
{"id":13240,"date":"2011-03-02T13:00:13","date_gmt":"2011-03-02T12:00:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13240"},"modified":"2011-03-06T12:28:32","modified_gmt":"2011-03-06T11:28:32","slug":"la-difesa-masochista-dellimprenditoria-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13240","title":{"rendered":"LA DIFESA MASOCHISTICA DELL&#8217;IMPRENDITORIA ITALIANA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">PENSIAMO DI DIFENDERE POSTI DI LAVORO E INVECE LI PERDIAMO &#8211;\u00a0E PERDIAMO ANCHE STIMOLI POSITIVI ALL\u2019INNOVAZIONE, PERCH\u00c9 GLI INVESTIMENTI STRANIERI SONO QUASI SEMPRE CONIUGATI CON PIANI INDUSTRIALI A FORTE CONTENUTO INNOVATIVO<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista a cura di Silvano Danesi per<\/em> il Giornale di Brescia<em>, 27 febbraio 2011<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>Nel suo intervento all\u2019assemblea dei delegati della Fim al President Hotel di Roncadelle lei ha detto che l\u2019Italia \u00e8 chiusa agli investimenti esteri e ne ha spiegato i molti motivi, tra i quali, oltre ai soliti: burocrazia, amministrazioni pubbliche inefficienti, strutture arretrate, difetto di cultura delle regole, ci sono anche una \u201cinconoscibilit\u00e0 del nostro diritto del lavoro\u201d e relazioni industriali \u201cvischiose e inconcludenti\u201d. Il panorama \u00e8 quello di un\u2019Italia che, mentre celebra la sua unit\u00e0, mostra i peggiori vizi del Novecento e ha le caratteristiche unite di un paese borbonico, corporativo fascista e sovietico stalinista. Ha inoltre detto che c\u2019\u00e8 una \u201ccultura sbagliata dell\u2019italianit\u00e0\u201d che ci porta a privilegiare imprenditori locali inefficienti nei confronti di chi potrebbe proporre ottimi piani industriali capaci di valorizzare meglio il lavoro degli italiani. Le chiedo. Non le sembra che questo sistema, al quale concorrono anche industriali e sindacati, sia improntato a un\u2019autarchia e a un corporativismo degni di regimi di altre epoche?<br \/>\n<\/strong>Certamente c\u2019\u00e8, pi\u00f9 o meno consapevole, una ispirazione autarchica in questa nostra difesa dell\u2019imprenditoria italiana contro l\u2019insediamento produttivo nel nostro Paese di concorrenti stranieri. Quello di cui non ci rendiamo conto \u00e8 che in questa difesa c\u2019\u00e8 del masochismo: pensiamo di difendere posti di lavoro e invece li perdiamo. E perdiamo anche stimoli positivi all\u2019innovazione, perch\u00e9 gli investimenti stranieri sono quasi sempre coniugati con piani industriali a forte contenuto innovativo.<\/p>\n<p><strong>Per guardare al futuro lei propone agli operai di \u201cingaggiare i migliori imprenditori\u201d da qualsiasi parte del mondo vengano e al sindacato di attrezzarsi a essere \u201cintelligenza collettiva\u201d dei lavoratori in questa operazione; ma non le sembra che il sindacato si sia statalizzato e abbia rinunciato da anni a una vera capacit\u00e0 contrattuale? Ne sono un esempio gli integrativi fotocopia, che ricalcano schemi elaborati negli anni Ottanta.<br \/>\n<\/strong>Effettivamente, c\u2019\u00e8 questo rischio di involuzione del nostro sindacato. Ma sarebbe sbagliato generalizzare. Nelle nostre confederazioni maggiori si vedono anche esempi di sindacalismo moderno, di sindacalisti che sanno leggere i dati economici relativi all\u2019andamento e agli <em>standard<\/em> di un settore, sanno analizzare i bilanci aziendali, sanno quindi affrontare il negoziato conoscendo i vincoli esterni che l\u2019azienda deve rispettare. Questi sono anche i sindacalisti che svolgono il loro ruolo di rappresentanti dei lavoratori in modo pi\u00f9 incisivo.<\/p>\n<p><strong>Per stare, come si dice in gergo, \u201csul pezzo\u201d, non \u00e8 necessario rimettere in moto il \u201ccervello\u201d, ovvero dotare sindacati e organizzazioni imprenditoriali di uffici studi veri, capaci di leggere ci\u00f2 che accade e di elaborare strategie sulla base dei dati e non delle ideologie?<br \/>\n<\/strong>Certamente s\u00ec: questa \u00e8 la scelta fondamentale che i grandi sindacati devono fare.<\/p>\n<p><strong>Allora, non \u00e8 il caso di dirottare parte dei fondi dello 0,30, destinati alla formazione e fermi in molti casi per mantenere strutture burocratiche, in questa direzione, ovvero in uffici studi e in formazione di uomini capaci di contrattare secondo i nuovi parametri che il mercato globale impone?<br \/>\n<\/strong>Questa pu\u00f2 essere un\u2019ottima idea.