
{"id":14775,"date":"2011-05-18T09:39:47","date_gmt":"2011-05-18T08:39:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=14775"},"modified":"2011-05-21T17:55:02","modified_gmt":"2011-05-21T16:55:02","slug":"referendum-sullacqua-le-domande-giuste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=14775","title":{"rendered":"REFERENDUM SULL&#8217;ACQUA: LE DOMANDE GIUSTE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">NON \u00c8 L&#8217;INGRESSO DEI PRIVATI NELLA GESTIONE DEI SERVIZI IDRICI A FAR SALIRE I PREZZI &#8211;\u00a0IN OGNI CASO LA TARIFFA DOVR\u00c0 CONTINUARE A COPRIRE GLI INVESTIMENTI SENZA PRODURRE EXTRAPROFITTI (PER QUESTO LA CONCORRENZA \u00c8 INDISPENSABILE<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Andrea Boitani e Antonio Massarutto<\/strong>, pubblicato su <\/em>lavoce.info<em>il 17 maggio 2011 &#8211; In argomento leggi anche la <a title=\"Lettera sull'acqua 27 luglio 2010\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=9619\" target=\"_blank\">l<\/a><a title=\"Lettera sull'acqua 27 luglio 2010\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=9619\" target=\"_blank\">ettera pervenuta il 27 luglio 2010<\/a>, a seguito del mio <a title=\"Editoriale per la Newsletter n. 113 - 26.7.10\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=9494\" target=\"_blank\">editoriale telegrafico per la Newsletter n. 113<\/a>, e lo <a title=\"Referendum sull'acqua\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13932\" target=\"_blank\">s<\/a><a title=\"Referendum sull'acqua\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13932\" target=\"_blank\">cambio di messaggi<\/a>\u00a0intercorso tra il\u00a05 e il 9 aprile 2011 con un sostenitore del &#8220;s\u00ec&#8221; al referendum &#8211; La gestione dell&#8217;acqua \u00e8 uno dei temi di cui si discuter\u00e0 a Trento dal 2 al 5 giugno prossimi al <\/em><a href=\"http:\/\/2011.festivaleconomia.eu\/\">Festival dell&#8217;economia<\/a><em>,\u00a0anche con la partecipazione di uno degli autori di questo articolo<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Il <strong>quesito referendario n. 1<\/strong> &#8211; modalit\u00e0 di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica &#8211; cos\u00ec recita: <em>Volete Voi che sia abrogato l\u2019art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 \u201cDisposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitivit\u00e0, la stabilizzazione della finanza pubblica e finanza la perequazione tributaria\u201d, convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall\u2019art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante \u201cDisposizioni per lo sviluppo e l\u2019internazionalizzazione delle imprese, nonch\u00e9 in materia di energia\u201d, e dall\u2019art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante \u201cDisposizioni urgenti per l\u2019attuazione di obblighi comunitari e per l\u2019esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunit\u00e0 europea\u201d, convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?<\/em><\/p>\n<div>\n<div>\n<div>\n<div>\n<p><span style=\"color: #000000;\">PRIVATIZZAZIONE DELL\u2019ACQUA?<\/span><\/p>\n<p>I promotori del quesito hanno giustificato la richiesta di abrogazione sostenendo che l\u2019articolo 23-bis prevede la <strong>privatizzazione<\/strong> dell\u2019acqua.<br \/>\nIn realt\u00e0, la propriet\u00e0 della risorsa idrica non viene messa in discussione dalla legge, ma questo \u00e8 addirittura banale. Ci\u00f2 che conta davvero \u00e8 che la legge non mette in discussione neppure la <strong>natura pubblica<\/strong> del servizio, l\u2019universalit\u00e0 dell\u2019accesso, il diritto soggettivo dei cittadini a riceverlo a condizioni accessibili: la responsabilit\u00e0 della fornitura continua a essere pubblica e sono i piani di gestione approvati da soggetti pubblici a decidere quali servizi offrire, quanti investimenti fare, quali obiettivi di miglioramento perseguire. L\u2019eventuale coinvolgimento del privato \u00e8 una scelta che si pu\u00f2 descrivere cos\u00ec: il \u201ccondominio cittadino\u201d ha bisogno di