
{"id":14156,"date":"2011-04-20T10:47:28","date_gmt":"2011-04-20T09:47:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=14156"},"modified":"2011-05-04T10:20:44","modified_gmt":"2011-05-04T09:20:44","slug":"la-sicurezza-non-e%e2%80%99-data-dall%e2%80%99ingessatura-del-posto-di-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=14156","title":{"rendered":"LA SICUREZZA NON E\u2019 DATA DALL\u2019INGESSATURA DEL POSTO DI LAVORO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">UN ECONOMISTA ITALIANO CHE LAVORA NEGLI USA SPIEGA L\u2019ERRORE DI PROSPETTIVA CHE CI INDUCE A RESTARE ABBARBICATI ALLA NOSTRA VECCHIA DISCIPLINA PROTETTIVA CONTRO I LICENZIAMENTI<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo di<strong> Alberto Bisin<\/strong>, Professore di economia alla New York University, pubblicato su <\/em>il Fatto Quotidiano<em> il 13 aprile 2011 (del quale, tranne il riferimento alla mala fede di chi dissente da questa prospettiva, condivido tutto)\u00a0&#8211; In argomento v. ultimamente anche il <em><a title=\"Scambio con S. Fassina\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13992\" target=\"_blank\">&#8220;botta e risposta&#8221; tra <strong>Stefano Fassina e me<\/strong><\/a><\/em><\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>La <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2011\/04\/09\/precari-in-piazza-a-roma-non-solo-giovani-tanti-40enni-gridano-il-nostro-tempo-e-adesso\/103335\/\" target=\"_blank\">manifestazione dei precari di sabato<\/a> ha evidenziato ancora una volta le difficili condizioni di lavoro di coloro che, in Italia, non godono di protezione contrattuale e l\u2019inefficienza del nostro mercato del lavoro che si manifesta appunto nel suo eccessivo dualismo: protezione estesa per alcuni e minima per altri. Molti commentatori reagiscono proponendo una soluzione \u201cmorale\u201d: <strong>estendere le protezioni a tutti<\/strong>. Spesso abbinata a dichiarazioni da lotta di classe, lavoratori contro padroni.<br \/>\nCome sarebbe bello se fosse cos\u00ec facile. Ai precari manca sicurezza? Diamogliela. Dove prenderla? Dai padroni (o dai ricchi, o da chi non paga le tasse, e via discorrendo). Lo dico con ironia, naturalmente, ma piacerebbe anche a me vivere in un mondo in cui la redistribuzione del reddito potesse risolvere ogni problema. Non \u00e8 cos\u00ec purtroppo, estendere la protezione del lavoro \u2013 garantire contratti a tempo indeterminato con solide garanzie contro il licenziamento \u2013 a tutti o quasi si pu\u00f2 fare, ma a un costo: un\u2019ulteriore <strong>riduzione del tasso di occupazione<\/strong>, soprattutto dei giovani e delle donne. \u00c8 brutto da dirsi ma \u00e8 cos\u00ec: pi\u00f9 si protegge il lavoro, minore \u00e8 il numero dei lavoratori protetti (a meno di non avere salari molto pi\u00f9 bassi). <strong>Proteggere costa<\/strong>, riduce la produttivit\u00e0 del lavoro e quindi l\u2019occupazione del lavoro stesso a parit\u00e0 di salario. So che, messa cos\u00ec, \u00e8 una affermazione apodittica e che chiunque sappia come trovare o massaggiare un dato prover\u00e0 a contraddirmi, a mostrare che la Svezia garantisce protezione e occupazione e la Gran Bretagna all\u2019opposto non garantisce n\u00e9 protezione n\u00e9 occupazione. Non \u00e8 cos\u00ec, mi spiace. Ma entrare in una disamina seria dei dati non \u00e8 possibile qui, perch\u00e9 voglio provare a fare un ragionamento pi\u00f9 \u201cleggero\u201d. Chiedo al lettore di credermi, quindi, di concedermi per una volta il principio di autorit\u00e0, accettare la mia provocazione e continuare a leggere.<br \/>\nMa torniamo ai precari. Dovrebbero essere contenti? Meglio precari che disoccupati, dopotutto. Assolutamente no. <strong>Un lavoro precario in Italia \u00e8 una sciagura<\/strong>. Hanno completamente ragione. Perch\u00e9 se si perde, il lavoro precario, si \u00e8 rovinati, in Italia. Perch\u00e9 lavori precari ce ne sono pochi e lavori protetti ancora meno. Proviamo a immaginare un mondo diverso. Un mondo in cui di lavori precari ce ne fossero a iosa: finito uno se ne trovano altri, diversi, altrove. In questo mondo essere precario non \u00e8 affatto male, specie per un giovane, magari con poca istruzione: il pizzaiolo per sei mesi, il barista per due (che lavorare la notte \u00e8 bello ma stanca), il massaggiatore per un anno; un periodo a Milano, uno a Venezia, uno a Urbino e uno a Londra.