
{"id":12997,"date":"2011-02-21T19:00:40","date_gmt":"2011-02-21T18:00:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12997"},"modified":"2011-02-27T00:39:43","modified_gmt":"2011-02-26T23:39:43","slug":"ricette-per-tornare-a-crescere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12997","title":{"rendered":"RICETTE PER TORNARE A CRESCERE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LE PROPOSTE DEL MOVIMENTO DEMOCRATICO SUL TERRENO DELL\u2019ECONOMIA E DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI PER RIMETTERE IN MOTO L\u2019ITALIA<\/span><\/p>\n<p><em>Interviste a Pietro Ichino ed Enrico Morando, a cura di Antonino Leone, pubblicate <\/em>on line<em> nel n. 2 di <\/em>Sistemi @ Impresa<em>, febbraio 2011<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><a title=\"Ricette per tornare a crescere\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/si_2_relazioni-sindacali.pdf\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-180\" title=\"icona-dwl8\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/icona-dwl8.png\" alt=\"\" width=\"53\" height=\"53\" \/><\/a>\u00a0<a title=\"Ricette per tornare a crescere\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/si_2_relazioni-sindacali.pdf\" target=\"_blank\">Scarica le interviste in formato pdf<\/a><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #993300;\">INTERVISTA A PIETRO ICHINO<\/span><\/strong><br \/>\nDopo il caso Fiat il paese s\u2019accorge che il sistema delle relazioni sindacali \u00e8 antiquato e contradditorio e la democrazia sindacale va ricostruita su nuove basi. Di tutto questo abbiamo discusso con Pietro Ichino nell\u2019intervista che segue.<\/p>\n<p><strong>Dal confronto tra le organizzazioni sindacali nel caso della Fiat di Pomigliano e di Mirafiori sono emerse diverse problematiche e tra queste la mancanza di regole chiare circa il rapporto tra il contratto collettivo nazionale e il contratto aziendale e l\u2019inefficacia della clausola di tregua. Le deroghe al contratto nazionale attraverso quello aziendale pongono le condizioni per valutare le caratteristiche specifiche di ciascuna situazione aziendale o di un territorio al fine di avviare le innovazioni necessarie che servono all\u2019azienda e al Paese?<br \/>\n<\/strong>La metterei piuttosto cos\u00ec: la possibilit\u00e0 di derogare al contratto collettivo nazionale, mediante un contratto aziendale stipulato dalla coalizione sindacale che ne abbia i requisiti di rappresentativit\u00e0, consente due generi di operazioni utili: A) quella di introdurre innovazioni nell\u2019organizzazione del lavoro, nei tempi di lavoro, nella struttura delle retribuzioni, nel sistema di inquadramento professionale, o in altre materie ancora, che possono consentire di aumentare la produttivit\u00e0 e quindi allargare i margini per il miglioramento del trattamento dei lavoratori; B) quella di adattare gli standard minimi di trattamento fissati dal contratto nazionale alle condizioni particolarmente svantaggiate di una determinata zona o regione.<\/p>\n<p><strong>Il contratto collettivo nazionale di un intero settore da applicare alle grandi industrie impegnate in produzioni e territori diversi possono rappresentare un ostacolo alle esigenze di sviluppo della singola unit\u00e0 produttiva che presenta caratteristiche peculiari?<br \/>\n<\/strong>Ho dedicato un libro, pubblicato sei anni fa (<a title=\"A che cosa serve il sindacato? - Mondadori, 2005\" href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/libri\/view.asp?IDArticle=237\" target=\"_blank\"><em>A che cosa serve il sindacato<\/em>, Mondadori, 2005<\/a>), a dimostrare il punto che le deroghe al contratto collettivo nazionale, motivate dalla situazione peculiare o dalle esigenze di un piano industriale particolarmente innovativo, possono s\u00ec portare effetti negativi, ma possono anche portarne di molto positivi, in termini di aumento della produttivit\u00e0 e di miglioramento delle condizioni di lavoro. Non possiamo, per paura delle innovazioni negative, chiuderci anche alle innovazioni positive. Anche perch\u00e9 la maggior parte dei nostri contratti collettivi nazionali \u00e8 stata scritta pi\u00f9 di trent\u2019anni or sono.