
{"id":13992,"date":"2011-04-11T13:17:04","date_gmt":"2011-04-11T12:17:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13992"},"modified":"2011-05-04T10:25:31","modified_gmt":"2011-05-04T09:25:31","slug":"giovani-precari-il-pd-prepara-la-controffensiva-culturale-e-politica-basta-con-i-paradigmi-ideologici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13992","title":{"rendered":"&#8220;ICHINO ROSSI E MONTEZEMOLO PROPONGONO AI GIOVANI FATUE ILLUSIONI&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IL RESPONSABILE PER L&#8217;ECONOMIA DEL PD RIBADISCE CON DUREZZA LA LINEA OGGI MAGGIORITARIA NEL PARTITO, NEGANDO IN RADICE CHE IL FENOMENO DEL PRECARIATO SIA L&#8217;ALTRA FACCIA DELL&#8217;IPER-PROTEZIONE DEL LAVORO REGOLARE &#8211; GLI RISPONDO PUNTO PER PUNTO<\/span><\/p>\n<p><em>Intervento <strong>di Stefano Fassina<\/strong> diffuso in rete il giorno stesso della pubblicazione dell&#8217;<a title=\"Corriere della Sera\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13893\" target=\"_blank\"><em>articolo di\u00a0<\/em> Pietro Ichino, Nicola Rossi e Luca Montezemolo<\/a>\u00a0sul <\/em>Corriere della Sera<em>, 8 aprile 2011 &#8211; <strong>Segue la mia replica<\/strong><\/em><!--more--><\/p>\n<p>Ancora una volta, oggi su <a title=\"Corriere della Sera\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13893\" target=\"_blank\"><em>Il Corriere della Sera<\/em>, Pietro Ichino, Nicola Rossi e il presidente Montezemolo<\/a> propongono fatue illusioni ai giovani impigliati nella precariet\u00e0, decine di migliaia dei quali impegnati domani in una grande mobilitazione in tante citt\u00e0 italiane. Ancora una volta, ritornano sul paradigma culturale sbagliato e subalterno, di moda fino a qualche tempo fa, del \u201cmeno ai padri, pi\u00f9 ai figli\u201d. Un paradigma ideologico e fasullo, ma efficace ad allontanare dal centro-sinistra i padri, senza riuscire, proprio perch\u00e9 fasullo, ad avvicinare i figli. Ancora una volta, contrappongono la \u201cgenerazione 1000 euro\u201d dei figli, a quella 1200 euro dei padri, senza notare che il conflitto reale, nonostante le favole neo-liberiste, \u00e8 ancora nella dimensione sociale. Per verificarlo, sarebbe sufficiente leggere i dati della Banca d\u2019Italia sull\u2019impoverimento relativo dei lavoratori dipendenti, operai ed impiegati, rispetto ad altre classi sociali. Ma, non se ne parla. I nostri amici preferiscono, ancora una volta, puntare il dito contro i cosiddetti \u201cgarantiti\u201d, specie oramai in via di estinzione nell\u2019universo del lavoro privato, dominato anche per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato di grandi imprese da precariet\u00e0 e insicurezza, cassa integrazione, mobilit\u00e0, licenziamenti in massa, miseri salari. Per verificarlo, si potrebbe prendere l\u2019elenco dei circa 200 tavoli di crisi aperti al Ministero dello Sviluppo Economico. Ma, anche qui, non si vuole vedere la realt\u00e0. Insomma, l\u2019<em>apartheid<\/em> denunciato da nostri amici giovanilisti riguarda tutto il lavoro dipendente esplicito o assimilato ed i settori deboli del lavoro autonomo e professionale.<br \/>\nNonostante i dati di realt\u00e0, si continuano ad illudere i figli che, eliminando l\u2019art. 18 dello Statuto dei Lavoratori applicato ad una parte dei padri, magicamente finisce la precariet\u00e0. Non \u00e8 cos\u00ec. Come abbiamo evidenziato con i numeri, la precariet\u00e0 con l\u2019art 18 ha ben poco a che vedere. Tant\u2019\u00e8 che i contratti precari sono enormemente concentrati nelle micro-imprese e, in generale, nelle imprese con meno di 15 dipendenti, ossia le unit\u00e0 produttive fuori dallo Statuto dei Lavoratori. \u00c8 un dato, ma l\u2019ideologia, come noto resiste ai dati.