
{"id":12775,"date":"2011-02-10T15:32:46","date_gmt":"2011-02-10T14:32:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12775"},"modified":"2011-02-13T12:03:30","modified_gmt":"2011-02-13T11:03:30","slug":"prosegue-il-dialogo-con-mariucci-sulla-riforma-delle-rappresentanze-sindacali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12775","title":{"rendered":"PROSEGUE IL DIALOGO CON MARIUCCI SULLA RIFORMA DELLE RAPPRESENTANZE SINDACALI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IL GIUSLAVORISTA BOLOGNESE REPLICA PUNTO PER PUNTO ALLE MIE RISPOSTE AL SUO ULTIMO SCRITTO IN ARGOMENTO: &#8220;IL TUO PROGETTO FA IL GIOCO DI MARCHIONNE&#8221;, MI OBIETTA &#8211; GLI RISPONDO CHE IL PROGETTO VIENE MOLTO PRIMA DI MARCHIONNE ED E&#8217; UTILE A TUTTO IL SISTEMA ITALIANO DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI<\/span><\/p>\n<p><em>Intervento <strong>di Luigi Mariucci<\/strong>, professore di diritto del lavoro nell&#8217;Universit\u00e0 di Venezia e responsabile\u00a0per il Lavoro del Pd dell&#8217;Emilia Romagna &#8211;\u00a010 febbraio 2011 &#8211;\u00a0in risposta punto per punto alle <\/em><a title=\"Intervento di L. Mariucci - 1\u00b02.11\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12572\" target=\"_blank\"><em>mie risposte a un suo precedente intervento sul sito della Cgil<\/em><\/a><em>\u00a0(le quali, per la migliore comprensibilit\u00e0 della discussione in corso, sono state numerate con la stessa numerazione di queste repliche) &#8211; <strong>Le mie controrepliche<\/strong> sono inserite nel testo con la consueta evidenziazione in azzurro e paragrafo rientrato <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><!--more--><strong>1.-2.\u00a0&#8211; <\/strong>Non mi sono dimenticato naturalmente del fatto che <strong>la Corte costituzionale ha ammesso la legittimit\u00e0 dell\u2019attuale versione dell\u2019art.19 dello Statuto<\/strong>, come essa risulta, a ritaglio, dal referendum abrogativo del 1995. Ritengo tuttavia del tutto improprio, ed anzi strumentale, ricavare da quelle sentenze una presunta legittimazione della esclusione dai diritti sindacali dei sindacati a causa non della loro insufficiente rappresentativit\u00e0, ma del loro dissenso su uno specifico contratto collettivo. <strong>E\u2019 innegabile che questa paradossale eterogenesi dei fini produca un risultato abnorme<\/strong>: la sottoscrizione dei contratti collettivi non sarebbe pi\u00f9 un indice di rappresentativit\u00e0, cui consegue il legittimo utilizzo dei diritti sindacali, ma un requisito assoluto. Con il risultato di immettere nell\u2019ordinamento una sorta di coercizione a contrarre, pena la perdita della agibilit\u00e0 sindacale nei luoghi di lavoro. Mi stupisco di come si possa non cogliere l\u2019irrazionalit\u00e0 di tale esito, ancora prima che la sua evidente illegittimit\u00e0, in ragione del contrasto con i principi elementari della libert\u00e0 sindacale<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\" align=\"justify\"><span style=\"color: #0000ff;\">\u00a0<em>Se questo esito fosse irragionevole o abnorme, la Corte costituzionale non lo avrebbe consentito; e invece\u00a0essa lo ha consentito sia in sede di ammissione del quesito referendario, sia &#8211; pi\u00f9 volte &#8211; in sede di controllo della legittimit\u00e0 costituzionale della norma come modificata dal referendum del giugno 1995. Che esso non sia affatto irragionevole, peraltro,\u00a0\u00e8 dimostrato dal fatto che regimi simili o comunque con effetti pratici simili, in materia di individuazione del soggetto sindacale riconosciuto in azienda, sono applicati da molti decenni in gran parte dei Paesi di <\/em>common law. <em>La verit\u00e0 \u00e8 che questo regime si concilia meglio con la cultura sindacale e industriale tradizionale anglosassone che con la nostra, fortemente legata al principio del pluralismo sindacale anche nei rapporti endoaziendali (e questo \u00e8 il motivo per cui una riforma della materia che ripristini la garanzia del pluralismo sindacale anche dentro i luoghi di lavoro mi sembra opportuna). Ma <strong>l&#8217;incostituzionalit\u00e0 \u00e8 tutt&#8217;altra cosa<\/strong>.