<\/p>\n<p><strong>Lei ha detto che a Pomigliano, da parte di alcuni, non si \u00e8 percorsa la strada del confronto per verificare se i piani di investimento valessero le deroghe ai contratti collettivi nazionali richiesti. C\u2019\u00e8 chi ha preferito invocare l\u2019incostituzionalit\u00e0 degli accordi. Chiedo: non le sembra che i contratti collettivi nazionali siano ormai un retaggio di vecchie logiche e che si debba arrivare a grandi contratti nazionali dell\u2019industria, dei servizi, dell\u2019agricoltura, per poi dare pieno spazio alla contrattazione aziendale e territoriale? In buona sostanza, anzich\u00e9 invocare le deroghe, non \u00e8 meglio cambiare radicalmente il quadro di riferimento?<br \/>\n<\/strong>La mia idea \u00e8 che il contratto collettivo nazionale conservi una sua funzione difficilmente sostituibile per quei due terzi del tessuto produttivo nei quali la contrattazione aziendale non riesce ad arrivare. La riforma di cui abbiamo bisogno riguarda il rapporto tra questo contratto e quello di livello aziendale: io propongo che la coalizione sindacale che rappresenta la maggioranza dei lavoratori interessati sia abilitata a negoziare al livello aziendale anche un contratto che deroghi al contratto nazionale. Il principio generale dovrebbe essere quello per cui prevale sempre, se stipulato dalla coalizione maggioritaria, il contratto pi\u00f9 vicino al luogo di lavoro.<\/p>\n<p><strong>Democrazia sindacale. Non le sembra sia giunta l\u2019ora di una verifica seria della reale rappresentanza sindacale, con una scadenza triennale del tesseramento e con una certificazione dello stesso?<br \/>\n<\/strong>Ne sono convinto da tempo: questo \u00e8 quanto \u00e8 previsto nel progetto di cui ho parlato poco fa. Il first best sarebbe un accordo interconfederale firmato da tutte le associazioni sindacali e imprenditoriali maggiori; ma se questo non arriva, dobbiamo pensare al second best, cio\u00e8 a un intervento legislativo a carattere sussidiario e provvisorio. Il <a title=\"ddl 1872\/09\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4987\" target=\"_blank\">disegno di legge n. 1872\/2009<\/a>, che ho presentato due anni fa con altri 54 senatori, prevede un meccanismo semplice di misurazione della rappresentativit\u00e0 dei sindacati a tutti i livelli, in modo che sia possibile attribuire a chi \u00e8 in maggioranza il diritto di stipulare contratti effettivamente vincolanti per tutti; e al sindacato minoritario il diritto alla voce in azienda, cio\u00e8 a una rappresentanza riconosciuta; ma non il diritto di veto di cui oggi di fatto dispone.<\/p>\n<p><strong>Infine. Se i sindacati si sono statalizzati, le varie e troppe associazioni imprenditoriali, un tempo strumenti del collateralismo, ora sono diventate strutture corporative. Nel complesso la cosiddetta societ\u00e0 civile organizzata \u00e8 un grande <em>kombinat<\/em> burocratico corporativo. Come \u00e8 possibile che l\u2019Italia si apra al mercato se rimane un Paese cos\u00ec <em>kombinato<\/em>? Perch\u00e9 stupirsi se Marchionnne delegittima Confindustria?<br \/>\n<\/strong>Infatti non c\u2019\u00e8 nulla di cui stupirsi. Non \u00e8 mai bello citare se stessi; ma quello che sta accadendo oggi alla Fiat era previsto in modo molto preciso nel terzo capitolo del mio libro del 2005, <a title=\"A che cosa serve il sindacato\" href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/libri\/view.asp?IDArticle=330\" target=\"_blank\">A che cosa serve il sindacato<\/a>. Per\u00f2 osservo che i vertici di Confindustria hanno capito molto rapidamente la lezione e stanno aggiornando incisivamente i propri punti di riferimento culturali. Certo, come tutti gli apparati, anche quello confindustriale \u00e8 troppo lento nel cambiare mentalit\u00e0 e schemi operativi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PENSIAMO DI DIFENDERE POSTI DI LAVORO E INVECE LI PERDIAMO &#8211;\u00a0E PERDIAMO ANCHE STIMOLI POSITIVI ALL\u2019INNOVAZIONE, PERCH\u00c9 GLI INVESTIMENTI STRANIERI SONO QUASI SEMPRE CONIUGATI CON PIANI INDUSTRIALI A FORTE CONTENUTO INNOVATIVO Intervista a cura di Silvano Danesi per il Giornale di Brescia, 27 febbraio 2011<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,11],"tags":[],"class_list":["post-13240","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview","category-23-sindacato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13240","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13240"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13240\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13240"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13240"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13240"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}