
{"id":15313,"date":"2011-06-16T18:43:31","date_gmt":"2011-06-16T17:43:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=15313"},"modified":"2011-06-19T22:47:53","modified_gmt":"2011-06-19T21:47:53","slug":"che-cose-il-dualismo-del-nostro-mercato-del-lavoro-e-come-lo-si-supera-davvero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=15313","title":{"rendered":"CHE COS&#8217;\u00c8 IL DUALISMO DEL NOSTRO MERCATO DEL LAVORO E COME LO SI SUPERA DAVVERO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">NON PU\u00d2 BASTARE LA PARIFICAZIONE CONTRIBUTIVA:\u00a0 PER GARANTIRE UNIVERSALIT\u00c0 EFFETTIVA AL NOSTRO DIRITTO DEL LAVORO OCCORRE RISCRIVERLO SECONDO LE INDICAZIONI CHE CI VENGONO DALL&#8217;EUROPA<\/span><\/p>\n<p><em>Intervento all&#8217;Assemblea nazionale del Partito Democratico su <\/em>Persone, Lavoro, Democrazia &#8211;<em>\u00a0Genova, 17 giugno 2011<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Riprendo l&#8217;appello con cui Franco Marini ha concluso il suo bell&#8217;intervento di questa mattina: un&#8217;appello, che condivido fino in fondo,\u00a0all&#8217;unit\u00e0 del Partito. Vorrei solo aggiungere una considerazione: l&#8217;unit\u00e0 che rende forte il Partito democratico non \u00e8 quella che nasce da un &#8220;pensiero unico&#8221;, secondo il modello del partito monolitico del secolo scorso, ma \u00e8 quella che nasce dalla volont\u00e0 di stare insieme di persone con idee e retroterra culturali diversi. Quanto pi\u00f9 diversi sono questi retroterra e gli orientamenti di ciascuno di noi, tanto pi\u00f9 la nostra capacit\u00e0 di essere uniti consente al Partito democratico di candidarsi credibilmente a governare il Paese.<br \/>\n\u00a0Se \u00e8 cos\u00ec, come credo, francamente non capisco il fastidio con cui \u00e8 stata accolta da alcuni di noi la presentazione a questa Assemblea del documento\u00a0<strong><a title=\"Per dare valore al lavoro - 17.6.11\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=15222\" target=\"_blank\"><em>Per dare valore al lavoro<\/em><\/a><\/strong>, che ho firmato insieme a Michele Salvati, Maurizio Ferrera, Ivan Scalfarotto, Enrico Morando e Paolo Giaretta,\u00a0come contributo alla nostra elaborazione. (Colgo questa occasione per smentire la voce che \u00e8 circolata\u00a0questa mattina in sala stampa, secondo cui Sergio\u00a0Chiamparino, Ignazio Marino\u00a0e Walter Veltroni avrebbero ritirato\u00a0il loro sostegno a questo documento: al contrario, sempre pi\u00f9 esso\u00a0sta raccogliendo consensi in una larga minoranza del\u00a0nostro Partito.)\u00a0Questo documento\u00a0non ha mai inteso proporsi come fattore di divisione al nostro interno. Per altro verso, in un\u00a0momento di discussione come questo, su di un tema cos\u00ec controverso e arroventato, avrei trovato appropriato che venissero presentati anche\u00a0altri documenti, vista la pluralit\u00e0 degli orientamenti e\u00a0sensibilit\u00e0 culturali\u00a0che per sua fortuna il nostro Partito \u00e8 capace di ospitare. D&#8217;altra parte, un Partito come il nostro ha bisogno non soltanto dei politici puri,\u00a0che\u00a0si occupano del consenso immediato dell&#8217;opione pubblica: ha bisogno anche di qualcuno che si assuma il compito sovente ingrato di lavorare sui terreni pi\u00f9 difficili, elaborando le soluzioni necessarie ma sulle quali il consenso potr\u00e0\u00a0maturare soltanto in un secondo tempo. Il lavoro di questi ultimi risulta utilissimo quando la realt\u00e0 circostante subisce delle brusche\u00a0accelerazioni: \u00e8 quello che consente al Partito di non farsi trovare impreparato. E\u00a0sul tema del dualismo del mercato del lavoro \u00e8 possibile che si verifichi a breve una di queste accelerazioni: ne parler\u00f2 tra poco.<\/p>\n<p>Con il <a title=\"Per dare valore al lavoro - 17.6.11\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=15222\" target=\"_blank\">documento<\/a>\u00a0che abbiamo distribuito ci proponiamo di mettere a fuoco e avviare a soluzione questo problema: <strong>il nostro diritto del lavoro da anni ha perso la propria vocazione e la propria attitudine all&#8217;universalit\u00e0; ha deliberatamente rinunciato a proteggere le nuove leve<\/strong>. I datori di lavoro oggi sono del tutto liberi di scegliere se applicarlo o no; e nella maggior parte dei casi scelgono di non applicarlo. Se vogliamo che torni davvero a essere applicabile a tutti, dobbiamo in larga parte riscriverlo.