
{"id":14171,"date":"2011-04-22T10:01:35","date_gmt":"2011-04-22T09:01:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=14171"},"modified":"2011-04-25T23:11:45","modified_gmt":"2011-04-25T22:11:45","slug":"che-cosa-allontana-gli-investitori-stranieri-dallitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=14171","title":{"rendered":"CHE COSA IMPEDISCE ALL&#8217;ITALIA DI CRESCERE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">UNA RASSEGNA DELLE PRINCIPALI QUESTIONI CHE DETERMINANO L&#8217;ARRETRATEZZA DEL NOSTRO PAESE<\/span><\/p>\n<p><em>Intervento svolto <strong>da Stefano Micossi<\/strong>, presidente di Assonime, all&#8217;Universit\u00e0 Bocconi di Milano il 13 aprile 2011 e nel corso di un incontro con la Presidenza del Gruppo dei senatori Pd il giorno dopo &#8211;\u00a0Segnalo in particolare il riferimento finale, contenuto in questo intervento, al <a title=\"D.d.l. 11.11.09  n. 1873\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4896\" target=\"_blank\">disegno di legge\u00a0n. 1873\/2009<\/a> &#8211;\u00a0In argomento v. anche <strong><a title=\"Intervento in Senato - 20 aprile 2011\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=14141\" target=\"_blank\">il mio intervento in Senato del 20 aprile 2011<\/a><\/strong><\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>L\u2019Italia non cresce da oltre un decennio. Le cose da fare sono molte e complicate, oltre che difficili politicamente. Sottolineerei tuttavia tre punti particolarmente dolenti, che sono anche secondo me il punto d\u2019attacco per cambiare:<br \/>\n\u00a0\u00a0 a. Lo stato nell\u2019economia e i costi della politica;<br \/>\n\u00a0\u00a0 b. Le regole e la terziet\u00e0 dell\u2019applicazione;<br \/>\n\u00a0\u00a0 c. L\u2019apertura dei mercati, particolarmente nei servizi e nel mercato\u00a0dei capitali; che portano con s\u00e9 condizioni di flessibilit\u00e0: capitale umano e <em>flexsecurity<\/em>.<br \/>\nTutti punti tradizionalmente all\u2019attenzione di Assonime, che continua su questi fronti a proporre sistemi moderni di governo \u2013 peraltro trovando poco ascolto tra le forze politiche, piuttosto omogenee nella difesa delle storture esistenti.<br \/>\nIl singolo maggior fattore di distorsione e freno alla crescita dell\u2019economia nel nostro paese \u00e8 la<strong> presenza dello Stato nell\u2019economia<\/strong>, di cui il costo spropositato della politica \u00e8 solo l\u2019espressione pi\u00f9 plateale. Si badi bene: non sto dicendo che l\u2019intervento pubblico non serve, solo che nel nostro paese esso \u00e8 degenerato al punto che i costi sopravanzano largamente i benefici. Il costo maggiore \u00e8 nella distorsione dei mercati e nella sistematica violazione a ogni livello dell\u2019efficienza. Tutto ci\u00f2 risponde a una concezione distorta dell\u2019intervento pubblico in economia, peraltro condivisa largamente nella nostra cultura politica e sindacale, che poi nei fatti si traduce nella difesa di assetti produttivi inefficienti, nella distribuzione di sussidi a pioggia, nella creazione di posti e poltrone con finalit\u00e0 clientelari. Il fattore pi\u00f9 rilevante di distorsione \u00e8 costituito, pi\u00f9 che dalla cattiva gestione, dalla sistematica violazione dei criteri di mercato nell\u2019assegnazione di consulenze, appalti e forniture \u2013 con colossali sprechi, ma soprattutto sacrifici di tecnologia rispetto a quanto sarebbe disponibile.<br \/>\nQuesto sistema degenerato ha un\u2019origine lontana, nel conflitto distributivo che esplode nel nostro paese alla fine degli anni sessanta, poi aggravato dagli <em>shock<\/em> petroliferi. Invece di affrontare lo squilibrio, si cerc\u00f2 di accomodarlo con la spesa pubblica, dando inizio a quell\u2019economia dei<br \/>\nsussidi di cui ancora oggi non riusciamo a liberarci. Il sistema politico-amministrativo \u00e8 diventato un enorme distributore di denaro, sempre pi\u00f9 corrotto; le distorsioni prodotte dal tentativo di mantenere in vita relazioni di lavoro fuori mercato hanno progressivamente distrutto la grande industria, privata e pubblica, e reso l\u2019economia sempre pi\u00f9 asfittica. Dietro le ruberie e gli sprechi, dunque, non c\u2019\u00e8 solo corruzione, pure ben diffusa nel corpo della classe politica. Vi \u00e8 anche una concezione comune della politica che rifiuta i vincoli del mercato e che continua a illudersi di poter governare lo sviluppo con la spesa pubblica e gli incentivi a pioggia \u2013 invece di concentrarsi sulla creazione di condizioni favorevoli allo sviluppo e all\u2019impresa. E vi \u00e8 l\u2019interesse ormai consolidato di una classe politica che \u00e8 diventata ceto, e invece di mediare tra gli altri interessi, \u00e8 essa stessa interesse costituito che occupa la cosa pubblica e ne distribuisce i benefici ai suoi propri esponenti. E\u2019 chiaro che se non si diffonde la consapevolezza che questa \u00e8 la prima anomalia da correggere, che serve un grande programma di risanamento della politica e delle istituzioni, non si pu\u00f2 neanche incominciare a occuparsi del resto.