
{"id":11286,"date":"2010-11-22T13:05:37","date_gmt":"2010-11-22T12:05:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=11286"},"modified":"2010-11-29T11:30:43","modified_gmt":"2010-11-29T10:30:43","slug":"il-testamento-di-christian-de-cherge%e2%80%99","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=11286","title":{"rendered":"IL TESTAMENTO DI CHRISTIAN DE CHERGE\u2019"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">\u201cECCO, POTR\u00d2, SE A DIO PIACE, IMMERGERE IL MIO SGUARDO IN QUELLO DEL PADRE, PER CONTEMPLARE CON LUI I SUOI FIGLI DELL\u2019ISLAM COS\u00cc COME LI VEDE LUI, TUTTI ILLUMINATI DALLA GLORIA DEL CRISTO, FRUTTO DELLA SUA PASSIONE, INVESTITI DEL DONO DELLO SPIRITO, LA CUI GIOIA SEGRETA SAR\u00c0 SEMPRE DI STABILIRE LA COMUNIONE, GIOCANDO CON LE DIFFERENZE.\u201d<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><em>Testamento di <strong>Padre Christian De Cherg\u00e9<\/strong>, priore dell\u2019Abbazia di Tibihrine, ucciso con\u00a0altri sei monaci\u00a0trappisti in Algeria nel maggio 1996, probabilmente da fondamentalisti islamici (ma forse dall&#8217;esercito regolare che voleva far ricadere la responsabilit\u00e0\u00a0su questi ultimi). Alla vicenda di padre Christian\u00a0e dei suoi confratelli, profondamente inseriti nel villaggio di cui condividevano con passione e abnegazione tutta la vita, \u00e8 stato dedicato il film \u00a0<\/em>Des hommes et des dieux,\u00a0<em> titolo non felicemente reso da noi\u00a0 con\u00a0 <\/em>Gli uomini di Dio<em>: v. in proposito, in coda al Testamento, la recensione di Giona A. Nazzaro, apparsa su <\/em>Micromega<em>, ottobre 2010<br \/>\n<\/em><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>TESTAMENTO DI PADRE CHRISTIAN DE CHERGE&#8217;<br \/>\n<\/strong><\/span>Se mi capitasse un giorno &#8211; e potrebbe essere oggi &#8211; di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunit\u00e0, la mia Chiesa, la mia famiglia, si ricordassero che la mia vita era &#8220;donata&#8221; a Dio e a questo paese.<br \/>\nChe essi accettassero che l\u2019unico Signore di ogni vita non potrebbe essere estraneo a questa dipartita brutale.<br \/>\nChe pregassero per me: come essere trovato degno di una tale offerta?<br \/>\nChe sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell\u2019indifferenza dell\u2019anonimato.<br \/>\nLa mia vita non ha valore pi\u00f9 di un\u2019altra. Non ne ha neanche di meno. In ogni caso non ha l\u2019innocenza dell\u2019infanzia.<br \/>\nHo vissuto abbastanza per sapermi complice del male che sembra, ahim\u00e8, prevalere nel mondo, e anche di quello che potrebbe colpirmi alla cieca. Venuto il momento, vorrei poter avere quell\u2019attimo di lucidit\u00e0 che mi permettesse di sollecitare il perdono di Dio e quello dei miei fratelli in umanit\u00e0, e nello stesso tempo di perdonare con tutto il cuore chi mi avesse colpito.<br \/>\nNon potrei augurarmi una tale morte. Mi sembra importante dichiararlo. Non vedo, infatti, come potrei rallegrarmi del fatto che questo popolo che io amo venisse indistintamente accusato del mio assassinio.<br \/>\nSarebbe pagare a un prezzo troppo alto ci\u00f2 che verrebbe chiamata, forse, la &#8220;grazia del martirio&#8221;, doverla a un Algerino, chiunque sia, soprattutto se egli dice di agire in fedelt\u00e0 a ci\u00f2 che crede essere l\u2019Islam.<br \/>\nSo di quale disprezzo hanno potuto essere circondati gli Algerini, globalmente presi, e conosco anche quali caricature dell\u2019Islam incoraggia un certo islamismo. E\u2019 troppo facile mettersi la coscienza a posto identificando questa via religiosa con gli integrismi dei suoi estremismi.<br \/>\nL\u2019Algeria e l\u2019Islam, per me, sono un\u2019altra cosa, sono un corpo e un anima.