
{"id":12514,"date":"2011-01-30T18:59:00","date_gmt":"2011-01-30T17:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12514"},"modified":"2011-09-25T21:57:14","modified_gmt":"2011-09-25T20:57:14","slug":"il-dibattito-sulla-patrimoniale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12514","title":{"rendered":"SE NON PER AMOR DI PATRIA, ALMENO PER INTERESSE &#8211; 2"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LA PROPOSTA LANCIATA AL LINGOTTO E&#8217; MOLTO PIU&#8217; ARTICOLATA E LUNGIMIRANTE DI COME VIENE PRESENTATA DAI SUOI DETRATTORI &#8211; E PER QUEL DIECI PER CENTO PIU&#8217; RICCO A CUI L&#8217;IMPOSTA STRAORDINARIA SI APPLICHEREBBE ESSA COSTITUIREBBE UNA POLIZZA DI ASSICURAZIONE CONTRO EVENTI\u00a0ENORMEMENTE PIU&#8217; COSTOSI<\/span><\/p>\n<p><em>Editoriale per la <\/em>Newsletter<em> n. 137, 31 gennaio 2011, pubblicato anche sul <\/em>Riformista<em> del 1\u00b0 febbraio\u00a0<\/em><!--more--><\/p>\n<p><strong>Primo esercizio di fantasia<\/strong> (non difficile, purtroppo) &#8211;\u00a0<em>Marzo 2011:<\/em> l&#8217;aggravarsi della crisi istituzionale italiana induce i mercati finanziari a perdere fiducia nella affidabilit\u00e0 del nostro debito pubblico. Ne consegue un aumento di un punto percentuale degli interessi che dobbiamo pagare sul debito stesso: circa 20 miliardi. Per evitare la catastrofe il Governo \u00e8 costretto a far fronte con una manovra straordinaria per questo importo, che &#8211; stante l&#8217;urgenza &#8211; difficilmente pu\u00f2\u00a0consistere in qualche cosa di diverso da un aumento dell&#8217;Iva, oppure da un&#8217;imposta patrimoniale. Manovra\u00a0destinata a ripetersi l&#8217;anno prossimo se la crisi non sar\u00e0 stata superata. Risultato: un salasso\u00a0di\u00a020 miliardi, per ritrovarci a fine anno, se tutto va bene,\u00a0con lo stesso debito della fine del 2010. Ovvero: 20 miliardi letteralmente buttati via, col rischio di dover fare altrettanto l&#8217;anno prossimo.<br \/>\n<strong>Secondo esercizio di fantasia<\/strong> (questo un po&#8217; pi\u00f9 difficile, ma non irrealistico) &#8211; <em>Marzo 2011:<\/em> il nuovo Governo di responsabilit\u00e0 nazionale si presenta alle Camere con l&#8217;obiettivo prioritario di ridurre il debito pubblico\u00a0 (oggi 1.838 miliardi di euro)\u00a0 dal 120 all&#8217;80 per cento del PIL entro cinque anni.<br \/>\n<em>Aprile 2011:\u00a0<\/em>appena insediato, il nuovo Governo presenta il disegno di legge costituzionale per il dimezzamento dei parlamentari. Inoltre avvia una grande campagna di dismissione del patrimonio immobiliare statale male utilizzato (un solo esempio: vendita dell&#8217;area del carcere di San Vittore nel centro di Milano, con met\u00e0 dei proventi costruzione di due carceri con capienza doppia fuori citt\u00e0, l&#8217;altra met\u00e0 destinata a riduzione del debito; stessa cosa per centinaia di carceri e caserme oggi dislocate nel centro delle citt\u00e0 italiane).<br \/>\n<em>Luglio 2011:<\/em> il Governo presenta un progetto severissimo di <em>spending review<\/em> sul modello di quello gi\u00e0 avviato dal Gabinetto Cameron in Gran Bretagna, che comporta il taglio selettivo del due per cento della spesa pubblica per ciascuno dei prossimi tre anni. Come primo provvedimento vengono disposti il passaggio delle competenze delle Province alle Regioni e l&#8217;unificazione degli uffici territoriali del Governo; viene avviato l&#8217;iter costituzionale per la soppressione di un costoso ente inutile centrale: il Consiglio Nazionale dell&#8217;Economia e del Lavoro.