<br \/>\nIl secondo punto di attacco per rimettere in carreggiata l\u2019economia italiana \u00e8 la <strong>stabilit\u00e0 e la terziet\u00e0 delle regole<\/strong>, mai accettata dalla nostra cultura politica e sindacale. Al suo posto, sono prevalse la continua variazione delle regole di mercato in risposta ad eventi contingenti e la loro applicazione negoziata, con la mediazione della politica, che ne approfitta per imporre le sue taglie.<br \/>\nAnzitutto, <strong>l\u2019instabilit\u00e0 delle regole<\/strong>. Basti pensare alle <strong>regole fiscali<\/strong>, con un fiume costante di norme, circolari applicative e variazioni degli adempimenti che rendono ogni cadenza fiscale una specie di incubo per imprese e famiglie; provvedimenti poco meditati che poi vengono corretti e ricorretti per la palese assurdit\u00e0 degli effetti; ripetuto ricorso a misure di tassazione emergenziale su soggetti specifici, utilizzati in realt\u00e0 per nascondere l\u2019impatto effettivo sulla generalit\u00e0 dei contribuenti, che poi arriva con il trasferimento su di loro dei costi attraverso maggiori prezzi o tariffe di servizio. Un aspetto particolarmente grave, che denunciamo da tempo, riguarda i nuovi sistemi di contrasto dell\u2019elusione e gli accertamenti mirati per certe categorie di imprese, che hanno minato i principi elementari di certezza della pretesa fiscale e configurano un vero e proprio pericolo di confisca.<br \/>\nLo stesso per molte regole ambientali, che per giunta vengono applicate in modo difforme da regione a regione. O per i sistemi di incentivo. Si pensi ad esempio alla recente vicenda degli incentivi agli impianti fotovoltaici:prima si concedono benefici esorbitanti, senza alcuna stima attendibile dei costi; poi si interviene rinnegando le promesse quando ci si accorge che gli oneri sono insostenibili. L\u2019inevitabile razionamento delle concessioni avviene in un clima opaco, nel quale di nuovo la politica gioca un ruolo sproporzionato nella scelta dei beneficiari.<br \/>\nSe non bastasse l\u2019instabilit\u00e0 delle regole, vi \u00e8 poi <strong>l\u2019applicazione faziosa delle regole<\/strong>. L\u2019ultimo esempio: il governo non vede di buon occhio la vendita di Bulgari e Parmalat, allora l\u2019Agenzia delle entrate avvia accertamenti straordinari sui venditori, e l\u2019autorit\u00e0 antitrust apre un\u2019indagine. Dando l\u2019immagine, invece che autonome agenzie, di strumenti <em>captive<\/em> al servizio dell\u2019esecutivo. Lo stesso era accaduto quando i corsi delle azioni cadevano, e la Consob decise di predisporre reti a tutela del controllo delle aziende italiane. Per fortuna il nuovo presidente della Consob pare meno sensibile a queste sirene.<br \/>\nPi\u00f9 in generale, ogniqualvolta si deve applicare una sanzione, la politica \u00e8 pronta a intervenire per ritardarla o eliminarla, naturalmente in cambio di adeguate contropartite.<br \/>\n<strong>Risultato:<\/strong> gli orizzonti si accorciano, si moltiplicano i comportamenti opportunistici, gli investitori si allontanano. L\u2019immagine del nostro paese \u00e8 quella di un paese in cui non esiste la certezza delle regole; il suo sostituto \u00e8 l\u2019intermediazione politica, spesso con contropartite di corruzione.<br \/>\n<strong>Sull\u2019apertura dei mercati<\/strong>, \u00e8 presto detto. L\u2019Italia un tempo ritardava a trasporre le direttive europee; poi, obbligata a farlo dall\u2019Europa, ne ha ritardato per quanto possibile l\u2019applicazione. La cultura comune dell\u2019amministrazione, come della politica, \u00e8 protezionista e rivolta alla tutela dei produttori nazionali. L\u2019idea che il mercato non solo migliori le condizioni dei consumatori, ma rafforzi le stesse imprese con la frusta della concorrenza, fatica a prevalere, anche per l\u2019ostilit\u00e0 dei sindacati.<br \/>\nI due punti dolenti: il mercato dei capitali, il mercato dei servizi.