
{"id":13742,"date":"2011-04-01T10:58:30","date_gmt":"2011-04-01T09:58:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13742"},"modified":"2011-04-03T09:30:35","modified_gmt":"2011-04-03T08:30:35","slug":"litalia-nella-stretta-della-stabilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13742","title":{"rendered":"L&#8217;ITALIA NELLA STRETTA EUROPEA DELLA STABILITA&#8217;"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">PER ADEMPIERE L&#8217;OBBLIGO IMPOSTOCI DALL&#8217;UNIONE EUROPEA DI RDURRE IL DEBITO PUBBLICO DOBBIAMO TORNARE A CRESCERE; PER QUESTO DOBBIAMO IMPARARE A SPENDERE MEGLIO IL DENARO PUBBLICO E A GARANTIRE MEGLIO LA SICUREZZA DEI LAVORATORI NEL LORO NECESSARIO SPOSTAMENTO VERSO LE AZIENDE PIU&#8217; PRODUTTIVE<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Tito Boeri <\/strong>su <\/em>la Repubblica, <em>30 marzo 2011<\/em><\/p>\n<p><!--more-->I dettagli, come dicono gli inglesi, sono cruciali, diabolici. E ci sono alcuni dettagli delle conclusioni del vertice europeo di Bruxelles del 24-25 marzo che sembrano essere passati in secondo piano soprattutto da noi, il paese toccato pi\u00f9 da vicino da queste scelte. Il Patto di Stabilit\u00e0 e Crescita \u00e8 stato resuscitato e reso pi\u00f9 stringente e pi\u00f9 forte di prima. Pi\u00f9 stringente perch\u00e9 impone sentieri di rientro del debito e non pi\u00f9 solo di contenimento del disavanzo maturato di anno in anno. Pi\u00f9 forte perch\u00e9 si inverte l\u00b4onere della prova. Sin qui per varare sanzioni contro chi non lo rispettava, la Commissione aveva bisogno dell\u00b4approvazione del Consiglio a maggioranza qualificata. D\u00b4ora in poi dovranno essere i due terzi dei rappresentanti dei governi nazionali ad opporsi ad un\u00b4eventuale sanzione comminata dalla Commissione. E non si tratta di sanzioni modeste: contemplano, fin dall\u00b4apertura delle procedure di infrazione, il congelamento in depositi infruttiferi dello 0,2 per cento del Pil. Particolarmente rilevanti sono per noi le decisioni prese sui tempi con cui verranno messe in atto le nuove regole e sui \u201cfattori rilevanti\u201d, vale a dire le condizioni che potranno essere invocate dai singoli paesi per ottenere un aggiustamento fiscale meno oneroso senza incorrere nelle sanzioni. Sul primo aspetto il documento sottoscritto a Bruxelles non lascia spazio ad ambiguit\u00e0: la prima verifica scatter\u00e0 nel 2015 e dovr\u00e0 prendere in considerazione l\u00b4aggiustamento compiuto nel triennio precedente. Prima del vertice si era parlato di regole in vigore dal 2015 in poi. Non sar\u00e0 cos\u00ec: la prima verifica guarda dal 2015 in prima. Tradotto in obiettivi di bilancio significa che nel triennio 2013-15 dovremo ridurre il rapporto fra debito pubblico e Pil di circa 8 punti percentuali. Quanto ai fattori rilevanti, la clausola secondo cui i paesi con un basso debito privato potranno invocare un\u00b4applicazione meno stringente del Patto, la cosiddetta \u201cclausola Tremonti\u201d dato che il nostro ministro si era molto speso in questa direzione, sembra valere nel testo pi\u00f9 come aggravante che come attenuante. In altre parole, un alto debito privato implica un aggiustamento pi\u00f9 rapido dei conti pubblici, ma non \u00e8 vero il contrario e cio\u00e8 che un basso debito privato permetta di mantenere pi\u00f9 a lungo un alto livello di debito pubblico. \u00c8 giusto che sia cos\u00ec perch\u00e9 il risparmio privato non \u00e8 fungibile dai governi, a meno che questi abbiano in mente di tassare con imposte straordinarie i patrimoni dei loro cittadini, cosa che ci auguriamo vivamente non sia neanche tra i retro-pensieri del nostro ministro dell\u00b4Economia. Inoltre, tra le aggravanti si fa esplicitamente riferimento al debito pensionistico. Questo \u00e8 molto alto in paesi come il nostro dove la previdenza \u00e8 quasi interamente affidata al settore pubblico.