un idraulico per far funzionare il sistema di servizio, e deve decidere se assumerne direttamente uno alle sue dipendenze (affidamento \u201cin house\u201d) oppure affidare il compito a un professionista esterno. La legge non\u00a0 richiede che il professionista esterno sia un privato, ma richiede che la scelta venga effettuata tramite una gara pubblica. L\u2019idraulico, chiunque esso sia (azienda pubblica o azienda privata), non \u00e8 e non sar\u00e0 mai il \u201cpadrone dell\u2019acqua\u201d: l\u2019acqua appartiene <strong>ai cittadini<\/strong>, le infrastrutture appartengono ai cittadini, le modalit\u00e0 di accesso alle infrastrutture per approvvigionarsi del bene essenziale sono decise dal soggetto pubblico, le tariffe sono approvate dal soggetto pubblico. L\u2019idraulico ha solo il compito di recapitarci l\u2019acqua a casa, con le caratteristiche qualitative richieste affinch\u00e9 la possiamo usare e poi riprenderla per restituirla all\u2019ambiente. Per\u00f2, l\u2019idraulico costa: il vincolo per il comune, qualunque modello scelga, \u00e8 che le tariffe pagate dai cittadini coprano questi costi.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">CON I PRIVATI ACQUA PI\u00d9 CARA?<\/span><\/p>\n<p>Uno dei leit-motiv dei referendari \u00e8 che, con l\u2019ingresso dei privati nella gestione dei servizi idrici, il <strong>prezzo dell\u2019acqua<\/strong> non potrebbe che salire. Ma il prezzo dell\u2019acqua sale non perch\u00e9 la gestione sia privata, ma semmai perch\u00e9 \u00e8 stata, per cos\u00ec dire, \u201cdefiscalizzata\u201d a partire dal 1994, quando venne approvata la <strong>Legge Galli<\/strong> (legge 36\/1994, forse la legge ad attuazione pi\u00f9 ritardata della storia nazionale). In passato, e in parte ancora oggi, \u00e8 stata la <strong>finanza pubblica<\/strong> a farsi carico (poco) degli investimenti, mentre la tariffa a stento copriva i costi operativi. Se il contributo della fiscalit\u00e0 generale viene meno, il gestore (chiunque esso sia, pubblico o privato) deve ottenere le risorse finanziarie dal <strong>mercato<\/strong>, o sotto forma di prestiti (capitale di terzi) o di equity (capitale proprio). Le regole tariffarie sono uguali per tutti e prevedono che la tariffa copra i costi di gestione, gli ammortamenti e il costo del capitale investito: questo vale sia per le gestioni pubbliche che per quelle dove c\u2019\u00e8 una qualsiasi forma di coinvolgimento privato.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">CON I PRIVATI ACQUA PEGGIORE?<\/span><\/p>\n<p>Un altro tema su cui insistono i referendari \u00e8 che, con l\u2019ingresso dei privati, non potremmo pi\u00f9 essere sicuri della <strong>qualit\u00e0 dell\u2019acqua<\/strong> che beviamo e che, quindi, le gestioni private metterebbero in pericolo la nostra salute. Ma la qualit\u00e0 dell\u2019acqua \u2013 in tutti i sensi, compreso quello relativo agli scarichi depurati \u2013 \u00e8 decisa dal <strong>regolatore pubblico<\/strong>. Non solo l\u2019eventuale ingresso dei privati non far\u00e0 peggiorare la qualit\u00e0, ma potr\u00e0 farla sensibilmente migliorare, anche tenendo conto del maggiore antagonismo tra regolatore e regolato. Con le gestioni pubbliche, il regolatore pubblico chiude pi\u00f9 facilmente un occhio e anche l\u2019opinione pubblica \u00e8 spesso disposta a tollerare dal pubblico disfunzioni che mai tollererebbe da un privato. Basti citare la vicenda dell\u2019arsenico: le gestioni coinvolte si dividono esattamente a met\u00e0 tra pubbliche e private, ma quando capita ad Acea la si sbatte in prima pagina, quando invece capita alla gestione pubblica di Viterbo stranamente non ne parla nessuno. L\u2019acqua del sindaco, chiss\u00e0 perch\u00e9, \u00e8 sempre ottima e abbondante, anche quando fa schifo. Va anche considerato che le tariffe sono congegnate in modo da premiare chi fa <strong>investimenti<\/strong>: il privato, se vuole guadagnare, deve investire. E infatti, i dati dimostrano che le gestioni privatizzate investono di pi\u00f9 di quelle pubbliche, che invece sono pi\u00f9 vincolate dall\u2019obiettivo politico di tenere basse le tariffe.