
{"id":1408,"date":"2009-01-26T14:40:17","date_gmt":"2009-01-26T13:40:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1408"},"modified":"2009-06-11T17:09:30","modified_gmt":"2009-06-11T16:09:30","slug":"laccordo-interconfederale-senza-la-cgil-domande-e-risposte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1408","title":{"rendered":"L&#8217;ACCORDO INTERCONFEDERALE SENZA LA CGIL: DOMANDE E RISPOSTE"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"color: #993300;\">E\u2019 STATA DAVVERO UNA TRAPPOLA AI DANNI DELLA CONFEDERAZIONE DI EPIFANI?\u00a0 QUALI EFFETTI PRODURRA\u2019 SUI LIVELLI RETRIBUTIVI? QUALE CAM BIAMENTO PORTERA\u2019 NELLA STRUTTURA DELLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA?<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">26 gennaio 2009<\/p>\n<div class=\"mceTemp\">\n<dt><\/dt>\n<dt class=\"wp-caption-dt\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/accordo-quadro-22-i-2009.pdf\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-44\" title=\"icona-dwl\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/icona-dwl.png\" alt=\"&lt;\/p&gt;\" width=\"53\" height=\"53\" \/><\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/accordo-quadro-22-i-2009.pdf\" target=\"_blank\">Scarica l&#8217;accordo quadro<\/a><\/dt>\n<\/div>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><!--more-->\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sulla Repubblica di domenica Eugenio Scalfari sostiene che nell\u2019incontro tra Governo e parti sociali del 22 gennaio Epifani \u00e8 stato colto di sorpresa: gli si \u00e8 chiesto, senza preavviso, un \u201cs\u00ec\u201d o un \u201cno\u201d sull\u2019accordo interconfederale al termine di una riunione dedicata ad altro. Era dunque inevitabile che il leader della Cgil facesse quel che ha fatto: abbandonare il tavolo. \u00c8 andata veramente cos\u00ec?<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Non esattamente: tutti gli addetti ai lavori &#8211; compresi noi parlamentari &#8211; sapevano da almeno due settimane che il 22 gennaio si sarebbe svolta la seduta finale del negoziato sulla riforma della struttura della contrattazione collettiva; e si sapeva pure che la Confindustria aveva ormai deciso di arrivare alla firma almeno con Cisl, Uil e Ugl, anche se la Cgil avesse insistito nel rifiuto. E\u2019 vero che quel giorno \u00e8 stato proposto un testo contenente alcune novit\u00e0 rispetto al penultimo testo di cui si era discusso prima di Natale, tra le quali le pi\u00f9 rilevanti sono l\u2019estensione del nuovo assetto al settore pubblico e la nuova formulazione della clausola sulla derogabilit\u00e0 del contratto collettivo nazionale da parte del contratto aziendale; ma \u00e8 vero anche che questo ultimo testo era molto diverso dal brutto testo proposto dalla Confindustria nella primavera scorsa. Il punto \u00e8\u00a0che la Cgil aveva gi\u00e0 deciso comunque di non firmare, anche senza queste aggiunte: non mi sembra corretto, dunque, dire che la causa dello \u201cstrappo\u201d sia questa scorrettezza procedurale, se di scorrettezza si \u00e8 trattato.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il motivo principale per cui la Cgil ha rifiutato l\u2019accordo \u00e8 la prospettiva che nei futuri rinnovi nazionali esso produca una riduzione degli adeguamenti retributivi rispetto all\u2019inflazione. La Confindustria e gli altri sindacati firmatari negano questa prospettiva. Come stanno realmente le cose?<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Occorre considerare, innanzitutto, che il nuovo accordo prevede esplicitamente che sia negoziato in ogni impresa un premio di produzione: sindacato e lavoratori avranno dunque un vero e proprio diritto all\u2019apertura della trattativa per l\u2019istituzione del premio di produzione in ciascuna azienda in cui il nuovo sistema si applicher\u00e0. Questo deve portare a un mutamento di grande rilievo, sia dal punto di vista dell\u2019estensione della contrattazione aziendale, sia nella struttura delle retribuzioni. I sindacati che sapranno riformare se stessi e mettersi in grado di svolgere incisivamente questa funzione attiveranno un modello di relazioni industriali significativamente diverso da quello attuale. Ed \u00e8 subito evidente che, se non si tiene conto di questo dato, tutti i confronti fra vecchio e nuovo sistema sono inattendibili.