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>3. &#8211;<\/strong> So bene che <strong>l\u2019art. 19 dello Statuto lascia per cos\u00ec dire \u201cin bianco\u201d le modalit\u00e0 di costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali<\/strong>. Quella norma entr\u00f2 in vigore a cavallo tra crisi delle Commissioni interne e consigli di fabbrica, e fu quindi volutamente scritta in maniera tale da lasciare alla autonomia sindacale la scelta sulle forme della rappresentanza: basti rileggere, sul punto, il magistrale commento di Federico Mancini. E so bene che in molti casi non esistono rappresentanze elettive nel settore privato, a partire dalle piccole imprese. <strong>Ci\u00f2 non toglie che l\u2019assenza di rappresentanze elettive non debba essere considerata una anomalia<\/strong>. O forse si ritiene che il ritorno a rappresentanze burocratiche nominate dalle singole organizzazioni debba considerarsi un progresso? Che sia un segno di \u201cmodernit\u00e0\u201d che alla Fiat vi siano rappresentanze della Fismic e della Ugl, paritetiche con Cisl e Uil, con esclusione della Fiom? Quanto al profilo comparato a me risulta che in tutti i paesi civili, a partire da quelli europei, sia prevista, in forme diverse, comunque una rappresentanza elettiva dei lavoratori. La Fiat, in questo senso, appare pi\u00f9 che una anomalia un caso riferibile a ci\u00f2 che una volta si chiamava \u201cterzo mondo\u201d e che oggi con formula pi\u00f9 elegante si definiscono \u201cpaesi emergenti\u201d, a partire dalla Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: left; padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #0000ff;\">\u00a0<em>&#8220;Anomalo&#8221; significa &#8220;contrario alla legge, alla norma&#8221;. Se riferiamo questa espressione alla legge vigente, lo stesso Mariucci\u00a0riconosce che l&#8217;accordo di Mirafiori non pu\u00f2 considerarsi &#8220;anomalo&#8221;: egli infatti d\u00e0 atto che<strong> <\/strong>l&#8217;articolo 19 St. lav. &#8220;lascia per cos\u00ec dire &#8216;in bianco&#8217; le modalit\u00e0 di costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali&#8221;. La sua affermazione secondo cui quell&#8217;accordo configura una &#8220;anomalia&#8221;\u00a0 pu\u00f2 dunque essere riferita soltanto a un &#8220;dover essere&#8221; di altra natura: per esempio a una valutazione di opportunit\u00e0 politico-sindacale, oppure a una prescrizione desumibile dalla letteratura in materia di relazioni industriali (attendiamo una precisazione in proposito). Sta di fatto, comunque, che nessuno di noi pu\u00f2 conoscere il modo in cui Cisl, Uil, Ugl e Fismic eserciteranno la discrezionalit\u00e0 lasciata loro dagli accordi di Mirafiori e Pomigliano: se decideranno di far eleggere i loro rappresentanti e\u00a0a chi riconoscere l&#8217;elettorato attivo.\u00a0Quanto alla qualificazione dei contratti di Mirafiori e di Pomigliano, per questo aspetto, come contratti &#8220;da\u00a0Terzo Mondo&#8221;,\u00a0chiedo a L.M.: <strong>allora dovremmo considerare &#8220;Terzo Mondo&#8221; anche tutte le numerosissime aziende britanniche nelle quali gli <\/strong><\/em><strong>shop stewards<\/strong><em><strong> sono eletti soltanto dagli iscritti al sindacato?\u00a0<\/strong>\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>4. &#8211;<\/strong>\u00a0<strong>La mia proposta consiste in questo. Aggiungere all\u2019art. 19 dello Statuto una lettera <em>b)<\/em> in cui si dice \u201cdei sindacati che rappresentano almeno il 5% degli iscritti, ovvero una media del 5% tra iscritti e voti ottenuti nella elezione di rappresentanze sindacali unitarie\u201d<\/strong>. Lascerei in altri termini del tutto indeterminati i modi di formazione della rappresentanza. Penso infatti che nelle condizioni date una tale proposta di legge avrebbe un forte significato politico e anche mobilitativo, dato che essa potrebbe essere approvata agevolmente dal Parlamento, se lo si volesse. La questione dei 2\/3 nella composizione delle rsu previsti dal protocollo del 1993 riguarda invece le modalit\u00e0 di costituzione delle rsu su cui la legge non dovrebbe interferire.