
{"id":15017,"date":"2011-06-01T09:41:09","date_gmt":"2011-06-01T08:41:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=15017"},"modified":"2011-06-01T17:02:17","modified_gmt":"2011-06-01T16:02:17","slug":"lavoro-e-relazioni-industriali-secondo-mario-draghi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=15017","title":{"rendered":"LAVORO E RELAZIONI INDUSTRIALI SECONDO MARIO DRAGHI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">ANCHE IL GOVERNATORE DELLA BANCA D&#8217;ITALIA INDICA, TRA LE MISURE NECESSARIE PER RIMETTERE IN MOTO LA CRESCITA ECONOMICA DEL PAESE, L&#8217;APERTURA DEL SISTEMA AGLI INVESTIMENTI STRANIERI, IL SUPERAMENTO DEL DUALISMO DEL MERCATO DEL LAVORO E UNA RIFORMA DEL DIRITTO SINDACALE DI CUI DA TEMPO SI PARLA<\/span><\/p>\n<p><em>Estratto dalle <\/em>Considerazioni finali <em>svolte dal Governatore della Banca d&#8217;Italia all&#8217;Assemblea ordinaria dei Partecipanti, Roma, 31 maggio 2011\u00a0&#8211; Segnalo le notevoli convergenze tra le indicazioni in materia di lavoro e relazioni industriali contenute in questo documento e quelle contenute nella <a title=\"Relazione di E. Marcegaglia - 26.5.11\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=14902\" target=\"_blank\">relazione all&#8217;Assemblea di Confindustria di Emma Marcegaglia<\/a>, del 26 maggio 2011<\/em><\/p>\n<p><!--more-->[&#8230;] L\u2019ECONOMIA ITALIANA<\/p>\n<p>In Italia il disavanzo pubblico, prossimo quest\u2019anno al 4 per cento del PIL, \u00e8 inferiore a quello medio dell\u2019area dell\u2019euro; nelle previsioni ufficiali scender\u00e0 al di sotto del 3 per cento nel 2012. Il debito \u00e8 tuttavia vicino al 120 per cento del prodotto.<\/p>\n<p>Appropriati sono l\u2019obiettivo di pareggio del bilancio nel 2014 e l\u2019intenzione di anticipare a giugno la definizione della manovra correttiva per il 2013-14. Grazie alle riforme previdenziali avviate dalla met\u00e0 degli anni Novanta, a un sistema bancario che non ha richiesto salvataggi pubblici, a una prudente gestione della spesa durante la crisi, lo sforzo che ci \u00e8 richiesto \u00e8 minore che in molti altri paesi avanzati.<\/p>\n<p>Senza sacrificare la spesa in conto capitale oltre quanto gi\u00e0 previsto nello scenario tendenziale e senza aumentare le entrate, la spesa primaria corrente dovr\u00e0 per\u00f2 ancora contrarsi, di oltre il 5 per cento in termini reali nel triennio 2012-14, tornando, in rapporto al PIL, sul livello dell\u2019inizio dello scorso decennio.<\/p>\n<p>Per ridurre la spesa in modo permanente e credibile <strong>non \u00e8 consigliabile procedere a tagli uniformi in tutte le voci: essi impedirebbero di allocare le risorse dove sono pi\u00f9 necessarie<\/strong>; sarebbero difficilmente sostenibili nel medio periodo; <strong>penalizzerebbero le amministrazioni pi\u00f9 virtuose<\/strong>. Una manovra cosiffatta inciderebbe sulla gi\u00e0 debole ripresa dell\u2019economia, fino a sottrarle circa due punti di PIL in tre anni.<\/p>\n<p>Occorre invece un\u2019accorta articolazione della manovra, basata su <strong>un esame di fondo del bilancio degli enti pubblici, voce per voce, commisurando gli stanziamenti agli obiettivi di oggi, indipendentemente dalla spesa del passato; affinando gli indicatori di efficienza<\/strong> [<em>qui, nell&#8217;esposizione orale, Mario Draghi ha citato Tommaso Padoa Schioppa &#8211; n.d.r.<\/em>] dei diversi centri di servizio pubblico (uffici, scuole, ospedali, tribunali) al fine di conseguire miglioramenti capillari nell\u2019organizzazione e nel funzionamento delle strutture; proseguendo negli sforzi gi\u00e0 avviati per rendere pi\u00f9 efficienti le amministrazioni pubbliche; impiegando una parte dei risparmi cos\u00ec ottenuti in investimenti infrastrutturali.