
{"id":14388,"date":"2011-05-06T09:43:16","date_gmt":"2011-05-06T08:43:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=14388"},"modified":"2011-05-29T15:35:00","modified_gmt":"2011-05-29T14:35:00","slug":"il-giornale-come-si-combatte-la-disoccupazione-giovanile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=14388","title":{"rendered":"IL GIORNALE: COME SI COMBATTE LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">OCCORRONO UN MIGLIORE COORDINAMENTO TRA SISTEMA FORMATIVO E TESSUTO PRODUTTIVO, MAGGIORE APERTURA AGLI INVESTIMENTI STRANIERI E UN NUOVO DIRITTO DEL LAVORO SEMPLIFICATO, CAPACE DI APPLICARSI A TUTTI I NUOVI RAPPORTI DI LAVORO<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista a cura di Eugenia Campo di Costa in corso di pubblicazione sull\u2019inserto<\/em> Dossier <em>del quotidiano<\/em> il Giornale,\u00a0<em>maggio 2011 \u2013 In argomento v. anche la <a title=\"la Voce dei Berici - intervista marzo 2011\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=14159\" target=\"_blank\">mia intervista al mensile della Diocesi di Vicenza<\/a><\/em>, del marzo scorso<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>In Italia circa 1,1 milioni di giovani sotto i 30 anni non studiano, non lavorano, n\u00e9 cercano attivamente un lavoro. \u00c8 il fenomeno dei <em>Neet<\/em>, una condizione che pu\u00f2 avere effetti deleteri e permanenti sul futuro professionale di questi giovani.<\/p>\n<p><strong>Le principali cause di questa situazione, secondo lei, sono riconducibili esclusivamente alla crisi o ci sono altre motivazioni che hanno portato alla crescita di questo fenomeno?<\/strong><br \/>\nIl fenomeno dell\u2019alto numero di giovani non pi\u00f9 a scuola e non ancora al lavoro \u00e8 il risultato di uno dei difetti pi\u00f9 gravi del nostro mercato del lavoro: il difetto di cattivo coordinamento tra sistema scolastico-formativo e tessuto produttivo, che si manifesta anche nella mancanza di servizi regionali efficienti e capillari di orientamento scolastico e professionale. Il tutto \u00e8 aggravato dalla domanda di lavoro fiacca in un Paese che subisce i danni della globalizzazione senza saper approfittare dei suoi vantaggi.<\/p>\n<p><strong>Eppure in questo quadro, in molti settori risultano esserci migliaia di posti scoperti, come mai secondo lei?<\/strong><br \/>\n\u00c8 proprio qui che si vede l\u2019inesistenza o comunque l\u2019inefficienza dei servizi di orientamento scolastico e professionale. Quei posti scoperti richiedono per larga parte capacit\u00e0 professionali comprendenti anche abilit\u00e0 manuali: parliamo per esempio di installatori, falegnami, elettricisti, macellai, idraulici, tecnici informatici. Queste qualifiche sarebbero accessibili agevolmente da quasi tutti i nostri <em>Neet<\/em>; ma nessuno li informa, n\u00e9 dell\u2019esistenza di questa possibilit\u00e0 di lavoro, n\u00e9 dei canali formativi disponibili per raggiungerla. E non \u00e8 solo questione di mancanza di buona informazione: ai nostri giovani forniamo informazioni sbagliate, che li inducono a compiere scelte sbagliate.<\/p>\n<p><strong>Quali misure bisognerebbe prendere per sbloccare la situazione e incentivare l\u2019occupazione?<br \/>\n<\/strong>Innanzitutto occorre rimettere in moto la crescita nel nostro Paese. E la sola leva di cui disponiamo per aumentare gli investimenti e l\u2019afflusso di buoni piani industriali consiste nell\u2019aprire il Paese agli investimenti stranieri. Su questo terreno oggi l\u2019Italia \u00e8 fanalino di coda in Europa. Se solo riuscissimo ad allineare l\u2019Italia con la media europea, potremmo attirare ogni anno un flusso aggiuntivo di investimenti stranieri tra i cinquanta e i sessanta miliardi: trenta volte il pur cospicuo investimento proposto dalla Fiat di Marchionne con il piano Fabbrica Italia.<\/p>\n<p><strong>A che cosa si riferisce?