<\/p>\n<p><strong>Altri problemi riguardano la democrazia sindacale e sono rappresentati dal diritto di veto che pu\u00f2 essere esercitato dall\u2019organizzazione sindacale minoritaria che non ha firmato il contratto e dalla sua esclusione dal diritto di rappresentanza nell\u2019azienda. Ritiene che il problema possa essere risolto con un accordo tra le confederazioni sindacali nel breve periodo od occorre l\u2019approvazione di una legge nel caso in cui le organizzazioni sindacali abbiano posizioni divergenti?<br \/>\n<\/strong>Non c\u2019\u00e8 dubbio che in questo campo il <em>first best<\/em> sia costituito da un accordo interconfederale nazionale sottoscritto da tutte le maggiori confederazioni sindacali e imprenditoriali. Ma mi sembra improbabile che a questo si arrivi in tempi brevi. Dunque occorre ripiegare sul <em>second best<\/em>: un intervento legislativo snello, che disciplini la materia in via provvisoria e sussidiaria, contenente la \u201cclausola di cedevolezza\u201d, cio\u00e8 quella che prevede il prevalere comunque dell\u2019eventuale disposizione contrattuale collettiva che intervenga in futuro a disciplinare la materia, rispetto alla norma legislativa.<\/p>\n<p><strong>Come superare la frattura che si \u00e8 verificata nella Fiat e controllare l\u2019attuazione della sfida di Marchionne, il quale ha promesso salari pi\u00f9 alti ed azioni ai lavoratori?<br \/>\n<\/strong>Il sindacato serve proprio a questo: esso deve essere l\u2019intelligenza collettiva che consente ai lavoratori innanzitutto di valutare il piano industriale proposto dall\u2019imprenditore e, in caso di valutazione positiva, di stipulare la scommessa comune con l\u2019imprenditore su quel piano. Ma che esercita anche il controllo sull\u2019andamento della realizzazione del piano e, a scommessa vinta, controlla che i suoi frutti vengano distribuiti correttamente tra le parti.<\/p>\n<p><strong>Pu\u00f2 essere utile l\u2019ampliamento degli spazi di partecipazione dei lavoratori nell\u2019impresa?<br \/>\n<\/strong>S\u00ec. Sarebbe utilissimo che l\u2019ordinamento ponesse a disposizione del sistema delle relazioni industriali un\u2019ampia gamma di forme di partecipazione e controllo dei lavoratori nell\u2019impresa, ciascuna attivabile mediante un contratto aziendale istitutivo: questo faciliterebbe molto la stipulazione della scommessa comune di cui abbiamo parlato prima. Questo \u00e8 quanto \u00e8 previsto nel <a title=\"Testo unificato sulla partecipazione - maggio 2009\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=2981\" target=\"_blank\">testo unificato dei disegni di legge in materia di partecipazione<\/a>, che ho redatto nella primavera del 2009 in qualit\u00e0 di relatore per la Commissione Lavoro del Senato su quei progetti. Quel disegno di legge aveva raccolto un larghissimo consenso bi-partisan in seno alla Commissione. Sennonch\u00e9 nell\u2019autunno di quell\u2019anno il ministro del lavoro Sacconi, anche su sollecitazione della Confindustria, ha posto il veto alla prosecuzione dell\u2019iter parlamentare di quel progetto. E a tutt\u2019oggi la situazione \u00e8 ancora bloccata.<\/p>\n<p><strong>L\u2019economista Fiorella Kostoris ritiene che per far aumentare l\u2019occupazione occorre \u201cuno scambio tra salario orario e salario complessivo, con il primo che scende mantenendo intatto il secondo, con la conseguenza di far aumentare il numero delle ore lavorate\u201d. Esistono delle alternative alla proposta della Kostoris per abbassare il costo del lavoro per dipendente e unit\u00e0 prodotta che tenga conto che in Italia i salari sono bassi rispetto agli altri stati e la produttivit\u00e0 tende a diminuire?