
{"id":13608,"date":"2011-03-23T15:44:06","date_gmt":"2011-03-23T14:44:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13608"},"modified":"2011-03-25T10:08:06","modified_gmt":"2011-03-25T09:08:06","slug":"la-scorciatoia-dellitalianita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13608","title":{"rendered":"LA SCORCIATOIA DELL&#8217;ITALIANIT\u00c0"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">I DATI DI UNA RECENTE INDAGINE SU SETTE PAESI EUROPEI INDICANO CHE LA QUOTA DI IMPRESE A CONTROLLO ESTERO \u00c8 SENSIBILMENTE PI\u00d9 BASSA IN ITALIA RISPETTO A FRANCIA E GERMANIA &#8211;\u00a0IL CAPITALE ESTERO PU\u00d2 RAPPRESENTARE UN&#8217;OPPORTUNIT\u00c0 IMPORTANTE DI CRESCITA, MENTRE NOI, CON LA SCUSA DI DIFENDERE L&#8217;ITALIANIT\u00c0,\u00a0PROTEGGIAMO GLI INTERESSI COSTITUITI DI UNA CLASSE DIRIGENTE AUTOREFERENZIALE<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo di <strong>Fabiano Schivardi <\/strong>pubblicato su <\/em>lavoce.info &#8211; <em>22 marzo 2011<\/em><\/p>\n<p><!--more-->Ci risiamo. Puntuale come l&#8217;influenza, torna la difesa dell&#8217;italianit\u00e0 delle imprese, nel cui nome sono state commesse gi\u00e0 molte scempiaggini. Questa volta il casus belli \u00e8 Parmalat, un&#8217;impresa con tanta liquidit\u00e0 in pancia da attrarre potenziali scalatori come le api al miele.<br \/>\nLa giustificazione per introdurre norme che scoraggino scalate di investitori esteri \u00e8 la mancanza di reciprocit\u00e0 da parte degli altri paesi. Negli anni recenti in effetti non mancano esempi in cui i governi dei nostri <em>partner<\/em>, particolarmente Francia e Germania, hanno adottato politiche protezionistiche in casi simili. Pretendere reciprocit\u00e0 di trattamento, e un insieme di regole chiare, condivise e rispettate a livello europeo, \u00e8 giustissimo. \u00c8 scorretto che in un settore energetico privatizzato e liberalizzato a<br \/>\nlivello europeo ci sia un monopolista pubblico francese, assolutamente non contendibile, che porta avanti politiche di acquisizione aggressive.<\/p>\n<p><strong>IN ITALIA NON PASSA LO STRANIERO<\/strong><br \/>\nMa al di l\u00e0 di singoli episodi, \u00e8 vero che siamo di fronte a una nuova ondata di invasioni barbariche? Che le imprese negli altri paesi sono al riparo dal controllo estero? In un progetto di ricerca recente a cui ho collaborato sono stati raccolti e analizzati dati omogenei relativi alle imprese manifatturiere con almeno dieci addetti per sette paesi europei: Austria, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Spagna e Regno Unito.<strong> (1)<\/strong><br \/>\nLa tavola sotto riporta alcune statistiche descrittive della struttura proprietaria e finanziaria delle imprese. La quota di aziende a controllo estero, definite come quelle con almeno il 50 per cento del capitale posseduto da azionisti stranieri, in Italia \u00e8 la pi\u00f9 bassa (4,1 per cento), meno della met\u00e0 di quella francese (10,3 per cento) e un terzo di quella del Regno Unito (12,2 per cento). Questi dati<br \/>\nsconfessano l&#8217;idea che il capitalismo italiano sia in fase di colonizzazione e confermano piuttosto che il nostro sistema produttivo non \u00e8 in generale in grado di attrarre investimenti dall&#8217;estero. La difficolt\u00e0 in entrata \u00e8 riflessa da una quota di imprese che fa investimenti diretti all&#8217;estero pi\u00f9 bassa dei partner europei &#8211; si veda la seconda riga della tabella. Piuttosto che un capitalismo in fase di colonizzazione, il confronto internazionale indica un sistema di imprese pi\u00f9 chiuso sia in entrata che in uscita. Le imprese italiane sono anche meno frequentemente parte di un gruppo, molto raramente hanno un venture capitalist nella compagine azionaria e hanno una quota di finanziamento bancario superiore a quello degli altri paesi.<br \/>\nIl rapporto mostra come questa struttura proprietaria e finanziaria tenda ad accompagnarsi a performance d&#8217;impresa peggiori. In particolare, le imprese a controllo straniero in tutti i paesi hanno tassi di internazionalizzazione pi\u00f9 elevati. Il capitale estero pu\u00f2 quindi rappresentare una prospettiva di crescita per le aziende.<br \/>\nLa critica che pi\u00f9 spesso viene avanzata al passaggio del controllo a investitori stranieri \u00e8 la possibilit\u00e0 che questi si approprino di marchi e di tecnologia e smantellino la produzione in Italia. \u00c8 possibile, anche se non scontato, che controllanti esteri si sentano meno vincolati dal punto di vista della salvaguardia dell&#8217;occupazione rispetto a quelli nazionali. Allo stesso tempo, bisogna prendere atto del fatto che le attivit\u00e0 produttive rimarranno in Italia solo se il paese sapr\u00e0 offrire condizioni competitive alla produzione di beni e servizi. Diversamente, neanche un proprietario &#8220;nazionale&#8221; potr\u00e0 garantire il mantenimento della produzione in loco, come testimonia il processo di delocalizzazione portato avanti anche da imprese a controllo nazionale. Occuparsi della nazionalit\u00e0 del controllante invece che delle condizioni in cui le imprese operano \u00e8 una strategia che pu\u00f2 pagare politicamente nell&#8217;immediato, ma perdente nel medio periodo. Operazioni &#8220;di bandiera&#8221; sono inutili nel migliore dei casi, come per l&#8217;annunciata riforma costituzionale per la libert\u00e0 d&#8217;impresa, dannose negli altri, come nella vicenda Alitalia. Non esistono alternative a seri programmi di riforme strutturali che ridiano competitivit\u00e0 al sistema produttivo.