<br \/>\nPer sconfiggere la precariet\u00e0 \u00e8 necessaria la crescita. \u00c8 necessario aprire una stagione di riforme contro le rendite vere. \u00c8 necessario una politica macro-economica espansiva a livello europeo. \u00c8 necessaria la politica industriale e la redistribuzione del reddito e della ricchezza. Continuare ad applicare le politiche <em>supply side<\/em> ai poveri cristi nel mercato del lavoro peggiora la situazione per tutti, padri e figli.<br \/>\nInoltre, per contrastare la precariet\u00e0 \u00e8 necessario eliminare i vantaggi di costo di cui oggi godono i contratti precari rispetto a quelli a tempo indeterminato. Noi abbiamo proposto di allineare gli oneri sociali sul lavoro ad un livello intermedio tra quanto oggi previsto per i contratti \u201c<em>standard<\/em>\u201d e per i contratti \u201c<em>low cost<\/em>\u201d. Tale soluzione porta ad una riduzione di costo del lavoro per le imprese, da finanziare attraverso l\u2019innalzamento delle imposte sulle rendite e sui redditi da capitale.<br \/>\n\u00c8 una soluzione semplice e possibile. Ha, per\u00f2, lo svantaggio di non corrispondere all\u2019ideologia neo-liberista, colpita dalla crisi, ma ancora potente nei media, nella politica, nell\u2019accademia. Tuttavia, siamo fiduciosi e insistiamo nella nostra controffensiva culturale e politica. La piattaforma delle mobilitazioni di domani dimostra che tanti figli sono pi\u00f9 saggi e culturalmente autonomi di qualche padre con la testa rivolta all\u2019indietro.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #993300;\">LA MIA REPLICA A STEFANO FASSINA<\/span><\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <strong>1.\u00a0 &#8220;Subalterno&#8221; a che cosa? &#8211; <\/strong>Una prima osservazione sul linguaggio di questo intervento. L&#8217;espressione &#8220;paradigma culturale subalterno&#8221; richiama alla mente\u00a0un\u00a0lessico che il Partito Democratico ha inteso lasciarsi alle spalle. Se, <\/em><em>comunque,\u00a0Stefano Fassina intende dire che il mio progetto \u00e8 &#8220;subalterno agli interessi degli imprenditori&#8221;, gli rispondo che: <\/em>a) <em>il PD \u00e8 nato anche per difendere gli interessi degli imprenditori onesti, che in larga parte coincidono con quelli dei loro dipendenti; <\/em>b) <em>a molti imprenditori italiani\u00a0un po&#8217; meno attenti alla cultura delle regole,\u00a0il\u00a0dualismo attuale del nostro mercato del lavoro sembra stare molto bene, dal momento che esso consente di scaricare tutta la flessibilit\u00e0 di cui le aziende hanno bisogno sulla met\u00e0 sfortunata dei lavoratori dipendenti (su quelli, per intendersi, che quando occorre possono essere lasciati a casa senza una lira di indennizzo e senza un giorno di preavviso).<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Se invece Fassina\u00a0intende dire che il mio progetto \u00e8 &#8220;subalterno&#8221; ai programmi del centrodestra, gli ricordo che il regime attuale del nostro mercato del lavoro trova proprio nel centrodestra i suoi difensori pi\u00f9 convinti, a cominciare dal ministro del Lavoro e dai suoi consulenti (v. l&#8217;<a title=\"Michele Tiraboschi\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=14015\" target=\"_blank\">ultimo articolo di Michele Tiraboschi<\/a>). E che in questo immobilismo il centrodestra \u00e8, semmai, oggettivamente aiutato dai tab\u00f9 dai quali troppo a lungo si \u00e8 lasciata paralizzare l&#8217;opposizione di centrosinistra.