
{"id":12350,"date":"2011-01-23T12:31:19","date_gmt":"2011-01-23T11:31:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12350"},"modified":"2011-01-24T13:03:20","modified_gmt":"2011-01-24T12:03:20","slug":"i-5-punti-di-veltroni-al-lingotto-2011","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12350","title":{"rendered":"I 5 PUNTI DI VELTRONI AL LINGOTTO-2011 PER L&#8217;ITALIA DEL DOPO-BERLUSCONI"},"content":{"rendered":"<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><span style=\"color: #993300;\"><strong>1.<\/strong> RIDURRE IL DEBITO ALL&#8217;80 PER CENTO DEL PIL\u00a0&#8211; <strong>2.<\/strong> NUOVE RELAZIONI INDUSTRIALI E PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI NELLE IMPRESE &#8211; <strong>3.<\/strong> UN DIRITTO UNICO DEL LAVORO CENTRATO SULLA <em>FLEXSECURITY,<\/em> CONTRO L&#8217;<em>APARTHEID<\/em> NEL MERCATO DEL LAVORO &#8211; <strong>4.<\/strong> DETASSAZIONE SELETTIVA DEI REDDITI DI LAVORO FEMMINILE: UNO <em>SHOCK<\/em> NECESSARIO PER APRIRE IL MERCATO DEL LAVORO A MILIONI DI DONNE OGGI ESCLUSE; E UN FISCO PIU&#8217;\u00a0RISPETTOSO DEL LAVORO AUTONOMO\u00a0&#8211; <strong>5.<\/strong> INVESTIRE SU ISTRUZIONE, RICERCA E\u00a0BELLEZZA DEL NOSTRO PAESE<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><em>Discorso tenuto da <strong>Walter Veltroni<\/strong> per l&#8217;apertura della manifestazione svoltasi a Torino, nella Sala gialla del Lingotto, il 22 gennaio 2011 &#8211; In argomento leggi l&#8217;articolo di <strong><a title=\"Michele Salvati\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12428\" target=\"_blank\">Michele Salvati<\/a><\/strong> pubblicato sul<\/em> Corriere della Sera,<em> il 24 gennaio 2011\u00a0<!--more-->Su <\/em>Repubblica<em> del giorno successivo Eugenio Scalfari ha scritto:<\/em> &#8220;Ha parlato da leader, con la passione e l\u00b4eloquenza d\u00b4un leader e anche con il senso di unit\u00e0 e di generosit\u00e0 che un leader deve avere, il desiderio di fare squadra, di rilanciare una scommessa all\u00b4insegna del cambiamento. \u00abDobbiamo uscire dal Novecento\u00bb, ha detto e ripetuto pi\u00f9 volte; e pi\u00f9 volte ha cercato di scrollare di dosso il fin qui diffuso rimprovero che veniva mosso al Pd e a tutta la sinistra, d\u00b4essere paradossalmente diventato una forza conservatrice anzich\u00e9 innovativa. [&#8230;]\u00a0La platea del Lingotto e probabilmente i democratici militanti e i tanti diventati indifferenti o addirittura ostili per delusione subita, \u00e8 questo che aspettavano: non di perenne attracco ai porti dove impera il politichese, la conservazione dell\u00b4esistente, le rivalit\u00e0 tra capi e capetti, tra galli e galletti, ma il coraggio di fronte alle novit\u00e0 e la capacit\u00e0 di affrontare il mare aperto.&#8221; <em>La prima risposta del Segretario del Pd Bersani \u00e8 stata positiva; vedremo la settimana prossima allassemblea programmatica di Napoli del partito se e come una convergenza si determiner\u00e0 per davvero.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center; line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><span style=\"color: #993300;\"><strong>IL DISCORSO DI VELTRONI<br \/>\n<\/strong><em><span style=\"color: #000000;\">(le parti relative a lavoro e relazioni industriali, contenute nei capitoli 4, 5 e 6,<br \/>\nsono evidenziate in azzurro)\u00a0<\/span><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">E\u2019 ancora una volta da qui, da questo luogo, ieri di fatica operaia e oggi di servizi, tecnologia, idee, che vogliamo parlare della nostra Italia. Qui, da questa meravigliosa citt\u00e0 che ha esaltato i due tratti fondamentali della nostra peculiarit\u00e0 nazionale, la voglia di intraprendere e lavorare e la grandezza del talento e della creativit\u00e0. Da qui, ancora una volta, deve venire una spinta coraggiosa a <strong>rendere possibile ci\u00f2 che oggi rischia di sembrare impossibile<\/strong>. Da qui deve venire l\u2019indicazione di una luce per uscire dal tunnel e dall\u2019incubo nel quale \u00e8 precipitato il Paese.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">In queste ore si \u00e8 passato ogni segno e la situazione \u00e8 diventata davvero carica di preoccupazione per tutti coloro che credono nei valori della democrazia e nei valori liberali. E parlo di politica, non di altro. Un uomo di governo che minaccia i giudici che lo indagano. Sono le agghiaccianti parole pronunciate da Berlusconi nell\u2019ultimo suo messaggio televisivo . Ci\u00f2 che dava pi\u00f9 dolore \u00e8 che quella espressione minacciosa sulla \u201cpunizione\u201d dei magistrati veniva pronunciata davanti alla bandiera tricolore. Nessuno lo pu\u00f2 dimenticare: per <strong>difendere l\u2019onore di quella bandiera<\/strong> e di questa nazione molti magistrati di Milano, come i loro colleghi di Genova, di Torino, di Roma e come gli eroi semplici di Palermo hanno dato la loro vita.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">La situazione in cui l\u2019Italia si trova \u00e8 davvero grave e pericolosa. Il presidente del consiglio \u00e8 accusato non di comportamenti, ma di reati, reati gravi. Egli sostiene, per l\u2019ennesima volta, che solo di fandonie e di complotti si tratta. <strong>Ha il diritto di dirlo, anche contro ogni evidenza. Ma non lo deve dire in Tv, facendosi scudo del suo ruolo e utilizzando il suo impero mediatico. Deve dirlo, come ogni cittadino, di fronte ai magistrati.<\/strong> Ha sostenuto che questa volta non lo far\u00e0 perch\u00e9 la procura di Milano \u00e8 incompetente. Questa volta? Per non comparire davanti ai magistrati che cercavano la verit\u00e0 ha inventato ogni diversivo possibile, fino a costringere il Parlamento a dedicare buona parte di questa legislatura ad approvare una legge che lo tenesse al riparo dal rischio di dover rispondere alle domande degli inquirenti. O Berlusconi \u00e8 in grado di chiarire immediatamente tutto ai magistrati, come \u00e8 suo diritto ma come dubito possa fare, oppure esiste una sola possibilit\u00e0. Per una volta pensi a questo paese ferito e colpito. Per una volta pensi a sessanta milioni di cittadini e non a se stesso. Faccia un passo indietro, si dimetta, nell\u2019interesse dell\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Torner\u00f2 pi\u00f9 avanti sulle scelte che credo debbano essere compiute in questa delicata fase. Insieme alla preoccupazione, dobbiamo per\u00f2 anche coltivare la fiducia che il Paese ora voglia davvero cambiare e ritrovare la serenit\u00e0 perduta. A distanza di diciassette anni dalla famosa \u201cdiscesa in campo\u201d di Berlusconi, la promessa di una \u201crivoluzione liberale\u201d, che modificasse in profondit\u00e0 la struttura del paese, si sta trasformando nel suo esatto opposto. In mezzo, tra il 1994 e il 2011, c\u2019\u00e8 il fallimento di ben tre tentativi di governo: tutti e tre salutati al loro insediamento come il vascello che avrebbe finalmente portato l\u2019Italia nel nuovo mondo della modernit\u00e0, tutti e tre finiti sulle secche, o addirittura colati a picco, con il loro carico di aspettative di cambiamento, appena fuori dal porto. Pi\u00f9 o meno come avvenne alla Wasa, il vanto della marina svedese del Seicento, che si rovesci\u00f2 e affond\u00f2 il giorno del varo, davanti agli occhi increduli del re. E come i maestri d\u2019ascia di Stoccolma tentarono di dare la colpa di quel disastro ad un\u2019improvvisa raffica di vento, cos\u00ec Berlusconi se l\u2019\u00e8 presa la prima volta coi \u201cribaltonisti\u201d, la seconda volta con l\u201911 settembre, la terza volta con la crisi mondiale. E tutte e tre le volte, ovviamente, con la magistratura. La verit\u00e0 \u00e8 che la Wasa era mal progettata: aveva un aspetto imponente e un impressionante numero di cannoni, ma non era in grado di tenere il mare. Proprio come il berlusconismo, tanto aggressivo nella propaganda e inarrivabile nella sua potenza di fuoco mediatico, quanto inadatto a governare e a riformare il Paese. Lo abbiamo scritto a chiare lettere nel documento dei 75 che ha dato vita al nostro Movimento democratico: la radice del suo fallimento sta nel fatto che <strong>il berlusconismo \u00e8 una forma di populismo e il populismo \u00e8 l\u2019antitesi, la negazione del riformismo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Ma non siamo venuti qui, al Lingotto, solo per ripeterci che l\u2019Italia sta male e che il berlusconismo \u00e8 fallito.\u00a0 Siamo venuti qui anche per interrogarci su cosa possiamo fare noi, noi democratici, quali idee e quali forze possiamo mettere in campo, per dare all\u2019Italia, al nostro Paese, fiducia e speranza nel futuro. E lo facciamo con l\u2019intento di <strong>contribuire positivamente al lavoro di definizione del programma del Pd<\/strong> che \u00e8 in corso da diversi mesi. Perch\u00e9 non ci sono scorciatoie. Il miglior modo, forse l\u2019unico modo di accelerare la fine del berlusconismo, \u00e8 preparare il dopo Berlusconi, la politica di un nuovo ciclo della storia italiana.