
{"id":13765,"date":"2011-04-02T20:37:01","date_gmt":"2011-04-02T19:37:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13765"},"modified":"2011-04-03T21:56:01","modified_gmt":"2011-04-03T20:56:01","slug":"il-metodo-sperimentale-va-applicato-anche-al-welfare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13765","title":{"rendered":"IL METODO SPERIMENTALE VA APPLICATO ANCHE AL WELFARE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">UN APPROCCIO PI\u00d9 PRAGMATICO \u00c8 NECESSARIO NON SOLTANTO NELLA MATERIA DEL DIRITTO DEL LAVORO, MA ANCHE IN QUELLA DELLA PREVIDENZA E DELL\u2019ASSISTENZA \u2013\u00a0LE FONDAZIONI BANCARIE POSSONO ESSERE PROTAGONISTE, SU QUESTO TERRENO, GARANTENDO LA NECESSARIA INDIPENDENZA DEI RICERCATORI CUI LA SPERIMENTAZIONE VERR\u00c0 AFFIDATA<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Giuseppe Guzzetti<\/strong> sul<\/em> Corriere della Sera <em>del 2 aprile 2011 &#8211; In argomento v. anche gli <a title=\"Convegno di Lucca, 25-26.3.11\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13479\" target=\"_blank\">atti del convegno di Lucca del 25-26 marzo 2011<\/a><\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Caro Direttore, lo scorso 25 marzo, con un ottimo articolo su questo giornale (<em><a title=\"Articolo di M. Ferrera sul Corsera 25\/3\/2011\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13661\" target=\"_blank\">Serve un riformismo \u00absperimentale\u00bb<\/a><\/em>), Maurizio Ferrera suggeriva di affrontare i problemi del sistema di <em>welfare<\/em> italiano con pi\u00f9 pragmatismo e meno dogmatismo.<br \/>\nFerrera ricordava infatti che &#8211; in molti Paesi europei (e negli Stati Uniti) &#8211; le riforme economiche e sociali sono sempre pi\u00f9 spesso precedute da studi approfonditi e da esperimenti controllati che &#8211; grazie al crescente utilizzo della metodologia dei <em>random controlled trial <\/em>&#8211; consentono una valutazione accurata degli esiti possibili delle riforme, confrontando i risultati ottenuti da un gruppo sperimentale (cui si applica la riforma) con quelli di un gruppo di controllo (cui invece continuano ad applicarsi le misure vigenti). In tal modo solo le riforme che producono i risultati auspicati possono venire estese all`intera popolazione, evitando sprechi. Come ricordava ancora Ferrera, il nostro Paese \u00e8 invece \u00abtradizionalmente incline al dogmatismo dei principi piuttosto che al pragmatismo basato sui fatti\u00bb.<br \/>\nL`approccio di Ferrera \u00e8 pienamente condivisibile e vi \u00e8 da ritenere che la stia adozione consentirebbe un radicale miglioramento del modo in cui vengono ideate e realizzate le politiche sociali ed economiche in Italia, cos\u00ec come &#8211; molto probabilmente &#8211; anche un radicale risparmio di spesa, grazie alla possibilit\u00e0 di attuare solo riforme che dimostrano di essere efficaci, cos\u00ec come di controllare e correggere gli effetti perversi ed inattesi delle riforme stesse.<br \/>\nE\u2019 dunque utile prendere spunto da questo ragionamento per compiere un ulteriore passo avanti.<br \/>\nInfatti, il nostro sistema di <em>welfare<\/em> &#8211; lungi dal presentarsi come un monolite &#8211; vede ormai la presenza attiva di una pluralit\u00e0 di soggetti &#8211; pubblici e privati &#8211; che operano come finanziatori ed erogatori di servizi. Molti servizi sociali, sanitari ed educativi &#8211; infatti &#8211; non sono pi\u00f9 erogati esclusivamente da soggetti pubblici (Asl, ospedali, case di riposo, scuole e cos\u00ec via governate dalla pubblica amministrazione) ma anche da soggetti non-profit (cooperative sociali, fondazioni, organizzazioni di volontariato e di solidariet\u00e0 sociale), come pure da imprese a scopo di lucro a cui i cittadini possono liberamente rivolgersi. Allo stesso modo, non tutta la spesa di <em>welfare<\/em> \u00e8 finanziata dalla pubblica amministrazione perch\u00e9 molti servizi godono dei sussidi derivanti dai contributi delle fondazioni filantropiche o di quelli derivanti dal lavoro volontario (o pagato meno del mercato) di molti lavoratori del non-profit.