
{"id":11549,"date":"2010-12-07T23:12:39","date_gmt":"2010-12-07T22:12:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=11549"},"modified":"2010-12-14T21:55:10","modified_gmt":"2010-12-14T20:55:10","slug":"fiom-fiat-e-la-questione-cruciale-del-contratto-collettivo-nazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=11549","title":{"rendered":"L&#8217;USCITA DELLA FIAT DA CONFINDUSTRIA E LA QUESTIONE CRUCIALE DEL CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LA QUESTIONE DEL RAPPORTO TRA CONTRATTO AZIENDALE E NAZIONALE PUO&#8217; E DEVE ESSERE AFFRONTATA IN TERMINI NUOVI &#8211;\u00a0TORNARE A PARLARE, A QUESTO PROPOSITO,\u00a0DI &#8220;ARROGANZA&#8221; DI MARCHIONNE, O DI &#8220;RICATTO&#8221;,<\/span>\u00a0<span style=\"color: #993300;\">SIGNIFICA IGNORARE IL COROLLARIO FONDAMENTALE DEL PRINCIPIO CONTRATTUALISTICO, CIOE&#8217;\u00a0LA POSSIBILITA&#8217; CHE IL CONTRATTO NON VENGA STIPULATO AFFATTO<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo pubblicato su <\/em>il Foglio<em> del 14 dicembre 2010 e in corso di pubblicazione su <\/em>Mondoperaio<em>, gennaio 2011 &#8211; Sullo stesso tema v. <\/em><a title=\"Lettera sul lavoro - Corriere della Sera, 6.12.10\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=11560\" target=\"_blank\"><em>la mia <\/em>Lettera sul lavoro <em>pubblicata sul <\/em>Corriere della Sera<em> del 6 dicembre 2010<\/em><\/a><em>\u00a0<!--more--><\/em><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 1. &#8211;\u00a0Il 10 dicembre scorso Sergio Marchionne ed Emma Marcegaglia hanno annunciato da New York che anche nello stabilimento Fiat di\u00a0Mirafiori, come\u00a0in quello di Pomigliano d&#8217;Arco,\u00a0il lavoro\u00a0sar\u00e0 regolato soltanto da un contratto aziendale e non dal contratto nazionale del settore metalmeccanico; e che per ottenere questo effetto la <em>newco<\/em> di Mirafiori, come quella di Pomigliano,\u00a0non sar\u00e0 affiliata a Confindustria.<br \/>\n\u00a0\u00a0 Arroganza di Marchionne? Forse no, se \u00e8 vero che In tutti gli altri numerosi Paesi in cui la Fiat opera, dagli U.S.A. al Brasile, dalla Polonia\u00a0alla Serbia, le condizioni di lavoro possono essere assoggettate al solo contratto aziendale: possono, cio\u00e8, essere negoziate interamente nel luogo stesso di lavoro e quindi adattate punto per punto alle esigenze specifiche del singolo piano industriale. Anche <strong>in Germania<\/strong>, Paese nel quale il sistema delle relazioni industriali \u00e8 sempre stato imperniato sulla contrattazione collettiva nazionale di settore, oggi <strong>\u00e8 consentito e largamente praticato che la singola impresa contratti le condizioni di lavoro al proprio livello; e in tal caso \u00e8 soltanto il contratto aziendale ad applciarsi, non quello nazionale<\/strong>. Di fatto, in Germania il contratto collettivo nazionale funge da rete di sicurezza e da <em>benchmark<\/em>: la contrattazione nei luoghi di lavoro \u00e8 costretta a confrontarsi con lo standard nazionale, pena il rischio di perdita di consensi tra i lavoratori, ma \u00e8 giuridicamente libera di discostarsene, per sperimentare forme diverse di organizzazione e inquadramento professionale del lavoro, di distribuzione dei tempi di lavoro, di struttura delle retribuzioni, ivi compresa la ripartizione tra zoccolo fisso e parte variabile in funzione della produttivit\u00e0 e\/o della redditivit\u00e0 aziendale.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 2. &#8211; Ora,\u00a0l&#8217;attuale modello tedesco di struttura della contrattazione collettiva pu\u00f2 piacerci o non piacerci; sta di fatto, per\u00f2, che se riusciamo\u00a0nel\u00a0capolavoro di\u00a0rompere definitivamente la trattativa con Marchionne, oggi <strong>non abbiamo alcuna altra multinazionale dell&#8217;automobile interessata a investire in Italia, alle condizioni che poniamo noi<\/strong>. Le altre, in giro per il mondo, insediano i loro stabilimenti negoziando le condizioni di lavoro esclusivamente al livello aziendale. Sembra\u00a0avere ben presente questo dato il sindaco di Torino\u00a0Sergio Chiamparino, quando (su <em>Repubblica <\/em>del\u00a04 dicembre) apre a questa prospettiva: &#8220;non mi scandalizzerebbe n\u00e9 un contratto solo per il settore auto n\u00e9 un contratto per ciascuno degli stabilimenti, a seconda delle loro caratteristiche. Non si tratta di\u00a0tab\u00f9. D&#8217;altronde Mirafiori non \u00e8 Pomigliano, la situazione \u00e8 differente su diversi fronti&#8230;&#8221;.