
{"id":1525,"date":"2009-01-29T20:29:39","date_gmt":"2009-01-29T19:29:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1525"},"modified":"2009-06-11T17:10:16","modified_gmt":"2009-06-11T16:10:16","slug":"note-tecniche-sullaccordo-di-riforma-della-contrattazione-collettiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1525","title":{"rendered":"NOTE TECNICHE SULL&#8217;ACCORDO DI RIFORMA DELLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA"},"content":{"rendered":"<p style=\"background: white; margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"color: #993300;\">PERCHE&#8217; E&#8217; TECNICAMENTE IMPOSSIBILE STABILIRE SE L&#8217;INTESA FIRMATO DA CONFINDUSTRIA CON CISL, UIL E UGL CAUSERA&#8217; UN AUMENTO O UNA RIDUZIONE DELLA PARTE DELLE\u00a0RETRIBUZIONI NEGOZIATA AL LIVELLO NAZIONALE<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"background: white; margin: 0cm 0cm 0pt;\">Articolo pubblicato sul sito <a title=\"lavoce.info\" href=\"www.lavoce.info\" target=\"_blank\">lavoce.info<\/a> il 30 gennaio 2009\u00a0<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/accordo-quadro-22-i-2009.pdf\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-44\" title=\"icona-dwl\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/icona-dwl.png\" alt=\"&lt;\/p&gt;\" width=\"53\" height=\"53\" \/><\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/accordo-quadro-22-i-2009.pdf\" target=\"_blank\">Scarica l&#8217;accordo quadro<\/a><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"background: white; margin: 0cm 0cm 0pt;\">\u00a0Il motivo principale per cui la Cgil ha rifiutato l\u2019intesa sulla riforma della contrattazione collettiva \u00e8 la prospettiva che nei futuri rinnovi nazionali esso produca una riduzione degli adeguamenti retributivi rispetto all\u2019inflazione. Cisl, Uil, Ugl e Confindustria, che lo hanno firmato, negano invece questa prospettiva. Cerchiamo di capire come stanno realmente le cose.<\/p>\n<p style=\"background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt;\"><!--more-->Occorre considerare, innanzitutto, che il nuovo accordo prevede esplicitamente che sia negoziato in ogni impresa un premio di produzione: sindacato e lavoratori avranno dunque un vero e proprio diritto all\u2019apertura della trattativa per l\u2019istituzione del premio di produzione in ciascuna azienda in cui il nuovo sistema si applicher\u00e0. Questo deve portare a un mutamento di grande rilievo, sia dal punto di vista dell\u2019estensione della contrattazione aziendale, sia nella struttura delle retribuzioni. I sindacati che sapranno riformare se stessi e mettersi in grado di svolgere incisivamente questa funzione attiveranno un modello di relazioni industriali significativamente diverso da quello attuale. Ed \u00e8 subito evidente che, se non si tiene conto di questo dato, tutti i confronti fra vecchio e nuovo sistema sono inattendibili.<\/p>\n<p style=\"background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;\" align=\"center\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per quel che riguarda la parte della retribuzione negoziata al livello nazionale, l\u2019intesa istituisce un meccanismo di adeguamento dei minimi tabellari secondo un indice previsionale costruito sulla base dell\u2019IPCA (indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo) che non \u00e8 di per s\u00e9 meno protettivo rispetto al meccanismo precedente, fondato sul riferimento all\u2019\u201cinflazione programmata\u201d: esso, semmai, \u00e8 destinato a portare un adeguamento pi\u00f9 vicino all\u2019inflazione reale, rispetto a quanto accaduto nel quindicennio passato.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nel nuovo sistema il sindacato rinuncia a negoziare al livello nazionale aumenti retributivi collegati agli aumenti di produttivit\u00e0 (come avveniva nel vecchio sistema), al fine di lasciare pi\u00f9 spazio allo sviluppo della contrattazione al livello aziendale su questa materia. L\u2019accordo, per\u00f2, prevede pure che i contratti nazionali di settore istituiscano un \u201celemento retributivo di garanzia\u201d (ERG), destinato a scattare nelle imprese dove la contrattazione di secondo livello di fatto non si attivi. \u00c8 sostanzialmente una generalizzazione del meccanismo gi\u00e0 da tempo previsto dal contratto collettivo dei metalmeccanici (dove \u00e8 chiamato \u201cassegno perequativo\u201d). Anche se si considera soltanto la parte di retribuzione negoziata al livello centrale, non si pu\u00f2 ragionevolmente affermare che il risultato di queste nuove norme-quadro sar\u00e0 una sua riduzione prima di conoscere l\u2019entit\u00e0 dell\u2019ERG che verr\u00e0 stabilita da ciascun contratto nazionale.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0La Cgil esprime a questo proposito il timore che, nei settori in cui il sindacato \u00e8 pi\u00f9 debole, l\u2019ERG di fatto non venga contrattato, o venga determinato in misura troppo bassa. Ma dove il sindacato \u00e8 pi\u00f9 debole era pi\u00f9 difficile anche il \u201crecupero di produttivit\u00e0\u201d che veniva negoziato al livello nazionale nel vecchio sistema.