<\/p>\n<p>Andrebbero inoltre <strong>ridotte in misura significativa le aliquote, elevate, sui redditi dei lavoratori<\/strong> e delle imprese, compensando il minor gettito con ulteriori recuperi di evasione fiscale, in aggiunta a quelli, veramente apprezzabili, che l\u2019Amministrazione fiscale ha recentemente conseguito.<\/p>\n<p>Una manovra tempestiva, strutturale, credibile agli occhi degli investitori internazionali, orientata a favore della crescita, potrebbe, anche mediante una significativa riduzione dei premi al rischio che gravano sui tassi d\u2019interesse italiani, sostanzialmente limitare gli effetti negativi sul quadro macroeconomico.<\/p>\n<p>Il federalismo fiscale pu\u00f2 aiutare, responsabilizzando tutti i livelli di governo, imponendo rigidi vincoli di bilancio, avvicinando i cittadini alla gestione degli affari pubblici. Due condizioni sono cruciali: che <strong>i nuovi tributi locali siano compensati da tagli di quelli decisi centralmente e non vi si sommino<\/strong>; che si preveda un serrato controllo di legalit\u00e0 sugli enti a cui il decentramento affida ampie responsabilit\u00e0 di spesa.<\/p>\n<p>LA CRESCITA<\/p>\n<p>Dall\u2019avvio della ripresa, nell\u2019estate di due anni fa, l\u2019economia italiana ha recuperato soltanto 2 dei 7 punti percentuali di prodotto persi nella crisi. Nel primo trimestre di quest\u2019anno il ritmo di espansione \u00e8 stato appena positivo. Nel corso dei passati dieci anni il prodotto interno lordo \u00e8 aumentato in Italia meno del 3 per cento; del 12 in Francia, paese europeo a noi simile per popolazione. Il divario riflette integralmente quello della produttivit\u00e0 oraria: ferma da noi, salita del 9 per cento in Francia. Il deludente risultato italiano \u00e8 uniforme sul territorio, da Nord a Sud.<\/p>\n<p>Se la produttivit\u00e0 ristagna, la nostra economia non pu\u00f2 crescere. Il sistema produttivo perde competitivit\u00e0. Si aprono disavanzi crescenti nella bilancia dei pagamenti correnti. Si inaridisce l\u2019afflusso di investimenti diretti: <strong>nel decennio sono entrati in Italia capitali per investimenti diretti pari all\u201911 per cento del PIL, contro il 27 in Francia<\/strong>.<\/p>\n<p>Le dinamiche retributive sono da noi modeste, non potendo troppo discostarsi da quelle della produttivit\u00e0: la domanda interna ne risente. Le retribuzioni reali dei lavoratori dipendenti nel nostro paese sono rimaste pressoch\u00e9 ferme nel decennio, contro un aumento del 9 per cento in Francia; i consumi reali delle famiglie, cresciuti del 18 per cento in Francia, sono aumentati da noi meno del 5, e solo in ragione di una erosione della propensione al risparmio.<\/p>\n<p>La nostra produttivit\u00e0 ristagna perch\u00e9 il sistema non si \u00e8 ancora bene adattato alle nuove tecnologie, alla globalizzazione. Capirne le ragioni \u00e8 stato l\u2019obiettivo di molta parte della ricerca svolta in Banca d\u2019Italia negli ultimi anni.<\/p>\n<p>Ne ho dato conto pi\u00f9 volte, in primo luogo in questa sede. Le nostre analisi chiamano in causa la struttura produttiva italiana, pi\u00f9 frammentata e statica di altre, e politiche pubbliche che non incoraggiano, spesso ostacolano, l\u2019evoluzione di quella struttura.<\/p>\n<p>Va affrontato alla radice il problema di efficienza della giustizia civile: la durata stimata dei processi ordinari in primo grado supera i 1.000 giorni e colloca l\u2019Italia al 157esimo posto su 183 paesi nelle graduatorie stilate dalla Banca Mondiale; l\u2019incertezza che ne deriva \u00e8 un fattore potente di attrito nel funzionamento dell\u2019economia, oltre che di ingiustizia. Nostre stime indicano che la perdita annua di prodotto attribuibile ai difetti della nostra giustizia civile potrebbe giungere a un punto percentuale.