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">EFFETTI COLLATERALI?<\/span><\/p>\n<p>I referendari pensano all\u2019acqua, per\u00f2 l\u2019abrogazione della legge riporterebbe in vigore le <strong>normative pre-vigenti<\/strong> non solo per i servizi idrici, ma anche per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, i trasporti locali, eccetera. Secondo quelle normative, la possibilit\u00e0 di affidamento dei servizi \u201cin house\u201d, al di fuori di un chiaro quadro di regolazione, era assai pi\u00f9 ampia. L\u2019articolo 23-bis, infatti limita l\u2019affidamento \u201cin house\u201d a \u201csituazioni che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato\u201d. In ogni caso, la legge che col referendum si potrebbe abrogare richiede che la scelta dell\u2019affidamento \u201cin house\u201d vada motivata e trasmessa con una relazione all\u2019Antitrust e all\u2019autorit\u00e0 di settore (se esiste) che devono esprimere un parere (purtroppo non vincolante). Qualcuno, facendo spallucce, dice che, per i settori diversi dall\u2019acqua, si potrebbe intervenire nuovamente ad abrogazione eventualmente avvenuta. Ma il quesito referendario riguarda un intero articolo di legge, che si occupa di <strong>tutti i servizi<\/strong> pubblici locali. Dovessero vincere i s\u00ec, la manifesta volont\u00e0 degli elettori riguarderebbe tutti i servizi e non solo l\u2019acqua. Perch\u00e9 il legislatore dovrebbe rispettare l\u2019esito del referendum per l\u2019acqua e tradirlo per altri settori?<\/p>\n<p>Il <strong>quesito referendario n. 2<\/strong> &#8211; determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all\u2019adeguata remunerazione del capitale investito \u2013 chiede: <em>Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell\u2019art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 \u201cNorme in materia ambientale\u201d, limitatamente alla seguente parte: \u201cdell\u2019adeguatezza della remunerazione del capitale investito\u201d?<\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">SE IL PROFITTO SUI SERVIZI DI DISTRIBUZIONE VENISSE ABOLITO, L\u2019ACQUA COSTEREBBE DI MENO?<\/span><\/p>\n<p>Il quesito sembra motivato dall\u2019idea una \u201cadeguata remunerazione del capitale investito\u201d comporti inevitabilmente prezzi dei servizi idrici maggiori. Se fosse vero che il prezzo aumenta per colpa del profitto, sarebbe vero anche per qualsiasi altra attivit\u00e0 economica: anche le case, le automobili, il pane e gli abiti costerebbero di meno se fossero prodotti da un soggetto pubblico che non remunera il capitale investito. Ma la storia dell\u2019Unione Sovietica smentisce questa credenza. Dobbiamo intenderci sul significato di \u201cprofitto\u201d. In un mercato concorrenziale, rappresenta il costo-opportunit\u00e0 del capitale e il <strong>premio per l\u2019imprenditore<\/strong> che riesce a produrre lo stesso valore degli altri con costi pi\u00f9 bassi (o un valore pi\u00f9 alto agli stessi costi). In un mercato monopolistico non regolato, il profitto \u00e8 gonfiato dalla rendita di monopolio. Nel settore idrico le possibilit\u00e0 di sfruttare la concorrenza sono limitate alla fase di affidamento del servizio (da quattro a dieci volte in un secolo, diciamo), ma una buona regolazione pu\u00f2 aiutare non poco. Del resto, non basta non fare profitti per costare poco: un\u2019impresa che non remunera il capitale, ma ha personale in eccesso o affida consulenze d\u2019oro agli amici dell\u2019assessore, alla fine, potrebbe costare di pi\u00f9. Se la regolazione \u00e8 costruita in modo che il profitto rappresenti l\u2019eventuale premio per l\u2019impresa che si d\u00e0 da fare per ridurre i costi, il cittadino ne pu\u00f2 trarre beneficio.