<br \/>\nMi rendo conto di quanto anche solo ipotizzare un mondo di questo tipo possa sembrare assurdo e che chi oggi in Italia cerca di tenersi stretto il lavoro al call center possa essere addirittura insultato da questo mio ragionamento. Non ho nessuna intenzione di insultare nessuno. Ma li vedo tutti i giorni ragazzi giovani (spesso anche italiani), che fanno esperienze sul mercato del lavoro a questo modo. Cambiano lavoro in continuazione e si stabilizzano lentamente, alcuni attraverso attivit\u00e0 imprenditoriali, altri cercando lavori pi\u00f9 protetti. Sto parlando degli <strong>Stati Uniti<\/strong> (o meglio, di New York), naturalmente. Ma non sto sostenendo che il mercato del lavoro negli Stati Uniti sia il migliore dei mercati del lavoro possibili. Anzi. \u00c8 un inferno da molti punti di vista. Ma <strong>la questione del precariato non esiste<\/strong>. Non ho mai sentito nessuno lamentarsi del precariato. Della mancanza di assicurazione sanitaria, s\u00ec, sempre. Della disoccupazione ogni tanto, specie nei periodi di crisi come questo. Ma mai del precariato. Mai dei giovani che non riescono ad avere sicurezza sufficiente per metter su famiglia. Non esiste nemmeno la parola \u201cprecariato\u201d. almeno non con il significato peggiorativo che ha in italiano.<br \/>\nE non sto parlando solo di lavoro manuale. I <strong>professori universitari<\/strong>, per esempio, prima di avere lavori fissi e protetti, hanno lavori precari. Cambiano universit\u00e0 continuamente: perch\u00e9 si stufano di stare in citt\u00e0 noiose, perch\u00e9 cambia la loro situazione familiare, perch\u00e9 vogliono essere pi\u00f9 vicini a qualcuno con cui fanno ricerca\u2026 e perch\u00e9 l\u2019universit\u00e0 dove lavorano li manda via. Girano, per anni. Il lavoro fisso (si chiama <em>tenure <\/em>per gli accademici) \u00e8 un obiettivo importante, naturalmente. Ma <strong>non \u00e8 che senza non si vive o non si crea famiglia<\/strong>. Perch\u00e9 precariato non significa rischiare di perdere lavoro, ma al massimo trovarlo in un\u2019altra citt\u00e0 o in un\u2019universit\u00e0 meno prestigiosa. Parlo anche per esperienza. Ho la\u00a0<em>tenure<\/em>, adesso; ma sono stato precario per circa 10 anni girando Stati Uniti ed Europa, senza mai sentirmi precario. La stessa cosa si pu\u00f2 dire per medici, avvocati, operatori finanziari.<br \/>\nPer arrivare a un mercato del lavoro di questo tipo<strong> <\/strong>\u00e8 <strong>necessario ridurre la protezione del posto di lavoro<\/strong>, permettere alle imprese di licenziare per ragioni economiche, ad esempio. Mi rendo conto che possa apparire un po\u2019 un salto nel buio. Capisco anche che possa essere inattuabile, nelle presenti condizioni in Italia. Mi riferisco sia alle condizioni economiche (l\u2019eccessiva partecipazione dello Stato inefficiente nella vita economica) che a quelle culturali (in cui il desiderio del \u201cposto fisso\u201d \u00e8 scolpito quasi indelebilmente nella mente di molti). Per\u00f2 so anche che se non si arriva a un mercato del lavoro di questo tipo i problemi dei precari sono irresolubili. Non c\u2019\u00e8 via d\u2019uscita, purtroppo: <strong>pi\u00f9 si protegge una parte dei lavoratori, pi\u00f9 gli altri ne fanno le spese<\/strong>. Chi dice il contrario, o non capisce o \u00e8 in malafede. Nel caso italiano, di solito, \u00e8 in malafede.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UN ECONOMISTA ITALIANO CHE LAVORA NEGLI USA SPIEGA L\u2019ERRORE DI PROSPETTIVA CHE CI INDUCE A RESTARE ABBARBICATI ALLA NOSTRA VECCHIA DISCIPLINA PROTETTIVA CONTRO I LICENZIAMENTI Articolo di Alberto Bisin, Professore di economia alla New York University, pubblicato su il Fatto Quotidiano il 13 aprile 2011 (del quale, tranne il riferimento alla mala fede di chi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-14156","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14156","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=14156"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14156\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=14156"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=14156"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=14156"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}