<\/p>\n<p><strong>COME DIVENTARE PI\u00d9 GRANDI<\/strong><br \/>\nOltre a problemi di competitivit\u00e0 di sistema, il controllo delle imprese italiane soffre di problemi antichi e mai risolti. Le imprese italiane sono sottocapitalizzate e si affidano quasi unicamente al credito bancario. La struttura proprietaria, incentrata sulla famiglia, \u00e8 generalmente contraria all&#8217;apertura del capitale per timore di perdere il controllo. Da un&#8217;indagine della Banca d&#8217;Italia del 2006 emerge che molte imprese rinunciano a possibilit\u00e0 di crescita per non aprirsi a capitale di rischio esterno. Queste condizioni generano una sottocapitalizzazione cronica e una struttura sbilanciata verso la piccola dimensione, che rendono il sistema di controllo delle imprese fragile. Nel caso di Bulgari, passata sotto il controllo della francese Lvmh, sono questi i nodi che hanno impedito la nascita di un grande gruppo del lusso a controllo italiano. \u00c8 necessario accrescere la capitalizzazione delle imprese,\u00a0favorendo l&#8217;afflusso del risparmio delle famiglie verso forme di investimento azionario, sviluppando il mercato borsistico, facendo crescere il settore del <em>venture capital<\/em> e del <em>private equity<\/em>. E anche qui rimane molta strada da fare. La scorciatoia pi\u00f9 semplice \u00e8 quella di un intervento legislativo del governo. Proteggere le imprese dalle scalate, particolarmente estere, danneggia l&#8217;economia del paese, ma fa comodo a gruppi di potere influenti. Aiuta i &#8220;capitalisti senza capitali&#8221;, che attraverso catene di controllo, patti di sindacato e banche di sistema controllano le imprese con lo zero virgola del capitale di rischio. Piace a una ristretta cerchia di manager autoreferenziali che si muovono con molta grazia e poco sforzo da un consiglio di amministrazione all\u2019altro, senza doversi preoccupare troppo della performance delle aziende che gestiscono, forti di un sistema di relazioni inossidabile. Fanno comodo a un potere politico che preferisce un interlocutore imprenditoriale nazionale, possibilmente debole e sensibile alle istanze della politica. Con questi interessi in gioco, \u00e8 facile prevedere come andr\u00e0 avanti la &#8220;battaglia&#8221; per l&#8217;italianit\u00e0.<\/p>\n<div><span style=\"font-family: Arial;\">Tavola: struttura proprietaria e finanziaria delle imprese in sette paesi europei, 2008 (<span style=\"text-decoration: underline;\">cliccare sulla tabella<\/span> per ingrandirla e leggerla con migliore risoluzione)<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-family: Arial;\"><strong><strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Immagine.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" title=\"Immagine\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Immagine-300x174.jpg\" alt=\"\" width=\"422\" height=\"193\" \/><\/a><\/strong><\/strong><\/span><\/span>\u00a0<\/div>\n<div><strong><span style=\"font-family: Arial;\"><strong><span style=\"font-family: Arial;\">(1) <span style=\"font-family: Arial;\">&#8220;The Global Operations of European Firms. The second Efige Policy Report&#8221;, di Giorgio Barba<\/span><span style=\"font-family: Arial;\">\u00a0<\/span><\/span><\/strong><\/span><\/strong><strong><span style=\"font-family: Arial;\"><strong><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Navaretti, Matteo Bugamelli, Fabiano Schivardi, Carlo Altomonte, Daniel Horgos e Daniela <\/span><span style=\"font-family: Arial;\">Maggioni.<\/span><\/span><\/strong><\/span><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I DATI DI UNA RECENTE INDAGINE SU SETTE PAESI EUROPEI INDICANO CHE LA QUOTA DI IMPRESE A CONTROLLO ESTERO \u00c8 SENSIBILMENTE PI\u00d9 BASSA IN ITALIA RISPETTO A FRANCIA E GERMANIA &#8211;\u00a0IL CAPITALE ESTERO PU\u00d2 RAPPRESENTARE UN&#8217;OPPORTUNIT\u00c0 IMPORTANTE DI CRESCITA, MENTRE NOI, CON LA SCUSA DI DIFENDERE L&#8217;ITALIANIT\u00c0,\u00a0PROTEGGIAMO GLI INTERESSI COSTITUITI DI UNA CLASSE DIRIGENTE AUTOREFERENZIALE [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13],"tags":[],"class_list":["post-13608","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-25-temi-diversi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13608","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13608"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13608\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13608"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13608"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13608"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}