<br \/>\n<em>Ottobre 2011:<\/em> il giorno dopo l&#8217;approvazione definitiva da parte del Parlamento della riforma costituzionale che dimezza il numero dei parlamentari con effetto dalla prossima legislatura, il Governo presenta la legge finanziaria per il 2012, che punta al rilancio della crescita con una drastica riduzione dell&#8217;Irpef sui redditi di lavoro femminile (con l&#8217;obiettivo di tirare dentro il mercato del lavoro quattro milioni di donne entro cinque anni) e dell&#8217;Irap gravante sulle imprese. Le riduzioni sono finanziate con un&#8217;imposta che va dallo 0,5\u00a0allo 0,3 per cento del patrimonio immobiliare\u00a0del\u00a0dieci per cento pi\u00f9 ricco del Paese, per un totale di circa\u00a020 miliardi. (1)<br \/>\n<em>Dicembre 2011:<\/em> per effetto delle misure adottate nel corso dell&#8217;anno, l&#8217;affidabilit\u00e0 del debito pubblico italiano si rafforza notevolmente, con la conseguenza che gli interessi sul debito stesso si riducono all&#8217;incirca di mezzo punto. Ne consegue un risparmio previsto, per il 2012, di\u00a0altri 10 miliardi.<br \/>\n<em>Dicembre 2012:<\/em> per effetto delle misure adottate dal Governo di responsabilit\u00e0 nazionale, il debito pubblico si \u00e8 ridotto complessivamente di 100 miliardi. Per mantenere l&#8217;obiettivo della riduzione complessiva dal 120 all&#8217;80 per cento del PIL in cinque anni baster\u00e0 proseguire con rigore nel programma di valorizzazione del patrimonio pubblico e di <em>spending review<\/em>. E se gli interessi sul debito si ridurranno ulteriormente si potr\u00e0 dimezzare la patrimoniale per il 2014 e non rinnovarla per il 2015.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 &#8211; anzi, \u00e8 gi\u00e0 stato detto da molti critici della proposta avanzata da Veltroni al lingotto il 22 gennaio scorso &#8211; che questo secondo esercizio di fantasia \u00e8 irrealistico. Ma non basta forse il primo (considerato facilissimo da tutti gli osservatori qualificati) per convincere una larga maggioranza degli italiani che anche il secondo presenta una prospettiva molto interessante?<br \/>\nGli argomenti contrari (da Alessandro Penati sulla <em>Repubblica<\/em> del 29 gennaio a Franco Debenedetti sul <em>Foglio<\/em> dello stesso giorno, a Dario Di Vico sul <em>Corriere della Sera<\/em> del 30) si riferiscono a ipotesi di patrimoniale diverse da quella del Lingotto, non collegate alle prime due fasi della manovra ivi delineate; e le critiche si riducono essenzialmente a queste due affermazioni: <em><strong>a)<\/strong><\/em> la patrimoniale \u00e8 la vecchia ricetta della sinistra statalista e spendacciona; <em><strong>b)<\/strong><\/em> la patrimoniale non colpisce davvero i pi\u00f9 ricchi, perch\u00e9 la propriet\u00e0 immobiliare, che \u00e8 il solo cespite patrimoniale facilmente individuabile, non identifica con precisione i patrimoni maggiori. La prima obiezione cade se si considera la proposta del Lingotto in tutta la sua complessa articolazione. La seconda obiezione resta; ma non mi sembra di portata decisiva: \u00e8 vero, i proprietari di azioni e obbligazioni avranno maggiori possibilit\u00e0 di sottrarsi; ma questo non basta per squalificare l&#8217;intero progetto; del resto, anche un&#8217;imposta\u00a0sulle ville, i parchi\u00a0e i castelli dei grandi proprietari, che in Francia si applica in via ordinaria da molti anni,\u00a0sar\u00e0 sempre un male minore rispetto al costo <em>per tutti<\/em> del plausibilissimo\u00a0scenario che \u00e8 oggetto del primo esercizio di fantasia qui proposto.