
{"id":12218,"date":"2011-01-16T10:25:28","date_gmt":"2011-01-16T09:25:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12218"},"modified":"2011-01-16T23:51:23","modified_gmt":"2011-01-16T22:51:23","slug":"sulla-fiat-il-pd-ha-una-sola-posizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12218","title":{"rendered":"RIFORMARE LE RELAZIONI INDUSTRIALI&#8230; ETSI MARCHIONNE NON DARETUR"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">BERSANI HA CONCLUSO LA RIUNIONE DELLA DIREZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO FACENDO ESPLICITAMENTE SUE LE CONSIDERAZIONI PROPOSTE NEL MIO INTERVENTO SULLE QUESTIONI SOLLEVATE DAGLI ACCORDI DI POMIGLIANO E DI MIRAFIORI<\/span><\/p>\n<p><em>Quello che segue \u00e8 il testo scritto dell&#8217;<strong>intervento che ho svolto, in forma pi\u00f9 sintetica per rispettare i limiti di tempo, alla Direzione del Pd il 13 gennaio 2010<\/strong> &#8211; Poich\u00e8 il giorno dopo la maggior parte dei <\/em>media<em> ha voluto dare l&#8217;immagine di un partito spaccato su questo tema (come su altri), va detto invece che proprio nel dibattito svoltosi in quella sede quasi tutti gli interventi dedicati a questa materia, pur con qualche sottolineatura\u00a0diversa, hanno segnato una convergenza sostanziale su tre punti:\u00a0<strong>1)<\/strong> \u00e8 di vitale importanza per il Paese che\u00a0il piano industriale Fiat sia attuato e che quindi i relativi accordi vengano confermati, ma con una drastica correzione nella parte relativa alla rappresentanza sindacale in azienda; <strong>2)<\/strong> per\u00a0 questo \u00e8 urgente una legge che colmi la grave lacuna dell&#8217;ordinamento vigente, ponendo con chiarezza le regole necessarie per l&#8217;efficacia e l&#8217;effettivit\u00e0 dei contratti collettivi negoziati dalla coalizione sindacale maggioritaria,\u00a0ma al tempo stesso garantisca anche al\u00a0sindacato che sceglie di non firmare il contratto il diritto alla rappresentanza in azienda; <strong>3)<\/strong> \u00e8 inoltre urgente che si promuova la possibilit\u00e0 di scelta, mediante accordo aziendale, tra una ampia gamma di forme di partecipazione dei lavoratori nell&#8217;impresa, che garantiscano a questi ultimi\u00a0la necessaria informazione e possibilit\u00e0 di controllo su ogni aspetto dell&#8217;attuazione dei piani industriali. Nel concludere i lavori della Direzione, il segretario del partito Bersani ha esplicitamente richiamato, facendoli propri, i contenuti del mio intervento che segue.<\/em><\/p>\n<p><!--more--><span style=\"color: #993300;\">IL MIO INTERVENTO<\/span><br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Se fossimo un Paese normale, non ci sarebbe niente di strano o di male nel fatto che ci siano alcuni di noi che si pronunciano a favore del \u201cno\u201d al referendum di Mirafiori e altri che si pronunciano a favore del \u201cs\u00ec\u201d. Si tratta del \u201cs\u00ec\u201d e del \u201cno\u201d a un accordo sindacale; e in un Paese normale un partito come il nostro che ha tra i suoi principi fondamentali il rispetto dell\u2019autonomia del sindacato si guarderebbe bene dall\u2019interferire nelle scelte relative alla stipulazione di un contratto collettivo. In quel Paese normale ci sarebbe, tra i lavoratori aderenti al Partito democratico, una parte che, considerate meno gravi le ombre nell&#8217;accordo e nel piano rispetto al buio pesto in cui ci si troverebbe altrimenti, e ritenendo che tutto sommato Sergio Marchionne fin qui abbia dato buona prova di s\u00e9 come imprenditore, decide di votare \u201cs\u00ec\u201d; un\u2019altra parte che invece decide di votare \u201cno\u201d, ritenendo che i sacrifici superino i benefici, oppure ritenendo inaffidabile un imprenditore che preannuncia \u201cfesteggiamenti a Detroit\u201d in caso di bocciatura dell\u2019accordo, oppure ancora ritenendo incompatibili con un\u2019equa ripartizione dei frutti della scommessa comune i compensi milionari che l\u2019Amministratore delegato riserva personalmente a s\u00e9 stesso anche in riferimento a risultati aziendali di breve termine. Entrambe le scelte sono pienamente ragionevoli; e <strong>dovrebbe essere ovvio il pieno diritto di cittadinanza, in un\u00a0Partito democratico rispettoso dell&#8217;autonomia della sfera sindacale, per i sostenitori dell\u2019una come per i sostenitori dell\u2019altra<\/strong>.