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Cinque anni fa, quando ancora le vertenze odierne di Pomigliano e di Mirafiori erano di l\u00e0 da venire, ho scritto un libro per mostrare come nell&#8217;ottobre 2000, quando la Fiat annunci\u00f2 la chiusura dello stabilimento Alfa Romeo di Arese, proprio questo nostro sistema di relazioni industriali imperniato sul principio della rigida inderogabilit\u00e0 del contratto collettivo nazionale abbia contribuito in modo decisivo a impedire che quello stesso stabilimento si candidasse per l&#8217;insediamento in Italia della produzione della <em>Micra coup\u00e9<\/em> da parte della Nissan (<em><a title=\"A che cosa serve il sindacato? - Mondadori, 2005\" href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/libri\/view.asp?IDArticle=330\" target=\"_blank\">A che cosa serve il sindacato<\/a><\/em>, Mondadori, 2005). Questo non perch\u00e9 la Nissan intendesse pagare retribuzioni inferiori ai minimi previsti dal contratto nazionale dei metalmeccanici: al contrario, il suo piano industriale prevedeva livelli di produttivit\u00e0 che avrebbero consentito retribuzioni molto pi\u00f9 alte. <strong>Il problema era che quel piano prevedeva un&#8217;organizzazione del lavoro &#8211; la c.d. <em>lean production<\/em> &#8211; incompatibile con il sistema di inquadramento professionale previsto dal nostro contratto nazionale<\/strong>; e un sistema di determinazione delle retribuzioni, basato sulla <em>performance review<\/em> individuale (pur con l&#8217;assistenza del sindacalista di fiducia del lavoratore) anch&#8217;esso incompatibile con la struttura della retribuzione stabilita dal nostro contratto nazionale (per maggiori dettagli in proposito rinvio alle <em>slides<\/em> <a title=\"Hire your best employer! - 5.2.08\" href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/slides\/view.asp?IDArticle=230\" target=\"_blank\"><em>Hire your best employer!<\/em><\/a>, 2008)<em>.<\/em> Cos\u00ec stando le cose, o Cgil Cisl e Uil erano tutte e tre d&#8217;accordo per la deroga (e non lo erano), oppure la deroga non si poteva pattuire. E infatti la trattativa non venne neppure aperta.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 3. &#8211; Il punto \u00e8 che in Italia oggi quasi tutti considerano la &#8220;deroga&#8221; al contratto collettivo nazionale come sinonimo di &#8220;peggioramento delle condizioni di lavoro&#8221;, &#8220;rincorsa al ribasso&#8221;, &#8220;concorrenza tra poveri&#8221;, &#8220;<em>dumping<\/em> sociale&#8221;. Ma le cose non stanno cos\u00ec:\u00a0<strong>la deroga al contratto collettivo nazionale pu\u00f2 anche consistere in una modifica della disciplina dei tempi di lavoro che consente all&#8217;impresa di sfruttare meglio gli impianti e ai lavoratori di guadagnare di pi\u00f9<\/strong>; o nell&#8217;introduzione di una franchigia in materia di trattamento di malattia che consente di sradicare un abuso diffuso del relativo diritto, dannoso per i lavoratori stessi prima e pi\u00f9 che per l&#8217;impresa; oppure ancora in una diversa struttura della retribuzione funzionale a un aumento di produttivit\u00e0 di cui saranno i lavoratori per primi a beneficiare; e gli esempi di scostamenti dalla disciplina nazionale potenzialmente vantaggiosi anche per i lavoratori potrebbero moltiplicarsi all&#8217;infinito (cfr. la mia relazione sul tema <em><a title=\"Struttura della contr, collettiva, 10.10.07\" href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/slides\/view.asp?IDArticle=676\" target=\"_blank\">Struttura della contrattazione collettiva e pluralismo sindacale<\/a><\/em>). Questa possibilit\u00e0 di migliorare le condizioni di lavoro proprio attraverso la deroga al contratto collettivo nazionale \u00e8 tanto pi\u00f9 estesa quanto pi\u00f9 il contratto nazionale \u00e8 vecchio e quanto maggiore \u00e8 il volume normativo in esso contenuto;\u00a0il nostro contratto metalmeccanico \u00e8 per nove decimi ancora quello scritto nel 1972 &#8211; quando nelle aziende non soltanto non c&#8217;erano i pc e internet, ma neppure le fotocopiatrici e i fax &#8211; ed \u00e8 estremamente pervasivo: consta di centinaia di disposizioni, che coprono ogni possibile aspetto del rapporto di lavoro.