<\/p>\n<p>Ma a convincerci della necessit\u00e0 di battere questa strada c&#8217;\u00e8 soprattutto\u00a0<strong>un terzo esercizio di fantasia<\/strong>:\u00a0immaginare lo scenario, niente affatto impossibile con questi chiari di luna, della bancarotta dello Stato provocata dalla perdita della fiducia\u00a0nella sua solvibilit\u00e0 da parte\u00a0dei mercati finanziari. Tutti sanno che, nei Paesi dove questo disastro si \u00e8 verificato negli ultimi decenni,\u00a0il valore degli immobili, delle azioni e delle obbligazioni si \u00e8 ridotto enormemente: persino cinquanta o cento volte in pi\u00f9 rispetto all&#8217;incidenza della patrimoniale di cui si \u00e8 parlato al Lingotto. Forse, allora,\u00a0 quella proposta \u00e8 conveniente anche per il dieci per cento pi\u00f9 ricco degli italiani: come una polizza di assicurazione contro una calamit\u00e0 non meno grave dell&#8217;incendio o dell&#8217;alluvione.\u00a0Anche qui, se non per amor di Patria, almeno per una oculata gestione e protezione del portafoglio.<\/p>\n<p><strong>P.S.<\/strong> Sul <em>Corriere della Sera<\/em> di oggi, luned\u00ec 31 gennaio, Silvio Berlusconi prende posizione in modo sprezzante contro questa proposta, sostenendo\u00a0che essa impaurirebbe e paralizzerebbe i ceti medi e che comunque la sola cosa utile\u00a0sarebbe una <em>sferzata liberalizzatrice<\/em> capace di rimettere in moto l&#8217;economia italiana. Ma la patrimoniale di cui stiamo parlando non riguarda i ceti medi,\u00a0bens\u00ec soltanto la classe dei super-ricchi (il\u00a0dieci per cento\u00a0pi\u00f9 facoltoso),\u00a0cui appartiene lo stesso premier.\u00a0Quanto alla &#8220;sferzata \u00a0liberalizzatrice&#8221;,\u00a0essa \u00e8\u00a0assai poco credibille, se viene annunciata dalla stessa maggioranza che\u00a0sostiene\u00a0il disegno di legge sul nuovo ordinamento dell&#8217;avvocatura\u00a0(<a title=\"Lettera - 27.1.11\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12479\" target=\"_blank\">di cui proprio in questi giorni riparte l&#8217;esame alla Camera<\/a>): l&#8217;esatto contrario di una liberalizzazione.\u00a0Sull&#8217;orlo del burrone di una crisi catastrofica, ci resta dunque soltanto il nostro colossale debito pubblico, che il premier non dice come intenda ridurre anche solo di un euro.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>\u00a0_____________________<br \/>\n(1) La Banca d\u2019Italia ha certificato di recente che il decimo pi\u00f9 ricco della popolazione italiana \u2013 in termini di patrimonio \u2013 possiede quasi la met\u00e0 (46 per cento) del patrimonio privato italiano. Alla fine del 2009, il patrimonio privato attivo ammontava complessivamente a circa 9.400 miliardi di euro; il 62,3% (5.883) era costituito da beni immobili, mentre il 37,7% era costituito da attivit\u00e0 finanziarie. I debiti dei soggetti privati ammontavano invece al 9,1% delle attivit\u00e0 complessive (860 miliardi di euro).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA PROPOSTA LANCIATA AL LINGOTTO E&#8217; MOLTO PIU&#8217; ARTICOLATA E LUNGIMIRANTE DI COME VIENE PRESENTATA DAI SUOI DETRATTORI &#8211; E PER QUEL DIECI PER CENTO PIU&#8217; RICCO A CUI L&#8217;IMPOSTA STRAORDINARIA SI APPLICHEREBBE ESSA COSTITUIREBBE UNA POLIZZA DI ASSICURAZIONE CONTRO EVENTI\u00a0ENORMEMENTE PIU&#8217; COSTOSI Editoriale per la Newsletter n. 137, 31 gennaio 2011, pubblicato anche sul [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,12],"tags":[],"class_list":["post-12514","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-editoriale","category-24-politica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12514","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=12514"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12514\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12514"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=12514"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=12514"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}