
{"id":11528,"date":"2010-12-03T08:44:41","date_gmt":"2010-12-03T07:44:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=11528"},"modified":"2010-12-21T12:01:30","modified_gmt":"2010-12-21T11:01:30","slug":"come-attrarre-i-cervelli-stranieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=11528","title":{"rendered":"IL VERO PROBLEMA E&#8217; CHE I GIOVANI STRANIERI MIGLIORI NON VENGONO IN ITALIA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;ITALIA NON SCORAGGIA SOLO L&#8217;IMMIGRAZIONE &#8220;CATTIVA&#8221;, MA ANCHE QUELLA BUONA &#8211; INVECE CHE PREOCCUPARCI DELLA FUGA DEI NOSTRI CERVELLI, DOVREMMO CAPIRE QUALI SONO I MOTIVI PER CUI NON SIAMO ATTRAENTI PER I BUONI CERVELLI STRANIERI<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>Intervista\u00a0a cura di Fabiana Cusimano, pubblicata su <\/em>la Discussione <em>il<\/em> 3 novembre 2010. <em>V. anche\u00a0l&#8217;<a title=\"Hirsch index\" href=\"http:\/\/www.topitalianscientists.org\/Top_italian_scientists_VIA-Academy.aspx\" target=\"_blank\">indice di Hirsch (h-index)<\/a>, che misura il grado della produttivit\u00e0 degli scienziati: ne risulta che, degli scienziati italiani, ben i due terzi operano all\u2019estero.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a title=\"Discussione\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/discussione-3xi10-interv.pdf\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-180\" title=\"icona-dwl8\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/icona-dwl8.png\" alt=\"\" width=\"53\" height=\"53\" \/><\/a> <a title=\"Discussione\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/discussione-3xi10-interv.pdf\" target=\"_blank\">Scarica l&#8217;intervista in formato pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><!--more--><\/p>\n<p>Dei dodici italiani insigniti del premio Nobel in chimica, fisica e medicina, solo Giulio Natta (Nobel nel 1963) condusse le sue ricerche interamente in Italia. Segno evidente della difficolt\u00e0 che hanno gli scienziati a lavorare bene e con gli strumenti adeguati nel Belpaese. Altra curiosa graduatoria che fotografa la situazione \u00e8 quella che descrive la classifica degli scienziati italiani attraverso l\u2019<a title=\"Hirsch index\" href=\"http:\/\/www.topitalianscientists.org\/Top_italian_scientists_VIA-Academy.aspx\" target=\"_blank\">indice di Hirsch (h-index)<\/a> che misura il grado di performance della produttivit\u00e0 degli scienziati: da essa risulta che solo sette scienziati su dieci lavorano ancora lungo la Penisola, mentre tra quelli registrati nella parte alta della classifica ben i due terzi si trovano all\u2019estero.<br \/>\n<strong>Senatore, gli italiani continuano a emigrare. Ma al contrario di quanto avveniva in passato oggi a lasciare il paese sono le persone con un elevato livello di scolarit\u00e0. Questa tendenza, in aumento secondo il rapporto Migrantes, non rischia di depauperare sempre di pi\u00f9 l&#8217;Italia?<\/strong><br \/>\nIl male non \u00e8 che molti dei nostri giovani migliori allarghino il loro raggio di mobilit\u00e0 oltr\u2019Alpe od oltre Oceano. La cosa molto preoccupante \u00e8 che nessuno dei giovani migliori degli altri Paesi venga in Italia. Questo \u00e8 un segno molto eloquente della chiusura dell\u2019Italia, al tempo stesso, alla nuova generazione e agli investimenti stranieri.<\/p>\n<p><strong>Da un&#8217;indagine dell&#8217;istituto per la competitivit\u00e0 si evince che in 20 anni il Belpaese ha perso 4 miliardi a causa della fuga di cervelli (visto che ogni ricercatore top vale 148 milioni di euro in brevetti). Perch\u00e9 non si investe su di loro invece di farseli sfuggire?