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il fatto che, invece, il \u201cs\u00ec\u201d e il \u201cno\u201d di Mirafiori assumano una valenza politica tale da costringerci a discuterne in questa sede \u00e8 l\u2019effetto di una circostanza gravissima che caratterizza oggi il nostro Paese: la sua drammatica chiusura agli investimenti stranieri. Il problema \u00e8 questo: da quindici anni, nonostante il nostro ingresso nel sistema dell\u2019euro, <strong>nessuna altra grande multinazionale \u00e8 venuta a investire in casa nostra<\/strong>. Con la conseguenza che oggi, di fronte all\u2019<em>aut aut<\/em> dell\u2019Amministratore delegato della Fiat, i lavoratori sono totalmente privi di alternative. Questo essendo il problema, ci\u00f2 su cui il Pd deve pronunciarsi in modo chiaro e netto non \u00e8 tanto il \u201cs\u00ec\u201d o il \u201cno\u201d al piano industriale di Marchionne, quanto la diagnosi circa questa malattia mortale del Paese e la terapia necessaria per guarirla.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Insomma, credo che dobbiamo porre al centro della nostra riflessione non Marchionne e il suo piano per la Fiat, ma gli altri 29 Marchionne di cui nessuno parla (poi vi dico perch\u00e9 proprio 29): tutte le grandi multinazionali che potrebbero investire nel nostro Paese e non lo fanno. Vorrei proporvi di discutere delle questioni sollevate dalla vicenda Fiat come se la vicenda Fiat fosse gi\u00e0 risolta, in un senso o nell\u2019altro, o non si fosse mai posta. <strong>Del problema dell&#8217;incapacit\u00e0 del nostro Paese di attirare investimenti stranieri noi dovremmo discutere comunque, \u2026 <em>etsi Marchionne non daretur<\/em><\/strong>.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La questione \u00e8 di vitale importanza, perch\u00e9, per un verso, l\u2019Italia nei prossimi cinque anni deve trovare almeno 40 miliardi ogni anno per adempiere l\u2019obbligo comunitario di ridurre drasticamente il proprio debito pubblico. Sar\u00e0 un miracolo riuscire a trovarli, attingendo in modo equilibrato a riduzioni di spesa, dismissioni di patrimonio pubblico e \u2013 forse \u2013 anche un\u2019imposta patrimoniale straordinaria; ma il rischio gravissimo sar\u00e0 di strangolare, con questa manovra, la nostra economia. Per altro verso, l\u2019unica fonte di risorse per rilanciare lo sviluppo economico del Paese pu\u00f2 essere costituita dall\u2019apertura agli investimenti stranieri. Su questo terreno i dati disponibili ci mostrano l\u2019Italia penultima della classe in Europa, per capacit\u00e0 di intercettare gli investimenti nel mercato globale dei capitali (dietro di noi c\u2019\u00e8 solo la Grecia); e gli stessi dati ci dicono che, <strong>se in quella graduatoria l\u2019Italia riuscisse a recuperare il distacco che la separa da un Paese europeo mediano, come l\u2019Olanda, questo le consentirebbe di avere ogni anno un maggior flusso di investimenti stranieri pari al 3,6 per cento del suo Pil: cio\u00e8 pari a quasi 60 miliardi all\u2019anno<\/strong> (ecco perch\u00e9 parlo degli altri 29 Marchionne: se lui ci propone, per i prossimi dieci anni, 2 miliardi di investimento ogni anno, dobbiamo porci il problema degli altri 29 investimenti analoghi a questo che restano ogni anno fuori dal nostro Paese e che dovremmo invece essere capaci di tirare in casa nostra).