
{"id":13503,"date":"2011-03-20T10:09:52","date_gmt":"2011-03-20T09:09:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13503"},"modified":"2011-03-20T10:09:52","modified_gmt":"2011-03-20T09:09:52","slug":"in-libia-e-obama-a-guidare-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13503","title":{"rendered":"IN LIBIA E&#8217; OBAMA A GUIDARE L&#8217;EUROPA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">UNA MAGGIORANZA INEDITA &#8211; SENZA LA LEGA E L&#8217;IDV &#8211; HA DECISO LA PARTECIPAZIONE DELL&#8217;ITALIA ALL&#8217;INTERVENTO IN LIBIA DELIBERATO DALL&#8217;ONU: UNA NUOVA PROVA PER IL MULTILATERALISMO, CHE CONSENTE ALL&#8217;ITALIA DI CHIUDERE UNA BRUTTA PAGINA DELLA SUA POLITICA ESTERA<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo di Giorgio Tonini pubblicato su <\/em>l&#8217;Ago e il filo<em>, marzo 2011<\/em><\/p>\n<p><!--more-->\u00a0\u00a0\u00a0Il governo italiano \u00e8 stato l&#8217;ultimo a rompere con Gheddafi. E&#8217; arrivato al limite dell&#8217;isolamento, in Europa e nel mondo, pur di difendere un assetto che ai suoi occhi pareva l&#8217;unico compatibile con l&#8217;interesse nazionale italiano. I gravi rischi esplosi su tre fronti assolutamente strategici per il paese, come gli approvvigionamenti energetici, gli investimenti italiani in Libia (e viceversa) e la gestione dei flussi migratori, hanno fatto s\u00ec che per una prima fase sia stata la paura a dettare la linea al governo. Per questo, dall&#8217;opposizione, lo abbiamo aspramente criticato e lo abbiamo spinto a collocare l&#8217;Italia su una linea pi\u00f9 coraggiosa, che scommettesse su una nuova centralit\u00e0 del Mediterraneo, attraverso una nuova stabilit\u00e0, affidata non pi\u00f9 a regimi autocratici, ma a risposte affidabili alla domanda di libert\u00e0 e di democrazia dei popoli arabo-islamici.<br \/>\n\u00a0\u00a0 Ora il governo sembra aver capito che ci\u00f2 di cui pi\u00f9 deve aver paura \u00e8 la paura stessa: che finirebbe per incatenare l&#8217;Italia ad un vecchio equilibrio che sta inesorabilmente affondando. L&#8217;atteggiamento tutt&#8217;altro che anti-italiano degli insorti del Consiglio nazionale transitorio di Bengasi ha aiutato il governo a ritrovare coraggio. E a capire che l&#8217;unico modo per difendere e promuovere l&#8217;interesse nazionale \u00e8 quello di ancorarlo ad una visione lungimirante di politica estera, che investa sulle energie di cambiamento, anzich\u00e9 sulla conservazione di un ormai indifendibile <em>status quo<\/em>.<br \/>\n\u00a0\u00a0 Quello in atto nel mondo arabo-islamico \u00e8 in effetti un cambiamento vero e profondo, il nocciolo del quale potrebbe essere individuato in una radicale revisione di giudizio (e dunque di atteggiamento), nei riguardi della globalizzazione. Dieci anni fa, lo spaventoso attentato dell&#8217;11 settembre era stato il tragico, estremo frutto di un&#8217;opposizione frustrata e rancorosa del mondo arabo-islamico ad una globalizzazione vista allora come sinonimo di americanizzazione e occidentalizzazione forzata del mondo. Ma le cose sono andate in modo assai diverso: la globalizzazione si \u00e8 rivelata, per dirla con Fareed Zakaria, come &#8220;<em>the rise of the rest<\/em>&#8220;, l&#8217;ascesa degli altri, dei non occidentali, a cominciare da Cina, India, Brasile, e il ridimensionamento, almeno relativo, dell&#8217;Occidente atlantico. In un mondo divenuto multipolare, i moti popolari di questo inaspettato &#8220;Risorgimento arabo&#8221;, come lo ha definito il presidente Napolitano, esprimono ora la volont\u00e0, la decisione del mondo arabo-islamico, di uscire dall&#8217;auto-isolamento, di rientrare in gioco, di trovare il suo posto <em>nella<\/em> e non pi\u00f9 <em>contro<\/em> la globalizzazione. Ma, per l&#8217;appunto, il <em>suo<\/em> posto, conquistato, guadagnato in proprio, non concesso o regalato da altri.