
{"id":12629,"date":"2011-02-05T14:06:30","date_gmt":"2011-02-05T13:06:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12629"},"modified":"2011-02-05T18:34:11","modified_gmt":"2011-02-05T17:34:11","slug":"lavorare-meglio-guadagnare-di-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12629","title":{"rendered":"LAVORARE MEGLIO, GUADAGNARE DI PI\u00d9"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">E&#8217;\u00a0GIUSTO PREOCCUPARSI DEL RISCHIO CHE LA GLOBALIZZAZIONE PORTI UN PEGGIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DI LAVORO; MA\u00a0NEL PANORAMA INTERNAZIONALE ABBIAMO MOLTI ESEMPI DI\u00a0INVESTIMENTO INTELLIGENTE SUL CAPITALE UMANO, CHE HANNO CONSENTITO DI CONIUGARE LA MAGGIORE PRODUTTIVITA&#8217; CON CONDIZIONI DI LAVORO MIGLIORI\u00a0<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo di Maurizio Ferrera pubblicato sul <\/em>Corriere della Sera<em> del 4 febbraio 2011<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>La vertenza Mirafiori ha sollevato comprensibili preoccupazioni sul rapporto fra competitivit\u00e0 delle imprese e condizioni di lavoro. All&#8217;interno del mondo sindacale \u00e8 stato evocato il rischio di una \u00abamericanizzazione\u00bb dei modelli contrattuali e produttivi del nostro Paese: stipendi milionari e <em>benefits <\/em>ai manager, bassi salari agli operai, regresso verso modalit\u00e0 di prestazione che si consideravano superate, ma che oggi vengono riproposte per \u00abcompetere con la Cina\u00bb. Le preoccupazioni non sono prive di fondamento. Come attestato da numerose inchieste, la globalizzazione ha realmente condotto negli Usa ad un peggioramento delle condizioni lavorative in alcuni settori e tipologie di imprese. L&#8217;esempio canonico \u00e8 il colosso della distribuzione Walmart, che paga salari pi\u00f9 bassi della soglia ufficiale di povert\u00e0 senza peraltro offrire alcuna tutela sociale. Se nell&#8217;immaginario collettivo il punto di riferimento diventa Walmart, come possiamo stupirci se i1 contratto nazionale e i diritti acquisiti diventano una sorta di linea del Piave per molti lavoratori e le loro famiglie? La sfida \u00e8 trovare altri punti di riferimento, esperienze concrete di conciliazione virtuosa fra le esigenze di competitivit\u00e0 delle imprese e le aspirazioni economiche e sociali dei lavoratori. Una ricerca appena pubblicata negli Stati Uniti fornisce preziose indicazioni proprio in questa direzione (U. Heymann e M. Barbera, <em>Profit at the bottom of the ladder<\/em>, Harvard University Press, 2010). Frutto di sei anni di studio, il libro illustra una gran quantit\u00e0 di \u00abbuone pratiche\u00bb, osservate in nove Paesi in diversi settori produttivi.<br \/>\nQualche esempio, fra i tanti. Costco, diretto rivale di Walmart nella distribuzione all&#8217;ingrosso, ha introdotto qualche anno fa uno schema innovativo di formazione e carriera dei propri addetti. Vi \u00e8 stato subito un salto di qualit\u00e0 nei servizi alla clientela. I dipendenti Costco guadagnano ora quasi il doppio di quelli di Walmart. American Apparel, grande impresa tessile, ha puntato su incentivi retributivi, ma anche sulla salute e prevenzione sanitaria di chi lavora ai telai (clinica di stabilimento, pause periodiche con esercizi di fisioterapia): l&#8217;approccio esplicitamente <em>sweatshop free <\/em>(privo di regole o pratiche \u00absfruttatrici\u00bb) ha consentito a questa azienda di reggere senza problemi la concorrenza cinese. Anche alla Novo-Nordisk (farmaceutici) operano macchinari all&#8217;avanguardia sotto il profilo ergonomico. Uno schema di incentivi monetari incoraggia inoltre gli operai a dare suggerimenti su come migliorare il processo produttivo. L&#8217;azienda stima che lo schema abbia prodotto un incremento di efficienza pari al 50%. La canadese Great Little Box (imballaggi) ha sperimentato a sua volta un programma di \u00abrilevazione delle buone idee\u00bb che pu\u00f2 fruttare a un dipendente un bonus di 2.500 dollari per idea (grande successo, anche in termini di profitti).<br \/>\n\u00a0In linea con le attese della <em>womenomics<\/em>, molte aziende hanno puntato su pratiche e servizi di conciliazione per le dipendenti con figli. L&#8217;australiana Autoliv (componenti per auto) ha visto crollare i tassi di assenteismo a seguito di una nuova politica aziendale sui congedi e la flessibilit\u00e0 dei tempi di lavoro, con ricadute virtuose su motivazione e produttivit\u00e0. Molte aziende hanno poi introdotto efficaci sistemi di partecipazione ai profitti coinvolgendo i sindacati, quasi sempre con effetti economici molto positivi.<br \/>\nLa ricerca di Heymann e Barbera insiste su una caratteristica comune di tutti i casi esaminati: le aziende non si sono limitate a incentivare manager e quadri intermedi. Hanno coinvolto la base larga dei propri dipendenti, a cominciare dagli addetti alle linee di montaggio. n quadro che emerge \u00e8 interessante e rassicurante proprio perch\u00e9 combina competitivit\u00e0 e inclusione: pi\u00f9 profitti a partire dal fondo della scala, ma anche per tutti quanti si trovano in fondo (e hanno concrete opportunit\u00e0 di salita).<br \/>\nEsempi sparsi e disordinati, si dir\u00e0, incapaci di sostituirsi a Walmart nell&#8217;immaginario di lavoratori sempre pi\u00f9 insicuri e di imprenditori sempre pi\u00f9 oppressi dal peso dei costi. Come si pu\u00f2 imboccare la strada della competitivit\u00e0 inclusiva se i mercati finanziari e le borse non tengono in alcuna considerazione l&#8217;investimento in capitale umano e premiano solo i tagli e le ristrutturazioni? Le autrici della ricerca sono ben consapevoli di questi problemi e propongono alcune soluzioni. Il messaggio finale \u00e8 per\u00f2 ottimista: esiste una strada sweatshop free per i sistemi produttivi dei Paesi sviluppati. Ma possiamo imboccarla solo se imprenditori e sindacati ci credono e ci provano seriamente: nel rispetto dei loro ruoli e del loro contrasto d&#8217;interessi, per\u00f2 collaborando su alcuni obiettivi strategici, con inventiva e pragmatismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217;\u00a0GIUSTO PREOCCUPARSI DEL RISCHIO CHE LA GLOBALIZZAZIONE PORTI UN PEGGIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DI LAVORO; MA\u00a0NEL PANORAMA INTERNAZIONALE ABBIAMO MOLTI ESEMPI DI\u00a0INVESTIMENTO INTELLIGENTE SUL CAPITALE UMANO, CHE HANNO CONSENTITO DI CONIUGARE LA MAGGIORE PRODUTTIVITA&#8217; CON CONDIZIONI DI LAVORO MIGLIORI\u00a0 Articolo di Maurizio Ferrera pubblicato sul Corriere della Sera del 4 febbraio 2011<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-12629","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12629","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=12629"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12629\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12629"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=12629"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=12629"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}