<\/p>\n<p>Attualmente il \u201cmetodo normalizzato\u201d per il <strong>calcolo della tariffa idrica<\/strong> prevede che il costo del capitale da imputare alla tariffa sia calcolato in modo forfetario al <strong>7 per cento<\/strong> del valore del capitale investito: questa scelta \u00e8 arbitraria e discutibile. Quel 7 per cento non \u00e8 \u201cprofitto\u201d, ma ingloba in s\u00e9 gli interessi passivi sui finanziamenti che l\u2019azienda riceve dal mercato, e copre in parte il rischio di impresa. Viene riconosciuto a tutte le gestioni e non solo a quelle private. \u00c8 vero che il valore del 7 per cento, fissato arbitrariamente nel 1996, quando ancora c\u2019era la lira, rappresenta un valore ormai privo di qualsiasi riferimento con il \u201cvero\u201d costo del capitale che le gestioni sostengono. Ad ogni modo, il quesito referendario abolirebbe l\u2019inciso relativo alla \u201cadeguatezza della remunerazione del capitale investito\u201d, ma non il principio, stabilito dallo stesso articolo 154 comma 1 una riga dopo, in base al quale la tariffa deve garantire la copertura dei costi, comprensivi degli investimenti. Dire che la tariffa deve coprire gli investimenti significa che, in ogni caso, il costo del capitale dovr\u00e0 essere coperto: con cosa si ripagherebbero i debiti contratti con le banche, altrimenti? E se questo capitale fosse capitale di rischio (equity), il suo costo \u00e8 rappresentato dall\u2019<strong>utile netto<\/strong> aziendale. Quello che dovrebbe invece essere evitato (ma non serviva certo il referendum per ribadirlo) \u00e8 che la tariffa contenga \u201c<strong>extraprofitti<\/strong>\u201d, ossia remunerazioni eccessive rispetto al costo-opportunit\u00e0 del capitale e al premio per il rischio.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019ACQUA DIVENTER\u00c0 UN BENE DI LUSSO?<\/span><\/p>\n<p>Gli <strong>effetti distributivi<\/strong> non vanno mai trascurati: \u00e8 giusto preoccuparsene, ma senza allarmismi e senza confusioni. Oggi spendiamo circa 90 euro\/anno pro capite e a regime potrebbero diventare il 20 per cento in pi\u00f9, con l\u2019attuazione dei piani di gestione esistenti. Volendo proiettare a lungo termine le tariffe davvero necessarie per un equilibrio di lungo periodo si potrebbe arrivare a <strong>140-150 euro pro-capite<\/strong>. Non sono cifre irrisorie, sebbene si tratti pur sempre di 50 centesimi al giorno. Oltretutto, questi valori medi oscillano da una realt\u00e0 all\u2019altra e l\u2019incidenza sui redditi pu\u00f2 essere molto diversa, considerando che poich\u00e9 l\u2019acqua \u00e8 un bene essenziale, i ricchi ne consumano quanta i poveri. Il tema dell\u2019incidenza tariffaria non va certamente banalizzato, ma pu\u00f2 essere affrontato in modo adeguato, costruendo <strong>strutture tariffarie<\/strong> diverse da quella attuale. Un conto \u00e8 dire che i ricavi da tariffa (complessiva) devono coprire i costi totali, un altro conto \u00e8 discutere di come costruirla. Ad esempio, si potrebbero introdurre quote fisse significative parametrate ai valori catastali in modo da ridurre l\u2019incidenza sulle fasce sociali <strong>pi\u00f9 deboli<\/strong>. Si pu\u00f2 anche pensare a forme integrative di intervento della finanza pubblica, finalizzate a garantire che l\u2019accesso al mercato dei capitali avvenga a condizioni pi\u00f9 vantaggiose, e quindi con un minore impatto sulla tariffa.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NON \u00c8 L&#8217;INGRESSO DEI PRIVATI NELLA GESTIONE DEI SERVIZI IDRICI A FAR SALIRE I PREZZI &#8211;\u00a0IN OGNI CASO LA TARIFFA DOVR\u00c0 CONTINUARE A COPRIRE GLI INVESTIMENTI SENZA PRODURRE EXTRAPROFITTI (PER QUESTO LA CONCORRENZA \u00c8 INDISPENSABILE Articolo di Andrea Boitani e Antonio Massarutto, pubblicato su lavoce.infoil 17 maggio 2011 &#8211; In argomento leggi anche la lettera [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13],"tags":[],"class_list":["post-14775","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-25-temi-diversi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14775","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=14775"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14775\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=14775"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=14775"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=14775"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}