
{"id":12362,"date":"2011-01-23T15:29:31","date_gmt":"2011-01-23T14:29:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12362"},"modified":"2011-01-24T12:05:38","modified_gmt":"2011-01-24T11:05:38","slug":"a-oriente-si-e-chiusa-una-ferita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12362","title":{"rendered":"A ORIENTE SI E&#8217; CHIUSA UNA FERITA"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"color: maroon; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;;\">LA PRIMA VISITA IN<\/span><span style=\"color: maroon; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;;\"> ITALIA DEL PRESIDENTE SLOVENO CHIUDE UNA TRAGEDIA LUNGA MEZZO SECOLO: DALLA FEROCE \u201cITALIANIZZAZIONE\u201d DEGLI SLAVI IMPOSTA DAL FASCISMO ALLA \u201cPULIZIA ETNICA\u201d TITOISTA DEL DOPOGUERRA NEI CONFRONTI DELLE POPOLAZIONI ITALIANE, CON L\u2019ESODO DI 350.000 PROFUGHI<\/span><\/span><\/p>\n<p><em>Editoriale di <strong>Enzo Bettiza<\/strong>, pubblicato su <\/em>la Stampa <em>il 21 gennaio 2011<br \/>\n<\/em><!--more-->Un avvenimento di storica seriet\u00e0 nazionale e di significativa rilevanza intereuropea \u00e8 passato purtroppo sotto silenzio, quasi inosservato, tra le fragorose miserie della politica italiana e i disagi comunitari provocati a Bruxelles e Strasburgo dai primi passi della presidenza ungherese dell\u2019Unione. Mi riferisco alla visita di Stato appena conclusa dal presidente della Slovenia, Danilo T\u00fcrk, e alla cerimonia del suo incontro al Quirinale con il presidente Napolitano.<br \/>\nSenza tema di retorica ho definito \u00abstorica\u00bb la circostanza perch\u00e9 questo primo soggiorno a Roma di un capo di Stato della limitrofa repubblica slava segna emblematicamente, sotto molti aspetti, la chiusura postuma e definitiva di poco meno o poco pi\u00f9 di mezzo secolo di storia. Storia tragica, a momenti truculenta, in un\u2019altalena di aggressioni e ritorsioni reciproche con connotati ideologici e razziali sempre pi\u00f9 disumani. Nulla venne risparmiato alle popolazioni lungo l\u2019implacata fascia di confine tra Venezia Giulia e Slovenia, mentre, pi\u00f9 gi\u00f9, Zara, rasa al suolo come Dresda dai bombardamenti, si vuotava completamente di tutti i suoi cittadini di lingua italiana. All\u2019incirca dal 1920 fino al secondo dopoguerra il terrore, l\u2019odio muto, la paura della propria stessa identit\u00e0 anagrafica erano dilagati per tre decenni a Trieste, a Fiume, nell\u2019Istria. La paura serpeggiava di volta in volta da una comunit\u00e0 etnica all\u2019altra.<br \/>\nPrima tocc\u00f2 agli slavi subire i colpi feroci degli squadristi dannunziani. Attentati incendiari nel centro triestino, umilianti purghe all\u2019olio di ricino nel retroterra istriano, offensive pulizie linguistiche fra i carsolini sloveni, infine occupazioni militari totalitarie e xenofobe da Lubiana fino alle Bocche di Cattaro.<br \/>\nPoi, tocc\u00f2 agli italiani il contraccolpo vendicativo delle milizie partigiane jugoslave. La Belgrado comunista, protetta con discrezione da Stalin e sostenuta con ammirazione da Churchill, orgogliosa di aver sconfitto da sola gli invasori dell\u2019Asse, desiderava infliggere all\u2019Italia in ginocchio una cocente rapina territoriale incorporando, insieme con l\u2019Istria e Fiume, anche Trieste e l\u2019intera area goriziana. In un accesso d\u2019irrefrenabile e spietata megalomania, il maresciallo Tito, coadiuvato dal capo della polizia politica Rankovic e dal responsabile della propaganda Milovan Gilas, all\u2019epoca tutti convinti nazionalstalinisti, diede corso al suo piano di conquista con metodi prettamente bolscevichi: cacciata e sterminio dei nativi italiani indesiderabili, pulizia etnica insomma, seguita da un capillare trapianto di nuove popolazioni.<br \/>\nL\u2019operazione di ricambio, affidata materialmente alle avanguardie in parte politicizzate in parte brade dell\u2019esercito titoista (bosniaci, serbi, montenegrini, macedoni, albanesi), ebbe per sfondo il caos finale della guerra, per teatro le principali citt\u00e0 istriane pi\u00f9 Trieste e Gorizia, e per poligono patibolare le voragini del Carso. Morirono atrocemente migliaia di italiani, soprattutto dell\u2019Istria, ma anche molti sloveni e croati considerati alla rinfusa \u00abfascisti\u00bb o \u00abcollaborazionisti\u00bb. A Zara, gi\u00e0 cumulo di macerie, un nucleo della storica dinastia imprenditoriale Luxardo venne calato con una gabbia nelle acque del porto e lasciato lentamente affogare.