Rai, la maggioranza delle persone che lavorano gratis lo fanno nella speranza d\u2019ottenere un posto fisso. Qual \u00e8, dunque, il valore di un posto fisso? \u00c8 dato dal valore atteso scontato della differenza tra l&#8217;utilit\u00e0 che si ottiene in tale posto e l&#8217;utilit\u00e0 che si ottiene nel migliore impiego alternativo (ossia, principalmente, l&#8217;utilit\u00e0 che si ottiene migrando o cercando lavoro in un\u2019occupazione diversa da quelle in cui il posto fisso comincia a non essere pi\u00f9 tanto frequente, per esempio la piccola industria manifatturiera). Chiamiamo tale differenza \u201crendita da impiego fisso\u201d. A chi va questa rendita? Dipende dal meccanismo adottato per allocare i posti fissi: molti sono i postulanti e pochi gli eletti, specie nel settore pubblico. Fare uno stage gratuito o insegnare per quattro soldi nella scuola privata sono maniere per comprarsi un biglietto della lotteria che assegna la rendita. E i biglietti li vendono le aziende o gli uffici pubblici presso i quali \u00e8 possibile, lavorando gratis-o-quasi, acquisire \u201cpunti\u201d per l\u2019accesso al posto fisso. Sono questi i veri beneficiari dell\u2019esistenza di tale rendita perch\u00e9 ricevono lavoro gratuito. Per questo l\u2019esempio dei personaggi dello spettacolo citati all\u2019inizio che, per \u201cstare in Tv\u201d, son disposti a lavorare gratis calza a pennello. Andare in Rai (o a Mediaset) permette di appropriarsi di parte delle rendite di duopolio di cui queste due compagnie godono. Ma per andarci occorre che il pubblico ti voglia e il pubblico televisivo, si sa, ha la memoria corta: se per un periodo non vede il tuo viso apparire nello scatolone acceso, si scorda di te. Ecco quindi che diventa conveniente offrirsi anche di lavorare gratis, per un po\u2019, pur di rimanere in televisione. Ora, le rendite da posto fisso non sono di certo paragonabili a quelle che Rai e Mediaset distribuiscono alle loro \u201cstelle\u201d, ma la logica \u00e8 la medesima.<\/p>\n<p>Che fare? A leggere il dibattito italiano saltano fuori sempre le solite soluzioni. Obblighiamo le aziende a pagare sempre un salario minimo per qualsiasi funzione. Mandiamo gli ispettori del lavoro. Mandiamo la guardia di finanza. Vietiamo tout-court il lavoro \u201cgratuito\u201d, anche se volontario. Mi permetto di suggerire che si tratta di soluzioni inefficaci , genererebbero solo ulteriori vincoli e ulteriori costi di controllo per essere poi raggirate con nuovi e maggiormente subdoli mezzi.<\/p>\n<p><strong>LA RAGIONE<\/strong> per tale previsione, oltre all\u2019esperienza accumulata, sta nella forza della motivazione economica: se c\u2019\u00e8 una grande rendita di cui appropriarsi qualcuno spender\u00e0 risorse per farlo. L\u2019analogia con il caso delle \u201cstelle\u201d televisive serve anche qui: qual\u2019\u00e8 la soluzione pi\u00f9 semplice per eliminare le rendite di duopolio di cui godono Rai e Mediaset? Rendere il settore televisivo pi\u00f9 concorrenziale cosicch\u00e9 lavorare in uno dei due gruppi principali non sia l\u2019unica maniera per andare in televisione. Tutti sanno, intuitivamente, che se in Italia vi fossero dieci canali televisivi, uno indipendente dall\u2019altro, le rendite di Rai e Mediaset svanirebbero. Questa analogia suggerisce che esiste una soluzione semplice semplice anche per il problema, molto pi\u00f9 serio del lavoro gratuito, una soluzione che elimina distorsioni, e comportamenti illegali e sfruttamento dei giovani alla ricerca del posto fisso: ridurre drasticamente la rendita da posto fisso, specialmente da posto fisso nell\u2019impiego pubblico. Ma nessuno ne parla, chiss\u00e0 perch\u00e9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>TROPPI GIOVANI SI SOTTOPONGONO A UNA LUNGA ANTICAMERA DI STAGES NON RETRIBUITI PER CONCORRERE ALLA RENDITA CHE VIENE DISTRIBUITA A CHI RIESCE A CONQUISTARSI IL POSTO FISSO \u2013 PER SANARE QUESTA PIAGA NON SERVONO LE GRIDE MANZONIANE, GLI ISPETTORI E I GIUDICI, MA SERVE ELIMINARE LA RENDITA DEL POSTO FISSO Articolo di Michele Boldrin, professore [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-11137","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11137","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=11137"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11137\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=11137"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=11137"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=11137"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}