<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Fino a un anno fa, a chi avvertiva che un contributo determinante alla chiusura dell\u2019Italia \u00e8 dato dal nostro sistema vischioso e inconcludente delle relazioni industriali, la risposta usuale era quella \u201cbenaltrista\u201d: le \u201cvere cause\u201d della chiusura sono i difetti di funzionamento delle amministrazioni pubbliche e delle infrastrutture, i servizi alle imprese troppo cari per mancanza di concorrenza nei rispettivi mercati, la criminalit\u00e0 organizzata. In questa risposta c\u2019era e c\u2019\u00e8 sicuramente molto di vero. Ora, per\u00f2, la vicenda Fiat ci dice una cosa diversa: Marchionne non indica come questione cruciale da risolvere per dar corso al suo piano industriale n\u00e9 la nostra burocrazia pubblica, n\u00e9 le nostre infrastrutture difettose, n\u00e9 la criminalit\u00e0 diffusa, bens\u00ec essenzialmente la questione dell\u2019effettivit\u00e0 ed efficacia del contratto aziendale nei confronti di tutti i lavoratori interessati, in un ordinamento come il nostro che questa effettivit\u00e0 ed efficacia oggi non \u00e8 in grado di assicurare. Non \u00e8 in grado di assicurarle per <strong>due gravi lacune delle regole: in materia di rapporti tra contratti collettivi nazionali e aziendali<\/strong> \u2013 la questione dei requisiti e dei limiti per la derogabilit\u00e0 del contratto collettivo nazionale \u2011 e <strong>in materia di efficacia della clausola di tregua<\/strong>, cio\u00e8 dell\u2019impegno a non scioperare contro il contratto.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ancora oggi sono in molti ad affannarsi a dire che i veri ostacoli agli investimenti stranieri sono tutt\u2019altri; ci saranno certamente anche gli altri, ma nel caso Fiat la questione critica \u00e8 questa: un sistema delle relazioni industriali vischioso e inconcludente, nel quale \u00e8 difficile negoziare un piano industriale che si discosti dal modello-standard delineato (magari quarant\u2019anni fa) dal contratto collettivo nazionale di settore; e anche quando si \u00e8 riusciti a negoziarlo non si \u00e8 affatto sicuri che esso possa davvero funzionare. Ed <strong>\u00e8 molto ragionevole ritenere che questi stessi ostacoli, magari in modo meno evidente di quanto si osserva nel caso Fiat, svolgano un ruolo importante anche nel chiudere l\u2019Italia ai piani industriali di altre grandi multinazionali<\/strong> che potrebbero altrimenti essere interessate a investire da noi.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00c8 dunque di vitale importanza che noi affrontiamo questa questione, non tanto per i due miliardi di investimenti all\u2019anno per 10 anni che ci propone Marchionne, ma per recuperare alla crescita del Paese quei 60 miliardi di investimenti che ogni anno mancano all\u2019appello e che invece potremmo tirare in casa nostra se il nostro Paese funzionasse (non dico come la Finlandia o la Gran Bretagna, ma anche soltanto) come l\u2019Olanda. Investimenti che ci porterebbero non soltanto domanda di lavoro aggiuntiva, con il conseguente aumento delle retribuzioni, ma anche innovazione tecnologica e organizzativa, che significa aumento di produttivit\u00e0, la quale \u00e8 a sua volta la condizione essenziale per un ulteriore miglioramento delle condizioni di lavoro.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Dovrebbero essere per primi i sindacati a occuparsi del recupero di questo flusso di investimenti a cui noi oggi sistematicamente ci chiudiamo: perch\u00e9 <strong>per i lavoratori non c\u2019\u00e8 protezione pi\u00f9 efficace \u2013 n\u00e9 di fonte legislativa, n\u00e9 di fonte collettiva \u2013 di quella che \u00e8 data da un mercato del lavoro che offre a tutti un\u2019ampia possibilit\u00e0 di scelta tra aziende diverse<\/strong>, quindi la possibilit\u00e0 di sbattere la porta in faccia al datore di lavoro che ti tratta male, o meno bene di altri, avendo a disposizione molte alternative.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Entro domani, in un modo o nell\u2019altro la vicenda Fiat verr\u00e0 decisa dal referendum di Mirafiori; ma quest\u2019altra questione trenta volte pi\u00f9 importante rester\u00e0 apertissima. E su questo terreno \u2013 molto pi\u00f9 che sul \u201cs\u00ec\u201d o sul \u201cno\u201d a Mirafiori \u2013 il Pd non pu\u00f2 esimersi dal dire chiaro ci\u00f2 che pensa e ci\u00f2 che propone. Fino a oggi non lo ha fatto con la chiarezza e la tempestivit\u00e0 che sarebbero state necessarie.