
{"id":14706,"date":"2011-05-15T17:49:22","date_gmt":"2011-05-15T16:49:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=14706"},"modified":"2011-05-15T22:02:04","modified_gmt":"2011-05-15T21:02:04","slug":"per-aiutare-i-giovani-tagliamo-le-loro-tasse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=14706","title":{"rendered":"PER IL LAVORO DEI GIOVANI: FLEXSECURITY E MENO TASSE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">STIAMO RISCHIANDO DI COMPROMETTERE PERMANENTEMENTE IL FUTURO DI UN&#8217;INTERA GENERAZIONE &#8211;\u00a0IL TESTO UNICO SULL&#8217;APPRENDISTATO CONTIENE QUALCHE COSA DI BUONO, MA NON FA NULLA PER SUPERARE IL DUALISMO DEL NOSTRO MERCATO DEL LAVORO<\/span><\/p>\n<p><em>Editoriale <strong>di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi<\/strong>, pubblicato sul<\/em> Corriere della Sera <em>il 10 maggio 2011<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>La difficolt\u00e0 di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro \u00e8 un problema comune a molti Paesi, ma in Italia \u00e8 pi\u00f9 acuto che altrove. Stiamo rischiando di compromettere permanentemente il futuro di un&#8217;intera generazione. Non \u00e8 troppo tardi per intervenire, ma non si pu\u00f2 perdere altro tempo.<br \/>\nPer capire come affrontare il problema bisogna individuarne la natura. In Italia, nella fascia d&#8217;et\u00e0 fra i 16 e i 24 anni, solo un ragazzo su quattro lavora: in Germania, negli Stati Uniti e nella media dei Paesi europei, uno su due. I ragazzi italiani lavorano meno di altri per due ragioni: sono meno quelli che cercano lavoro (cio\u00e8 la partecipazione alla forza lavoro \u00e8 pi\u00f9 bassa che in altri Paesi), e tra quelli che lo cercano in meno lo trovano (cio\u00e8 il tasso di disoccupazione \u00e8 pi\u00f9 alto). La partecipazione alla forza lavoro in questa fascia di et\u00e0 \u00e8 il 30 per cento in Italia, contro il 51 per cento in Germania, 41 in Francia, 56 negli Stati Uniti. La disoccupazione giovanile \u00e8 oltre il 25 per cento in Italia a fronte del 19 per cento nell&#8217;area Euro, 18 per cento negli Stati Uniti, 10 in Germania.<br \/>\nQuesto divario impressionante non dipende dal fatto che i giovani italiani studiano di pi\u00f9, e quindi non lavorano perch\u00e9 stanno investendo nel loro futuro. Nella fascia d&#8217;et\u00e0 25-34 anni, gli italiani che hanno una laurea sono 18 su cento, meno della met\u00e0 che in Francia, Svezia e Stati Uniti.<br \/>\nNaturalmente c&#8217;\u00e8 molta differenza tra Nord e Sud. La disoccupazione giovanile al Centro-Nord \u00e8 vicina alla media europea, mentre \u00e8 molto pi\u00f9 alta al Sud. Ma non \u00e8 solo Sud. Anche al Nord la partecipazione dei giovani alla forza lavoro \u00e8 pi\u00f9 bassa rispetto al resto d&#8217;Europa.<br \/>\nUn secondo aspetto importante emerge confrontando il tasso di disoccupazione dei giovani (fra i 15 e i 24 anni) con quello degli adulti (25-64). La peculiarit\u00e0 dell&#8217;Italia non \u00e8 solo l&#8217;elevata disoccupazione giovanile, ma il divario fra giovani e adulti. Il rapporto tra il livello di disoccupazione dei giovani e quello degli adulti \u00e8 4 in Italia (cio\u00e8 per ogni disoccupato adulto ci sono 4 disoccupati giovani) contro il 2,4 dell&#8217;area Euro, 1,4 in Germania. Questa differenza si riscontra ovunque in Italia, sia al Nord sia al Sud. Anzi, in qualche regione del Nord \u00e8 pi\u00f9 alta che al Sud. Ad esempio, il rapporto fra disoccupati giovani e adulti \u00e8 4,8 in Emilia-Romagna e 3,2 in Sardegna. Questo rapporto \u00e8 una misura di quanto il mercato del lavoro protegga chi un lavoro ce l&#8217;ha, cio\u00e8 gli adulti. Pi\u00f9 il rapporto \u00e8 elevato, pi\u00f9 i giovani sono esclusi. In altre parole, il mercato del lavoro in Italia \u00e8 molto pi\u00f9 chiuso ai giovani che in altri Paesi europei e lo \u00e8 forse di pi\u00f9 al Nord che al Sud. \u00c8 un&#8217;osservazione importante perch\u00e9 ci dice che il mancato lavoro dei giovani non \u00e8 solo un problema collegato specificamente al Mezzogiorno: dipende da regole e istituzioni nazionali, che escludono i giovani sia a Napoli che a Torino.