<br \/>\nL\u2019ho proclamato abbastanza, mi sembra, in base a quanto ho visto e appreso per esperienza, ritrovando cos\u00ec spesso quel filo conduttore del Vangelo appreso sulle ginocchia di mia madre, la mia primissima Chiesa proprio in Algeria, e, gi\u00e0 allora, nel rispetto dei credenti musulmani.<br \/>\nLa mia morte, evidentemente, sembrer\u00e0 dare ragione a quelli che mi hanno rapidamente trattato da ingenuo, o da idealista: &#8220;Dica, adesso, quello che ne pensa!&#8221;.<br \/>\nMa queste persone debbono sapere che sar\u00e0 finalmente liberata la mia curiosit\u00e0 pi\u00f9 lancinante. Ecco, potr\u00f2, se a Dio piace, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i Suoi figli dell\u2019Islam cos\u00ec come li vede Lui, tutti illuminati dalla gloria del Cristo, frutto della Sua Passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sar\u00e0 sempre di stabilire la comunione,giocando con le differenze.<br \/>\nDi questa vita perduta, totalmente mia e totalmente loro, io rendo grazie a Dio che sembra averla voluta tutta intera per questa gioia, attraverso e nonostante tutto.<br \/>\nIn questo &#8220;grazie&#8221; in cui tutto \u00e8 detto, ormai della mia vita, includo certamente voi, amici di ieri e di oggi, e voi, amici di qui, insieme a mio padre e a mia madre, alle mie sorelle e ai miei fratelli, e a loro, centuplo regalato come promesso!<br \/>\nE anche te, amico dell\u2019ultimo minuto che non avrai saputo quel che facevi. S\u00ec, anche per te voglio questo &#8220;grazie&#8221;, e questo &#8220;a-Dio&#8221; nel cui volto ti contemplo.<br \/>\nE che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in Paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due.<br \/>\nAmen! Inch\u2019Allah.<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em>Algeri, 1\u00b0 dicembre 1993<br \/>\nTibihrine, 1\u00b0 gennaio 1994<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>LA RECENSIONE DEL FILM &#8220;UOMINI DI DIO&#8221; DI XAVIER BEAUVOIS (Francia, 2010)<\/strong><\/span><\/p>\n<p><em>A cura di Giona A. Nazzaro, apparsa su <\/em>Micromega <em>&#8211; ottobre 2010<\/em><\/p>\n<p>Il cinema di Xavier Beauvois \u00e8 un oggetto pressoch\u00e9 sconosciuto in Italia, nonostante l\u2019elevata qualit\u00e0 dei risultati ottenuti dal regista nel corso degli anni. Dal lontano 1991, anno in cui Beauvois si fa notare con l\u2019ottimo Nord, la sua progressione \u00e8 costante al punto che si trova coinvolto in prima persona nel complesso processo del costante rinnovamento del cinema francese.<br \/>\nUomo di cinema in grado di passare con grande facilit\u00e0 davanti alla macchina da presa, Beauvois \u00e8 anche un ottimo attore cosa evidenziata da una filmografia che comprende titoli del valore di <em>Le ciel de Paris <\/em>di Michel Bena, <em>Ponette <\/em>di Jacques Doillon, <em>Le vent de la nuit <\/em>di Philippe Garrel e <em>Villa Amalia <\/em>di Benoit Jacquot. Ed \u00e8 in veste di regista e interprete che dirige quattro anni <em>N\u2019oublie pas que tu vas mourir<\/em>, potente apologo intrecciato alla vita e alla morte che osa unire in un unico arco narrativo la guerra nei Balcani e il dramma di un uomo che scopre d\u2019essere sieropositivo. Presentato a Cannes, il film suscita grande scalpore sia a causa della franchezza con cui Beauvois mette in scena la sessualit\u00e0 che per la visione particolarmente cruda, scevra di qualunque concessione al politicamente corretto, che fornisce della guerra nell\u2019ex Jugoslavia.