<\/p>\n<p>Occorre proseguire nella riforma del nostro sistema di istruzione, gi\u00e0 in parte avviata, con l\u2019obiettivo di <strong>innalzare i livelli di apprendimento<\/strong>, che sono tra i pi\u00f9 bassi nel mondo occidentale anche a parit\u00e0 di spesa per studente. Troppo ampi restano i divari interni al Paese: tra Sud e Nord, tra scuole della stessa area, anche nella scuola dell\u2019obbligo. Nell\u2019universit\u00e0 \u00e8 desiderabile una <strong>maggiore concorrenza fra atenei<\/strong>, che porti a poli di eccellenza in grado di competere nel mondo; \u00e8 ancora basso nel confronto internazionale il numero complessivo di laureati. Secondo valutazioni dell\u2019OCSE, il distacco del sistema educativo italiano dalle migliori pratiche mondiali potrebbe implicare a lungo andare un minor tasso di crescita del PIL fino a un punto percentuale.<\/p>\n<p><strong>La concorrenza, radicata in molta parte dell\u2019industria, stenta a propagarsi al settore dei servizi<\/strong>, specialmente quelli di pubblica utilit\u00e0. Non si auspicano privatizzazioni senza controllo, ma un sistema di concorrenza regolata, in cui il cliente, il cittadino sia pi\u00f9 protetto. La sfida della crescita non pu\u00f2 essere affrontata solo dalle imprese e dai lavoratori direttamente esposti alla competizione internazionale, mentre rendite e vantaggi monopolistici in altri settori deprimono l\u2019occupazione e minano la competitivit\u00e0 complessiva del Paese.<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 indietro nella dotazione di infrastrutture rispetto agli altri principali paesi europei, pur con una spesa pubblica che dagli anni Ottanta al 2008 \u00e8 stata maggiore in rapporto al PIL. I programmi del Governo prevedono che l\u2019incidenza della spesa scenda all\u20191,6 per cento nel 2012, dal 2,5 del 2009; nella media dell\u2019area dell\u2019euro la spesa programmata per il 2012 \u00e8 del 2,2 per cento del PIL, dal 2,8 del 2009. Incertezza dei programmi, carenze nella valutazione dei progetti e nella selezione delle opere, frammentazione e sovrapposizione di competenze, inadeguatezza delle norme sull\u2019affidamento dei lavori e sulle verifiche degli avanzamenti producono da noi opere meno utili e pi\u00f9 costose che altrove.<\/p>\n<p>I progetti finanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale vengono eseguiti in tempi quasi doppi rispetto a quelli programmati, contro ritardi medi di un quarto in Europa, e i costi eccedono i preventivi del 40 per cento, contro il 20 nel resto d\u2019Europa. Nell\u2019alta velocit\u00e0 ferroviaria e nelle autostrade i costi medi per chilometro e i tempi di realizzazione sono superiori a quelli di Francia e Spagna, in una misura solo in parte giustificata dalle diverse condizioni orografiche.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario recuperare efficienza nella spesa, anche per sfruttare appieno le risorse dei concessionari privati e quelle comunitarie, che non pesano sui conti pubblici.<\/p>\n<p>A oggi sono stati completati poco pi\u00f9 del 60 per cento degli ampliamenti concordati nel 1997 tra l\u2019ANAS e la principale concessionaria autostradale e meno del 30 di quelli decisi nel programma del 2004; il programma pi\u00f9 recente, del 2008, \u00e8 ancora in fase di studio. Le opere da realizzare valgono circa 15 miliardi. I fondi strutturali comunitari attualmente a nostra disposizione sono stati spesi solo per il 15 per cento: quelli non spesi ammontano a 23 miliardi, a cui va associato il relativo cofinanziamento nazionale. Accelerare tutti questi interventi darebbe un forte impulso all\u2019attivit\u00e0 economica.