<\/p>\n<p style=\"text-align: left; padding-left: 30px;\"><em><span style=\"color: #0000ff;\">La legge in cui comparisse l&#8217;espressione &#8220;voti ottenuti nella elezione di rappresentanze sindacali unitarie&#8221;\u00a0 darebbe vita a <strong>un istituto che oggi sul piano legislativo non esiste: la &#8220;rappresentana sindacale unitaria&#8221;, appunto, composta da membri obbligatoriamente elettivi<\/strong>.\u00a0Questo \u00e8 proprio ci\u00f2 che la Cisl non accetta e non ha mai accettato: cio\u00e8 l&#8217;istituzione per legge di un siffatto organismo, che assumerebbe una soggettivit\u00e0 anche negoziale autonoma e distinta rispetto alle associazioni sindacali. La Cisl \u00e8 disponibile a dar vita alle rappresentanze aziendali unitarie soltanto mediante la contrattazione collettiva, o mediante accordi tra confederazioni circa le modalit\u00e0 di utilizzazione dei diritti sindacali in azienda (come gi\u00e0 previsto esplicitamente dall&#8217;articolo 29\u00a0St.lav.). Se non si arriva a un accordo interconfederale che risolva la questione, la soluzione legislativa deve realizzare un compromesso accettabile tra gli orientamenti divergenti delle due confederazioni maggiori: la Cgil, nel senso della necessit\u00e0 di <strong>dare voce a tutti i lavoratori, iscritti e non\u00a0iscritti<\/strong>, nella formazione delle rappresentanze sindacali, la Cisl nel senso di <strong>salvaguardare il rapporto organico tra\u00a0rappresentanti e associazione<\/strong>. Il\u00a0 <a title=\"D.d.l. 11.11.09 n. 1872\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4987\" target=\"_blank\">d.d.l. n. 1872\/2009<\/a> propone appunto questo compromesso: una norma legislativa che attribuisca a tutti i lavoratori, iscritti e non iscritti, il potere di scegliere il sindacato da cui intendono essere rappresentati (distribuendo i rappresentanti in proporzione ai voti), lasciando poi libero ciascun sindacato di determinare, per conto proprio o d&#8217;accordo con gli altri, le modalit\u00e0 di scelta dei rappresentanti.<\/span><\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>5. &#8211;\u00a0<\/strong>Qui Ichino mi muove una obiezione di carattere politico alla quale potrei rispondere lungamente e con ampia particolarit\u00e0 di dettagli. Ichino sa bene che ho qualche dimestichezza in argomento e che \u00e8 difficile affibbiarmi la parte del neofita, di chi pensa che dall\u2019opposizione si debba solo vociare e non fare proposte. Al contrario, ritengo che l\u2019opposizione dovrebbe fare proposte credibili, possibilmente univoche e ben calibrate sui tempi: in politica infatti i tempi giusti sono tutto o quasi. Ad esempio, <strong>appare poco sensato che da parte di deputati e senatori del PD si presentino dozzine di diversi disegni di legge in tema di contrasto alla precariet\u00e0, contratti unici, contratti di inserimento, partecipazione, regole della rappresentanza sindacale e via elencando<\/strong>. Di fronte a tale pletora di proposte \u00e8 ben fondata la domanda che mi viene fatta in innumerevoli dibattiti: ma qual\u2019\u00e8 la proposta del PD? Non ce la si pu\u00f2 cavare, come tento fare anch\u2019io, dicendo che il PD \u00e8 un partito pluralista ecc. Al fondo deve esserci, se si vuole essere un partito, e non un assemblaggio di diverse opinioni provvisoriamente confederate, se non una \u201clinea\u201d quanto meno un orientamento di fondo comune. La mia critica qui pi\u00f9 che al PD \u00e8 rivolta ai suoi gruppi parlamentari che dovrebbero esercitarsi nel costruire proposte unitarie, riconoscibili come tali, e non dare libero sfogo alla fantasia solipsitica e talora narcisistica di ciascun parlamentare.<\/p>\n<p style=\"text-align: left; padding-left: 30px;\"><em><span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Un orientamento di fondo comune c&#8217;\u00e8, eccome,<\/strong> nei quattro disegni di legge (primi firmatari rispettivamente Ichino e Nerozzi al Senato, Madia e Bobba alla Camera) volti al superamento del dualismo fra protetti e non protetti nel mercato del lavoro: nientemeno che l&#8217;idea &#8211; comune a tutti quei progetti &#8211; di definire una\u00a0fattispecie di riferimento nuova, cui applicare un diritto del lavoro unico e a quel punto davvero universale, individuandola mediante la nozione di &#8220;lavoro in posizione di dipendenza economica&#8221;.