
{"id":13412,"date":"2011-03-14T11:12:29","date_gmt":"2011-03-14T10:12:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13412"},"modified":"2011-03-14T22:14:11","modified_gmt":"2011-03-14T21:14:11","slug":"fatta-litalia-trovato-litaliano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13412","title":{"rendered":"PRIMA E&#8217; VENUTA LA LINGUA: NON C&#8217;ERA L&#8217;ITALIA, MA DA SECOLI ESISTEVA L&#8217;ITALIANO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">ALL\u2019UNIT\u00c0 D\u2019ITALIA ERA ANALFABETA L\u201980% CIRCA DEGLI ADULTI &#8211; \u00c8 UN IMPORTANTISSIMO TRAGUARDO CHE QUASI TUTTI NEL NOSTRO PAESE ORA PARLINO ITALIANO \u2013 PER SECOLI\u00a0ESSO \u00a0E\u2019 STATO LINGUA SOPRATTUTTO SCRITTA E NON PARLATA: MA L\u2019UNITA\u2019 LINGUISTICO-LETTERARIA HA DATO GRANDE IMPULSO ALL\u2019EFFETTIVA UNIFICAZIONE NAZIONALE<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Gian Luigi Beccaria <\/strong>su <\/em>La Stampa <em>del 13 marzo 2011<\/em><\/p>\n<p><em><!--more--><\/em><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Sullo scoglio di Quarto il pi\u00f9 folto gruppo dei Mille parlava bergamasco. \u00abSi odono tutti i dialetti dell\u2019alta Italia, per\u00f2 i Genovesi e i Lombardi devono essere i pi\u00f9\u00bb \u00e8 la prima impressione di Giuseppe Cesare Abba appena a bordo del \u00abLombardo\u00bb; e annoter\u00e0 in seguito che i carabinieri genovesi a Calatafimi, marciando per la valle, \u00abparlavano il loro dialetto che a momenti scatta di collera, ed era cos\u00ec caro e parlato cos\u00ec volentieri da Garibaldi, che l\u2019addolciva, mentre sulle labbra di Nino Bixio guizzava come la saetta\u00bb. Consueto era per loro il materno dialetto, non l\u2019italiano. Poi s\u2019\u00e8 fatta l\u2019Italia, c\u2019erano ancora da fare gli italiani, e soprattutto la lingua unitaria, che da non molto \u00e8 diventata la lingua di tutti, questo bene comune usato nel parlato e nello scritto da una nazione intera.<br \/>\n\u00a0\u00a0 \u00abOgni volta che riesco a comporre una frase ben concepita, ben calibrata e precisa in ogni sua parte, una frase salda e tranquilla nella bella lingua che abito, e che \u00e8 la mia patria, mi sembra di rifare l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia\u00bb ha scritto Raffaele La Capria. Perch\u00e9 una lingua non \u00e8 grammatica soltanto, ma \u00e8 riconoscimento, aria di famiglia, tradizione, una confortante sensazione di unit\u00e0, senso di contatto con qualcosa che ci appartiene, che ci ha formato negli anni di scuola o di letture. Tant\u2019\u00e8 che chi ha la mia et\u00e0 si irrita se sente un\u2019annunciatrice dire in tv che \u00abi cipressi di Bolgh\u00e9ri si sono ammalati\u00bb. Sembra di aver mandato in soffitta il nostro Carducci, che un tempo a scuola mandavamo a memoria. Cos\u00ec come ci se sente offesi quando, dopo gli enormi e faticosi passi compiuti per trovare un\u2019unit\u00e0 di lingua, vediamo fioccare cumuli di provocazioni: dialetti che sentendosi poco valorizzati chiedono di diventare \u00ablingua\u00bb, richieste di insegnare i dialetti a scuola, una seduta del Parlamento Europeo in cui si fanno dichiarazioni di voto in dialetto napoletano, disegni di legge per la celebrazione dei matrimoni in lingua locale, richieste di celebrare la messa in dialetto, tg trasmessi in lombardo o in veneto, ipotizzata preferenza per il docente che parla il dialetto della regione in cui insegna&#8230; Abbiamo realizzato il sogno di Dante, di Foscolo, di Manzoni, e ora vorremmo tornare alle \u00abpiccole patrie\u00bb, tornare indietro di secoli.<br \/>\n\u00a0\u00a0 Dimentichiamo che al momento dell\u2019Unit\u00e0 non sapeva n\u00e9 leggere n\u00e9 scrivere il 75-80% della popolazione adulta, la percentuale pi\u00f9 alta d\u2019Europa dopo quella della Russia. \u00c8 un importantissimo punto di arrivo che la quasi totalit\u00e0 degli italiani ora parli italiano, dopo secoli che questa nostra lingua \u00e8 stata soprattutto scritta e non parlata, lingua di cultura e non di natura. Nel 1951, poco prima che la televisione diventasse una delle scuole serali d\u2019italiano,ben il 65% usava ancora il dialetto in ogni circostanza. E 150 anni fa soltanto un 2,5% o forse, secondo le stime pi\u00f9 ottimistiche, un 10% sapeva parlare italiano. Ora finalmente possiamo dire che una lingua prevalentemente scritta per secoli, e posseduta dalle classi colte soltanto, \u00e8 diventata una lingua parlata in tutta la penisola, capace di superare i particolarismi e formare un codice di abitudini e di regole condivise: una \u00ablingua media\u00bb che ai tempi dell\u2019Unit\u00e0 ancora non c\u2019era, e alla cui formazione hanno contribuito tutte le regioni d\u2019Italia.