<\/strong><br \/>\nRipeto: il problema non \u00e8 di tornare a un mercato del lavoro autarchico, chiuso in se stesso. Non ci deve preoccupare che i nostri emigrino: dobbiamo imparare a essere attrattivi per i giovani migliori di ogni parte del mondo, oltre che per il meglio dell\u2019imprenditoria mondiale.<\/p>\n<p><strong>Quale sarebbe, secondo lei, una soluzione ideale e concreta per invogliare ricercatori e scienziati a restare?<\/strong><br \/>\nInnanzitutto, creare occasioni buone di lavoro per loro. Per questo occorre un mercato del lavoro pi\u00f9 fluido, nel quale i posti di lavoro siano pi\u00f9 contendibili. Poi occorre un tasso pi\u00f9 alto di innovazione nel nostro tessuto produttivo; e la leva pi\u00f9 importante per ottenerlo \u00e8 quella di aprire molto di pi\u00f9 il nostro sistema alle imprese straniere.<\/p>\n<p><strong>Come?<\/strong><br \/>\nPer questo ci sono misure che possono dare risultati rilevanti soltanto a distanza di tempo: miglioramento della performance delle amministrazioni pubbliche, soprattutto di quella della giustizia; miglioramento delle infrastrutture. Poi ci sono misure che possono dare risultati immediati e a costo zero: tra queste l\u2019introduzione di regole di democrazia sindacale che aiutino il nostro sistema delle relazioni sindacali a essere meno inconcludente; inoltre semplificare la disciplina del rapporto di lavoro: ho presentato con altri 54 senatori un disegno di legge, n. 1873\/2009, che riproduce l\u2019intera legislazione nazionale su questa materia a un Codice del lavoro semplificato di 70 articoli brevi, semplici e traducibili in inglese. E il 10 novembre scorso il Senato ha espresso un parere favorevole in proposito a larghissima maggioranza.<\/p>\n<p><strong>Nel 2001 fu varato un programma per il rientro dei cervelli che si \u00e8 rivelato per\u00f2 poco efficace visto che mancano le condizioni per il loro reinserimento. Cosa non ha funzionato all&#8217;epoca?<\/strong><br \/>\nEra sbagliato l\u2019obiettivo: non \u00e8 il rientro dei nostri cervelli, ci\u00f2 a cui dobbiamo puntare; ma far venire giovani cervelli stranieri. E per questo occorre una forte apertura all\u2019imprenditoria straniera sia nel tessuto produttivo e nel sistema delle relazioni industriali, sia nella nostra cultura. Dove invece oggi prevale ancora l\u2019idea della \u201cdifesa dell\u2019italianit\u00e0 delle nostre aziende\u201d: v. i casi Alitalia, Abn Amro\/Antonveneta, ATT\/Telecom, Abertis, Poste, Ferrovie, e tanti altri.<\/p>\n<p><strong>In un quadro del genere che ruolo gioca la riforma dell&#8217;universit\u00e0 della Gelmini?<\/strong><br \/>\nQuel disegno di legge enuncia dei principi che a me sembrano giusti. Ma temo che avr\u00e0 un tasso di effettivit\u00e0 molto basso, per come \u00e8 strutturato, sia sul piano normativo, sia su quello finanziario<\/p>\n<p><strong>Cosa hanno gli altri Paesi del mondo che noi non siamo in grado di offrire?<\/strong><br \/>\nUn mercato del lavoro pi\u00f9 fluido e aperto, amministrazioni pubbliche e infrastrutture pi\u00f9 efficienti, un pi\u00f9 alto livello di civic attitudes, di cultura delle regole.<\/p>\n<p><strong>Non crede che oltre ai problemi legati all&#8217;immigrazione si dovrebbe fare pi\u00f9 attenzione anche a quelli legati all&#8217;emigrazione?<\/strong><br \/>\nVale quello che Le ho detto prima, a questo proposito: dobbiamo incentivare la buona immigrazione. La nostra legislazione attuale non ostacola solo quella cattiva, ma anche quella buona.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ITALIA NON SCORAGGIA SOLO L&#8217;IMMIGRAZIONE &#8220;CATTIVA&#8221;, MA ANCHE QUELLA BUONA &#8211; INVECE CHE PREOCCUPARCI DELLA FUGA DEI NOSTRI CERVELLI, DOVREMMO CAPIRE QUALI SONO I MOTIVI PER CUI NON SIAMO ATTRAENTI PER I BUONI CERVELLI STRANIERI Intervista\u00a0a cura di Fabiana Cusimano, pubblicata su la Discussione il 3 novembre 2010. 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