\u00a0\u00a0Che poi gli organi dirigenti del Partito Democratico non abbiano fatto ufficialmente propria questa idea, preferendo battere strade pi\u00f9 tradizionali, questo dispiace anche a me; ma <strong>se il partito stesso funzionasse come il vecchio PCI, nel quale nessun parlamentare poteva presentare un disegno di legge che non esprimesse la linea ufficiale, elaborata secondo il metodo del &#8220;centralismo democratico&#8221;, a quest&#8217;ora il dibattito su questa materia sarebbe molto pi\u00f9 indietro di quanto sia<\/strong>.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Quanto all\u2019idea di presentare ora, nel febbraio 2011, nelle condizioni date e ben note, <strong>un disegno di riforma dell\u2019articolo 39 della Costituzione, proprio mentre l\u2019agonizzante Berlusconi-<em>ter<\/em> propone una grottesca riforma dell\u2019articolo 41 Cost., questo s\u00ec \u00e8 veramente troppo<\/strong>. Iniziativa \u201cdelirante\u201d, l\u2019avevo definita nella nota precedente. Di riforma dell\u2019articolo 39 Cost. si parl\u00f2 gi\u00e0 pi\u00f9 di vent\u2019anni fa, in tutt\u2019altro contesto: vi furono proposte di legge presentate da Gino Giugni e Giorgio Ghezzi. Ma come si fa a sollevare ora il problema, nelle condizioni date?<\/p>\n<p style=\"text-align: left; padding-left: 30px;\"><em><span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Quella dell&#8217;attuazione o modifica dell&#8217;articolo 39 \u00e8 questione cruciale per il nostro diritto sindacale; e la sua attualit\u00e0 \u00a0e urgenza \u00e8 stata sottolineata\u00a0con forza straordinaria dalla\u00a0vicenda Fiat\u00a0dei mesi scorsi<\/strong>.\u00a0Un grande partito\u00a0di\u00a0Centrosinistra che, in circostanze come queste,\u00a0si astenesse\u00a0dall&#8217;affrontare la questione indicando come intende risolverla, non potrebbe presentarsi come partito che pone il lavoro al centro della propria elaborazione e mobilitazione. Quanto alla &#8220;regola&#8221; enunciata da Luigi Mariucci, secondo la quale l&#8217;opposizione non deve presentare proposte di modifica della Costituzione se vuole contrastare altre modifiche della Costituzione proposte dalla maggioranza, mi permetto di pensarla in modo diametralmente contrario: <strong>possiamo contrastare con maggior forza le riforme cattive se proponiamo quelle buone, non se ci arrocchiamo in difesa dell&#8217;esistente <\/strong>e &#8211; addirittura, come nel caso dell&#8217;articolo 39 di cui stiamo discutendo\u00a0&#8211; in difesa degli inadempimenti costituzionali!<\/span><\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">La critica appena formulata riguarda anche altri temi. Si prenda quello del pubblico impiego, su cui varrebbe la pena di svolgere un confronto specifico. Ora Ichino con iniziative e dichiarazioni varie denuncia meritoriamente l\u2019esito grottesco della conclamata riforma Brunetta, a partire dagli esiti risibili, se non peggio, della vicenda degli organismi deputati alla valutazione dei pubblici dipendenti, riassumibili nella antica massima del <em>quis custodiet custodes<\/em>. Ma che sarebbe finita cos\u00ec non lo si poteva capire prima? <strong>Non era meglio sul tema marcare fin dall\u2019inizio una proposta alternativa del PD piuttosto che accettare di farsi affibbiare la formula della \u201clegge Brunetta-Ichino\u201d<\/strong>, avallata anche da autorevoli esponenti parlamentari del PD?