
{"id":1334,"date":"2009-01-20T18:55:10","date_gmt":"2009-01-20T17:55:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1334"},"modified":"2009-01-30T09:00:16","modified_gmt":"2009-01-30T08:00:16","slug":"guerra-e-pace-tra-israele-e-palestina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1334","title":{"rendered":"OBAMA, ISRAELE E I PALESTINESI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">UN LETTORE CHIEDE CHE COSA PENSO DELL&#8217;INTERVENTO MILITARE DI ISRAELE A GAZA, &#8220;CRONOMETRICAMENTE CONCLUSO NEL GIORNO DELL&#8217;INSEDIAMENTO DI UN NUOVO PRESIDENTE AMERICANO, CHE RISPONDE ANCHE AL NOME DI HUSSEIN&#8221;. UNA RISPOSTA SUL PIANO DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, UNA SUL PIANO PRAGMATICO, DELL&#8217;ETICA POLITICA<\/span><\/p>\n<p><em>Lettera pervenuta il 20 gennaio 2008<\/em><\/p>\n<p><!--more-->Caro Senatore,<br \/>\nvisto che un frequentatore di questo sito \u00e8 riuscito a stanarla <a title=\"Sulla riforma della giustizia\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1203\" target=\"_blank\">sul tema della giustizia<\/a>, ora io provo a farlo su di un tema di politica estera: vorrei sapere che cosa ne pensa della guerra mossa da Israele contro Hamas a Gaza. E se il fatto che essa si sia cronometricamente conclusa nel giorno dell&#8217;insediamento di un nuovo Presidente degli U.S.A. che risponde anche al nome di Hussein possa far sperare in un periodo di riduzione della violenza in quella regione.\u00a0Con stima<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Hassan Levi Forti<\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Una prima risposta da giurista.\u00a0Il lancio continuo\u00a0di\u00a0razzi di Hamas contro Israele\u00a0legittima certamente, sul piano del diritto internazionale, una reazione militare.\u00a0Si \u00e8 detto che la reazione concretamente posta in essere da Israele &#8211; anche senza considerare gli episodi di violenza su civili imputabili a volont\u00e0 criminale di singoli comandi o singoli militari, n\u00e9 l&#8217;ipotesi di uso di armi\u00a0vietate\u00a0&#8211; sarebbe sproporzionata rispetto al danno prodotto da quei razzi. Ora, sul piano del diritto internazionale\u00a0la regola di proporzione nella legittima difesa non si applica nello stesso modo in cui essa si applica nel\u00a0nostro diritto\u00a0civile privato;\u00a0ma se anche quella regola si applicasse nello stesso modo, sarebbe difficile sostenere che l&#8217;azione\u00a0compiuta da Israele a Gaza sia, in s\u00e9,\u00a0sproporzionata <strong>rispetto alla minaccia di distruzione totale della nazione<\/strong>: e proprio questa \u00e8\u00a0 la minaccia di Hamas, appoggiato da nazioni come l&#8217;Iran, che con\u00a0lo\u00a0stesso\u00a0scopo prioritario sta costruendo la bomba atomica. In altre parole: piaccia o non piaccia, il\u00a0diritto internazionale permette a uno Stato di aggredire militarmente un&#8217;entit\u00e0 nemica che si stia adoperando concretamente per distruggerlo.\u00a0Diverso \u00e8\u00a0&#8211; sempre su di un piano esclusivamente giuridico &#8211; il discorso sulle stragi di civili palestinesi che avrebbero ragionevolmente potuto e quindi dovuto essere evitate; ma in una guerra di questo genere, in un luogo come la striscia di Gaza, di fronte a un nemico che si fa sistematicamente scudo dei civili, la distinzione giuridica\u00a0di ci\u00f2 che si pu\u00f2 e si deve evitare\u00a0da ci\u00f2 che non si pu\u00f2 \u00e8 in alcuni casi evidente, in altri molto difficile, opinabile e complessa.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><em>Questo solo per dire che, se la mettiamo sul piano del diritto internazionale, nel conflitto Israelo-Palestinese non caviamo un ragno dal buco.