
{"id":14871,"date":"2011-05-25T11:53:21","date_gmt":"2011-05-25T10:53:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=14871"},"modified":"2011-05-25T13:35:37","modified_gmt":"2011-05-25T12:35:37","slug":"il-dramma-della-rassegnazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=14871","title":{"rendered":"GIOVANI E DONNE: IL DRAMMA DELLA RASSEGNAZIONE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">GLI ULTIMI DATI ISTAT MOSTRANO UN ENORME DEFICIT DI PRESENZA FEMMINILE E GIOVANILE TRA LE FORZE DI LAVORO, GENERATO DA SFIDUCIA NELLA POSSIBILITA\u2019 DI TROVARE OCCUPAZIONE<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>Editoriale <strong>di Irene Tinagli <\/strong>pubblicato sulla<\/em> Stampa <em>il 24 maggio 2011<\/em><\/span><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&#8220;Tutti a casa&#8221;. Un tempo era un grido di protesta rivolto ai politici, oggi sembra piuttosto una realt\u00e0 di rassegnazione per milioni di Italiani. Tra i molti dati e analisi presenti nell\u2019ultimo rapporto dell\u2019Istat colpisce in modo particolare la persistenza in Italia di un bacino di inattivit\u00e0 altissimo, soprattutto tra i giovani e le donne. Non persone disoccupate in cerca di lavoro, semplicemente ferme. Secondo i calcoli dell\u2019Istat sono circa 3 milioni. Una cifra enorme. E la cosa pi\u00f9 preoccupante \u00e8 che per ben due milioni di queste persone il motivo di questa inattivit\u00e0 \u00e8 la convinzione che, tanto, sia inutile anche cercare lavoro. L\u2019Istat li definisce gli inattivi scoraggiati. La loro percentuale sulla forza lavoro in Italia \u00e8 pi\u00f9 che doppia rispetto alla media degli altri Paesi europei, e sei volte superiore a quella della Francia.<\/p>\n<p>Siamo cos\u00ec di fronte ad una sorta di paradosso. Da un lato un tasso di disoccupazione ufficiale che \u00e8 migliore di quello di molti altri Paesi europei (8,4% contro una media europea del 9,6%), dall\u2019altro per\u00f2 un tasso di inattivit\u00e0 che non ha eguali, arrivato al 37,8% contro una media europea del 29%. Da un lato un\u2019economia mondiale che ricomincia a girare, con una crescita media del Pil globale che nel 2010 \u00e8 stata del +5%, dall\u2019altro una totale sfiducia degli Italiani nella capacit\u00e0 dell\u2019Italia di agganciare questa ripresa e, soprattutto, di tradurla in nuova occupazione e crescita diffusa.<\/p>\n<p>Come mai? Qualcuno potr\u00e0 pensare che gli italiani sono male informati, o incapaci di vedere quando le cose vanno bene perch\u00e9 di natura scettica, oppure semplicemente che sono pigri. Ma non \u00e8 cos\u00ec. Gli italiani, come tutti gli altri, sanno leggere certi segnali e adeguare le proprie scelte di conseguenza. I segnali che influenzano i comportamenti dei cittadini in questi casi sono essenzialmente due: quelli provenienti dal mercato del lavoro pi\u00f9 vicino a loro e quelli provenienti dalla politica. I primi hanno mostrato chiaramente un peggioramento non tanto e non solo della quantit\u00e0 del lavoro (nel biennio 2009-2010 si sono persi mezzo milione di posti), ma anche e soprattutto la sua qualit\u00e0. I secondi hanno visto una politica economica, sociale e fiscale che in questi anni ha fatto pochissimo non solo per stimolare la creazione di nuovi posti di lavoro, ma anche per rendere il lavoro e la sua ricerca una scelta conveniente. Come ci insegnano i premi Nobel Pissarides e Mortensen (anche se non \u00e8 necessario un premio Nobel per capirlo) cercare lavoro ha dei costi, fisici e psicologici. E\u2019 normale che una persona decider\u00e0 di sostenere questi costi e questa fatica se pensa che ne valga la pena. Se invece i segnali indicano che questa convenienza \u00e8 scarsa, smettere di cercare pu\u00f2 diventare, per alcune persone, una scelta plausibile.