<\/p>\n<p style=\"text-align: left; padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><em>Ricordo a Luigi Mariucci che: <\/em><strong>i)<\/strong><em>\u00a0il disegno di legge del Pd per la riforma delle amministrazioni pubbliche, di cui sono\u00a0primo firmatario (<a title=\"D.d.l. 5.6.08 n. 746\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=239\" target=\"_blank\">n. 746\/2008<\/a>), <strong>\u00e8 stato presentato al Senato prima e non dopo<\/strong>, rispetto al disegno di legge del ministro Brunetta (<a title=\"D.d.l. 25.6.08 n. 847\" href=\"http:\/\/www.senato.it\/service\/PDF\/PDFServer\/BGT\/00305249.pdf\" target=\"_blank\">n. 847\/2008<\/a>); <\/em><strong>ii)<\/strong><em> quest&#8217;ultimo disegno di legge non conteneva affatto la previsione di un \u00a0sistema di valutazione indipendente della <\/em>performance <em>delle amministrazioni (ispirato al modello delle <\/em>audit commissions<em> britanniche), n\u00e9 il principio della trasparenza totale, che invece costituiscono la chiave di volta del progetto del Pd; <\/em><strong>iii)<\/strong> <em>solo nel corso del dibattito sui due disegni di legge, in Senato, la maggioranza si \u00e8 orientata a far propria queste due idee,\u00a0anche se in modo riduttivo e in parte contraddittorio (esponendosi per questo alle\u00a0<\/em><a title=\"articolo Corsera 19-6-08\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4094\"><span style=\"color: #006699;\"><em>nostre puntuali critiche<\/em><\/span><\/a><em>); <strong>iv) <\/strong>i parlamentari democratici hanno seguito con grande attenzione le fasi di attuazione della legge Brunetta nel suo primo anno di vita, non mancando mai di denunciare con forza, sia in sede di sindacato ispettivo parlamentare, sia con interventi sui <\/em>media<em>,\u00a0le mancanze, gli errori e\u00a0i ritardi gravi del Governo negli adempimenti di sua competenza, che hanno portato al collasso della riforma cui assistiamo in questi giorni\u00a0(v. la sezione <\/em><a title=\"Lavoro pubblico\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?cat=10\" target=\"_blank\"><em>Lavoro pubblico<\/em><\/a><em> di questo sito)\u00a0.\u00a0Proprio \u00a0l&#8217;impegno progettuale che ha caratterizzato la nostra iniziativa politica su questo terreno ci legittima oggi a candidarci a fare ci\u00f2 che Brunetta non ha saputo fare. <strong>Su questo terreno pi\u00f9 che su qualsiasi altro <\/strong>&#8211; come ha detto <a title=\"Discorso di Veltroni al Lingotto - 22.1.11\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12350\" target=\"_blank\">Veltroni il 22 gennaio al Lingotto<\/a>\u00a0&#8211; <strong>la parola-chiave dell&#8217;opposizione non pu\u00f2 essere &#8220;difendere&#8221;, ma &#8220;cambiare&#8221;<\/strong>.<\/em><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>6. &#8211;<\/strong>\u00a0So bene che il disegno di legge di Ichino [qui L.M. si riferisce al <a title=\"D.d.l. 11.11.09 n. 1872\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4987\" target=\"_blank\">d.d.l. n. 1872\/2009<\/a> in materia di diritto sindacale &#8211; <em>n.d.r.<\/em>] \u00e8 precedente alla vicenda Fiat: ne parla da circa dieci anni, fin dal suo <em>A cosa serve il sindacato?\u00a0\u00a0<\/em>[in realt\u00e0 fin da <em>Il lavoro e il mercato<\/em>, 1996 &#8211; <em>n.d.r.<\/em>]. \u00a0A Pietro va riconosciuta su questo una indubbia coerenza. N\u00e9 si pu\u00f2 dire che le sue osservazioni sulle disfunzionalit\u00e0 e persino sulla anchilosi del nostro sistema di relazioni industriali siano infondate. Sulla diagnosi si pu\u00f2 largamente convenire. E\u2019 sulle terapie che divergiamo. Inoltre, in tempi in cui la \u201cflessibilit\u00e0\u201d viene invocata come valore universale, si dovrebbe anche essere \u201cflessibili\u201d sul piano se non delle convinzioni quanto meno delle proposte tecniche. Poich\u00e9, appunto, <strong>le proposte assumono diversi significati a secondo del contesto. E\u2019 innegabile che, nell\u2019attuale contesto, il disegno di Ichino sembra fatto apposta per muoversi a rimorchio della vicenda Fiat<\/strong>, all\u2019inseguimento delle iniziative di Marchionne. Il quale comunque va troppo svelto dato che, stando alle ultime notizie, il vero disegno sarebbe quello di portare fuori dall\u2019Italia il cervello strategico dell\u2019impresa, e lasciare qui solo modeste attivit\u00e0 di assemblaggio, come si farebbe in qualsiasi paese in via di sviluppo. Ma questo rinvia a un altro piano di analisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left; padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #0000ff;\">\u00a0<em>In altre parole, se ben capisco quello che il collega Mariucci sostiene, sta bene che\u00a055 senatori democratici abbiano presentato il loro progetto di riforma del diritto sindacale nel 2009; ma poi, non appena si sono accorti che questo progetto &#8220;fa il gioco di Marchionne&#8221;, essi avrebbero dovuto precipitarsi a ritirarlo. Osservo al riguardo che:\u00a0 <\/em><strong>i)<\/strong><em> per fortuna i lavoratori della Fiat hanno deciso a maggioranza di &#8220;stare al gioco di Machionne&#8221;, per tentare di mantenere in Italia non solo la testa, ma anche una parte consistente del corpo della Fiat;\u00a0 <\/em><strong>ii) <\/strong><em>questa scelta, che i lavoratori della Fiat hanno compiuto anche a costo di sacrifici non piccoli a proprio carico, presenta delle &#8220;esternalit\u00e0 positive&#8221; rilevantissime per tutto il Paese: si calcola, infatti, che da quell&#8217;investimento dipenda almeno il 2 per cento del nostro prodotto interno lordo nei prossimo futuro;\u00a0 <\/em><strong>iii) <\/strong><em><strong>sarebbe dunque ben curioso il comportamento di una forza politica candidata a governare il Paese\u00a0che ritirasse un proprio progetto solo perch\u00e9 esso &#8220;fa il gioco&#8221; di una grande multinazionale intenzionata a investire nel Paese medesimo<\/strong>; \u00a0<\/em><strong>iv)<\/strong><em> sta di fatto, comunque, che il\u00a0<\/em><a title=\"D.d.l. 11.11.09 n. 1872\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4987\" target=\"_blank\"><em>disegno di legge n. 1872\/2009<\/em><\/a><em>, nella parte in cui garantisce\u00a0 il diritto della coalizione sindacale maggioritaria di negoziare in azienda contratti anche sostitutivi del contratto collettivo nazionale con efficacia verso tutti i dipendenti, non fa il gioco di Marchionne soltanto,\u00a0ma di tutti coloro che si propongono di lanciare in Italia piani industriali innovativi: quei piani di cui l&#8217;Italia ha assoluto bisogno per tornare a crescere e poter ridurre il proprio devastante debito pubblico (v. in proposito\u00a0<\/em><a title=\"Editoriale per la Nwsl n. 139 - 14.2.11\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12775\" target=\"_blank\"><em>editoriale per la <\/em>Newsletter <em>n. 139<\/em><\/a><em>); e al tempo stesso &#8220;fa il gioco&#8221; del pluralismo sindacale che giustamente sta a cuore a Luigi Mariucci, poich\u00e9 garantisce voce e rappresentanza riconosciuta in azienda anche al sindacato minoritario che &#8211; come la Fiom alla Fiat &#8211; sceglie di non firmare. E&#8217; dunque <strong>proprio &#8220;nell&#8217;attuale contesto&#8221; <\/strong>che <strong>quel disegno di legge acquista particolare attualit\u00e0;<\/strong> ed \u00e8 perci\u00f2 che in questi giorni tutti i protagonisti del sistema italiano delle relazioni industriali &#8211; Cgil compresa &#8211; lo stanno studiando molto attentamente. <\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\" align=\"justify\"><em><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL GIUSLAVORISTA BOLOGNESE REPLICA PUNTO PER PUNTO ALLE MIE RISPOSTE AL SUO ULTIMO SCRITTO IN ARGOMENTO: &#8220;IL TUO PROGETTO FA IL GIOCO DI MARCHIONNE&#8221;, MI OBIETTA &#8211; GLI RISPONDO CHE IL PROGETTO VIENE MOLTO PRIMA DI MARCHIONNE ED E&#8217; UTILE A TUTTO IL SISTEMA ITALIANO DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI Intervento di Luigi Mariucci, professore di diritto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[],"class_list":["post-12775","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-23-sindacato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12775","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=12775"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12775\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12775"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=12775"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=12775"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}