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per quel che riguarda la parte della retribuzione negoziata al livello nazionale, l\u2019accordo istituisce un meccanismo di adeguamento dei minimi tabellari secondo un indice previsionale costruito sulla base dell\u2019IPCA (indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo) che non \u00e8 di per s\u00e9 meno protettivo rispetto al meccanismo precedente, fondato sul riferimento all\u2019\u201cinflazione programmata\u201d: esso, semmai, \u00e8 destinato a portare un adeguamento pi\u00f9 vicino all\u2019inflazione reale, rispetto a quanto accaduto nel quindicennio passato.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nel nuovo sistema il sindacato rinuncia a negoziare al livello nazionale aumenti retributivi collegati agli aumenti di produttivit\u00e0 (come avveniva nel vecchio sistema), al fine di lasciare pi\u00f9 spazio allo sviluppo della contrattazione al livello aziendale su questa materia. L\u2019accordo, per\u00f2, prevede pure che i contratti nazionali di settore istituiscano un \u201celemento retributivo di garanzia\u201d (ERG), destinato a scattare nelle imprese dove la contrattazione di secondo livello di fatto non si attivi. \u00c8 sostanzialmente una generalizzazione del meccanismo gi\u00e0 da tempo previsto dal contratto collettivo dei metalmeccanici (dove \u00e8 chiamato \u201cassegno perequativo\u201d). Anche se si considera soltanto la parte di retribuzione negoziata al livello centrale, non si pu\u00f2 ragionevolmente affermare che il risultato di queste nuove norme-quadro sar\u00e0 una sua riduzione prima di conoscere l\u2019entit\u00e0 dell\u2019ERG che verr\u00e0 stabilita da ciascun contratto nazionale.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La Cgil esprime a questo proposito il timore che, nei settori in cui il sindacato \u00e8 pi\u00f9 debole, l\u2019ERG di fatto non venga contrattato, o venga determinato in misura troppo bassa.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ma dove il sindacato \u00e8 pi\u00f9 debole era pi\u00f9 difficile anche il \u201crecupero di produttivit\u00e0\u201d che veniva negoziato al livello nazionale nel vecchio sistema.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Qualcun altro osserva che l\u2019ERG dovr\u00e0 necessariamente essere di entit\u00e0 molto ridotta, se non si vuole che ne derivi, al livello nazionale, una \u201cretribuzione-base di fatto\u201d troppo alta per le aziende con andamento meno positivo.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 I primi visitatori di questo sito ricorderanno che nel maggio scorso avevo proposto\u00a0<a title=\"Come configurare l'ERG in forma di premio di produttivit\u00e0 &quot;di default&quot;\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=359\" target=\"_blank\">una formulazione della clausola relativa all&#8217;ERG suscettibile di offrire una &#8220;garanzia&#8221; assai efficace<\/a>, pur mantenendo uno stretto collegamento di questa voce retributiva con l\u2018andamento aziendale (si trattava di un\u2019idea originariamente proposta da Tito Boeri e Pietro Garibaldi: un premio di produttivit\u00e0 \u201cdi default\u201d collegato al margine operativo lordo di ciascuna azienda). Ho ragione di ritenere che, se la Cgil, nella trattativa svoltasi nel corso del 2008, avesse sostenuto un meccanismo di questo genere, la Confindustria non avrebbe opposto un rifiuto pregiudiziale. E&#8217; vero che questo meccanismo non avrebbe prodotto aumenti retributivi nelle aziende che pi\u00f9 soffrono l&#8217;attuale fase di crisi; ma questo non\u00a0\u00e8 affatto un male: la flessibilit\u00e0 della retribuzione in relazione all&#8217;andamento aziendale favorisce la continuit\u00e0 dell&#8217;occupazione, evita le sospensioni del lavoro e\u00a0i licenziamenti.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">Come funzioner\u00e0 il nuovo sistema nel settore pubblico?<br \/>\nQuesto \u00e8 un problema di non piccolo conto. Fino a che non sar\u00e0 stato attivato il <a title=\"Portale della trasparenza e della valutazione nelle p.a.\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1111\" target=\"_blank\">sistema di valutazione indipendente e trasparente delle performances degli uffuci pubblici<\/a>\u00a0non vedo proprio come la contrattazione decentrata possa svolgere bene, in questo settore, la funzione di collegamento delle retribuzioni all\u2019andamento gestionale.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">Quali sono le altre innovazioni pi\u00f9 rilevanti portate dall\u2019accordo?<br \/>\nInnanzitutto, la previsione di un accordo ulteriore, da stipularsi entro tre mesi, per la definizione dei criteri di misurazione della rappresentativit\u00e0 dei sindacati, al livello nazionale e a quello aziendale.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">Come pu\u00f2 funzionare un sistema di regole sulla rappresentanza se non lo firma anche la confederazione sindacale maggiore?