<\/p>\n<p>La diffusione nell\u2019ultimo quindicennio dei contratti di lavoro a tempo determinato e parziale ha contribuito a innalzare il tasso di occupazione, ma al costo di introdurre <strong>nel mercato un pronunciato dualismo: da un lato i lavoratori in attivit\u00e0 a tempo indeterminato, maggiormente tutelati; dall\u2019altro una vasta sacca di precariato, soprattutto giovanile, con scarse tutele e retribuzioni. <\/strong><strong>Riequilibrare la flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro<\/strong>, oggi quasi tutta concentrata nelle modalit\u00e0 d\u2019ingresso, migliorerebbe le aspirazioni di vita dei giovani; <strong>spronerebbe le unit\u00e0 produttive a investire di pi\u00f9 nella formazione delle risorse umane, a inserirle nei processi produttivi, a dare loro prospettive di carriera.<\/strong><\/p>\n<p>Le relazioni industriali devono favorire l\u2019ammodernamento e la competitivit\u00e0 del sistema produttivo, nell\u2019interesse di tutte le parti. Sono stati compiuti passi per <strong>rafforzare il ruolo della contrattazione aziendale<\/strong>, ma <strong>la prevalenza di quella nazionale, l\u2019assenza di regole certe nella rappresentanza sindacale ancora limitano la possibilit\u00e0 per i lavoratori di assumere impegni nei confronti dell\u2019azienda di appartenenza; ne attenuano la capacit\u00e0 di influire sulle loro stesse prospettive di reddito e di occupazione<\/strong>.<\/p>\n<p>La <strong>scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro<\/strong> \u00e8 un fattore cruciale di debolezza del sistema, su cui stiamo ora concentrando la nostra \u00a0ricerca. Oggi il 60 per cento dei laureati \u00e8 formato da giovani donne: conseguono il titolo in minor tempo dei loro colleghi maschi, con risultati in media migliori, sempre meno nelle tradizionali discipline umanistiche. Eppure in Italia l\u2019occupazione femminile \u00e8 ferma al 46 per cento della popolazione in et\u00e0 da lavoro, venti punti meno di quella maschile, \u00e8 pi\u00f9 bassa che in quasi tutti i paesi europei soprattutto nelle posizioni pi\u00f9 elevate e per le donne con figli; le retribuzioni sono, a parit\u00e0 di istruzione ed esperienza, inferiori del 10 per cento a quelle maschili. <strong>Il tempo di cura della casa e della famiglia a carico delle donne resta in Italia molto maggiore che negli altri paesi: aiuterebbero maggiori servizi e una organizzazione del lavoro volti a consentire una migliore conciliazione tra vita e lavoro, una riduzione dei disincentivi impliciti nel regime fiscale.<\/strong><\/p>\n<p>Il sistema di protezione sociale deve essere posto in grado di offrire, a chi perde definitivamente il lavoro e ne cerca attivamente un altro, un sostegno sufficiente; occorre che <strong>la sorte di chi lavora in aziende che non hanno pi\u00f9 prospettive di mercato sia resa meno drammatica, anche per non ostacolare il fisiologico ricambio delle imprese<\/strong>.<br \/>\n[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ANCHE IL GOVERNATORE DELLA BANCA D&#8217;ITALIA INDICA, TRA LE MISURE NECESSARIE PER RIMETTERE IN MOTO LA CRESCITA ECONOMICA DEL PAESE, L&#8217;APERTURA DEL SISTEMA AGLI INVESTIMENTI STRANIERI, IL SUPERAMENTO DEL DUALISMO DEL MERCATO DEL LAVORO E UNA RIFORMA DEL DIRITTO SINDACALE DI CUI DA TEMPO SI PARLA Estratto dalle Considerazioni finali svolte dal Governatore della Banca [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9,11],"tags":[],"class_list":["post-15017","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro","category-23-sindacato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15017","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=15017"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15017\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=15017"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=15017"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=15017"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}