
{"id":12591,"date":"2011-02-02T13:12:44","date_gmt":"2011-02-02T12:12:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12591"},"modified":"2011-02-05T00:11:52","modified_gmt":"2011-02-04T23:11:52","slug":"serve-ancora-un-contratto-nazionale-di-lavoro-collettivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12591","title":{"rendered":"CIPOLLETTA: SERVE ANCORA UN CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO?"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">C&#8217;\u00c8 STATO IL TEMPO DELL&#8217;OMOGENEIT\u00c0 DEL COSTO DEL LAVORO PER CATEGORIA, UTILE PER LA CRESCITA INDUSTRIALE DEL PAESE IN UN SISTEMA ECONOMICO MONDIALE CHIUSO &#8211;\u00a0LA GLOBALIZZAZIONE IMPONE ORA DI MISURARSI CON ALTRI PARAMETRI:\u00a0LA DIMENSIONE D&#8217;IMPRESA \u00c8 QUELLO GIUSTO, ANCHE PER LA CONTRATTAZIONE<\/span>\u00a0<\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Innocenzo Cipolletta<\/strong>, economista e Presidente di UBS Italia Sim,\u00a0pubblicato il 1\u00b0 febbraio 2011 sul n. 60 della <\/em><a title=\"Newsletter Associaz. Nuovi Lavori\" href=\"http:\/\/www.nuovi-lavori.it\/newsletter\/default.asp\">Newsletter Associazione Nuovi Lavori<\/a><em>, diretta da Raffaele Morese\u00a0\u00a0<\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\"><!--more--><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il contratto di lavoro nazionale di categoria ha svolto nel nostro paese un ruolo molto importante dal dopoguerra agli anni \u201890. Ma oggi esso \u00e8 sotto attacco da parte di molti fronti. La vicenda della FIAT, con la scelta di un contratto di lavoro aziendale in sostituzione di quello nazionale e con l\u2019uscita dalla Confindustria per non sottostare all\u2019accordo del 1993, \u00e8 un segno del cambiamento dei tempi. Certo, nella scelta della FIAT e dei sindacati che hanno firmato l\u2019accordo separato ha pesato anche la volont\u00e0 di isolare la FIOM che aveva assunto posizioni radicali ed \u00e8 probabile che l\u2019esclusione della rappresentanza di questa sigla sia stato anche un obiettivo ricercato da parte dell\u2019azienda. Ma sarebbe errato attribuire a questo evento la caratteristica della contingenza, quasi che fosse un episodio isolato e dettato dalle circostanze. E anche se ci\u00f2 fosse, esso ha comunque aperto una strada che non potr\u00e0 essere richiusa, perch\u00e9 dietro questa scelta ci sono motivazioni pi\u00f9 di fondo. Conviene dunque ragionare su queste motivazioni e sui riflessi che una tale strada pu\u00f2 avere per le relazioni industriali e pi\u00f9 in generale per l\u2019andamento della nostra economia e per la politica economica del paese.<br \/>\nIl contratto nazionale di categoria ha consentito alle nostre relazioni industriali di strutturarsi in modo moderno. Gi\u00e0 negli anni del dopoguerra si discusse sull\u2019opportunit\u00e0 o meno di ricorrere a contratti aziendali. Ma vinse a quell\u2019epoca la necessit\u00e0 di unificare il paese e di costruire regole generali per tutti i lavoratori. Era un\u2019epoca in cui la legislazione del lavoro era molto carente. Un\u2019epoca dove l\u2019offerta di lavoro non qualificato era molto elevata a causa della fuga dalle campagne, e il potere era decisamente nelle mani dei datori di lavoro. A loro volta le imprese diffidavano dei contratti aziendali che avrebbero potuto creare una concorrenza tra le imprese sul costo del loro lavoro.<br \/>\nLa scelta del contratto di lavoro collettivo risult\u00f2 utile per la coesione sociale, per costruire regole contrattuali comuni e per avviare le prime politiche dei redditi. In particolare negli anni \u201970, dopo l\u2019esplosione sociale, attraverso i contratti collettivi venne avviata una vera e propria politica economica concertata con le parti sociali, che comprendeva la politica dei redditi, quella del lavoro, quella delle tariffe, la politica fiscale, quella industriale e quella della crescita economica del paese. Il culmine di tale politica avvenne con gli accordi degli anni \u201990 sulla scala mobile e sul modello contrattuale (accordo Amato del 1992 e accordo Ciampi del 1993) che fecero uscire l\u2019Italia dalla spirale svalutazione-inflazione e consent\u00ec il nostro ingresso nell\u2019euro.