
{"id":15227,"date":"2011-06-12T11:12:49","date_gmt":"2011-06-12T10:12:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=15227"},"modified":"2011-06-19T03:29:57","modified_gmt":"2011-06-19T02:29:57","slug":"15227","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=15227","title":{"rendered":"TMNEWS: TREMONTI SBAGLIA BERSAGLIO, IL DUALISMO NASCE DALLE FALSE COLLABORAZIONI AUTONOME"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">QUANDO DENUNCIA L&#8217;ECCESSO DI CONTRATTI A TERMINE, IL MINISTRO\u00a0DELL&#8217;ECONOMIA\u00a0DIMENTICA CHE LA QUESTIONE CRUCIALE \u00c8 COSTITUITA INVECE DAI MILIONI DI RAPPORTI DI COLLABORAZIONE QUALIFICATA COME &#8220;AUTONOMA&#8221;, MENTRE \u00c8 SOSTANZIALMENTE DIPENDENTE<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista a cura di Pierpaolo Cinti per l&#8217;Agenzia <\/em>TMNews<em>, 11 giugno 2011<\/em><\/p>\n<p><!--more-->Il problema non nasce dai contratti a termine, la cui percentuale \u00e8 in linea con la media europea: il dualismo nasce da quei milioni di contratti catalogati come collaborazioni ma che in realt\u00e0 si sostanziano come lavoro dipendente a tutti gli effetti. Serve perci\u00f2 una riforma che, senza oneri per lo Stato, e con vantaggi sia per le imprese sia per i nuovi assunti, garantisca flessibilit\u00e0 alle prime e sicurezza ai secondi (tutti). Il giuslavorista e senatore Pd Pietro Ichino commenta cos\u00ec le affermazioni del ministro dell&#8217;Economia, Giulio Tremonti che oggi, intervenendo al convegno dei giovani di Confindustria ha parlato di un &#8220;abuso&#8221; nell&#8217;uso dei contratti a tempo determinato e che bisogna mettere &#8220;un limite&#8221; a questa eccessiva flessibilit\u00e0.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8220;Il problema del dualismo del mercato del lavoro italiano &#8211; dice Ichino interpellato da TMNews &#8211; non \u00e8 costituito tanto dai rapporti di lavoro subordinato a termine, la cui percentuale sul totale \u00e8 tutto sommato in linea con la media europea. Il problema &#8211; evidenzia &#8211; \u00e8 costituito dai milioni di rapporti di lavoro sostanzialmente dipendente, ma qualificati formalmente come collaborazioni continuative autonome se non addirittura come lavoro libero-professionale, quindi con partita iva, anche se si svolgono in modo continuativo con un unico committente e con pieno inserimento nella sua organizzazione aziendale&#8221;.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La differenza tra le due categorie, insiste il senatore del Pd, non sta solo nel trattamento, ma anche nelle prospettive: &#8220;questi &#8216;falsi autonomi&#8217; \u2013 spiega il senatore &#8211; sono il doppio se non il triplo dei contratti a termine; e tutti i dati disponibili stanno a indicare che\u00a0i titolari di contratto a termine hanno buone probabilit\u00e0 di passare al lavoro subordinato regolare a tempo i mentre i &#8216;falsi autonomi&#8217; hanno una bassissima probabilit\u00e0 di ottenere questa &#8216;promozione'&#8221;.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La ricetta per superare questa situazione, spiega Ichino, \u00e8 creare un sistema che coniughi flessibilit\u00e0 del mercato e sicurezza per i lavoratori. &#8220;Occorre urgentemente una riforma profonda del nostro diritto del lavoro che \u2013 sottolinea &#8211; \u00a0senza togliere nulla a chi oggi ha un rapporto stabile e regolare, per tutti i rapporti di lavoro sostanzialmente dipendente che si costituiranno da qui in avanti, preveda una disciplina capace di applicarsi veramente a tutti&#8221;. In pratica, aggiunge, &#8220;tutti a tempo indeterminato tranne i casi classici di lavoro a temine. A tutti le protezioni essenziali, in particolare quella contro le discriminazioni, ma nessuno inamovibile; e a chi perde il posto adeguate garanzie di continuit\u00e0 del reddito e di investimento sulla sua professionalit\u00e0 che ricostruiscano nel mercato del lavoro, quella sicurezza che non pu\u00f2 pi\u00f9 basarsi sulla ingessatura del rapporto di lavoro&#8221;.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Secondo Ichino, perch\u00e9 questa riforma sia efficace &#8220;\u00e8 indispensabile che i requisiti per la qualificazione del rapporto di lavoro come &#8216;dipendente&#8217; siano immediatamente rilevabili dai tabulati dell&#8217;erario o dell&#8217;Inps&#8221;.