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Quanto al &#8220;<\/em>paradigma ideologico e fasullo, ma efficace ad allontanare dal centro-sinistra i padri, senza riuscire, proprio perch\u00e9 fasullo, ad avvicinare i figli&#8221;<em>, forse \u00e8 il caso che Stefano Fassina rifletta sul fatto che da molto tempo, ormai, il 60 per cento degli operai dell&#8217;Italia centro-settentrionale votano a destra: i padri, dunque, si sono gi\u00e0 allontanati da tempo. Quanto ai figli,\u00a0essi sono interessati &#8211; eccome! &#8211; <strong>all&#8217;eliminazione dell&#8217;attuale regime di <\/strong><\/em><strong>apartheid<em>, alla\u00a0<\/em><\/strong><em><strong><em>\u00a0<\/em>garanzia dei diritti fondamentali che oggi vengono loro negati,\u00a0a una prospettiva previdenziale decente<\/strong>. E di queste tre\u00a0esigenze la proposta di Fassina soddisfa soltanto (e solo in parte) la terza, lasciando le prime due senza risposta o con una risposta negativa (v. \u00a7 3).<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <strong>2. La contrapposizione <\/strong><\/em><strong>insiders\/outsiders &#8211;\u00a0<\/strong><em>Stefano Fassina nega alla radice questa contrapposizione;\u00a0a me sembra invece che da almeno un quarto di secolo essa caratterizzi sempre pi\u00f9 largamente il tessuto produttivo italiano, sia nel settore privato, sia &#8211; ancor pi\u00f9 &#8211; nel pubblico.\u00a0<\/em><em>Il nostro diritto del lavoro oggi \u00e8 uno dei pi\u00f9 rigidamente protettivi, nel panorama dei Paesi occidentali; ma, proprio per questo, di fatto oggi in Italia noi consentiamo a qualsiasi imprenditore di decidere se applicarlo\u00a0ai nuovi assunti, oppure no. Il risultato \u00e8\u00a0questo: oggi pi\u00f9 di tre quarti dei\u00a0contratti che vengono\u00a0stipulati nel nostro Paese per un lavoro sostanzialmente dipendente sono contratti diversi da quello di lavoro regolare a tempo indeterminato; e chi viene assunto in questo modo ha una probabilit\u00e0 molto alta di rimanere in quella posizione per periodi molto lunghi, o addirittura per tutta la vita lavorativa.<br \/>\n<\/em><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il mio progetto indica <strong>un modo efficace per impedire questa elusione, al tempo stesso riscrivendo il diritto del lavoro in modo da renderlo davvero suscettibile di applicarsi a tutti i lavoratori sostanzialmente dipendenti che\u00a0verranno assunti da qui in avanti<\/strong>\u00a0e da rendere immediatamente possibile <strong>imporne l&#8217;applicazione, senza bisogno di inviare gli ispettori e\/o di costringere i lavoratori interessati ad agire in giudizio<\/strong> contro i propri datori di lavoro o committenti. Il meccanismo che propongo consente di individuare gli elementi essenziali della &#8220;dipendenza economica&#8221; &#8211; continuit\u00e0 della prestazione, monocommittenza e limite di reddito &#8211; direttamente sui tabulati dell&#8217;Inps o dell&#8217;Agenzia delle entrate.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La riforma che propongo si propone dunque di garantire d&#8217;ora in poi a tutti i lavoratori\u00a0dipendenti, oltre alle protezioni essenziali (in particolare: tutela antidiscriminatoria, antinfortunistica, contro le malattie),\u00a0anche la continuit\u00e0 del reddito e della copertura previdenziale in caso di\u00a0licenziamento per motivi economici od organizzativi. Garanzia, questa, persino migliore, a mio avviso, di quella offerta oggi dall&#8217;articolo 18.\u00a0Cesare Damiano\u00a0nei giorni scorsi ha sostenuto che senza articolo 18 un rapporto di lavoro non potrebbe considerarsi &#8220;a tempo\u00a0indeterminato&#8221;; se questo fosse\u00a0vero, ne dovremmo dedurre che\u00a0in Europa (tolta l&#8217;Italia) non esistono rapporti di lavoro a tempo\u00a0indeterminato; quindi la direttiva europea n.\u00a070\/1999 sarebbe priva di ogni significato. Ovviamente non \u00e8 cos\u00ec:\u00a0rapporto a tempo indeterminato non significa affatto inamovibilit\u00e0; e &#8211; come molte esperienze straniere dimostrano &#8211; <strong>l&#8217;articolo 18 non \u00e8 affatto l&#8217;unico modo, n\u00e9 il migliore, in cui si pu\u00f2 garantire sicurezza professionale e di reddito ai lavoratori<\/strong>.