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Dobbiamo dirci la verit\u00e0, oggi gli italiani non credono ancora che da noi, dal nostro partito, dal Partito democratico, e pi\u00f9 in generale dal centrosinistra, possa giungere la risposta ai loro problemi, ai problemi del paese. Lo dimostra il fatto che da mesi e mesi, al calo verticale di fiducia nei confronti di Berlusconi, del suo governo e del suo partito, non fa riscontro, come dovrebbe, la crescita di fiducia e di consenso per il Pd, che anzi scende nei sondaggi. A lungo, non noi, ma molti nel nostro partito hanno pensato che potesse essere una tradizionale strategia delle alleanze a sopperire al nostro calo di consensi. Oggi \u00e8 chiaro a tutti che non \u00e8 cos\u00ec. Solo se il Pd riprender\u00e0 a crescere nella fiducia e nel consenso tra gli elettori, potr\u00e0 trovare sulla sua strada anche le alleanze necessarie. E <strong>solo un Pd che sappia proporre agli italiani una visione del futuro, un progetto coraggioso di cambiamento e una proposta di governo autorevole, credibile e affidabile per realizzarlo, pu\u00f2 tornare a crescere, a riconquistare le menti e i cuori degli italiani<\/strong>. Fino a rendere realistico l\u2019obiettivo di diventare il primo partito del paese, il promotore e il protagonista di quel ciclo riformatore, solido e duraturo, che l\u2019Italia non ha mai conosciuto nella sua storia.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><strong>Tre sono le condizioni<\/strong> perch\u00e9 la proposta dei democratici possa rivelarsi una via concreta e realistica. <strong>La prima<\/strong> \u00e8 quella di liberarci dalla tentazione di opporre al populismo berlusconiano un altro populismo, uguale e contrario. Il populismo di destra non si batte col populismo di sinistra, ma con il riformismo, con la costruzione delle condizioni necessarie a dare nuova forma alla convivenza civile. <strong>La seconda<\/strong> condizione \u00e8 quella di affrancarci dall\u2019illusione frontista, dalla coazione a ripetere la fatica di Sisifo di costruire schieramenti eterogenei, accomunati solo dall\u2019essere \u201ccontro\u201d l&#8217; avversario, ma incapaci di reggere la prova del governo. L\u2019esperienza dovrebbe averci insegnato che non si vince senza una credibile proposta di governo e non si governa senza coesione politica e programmatica. <strong>La terza<\/strong> condizione \u00e8 il coraggio dell\u2019innovazione. <strong>Il motto dei democratici non pu\u00f2 essere \u201cdifendere\u201d, ma \u201ccambiare\u201d<\/strong>. Questo non \u00e8 nuovismo, \u00e8 realismo: in un mondo nel quale tutto cambia velocemente, se i democratici si chiudono in difesa non potranno impedire il cambiamento. Semplicemente, dovranno rassegnarsi a subirlo, a vederlo procedere sulla base di valori e interessi altrui, anzich\u00e9 essere loro, almeno in parte, a produrlo, a guidarlo, a orientarlo.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">La grande crisi finanziaria, economica, occupazionale ci pone di fronte a nuove sfide, per affrontare le quali <strong>non sar\u00e0 la nostalgia di Ulisse ad aiutarci, il suo struggente desiderio di tornare a casa, ma piuttosto la speranza di Abramo<\/strong>, il suo sofferto coraggio di mettersi in cammino verso cieli e terre nuove. Il Novecento \u00e8 finito, davvero. E anche modi di pensare, categorie culturali e politiche che lo hanno attraversato non bastano pi\u00f9 a leggere gli sconvolgenti mutamenti di questo nuovo tempo della storia.\u00a0 La crisi finanziaria e la grande recessione di questi anni hanno decretato la fine del paradigma neo-conservatore, che aveva fatto dell\u2019aumento delle disuguaglianze il motore della crescita. Ma non segnano il ritorno di vecchi modelli di pensiero. La vittoria di Obama e i grandi cambiamenti che sta producendo in America e nel mondo, ci dice che davanti a noi si \u00e8 aperta la possibilit\u00e0 di dar vita ad una fase nuova, che veda protagonisti i democratici, la loro cultura politica, il loro ideale storico concreto: coniugare in modo innovativo, nella democrazia, crescita economica, uguaglianza sociale e qualit\u00e0 ambientale.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><strong>1. Vogliamo eleggere il Presidente degli Stati Uniti d\u2019Europa<\/strong><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">L\u2019Europa \u00e8 stata l\u2019architrave della stagione dell\u2019Ulivo e del primo governo Prodi, una delle poche, vere e purtroppo brevi stagioni riformatrici che abbia conosciuto l\u2019Italia. Un governo del quale fu protagonista, con la sua meravigliosa eleganza intellettuale e la sua probit\u00e0, Enrico Micheli. Un amico sincero che ricorder\u00f2, sempre, con grande affetto.\u00a0 Al banco di prova della crisi, l\u2019Europa guidata da esangui governi moderati, assediati da destre populiste, si \u00e8 dimostrata divisa, spenta, incapace di fornire risposte comuni.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">L\u2019Unione europea ha bisogno di scelte politiche coraggiose. Perch\u00e9 la crisi dell\u2019Euro chiarisce i termini della questione: o si abbandona la moneta unica, o si va avanti, verso una vera unione economica e in definitiva verso una vera unione politica.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">L\u2019accordo raggiunto in seno al Consiglio europeo, per una nuova <em>governance<\/em> economica \u00e8 un passo avanti importante. D\u2019ora in avanti manovre finanziarie e riforme economiche dovranno essere concertate tra i governi e con la Commissione. Ma difficilmente avr\u00e0 successo la politica di stabilit\u00e0 senza una politica europea di sviluppo. Il <strong>rilancio della proposta Delors, di istituire un fondo europeo per grandi investimenti<\/strong>, finanziato attraverso l\u2019emissione di Eurobond, \u00e8 dunque un passaggio di vitale importanza. E la proposta avanzata dal presidente dell\u2019Eurogruppo Junker insieme al ministro Tremonti, che riprende <strong>l\u2019idea di Mario Monti, sulla gestione europea del debito pubblico<\/strong> \u00e8 un segnale interessante e positivo.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Come sempre accade per l\u2019Europa, ogni progresso apre nuovi problemi e presenta nuove sfide. Se, come sta avvenendo, la sovranit\u00e0 della politica economica si sposta dagli Stati membri all\u2019Unione, non si pu\u00f2 non porre il tema di chi la esercita. Se non vogliamo che la eserciti lo Stato pi\u00f9 forte, <strong>dobbiamo dare all&#8217;Europa non uno Stato \u2013 perch\u00e9 l&#8217;Europa \u00e8 costitutivamente \u201cpoliarchica\u201d \u2013 ma un\u2019autorit\u00e0 di governo<\/strong>: che sappia far valere il punto di vista europeo di fronte al riemergere di spinte intergovernative e nazionaliste; che superi il deficit di democrazia che allontana i cittadini europei dall\u2019Unione; e che consenta finalmente all\u2019Europa di parlare nel mondo globalizzato e multipolare con una voce sola.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Di fronte all\u2019affievolirsi delle ragioni costitutive del processo di integrazione, di fronte all\u2019afasia delle famiglie politiche europee, \u00e8 venuto il momento di <strong>\u201cdare un volto alla democrazia europea\u201d, come suggeriva Tommaso Padoa-Schioppa<\/strong>. I tempi sono maturi per porre al centro dell\u2019agenda politica europea, attraverso una iniziativa determinata dell\u2019Italia, Paese fondatore, il paese di De Gasperi e di Spinelli, <strong>l\u2019obiettivo storico dell\u2019elezione popolare diretta del Presidente degli Stati Uniti d\u2019Europa<\/strong>. Penso che i democratici debbano fare di questo grande obiettivo una loro bandiera, attorno alla quale intraprendere una battaglia politica, culturale, civile, in Italia e in Europa. La strada \u00e8 in salita, ma va nella direzione della storia: l\u2019alternativa, per l\u2019Europa, per i paesi e i popoli europei, \u00e8 la disgregazione e la subalternit\u00e0 nel mondo.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><strong>2. Facciamo come la Germania: un\u2019Agenda 2020 per l\u2019Italia<\/strong><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Entrando nell\u2019Euro, l\u2019Italia si \u00e8 impegnata a ridurre il debito pubblico ed ha rinunciato per sempre a usare la svalutazione della moneta.\u00a0 E invece ha mancato entrambi gli obiettivi. E\u2019 ora di cambiare strada. Lo dobbiamo a noi stessi. Lo dobbiamo agli italiani che soffrono di pi\u00f9, che fanno pi\u00f9 fatica a lavorare e a vivere. E lo dobbiamo in particolare ai giovani, <strong>ai nostri figli<\/strong>, ai quali <strong>non possiamo lasciare in eredit\u00e0 pesi e vincoli, che rendono sempre pi\u00f9 chiuso e buio il loro futuro<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Solo una stagione di riforme pu\u00f2 liberare le energie presenti nella societ\u00e0 italiana e mettere a valore le grandi risorse delle quali dispone, per investirle in un programma innovativo di crescita economica solida e di qualit\u00e0 sociale elevata, battendoci contro tutti i conservatorismi, quelli di destra e quelli di sinistra. Del resto, <strong>il successo della Germania, invidiato in tutta Europa, \u00e8 in gran parte figlio del riformismo coraggioso del governo Schroeder-Fischer<\/strong>. Altro che sconfitta strategica della \u201cterza via\u201d. E\u2019 stato grazie alle scelte compiute dal governo rosso-verde con la famosa Agenda 2010, allora tanto contestata, che la Germania della signora Merkel pu\u00f2 oggi raccogliere frutti in modo puntuale e in misura copiosa.