<br \/>\n<\/strong>A mio modo di vedere, l\u2019unico modo in cui possiamo far aumentare sensibilmente l\u2019occupazione nel nostro Paese \u00e8 aprirlo agli investimenti stranieri: ai quali esso oggi \u00e8 drammaticamente chiuso. Per questo \u00e8 indispensabile correggere i difetti delle nostre amministrazioni pubbliche, prima fra tutte quella della giustizia, migliorare le infrastrutture, ridurre i costi dei servizi alle imprese introducendo maggiore concorrenza nei rispettivi mercati. Ma \u00e8 necessario anche semplificare la nostra legislazione del lavoro, rendendola traducibile in inglese; e riformare il nostro sistema delle relazioni industriali per renderlo meno vischioso e inconcludente di quanto sia oggi. Un passo indispensabile in questa direzione consiste in una riforma del diritto sindacale che aprirsi alle innovazioni di cui abbiamo parlato prima, nell\u2019organizzazione del lavoro, nella struttura delle retribuzioni, o in qualsiasi altro aspetto del rapporto di lavoro.<\/p>\n<p><strong>Durante il periodo immediatamente precedente al referendum alla Fiat Mirafiori abbiamo assistito a posizioni politiche da parte di Sinistra e Libert\u00e0, Italia dei Valori (favorevoli al \u201cno\u201d) e del Capo del Governo non rispettose dell\u2019autonomia sindacale (favorevole all\u2019idea che la Fiat debba lasciare l\u2019Italia se dovesse perdere il <em>referendum<\/em>). Il Partito Democratico, pur assumendo una posizione tiepida e favorevole al si, ha criticato alcuni punti dell\u2019accordo: la clausola di responsabilit\u00e0 e la non rappresentanza della Fiom nella Fiat in quanto non ha sottoscritto l\u2019accordo. Vi \u00e8 il rischio di ritornare ad un nuovo collateralismo tra le organizzazioni sindacali ed i partiti?<br \/>\n<\/strong>Questo rischio effettivamente c\u2019\u00e8. La politica dovrebbe rispettare maggiormente l\u2019autonomia dei sindacati. Questi ultimi, dal canto loro, dovrebbero resistere pi\u00f9 di quanto oggi non mostrino di saper fare alle lusinghe del rapporto privilegiato con questa o quella maggioranza di governo.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il bilancio che lei trae dell\u2019iniziativa legislativa di questo Governo in materia di lavoro, a due terzi della legislatura?<br \/>\n<\/strong>Un bilancio negativo: sul piano legislativo, in materia di lavoro, il Governo ha fatto veramente poco. Il Collegato-lavoro, l\u2019unica legge importante varata in questa materia, \u00e8 <a title=\"Dibattito finale sul Collegato Lavoro - 2010\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=10402\" target=\"_blank\">un minestrone illeggibile<\/a>, nel quale due delle tre norme veramente importanti \u2013 in tema di arbitrato e di applicazione giudiziale delle clausole generali &#8211; sono strutturate cos\u00ec male, che non produrranno alcun effetto. La terza, in materia di termine di decadenza per l\u2019impugnazione dei contratti a termine, \u00e8 gi\u00e0 abrogata con il decreto Milleproroghe approvato dal Parlamento in questi giorni. Il resto sono tutte chiacchiere.<\/p>\n<p><strong>E sul piano delle \u201cpolitiche\u201d non legislative?<br \/>\n<\/strong>Su questo piano imputo al ministro Sacconi di avere lavorato soltanto per la spaccatura del fronte sindacale e l\u2019isolamento della Cgil. E di non aver saputo promuovere l\u2019accordo interconfederale di cui ci sarebbe bisogno per la riforma del sistema delle relazioni industriali: l\u2019accordo del 2009 sulla struttura della contrattazione era cos\u00ec poco incisivo, che a poco pi\u00f9 di un anno di distanza esso si \u00e8 rivelato superato, a seguito della vicenda Fiat.<\/p>\n<p><strong>Ritiene importante la riforma degli ammortizzatori sociali e una sua integrazione con servizi efficaci di orientamento e riqualificazione professionale e ricollocazione dei lavoratori licenziati?<br \/>\n<\/strong>Non importante: essenziale.<\/p>\n<p><strong>Una politica attiva del lavoro ridurrebbe il finanziamento di interventi a sostegno del reddito in rapporto alla possibilit\u00e0 di realizzare la rioccupazione dei lavoratori licenziati?<br \/>\n<\/strong>Il <a title=\"Ddl 1873\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4896\" target=\"_blank\">disegno di legge n. 1873\/2009<\/a>, di cui sono primo firmatario, prevede la riconduzione della Cassa integrazione alla sua funzione originaria, limitata al sostegno del reddito nei casi di sospensione con prospettive reali di ripresa del lavoro nella stessa azienda. Affida invece la funzione di garanzia della continuit\u00e0 del reddito nel caso di licenziamento a un trattamento complementare di disoccupazione a carico dell\u2019impresa che licenzia, in cambio della soppressione del controllo giudiziale sul giustificato motivo oggettivo di licenziamento. In questo modo l\u2019azienda stessa \u00e8 incentivata ad attivare i migliori servizi di outplacement e di riqualificazione professionale mirata, per ridurre al minimo il periodo di disoccupazione del lavoratore licenziato.