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il Pd deve dire ci\u00f2 che pensa, innanzitutto, circa <strong>il rapporto tra contratto nazionale e contratti aziendali nello stesso settore<\/strong>. Su questo tema difficile e delicato abbiamo assistito negli ultimi mesi a un vero e proprio fuoco di sbarramento da quella parte del movimento sindacale e della sinistra politica che vede nella regola della rigida inderogabilit\u00e0 del contratto collettivo nazionale una garanzia di protezione dei \u201cdiritti fondamentali\u201d dei lavoratori. La difesa dei \u201cdiritti fondamentali\u201d \u00e8 stata invocata anche in riferimento specifico agli accordi di Pomigliano e di Mirafiori; ma, a ben vedere, il motivo vero dell\u2019opposizione a quegli accordi non \u00e8 costituito dal contenuto delle deroghe in essi contenute al contratto collettivo nazionale: ci\u00f2 che preoccupa la sinistra sindacale e politica \u00e8 che con l\u2019ammettere la derogabilit\u00e0 del contratto nazionale ci si collochi su di un piano inclinato, dove \u201csi sa dove si comincia ma non si sa dove si va a finire\u201d. Noi, per\u00f2, sappiamo benissimo dove l\u2019Italia va a finire se resta ferma, se non ricomincia a crescere; sappiamo anche che per tornare a crescere occorre che il nostro Paese si apra all\u2019innovazione nel processo produttivo; e che l\u2019innovazione \u2013 direi quasi \u201cper definizione\u201d \u2013 non si presenta quasi mai come fenomeno che investe un intero settore produttivo, bens\u00ec come esperimento che interessa una singola azienda e solo in un secondo tempo si estende alle altre. Se dunque, in materia di organizzazione del lavoro, struttura delle retribuzioni, distribuzione degli orari, inquadramento professionale, conserviamo la vecchia regola di rigida inderogabilit\u00e0 del contratto collettivo nazionale di settore, il risultato \u00e8 una chiusura del sistema all\u2019innovazione in tutti questi campi. Certo, non c\u2019\u00e8 soltanto l\u2019innovazione buona: c\u2019\u00e8 anche quella cattiva; ma non possiamo, per paura dell\u2019innovazione cattiva chiuderci anche a quella buona. E per aprirci all\u2019innovazione buona abbiamo bisogno di un sindacato che sappia operare come intelligenza collettiva dei lavoratori nella valutazione dei piani industriali e, se la valutazione \u00e8 positiva, sappia guidare i lavoratori nella scommessa comune con gli imprenditori su quei piani. A questa idea di sindacato si ispira la riforma del diritto sindacale proposta nel <a title=\"D.d.l. 11.11.09 n. 1872\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4987\" target=\"_blank\">disegno di legge n. 1872 presentato da 55 senatori democratici nel 2009<\/a> \u2013 ben prima che si aprisse la vertenza Fiat \u2013 e che, credo, dobbiamo tutti oggi sostenere con grande determinazione. Non per imporre il modello del &#8220;sindacato della scommessa&#8221; rispetto a quello tradizionale del &#8220;sindacato dei diritti&#8221;, ma per garantire la possibilit\u00e0 di un confronto aperto e fluido tra i due modelli; per garantire ai lavoratori una reale possibilit\u00e0 di scelta tra di\u00a0essi, nelle diverse circostanze\u00a0e\u00a0in considerazione della diversa qualit\u00e0 dei piani industriali\u00a0che vengono loro proposti, nonch\u00e9 della diversa qualit\u00e0 degli imprenditori che li propongono.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il Pd deve dire chiaramente ci\u00f2 che pensa, poi, sulla questione che Susanna Camusso ha indicato con l\u2019espressione un po\u2019 sindacalese \u201cesigibilit\u00e0 del contratto\u201d, ma che \u00e8 pi\u00f9 chiaro indicare con l\u2019espressione <strong>validit\u00e0 ed efficacia della clausola di tregua<\/strong>, cio\u00e8 dell\u2019impegno contenuto nell\u2019accordo sindacale a non scioperare contro l\u2019accordo stesso finch\u00e9 esso \u00e8 in vigore. Oggi in quasi tutti i Paesi dell\u2019occidente industrializzato \u00e8 pacifico che la clausola di tregua contenuta in un contratto collettivo vincoli tutti i lavoratori cui il contratto stesso si