<br \/>\n<strong>Il mercato dei capitali<\/strong> \u00e8 sbarrato da assetti proprietari chiusi, per il timore di confisca, o da assetti di controllo relazionali; la disponibilit\u00e0 di <em>equity <\/em>\u00e8 limitata da un sistema finanziario sempre pi\u00f9 banco-centrico, ove la scomparsa dei canali pubblici di finanziamento a medio e lungo termine non ha poi dato luogo a canali di finanziamento diretto dal mercato indipendenti dalle banche.<br \/>\nOggi il sistema appare in acuta tensione: in mancanza di investitori istituzionali autonomi dalle banche, la scarsit\u00e0 di capitale delle banche diventa scarsit\u00e0 di credito alle imprese, frenando l\u2019economia. Per questo, ha ragione il governatore Draghi quando indica la priorit\u00e0 nella ricapitalizzazione del sistema bancario, che \u00e8 la premessa indispensabile per riprendere le azioni di sviluppo dei canali <em>equity<\/em> e obbligazionari di finanziamento delle imprese; se non bastano i fondi privati, anche con fondi pubblici. Sperabilmente, senza ripetere l\u2019errore del 2008, quando i necessari interventi di rafforzamento del capitale bancario divennero l\u2019occasione per tentare ingerenze politiche sugli assetti di controllo \u2013 spaventando le banche e facendo abortire fallire l\u2019operazione di ricapitalizzazione.<br \/>\nQuanto al <strong>mercato dei servizi<\/strong>, esso \u00e8 <strong>chiuso da mille protezioni e corporazioni<\/strong>, che la politica non riesce a contrastare \u2013 con una perdita colossale di posti di lavoro <em>medium<\/em> e <em>high skill<\/em> e di tecnologia. <strong>Guidano la resistenza gli avvocati, autori di un disegno di legge oscurantista gi\u00e0 approvato da un ramo del Parlamento<\/strong>, nel silenzio del Governo; i commercianti, che ritardano lo sviluppo della grande distribuzione; i piccoli alberghi, che impediscono la modernizzazione della nostra struttura ricettiva. L\u2019attuazione della nuova direttiva europea sui servizi \u2013 innalzata a massima priorit\u00e0 nelle conclusioni del Consiglio europeo di fine marzo che ha deciso la governance economica comune per i paesi dell\u2019euro \u2013 pu\u00f2 cambiare il gioco: essa, infatti, obbliga le amministrazioni nazionali a redigere la lista delle restrizioni esistenti e ad eliminarle, se non possono essere giustificate in base a stretti principi d\u2019interesse pubblico.<br \/>\nNaturalmente, l\u2019apertura del mercato dei capitali e dei servizi presuppone un <strong>mercato del lavoro flessibile<\/strong>, nel quale le risorse investite possano spostarsi dagli impieghi non pi\u00f9 redditizi a quelli pi\u00f9 redditizi. Ma il nostro mercato del lavoro ingessato non lo consente. L\u2019Europa ci aveva indicato pi\u00f9 di 15 anni fa la via della<em> flexisecurity<\/em>, abbiamo fatto spallucce e abbiamo continuato con il nostro sistema duale \u2013 chi \u00e8 dentro \u00e8 protetto, chi \u00e8 fuori \u00e8 esposto a un brutale precariato. Entrambi con salari sempre pi\u00f9 bassi, perch\u00e9 la produttivit\u00e0 non pu\u00f2 aumentare con un mercato del lavoro cos\u00ec inefficiente. La spallata di Marchionne ha esposto il problema, non lo ha risolto, si badi bene. Un <a title=\"Portale semplificazione e flexsecurity\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1079\" target=\"_blank\">disegno di legge di larga e <em>bipartisan<\/em> iniziativa<\/a>\u00a0parlamentare che inizierebbe a risolverlo, \u00e8 bloccato, nell\u2019indifferenza del governo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UNA RASSEGNA DELLE PRINCIPALI QUESTIONI CHE DETERMINANO L&#8217;ARRETRATEZZA DEL NOSTRO PAESE Intervento svolto da Stefano Micossi, presidente di Assonime, all&#8217;Universit\u00e0 Bocconi di Milano il 13 aprile 2011 e nel corso di un incontro con la Presidenza del Gruppo dei senatori Pd il giorno dopo &#8211;\u00a0Segnalo in particolare il riferimento finale, contenuto in questo intervento, al [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13],"tags":[],"class_list":["post-14171","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-25-temi-diversi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14171","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=14171"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14171\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=14171"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=14171"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=14171"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}