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Finora, dunque, nel quadro dell\u2019accordo del 1993, al livello nazionale si negoziava una parte maggiore della retribuzione complessiva, secondo un criterio tendenzialmente uguale per tutti i settori; si lasciava cos\u00ec uno spazio pi\u00f9 ridotto alla parte di retribuzione legata agli aumenti di produttivit\u00e0 o redditivit\u00e0 effettivi e si sacrificavano sul piano nazionale le retribuzioni delle aziende pi\u00f9 dinamiche. \u00c8 possibile che anche questo abbia contribuito a tenere il livello generale delle nostre retribuzioni nettamente pi\u00f9 basso rispetto a quelli di tutti i nostri maggiori partner europei.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 D\u2019altra parte, aumentare le retribuzioni \u00e8 possibile soltanto in due modi. Il primo consiste nell\u2019erosione del profitto, dove c\u2019\u00e8, a vantaggio dei redditi di lavoro; per questo lo strumento pi\u00f9 efficace e penetrante \u2013 almeno in riferimento alle aziende con produttivit\u00e0 e redditivit\u00e0 pi\u00f9 alte della media \u2011 non \u00e8 certamente la negoziazione di uno standard nazionale che deve andar bene anche per i settori dove produttivit\u00e0 e redditivit\u00e0 sono pi\u00f9 basse. Il secondo consiste nel rendere pi\u00f9 produttivo il lavoro; questo \u00e8 possibile soltanto attraverso l\u2019innovazione; e l\u2019innovazione che pi\u00f9 conta, quella che sovente \u00e8 portata dall\u2019imprenditore straniero, la si contratta al livello aziendale, non a quello nazionale. Sindacati e lavoratori italiani finora hanno fatto troppo poco questo mestiere; non si pu\u00f2 ragionevolmente negare che il nuovo accordo interconfederale apra maggiori spazi per svolgerlo.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Nel maggio scorso avevo proposto <a title=\"Una proposta per l'E.R.G.\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=359\" target=\"_blank\">una formulazione della clausola relativa all\u2019ERG suscettibile di offrire una \u201cgaranzia\u201d assai efficace<\/a>, pur mantenendo uno stretto collegamento di questa voce retributiva con l\u2018andamento di ciascuna azienda. Si trattava della traduzione in linguaggio contrattuale di un\u2019idea originariamente proposta da Tito Boeri e Pietro Garibaldi: un premio di produttivit\u00e0 \u201cdi default\u201d collegato al margine operativo lordo di ciascuna azienda, ma i cui parametri minimi fossero stabiliti a livello nazionale, per il caso di difetto di negoziazione nella singola impresa. Questo avrebbe anche costituito una sorta di \u201ctraccia\u201d per la contrattazione aziendale anche nelle piccolissime aziende, da parte di lavoratori o sindacalisti privi di qualsiasi esperienza in questa materia. Vi \u00e8 ragione di ritenere che, se la Cgil, nella trattativa svoltasi nel corso del 2008, avesse sostenuto un meccanismo di questo genere, la Confindustria non avrebbe opposto un rifiuto pregiudiziale. \u00c8 vero che questo meccanismo non avrebbe prodotto aumenti retributivi nelle aziende che pi\u00f9 soffrono l\u2019attuale fase di recessione; ma questo non \u00e8 necessariamente un male: la flessibilit\u00e0 della retribuzione in relazione all\u2019andamento aziendale favorisce la continuit\u00e0 dell\u2019occupazione ed evita le sospensioni del lavoro e i licenziamenti.<\/p>\n<p style=\"background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;\" align=\"center\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt;\">L\u2019accordo del 22 gennaio prevede la stipulazione entro tre mesi di un accordo ulteriore, per la definizione dei criteri di misurazione della rappresentativit\u00e0 dei sindacati, al livello nazionale e a quello aziendale. \u00c8 evidente che un sistema di regole sulla rappresentanza non pu\u00f2 funzionare se non lo firma anche la confederazione sindacale maggiore. Mi sembra difficile, per\u00f2, che la Cgil possa sottrarsi alla negoziazione e stipulazione di questo secondo accordo, essendo sempre stata proprio la fissazione delle regole sulla misurazione della rappresentativit\u00e0 dei sindacati la bandiera della stessa Cgil. Quanto al contenuto di questo futuro accordo, fin dal maggio scorso le tre confederazioni maggiori hanno raggiunto un\u2019intesa abbastanza precisa sulle regole da istituire.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt;\">Questo secondo passaggio potrebbe costituire l\u2019occasione per ricucire lo \u201cstrappo\u201d tra le confederazioni. E a quel punto, anche la riforma della struttura della contrattazione collettiva potrebbe decollare, nonostante il probabile permanere del dissenso della Cgil: una volta stabilito il criterio di misurazione della rappresentativit\u00e0, settore per settore sar\u00e0 la coalizione sindacale maggioritaria a decidere se applicare o no le nuove regole. Cos\u00ec avremo, per esempio, a seconda della maggioranza sindacale operante in ciascun settore, quello tessile e quello chimico che applicheranno le nuove regole, il settore metalmeccanico e quello del commercio che non le applicheranno; e ci sar\u00e0 la possibilit\u00e0 di misurare e verificare gli effetti dell\u2019uno e dell\u2019altro assetto della contrattazione collettiva. A ben vedere, un vero pluralismo sindacale significa proprio questo: possibilit\u00e0 di modelli diversi di relazioni industriali di confrontarsi e competere tra di loro, in modo che i lavoratori possano compiere la loro scelta a ragion veduta, in modo pragmatico e non soltanto sulla base di opzioni ideologiche. Rinvio in proposito al <a title=\"Dialogo con E. Scalfari sulla riforma della contrattazione collettiva\" href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/articoli\/view.asp?IDArticle=415\" target=\"_blank\">dialogo con Eugenio Scalfari<\/a> pubblicato in questo sito nel febbraio 2006.