<br \/>\nIn questo sistema di \u00ab<em>welfare<\/em> plurale\u00bb \u00e8 dunque lecito interrogarsi su quale debba essere il ruolo che &#8211; pi\u00f9 opportunamente &#8211; i diversi soggetti debbono giocare, cos\u00ec da consentire ad ognuno di loro d\u00ec esercitare solo i compiti che pu\u00f2 portare a termine meglio. Per quello che riguarda le fondazioni di origine bancaria &#8211; e la Fondazione Cariplo in particolare &#8211; da tempo affermiamo che il nostro ruolo non possa essere quello di finanziare a pi\u00e8 di lista i servizi che il settore pubblico non riesce pi\u00f9 a coprire. Infatti un ruolo sostitutivo delle amministrazioni pubbliche come finanziatore dei servizi non sarebbe sostenibile, prima di tutto dal pinto di vista quantitativo: se anche le fondazioni decidessero di dedicare integralmente le proprie risorse al finanziamento della spesa sanitaria nazionale, i denari sarebbero esauriti gi\u00e0 dal 6 gennaio.<br \/>\nSe le fondazioni non sono il soggetto adatto a \u00abfinanziare la risoluzione dei problemi dei cittadini\u00bb in maniera universale (ruolo che spetta alla amministrazione pubblica, al mercato e al settore non-profit), esse si trovano invece nella peculiare condizione di potere giocare meglio di altri il ruolo dello sperimentatore pragmatico di possibili innovazioni nelle politiche sociali ed economiche, proprio la funzione che Ferrera invoca per il nostro Paese. La loro natura privata e non-profit (che consente loro di prendere rischi senza scontentare elettori e azionisti e di guardare al lungo periodo e ai \u201crendimenti sociali differiti\u201d) mette le Fondazioni di origine bancaria nella condizione ideale per progettare, sperimentare e valutare modi nuovi per affrontare i problemi del nostro welfare, cio\u00e8 per sottoporre a test interventi di riforma del nostro sistema: un ruolo che possono svolgere pi\u00f9 facilmente e con minori criticit\u00e0 rispetto all\u2019amministrazione pubblica (poco attrezzata per affrontare eventuali fallimenti) e al settore non-profit (che spesso non dispone di risorse per sperimentazioni su larga scala).<br \/>\nSe le fondazioni si eserciteranno sempre pi\u00f9 in questo ruolo &#8211; e se a questo le solleciteranno le amministrazioni pubbliche ed il terzo settore, anzich\u00e9 limitarsi a chiedere loro di tappare qualche falla nel sistema dei finanziamenti &#8211; il sistema di welfare italiano potr\u00e0 agevolmente aumentare il proprio tasso di pragmatismo e &#8211; di conseguenza &#8211; di efficacia.<br \/>\nLa Fondazione Cariplo si \u00e8 gi\u00e0 indirizzata in questa direzione avviando, due anni orsono, una della prime sperimentazioni controllate in campo sociale svolte in Italia; si tratta del progetto <em>Lavoro &amp; Psiche <\/em>che sta testando &#8211; attraverso un <em>random controlled trial <\/em>&#8211; una nuova metodologia per facilitare l`inserimento lavorativo di disabili psichici in Lombardia, in collaborazione con la Regione e con molte organizzazioni del settore. Con la stessa metodologia della sperimentazione controllata sono in fase di avvio anche interventi nel campo delle politiche dell`istruzione (con l`obiettivo di aumentare la percentuale di alunni di origine straniera che frequenta percorsi di istruzione superiore) e nel campo delle politiche sociali (per affrontare il tema dei senza fissa dimora).<br \/>\n\u00c8 un approccio poco ideologico che mira ad offrire, alla amministrazione pubblica e all`intero Paese, ci\u00f2 che le fondazioni possono sviluppare meglio: conoscenza &#8211; pubblicamente disponibile e scientificamente testata &#8211; su ci\u00f2 che funziona e ci\u00f2 che non funziona nel campo delle politiche di <em>welfare<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UN APPROCCIO PI\u00d9 PRAGMATICO \u00c8 NECESSARIO NON SOLTANTO NELLA MATERIA DEL DIRITTO DEL LAVORO, MA ANCHE IN QUELLA DELLA PREVIDENZA E DELL\u2019ASSISTENZA \u2013\u00a0LE FONDAZIONI BANCARIE POSSONO ESSERE PROTAGONISTE, SU QUESTO TERRENO, GARANTENDO LA NECESSARIA INDIPENDENZA DEI RICERCATORI CUI LA SPERIMENTAZIONE VERR\u00c0 AFFIDATA Articolo di Giuseppe Guzzetti sul Corriere della Sera del 2 aprile 2011 &#8211; [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12,31],"tags":[],"class_list":["post-13765","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-24-politica","category-welfare"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13765","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13765"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13765\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13765"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13765"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13765"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}