\u00a0 Il giuslavorista ricorda a tale proposito i contenuti del disegno di legge numero 1873 da lui presentato con altri 54 senatori nel 2009 che, spiega, &#8220;prevede che la nuova disciplina si applichi in tutti i casi in cui il lavoratore presta continuativamente la propria opera per un committente traendo dal rapporto pi\u00f9 di 2\/3 del proprio reddito complessivo di lavoro, e che il reddito stesso non superi i 40mila euro annui. In questo modo non saranno necessari n\u00e9 ispettori, n\u00e9 giudici, n\u00e9 avvocati per impedire le simulazioni e l&#8217;elusione della nuova normativa&#8221;.\u00a0\ufffd<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 In questo scenario l&#8217;introduzione della cosiddetta <em>flexsecurity <\/em>avrebbe costi tutt&#8217;altro che insostenibili grazie a un meccanismo che prevede una sorta di &#8216;scambio&#8217;. &#8220;Nel ddl &#8211; dice Ichino &#8211; si prevede a carico delle imprese un trattamento complementare di disoccupazione che porti l&#8217;indennit\u00e0 al 90% per il primo anno e 80% per il secondo anno. Ed, eventualmente, 70% nel caso raro in cui la disoccupazione si protrae per il terzo anno. Questo onere \u00e8 compensato dall&#8217;esenzione del licenziamento per motivi economici organizzativi dal controllo giudiziale&#8221;. Nel dettaglio, all&#8217;impresa &#8220;\u00e8 consentito licenziare per motivi economici e organizzativi senza subire il controllo del giudice sul giustificato motivo; questo consente immediatezza e rapidit\u00e0 di aggiustamento industriale, comportando un rilevantissimo risparmio per l&#8217;impresa stessa, che oggi invece questo aggiustamento non lo pu\u00f2 fare se non in tempi molto lunghi; in cambio si chiede all&#8217;impresa di sostenere il costo di questo trattamento complementare&#8221;.\u00a0Per cui, osserva Ichino, &#8220;il costo non sarebbe eccessivo perch\u00e9 se la ricollocazione del lavoratore licenziato avviene entro il primo anno, come gi\u00e0 oggi accade in pi\u00f9 di otto casi su dieci, il trattamento complementare di disoccupazione nel settore industriale e in altri settori vicini,ammonta al 10% perch\u00e9 l&#8217;80% lo paga gi\u00e0 l&#8217;Inps. L&#8217;impresa se riesce ricollocare il lavoratore licenziato entro il primo anno ha un onere molto modesto; quindi ha un forte incentivo ad attivare i servizi di assistenza migliori&#8221;. Quanto alla fattibilit\u00e0, Ichino puntualizza che &#8220;naturalmente questa ricollocazione richieder\u00e0 l&#8217;intervento di una buona agenzia &#8216;outplacement&#8217; e magari anche qualche investimento nella riqualificazione professionale del lavoratore\u00a0 mirata agli sbocchi esistenti. Questi costi possono benissimo essere coperti dalla Regione anche con i contributi del Fondo Sociale Europeo che oggi vengono sprecati o utilizzati malissimo, o anche persi del tutto perch\u00e9 non siamo capaci di spenderli. Invece, potrebbero essere destinati a questo. L&#8217;impresa quindi &#8211; fa notare Ichino &#8211; \u00e8 fortemente incentivata a scegliere bene il percorso di ricollocazione del lavoratore perch\u00e9 se sceglie una societ\u00e0 di &#8216;outplacement&#8217; che fa bene il suo mestiere, se sceglie il corso di riqualificazione migliore, risparmier\u00e0 molto denaro; e la Regione, se fa bene il suo mestiere, rimborsa all&#8217;impresa questa spesa. A questo punto l&#8217;operazione \u00e8 realizzata senza oneri eccessivi per l&#8217;impresa, e senza alcun danno economico o professionale per il lavoratore&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>QUANDO DENUNCIA L&#8217;ECCESSO DI CONTRATTI A TERMINE, IL MINISTRO\u00a0DELL&#8217;ECONOMIA\u00a0DIMENTICA CHE LA QUESTIONE CRUCIALE \u00c8 COSTITUITA INVECE DAI MILIONI DI RAPPORTI DI COLLABORAZIONE QUALIFICATA COME &#8220;AUTONOMA&#8221;, MENTRE \u00c8 SOSTANZIALMENTE DIPENDENTE Intervista a cura di Pierpaolo Cinti per l&#8217;Agenzia TMNews, 11 giugno 2011<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[],"class_list":["post-15227","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15227","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=15227"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15227\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=15227"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=15227"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=15227"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}