<br \/>\n\u00a0\u00a0 L\u2019Unit\u00e0 non ha cancellato la molteplicit\u00e0 linguistica, l\u2019ha anzi rinsaldata in un vivido mosaico. Siamo diventati italiani senza rinnegare il passato, le tradizioni, le diversit\u00e0. Decisivi, come si sa, gli apporti dei non toscani, dei \u00abperiferici\u00bb nei quali la padronanza dell\u2019italiano non fu mai, in passato, del tutto disinvolta: anche tra coloro che nell\u2019800 contribuirono a fare l\u2019Italia. Cavour, eletto nelle elezioni suppletive del 26 giugno 1848 alla Camera, si scus\u00f2 di dover parlare in italiano, dal momento che la lingua ufficiale dei parlamentari era il francese, e in seguito continu\u00f2 a mostrare qualche impaccio, come se traducesse da un\u2019altra lingua. Agli stessi scrittori non toscani l\u2019italiano appariva talvolta quasi \u00abstraniero\u00bb, da impararsi sui libri: come al piemontese Alfieri, che s\u2019era fabbricato un vocabolarietto tascabile, un quadernetto di Appunti dove su tre colonne appuntava nella prima il noto, la voce francese, nella seconda colonna l\u2019altrettanto nota corrispondenza piemontese, nella terza l\u2019ignoto, la voce italiana, che non sapeva e che voleva ricordare. Sui libri aveva dovuto approfondire la competenza, a suo dire lacunosa, dell\u2019italiano lo stesso Manzoni, che alla ricerca della lingua aveva per studio sconciato un suo esemplare del Vocabolario della Crusca al punto \u00abda non lasciarlo vedere\u00bb, diceva, tant\u2019era crivellato di postille, aggiunte, sottolineature e appunti presi per impossessarsi dei vocaboli e delle locuzioni ignote. Sapeva di avere a che fare con una lingua della letteratura troppo elitaria, codice poco naturale e non \u00abvivo e vero\u00bb, adatto per scrivere il primo romanzo nazionale.<br \/>\n\u00a0\u00a0 Ma era la lingua della conversazione che mancava. Manzoni lamentava l\u2019uso dell\u2019italiano approssimato che si parlava ai tempi suoi, privo del lessico pi\u00f9 comune riferito alle occorrenze quotidiane e mescolato di inconsci dialettismi. Quando due italiani di diversa regione si incontravano, per conversare mancava loro la nomenclatura concreta.<br \/>\n\u00a0 \u00a0Comunque sia andata, noi ci riconosciamo per\u00f2, da secoli, in questa grande ricca duttile nostra lingua italiana, il cui effetto aggregante ha contribuito, pi\u00f9 di altri fattori, al riconoscimento di un\u2019unit\u00e0 nazionale. Da noi per prima \u00e8 venuta la lingua. Non c\u2019era ancora la nazione, ma da secoli esisteva un\u2019unit\u00e0 linguistico-letteraria nazionale. La coscienza e la volont\u00e0 di un\u2019unione si \u00e8 basata soprattutto su un valore culturale (la lingua della letteratura, la sua validit\u00e0 e la sua tenuta) che ha prefigurato sin dalle Origini un\u2019unit\u00e0 immaginata e inseguita come un desiderio. La data d\u2019inizio di quest\u2019unit\u00e0 ideale \u00e8 segnata da Dante quando nel De vulgari eloquentia prefigura un\u2019Italia quasi compiuta come spazio geografico su cui la lingua del s\u00ec si sarebbe diffusa, una lingua letteraria fondata su un gruppo non solo di toscani,ma con alla base anche il gruppo meridionale dei siciliani gi\u00e0 fioriti al tempo di Federico II, e un bolognese, Guinizelli. La parola letteraria gi\u00e0 si distendeva su un\u2019unit\u00e0 geografica e culturale prima che essa esistesse realmente. Soltanto dopo molti secoli si realizzer\u00e0 compiutamente l\u2019antico sogno di un Paese da costruire, inventato dalla genialit\u00e0 dei poeti e dei pensatori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ALL\u2019UNIT\u00c0 D\u2019ITALIA ERA ANALFABETA L\u201980% CIRCA DEGLI ADULTI &#8211; \u00c8 UN IMPORTANTISSIMO TRAGUARDO CHE QUASI TUTTI NEL NOSTRO PAESE ORA PARLINO ITALIANO \u2013 PER SECOLI\u00a0ESSO \u00a0E\u2019 STATO LINGUA SOPRATTUTTO SCRITTA E NON PARLATA: MA L\u2019UNITA\u2019 LINGUISTICO-LETTERARIA HA DATO GRANDE IMPULSO ALL\u2019EFFETTIVA UNIFICAZIONE NAZIONALE Articolo di Gian Luigi Beccaria su La Stampa del 13 marzo 2011<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13],"tags":[],"class_list":["post-13412","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-25-temi-diversi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13412","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13412"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13412\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13412"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13412"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13412"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}