<br \/>\n\u00a0\u00a0 &#8220;Forse &#8211; scrive Luciano Gallino, ancora\u00a0su <em>Repubblica<\/em> del 4 dicembre\u00a0&#8211; il problema per la Fiat\u00a0 [&#8230;] \u00e8 il contratto stesso. Troppo ingombrante, troppo complicato, troppo lungo, con le sue 136\u00a0pagine di testo. La competitivit\u00e0 esige che non solo la produzione sia snella, ma lo siano pure i contratti&#8221;. Ma non \u00e8 tanto un problema di snellezza: \u00e8 un problema di flessibilit\u00e0, di adattabilit\u00e0.\u00a0Cambiare il contratto nazionale \u00e8 operazione lunga, complessa, suscettibile di essere compiuta soltanto a determinate scadenze e con il consenso di numerosi altri attori; solo il contratto aziendale consente un adattamento rapido e autogestito dalle due sole parti interessate, nel luogo di lavoro.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 4. &#8211; <a title=\"Lettera di C. Damiano al Corriere della Sera, 8.12.10\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=11616\" target=\"_blank\">Cesare Damiano \u00e8 intervenuto nei giorni scorsi sul <em>Corriere della Sera<\/em><\/a> per sostenere che l&#8217;iderogabilit\u00e0 del contratto collettivo nazionale sarebbe indispensabile per la tutela dei &#8220;diritti e tutele fondamentali di tutti i lavoratori&#8221;. Gli ho risposto che identificare le clausole di un contratto collettivo nazionale con i diritti fondamentali \u00e8 scorretto: questi sono contenuti nella Costituzione e nelle grandi convenzioni internazionali, che sono le sole fonti di regole assolutamente inderogabili. <strong>I contratti collettivi nazionali sono diversi da settore a settore: basta questo per escludere che le loro disposizioni possano assurgere al rango di tutele fondamentali<\/strong>.<br \/>\n\u00a0\u00a0 \u00a0A mio avviso Cesare Damiano, adottando questo argomento, cade sostanzialmente nello stesso errore che ha commesso la Fiom, quando ha denunciato l&#8217;accordo di Pomigliano come un attentato alla legge e alla Costituzione, cio\u00e8 come uno scambio tra lavoro e diritti fondamentali. L&#8217;accordo di Pomigliano deroga al c.c.n.l. dei metalmeccanici, ma non viola alcuna norma di legge e tanto meno di Costituzione o di convenzione internazionale. Si pu\u00f2 ovviamente dissentire sulla mia proposta di una piena derogabilit\u00e0 del contratto nazionale da parte di un contratto aziendale stipulato da una coalizione sindacale che ne abbia i requisiti di rappresentativit\u00e0 e radicamento territoriale; purch\u00e9 sia chiaro che solo di questo si tratta: di modifica di disposizioni contrattuali; e non di rinuncia a diritti fondamentali.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 5. &#8211; Certo, \u00e8 ben possibile che la deroga al contratto nazionale stipulata per un&#8217;azienda o stabilimento\u00a0sia destinata a rivelarsi dannosa per i lavoratori. Ma <strong>non si pu\u00f2,\u00a0per paura dell&#8217;innovazione cattiva, sbarrare le porte anche a quella\u00a0buona<\/strong>. A meno che il vero scopo sia quello di proteggere le imprese nazionali in un tessuto produttivo un po&#8217; sonnacchioso, dalle pi\u00f9 dinamiche imprese straniere (questo potrebbe spiegare la tiepida e perplessa accoglienza delle proposte di Marchionne da parte dell&#8217;apparato di Confindustria). Forse proprio questo \u00e8 l&#8217;errore pi\u00f9 grave in cui \u00e8 caduto fin qui il movimento sindacale italiano: col difendere la regola generale della rigida inderogabilit\u00e0 dello standard fissato al livello centrale ha protetto\u00a0l&#8217;imprenditoria indigena contro l&#8217;imprenditoria pi\u00f9 innovativa che poteva irrompere dall&#8217;esterno a turbare il nostro <em>tran tran<\/em> nazionale.