<br \/>\n\u00a0\u00a0 Chi ha compreso meglio e per primo cosa si poteva muovere nel mondo arabo-islamico \u00e8 stato il presidente degli Stati Uniti, Barack Hussein Obama. Con il famoso discorso all&#8217;Universit\u00e0 del Cairo del 4 giugno 2009, il presidente nero dal nome arabo, immagine vivente di una globalizzazione inclusiva e plurale, affermava la compatibilit\u00e0 tra islam e democrazia, si schierava dalla parte dei popoli che si battono per il valore universale della libert\u00e0 e dei diritti umani e al tempo stesso ripristinava il rispetto della sovranit\u00e0 altrui e l&#8217;opzione preferenziale per il multilateralismo: entrambi violati da Bush con l&#8217;intervento in Iraq. La &#8220;dottrina&#8221; del Cairo, tipicamente obamiana perch\u00e9 al tempo stesso idealista e pragmatica, non ha evitato alla Casa Bianca esitazioni e incertezze, dinanzi ad un precipitare degli eventi imprevedibile per tutti, almeno nei modi e nei tempi. E tuttavia le ha consentito, a differenza degli europei, noi italiani compresi, di disporre di uno schema di analisi e di azione: schierarsi con nettezza dalla parte dei popoli, senza troncare il rapporto con l&#8217;<em>establishment<\/em>, innanzi tutto militare, essenziale per un governo equilibrato della transizione; e, senza escludere l&#8217;uso della forza come <em>extrema ratio<\/em>, riaffermare il primato del diritto e della legalit\u00e0 internazionale e privilegiare il <em>soft-power<\/em> nel promuovere e accompagnare un difficile e rischioso cambiamento.<br \/>\n\u00a0\u00a0 La guerra civile libica e l&#8217;arroccamento di Gheddafi hanno malamente complicato la situazione, proponendo il drammatico dilemma tra una solidariet\u00e0 con i combattenti per la libert\u00e0, che pu\u00f2 esporre ai rischi militari e soprattutto politici di una nuova ingerenza, regalando ai dittatori e agli islamisti formidabili armi di propaganda, e il rigoroso rispetto della legalit\u00e0 internazionale, che pu\u00f2 costare l&#8217;alto prezzo morale e politico di un abbandono del popolo libico nelle mani del tiranno di Tripoli. Comprensibilmente gli Stati Uniti, la Nato e con loro l&#8217;Europa e l&#8217;Italia hanno sperato e lavorato per la quadratura del cerchio, che poteva realizzarsi solo al Consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu, in chiara e forte intesa con la Lega Araba e l&#8217;Unione africana.<br \/>\n\u00a0\u00a0 A quanto pare, i fatti hanno nuovamente dato ragione a Obama: scriviamo questo pezzo poche ore dopo l&#8217;approvazione, da parte del Consiglio di sicurezza, della risoluzione 1973, con la quale le Nazioni Unite autorizzano l&#8217;uso della forza per fermare Gheddafi, ovvero &#8220;tutte le misure necessarie a proteggere i civili e le aree popolate dalla minaccia di attacco nella Jamahiriya araba libica, Benghasi inclusa, esclusa invece una forza di occupazione&#8221;. La risoluzione \u00e8 stata approvata con dieci voti favorevoli: i tre &#8220;permanenti&#8221; occidentali (Usa, Regno Unito, Francia), due europei (Portogallo e Bosnia-Erzegovina), l&#8217;unico aderente alla Lega araba (il Libano), i tre paesi dell&#8217;Unione africana (Sudafrica, Nigeria e Gabon) e la Colombia. Cinque paesi si sono astenuti: Russia e Cina (che hanno quindi rinunciato ad usare il diritto di veto), India, Brasile, ma anche Germania, che ha cos\u00ec rotto, in modo clamorosamente grave, la solidariet\u00e0 europea, ha mandato in frantumi il ventilato (e temuto) direttorio a tre sulla politica estera e di difesa tra Londra, Parigi e Berlino e ha incrinato perfino l&#8217;asse franco-tedesco.