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Noi vogliamo che l\u2019Italia si metta a \u201cfare come la Germania\u201d: <strong>dobbiamo darci una nostra Agenda 2020<\/strong>, un pacchetto di riforme chiare e precise che, nell\u2019arco di un decennio, consentano risanamento finanziario e dimezzamento del debito, crescita sostenuta dall\u2019aumento della produttivit\u00e0, in un contesto di maggiore giustizia sociale e di sostenibilit\u00e0 ambientale.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><strong>3. Portiamo il debito a quota 80 per cento<\/strong><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Noi democratici dobbiamo essere in prima fila nel definire e nel proporre un piano credibile per ridurre il volume globale del debito, entro il 2020, all&#8217;80 per cento del Pil. Raggiungere questo ambizioso risultato \u00e8 difficile, ma \u00e8 necessario ed \u00e8 possibile, dunque \u00e8 doveroso: attraverso <strong>un\u2019azione in tre mosse<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><strong>La prima<\/strong> \u00e8 una vera e propria rivoluzione sul versante della spesa pubblica corrente primaria. Nonostante tutti i tagli lineari di Tremonti, nell\u2019ultimo decennio \u00e8 cresciuta in media del 4 per cento l\u2019anno. Dobbiamo invece porci l\u2019obiettivo vincolante di farla aumentare annualmente della met\u00e0 della crescita del prodotto nominale: ad esempio, se il Pil cresce del 2, la spesa non pu\u00f2 crescere pi\u00f9 dell\u20191. La strada maestra non sono i \u201dtagli lineari\u201d, ennesima prova dell\u2019idiosincrasia a scegliere, ma un vero \u201cpiano industriale di ristrutturazione\u201d del settore pubblico che abbia come obiettivo chiaro ed esplicito: \u201cfare meglio con meno\u201d. Serve una revisione di tutta la spesa, settore per settore. Nulla pi\u00f9 deve essere dato per scontato. Nulla si deve continuare a fare in un certo modo solo &#8220;perch\u00e8 si \u00e8 sempre fatto cos\u00ec&#8221;. <strong>Tutto deve essere trasparente e valutato. Carriere e stipendi di tutti, in alto come in basso, vanno legati alla valutazione dei risultati. <\/strong>Abolizione delle province nelle citt\u00e0 metropolitane; un solo Ufficio territoriale del Governo; un solo istituto di previdenza; un nuovo modello di difesa, integrato in Europa, con meno uomini, e mezzi pi\u00f9 sicuri ed efficaci. E l\u2019<strong>introduzione del tempo come nuovo paradigma del pubblico<\/strong>. I cittadini hanno diritto a scadenze certe: per una pratica, per una sentenza, per una concessione.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><strong>La seconda <\/strong>mossa \u00e8 la valorizzazione del patrimonio pubblico: un <em>asset<\/em> che vale quanto il debito. Di recente, per finanziare spesa corrente, si \u00e8 fatto come i nobili decaduti, che vendono ali del castello per sostenere un tenore di vita che non possono pi\u00f9 permettersi. Quella che proponiamo qui \u00e8 una strada radicalmente diversa: una quota significativa del patrimonio pubblico va conferita ad un&#8217;apposita Societ\u00e0, partecipata dal sistema delle Autonomie, che la paga finanziandosi sul mercato e recando a garanzia il patrimonio ricevuto. <strong>Tutte le risorse acquisite, dal primo all\u2019ultimo centesimo, sono usate dallo Stato per ridurre il debito<\/strong>, mentre la Societ\u00e0 sar\u00e0 libera di valorizzare il patrimonio come meglio creder\u00e0, fermi restando i vincoli culturali, ambientali e storico-paesaggistici.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">E\u2019 solo in questo contesto, di rigore nella spesa, e di valorizzazione degli asset pubblici, che pu\u00f2 entrare in campo anche <strong>la terza<\/strong> mossa. La Banca d\u2019Italia ha certificato di recente che il decimo pi\u00f9 ricco della popolazione italiana \u2013 attenzione: in termini di patrimonio, non di reddito \u2013 possiede quasi la met\u00e0 del patrimonio privato italiano, che nel suo insieme ammonta a circa il triplo del debito pubblico. Proprio qui al Lingotto, citando Olof Palme, io dissi e confermo che noi democratici non siamo contro la ricchezza, ma contro la povert\u00e0. La ricchezza, per noi, non \u00e8 una colpa da espiare, ma un legittimo obiettivo da raggiungere. Ma la ricchezza non pu\u00f2 non essere anche una responsabilit\u00e0 da esercitare. Perch\u00e9 se vogliamo essere davvero una comunit\u00e0, \u00e8 giusto che chi ha di pi\u00f9 contribuisca di pi\u00f9 ad uno sforzo collettivo che ha come scopo un interesse fondamentale di tutto il paese. E\u2019 per questo che io penso che <strong>un governo riformista degno di questo nome potrebbe credibilmente rivolgere al decimo pi\u00f9 fortunato degli italiani un discorso di questo genere: \u00abIl debito pubblico \u00e8 un cancro che divora il futuro del nostro Paese. Io sto facendo ci\u00f2 che \u00e8 possibile e necessario per debellarlo: ho messo in ordine i conti e in valore il patrimonio pubblico. Per abbattere il debito pi\u00f9 rapidamente, ho bisogno del vostro aiuto: vi chiedo un contributo straordinario per tre anni per far scendere il debito in modo rapido verso dimensioni pi\u00f9 rassicuranti\u00bb<\/strong>. Quando i cittadini decisero di pagare l\u2019Eurotassa tutti compresero che era necessaria, doverosa, utile. Un governo autorevole, dentro una manovra credibile come quella illustrata, potrebbe ripetere, in altri termini, il miracolo compiuto dal governo dell\u2019Ulivo. L\u2019Italia si libererebbe finalmente dalla morsa del debito e si renderebbero disponibili risorse imponenti, oggi bruciate per pagare gli interessi, che potrebbero essere invece impiegate per gli investimenti e quindi per la crescita, per le politiche sociali e dunque per l\u2019uguaglianza.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><strong><span style=\"color: #333399;\">4. Per il lavoro: produttivit\u00e0, contrattazione, partecipazione <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><span style=\"color: #333399;\">L\u2019Italia non riprender\u00e0 a crescere se non si liberer\u00e0 dalla morsa del debito. Ma anche viceversa: non sar\u00e0 possibile liberarsi dal debito, se non riprendendo a crescere. Anche <strong>su questo versante c\u2019\u00e8 poco da difendere e molto da cambiare<\/strong>, quando la struttura economica di un Paese \u00e8 caratterizzata da bassa produttivit\u00e0, bassi salari e bassa occupazione, mentre ad essere alta \u00e8 solo la precariet\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><span style=\"color: #333399;\">La situazione va radicalmente rovesciata, con un nuovo patto tra produttori: per far crescere insieme la produttivit\u00e0, i salari e l\u2019occupazione e per ridurre la precariet\u00e0 mediante <strong>un forte sistema di <em>flexsecurity<\/em><\/strong>. Per questo dobbiamo riaffermare la vocazione industriale e manifatturiera del nostro paese, insieme all\u2019<strong>apertura del nostro mercato agli investimenti esteri<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><span style=\"color: #333399;\">Per questo il successo dell\u2019operazione Fiat-Chrysler, con la nascita e il consolidamento sul mercato mondiale di una grande multinazionale dell\u2019auto, fortemente radicata in Italia, \u00e8 di importanza strategica per il futuro del paese. E <strong>per questo abbiamo espresso un convinto consenso ai pur difficili e dolorosi accordi su Pomigliano e su Mirafiori<\/strong>. Sono accordi che chiedono un supplemento di impegno, di fatica, di disciplina, a lavoratori che gi\u00e0 vivono condizioni di lavoro pesanti, in cambio di retribuzioni certamente inadeguate. A quei lavoratori, al loro \u201csi\u201d contrastato e sofferto, pensiamo debba andare il rispetto, l\u2019ammirazione, la gratitudine di tutti gli italiani. Cos\u00ec come occorre comprendere le ragioni del &#8220;no&#8221; e con esse dialogare. Senza gli accordi non ci sarebbe stato l\u2019investimento: Napoli, Torino, l\u2019Italia avrebbero visto ridimensionata una presenza industriale che deve invece essere confermata e rilanciata. Con gli accordi, Fiat ora \u00e8 chiamata a confermare ed estendere il suo radicamento in Italia. Ed \u00e8 chiamata a mostrare la sua forza inventando prodotti competitivi sui mercati. Con gli accordi, per i sindacati, la cui unit\u00e0 non dobbiamo mai smettere di cercare e promuovere, per le imprese e per la politica, si \u00e8 aperta una fase nuova, una stagione paragonabile a quella in cui si afferm\u00f2 una nuova legislazione del lavoro, ormai decine di anni fa.