<\/p>\n<p><strong>In questo momento di grave incertezza istituzionale e di scarsa operativit\u00e0 del Governo per le vicende del premier quali progetti da lei presentati in materia di lavoro risultano fermi senza alcuna prospettiva di soluzione?<br \/>\n<\/strong>Sono fermi tutti. In particolare, oltre a quello che ho appena citato, il <a title=\"Ddl 1873\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4896\" target=\"_blank\">1873\/2009<\/a>, che con il <a title=\"ddl 1872\/09\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4987\" target=\"_blank\">1872\/2009<\/a> delinea il nuovo Codice del lavoro semplificato, sono totalmente fermi anche il n. <a title=\"Ddl 1481\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=2511\" target=\"_blank\">1481\/2009<\/a> sulla sperimentazione di un modello di <em>flexsecurity<\/em> nelle aziende disponibili e quello sullo sciopero nei servizi pubblici.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #993300;\">INTERVISTA A ENRICO MORANDO<\/span><\/strong><br \/>\nL\u2019economia italiana cresce in modo lento e al di sotto delle necessit\u00e0 del paese, la disoccupazione giovanile e femminile \u00e8 esplosa e i giovani che non lavorano e non seguono programmi formativi continuano a crescere. Di tutto questo ne abbiamo discusso con il senatore Enrico Morando nell\u2019intervista che segue.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 l\u2019economia italiana viene definita bloccata?<br \/>\n<\/strong>Semplicemente perch\u00e9 non cresce, da troppo tempo. Nei dieci anni che vanno dal 1999 al 2009, l&#8217;Italia \u00e8 cresciuta ad una media dello 0,5% all&#8217;anno. Nessuno, tra i 34 Paesi OCSE, ha fatto peggio di noi. Nei periodi buoni, cresciamo meno degli altri partners dell&#8217;area Euro. Nei due anni della Grande Recessione, siamo caduti di pi\u00f9. Per tornare dove stavamo nel 2007, impiegheremo almeno il doppio del tempo impiegato dalla Germania. \u00c8 vero che siamo un Paese ad esasperato dualismo: il Nord \u00e8 come e meglio della Francia, il Sud \u00e8 decisamente peggio del Portogallo. Ma non riusciamo ad imprimere al Sud un ritmo di crescita pi\u00f9 rapido, come ha saputo fare la Germania con l&#8217;Est, dopo l&#8217;unificazione.<br \/>\nIn nostri tre fondamentali problemi (inefficienza economica, disuguaglianza crescente e debito pubblico troppo elevato) si aggravano progressivamente, impedendo ai fattori dinamici di sprigionare le loro potenzialit\u00e0. Dunque, c&#8217;\u00e8 bisogno di una coerente strategia della politica (che non pu\u00f2 tutto, ma pu\u00f2 ancora molto) che li aggredisca contemporaneamente: 1) riduzione del volume globale del debito, in tre mosse: regola di evoluzione della spesa in rapporto al Prodotto, un avanzo strutturale dello 0,5 del PIL per molti anni a venire; valorizzazione\/alienazione di quote significative dell&#8217;ingente patrimonio pubblico (proposta Guarino); contributo straordinario per soli tre anni ad aliquota moderata (0,5% al massimo) esclusivamente sulla quota (50%) di patrimonio privato posseduta dal 10% patrimonialmente pi\u00f9 dotato della popolazione (quindi, il ceto medio non c&#8217;entra proprio nulla). 2) Riforme che non costano, dalle liberalizzazioni (es. separazione proprietaria delle rete del gas da ENI) al nuovo modello contrattuale, capace di premiare la produttivit\u00e0; 3) Riforme che costano, dagli ammortizzatori sociali di tipo universale all&#8217;alleggerimento della pressione fiscale sul lavoro, sull&#8217;impresa e sul reddito da lavoro delle donne, finanziate la prima con risparmi di spesa da ristrutturazione della Pubblica Amministrazione, la seconda con i proventi da lotta all&#8217;evasione fiscale.