applica. Da noi questa regola \u00e8 stata introdotta, vent\u2019anni fa, soltanto in riferimento ai servizi pubblici essenziali, mentre per tutti gli altri settori su questa materia \u00e8 rimasta una lacuna legislativa; ora la vicenda Fiat mostra come sia necessario che questa lacuna venga colmata, perch\u00e9 sia garantita l\u2019effettivit\u00e0 dei contratti collettivi. Non soltanto nell\u2019interesse dell\u2019impresa, ma anche nell\u2019interesse dello stesso sindacato e dei lavoratori che esso rappresenta: perch\u00e9 un sindacato che al tavolo delle trattative non pu\u00f2 spendere la moneta di scambio di un impegno credibile di tregua \u00e8 un sindacato privo di potere contrattuale.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La nostra iniziativa per un sistema delle relazioni industriali pi\u00f9 aperto ed efficiente deve dunque indicare tra i suoi punti fondamentali la riforma non solo delle regole in materia di rappresentanza nei luoghi di lavoro, ma anche delle regole sulla contrattazione collettiva, ivi compresa la materia della clausola di tregua, perch\u00e9 ne risultino definiti in modo chiaro sia il diritto della coalizione sindacale maggioritaria a negoziare contratti con efficacia vincolante nei confronti di tutti i lavoratori interessati, sia il diritto del sindacato minoritario alla rappresentanza riconosciuta in azienda, anche quando esso ritenga di non dover sottoscrivere il contratto.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il Pd deve, infine, mobilitarsi con decisione per l\u2019ampliamento degli spazi di <strong>partecipazione dei lavoratori nell\u2019impresa<\/strong>. Va ribadito in proposito che la sede ideale per la partecipazione dei lavoratori alle scelte strategiche \u00e8 l\u2019accordo aziendale sul piano industriale; ma questo non toglie che sia necessario un intervento legislativo per consentire e potenziare tutte le altre possibili forme di trasparenza della gestione, di informazione e controllo sull\u2019andamento della scommessa comune tra lavoratori e imprenditore. A questo tende il disegno di legge sulla &#8220;partecipazione&#8221; alla cui elaborazione abbiamo dato un contributo decisivo in seno alla Commissione Lavoro del Senato, raggiungendo in proposito anche un accordo con la maggioranza, ma che ciononostante giace ormai da un anno e mezzo, bloccato dal veto del ministro del Lavoro.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Su questi temi, che sono oggetto di un importante\u00a0<a title=\"Le nuove relazioni industriali - 29.12.10\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=11970\" target=\"_blank\">documento sulla riforma delle relazioni industriali\u00a0pubblicato il 29 dicembre\u00a0scorso da parlamentari di\u00a0tutte le aree del Pd<\/a>,\u00a0mi sembra che l\u2019elaborazione e il dibattito di questi ultimi due anni abbiano creato le condizioni per una convergenza di tutto il Partito democratico: \u00e8 ora che questa convergenza si traduca in una forte iniziativa politica, nel Paese e in Parlamento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BERSANI HA CONCLUSO LA RIUNIONE DELLA DIREZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO FACENDO ESPLICITAMENTE SUE LE CONSIDERAZIONI PROPOSTE NEL MIO INTERVENTO SULLE QUESTIONI SOLLEVATE DAGLI ACCORDI DI POMIGLIANO E DI MIRAFIORI Quello che segue \u00e8 il testo scritto dell&#8217;intervento che ho svolto, in forma pi\u00f9 sintetica per rispettare i limiti di tempo, alla Direzione del Pd il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[25,11],"tags":[],"class_list":["post-12218","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi","category-23-sindacato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12218","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=12218"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12218\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12218"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=12218"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=12218"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}