<br \/>\nNon solo i giovani in Italia lavorano poco, ma sempre pi\u00f9 sono impiegati con contratti temporanei che raramente sfociano in un contratto a tempo indeterminato. In Veneto ad esempio (dati pubblicati sul sito www.lavoce.info, vedi anche l&#8217;articolo di Ugo Trivellato sul medesimo sito) la percentuale di assunzioni (al di sotto dei 40 anni) con contratti a tempo indeterminato \u00e8 scesa, negli ultimi 12 anni, dal 35 al 15 per cento; le assunzioni a tempo determinato sono salite dal 40 al 60 per cento. Sono quasi scomparsi anche gli inserimenti tramite contratti di apprendistato, la cui quota (sempre in Veneto) \u00e8 scesa dal 25 al 10 per cento. Altrove al Nord \u00e8 ancora pi\u00f9 bassa. Non conosciamo dati per il Sud. Evidentemente le imprese ritengono altre forme di \u00abassunzione\u00bb pi\u00f9 convenienti dell&#8217;apprendistato.<br \/>\nIl fatto \u00e8 che le aziende sono comprensibilmente restie a trasformare i giovani assunti temporaneamente in \u00abillicenziabili\u00bb. Preferiscono i contratti a tempo determinato perch\u00e9 consentono loro di aggirare le rigidit\u00e0 dei rapporti a tempo indeterminato. Le conseguenze di questo mercato del lavoro \u00abduale\u00bb sono innumerevoli. I giovani vivono con i genitori pi\u00f9 a lungo, si sposano pi\u00f9 tardi, fanno meno figli, non accumulano contributi per la loro pensione. Non solo, ma molti studi dimostrano che lunghi periodi di disoccupazione da giovani hanno conseguenze permanenti sulla carriera lavorativa perch\u00e9 rendono le persone meno impiegabili. In Italia l&#8217;attesa media per trovare il primo lavoro \u00e8 33 mesi contro 5 negli Stati Uniti.<br \/>\nIl Testo Unico sull&#8217;apprendistato, approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri fa un passo avanti, consentendo l&#8217;apprendistato agli studenti delle scuole superiori. Il testo prevede che questa forma di inserimento nel mondo del lavoro sia utilizzabile per l&#8217;assolvimento dell&#8217;obbligo di istruzione di ragazzi che abbiano compiuto quindici anni. In questo caso la durata del contratto non pu\u00f2 estendersi oltre il termine del ciclo di studi, con un limite di tre anni.<br \/>\nMa il Testo Unico non fa nulla per ridurre il dualismo del nostro mercato del lavoro. Infatti prevede anche che \u00abse, al termine del periodo di apprendistato, nessuna delle parti esercita la facolt\u00e0 di recesso, il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato\u00bb, cio\u00e8 l&#8217;apprendista diventa da un giorno all&#8217;altro illicenziabile. Poche imprese rinunceranno all&#8217;opzione di esercitare unilateralmente il recesso.<br \/>\nLe idee su come riformare il nostro mercato del lavoro per facilitare l&#8217;inserimento dei giovani non mancano, ma qualunque proposta si scontra con un ostacolo politico apparentemente insormontabile: l&#8217;elettore medio italiano, cio\u00e8 colui (o colei) che determinano chi vince le elezioni, \u00e8 sempre pi\u00f9 anziano. L&#8217;et\u00e0 media degli italiani \u00e8 la terza pi\u00f9 alta al mondo, ed \u00e8 quella che sta crescendo pi\u00f9 rapidamente. Se le riforme che favoriscono i giovani richiedono qualche sacrificio agli adulti, \u00e8 difficile che siano sostenute da partiti e sindacati la cui fortuna dipende dal voto e dall&#8217;influenza degli anziani.<br \/>\nCi\u00f2 ovviamente non significa che i genitori italiani non siano interessati al futuro dei propri figli. Ma si \u00e8 creato un equilibrio per cui i genitori si occupano del benessere dei figli attraverso la famiglia, mentre come societ\u00e0 adottiamo politiche che rendono difficile ai giovani rendersi economicamente indipendenti. La famiglia \u00e8 diventata il meccanismo di protezione dei giovani. Il lavoro sicuro (prima) e la pensione (dopo) del padre assicurano un minimo di supporto per figli precari. La loro sopravvivenza \u00e8 assicurata, la crescita, il dinamismo ed il futuro dei giovani stessi no.