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 E&#8217; comunque evidente, a questo punto, che il progetto in questione offre una soluzione &#8211; graduale, ma di un gradualismo non troppo lento &#8211; della contrapposizione <\/em>insiders\/outsiders <em>senza cambiare una virgola del diritto del lavoro oggi applicabile ai primi, offrendo per\u00f2 ai secondi una prospettiva incomparabilmente migliore rispetto a quella che si offre loro oggi nel mercato del lavoro italiano.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <strong>3. La soluzione\u00a0elaborata da Fassina &#8211;\u00a0\u00a0<\/strong>Questa soluzione, che oggi \u00e8 fatta propria dalla maggioranza del Pd, si limita invece a parificare il costo della contribuzione previdenziale per i rapporti di &#8220;lavoro a progetto&#8221; o &#8220;a partita iva&#8221; con i rapporti di lavoro subordinato regolare; ma <\/em><em>non modifica per nulla la possibilit\u00e0 effettiva attuale, per l&#8217;impresa,\u00a0di ingaggiare il lavoratore sostanzialmente dipendente con un contratto di lavoro a progetto o simulando un rapporto &#8220;con partita iva&#8221;.\u00a0 E&#8217; ben vero che questa simulazione sarebbe in teoria vietata; ma <strong>l&#8217;esperienza insegna che i duemila ispettori del lavoro non sono in grado di incidere neppure marginalmente sui milioni di casi di simulazione<\/strong> che pullulano nel nostro tessuto produttivo; insegna altres\u00ec che soltanto in un caso su diecimila i lavoratori interessati denunciano la simulazione di cui sono vittime. Dunque, limitarsi a ad auspicare una rigorosa applicazione del diritto (teoricamente) vigente equivale a lasciare le cose come stanno.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Stefano Fassina obietta che, una volta parificato il costo previdenziale del rapporto, l&#8217;impresa non avrebbe pi\u00f9 alcun interesse a simulare la collaborazione autonoma. Qui sta quello che mi sembra il suo errore pi\u00f9 grave e dunque anche il difetto pi\u00f9 grave della linea oggi fatta propria dalla maggioranza del\u00a0Pd. Perch\u00e9 <strong>anche dopo la parificazione del costo previdenziale rimangono alcune rilevantissime differenze<\/strong>, che possono rendere il contratto di collaborazione autonoma immediatamente molto vantaggioso per l&#8217;impresa rispetto al contratto di lavoro regolare:<br \/>\n\u00a0\u00a0 &#8211; innanzitutto l&#8217;assenza di\u00a0tutele per il caso di malattia del lavoratore, di permessi retribuiti, di limiti di orario e altre protezioni che caratterizzano il lavoro subordinato;<br \/>\n\u00a0\u00a0 &#8211; inoltre, e soprattutto, l&#8217;assenza di qualsiasi limitazione della facolt\u00e0 di recesso del datore di lavoro o committente, che consente di interrompere il rapporto non appena l&#8217;impresa vi abbia anche il minimo interesse: quest&#8217;ultima protezione, secondo diversi studi (di cui uno anche della Banca d&#8217;Italia), nella forma in cui essa \u00e8 disposta dall&#8217;articolo 18 St. lav., vale da sola almeno il 25 per cento del costo complessivo del lavoro, per il ritardo che comporta nell&#8217;aggiustamento quantitativo e qualitativo degli organici aziendali; e probabilmente incide molto di pi\u00f9, se si considerano anche gli effetti di questa protezione (misurati con precisione da diversi studi) sui tassi di assenza per malattia e sull&#8217;impegno nel lavoro dei c.d. <\/em>conditional workers<em>.