<br \/>\nIntanto, le condizioni di cornice andavano mutando. L\u2019integrazione europea e l\u2019adesione all\u2019euro hanno ridotto il ruolo della politica economica nazionale nel controllo dell\u2019inflazione, che di fatto \u00e8 demandato alla politica monetaria della BCE. Questa devoluzione ha ridotto il ruolo di eventuali politiche dei redditi a base nazionale. Inoltre l\u2019ondata di tecnologia unita all\u2019apertura dei mercati internazionali ha scomposto i classici settori merceologici sulla base dei quali erano costruiti i contratti nazionali di settore. Ormai \u00e8 difficile parlare di un andamento settoriale nazionale, mentre sempre pi\u00f9 si parla di andamenti aziendali. La tecnologia ha spostato imprese da settore a settore. Un\u2019industria meccanica che faceva macchinari per il calcolo (come l\u2019IBM) \u00e8 diventata un\u2019industria di servizi (software e gestione di sistemi) oppure (come l\u2019Olivetti) una azienda telefonica. Nel settore metalmeccanico le lavorazioni differiscono da azienda a azienda a seconda delle produzioni che vengono fatte. Cresce in tutte le imprese la componente dei servizi e le professionalit\u00e0 impiegate si articolano su nuove categorie di lavoratori. Classificare gli operai in modo eguale in tutte le aziende di uno stesso settore pu\u00f2 non aver significato in molte aziende. La dinamica reddituale di un\u2019azienda dipende sempre meno dalla dinamica del settore di riferimento e sempre pi\u00f9 dalle scelte fatte dall\u2019azienda stessa, al punto che nello stesso settore possono convivere imprese che vanno bene e imprese che vanno male: basta che abbiano sbocchi commerciali in paesi diversi che la loro crescita differisca notevolmente. A loro volta, le grandi imprese sono sempre meno interessate al mercato nazionale e guardano ai mercati internazionali. Tendono ad avere regole di gestione simili in tutti i paesi, pi\u00f9 facili da spiegare a consigli di amministrazione internazionali.<br \/>\nMa ci\u00f2 che pi\u00f9 interessa, a mio avviso, \u00e8 che la logica settoriale con cui si costruiscono i contratti di lavoro stia tramontando. Le imprese sono interessate pi\u00f9 ai mercati di sbocco che alle classificazioni settoriali di natura merceologica. Un\u2019impresa che produce profumi \u00e8 senza dubbio un\u2019impresa chimica, ma il suo riferimento \u00e8 ormai il mercato della moda pi\u00f9 che l\u2019industria chimica. L\u2019auto \u00e8 un bene di consumo legato al reddito spendibile delle famiglie, al tempo libero, alla casa, al lusso, alle disposizioni ambientali ecc., pi\u00f9 che alla meccanica o alla mineralogia. Domani un produttore di auto potr\u00e0 essere un semplice designer o un assemblatore che costruisce auto su misura a seconda della domanda di segmenti specifici del mercato, senza troppo essere interessato ai processi produttivi della meccanica. Lo stesso ragionamento vale a maggior ragione per altri settori, come il tessile o la chimica le cui imprese incidono su mercati ben diversi l\u2019uno dall\u2019altro. L\u2019industria dei mobili ha sempre meno a che fare con la lavorazione del legno e sempre pi\u00f9 con il mercato della casa e della moda. Infine, come detto, sempre pi\u00f9 le imprese, anche dello stesso settore, hanno dinamiche molto diverse tra di loro, a seconda dell\u2019andamento dei marchi e delle nicchie di mercato dove esse sono situate.<br \/>\nTutti questi elementi giocano nel senso di dare al contratto aziendale un ruolo maggiore, grazie alla sua capacit\u00e0 di adattarsi alle condizioni specifiche. E poich\u00e9 ormai esiste una corposa legislazione del lavoro che assicura a tutti i lavoratori condizioni di base eguali e coesione sociale, ecco che i contratti nazionali di settore hanno finito per perdere d\u2019importanza. In un certo senso, sono vittima del loro stesso successo.<br \/>\n\u00c8 cos\u00ec che la richiesta di un livello contrattuale aziendale \u00e8 passata da essere una richiesta prettamente sindacale \u2013 tanto che nell\u2019accordo del 1993 furono i sindacati dei lavoratori a chiedere uno spazio per i contratti aziendali \u2013 a essere anche una richiesta anche da parte delle imprese. Questo processo \u00e8 avvenuto a partire dal 2000 e si \u00e8 concretizzato in diversi accordi separati tra Confindustria, CISL e UIL (e altre sigle) con l\u2019astensione della CGIL, fino all\u2019accordo sulle nuove relazioni industriali del 2009.