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><span style=\"color: #333399;\">E\u2019 un tempo per i riformisti, quello che ora si pu\u00f2 e si deve aprire. Prima di tutto: <strong>nuove relazioni industriali<\/strong>. L\u2019approvazione degli accordi per la nuova Fiat accelerer\u00e0 la tendenza allo spostamento del baricentro della contrattazione collettiva dalla dimensione nazionale verso i luoghi di lavoro. E\u2019 quindi ancor pi\u00f9 necessario e urgente costruire un nuovo modello di relazioni sindacali e ridefinire, in questo contesto, le regole della rappresentanza, per fare non meno, ma pi\u00f9 contrattazione collettiva, in un contesto sicuro di diritti e doveri per ciascuna organizzazione. La via maestra \u00e8 quella di un accordo interconfederale, eventualmente tradotto poi in norma di legge. Ma sono tredici anni che se ne parla. <strong>Ha quindi ragione Pietro Ichino, quando propone, in carenza di accordo, di approvare una legge, che attribuisca in modo chiaro alla coalizione sindacale maggioritaria il potere di negoziare con efficacia per tutti e al sindacato minoritario, anche se rifiuta di firmare, non il potere di veto, ma il diritto alla rappresentanza in azienda<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><span style=\"color: #333399;\">Ma c\u2019\u00e8 una questione ancora pi\u00f9 grande che \u00e8 tempo di affrontare senza gli schemi ideologici di una storia passata. Cominciammo a farlo nel programma elettorale del 2008. Si chiama <strong>partecipazione dei lavoratori alla vita dell\u2019azienda<\/strong>. E\u2019 ora e tempo di dare attuazione all\u2019articolo 46 della Costituzione: un articolo frutto della convergenza riformatrice di due personalit\u00e0 del rilievo e della statura di Giovanni Gronchi, che fu l\u2019estensore del testo dell\u2019articolo, e di Giuseppe Di Vittorio, che lo sostenne e lo difese contro gli opposti conservatorismi ideologici della destra liberale e del radicalismo di sinistra, \u201cattribuendo al concetto di collaborazione il significato di partecipazione attiva dei lavoratori alla gestione dell\u2019azienda e quindi allo sviluppo dell\u2019azienda stessa nell\u2019interesse dei lavoratori e del Paese\u201d. Partecipazione significa diritto di accesso dei lavoratori, rigorosamente basato sul principio contrattualistico, alle informazioni sull\u2019andamento dell\u2019impresa ed eventualmente anche partecipazione agli organi di controllo della gestione, partecipazione al capitale, senza escludere quella agli utili. E\u2019 attraverso la partecipazione nella gestione dell\u2019impresa, che i lavoratori possono <strong>condividere con il <em>management<\/em> la \u201cscommessa\u201d legata a piani di sviluppo innovativi<\/strong>, che chiedono grandi investimenti in capitale e lavoro e pretendono da entrambi forti dosi di condivisione del rischio. Se il piano ha successo e gli obiettivi produttivi vengono conseguiti, deve risultarne direttamente influenzato l\u2019assetto retributivo, sia dei lavoratori, sia del <em>management<\/em>, a partire dal leader dell\u2019azienda.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><span style=\"color: #333399;\">Ma voglio, a questo punto, dire con chiarezza: <strong>basta con esagerate <em>stock-option<\/em> e premi milionari per i manager, esercitabili senza vincolo temporale e centrati sui risultati finanziari e speculativi di breve periodo<\/strong>, anzich\u00e9 su quelli industriali, con l\u2019inevitabile, conseguente conflitto d\u2019interessi, fonte di sospetti e di sfiducia. Anche a questo proposito Obama ci fornisce un riferimento prezioso. Negli Usa, il presidente ha potuto e dovuto agire sugli emolumenti scandalosi dei top-manager delle banche salvate coi soldi dei contribuenti. Qui in Italia, possiamo limitarci a chiedere che alla Fiat anche il contratto di Marchionne sia legato, come quello dei lavoratori, al successo di lungo periodo del piano Fabbrica Italia.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><span style=\"color: #333399;\"><span>\u00a0<\/span><strong><span>5. Contro la precariet\u00e0, un diritto unico del lavoro<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><span style=\"color: #333399;\">In quasi tutti i settori produttivi, oggi &#8211; nella nostra Repubblica fondata sul lavoro &#8211; possono esistere aziende importanti con pochissimi lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato e <strong>una enorme massa di lavoratori di serie B, C e D. Un <em>apartheid<\/em> <\/strong>che per i giovani significa il dramma dell\u2019insicurezza e la paura del futuro. Ai lavoratori precari, in particolare giovani, non basta rivolgersi con proposte di ordinaria manutenzione del nostro diritto del lavoro, magari accompagnate da un immediato, forte aumento dei contributi previdenziali. Bisogna puntare risolutamente al bersaglio grosso, ora, subito. Perch\u00e9 \u00e8 in gioco il destino di un&#8217;intera generazione e perch\u00e9 la Grande recessione ci ha fatto toccare con mano l&#8217;intollerabilit\u00e0 etico-politica e l&#8217;inefficienza economica di un sistema di diritti e tutele del lavoro cos\u00ec pesantemente discriminatorio verso la sua parte pi\u00f9 debole. Questo \u00e8 il tempo di <strong>una battaglia per l&#8217;adozione di un \u201cdiritto unico del lavoro\u201d, che possa applicarsi a tutti senza compromettere la competitivit\u00e0 delle nostre imprese<\/strong>. Non si tratta di intaccare o modificare la posizione di chi ha gi\u00e0 un rapporto di lavoro stabile. Si tratta di <strong>offrire a tutti quelli che si affacciano oggi al mercato del lavoro qualcosa di molto migliore di ci\u00f2 che il regime di <em>apartheid<\/em> attuale offre loro<\/strong>. Si pu\u00f2 fare, si deve fare adesso.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">\u00a0<strong>6. Un fisco a favore del Quinto Stato, delle donne e della famiglia<\/strong><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Anche a proposito del fisco c\u2019\u00e8 poco da difendere e molto da cambiare. L\u2019azione di riforma fiscale deve essere iscritta, pena il suo fallimento, in un contesto di riqualificazione e riduzione della spesa pubblica. Con l\u2019occhio rivolto, al tempo stesso, alla qualit\u00e0 sociale e alla produttivit\u00e0 del sistema. <strong>Tre esempi <\/strong>basteranno, per dare l\u2019idea.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><strong>Il primo<\/strong>: l&#8217;allarme \u00e8 stato di recente rilanciato dal <strong><a title=\"Manifesto del Quinto Stato - Acta, ottobre 2010\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=10875\" target=\"_blank\">Manifesto del Quinto Stato di ACTA<\/a>, l&#8217;associazione dei lavoratori\/partite IVA del terziario avanzato<\/strong>, che denunciano le distorsioni di un sistema fiscale che non riconosce la loro specificit\u00e0. Il nostro sistema \u00e8 infatti organizzato solo attorno alle due tradizionali componenti: lavoratori dipendenti e autonomi. E\u2019 ora che irrompa, per ragioni di giustizia e di equit\u00e0, questo nuovo soggetto: i lavoratori delle partite Iva, tanta parte del tessuto produttivo italiano.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><strong>Il secondo<\/strong>. <span style=\"color: #000080;\">La risorsa meno valorizzata nel nostro paese \u00e8 quella rappresentata da milioni di donne giovani, mediamente pi\u00f9 istruite e impegnate dei loro coetanei maschi, che vorrebbero lavorare fuori dalle mura domestiche, ma non ci riescono. Al punto che si scoraggiano, specie nel Sud, e smettono addirittura di cercare. Certo: non c\u2019\u00e8 la misura di politica economica e fiscale capace da sola di innalzare la partecipazione delle donne alle forze di lavoro: dall\u2019attrazione di investimenti diretti esteri fino alle strutture per la conciliazione, serve un insieme coerente di politiche. Ma credo che ci sia bisogno di uno <em>shock<\/em>: <strong>a parit\u00e0 di tutto il resto, il reddito da lavoro di una donna, che sia dipendente o autonoma, deve essere tassato con un\u2019aliquota significativamente pi\u00f9 bassa di quello, identico, di un lavoratore maschio<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><strong>Il terzo<\/strong>. C\u2019\u00e8 bisogno del pieno riconoscimento della famiglia come soggetto fiscale. Il modo pi\u00f9 concreto e corretto per farlo \u00e8 raccogliere la proposta avanzata dal Forum delle associazioni familiari e che va sotto il nome di <strong>\u201cno-tax area familiare\u201d<\/strong>. Dal prelievo Irpef verrebbe detratta una quota esente per ciascun membro della famiglia. E&#8217; una proposta giusta e realista perch\u00e9 pu\u00f2 essere adottata progressivamente, a partire dal basso, e non presuppone una immediata modifica di tutto il sistema fiscale.