
{"id":12787,"date":"2011-02-11T11:54:29","date_gmt":"2011-02-11T10:54:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12787"},"modified":"2011-02-11T18:59:39","modified_gmt":"2011-02-11T17:59:39","slug":"la-parola-fine-sulla-riforma-brunetta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12787","title":{"rendered":"LA PAROLA FINE SULLA RIFORMA BRUNETTA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">BASTA UNA SEMPLICE INTESA SINDACALE PER ELIMINARE GLI EFFETTI DELLA RIFORMA &#8211;\u00a0MA SAREBBE STATA DECISAMENTE PI\u00d9 OPPORTUNA UNA VERA AUTOCRITICA, CON UNA NUOVA RIFORMA CHE IMPONESSE VALUTAZIONI SERIE, MERITOCRATICHE E DIFFERENZIATE<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Luigi Oliveri<\/strong> pubblicato su<\/em> lavoceinfo <em>l&#8217;11 febbraio 2011 &#8211;\u00a0In argomento leggi<\/em> <em>anche la mia\u00a0<\/em><a title=\"Lettera sul lavoro - Corriere della Sera, 7.2.11\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12686\" target=\"_blank\"><span style=\"color: #006699;\"><em>Lettera sul lavoro pubblicata dal<\/em>\u00a0Corriere della Sera\u00a0<\/span><\/a><em>,\u00a0<\/em><a title=\"Lettera di R. Brunetta - Corriere della Sera, 8.2.11\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12707\" target=\"_blank\"><span style=\"color: #6699cc;\"><em>la replica\u00a0del ministro sullo stesso quotidiano, con la mia controreplica<\/em><\/span><\/a>; e <em>il <\/em><a title=\"Documento MoDem sulle p.a., 4.2.11\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12706\" target=\"_blank\"><span style=\"color: #006699;\"><em>documento programmatico sulle amministrazioni pubbliche<\/em><\/span><\/a><em> presentato dal Movimento Democratico all\u2019Assemblea nazionale del Pd svoltasi a Roma la settimana scorsa<\/em><\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nIl re \u00e8 nudo o la montagna ha partorito un topolino oppure tanto rumore per nulla. Sono molti i modi di dire a cui far ricorso per stigmatizzare la certificazione del sostanziale fallimento dell\u2019esperimento di introdurre in modo forzato nel pubblico impiego una valutazione differenziata che deriva dall\u2019intesa governo-Cisl-Uil dello scorso 4 febbraio. Ma la sostanza non cambia.<br \/>\nOrmai \u00e8 chiaro il gioco al ribasso voluto dai sindacati e al quale il governo si \u00e8 prestato sull\u2019applicazione della riforma del ministro Brunetta, per manifesta impossibilit\u00e0 di far funzionare in modo razionale il sistema delle \u201cfasce di valutazione\u201d.<\/p>\n<p>L&#8217;OSSESSIONE DELLA CACCIA AL FANNULLONE<br \/>\nL\u2019accordo del 4 febbraio, infatti, nella sostanza finisce per disapplicare proprio uno dei punti maggiormente qualificanti della riforma: l\u2019obbligatoria distribuzione dei dipendenti in tre livelli di valutazione.<br \/>\nNon \u00e8 detto, tuttavia, che di per s\u00e9 ci\u00f2 sia un male. Certo, la riforma Brunetta (<a title=\"d.lgs. 150\/09\" href=\"http:\/\/www.riformabrunetta.it\/documentazione\/decreto-legislativo-150\/2009\" target=\"_blank\">il decreto legislativo 150\/2009<\/a>) non \u00e8 sicuramente nata e cresciuta sotto una buona stella. \u00c8 stata impostata in modo da andare a regime nel 2011 (per gli enti locali, in parte nel 2012), ma una serie di incertezze interpretative dovute alla non felice formulazione del testo, la feroce opposizione delle organizzazioni sindacali alla sua completa attuazione, una serie di sentenze dei giudici del lavoro secondo le quali la riforma non potrebbe essere applicata se non dopo la nuova contrattazione nazionale collettiva, l\u2019hanno resa sostanzialmente una norma-slogan. Molto pubblicizzata, poco attuata.<br \/>\nSu queste pagine pi\u00f9 volte si \u00e8 rimarcato l\u2019errore di impostazione insito nella riforma e che consiste nell\u2019insistere eccessivamente nella valutazione della prestazione individuale come sistema meritocratico. L\u2019ossessione della \u201ccaccia al fannullone\u201d ha fatto perdere di vista che anche nelle aziende i premi sono per lo pi\u00f9 assegnati per la produttivit\u00e0 dell\u2019impresa o di gruppi di lavoro. Difficilmente, se non per particolari categorie di lavoratori (ad esempio gli agenti di vendita) si insiste troppo sui premi individuali. Troppo alto il rischio che da una sana competizione si trascenda in una competitivit\u00e0 fine a se stessa, senza benefici per l\u2019organizzazione. In fondo, questa \u00e8 stata una delle principali motivazioni delle clamorose <a title=\"Dimissionni di Pietro Micheli\" href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/articoli\/pagina1002132-351.html\" target=\"_blank\">dimissioni di Pietro Micheli<\/a> dalla Civit (Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l&#8217;integrit\u00e0 delle amministrazioni pubbliche), che dovrebbe garantire la corretta applicazione della riforma.