<br \/>\nCerto, nessuno di questi accordi ha seppellito il contratto nazionale di settore. Ma \u00e8 ovvio che la creazione di uno spazio di contrattazione autonoma aziendale, nonch\u00e9 le possibilit\u00e0 di deroga al contratto nazionale sono tutti elementi che hanno eroso potere e ruolo al contratto nazionale. E infatti, come conseguenza di questi accordi si era pensato di accorpare i contratti nazionali per averne un numero minore, in modo da avere una contrattazione sui minimi contrattuali che interessasse un gran numero di aziende. A loro volta i contratti aziendali avrebbero dovuto riguardare materie di interesse specifico, diverse da quelle del contratto nazionale. Una tendenza che, sia detto per inciso, viene del tutto contraddetta dalla proposta di elaborare un contratto per il settore dell\u2019auto. Ossia un contratto per un comparto all\u2019interno del settore metalmeccanico, ci\u00f2 che porterebbe all\u2019esplosione dei contratti nazionali di settore, senza una vera logica tanto pi\u00f9 che in Italia nel settore dell\u2019auto c\u2019\u00e9 un\u2019impresa dominante e poco pi\u00f9.<br \/>\nIn realt\u00e0, se si vuole far convivere il contratto aziendale rinforzato con la contrattazione collettiva, quest\u2019ultima dovrebbe, a mio avviso, coprire quanti pi\u00f9 settori possibile. Si potrebbe immaginare anche un contratto per tutto il settore industriale con minimi contrattuali e norme di carattere generale che rappresentino la base per tutte le imprese. Una sorta di minimo salariale che altri paesi hanno sotto forma legislativa, ma che da noi potrebbe essere di natura contrattuale. Questo contratto potrebbe fare da riferimento per i contratti aziendali o contratti per specifici comparti, o anche per contratti territoriali, laddove se ne ravvisasse la necessit\u00e0 (penso alle costruzioni e\/o al settore turistico).<br \/>\nUn contratto nazionale riferito a una grande categoria potrebbe essere una soluzione per conservare una coerenza alle relazioni industriali del paese e per mantenere una partecipazione delle parti sociali alla politica economica del paese attraverso un qualche contenuto di politica dei redditi, che potrebbe essere ancora utile in specifiche situazioni. Sarebbe un ruolo meno incisivo di quello del passato, ma le condizioni esterne sono ormai cambiate e nei maggiori paesi industriali non si ricorre pi\u00f9 alla politica dei redditi, che difficilmente riesce a generare comportamenti uniformi per realt\u00e0 complesse e molto diversificate come sono oggi le imprese. D\u2019altra parte siamo nell\u2019era della concorrenza e non sarebbe male che le aziende si facessero concorrenza anche sapendo meglio gestire le proprie risorse umane, che rappresentano la base per la competitivit\u00e0 delle aziende stesse.<br \/>\nIn definitiva il contratto collettivo di lavoro ha ancora un ruolo da ricoprire se sapr\u00e0 adattarsi alle nuove condizioni, rivestendo un ruolo di guida e di riferimento anche per la politica economica del paese. Sta alle parti sociali decidere si vogliono mantenere questo ruolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00c8 STATO IL TEMPO DELL&#8217;OMOGENEIT\u00c0 DEL COSTO DEL LAVORO PER CATEGORIA, UTILE PER LA CRESCITA INDUSTRIALE DEL PAESE IN UN SISTEMA ECONOMICO MONDIALE CHIUSO &#8211;\u00a0LA GLOBALIZZAZIONE IMPONE ORA DI MISURARSI CON ALTRI PARAMETRI:\u00a0LA DIMENSIONE D&#8217;IMPRESA \u00c8 QUELLO GIUSTO, ANCHE PER LA CONTRATTAZIONE\u00a0 Articolo di Innocenzo Cipolletta, economista e Presidente di UBS Italia Sim,\u00a0pubblicato il 1\u00b0 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[],"class_list":["post-12591","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-23-sindacato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12591","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=12591"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12591\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12591"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=12591"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=12591"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}