<\/p>\n<p style=\"background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;\" align=\"center\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt;\">Tra le altre novit\u00e0 contenute nell\u2018intesa una di grande rilievo \u00e8 costituita dalla previsione della possibilit\u00e0 che il contratto aziendale \u2013 se stipulato dalla coalizione sindacale maggioritaria \u2013 deroghi al contratto nazionale, sia in materia retributiva, sia in materia \u201cnormativa\u201d; e questo sia in situazioni di difficolt\u00e0 economica, dove \u00e8 necessaria una riduzione dello standard retributivo, sia, al contrario, nelle situazioni in cui la deroga \u00e8 necessaria per introdurre un\u2019innovazione nell\u2019organizzazione del lavoro non compatibile con il modello fissato dal contratto nazionale. Su questo punto \u00e8 profondamente cambiata la filosofia stessa dell\u2019accordo, rispetto al testo che era stato proposto dalla Confindustria nella primavera scorsa. Chi ha letto quanto ho scritto su questo punto (in particolare, il libro <a title=\"A che cosa serve il sindacato\" href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/libri\/view.asp?IDArticle=330\" target=\"_blank\">\u201cA che cosa serve il sindacato?\u201d<\/a> e il saggio <a title=\"Che cosa impedisce ai lavoratori di scegliersi l'imprenditore\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=28\" target=\"_blank\">\u201cChe cosa impedisce ai lavoratori di scegliersi l\u2019imprenditore\u201d<\/a>) sa perch\u00e9 considero indispensabile questo ampliamento dello spazio della contrattazione aziendale per aprire maggiormente il nostro sistema all\u2019innovazione e agli investimenti stranieri, che sono il solo modo per ottenere un forte aumento delle nostre retribuzioni.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A dire il vero, nel mio libro test\u00e9 citato non propongo che la facolt\u00e0 di deroga venga attribuita a qualsiasi coalizione sindacale che sia maggioritaria nella singola azienda: propongo invece l\u2019istituzione di un filtro ulteriore, costituito dall\u2019appartenenza dei sindacati stipulanti al livello aziendale ad associazioni radicate in almeno tre altre Regioni. Questo al fine di evitare possibili degenerazioni del meccanismo, soprattutto nel Mezzogiorno. Credo che adottare questo filtro ulteriore in questo accordo interconfederale non sarebbe stato male (e le parti sono ancora in tempo per farlo); ma sono altrettanto convinto che in questa materia la possibilit\u00e0 di degenerazioni marginali non debba indurre a paralizzare o appesantire eccessivamente l\u2019intero sistema nazionale.<\/p>\n<p style=\"background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;\" align=\"center\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt;\">Ho, invece, forti perplessit\u00e0 sulla possibilit\u00e0 di buon funzionamento del nuovo assetto della contrattazione collettiva nel settore pubblico. Fino a che non sar\u00e0 stato attivato il sistema di valutazione indipendente e trasparente delle performance delle singole amministrazioni previsto dal <a title=\"Valutazione e trasparenza nelle p.a.\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1111\" target=\"_blank\">disegno di legge approvato nel dicembre scorso dal Senato e attualmente in discussione alla Camera<\/a>, non vedo come la contrattazione decentrata possa svolgere correttamente, in questo settore, la funzione di collegamento delle retribuzioni all\u2019andamento gestionale.<\/p>\n<p style=\"background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PERCHE&#8217; E&#8217; TECNICAMENTE IMPOSSIBILE STABILIRE SE L&#8217;INTESA FIRMATO DA CONFINDUSTRIA CON CISL, UIL E UGL CAUSERA&#8217; UN AUMENTO O UNA RIDUZIONE DELLA PARTE DELLE\u00a0RETRIBUZIONI NEGOZIATA AL LIVELLO NAZIONALE Articolo pubblicato sul sito lavoce.info il 30 gennaio 2009\u00a0 \u00a0Scarica l&#8217;accordo quadro \u00a0 \u00a0Il motivo principale per cui la Cgil ha rifiutato l\u2019intesa sulla riforma della contrattazione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9,11],"tags":[],"class_list":["post-1525","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro","category-23-sindacato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1525","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1525"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1525\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1525"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1525"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1525"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}