<br \/>\nTerrore e disperazione spinsero all\u2019esodo di massa circa trecentocinquantamila profughi istriani, quarnerini e dalmati. Non un malvivente tra loro. Molti laureati poliglotti, molti operai specializzati, in particolare carpentieri; non tutti si fermavano a Trieste; diversi si dirigevano verso il Veneto e la Lombardia, dove, con la loro istruzione e l\u2019innato spirito di disciplina, contribuivano all\u2019opera di ricostruzione dell\u2019Italia del dopoguerra. L\u2019esperienza pi\u00f9 amara doveva toccare agli esuli che, scesi fino a Bologna, si videro negare un bicchiere d\u2019acqua dal personale comunista della stazione. \u00abAi fascisti\u00bb, si sentirono dire, \u00abnon diamo da bere\u00bb.<br \/>\nBuona parte di quei fuggiaschi, scampati alla morte o al carcere, nelle cui vene circolavano ancora i globuli di civilt\u00e0 di uno Stato di diritto come l\u2019Austria, non avevano nulla di fascistico nel comportamento educato e nella mentalit\u00e0 mitteleuropea; erano, loro stessi, vittime, piuttosto che coadiuvatori o servi del fascismo di frontiera. Erano il residuo spaesato e involontario di una storia triste, che li aveva coinvolti insieme col vicino di casa sloveno o croato, e che andava ricondotta a quella che con neutro eufemismo la diplomazia fascista chiamava accademicamente \u00abla questione orientale\u00bb (quasi una prolunga additiva dell\u2019annosa \u00abquestione meridionale\u00bb).<br \/>\nProprio tale \u00abquestione\u00bb, produttrice di sciagure infinite tra stirpi confinanti, spesso consimili e bilingui in virt\u00f9 di matrimoni misti, si \u00e8 simbolicamente estinta nel dialogo e nel lessico europeo fra i presidenti Napolitano e T\u00fcrk. Il terzo Presidente della Slovenia, prima nazione postcomunista che ha adottato l\u2019euro e la prima dell\u2019Est che ha assunto nel 2008 la presidenza semestrale dell\u2019Ue, non poteva trovare un interlocutore migliore: Napolitano aveva presieduto la commissione costituzionale del Parlamento europeo dal 1999 al 2004, un\u2019epoca decisiva per l\u2019Europa con il varo della moneta unica e l\u2019allargamento ai Paesi ex comunisti. Non a caso, nel brindisi d\u2019onore al Quirinale, il padrone di casa ha voluto aggiungere agli auguri per la Slovenia anche un caloroso saluto alla Croazia che, secondo ambienti informati, potrebbe varcare la soglia dell\u2019Ue nel 2012. T\u00fcrk, da parte sua, ha confidato ai giornalisti di aver proposto a Napolitano la costruzione di \u00abun comune parco della pace\u00bb da Caporetto a Duino, dove, sul fronte della Prima guerra mondiale, mor\u00ec un milione di europei: tra cui moltissimi italiani agli ordini di Cadorna, e molti slavi agli ordini del feldmaresciallo von Borojevic d\u2019origine croata.<br \/>\nFrancesi e tedeschi commemorano da tempo, insieme, i loro cimiteri di guerra. I tre capi di Stato dell\u2019Italia, della Slovenia e della Croazia hanno fatto qualcosa di simile nell\u2019incontro di Trieste del 13 luglio 2010, scandito dagli accordi solenni, sotto la bacchetta di Riccardo Muti, d\u2019un coro di giovani italiani, sloveni e croati. Sulla Piazza dell\u2019Unit\u00e0 di quello che fu il grandioso emporio marittimo dell\u2019Adriatico conteso, aleggiavano, in quel \u00abmomento magico\u00bb secondo la definizione di Napolitano, tutte le vittime del Carso: tutti gli innocenti caduti, o assassinati, dalle trincee del 1915 alle foibe del 1945. Se ne riparler\u00e0 pi\u00f9 a fondo il 10 febbraio, giorno dedicato dal Presidente della Repubblica alla memoria, al ripensamento e alle verit\u00e0 di una tragedia finita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA PRIMA VISITA IN ITALIA DEL PRESIDENTE SLOVENO CHIUDE UNA TRAGEDIA LUNGA MEZZO SECOLO: DALLA FEROCE \u201cITALIANIZZAZIONE\u201d DEGLI SLAVI IMPOSTA DAL FASCISMO ALLA \u201cPULIZIA ETNICA\u201d TITOISTA DEL DOPOGUERRA NEI CONFRONTI DELLE POPOLAZIONI ITALIANE, CON L\u2019ESODO DI 350.000 PROFUGHI Editoriale di Enzo Bettiza, pubblicato su la Stampa il 21 gennaio 2011<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13],"tags":[],"class_list":["post-12362","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-25-temi-diversi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12362","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=12362"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12362\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12362"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=12362"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=12362"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}