<\/p>\n<p><strong>Si afferma che l\u2019Italia non sia un paese per i giovani e per le donne? Quanto di vero c\u2019\u00e8 in queste affermazioni?<br \/>\n<\/strong>La partecipazione delle donne alle forze di lavoro in Italia \u00e8 la pi\u00f9 bassa tra i grandi Paesi dell&#8217;UE. Questo significa che, specie al Sud, le donne giovani &#8211; in et\u00e0 di lavoro &#8211; sono cos\u00ec sfiduciate circa la possibilit\u00e0 di trovare un lavoro regolare che non lo cercano nemmeno pi\u00f9: o stanno a casa, o lavorano in nero. Risultato: gettiamo via la principale risorsa di cui il Paese dispone per reagire al lungo periodo di bassa crescita. E peggioriamo la qualit\u00e0 sociale e le stesse prospettive demografiche (altro che angelo del focolare: le donne che lavorano fanno pi\u00f9 figli di quelle costrette alla disoccupazione). Tutto questo, mentre trovano sistematicamente conferma le valutazioni statistiche circa i migliori risultati delle ragazze rispetto ai coetanei maschi, sia a scuola, sia nel lavoro. Si pu\u00f2 fare qualcosa, per reagire a questo stato di cose? Certamente s\u00ec, a partire dalle politiche di conciliazione (asili nido, anche privati, specie nel Sud; dote fiscale per i figli e persone non autosufficienti assistite in famiglia). Penso per\u00f2 che bisognerebbe andare oltre, aggredendo anche il lato &#8220;culturale&#8221; della questione. Per questo ho tradotto la splendida analisi di Alesina ed Andrea Ichino (L&#8217;Italia fatta in casa &#8211; Mondadori) in un disegno di legge per la riduzione del prelievo IRPEF sul reddito da lavoro delle donne. Quale che sia il tipo di lavoro: dipendente, autonomo, professionale, parasubordinato&#8230;. Mi rendo conto che \u00e8 &#8220;roba forte&#8221;, difficile da digerire. Ma quando ci vuole, ci vuole&#8230;.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i fattori negativi che impediscono la crescita dell\u2019economia italiana? Il senatore Pietro Ichino afferma che il sistema delle relazioni sindacali non attira gli investimenti delle grandi multinazionali. Lei condivide l\u2019affermazione e perch\u00e9?<br \/>\n<\/strong>Noi non attiriamo investimenti diretti esteri per molte ragioni, che hanno a che fare col cattivo funzionamento della Pubblica Amministrazione &#8211; la giustizia civile, in primo luogo &#8211; con regole contrattuali vecchie e inefficaci, con la persistente incapacit\u00e0 dello Stato di tenere ben saldo nelle sue mani il monopolio della violenza, specie nel Sud.<br \/>\nLa recente vicenda FIAT &#8211; se ce ne fosse stato bisogno &#8211; costituisce un&#8217;ulteriore conferma di questo giudizio. Di fronte ad un Piano di investimenti e di ristrutturazione particolarmente impegnativo, il nostro sistema delle relazioni tra le parti ha mostrato tutti i suoi difetti, su due temi cruciali: la partecipazione dei lavoratori alla gestione della azienda, cos\u00ec da poter fare una scommessa di lungo periodo sul successo dell&#8217;azienda stessa; e le regole della rappresentanza. Su entrambi questi aspetti, abbiamo da tempo presentato &#8211; col senatore Pietro Ichino &#8211; precise proposte di soluzione, anche legislative. Non se ne \u00e8 fatto niente, col risultato di giungere del tutto impreparati all&#8217;appuntamento di Pomigliano e Mirafiori. Speriamo almeno che la lezione sia servita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LE PROPOSTE DEL MOVIMENTO DEMOCRATICO SUL TERRENO DELL\u2019ECONOMIA E DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI PER RIMETTERE IN MOTO L\u2019ITALIA Interviste a Pietro Ichino ed Enrico Morando, a cura di Antonino Leone, pubblicate on line nel n. 2 di Sistemi @ Impresa, febbraio 2011<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[],"class_list":["post-12997","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12997","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=12997"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12997\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12997"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=12997"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=12997"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}