<br \/>\n\u00a0\u00a0 L&#8217;Europa conferma quindi la sua cronica incapacit\u00e0 di parlare al mondo con una voce sola. Mentre Obama riesce a dimostrare che il multilateralismo efficace \u00e8 possibile, che \u00e8 l&#8217;unica via per un rilancio della <em>leadership<\/em> morale e per questo anche politica, degli Stati Uniti e che non \u00e8 vero che l&#8217;unico possibile ricorso alla forza \u00e8 quello che connette in modo diretto etica e forza, saltando la mediazione del diritto e della politica. Del resto, la &#8220;dottrina Obama&#8221;, sbeffeggiata dai neo-con del <em>Wall Street Journal<\/em>, nostalgici dell&#8217;unilateralismo e delle guerre preventive di George W. Bush, si \u00e8 affermata proprio sul fallimento dell&#8217;interventismo bushiano, uno dei pi\u00f9 clamorosi casi di eterogenesi dei fini che la storia contemporanea ricordi: nato con l&#8217;obiettivo di imporre la supremazia benefica dell&#8217;America nel mondo, ha finito per indebolirla come mai era stata, sia sul piano economico, che su quello geopolitico, per non parlare della vera e propria dissoluzione del <em>soft-power<\/em>.<br \/>\n\u00a0\u00a0 Ora il multilateralismo deve dimostrarsi efficace anche sul difficile e insidioso terreno libico: costringendo Gheddafi a mollare la presa e consentendo al popolo libico di trovare la sua via verso la libert\u00e0. Il Parlamento, con una risoluzione <em>bipartisan <\/em>(ma senza la Lega e Di Pietro), ha schierato l&#8217;Italia al fianco della comunit\u00e0 internazionale. Che la vittoria &#8211; la vittoria dei diritti umani e della democrazia, nel quadro della legalit\u00e0 internazionale &#8211; le porga la chioma.<\/p>\n<div>\n<hr \/>\n<\/div>\n<p><a id=\"comments\" name=\"comments\"><\/a><\/p>\n<form id=\"[object HTMLInputElement]\" action=\"commentiaggiungi.php\" enctype=\"application\/x-www-form-urlencoded\" method=\"post\"><input name=\"id\" type=\"hidden\" value=\"45\" \/><\/p>\n<\/form>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UNA MAGGIORANZA INEDITA &#8211; SENZA LA LEGA E L&#8217;IDV &#8211; HA DECISO LA PARTECIPAZIONE DELL&#8217;ITALIA ALL&#8217;INTERVENTO IN LIBIA DELIBERATO DALL&#8217;ONU: UNA NUOVA PROVA PER IL MULTILATERALISMO, CHE CONSENTE ALL&#8217;ITALIA DI CHIUDERE UNA BRUTTA PAGINA DELLA SUA POLITICA ESTERA Articolo di Giorgio Tonini pubblicato su l&#8217;Ago e il filo, marzo 2011<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[33,12],"tags":[],"class_list":["post-13503","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-immigrazione","category-24-politica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13503","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13503"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13503\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13503"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13503"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13503"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}