<\/p>\n<p>Anche se il dato sulla disoccupazione totale in Italia non \u00e8 peggiorato, altri indicatori non sono altrettanto incoraggianti. Nel 2010, come ci dice il rapporto Istat, il calo pi\u00f9 grosso dei posti di lavoro si \u00e8 avuto tra le occupazioni cosiddette \u00abstandard\u00bb, ovvero a tempo pieno e indeterminato. Quasi trecentomila posti di lavoro \u00abbuono\u00bb andati in fumo. Circa due terzi di questi posti riguardavano giovani. Al contrario, l\u2019occupazione che si \u00e8 creata nel 2010 \u00e8 per lo pi\u00f9 <em>part-time<\/em>, con contratti a tempo determinato e in fasce occupazionali scarsamente qualificate, soprattutto per le donne. Perch\u00e9 dunque dovrebbe stupire se cos\u00ec tante persone, e, guardacaso, soprattutto i giovani e le donne decidono di stare a casa e smettere di cercare? Giovani e donne sono proprio le fasce di lavoratori che in Italia hanno i lavori \u00abpeggiori\u00bb, con i salari pi\u00f9 bassi e con nessuna assistenza in termini di servizi di supporto o ammortizzatori sociali che rendano la ricerca del lavoro pi\u00f9 semplice, meno onerosa e pi\u00f9 conveniente. Per non parlare del fisco. Oggi centinaia di migliaia di persone sono costrette ad aprire partite Iva per lavorare con enti e aziende che non sono pi\u00f9 disponibili ad assumerli come dipendenti, sopportando oneri e tassazioni che, persino nei cosiddetti \u00abregimi agevolati\u00bb, hanno ormai livelli molto elevati. Anche lavorare costa. E nessuna politica degli ultimi anni ha contribuito a renderlo pi\u00f9 conveniente. Le uniche attivit\u00e0 che fiscalmente sono state rese pi\u00f9 convenienti sono l\u2019acquisto e la locazione di immobili, con l\u2019abolizione dell\u2019Ici e l\u2019introduzione dell\u2019aliquota fissa al 20% per i redditi da affitti. Misure di per s\u00e9 non sbagliate, ma che in mancanza di una riforma della fiscalit\u00e0 sul lavoro, e in un Paese in cui il la propensione al possesso di case \u00e8 tra le pi\u00f9 alte del mondo, creano non poche distorsioni nell\u2019allocazione delle risorse e negli incentivi a lavorare. E quindi, al grido d\u2019allarme dell\u2019Istat che denuncia come milioni di italiani non cerchino pi\u00f9 lavoro, molti potrebbero rispondere: e perch\u00e9 dovremmo? Rassegnati s\u00ec, fessi no. La vera sfida del nostro Paese oggi \u00e8 quindi duplice: far recuperare dinamismo al mercato del lavoro in modo da generare pi\u00f9 opportunit\u00e0 e iniettare un po\u2019 di fiducia, ma anche rendere il lavoro una scelta pi\u00f9 conveniente e stimolante per milioni di persone che sono stanche di girare a vuoto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>GLI ULTIMI DATI ISTAT MOSTRANO UN ENORME DEFICIT DI PRESENZA FEMMINILE E GIOVANILE TRA LE FORZE DI LAVORO, GENERATO DA SFIDUCIA NELLA POSSIBILITA\u2019 DI TROVARE OCCUPAZIONE Editoriale di Irene Tinagli pubblicato sulla Stampa il 24 maggio 2011<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-14871","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14871","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=14871"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14871\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=14871"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=14871"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=14871"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}