<\/strong><br \/>\nIn Svezia, dove i servizi di orientamento funzionano capillarmente, circa il 40 per cento degli adolescenti intervistati per <em>Eurobarometro<\/em> al termine del loro ciclo di studi medi dichiarano di vedere nel proprio futuro un lavoro che comporta qualche attivit\u00e0 manuale. E questa percentuale corrisponde in modo impressionante agli sbocchi occupazionali comportanti attivit\u00e0 manuale che attendono realmente quei ragazzi. In Italia, dove i buoni servizi di orientamento scolastico non ci sono, i genitori e la scuola media instillano sovente nei ragazzi l\u2019idea che andare all\u2019universit\u00e0 sia comunque per tutti la scelta migliore; e l\u2019universit\u00e0, pur di aumentare gli studenti iscritti, asseconda questa idea. Col risultato che soltanto il 5 per cento dei ragazzi intervistati per <em>Eurobarometro<\/em> alla fine di un ciclo di studi medi risponde di prevedere per s\u00e9 un lavoro che comporti qualche attivit\u00e0 manuale. Non ci si deve stupire se poi essi andranno ad affollare facolt\u00e0 universitarie che, dal punto di vista occupazionale, sono dei veri e propri vicoli ciechi.<\/p>\n<p><strong>Oggi in Italia di fatto si pu\u00f2 assumere con partita iva o con contratto a progetto qualsiasi lavoratore dipendente; e questa \u00e8 la sorte della maggior parte dei giovani, non soltanto per la fase di ingresso nel mercato del lavoro. Come si pu\u00f2 superare questa situazione?<\/strong><br \/>\nQuesto fenomeno \u00e8 in larga parte la conseguenza dell\u2019iperprotezione che caratterizza il rapporto di lavoro regolare. L\u2019unico modo per superarlo \u00e8 riscrivere un diritto del lavoro che possa davvero applicarsi a tutti i rapporti di lavoro dipendente che si costituiscono da qui in avanti: tutti a tempo indeterminato, a tutti le protezioni essenziali, ma nessuno inamovibile. \u00c8 il progetto che ho presentato, insieme ad altri 54 senatori, con il <a title=\"ddl 1873\/09\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4896\" target=\"_blank\">disegno di legge n. 1873\/2009<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Quali strumenti strategici mancano al Paese per far evolvere in chiave costruttiva i rapporti contrattuali di lavoro, combattendo <em>in primis<\/em> il precariato?<\/strong><br \/>\nOccorre un diritto del lavoro che possa applicarsi a tutti i rapporti di lavoro dipendente, intendendosi per tali quelli in cui il prestatore trae continuativamente tutto o quasi tutto il suo reddito da un\u2019unica azienda, salvo che quel reddito superi una soglia determinata: per esempio, 30.000 o 40.000 euro annui. La mia proposta \u00e8 che, per i rapporti di lavoro di questo tipo che si costituiranno d\u2019ora in poi si elimini del tutto il controllo giudiziale sul licenziamento per motivi economici od organizzativi, e lo si sostituisca con un\u2019indennit\u00e0 di licenziamento e un trattamento complementare di disoccupazione a carico dell\u2019impresa che licenzia.<\/p>\n<p><strong>Sotto quali altri aspetti normativi i contratti di lavoro vanno resi pi\u00f9 flessibili, anche in un\u2019ottica di riduzione del tasso di disoccupazione giovanile?<\/strong><br \/>\nLa nuova disciplina dovrebbe essere drasticamente semplificata: il mio progetto sostituisce l\u2019intera legislazione di fonte nazionale in materia di lavoro con 70 articoli brevi, chiari e traducibili in inglese. E dovrebbe tenersi aderente agli <em>standard<\/em> europei: nulla di meno, ma il meno possibile di pi\u00f9 rispetto a quegli <em>standard<\/em>, sia in materia di mansioni, sia in materia di orario e permessi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>OCCORRONO UN MIGLIORE COORDINAMENTO TRA SISTEMA FORMATIVO E TESSUTO PRODUTTIVO, MAGGIORE APERTURA AGLI INVESTIMENTI STRANIERI E UN NUOVO DIRITTO DEL LAVORO SEMPLIFICATO, CAPACE DI APPLICARSI A TUTTI I NUOVI RAPPORTI DI LAVORO Intervista a cura di Eugenia Campo di Costa in corso di pubblicazione sull\u2019inserto Dossier del quotidiano il Giornale,\u00a0maggio 2011 \u2013 In argomento v. 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