<br \/>\nAnche i successivi <em>Selon Mathieu <\/em>(2000) e <em>Le petit Lieutenant <\/em>(2005) evidenziano la bont\u00e0 e, soprattutto, l\u2019irrequietezza dello sguardo di Beauvois, confermandone inoltre quale tratto dominante un\u2019asperit\u00e0 che sembrerebbe avvicinarlo al magistero di Maurice Pialat. Ci\u00f2 che dai detrattori del regista viene definita come \u201crozzezza\u201d \u00e8 in realt\u00e0 la caratteristica distintiva di un approccio alla materia filmica potentemente ancorata ai corpi e agli ambienti naturali.<br \/>\nEd \u00e8 esattamente questa caratteristica a fare la forza di <em>Des hommes et des dieux<\/em>, il nuovo film di Beauvois, presentato quest\u2019anno in concorso a Cannes che la distribuzione italiana ha intitolato in maniera riduttiva Uomini di Dio.<br \/>\nIl film rievoca la strage di sette monaci cistercensi di Tibihrine sullo sfondo della guerra civile in Algeria nel 1996. La Al-Jama\u2019ah al-Islamiyah al-Musallaha, il gruppo armato che mira a rovesciare il governo, rivendic\u00f2 la responsabilit\u00e0 dell\u2019eccidio, ma fonti francesi hanno sempre ritenuto plausibile l\u2019ipotesi che i religiosi siano stati trucidati da reparti dell\u2019esercito algerino nel quadro o di una strategia della tensione o di un banale \u201cerrore\u201d.<br \/>\nIl progetto, nato per volont\u00e0 del produttore cattolico Etienne Comar, \u00e8 affidato a Beauvois che nel corso di un dettagliato lavoro di ricerca, durante il quale si confronta con teologi e religiosi, sceglie di trascorrere un periodo nel convento cistercense di Notre-Dame de Tami\u00e9 fondato nel 1132 da Pietro di Tarentaise.<br \/>\nEvidentemente una materia simile, in altre mani, sarebbe stata lo spunto privilegiato per una qualunque agiografica fiction religiosa prodotta da Mediaset o dalla Rai. Cosa in s\u00e9 abbastanza curiosa, considerata che pur essendo un paese profondamente cattolico, e tranne qualche eccezione del valore di Giovanni Testori, l\u2019Italia non \u00e8 mai stata in grado di produrre un discorso sulla fede che non fosse inevitabilmente confessionale e normativo. In Francia, invece, esiste una tradizione di spiritualit\u00e0 potente e se si vuole anche violentemente conservatrice &#8211; si pensa per esempio a Leon Bloy, oppure, sull\u2019altro estremo dello spettro politico, a Jean Genet &#8211; che nel cinema ha dato vita al magistero del cinema di Robert Bresson influenzando profondamente il pensiero stesso della nouvelle vague attraverso gli insegnamenti di Andr\u00e9 Bazin. Una corrente di pensiero che ha prodotto risultati altissimi come Sotto il sole di Satana di Maurice Pialat tratto dall\u2019omonimo romanzo di Bernanos.<br \/>\nInevitabilmente il film di Xavier Beauvois s\u2019innesta quindi in una tradizione di religiosit\u00e0 critica o comunque problematica in grado di dialogare anche con il versante laico della societ\u00e0. Infatti, pur essendo nato chiaramente per celebrare il sacrificio dei monaci, il film di Beauvois s\u2019afferma prima di tutto come opera determinata da uno specifico cinematografico che se da un lato sviluppa e amplia il cinema precedente del regista, dall\u2019altro si confronta con una serie di modelli estremamente impegnativi che vanno da John Ford (Missione in Manciuria) a Dreyer e Bresson.<br \/>\nA Beauvois dunque riesce l\u2019impresa di realizzare un film profondamente religioso, onorare la morte dei monaci e al tempo stesso di metterne in luce umanit\u00e0 e debolezze, anche ideologiche, senza per questo cadere nel tranello, tipicamente parrocchiale, dei difetti umani che inevitabilmente esaltano la forza della fede o del fedele. No. Beauvois coglie con grande fermezza degli uomini nell\u2019agone della storia. Evidenzia i mezzi che questi hanno a disposizione per contrastare la violenza, il tentativo di porsi in comunicazione con i portatori di altre divinit\u00e0 per poi non potere fare altro che seguire le tracce del martirio.