<br \/>\nPer raggiungere gli obiettivi che ci vengono richiesti dall\u00b4Europa dobbiamo puntare su di una forte accelerazione della crescita. Continuando a crescere come nel quinquennio precedente alla Grande Recessione e con tassi di interesse che sono nel frattempo tornati a salire, dovremmo ottenere fin dal 2013 un avanzo primario (al netto delle spese per interessi) del 5 per cento per realizzare quanto richiesto dal nuovo Patto di Stabilit\u00e0. \u00c8 il doppio di quanto contemplato dalla Legge di Stabilit\u00e0. Non \u00e8 un obiettivo irraggiungibile (ci siamo gi\u00e0 riusciti nel triennio 1996-8), ma certo \u00e8 difficile, anche perch\u00e9 il rischio di una politica di rientro che punti solo sulla riduzione del disavanzo \u00e8 che abbia a sua volta effetti negativi sulla crescita, rendendo ancora pi\u00f9 oneroso l\u00b4aggiustamento. Con una crescita al 2 per cento, invece, potremmo farcela limitandoci a rispettare gli obiettivi di finanza pubblica gi\u00e0 tracciati.<br \/>\nLe nuove regole del Patto serviranno ad affrontare la crisi del debito pubblico, tutt\u00b4altro che sopita come ci segnalano le ultime aste di titoli pubblici in Portogallo. Sono insufficienti, perch\u00e9 il grosso del lavoro resta da fare nei bilanci delle banche, ma rappresentano pur sempre un primo passo. Possono anche servire a farci uscire dalla palude in cui ci troviamo, mettendo la classe politica di fronte alle sue responsabilit\u00e0. Oggi prevale, tra chi ha in mano le leve della politica economica, l\u00b4illusione che sia possibile risanare i conti pubblici ignorando la crescita della nostra economia. E tra chi \u00e8 all\u00b4opposizione si afferma spesso l\u00b4idea che per tornare a crescere si debbano necessariamente allargare i cordoni della spesa pubblica. Sono entrambe idee sbagliate, che concedono alibi pericolosi alla conservazione. Ci sono molte riforme favorevoli alla crescita che possono essere fatte a costo zero. Altre sono possibili cambiando la composizione della spesa pubblica o del prelievo fiscale, senza gravare sui saldi. Basta comparare il bilancio dello stato in Italia e nel Regno Unito per accorgersene. Spendiamo tre punti di Pil in meno di loro per istruzione e ricerca, sette punti in meno per ammortizzatori sociali che rendano meno costoso lo spostamento di lavoratori verso mansioni, imprese e settori in espansione. Di converso, spendiamo 16 punti di Pil in pi\u00f9 di loro in politiche previdenziali e, quando gli oneri del debito si abbassano perch\u00e9 diminuiscono i tassi di interesse come nel biennio 2007-9, aumentiamo ulteriormente la spesa pensionistica e riduciamo quella per l\u00b4istruzione.<br \/>\nDomenica il nostro ministro dell\u00b4Economia ha passato mezzora in televisione parlando di tutto tranne che delle decisioni prese a Bruxelles. Un\u00b4omissione grave perch\u00e9 bisogna tradurre gli impegni presi a livello europeo in provvedimenti immediati. Certo, un governo che tira solo a campare ha ben poco da dire a riguardo. Una cosa, a dir la verit\u00e0, Tremonti l\u00b4ha detta sull\u00b4Europa: tradurr\u00e0 in italiano le leggi che in Francia restringono l\u00b4accesso agli investitori stranieri. Per velocizzare i tempi, ci abbiamo pensato noi (si veda lavoce.info) e possiamo rassicurarlo: in Francia n\u00e9 l\u00b4energia, n\u00e9 l\u00b4alimentare sono considerati per legge settori strategici da proteggere da investitori stranieri. E il vertice di Bruxelles della scorsa settimana ha rilanciato il progetto del Mercato Unico. Sar\u00e0 bene tenere conto di tutto questo se non vogliamo incorrere in nuove infrazioni e multe a carico del contribuente per aver difeso l\u00b4italianit\u00e0 di Parmalat. Si ricordi anche il ministro che, in quanto a multe sul latte, abbiamo gi\u00e0 dato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PER ADEMPIERE L&#8217;OBBLIGO IMPOSTOCI DALL&#8217;UNIONE EUROPEA DI RDURRE IL DEBITO PUBBLICO DOBBIAMO TORNARE A CRESCERE; PER QUESTO DOBBIAMO IMPARARE A SPENDERE MEGLIO IL DENARO PUBBLICO E A GARANTIRE MEGLIO LA SICUREZZA DEI LAVORATORI NEL LORO NECESSARIO SPOSTAMENTO VERSO LE AZIENDE PIU&#8217; PRODUTTIVE Articolo di Tito Boeri su la Repubblica, 30 marzo 2011<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[],"class_list":["post-13742","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-24-politica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13742","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13742"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13742\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13742"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13742"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13742"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}