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il discorso \u00e8 diverso\u00a0<strong>se dal piano giuridico si passa a quello pragmatico<\/strong>,\u00a0cio\u00e8 a quello dell&#8217;etica politica. Su questo piano\u00a0una <strong>prima domanda <\/strong>\u00e8: \u00a0<\/em><em>l&#8217;azione militare distruttiva di\u00a0queste settimane\u00a0(pi\u00f9 in generale: il trattamento durissimo che Israele riserva ai suoi vicini in casa loro, portandoli all&#8217;esasperazione) ha davvero ridotto o allontanato il rischio mortale\u00a0per la nazione? Ha davvero indebolito il partito mondiale di coloro che ne vogliono la distruzione, o non lo ha invece rafforzato? Non sono studioso n\u00e9 esperto della materia; ma condivido il pensiero dello scrittore israeliano\u00a0David Grossman a questo proposito (ultimamente espresso in un bellissimo articolo pubblicato da <\/em>la Repubblica <em>proprio oggi, 20 gennaio): una strategia fondata soltanto su bombe e carri armati, incurante dell&#8217;odio che questi seminano,\u00a0non potr\u00e0 mai\u00a0garantire\u00a0a\u00a0Israele una sicurezza duratura.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Qui si pone per\u00f2, sempre sul piano pragmatico,\u00a0una <strong>seconda domanda<\/strong>; esiste una strategia di pace alternativa rispetto a quella dello scontro armato permanente?\u00a0 Quanto pi\u00f9 \u00e8 possibile dare una risposta positiva a questa domanda, tanto pi\u00f9 si pu\u00f2 escludere la liceit\u00e0 etico-politica della strategia centrata sulla sola forza militare.<\/em><em>\u00a0Ed \u00e8 proprio su questo terreno che forse in questi giorni si sta producendo un mutamento\u00a0decisivo di contesto.\u00a0Questo mutamento rende proponibile la strategia del dialogo e del compromesso assai pi\u00f9 realisticamente che negli ultimi anni, segnati dalle politiche aggressive degli U.S.A<\/em><em>.<\/em><br \/>\n<em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Da oggi, come il nostro lettore osserva, a capo della nazione pi\u00f9 potente, della pi\u00f9 grande alleata di Israele,\u00a0c&#8217;\u00e8 un\u00a0Presidente <\/em>coloured <em>e figlio di un kenyota,\u00a0che insieme a un nome di origine ebraica ne ha uno di origine musulmana;\u00a0che ripudia le strategie muscolari del suo predecessore; un nuovo Presidente per il quale palpitano i deboli di tutto il mondo e che\u00a0a sua volta palpita\u00a0sinceramente per la loro sorte;\u00a0\u00a0un nuovo leader globale\u00a0che, soprattutto,\u00a0crede profondamente nel metodo del dialogo tra le persone e tra i popoli. <strong>Barak Hussein Obama\u00a0pu\u00f2 impegnare tutto\u00a0l&#8217;enorme patrimonio di fiducia che la parte pi\u00f9 povera\u00a0del mondo ripone in lui per\u00a0rompere il circolo vizioso<\/strong> dell&#8217;odio, della paura e della violenza tra israeliani e palestinesi;\u00a0e\u00a0dice di volerlo fare. Nel suo discorso di insediamento oggi ha detto: <\/em>&#8220;le precedenti generazioni &#8230; hanno capito che il nostro potere da solo non pu\u00f2 proteggerci, n\u00e9 ci autorizza a fare come pi\u00f9 ci aggrada. &#8230; La nostra sicurezza emana dalla giustezza della nostra causa, dalla forza del nostro esempio, dalle qualit\u00e0 dell&#8217;umilt\u00e0 e del ritegno&#8221;. <em>E ha aggiunto poco dopo: &#8220;<\/em>\u00a0poich\u00e9 abbiamo assaggiato l&#8217;amaro sapore della guerra civile e della segregazione razziale e siamo emersi da quell&#8217;oscuro capitolo pi\u00f9 forti e pi\u00f9 uniti, noi non possiamo far altro che credere che i vecchi odi prima o poi passeranno, che le linee tribali\u00a0 saranno presto dissolte, che se il mondo si \u00e8 rimpicciolito, la nostra comune umanit\u00e0 dovr\u00e0 riscoprire se stessa; e che <strong>l&#8217;America deve giocare il suo ruolo nel far entrare il mondo in una nuova era di pace<\/strong>. <strong>Per il mondo musulmano noi indichiamo una nuova strada,\u00a0basata sul reciproco interesse e sul mutuo rispetto.