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">\u00a0<strong>7. La bellezza \u00e8 sviluppo<\/strong><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">E\u2019 vero, viviamo nella competizione globale, e tutto si pu\u00f2 clonare e delocalizzare. Ma non qualcosa che \u00e8 scritto nell\u2019 identit\u00e0 italiana. E\u2019 ci\u00f2 che ci ha fatto grandi e amati nel mondo. Perch\u00e9 prima di essere il paese del Bunga Bunga, noi siamo stati e siamo rispettati all\u2019estero per quello che abbiamo dato all\u2019umanit\u00e0. Perch\u00e9 siamo una nazione abituata a convivere con la bellezza. Le nostre piccole chiese di provincia che contengono un Piero Della Francesca e le aree archeologiche che si incastrano nei moderni centri cittadini. Da noi si vede il tempo della civilt\u00e0 umana, tutto intero. E poi siamo la poesia di Dante, la musica di Verdi, la scultura di Michelangelo. Il cinema di Fellini, il teatro di Eduardo, le parole di Elsa Morante. Siamo un talento che non finisce e che esplode dovunque pu\u00f2: nella moda come nell\u2019automobilismo, nell\u2019architettura come nel <em>design<\/em>. So che oggi \u00e8 difficile dire quello che sto per dire. Ma tanto pi\u00f9 \u00e8 necessario farlo. <strong>Che fortuna essere italiani e che bello \u00e8 il nostro paese.<\/strong><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Ma tutto questo la politica di oggi lo considera inutile. \u201cLa cultura non si mangia\u201d, sia stato detto o no, \u00e8 la sintesi pi\u00f9 felice dell\u2019idea di paese che ha la destra. La cultura si respira e rende la vita di ciascuno pi\u00f9 piena. E allora il futuro dell\u2019Italia deve scoprire come vocazione identitaria l\u2019investimento sulla bellezza. E\u2019 l\u00ec una quota importante del nostro ruolo nell\u2019economia globale. Aiutare chi lavora sulla creativit\u00e0, sostenere un clima di vitale energia e di infinita ricerca. E non c\u2019\u00e8 bisogno di usare i finanziamenti a pioggia. Opportunit\u00e0 fiscali e innovazione, tanto basta. Sostenere chi insegna, perch\u00e9 la societ\u00e0 moderna \u00e8 fatta soprattutto, in ogni campo, di buoni maestri. Come avete sentito fino ad ora, <strong>si pu\u00f2 e si deve spendere di meno su tutto. Tranne che per la scuola, l\u2019Universit\u00e0, la ricerca<\/strong>. Perch\u00e9 il sistema formativo deve diventare il centro della societ\u00e0 del futuro. Si deve spendere anche di pi\u00f9, ma si deve spendere meglio. Facendo leva sull\u2019autonomia, il merito, la rigorosa valutazione dei risultati.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">E poi la produzione culturale, industria e talento diffuso. E il turismo, che \u00e8 ricchezza e prestigio. E l\u2019ambiente, che con il femminismo e internet \u00e8 stata la vera rivoluzione culturale che ha cambiato il nostro rapporto con la vita e con le persone. Ma l\u2019ambiente \u00e8 risorsa di crescita, \u00e8 lavoro, \u00e8 ricchezza diffusa. Il 30 per cento delle piccole e medie imprese nel 2009 hanno investito sulla <em><strong>green economy<\/strong><\/em> (il 45% di quelle che esportano e innovano). Sostenere attraverso crediti d\u2019imposta lo sviluppo di questa filiera innovativa, per esempio consentendole per questa via un pi\u00f9 facile accesso alla ricerca, \u00e8 un investimento sul futuro. Come lo \u00e8 la stabilizzazione ed estensione dell\u2019ecobonus del 55 per cento in edilizia. Questa misura ha prodotto, secondo l\u2019Enea, un volume stimato al dicembre 2010 di 11 miliardi di euro per 843 mila interventi. La nuova frontiera potrebbe essere oggi quella di un piano per la messa in sicurezza antisismica degli edifici, indispensabile per il paese e in grado di mobilitare capitali privati diffusi.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Eccola, l\u2019 Italia nel mondo. La bellezza che si fa ricchezza. Il talento che diventa crescita diffusa.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">\u00a0<strong>8. La comunit\u00e0, forma di convivenza e di organizzazione sociale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">La nostra societ\u00e0 non pu\u00f2 crescere attorno ad un\u2019idea astratta, teorica, immateriale di individuo, isolato, sovrano ma solo. <strong>Dobbiamo riscoprire tutta la bellezza di una parola: \u201ccomunit\u00e0\u201d.<\/strong> Parlo di una comunit\u00e0 non identitaria, n\u00e9 unita da una particolare dottrina morale o da una sola concezione di che cos\u2019\u00e8 umano. Una comunit\u00e0 politica, come suggerisce Ronald Dworkin, non va intesa come una macropersona, un\u2019entit\u00e0 omogenea; ma come un\u2019orchestra, un\u2019entit\u00e0 composta da tanti individui che suonano insieme.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">La politica deve riconoscere questa dimensione fondante del nostro vivere civile. E devono farlo i democratici: il riconoscimento che <strong>c\u2019\u00e8 una terza dimensione tra lo Stato e il mercato e tra lo Stato e l\u2019individuo<\/strong>, una dimensione sociale e comunitaria, \u00e8 anzi una delle ragioni pi\u00f9 profonde della diversit\u00e0 dei democratici dalle culture della sinistra del novecento. L\u2019Italia \u00e8 ricchissima di comunit\u00e0, perch\u00e9 l\u2019Italia \u00e8 innanzi tutto una comunit\u00e0 di comunit\u00e0. L\u2019Italia \u00e8 famiglie, territori, municipi, campanili, piccole imprese, cooperative, associazioni, volontariato.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Tra i cambiamenti radicali e forse irreversibili che la crisi globale ci consegna, uno dei pi\u00f9 importanti \u00e8 l\u2019impossibilit\u00e0 di contare solo su risorse pubbliche statali, o per altri versi private di mercato, sia per sostenere lo sviluppo, che far fronte ai nuovi bisogni. Nessuno pu\u00f2 oggi pensare a una ripresa dell\u2019economia italiana che non faccia leva innanzi tutto sui \u201cpiccoli\u201d, su quel fitto tessuto di medie, piccole e piccolissime imprese che sono la principale fonte di reddito, di occupazione, di esportazione del paese. Un sistema di imprese che da sempre fonda il suo successo su una cultura partecipativa e cooperativa, nella quale <strong>l\u2019imprenditore, come dicemmo proprio qui al Lingotto, \u00e8 egli stesso lavoratore<\/strong>, perch\u00e9 spesso \u00e8 un ex-operaio e vive faticosamente del suo lavoro. Ce lo insegnano da pi\u00f9 di un secolo migliaia di cooperative, ma ce lo hanno testimoniato di recente i tantissimi piccoli imprenditori che hanno sacrificato non solo il profitto, ma perfino il patrimonio personale pur di non chiudere l\u2019azienda e pur di pagare lo stipendio ai dipendenti, pur di continuare a svolgere la loro funzione sociale, nella loro comunit\u00e0 locale.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Un tessuto cos\u00ec vivo e solidaristico di economia comunitaria va considerato una risorsa preziosa per fronteggiare in modo attivo anche la contraddizione tra la crescita dei bisogni sociali e la crisi fiscale dello Stato. In Italia, nel 2025, avremo due milioni di anziani in pi\u00f9 di oggi. Sull&#8217;altro estremo della scala demografica, un ventenne italiano su 5 \u00e8 ridotto a \u201cnon far nulla\u201d. Non studia, non ha un lavoro e non lo cerca attivamente. \u00c8 di fronte a noi la prospettiva dello \u201cstritolamento\u201d di un\u2019intera generazione. <strong>Come ha scritto Maurizio Ferrera: \u201cil Welfare statale non viene messo in discussione nella sua insostituibile funzione redistributiva, ma deve essere integrato dall&#8217;esterno laddove vi sono bisogni e domande non soddisfatte\u201d<\/strong>. Non il \u201cfai da te\u201d, spesso poco efficace e troppo costoso. Ma il \u201cfare insieme\u201d, attraverso nuovi strumenti di investimento sociale \u2013 con incentivi fiscali rivolti alle associazioni e alle organizzazioni no-profit \u2013 che agiscano in questa sorta di \u201csecondo Welfare\u201d comunitario. <strong>Campo di applicazione prioritario: gli asili nido e l&#8217;assistenza agli anziani non autosufficienti<\/strong>. Due interventi capaci non solo di \u201cfare uguaglianza\u201d, ma anche di favorire la crescita dell&#8217;efficienza economica, liberando all&#8217;attivit\u00e0 produttiva extra domestica la voglia di fare, l&#8217;intelligenza e lo spirito di sacrificio di milioni di donne oggi schiacciate dalla squilibrata concentrazione sulle loro spalle delle attivit\u00e0 di cura.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Fissato il controllo di qualit\u00e0 e il quadro delle regole da parte della mano pubblica, per il resto sia prioritario il bisogno del cittadino e la societ\u00e0 sia libera di esprimere la propria capacit\u00e0 di promozione e di organizzazione. E lo Stato la promuova e la favorisca fiscalmente. Sussidiariet\u00e0, coesione, comunit\u00e0, territorio. Persone, famiglia, cultura comune. <strong>Non avremo risorse per molte politiche statali, dobbiamo quindi puntare di pi\u00f9 sulla societ\u00e0 \u201cbuona\u201d.<\/strong> Perch\u00e9 l\u2019 Italia torni ad essere una comunit\u00e0, come fu nel suo momento migliore: quello della ricostruzione dopo le macerie della guerra.