<br \/>\nCosa fare dunque? Alcune cose si possono fare subito e darebbero risultati immediati. Prima di tutto, e di questo si \u00e8 molto parlato, bisogna riformare radicalmente il mercato del lavoro abolendo la separazione fra contratti a tempo determinato e indeterminato, e sostituendoli con un contratto unico con protezioni e garanzie che crescono con l&#8217;anzianit\u00e0 sul posto di lavoro.<br \/>\nTutte le proposte, di questo governo e dei precedenti, hanno finora riguardato solo i contratti a tempo determinato: modificandoli marginalmente, e introducendo nuove modalit\u00e0 di precariato. Nessuno ha avuto il coraggio di smantellare il dualismo e passare al contratto unico. La resistenza degli anziani si potrebbe superare non toccando i vecchi contratti e applicando il contratto unico solo ai nuovi assunti. Se lo si fosse fatto quindici anni fa, ai tempi del Pacchetto Treu, durante il primo governo Prodi, la transizione si sarebbe gi\u00e0 completata. Nessun governo n\u00e9 di destra, n\u00e9 di sinistra ha avuto la lungimiranza di farlo.<br \/>\nUn&#8217;altra idea \u00e8 modulare le aliquote delle imposte sul reddito in funzione dell&#8217;et\u00e0, abbassando le tasse per i pi\u00f9 giovani. La perdita di gettito si dovrebbe recuperare con riduzioni di spesa. Ci\u00f2 aumenterebbe il reddito disponibile dei giovani e li renderebbe pi\u00f9 indipendenti e pi\u00f9 impiegabili perch\u00e9 al lordo delle imposte costerebbero meno alle imprese. L&#8217;idea di modulare le aliquote fiscali in funzione dell&#8217;et\u00e0 \u00e8 stata studiata negli Stati Uniti da una commissione presieduta dal recente premio Nobel Peter Diamond. A ci\u00f2 si potrebbero aggiungere sgravi fiscali per le imprese che offrono lavori ai giovani, ma solo dopo aver riformato il sistema dei contratti come discusso sopra. Altrimenti le imprese continuerebbero a offrire ai giovani contratti temporanei.<br \/>\nMa si dovrebbe pensare anche a qualche provvedimento pi\u00f9 radicale che sblocchi la gerontocrazia che domina l&#8217;Italia. Per esempio, perch\u00e9 non abbassare a 16 o 17 anni l&#8217;et\u00e0 minima per votare? O porre dei limiti di et\u00e0 (ad esempio 72 anni) ai politici, ai burocrati, ai membri dei consigli di amministrazione delle societ\u00e0 quotate? In questi consigli si vorrebbero introdurre le quote rosa: perch\u00e9 non pensare anche ai giovani (uomini e donne), oltre che alle donne di ogni et\u00e0?<br \/>\nIl problema dei giovani in Italia non \u00e8 solo economico. Stiamo creando una generazione sfiduciata, disillusa che non s&#8217;impegna perch\u00e9 non trova sbocchi e non vede per s\u00e9 un futuro. Perdiamo molti bravi giovani che se ne vanno all&#8217;estero. Non solo i cosiddetti \u00abcervelli\u00bb, ma anche giovani che non trovando un normalissimo lavoro in Italia lo cercano, e lo trovano, altrove. Una generazione di scoraggiati non si riproduce n\u00e9 economicamente, n\u00e9 demograficamente e crea un pericoloso circolo vizioso. Queste spirali si possono arrestare, ma solo se si interviene presto. Se accelerano diventa impossibile fermarle.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>STIAMO RISCHIANDO DI COMPROMETTERE PERMANENTEMENTE IL FUTURO DI UN&#8217;INTERA GENERAZIONE &#8211;\u00a0IL TESTO UNICO SULL&#8217;APPRENDISTATO CONTIENE QUALCHE COSA DI BUONO, MA NON FA NULLA PER SUPERARE IL DUALISMO DEL NOSTRO MERCATO DEL LAVORO Editoriale di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, pubblicato sul Corriere della Sera il 10 maggio 2011<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-14706","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14706","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=14706"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14706\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=14706"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=14706"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=14706"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}