\u00a0Per altro verso, non \u00e8 mai prevedibile dove e come sia destinata a presentarsi l&#8217;innovazione buona. Se non vogliamo chiudere ad essa il nostro tessuto produttivo, abbiamo bisogno di un sindacato &#8220;intelligenza collettiva dei lavoratori&#8221; che sia capace di valutare il piano industriale innovativo e l&#8217;affidabilit\u00e0 di chi lo propone; e che, se la valutazione \u00e8 positiva, sappia guidare i lavoratori nella scommessa comune con l&#8217;imprenditore su quel piano, negoziandone il programma di attuazione a 360 gradi.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 6. &#8211; Dovremmo per questo mandare <strong>il contratto collettivo nazionale<\/strong> in soffitta? Niente affatto: esso <strong>ben pu\u00f2 &#8211; come in Germania &#8211; conservare la funzione di\u00a0<em>benchmark<\/em> e di disciplina applicabile per <em>default<\/em>, laddove manchi una disciplina collettiva negoziata da una coalizione maggioritaria a un livello pi\u00f9 prossimo al luogo di lavoro<\/strong>:\u00a0questo \u00e8\u00a0l&#8217;assetto del sistema della contrattazione collettiva previsto nel <a title=\"D.d.l. n. 1872\/2009\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4987\" target=\"_blank\">disegno di legge n. 1872\/2009<\/a>\u00a0(parte del <a title=\"Portale della Semplificazione e della Flexsecurity\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1079\" target=\"_blank\">&#8220;Progetto Semplificazione&#8221;<\/a>). E chiss\u00e0 che in questo modo, oltre agli investimenti di Marchionne, non riusciamo ad attirare anche\u00a0quelli di molte altre multinazionali, che finora la vischiosit\u00e0 del nostro sistema di relazioni industriali ha contriubito a tenere alla larga dall&#8217;Italia.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 7. &#8211; Quale che sia la scelta dei lavoratori italiani, sarebbe comunque il caso che la sinistra politica e quella sindacale smettessero di gridare all'&#8221;arroganza&#8221; e al\u00a0&#8220;ricatto padronale&#8221; quando Marchionne pone condizioni per dislocare i suoi investimenti in Italia invece che altrove. Per un verso, se abbiamo come interlocutore (di questo calibro) solo lui e non anche altri come Nissan, Ford, Volkswagen\u00a0o Volvo, dobbiamo prendercela soltanto con le nostre chiusure e non certo con lui n\u00e9 con gli altri che si tengono alla larga dall&#8217;Italia, Ma, soprattutto, dobbiamo finalmente <strong>abbandonare l&#8217;idea che la sottoscrizione del contratto collettivo, da parte di un&#8217;impresa o di una associazione di imprese, sia un obbligo<\/strong>. Un contratto \u00e8 veramente tale solo se la sua stipulazione \u00e8 veramente libera. <strong>Corollario fondamentale del principio contrattualistico \u00e8 la possibilit\u00e0 che, nel caso di insuccesso della negoziazione, alla stipulazione del contratto non si arrivi affatto<\/strong>.<br \/>\n\u00a0\u00a0 Prima di protestare contro le condizioni poste da Marchionne per firmare un contratto con noi, faremmo bene a chiederci perch\u00e9 nessun&#8217;altra multinazionale dell&#8217;automobile sia neppure disposta ad aprire una trattativa per venire a produrre da noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA QUESTIONE DEL RAPPORTO TRA CONTRATTO AZIENDALE E NAZIONALE PUO&#8217; E DEVE ESSERE AFFRONTATA IN TERMINI NUOVI &#8211;\u00a0TORNARE A PARLARE, A QUESTO PROPOSITO,\u00a0DI &#8220;ARROGANZA&#8221; DI MARCHIONNE, O DI &#8220;RICATTO&#8221;,\u00a0SIGNIFICA IGNORARE IL COROLLARIO FONDAMENTALE DEL PRINCIPIO CONTRATTUALISTICO, CIOE&#8217;\u00a0LA POSSIBILITA&#8217; CHE IL CONTRATTO NON VENGA STIPULATO AFFATTO Articolo pubblicato su il Foglio del 14 dicembre 2010 e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[],"class_list":["post-11549","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-23-sindacato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11549","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=11549"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11549\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=11549"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=11549"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=11549"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}