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">\u00a0<strong>9. Diritti, doveri, legalit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Un\u2019idea di comunit\u00e0 cos\u00ec intesa ci consente di mettere insieme i diritti e i doveri, i legami con gli altri e l\u2019autonomia individuale. Il tema dei diritti \u00e8 da sempre nel dna dei democratici. Senza la cultura democratica, i diritti umani e civili, dei popoli e degli individui, non avrebbero potuto avanzare come hanno fatto. <strong>Per i diritti di ognuno, e in particolare degli ultimi, dei pi\u00f9 deboli, degli indifesi, per la libert\u00e0 religiosa,<\/strong> ci siamo sempre battuti, ci battiamo e ci batteremo. Come contrasteremo ogni forma di discriminazione, compresa quella, purtroppo oggi crescente, basata sugli orientamenti sessuali delle persone.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Penso anche ai <strong>diritti degli immigrati<\/strong>: quelli che sono residenti legali nel nostro Paese, che lavorano e pagano le tasse, che formano famiglie e partecipano in tanti modi alla vita della comunit\u00e0 nazionale. A questi immigrati non \u00e8 riconosciuto alcun diritto politico e spesso anche l\u2019esercizio della libert\u00e0 religiosa \u00e8 ostacolato. A loro, ai nostri nuovi cittadini,va assicurato, come abbiamo proposto, un rigoroso percorso di autentica cittadinanza,a cominciare dal voto alle elezioni amministrative.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">La lotta per i diritti si \u00e8 storicamente identificata, in Europa come in America, con la politica democratica. E fatemi salutare con sollievo il fatto che finalmente un uomo di Stato , non per caso il democratico Obama, abbia avuto il coraggio di ricordare alla potente Cina che devono avere un ruolo, insieme alla crescita del pil, i diritti umani e le libert\u00e0, a cominciare da quella politica del premio Nobel Liu Xiao Bao e da quella religiosa e civile del Dalai Lama.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Ma il tema dei diritti, per quanto importante per noi, non pu\u00f2 essere esclusivo. Al riconoscimento degli individui da parte della comunit\u00e0 deve corrispondere il riconoscimento della comunit\u00e0 da parte degli individui. Ai diritti devono corrispondere i doveri. Non c\u2019\u00e8 bisogno di arrivare fino a <strong>Gandhi<\/strong>, quando diceva che <strong>\u201cla vera fonte dei diritti \u00e8 il dovere. Se adempiamo ai nostri doveri, non dovremo andar lontano a cercare i diritti\u201d<\/strong>. E\u2019 sufficiente, molto pi\u00f9 che sufficiente, guardare alla prima parte della nostra Costituzione, a quei principi che affermano diritti e doveri inscindibilmente legati tra loro e fondamento della nostra democrazia.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Ecco il passo in avanti che bisogna fare: non \u00e8 pi\u00f9 possibile pensare che mentre i diritti sono libert\u00e0, i doveri sono un obbligo. Ci sono, semplicemente, quelle norme di volontaria auto-limitazione delle proprie azioni senza le quali la libert\u00e0 sarebbe selvaggia, e diventerebbe legge della giungla, sopruso e sopraffazione dei moltissimi pi\u00f9 deboli da parte dei pochi pi\u00f9 forti. Questo si chiama rispetto della legge. Si chiama legalit\u00e0. L\u2019aria che permette a una societ\u00e0 di respirare. Un ossigeno che in questi anni c\u2019\u00e8 mancato. Se la parabola politica di Berlusconi volge al termine, noi <strong>dovremo invece fare i conti ancora per molto tempo con i guasti del berlusconismo<\/strong>. Con le tossine di una \u201ccultura\u201d impregnata di egoismo, di individualismo esasperato, di dispregio dell\u2019identit\u00e0 e della dignit\u00e0 delle donne, di totale subordinazione del bene pubblico agli interessi privati. Di una illegalit\u00e0 diffusa, penetrata come mai nel profondo del nostro tessuto sociale. Mi vengono in mente alcune parole di qualche anno fa di Antonino Caponnetto: \u201cCerti modi di pensare\u201d, diceva, \u201csono ormai cos\u00ec diffusi da sembrare normali, ed invece non per questo cessano di essere distorsioni, forme patologiche. Allora la scelta diventa se aderire alla patologia o salvarsene. Reagire\u201d. E\u2019 questa l\u2019alternativa che abbiamo di fronte. Ed \u00e8 questo il compito, vorrei dire la missione, alla quale pi\u00f9 di altri sono chiamati i democratici. Reagire, diceva Caponnetto. E allora si tratta per prima cosa di reagire all\u2019idea che le mafie debbano continuare a tenere prigioniere intere aree del nostro Paese. E badate: non stiamo parlando sempre e solo del Sud.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Qualche giorno fa, componenti del clan calabrese dei Macr\u00ec sono stati scoperti mentre progettavano l\u2019uccisione di alcuni carabinieri in provincia di Imperia. Il motivo, in base alle intercettazioni? Bisognava dar loro una lezione, perch\u00e9 si stavano \u201callargando troppo\u201d. A questo siamo arrivati: \u00e8 lo Stato che si \u201callarga troppo\u201d quando contrasta, come fanno con coraggio ogni giorno magistrati e forze dell\u2019ordine, la criminalit\u00e0 organizzata. Reagire, allora, significa colpire le mafie, le organizzazioni criminali, in ci\u00f2 che hanno di pi\u00f9 caro, mirando alle risorse finanziarie, confiscando loro i beni. Significa predisporre strumenti e politiche di controllo pi\u00f9 efficaci quando si tratta di opere pubbliche e di appalti. Significa <strong>\u201criprendere il territorio\u201d, per usare un\u2019espressione cara a Don Luigi Ciotti<\/strong>. Significa sostenere lo sviluppo e la modernizzazione del Sud.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Nella pubblica amministrazione regole certe e rigorose in materia di contratti, di acquisti e forniture, di progettazione di lavori pubblici, di reclutamento del personale. E snellimento della burocrazia, perch\u00e9 non ci vuole molto a capire cosa pu\u00f2 nascondersi dietro la necessit\u00e0 di un imprenditore di dover bussare a venti porte di venti uffici diversi per avere un permesso. <strong>La politica e le istituzioni devono essere le prime ad assicurare pulizia e trasparenza al loro interno.<\/strong> Va spezzato ogni legame. Va cancellata ogni minima contiguit\u00e0. Nella scelta dei gruppi dirigenti, al momento delle candidature, non deve succedere che la mafia possa minimamente influire o condizionare. E, per essere chiari, se una forza politica candida un condannato per reati collegati alla mafia deve decadere immediatamente il finanziamento pubblico del partito. Cos\u00ec vediamo.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">E ci sono anche possibili meccanismi di autoriforma, se davvero si vuole. Non \u00e8 che tutto debba per forza essere rimandato all\u2019accertamento della responsabilit\u00e0 penale, cosa che ovviamente resta fondamentale. C\u2019\u00e8 una specie di apologo, raccontato una volta da Gian Carlo Caselli, che rende in maniera molto semplice ed efficace ci\u00f2 che intendo dire. Se chiunque di noi invita a cena qualcuno e poi si accorge che questo qualcuno se ne \u00e8 andato portandosi via le posate, beh, questo signore lo denunciamo. Ma per non invitarlo pi\u00f9 a casa nostra non \u00e8 che aspettiamo la conclusione del processo. Non lo invitiamo pi\u00f9 e basta. La domanda con cui concludeva Caselli era: <strong>quanti sono invece nel nostro Paese quelli che, anche se trovati con le posate in tasca, nella vita pubblica continuano ad essere invitati, a sedersi a tavola e a banchettare come se niente fosse?<\/strong><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">\u00a0<strong>10. Il riformismo, l\u2019unica <em>chance<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><span style=\"color: #000000;\">Come avete visto, non abbiamo parlato, non abbiamo voluto farlo, dei tanti e diversi temi che freneticamente occupano, ogni giorno, il dibattito politico del nostro Paese. In una perenne sensazione di fragilit\u00e0. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Siamo come intrappolati in un eterno presente senza spessore e prospettiva. La dimensione del progetto non ci appartiene pi\u00f9. La capacit\u00e0 di guardare lontano, di avere <strong>una visione, quella che permise alla nuova classe dirigente di rimettere in piedi l\u2019Italia dopo la guerra<\/strong> e poi negli anni successivi di farla crescere e di portare il primo benessere nelle case degli italiani, non \u00e8 di questo tempo. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Lo sport preferito delle nostri classi dirigenti, e non parlo solo di quella politica, perch\u00e9 purtroppo ogni campo della nostra vita pubblica \u00e8 colpito dallo stesso male, \u00e8 rimandare la soluzione di ogni problema sulle spalle dei futuri cittadini. C\u2019\u00e8 una decisione difficile da prendere? Meglio rinviare. Servono risorse? Utilizziamo quelle disponibili, non importa se in modo sconsiderato e se presto finiranno. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Oggi \u00e8 cos\u00ec, e domani si vedr\u00e0. Anzi: vedranno. <\/span><span style=\"color: #000000;\">E\u2019 anche da qui, dalla consapevolezza di tutto questo, che passa il disamoramento dei cittadini, dei giovani per primi, per la politica e per tutto ci\u00f2 che \u00e8 dimensione pubblica. <\/span><span style=\"color: #000000;\">E\u2019 su questo crescente distacco che punta e che fa presa quel populismo demagogico che \u00e8 il cuore, l\u2019essenza del berlusconismo. <\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><span style=\"color: #000000;\">La democrazia non pu\u00f2 essere rinvio, non \u00e8 scansare i problemi, come faceva don Abbondio con i sassi che incontrava sulla strada. <\/span><span style=\"color: #000000;\"><strong>La democrazia \u00e8 decisione. Partecipata, ma decisione.<\/strong> Perch\u00e9 la democrazia \u00e8 responsabilit\u00e0. E la politica democratica \u00e8 costruzione del consenso attorno alle scelte pi\u00f9 giuste, perch\u00e9 lungimiranti. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 pericoloso, per la democrazia, del divorzio tra decisione e partecipazione: uno dei segni pi\u00f9 inquietanti del nostro tempo. E il riformismo, che sfida conservatorismi e privilegi, pi\u00f9 di ogni altro ha bisogno di democrazia che decida.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><span style=\"color: #000000;\">Solo pochi anni fa, sembrava che l\u2019onda democratica, che stava travolgendo i regimi totalitari e autoritari di tutto il mondo, fosse una forza inarrestabile. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Oggi dobbiamo essere pi\u00f9 cauti: la democrazia fatica a farsi strada in met\u00e0 della popolazione mondiale. Si affermano modelli che sono definiti con un ossimoro: democrazia autoritaria. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Si va diffondendo l\u2019idea che la democrazia \u00e8 un ostacolo alla decisione veloce. E poich\u00e9 la velocit\u00e0 \u00e8 una risorsa strategica del nostro tempo, se si deve scegliere tra la decisione veloce e la democrazia, il rischio \u00e8 che si sacrifichi la democrazia. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Ne aveva parlato, con profetica lucidit\u00e0, <strong>Piero Calamandrei<\/strong>, in un intervento alla Costituente: <strong>\u201cLa democrazia per funzionare deve avere un governo stabile. Se un regime democratico non riesce a darsi un governo che governi, esso \u00e8 condannato.<\/strong> Le dittature sorgono non dai governi che governano e che durano, ma dall\u2019impossibilit\u00e0 di governare dei governi democratici\u201d. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Le istituzioni devono poter governare, devono poter decidere. Ed \u00e8 al principio della democrazia partecipata e decidente che devono ispirarsi le necessarie riforme istituzionali ed elettorali che l\u2019Italia attende da lungo tempo: rafforzamento dei poteri del premier e di quelli di controllo del Parlamento, regolazione del conflitto d\u2019interessi, norme contro la concentrazione del potere mediatico e il controllo politico della Rai, differenziazione delle camere e riduzione del numero dei parlamentari. <\/span><span style=\"color: #000000;\"><strong>Sulla legge elettorale, condividiamo e sosteniamo l\u2019impianto maggioritario fondato sui collegi uninominali,<\/strong> scelto dall\u2019Assemblea nazionale del Pd. <\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><span style=\"color: #000000;\">I rimedi istituzionali alla crisi della politica democratica sono necessari e importanti. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Ma la soluzione, non smetter\u00f2 mai di esserne convinto, \u00e8 anche nella bellezza della politica. <\/span><span style=\"color: #000000;\">E\u2019 la politica che ha cambiato il mondo. E\u2019 la politica che ha segnato gran parte del cammino dell\u2019umanit\u00e0. Cammino che ha avuto cadute e ha conosciuto orrori, ma che \u00e8 stato contrassegnato da un continuo progresso e da conquiste gigantesche. <\/span><span style=\"color: #000000;\">E\u2019 la politica che ha contribuito alla diffusione di libert\u00e0 e benessere, quando prima libert\u00e0 e benessere erano privilegio di pochi. E\u2019 la politica che ha dato diritti e dignit\u00e0 ai lavoratori, gli stessi che prima erano costretti a togliersi il cappello di fronte al padrone. E\u2019 la politica che ha abbattuto i muri della discriminazione razziale e dello scontro ideologico che teneva in sospeso il destino del mondo.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000;\"><strong>E\u2019 la politica che ha fatto vivere meglio e pu\u00f2 far vivere meglio le persone. <\/strong><\/span><span style=\"color: #000000;\"><strong>Ad una condizione: che sia sfida, che sia coraggio di fronte alle novit\u00e0, <\/strong>che sia non immobilismo, non perenne attracco in porti solo apparentemente sicuri, ma viaggio, capacit\u00e0 di affrontare senza paura il mare aperto. <\/span>\u201cTra vent\u2019anni\u201d, scriveva Mark Twain, \u201csarete pi\u00f9 delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite\u201d.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Ora, davvero, l\u2019 Italia pu\u00f2 girare pagina. Deve farlo, con urgenza. Perch\u00e9 un giovane su cinque non ha lavoro e non crede di trovarlo, perch\u00e9 al Sud sono povere due famiglie su dieci. Perch\u00e9 la met\u00e0 delle donne \u00e8 senza lavoro. E il Governo si occupa solo del destino del suo <em>leader<\/em>. Usciamo insieme da questa paralisi pericolosa. Le stesse persone pi\u00f9 avvedute del centro destra non vedono l\u2019ora che finisca. Saranno giorni difficili, perch\u00e9 Berlusconi non ha alcuna idea di cosa significhi senso dello stato. Anche per questo io penso che, in questa delicata fase della vita parlamentare, <strong>le forze di opposizione dovrebbero trovare pi\u00f9 stabili forme di coordinamento<\/strong> e di consultazione che, nel rispetto dell\u2019autonomia di ciascuno e senza prefigurare alcunch\u00e9, consentano di evitare forzature o violazioni del ruolo del Parlamento. E mostrino, tutta intera, la forza delle opposizioni. Se in Berlusconi, per una volta, prevalesse l\u2019interesse del Paese e si dimettesse, si aprirebbe, comunque, una fase nuova. E le opposizioni dovrebbero registrarlo.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><strong>Se il governo passasse la mano ci sono tre soluzioni.<\/strong> Una non \u00e8 ovviamente nelle nostre disponibilit\u00e0: \u00e8 un nuovo governo con la maggioranza attuale, o pi\u00f9 estesa, e un nuovo premier. In questo caso si potrebbe creare un clima di pi\u00f9 civile confronto e di maggiore serenit\u00e0. Le soluzioni che possono riguardare il Pd sono due. Io vorrei indicare la mie priorit\u00e0. Resto convinto della proposta che nelle settimane passate tutto il partito ha avanzato e che io credo sia giusto rilanciare oggi. Un nuovo Governo, non un ribaltone, che comprenda tutte le forze parlamentari, con un <em>premier<\/em> che sappia garantire un clima istituzionale nuovo. Un governo che si proponga di rasserenare la situazione, fronteggi le emergenze sociali e finanziarie, riformi immediatamente la orrenda legge elettorale. In questo contesto, e in un clima pi\u00f9 sereno e ascoltando le proposte migliorative delle autonomie, si potrebbe <strong>portare a compimento l\u2019<em>iter<\/em> del federalismo, oggi messo a rischio dal clima di scontro in atto. <\/strong>Credo che questo, in altri Paesi, farebbero forze politiche non egoiste, non dominate dalla furbizie tattiche. Forze che poi, in un clima repubblicano, tornerebbero a dividersi, in un bipolarismo maturo.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">In questi mesi ho sostenuto che andare a votare in questo clima e con questa legge elettorale sarebbe la peggiore delle soluzioni. E lo confermo. Ce n\u2019\u00e8 una soltanto di soluzione ancora peggiore: la livida prosecuzione di un governo al tempo stesso inesistente e pericoloso, con un ulteriore imbarbarimento della situazione nazionale. In questo caso si, credo che le opposizioni, unite, dovrebbero chiedere le elezioni. Ma sarebbero elezioni che non si possono perdere, pena rischi gravi per l\u2019 Italia. Per questo solo un appello voglio rivolgere a tutti noi. <strong>Non si ripeta mai pi\u00f9 il tragico errore del \u201994.<\/strong> Quando le divisioni nel campo democratico spianarono la strada all\u2019avventura berlusconiana.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Bisogna girare pagina e cominciare un nuovo ciclo della politica italiana. E la parola chiave deve essere cambiamento. Una societ\u00e0 aperta, dinamica, tesa a costruire opportunit\u00e0 e qualit\u00e0 sociale.Un nuovo ciclo. Che ha bisogno , per realizzarsi, delle condizioni istituzionali e politiche necessarie. Voglio dirlo chiaramente, <strong>non si pu\u00f2 cambiare un Paese come l\u2019Italia senza un vero, nuovo bipolarismo<\/strong>. Quello vero, non il prodotto della conflitto statico tra berlusconismo e antiberlusconismo. No, il bipolarismo europeo. A quello dobbiamo tendere , senza nostalgie ingiustificate. <span style=\"color: #000000;\">E\u2019 avanti che dobbiamo guardare. Non si pu\u00f2 tornare indietro, ad un sistema partitico e proporzionale che era quello dei cinquantatre governi in cinquant\u2019anni di storia repubblicana e di un debito pubblico che definire abissale \u00e8 poco. L\u2019Italia delle stragi di Brescia e Bologna, dei depistaggi sulle inchieste che cercavano la verit\u00e0. L\u2019Italia delle trame eversive e della P2. Un mondo che ha generato instabilit\u00e0 e debito pubblico. Due cose che, con i vincoli europei, oggi non sono immaginabili. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Finita questa fase di emergenza e superato il berlusconismo, potremo finalmente entrare in Europa anche dal punto di vista politico. Noi abbiamo interesse ad un bipolarismo che sia il confronto tra una destra moderata e un centrosinistra riformista. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Perch\u00e9 l\u2019alternativa vera non \u00e8, non deve essere, tra populismo ed estremismo, ma tra conservatori e riformisti.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><span style=\"color: #000000;\">Insomma penso che, superata la transizione, sarebbe naturale che in Italia nascesse un nuovo centrodestra, ispirato a culture liberali e forte senso dello Stato. Ci\u00f2 che in Inghilterra \u00e8 Cameron. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Cos\u00ec come penso che il nostro compito storico sia fare il centrosinistra riformista in Italia. <\/span>E il tempo successivo al fallimento del berlusconismo pu\u00f2 e deve essere il nostro tempo. La condizione fondamentale \u00e8 che noi ribadiamo senza equivoci la nostra identit\u00e0. Noi siamo un partito di centrosinistra. Noi siamo i democratici italiani nati per dare al Paese quel ciclo riformista che non ha mai conosciuto. Noi siamo il cambiamento, l\u2019innovazione. <span style=\"color: #000000;\">Questa \u00e8 un\u2019epoca in cui di fronte alle sfide non ci si pu\u00f2 sottrarre. E nemmeno si pu\u00f2 pensare di calarsi l\u2019elmetto e mettersi nella propria ridotta a difendere ci\u00f2 che esiste e si conosce. E mi colpisce che questo sia in certe circostanze ancora un riflesso presente alla nostra sinistra. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Si, perch\u00e9 <strong>esiste un\u2019area alla nostra sinistra. E non bisogna temere che ci\u00f2 accada.<\/strong> Noi siamo una forza democratica, di centrosinistra che , come tutte le forze riformiste, pu\u00f2 trovare alleanze anche con chi ha posizioni diverse . Non dico posizioni pi\u00f9 radicali perch\u00e9 penso che nessuno debba essere pi\u00f9 radicale nel cercare il cambiamento dei riformisti. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Lo dico al mio amico Nichi Vendola, la cui sfida va seguita non con ostilit\u00e0 e paura ma con rispetto e interesse. Lo dico come si fa tra chi vuole sinceramente andare verso un incontro. Ma ad una condizione. Che si costruisca, questo incontro, per rispondere davvero ad un bisogno di stabilit\u00e0 e di cambiamento. Ogni riedizione dell\u2019Unione sarebbe un suicidio politico.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><span style=\"color: #000000;\">Per questo non mi ha convinto la definizione della proposta di Marchionne, poi approvata dalla maggioranza dei lavoratori, addirittura come una delle pagine pi\u00f9 nere della democrazia italiana. E aggiungo che non \u00e8 definendolo, con una scivolata retorica, un \u201ceroe\u201d alla pari di Falcone , che si rende giustizia a una vittima come Carlo Giuliani. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Le nostre diversit\u00e0 devono coniugarsi ad una sincera intenzione. Non cercare di sottrarre consenso l\u2019uno all\u2019altro ma estendere quello sociale e politico di un nuovo centrosinistra possibile, che non ripeta gli errori del \u201994 , quelli della caduta di Prodi e quelli dell\u2019Unione. <\/span><span style=\"color: #000000;\"><strong>In Italia pu\u00f2 vincere una alleanza di centrosinistra. E\u2019 molto pi\u00f9 difficile che possa farlo una intesa esclusivamente di sinistra.<\/strong> <\/span><span style=\"color: #000000;\">Il Partito Democratico, da parte sua, ha innanzitutto il compito di riprendere il suo cammino, recuperando la direzione di marcia che gli aveva consentito di guadagnare un consenso mai raggiunto, nella storia, dai riformisti italiani. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Un partito di centrosinistra. Ambizioso perch\u00e9 consapevole che se i sondaggi oggi gli attribuiscono il 24% altre rilevazioni dicono che siamo il partito con il pi\u00f9 alto elettorato potenziale: oltre il 42 %. Ambizioso e convinto di poter parlare a tutti gli italiani forte delle sue idee e con un solo linguaggio, senza una suddivisione di compiti tra riformisti di centro e riformisti di sinistra destinati a ritrovarsi esclusivamente in un\u2019alleanza di Governo. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Questa, e non altro, non le rappresentazioni che ne sono state fatte, a volte sbagliando in modo voluto e pretestuoso, era ed \u00e8 la \u201cvocazione maggioritaria\u201d del Partito Democratico. <\/span><span style=\"color: #000000;\">E voglio dirlo con estrema chiarezza: senza questa vocazione, e senza il bipolarismo, il Partito Democratico non sarebbe se stesso. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Se invece saremo questo, allora anche le alleanze verranno. Verranno da s\u00e9. Sar\u00e0 la forza delle nostre proposte, del nostro programma, ad attrarre chi diventer\u00e0 nostro alleato. Non saremo noi a rincorrere chi magari poi, alla fine, ci direbbe no.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\"><span style=\"color: #000000;\">Riusciremo se romperemo steccati e allargheremo lo sguardo, se torneremo a parlare a quelle persone moderate e civili che chiedono modernizzazione, che sono deluse da questo governo pur avendolo votato e che magari tre anni fa avevano cominciato ad osservarci in modo diverso, pur non scegliendoci ancora. Se toglieremo voti moderati alla destra, se ridaremo fiducia a coloro che vogliono astenersi. <\/span><strong>Fuori dal Novecento. Anche smettendola di sentirsi ex di qualcosa che, quale che sia, \u00e8 finito venti anni fa. <\/strong>Fuori dalle ideologie, fuori dagli \u201cismi\u201d che tutto giustificano. E, se posso dirlo, fuori anche dalle autocertificazioni che assolvono. Non basta dichiararsi di sinistra o democratici e poi avere comportamenti, ad esempio, non coerenti sul piano della legalit\u00e0 e del contrasto di ogni forma di spregiudicata ricerca del consenso elettorale. Almeno questo dobbiamo a Pio La Torre e a Piersanti Mattarella e ai tanti nostri amministratori che, rischiando, combattono l\u2019illegalit\u00e0. Essere democratici non \u00e8 il minimo comun denominatore di culture pi\u00f9 forti ma oggi non declinabili. No, essere democratici in Italia significa essere l\u2019incarnazione di quel riformismo che ha cambiato il mondo. Perch\u00e9 le uniche rivoluzioni che non siano finite con la riduzione della libert\u00e0 sono le rivoluzioni democratiche. Come la Resistenza italiana, come la liberazione dai regimi comunisti o dei colonnelli. Come la fine dell\u2019Apartheid.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Fu un democratico, Franklin Delano Roosevelt, a inventare il <em>New Deal<\/em>. Fu una rivoluzione democratica, quella di Martin Luther King, a consentire a milioni di neri di poter andare sullo stesso autobus o nella stessa scuola dei bianchi. Democratici, orgogliosi di esserlo. Non la prefigurazione, comoda e rassicurante, di una inesistente societ\u00e0 altra, non il rinvio a tempi migliori di palingenesi. No, qui e ora. Qui e ora davanti ai conservatorismi che reagiscono con violenza, ai fondamentalismi, agli intolleranti. Qui e ora, rischiando. E scuotendo societ\u00e0 ferme come la nostra. <strong>L\u2019Italia ha bisogno di una grande rivoluzione. L\u2019unica possibile, quella democratica.<\/strong> Quella che cerca di fare in modo che due ragazzi abbiano, indipendentemente dalle condizioni sociali di partenza, la stessa possibilit\u00e0 di mostrare il loro talento. Che Nord e Sud si sentano fratelli e non nemici. Quella che crede nel talento e nella onest\u00e0 delle persone. Quella che combatte l\u2019egoismo che ci distrugge e afferma il senso di una comunit\u00e0 aperta. L\u2019unica nella quale valga la pena di vivere. Chi, se non i democratici, pu\u00f2 far vivere questo progetto?<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">Gli incubi fanno fatica ad andar via e le favole fanno presto a scomparire. E\u2019 la realt\u00e0 il luogo in cui viviamo. E\u2019 la realt\u00e0 l\u2019unica cosa che pu\u00f2 cambiare. Se noi lo vorremo, succeder\u00e0.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-bottom: 0.42cm;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1. RIDURRE IL DEBITO ALL&#8217;80 PER CENTO DEL PIL\u00a0&#8211; 2. NUOVE RELAZIONI INDUSTRIALI E PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI NELLE IMPRESE &#8211; 3. UN DIRITTO UNICO DEL LAVORO CENTRATO SULLA FLEXSECURITY, CONTRO L&#8217;APARTHEID NEL MERCATO DEL LAVORO &#8211; 4. 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