<br \/>\nL\u2019accordo del 4 febbraio, tuttavia, in piena contraddizione con gli intenti della riforma impone di salvaguardare il salario dei dipendenti pubblici, compreso quello discendente dalla valutazione della produttivit\u00e0. Rendendo impossibile modificare il sistema di valutazione e, dunque, la distribuzione in fasce di premio e, di conseguenza, la differenziazione del merito.<br \/>\nA questo punto, l\u2019intero sistema di valutazione immaginato dalla riforma, che prevede documenti complessi, scadenze, organismi interni di valutazione di nuovo conio, un ente nuovo e oneroso (8 milioni di euro l\u2019anno) come la Civit, perde oggettivamente di senso. Anche considerando, come <em>lavoce.info<\/em> ha avuto modo di evidenziare, che \u2013 almeno per il comparto Regioni-enti locali, in media i premi per il merito ammontano a circa 400 euro lordi.<br \/>\nL\u2019accordo certifica come fosse forzato e poco giustificato pretendere che il 25 per cento dei dipendenti pubblici (fascia di merito d\u2019eccellenza) fosse di per s\u00e9 produttivo, mentre un 50 per cento fosse capace di lavorare in modo ordinario (fascia mediana), e sicuramente il restante 25 per cento (ultima fascia valutativa) non meritevole di alcun incentivo economico. Troppo semplicistico e draconiano ridurre il problema \u2013 se tale davvero \u00e8 \u2013 della produttivit\u00e0 dei dipendenti pubblici a un risultato valutativo precostituito in laboratorio.<br \/>\nInevitabile, dunque, giungere a una disapplicazione (sotto mentite spoglie) della relativa norma. Sarebbe stata pi\u00f9 opportuna una vera e seria autocritica, mediante una riforma legislativa che imponesse valutazioni serie, meritocratiche e differenziate, ma senza prefissarne i risultati. Il legislatore dovrebbe esentarsi dall\u2019agire come un capo ufficio e gestire direttamente i rapporti di lavoro.<\/p>\n<p>DOPO IL 4 FEBBRAIO<br \/>\nDue considerazioni finali e una domanda. Prima considerazione: dopo anni di gran parlare e approfondire la riforma, una semplice intesa sindacale ne elimina sostanzialmente gli effetti, lasciando in piedi, per\u00f2, l\u2019onerosissimo sistema di valutazione. Occorre chiedersi se il costo valga il beneficio. Seconda considerazione: la Civit, in barba a qualsiasi regola di efficienza aziendale, aveva di recente imposto alle amministrazioni di garantire il contraddittorio per la valutazione, rendendo obbligatoria la conciliazione, che il recente collegato lavoro (<a title=\"L 183\/2010\" href=\"http:\/\/www.governo.it\/GovernoInforma\/Dossier\/modifiche_104\/Legge_183_2010.pdf\" target=\"_blank\">legge 183\/2010<\/a>) ha reso facoltativa. Rendendo, cos\u00ec, il processo valutativo ancor pi\u00f9 farraginoso e incerto, esposto a continui ricorsi.<br \/>\nLa domanda: a sottoscrivere l\u2019accordo del 4 febbraio col governo, in un\u2019ottica di ipertutela di lavoratori non poco protetti, come i dipendenti pubblici, sono quegli stessi sindacati che, sul piano delle relazioni sindacali con la grande industria, hanno invece decisamente lasciato molto terreno sulle tutele?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BASTA UNA SEMPLICE INTESA SINDACALE PER ELIMINARE GLI EFFETTI DELLA RIFORMA &#8211;\u00a0MA SAREBBE STATA DECISAMENTE PI\u00d9 OPPORTUNA UNA VERA AUTOCRITICA, CON UNA NUOVA RIFORMA CHE IMPONESSE VALUTAZIONI SERIE, MERITOCRATICHE E DIFFERENZIATE Articolo di Luigi Oliveri pubblicato su lavoceinfo l&#8217;11 febbraio 2011 &#8211;\u00a0In argomento leggi anche la mia\u00a0Lettera sul lavoro pubblicata dal\u00a0Corriere della Sera\u00a0,\u00a0la replica\u00a0del ministro [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[],"class_list":["post-12787","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-22-lavoro-pubblico"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12787","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=12787"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12787\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12787"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=12787"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=12787"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}