<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">Mi sembra difficile che la Cgil possa sottrarsi alla negoziazione e stipulazione di questo secondo accordo, essendo stata sempre la stessa Cgil a chiederlo ed essendoci gi\u00e0, fin dal maggio scorso, un accordo abbastanza ben definito fra le tre confederazioni maggiori sulle regole da istituire.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">Questo secondo accordo sulla rappresentanza non potrebbe, allora, essere l\u2019occasione per ricucire lo \u201cstrappo\u201d tra le confederazioni?<br \/>\nS\u00ec. E a quel punto, anche la riforma della struttura della contrattazione collettiva potrebbe decollare: una volta stabilito il criterio di misurazione della rappresentativit\u00e0, settore per settore sar\u00e0 la coalizione sindacale maggioritaria a decidere se applicare o no le nuove regole. Cos\u00ec avremo, per esempio, a seconda della maggioranza sindacale operante in ciascun settore, quello tessile e quello chimico che applicheranno le nuove regole, il settore metalmeccanico e quello del commercio che non le applicheranno; e ci sar\u00e0 la possibilit\u00e0 di misurare e verificare\u00a0gli effetti dell\u2019uno e dell\u2019altro assetto della contrattazione collettiva. A ben vedere, un <a title=\"Ha ancora senso puntare sull'unit\u00e0 sindacale?\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=397\" target=\"_blank\">vero pluralismo sindacale<\/a> significa proprio questo: possibilit\u00e0 di modelli diversi di relazioni industriali di confrontarsi e competere tra di loro, in modo che i lavoratori possano compiere la loro scelta a ragion veduta, in modo pragmatico e non soltanto sulla base di opzioni ideologiche. Apprezzo molto, poi, che nell&#8217;accordo sia stata inserita una disposizione che applica il principio di democrazia sindacale anche per la proclamazione degli scioperi nei servizi pubblici: disposizione che ricalca perfettamente lo schema proposto nel mio <a title=\"Ddl sullo sciopero nei trasporti pubblici\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=758\" target=\"_blank\">disegno di legge sullo sciopero nei trasporti pubblici<\/a>.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">Le altre novit\u00e0 rilevanti contenute nell\u2018accordo?<br \/>\nUna importantissima \u00e8 costituita dalla previsione della possibilit\u00e0 che il contratto aziendale \u2013 se stipulato dalla coalizione sindacale maggioritaria \u2013 deroghi al contratto nazionale, sia in materia retributiva, sia in materia \u201cnormativa\u201d; e questo sia in situazioni di difficolt\u00e0 economica, dove sia necessaria una riduzione dello standard retributivo, sia, al contrario, nelle situazioni in cui la deroga \u00e8 necessaria per introdurre una innovazione nell\u2019organizzazione del lavoro non compatibile con il modello fissato dal contratto nazionale. Su questo punto\u00a0\u00e8 profondamente cambiata la filosofia stessa dell&#8217;accordo, rispetto al\u00a0testo che era stato proposto dalla Confindustria nella primavera scorsa.\u00a0Chi ha letto quanto ho scritto su questo punto (in particolare, il libro <a title=\"A che cosa serve il sindacato?\" href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/libri\/view.asp?IDArticle=330\" target=\"_blank\">A che cosa serve il sindacato<\/a> e il saggio <a title=\"Che cosa impedisce ai lavoratori di scegliersi l'imprenditore\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=28\" target=\"_blank\">Che cosa impedisce ai lavoratori di scegliersi l\u2019imprenditore<\/a>), oppure anche solo le <a title=\"Proposte programmatiche (marzo 2008)\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?page_id=15\" target=\"_blank\">proposte programmatiche<\/a> presentate in campagna elettorale, sa perch\u00e9 considero indispensabile questo ampliamento dello spazio della contrattazione aziendale per aprire maggiormente il nostro sistema all\u2019innovazione e agli investimenti stranieri, che sono il solo modo per ottenere un forte aumento delle nostre retribuzioni.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">Certo, tutti questi contenuti innovativi dell&#8217;accordo interconfederale presuppongono una visione complessivamente nuova del sistema di relazioni industriali e\u00a0della strategia di promozione dei redditi di lavoro. Comprendo che per la Cgil sia difficile oggi far propria questa strategia; ma &#8211; per i motivi che ho spiegato altrove &#8211; sono convinto che questo passo sia necessario.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 STATA DAVVERO UNA TRAPPOLA AI DANNI DELLA CONFEDERAZIONE DI EPIFANI?\u00a0 QUALI EFFETTI PRODURRA\u2019 SUI LIVELLI RETRIBUTIVI? 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