<br \/>\nBeauvois per\u00f2 non esalta il martirio e non cede alla tentazione della mistica della morte bella. I monaci accettano la morte muovendo da convinzioni che per quanto nobili, sia sul piano individuale e collettivo, sono comunque il frutto di un pensiero che contempla la morte come parte integrante del proprio discorso. In questo senso vittime e carnefici si riconoscono potenzialmente simili nel loro essere per la morte. La politica, in parte accennata dalle aperture dello sguardo di padre Luc, non partecipa di questa dialettica. Il conflitto del film, squisitamente politico, \u00e8 combattuto con le armi inadeguate della fede. Resta quindi solo una testimonianza di morte. E i sacrificati riconoscono le armi di coloro che uccidono. Un conflitto dell\u2019identico.<br \/>\nLa straordinaria capacit\u00e0 di Beauvois di calarsi nella vicenda \u00e8 data dalla commozione con la quale il regista filma ci\u00f2 che il protagonista Lambert Wilson ha definito \u201cl\u2019elemento federativo del canto\u201d e la forza di un territorio inospitale. Beauvois coglie il momento dell\u2019angoscia dei suoi protagonisti e nel farlo riesce a dare una risposta cinematografica alla domanda di Ges\u00f9 che chiedeva ai suoi discepoli se non fossero in grado di vegliare con lui neanche un\u2019ora. Beauvois sta al fianco degli uomini che ha scelto di filmare. Lo fa con un cinema eticamente motivato e filmicamente evoca il magistero di Dreyer nell\u2019ultima cena dei monaci regalandoci uno dei pochi attimi di cinema trascendentale degli ultimi anni.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 bisogno d\u2019essere credenti per apprezzare il film di Beauvois anche se \u00e8 prevedibile la corsa all\u2019appropriazione del martirio che purtroppo pare sia gi\u00e0 iniziata con la scelta infelice del titolo italiano. <em>Uomini di Dio <\/em>significa infatti esattamente il contrario di <em>Des hommes et des dieux<\/em>. Non solo l\u2019originale francese antepone gli uomini alle divinit\u00e0, ma nella scelta del plurale accoglie anche il resto dell\u2019umanit\u00e0. Invece il subdolo <em>Uomini di Dio <\/em>ribadisce l\u2019idea di un dio unico eliminando la dialettica di una possibilit\u00e0 alterit\u00e0. Ed \u00e8 proprio quando gli uomini di Dio affrontano altri uomini di Dio che sorgono le guerre e gli uomini iniziano di nuovo a pensare di poter imporre ad altri uomini il presunto volere del loro Dio.<br \/>\nLa vicenda dei monaci di Tibhirine \u00e8 raccontata nel libro <em>Pi\u00f9 forti dell&#8217;odio<\/em> , di Fr\u00e8re Christian de Cherg\u00e9 (<em>edito in Italia nel 2006 da Qjqajon, con una prefazione di Enzo Bianchi<\/em>, n.d.r.).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cECCO, POTR\u00d2, SE A DIO PIACE, IMMERGERE IL MIO SGUARDO IN QUELLO DEL PADRE, PER CONTEMPLARE CON LUI I SUOI FIGLI DELL\u2019ISLAM COS\u00cc COME LI VEDE LUI, TUTTI ILLUMINATI DALLA GLORIA DEL CRISTO, FRUTTO DELLA SUA PASSIONE, INVESTITI DEL DONO DELLO SPIRITO, LA CUI GIOIA SEGRETA SAR\u00c0 SEMPRE DI STABILIRE LA COMUNIONE, GIOCANDO CON LE [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[33,34],"tags":[],"class_list":["post-11286","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-immigrazione","category-laicita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11286","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=11286"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11286\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=11286"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=11286"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=11286"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}