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Stefano Fassina nega quest&#8217;ultimo punto, adducendo che\u00a0&#8220;<\/em>i contratti precari sono concentrati nelle micro-imprese e, in generale, nelle imprese con meno di 15 dipendenti&#8221;<em>. Ma questo dato non dimostra la sua tesi perch\u00e9:<br \/>\n\u00a0\u00a0 &#8211; \u00a0a quanto mi risulta, esso non riguarda le false partite iva, ma soltanto il &#8220;lavoro a progetto&#8221;, che\u00a0dopo la legge Biagi copre ormai soltanto una piccola frazione dell&#8217;area dell&#8217;elusione ed evasione del diritto del lavoro;<br \/>\n\u00a0\u00a0 &#8211; anche l&#8217;impresa di piccole dimensioni ha interesse a eludere le protezioni differenziali del lavoro subordinato regolare, ivi comprese quelle &#8211; pur ridotte\u00a0&#8211; disposte dalla legge n. 108\/1990 in materia di licenziamento;<br \/>\n\u00a0\u00a0 &#8211; d&#8217;altra parte, l&#8217;impresa di piccole dimensioni \u00e8 quella dove l&#8217;elusione e l&#8217;evasione \u00e8 pi\u00f9 agevole e dove i lavoratori sono pi\u00f9 esposti agli abusi, perch\u00e9 essa sfugge pi\u00f9 facilmente ai controlli sindacali e amministrativi.<br \/>\n<\/em><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Stefano Fassina deve prendere posizione con chiarezza su di una\u00a0questione cruciale: davvero egli \u00e8 convinto che il diritto del lavoro attuale, nella sua interezza (articolo 18 compreso),\u00a0sia suscettibile di applicarsi a tutti (18 milioni e mezzo) i lavoratori in posizione di sostanziale dipendenza dall&#8217;impresa, e non soltanto a 9 milioni e mezzo come accade oggi? Se s\u00ec, allora abbia il coraggio di adottare il criterio di individuazione della &#8220;dipendenza economica&#8221; indicato nel mio progetto e nei progetti Nerozzi e Madia, o un altro criterio pi\u00f9 convincente,\u00a0e di proporre che quello e solo quello sia il criterio per l&#8217;applicazione dell&#8217;intero vecchio diritto del lavoro. <strong>Rifiutare questa scelta significa di fatto optare per il mantenimento del regime attuale di <\/strong><\/em><strong>apartheid<\/strong><em>, sia pure attenuato dalla parificazione del costo contributivo per tutti i rapporti di lavoro.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Quanto a me, invece, sono convinto che il\u00a0regime di rigida stabilit\u00e0 del posto di lavoro fondato sull&#8217;articolo 18, oggi applicato soltanto a 9 milioni e\u00a0mezzo di rapporti,\u00a0non sia ragionevolmente suscettibile di essere esteso a tutti i 18 milioni di lavoratori\u00a0dipendenti, n\u00e9 tanto meno agli altri 5 milioni\u00a0di lavoratori che si aggiungerebbero agli attuali, se il nostro tasso di occupazione complessivo\u00a0fosse\u00a0portato ai livelli che l&#8217;UE ci indica come <\/em>benchmark<em>.\u00a0Sono convinto, al contrario, che il fenomeno attuale del precariato costituisca\u00a0in larga parte proprio una conseguenza del regime attuale. Per questo motivo propongo di riscrivere il diritto del lavoro, per renderlo davvero applicabile a tutti i nuovi rapporti di lavoro in posizione di sostanziale dipendenza.\u00a0Convinto che questo\u00a0corrisponda non soltanto a un&#8217;esigenza di efficienza del sistema produttivo, ma anche e in primo luogo a un&#8217;esigenza di equit\u00e0.\u00a0\u00a0\u00a0 (p.i.)<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL RESPONSABILE PER L&#8217;ECONOMIA DEL PD RIBADISCE CON DUREZZA LA LINEA OGGI MAGGIORITARIA NEL PARTITO, NEGANDO IN RADICE CHE IL FENOMENO DEL PRECARIATO SIA L&#8217;ALTRA FACCIA DELL&#8217;IPER-PROTEZIONE DEL LAVORO REGOLARE &#8211; GLI RISPONDO PUNTO PER PUNTO Intervento di Stefano Fassina diffuso in rete il giorno stesso della pubblicazione dell&#8217;articolo di\u00a0 Pietro Ichino, Nicola Rossi e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-13992","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13992","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13992"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13992\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13992"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13992"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13992"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}