\u00a0&#8230; <\/strong>Alla gente\u00a0delle nazioni povere, noi promettiamo di lavorare insieme per far fiorire le vostre campaghne\u00a0e per pulire i vostri corsi d&#8217;acqua: per nutrire i corpi e le menti affamate. E\u00a0<strong>a quelle nazioni, come la nostra, che godono di una relativa ricchezza,\u00a0noi diciamo che non si pu\u00f2 pi\u00f9 sopportarte l&#8217;indifferenza verso chi soffre fuori dai nostri confini<\/strong>&#8220;.\u00a0<em>Appare evidente il mutamento di contesto che sta determinandosi: nel teatro medio-orientale si presenta un nuovo protagonista che\u00a0ha le carte in regola per proporre alle parti in conflitto\u00a0di deporre le armi, offrendo loro\u00a0garanzie credibili di sicurezza, l&#8217;una nei confronti dell&#8217;altra.\u00a0Sul piano dell&#8217;etica politica una cosa mi pare certa:\u00a0<strong>sprecare questa grande occasione, da parte di Israele,\u00a0sarebbe imperdonabile <\/strong>(lo sarebbe anche da parte dei palestinesi, ovviamente, ma qui stiamo interrogandoci sul comportamento di Israele).<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <strong>Quali i termini di una pace possibile?<\/strong>\u00a0Il giorno prima\u00a0della &#8220;guerra dei 6 giorni&#8221; del 1967, Israele sarebbe stato felice di poter vivere in pace nei suoi confini di allora, molto vicini, quando non coincidenti, con\u00a0quelli riconosciuti dall&#8217;ordinamento internazionale; erano i popoli circostanti a negargli quel diritto e a minacciargli la distruzione totale. Dopo quella\u00a0guerra-lampo\u00a0le posizioni riguardo ai territori si sono rovesciate: da quarant&#8217;anni \u00e8 Israele a non accettare &#8211; soprattutto per motivi di sicurezza &#8211; un ritorno entro i confini del 1967, che potrebbe costituire la contropartita di\u00a0un riconoscimento duraturo da parte di tutti i popoli circostanti, ma renderebbe Israele stesso pi\u00f9 inerme di fronte al rischio di possibili attacchi futuri.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Per quanto sia difficile, a quasi mezzo secolo di distanza da quella vittoria militare su di un nemico mortale, la strategia di pace probabilmente deve incentrarsi sul ripristino e l&#8217;accettazione reciproca di quei confini, che ridarebbero respiro ai palestinesi, attraverso la costruzione di elementi di sicurezza\u00a0per Israele che compensino il suo sacrificio sul piano logistico-militare rispetto ai territori occupati oggi. Forse Barak Hussein Obama <\/em><em>\u00e8 l&#8217;uomo che pu\u00f2 <strong>ottenere dai\u00a0Palestinesi e dai Paesi arabi circostanti, ma anche costruire con il concorso dell&#8217;Europa \u00a0e del resto del mondo, garanzie credibili di sicurezza <\/strong>tali da indurre Israele a <strong>rinunciare\u00a0del tutto alle conquiste di quella guerra ormai lontana<\/strong>, che hanno portato infiniti lutti a entrambe le parti.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 (p.i.)<br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UN LETTORE CHIEDE CHE COSA PENSO DELL&#8217;INTERVENTO MILITARE DI ISRAELE A GAZA, &#8220;CRONOMETRICAMENTE CONCLUSO NEL GIORNO DELL&#8217;INSEDIAMENTO DI UN NUOVO PRESIDENTE AMERICANO, CHE RISPONDE ANCHE AL NOME DI HUSSEIN&#8221;. 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