<\/p>\n<p>Vengo dal Senato, dove due terzi degli assistenti parlamentari sono assunti come collaboratori autonomi. Fanno esattamente lo stesso lavoro dei loro colleghi assunti come lavoratori dipendenti, ma a loro il diritto del lavoro non si applica. Stesso discorso alla Camera dei Deputati. La cosa \u00e8 considerata da tutti \u2013 a quanto mi risulta, anche dalla maggior parte dei parlamentari del Pd \u2013 assolutamente regolare, anzi ovvia.<\/p>\n<p>\u00c8 lo stesso problema che il Segretario della Fillea-Cgil di Modena, Sauro Serri, denuncia in riferimento al settore edile, quando ci avverte che da tempo ormai nessun muratore viene pi\u00f9 assunto come dipendente regolare: tutti a partita Iva, tranne pochi \u201cprivilegiati\u201d soci di piccole cooperative. Stessa cosa per i medici e infermieri delle case di cura, per il settore editoriale: in questi settori da anni solo una assunzione su dieci avviene in forma di lavoro dipendente; tutte le altre, quando non sono in forma di appalti di servizi a cooperative di lavoro, sono in forma di collaborazione sedicente autonoma.<\/p>\n<p>L\u2019Inpgi e la FNSI <a title=\"Stenografico Commissione Lavoro - 5.6.11\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=15175\" target=\"_blank\">ci informano<\/a> che oggi i giornalisti regolari sono meno della met\u00e0 del totale: gli altri sono tutti qualificati \u2013 se va bene \u2013 come collaboratori a progetto, altrimenti come \u201cpartite Iva\u201d, nonostante che lavorino continuativamente per un unico committente, svolgendo esattamente la stessa prestazione di un redattore regolare. E la discriminazione appare in tutta la sua durezza nel livello retributivo: i regolari guadagnano mediamente pi\u00f9 di 50.000 euro annui, mentre gli \u201cautonomi\u201d ne guadagnano mediamente meno di 10.000 (i dati esatti, raccolti in una audizione della Commissione Lavoro del Senato, sono disponibili sul mio sito).<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la situazione. Il 7 giugno scorso la Commissione Europea la ha individuata con precisione come il problema cruciale del mercato del lavoro italiano. <a title=\"Documento Commissione UE - 7.6.11\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=15206\" target=\"_blank\">Il\u00a0 documento della Commissione Europea<\/a> \u00e8 la risposta al capitolo di politica del lavoro del Piano Nazionale delle Riforme italiano (quel capitolo nel quale il nostro Governo aveva sostenuto che il \u201cdualismo\u201d fra protetti e non protetti nel nostro tessuto produttivo non sarebbe un problema, perch\u00e9 la percentuale del 13 per cento dei contratti a termine in Italia \u00e8 in linea con la media dell\u2019Unione). Leggiamo che cosa dice il documento della Commissione:<\/p>\n<p><em>\u201cIl PNR non affronta il problema del dualismo del mercato del lavoro perch\u00e9, secondo le autorit\u00e0, l\u2019Italia non ne risentirebbe pi\u00f9 di altri Paesi dell\u2019UE. Tuttavia un dualismo esiste tra lavoratori dipendenti con contratti a durata indeterminata e lavoratori con una protezione limitata, se non del tutto inesistente\u201d. <\/em>Il vero problema \u2013 prosegue la Commissione \u2013 non riguarda <em>\u201ctanto i lavoratori dipendenti con contratti a tempo determinato, che rappresentano una percentuale dell\u2019occupazione totale prossima alla media dell\u2019UE (13%)\u201d<\/em>: non sono questi <em>\u201ca essere scarsamente protetti, bens\u00ec piuttosto i lavoratori registrati ufficialmente come autonomi ma in realt\u00e0 in una relazione di lavoro subordinato come tutte le altre (i cosiddetti para-subordinati o collaboratori). Le loro possibilit\u00e0 di essere riconosciuti come dipendenti o di diventare veri lavoratori autonomi sono molto inferiori alle possibilit\u00e0 dei lavoratori con contratti a tempo determinato di ottenere un contratto permanente\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Questo, dunque, \u00e8 il problema, che anche l\u2019Europa ci chiede di risolvere. E che presto l\u2019Europa ci imporr\u00e0 di risolvere: perch\u00e9 questo dualismo configura una discriminazione specificamente vietata dalla direttiva comunitaria numero 70 del 1999. Sto preparando con Elenora Voltolina, Giulia Innocenzi e un gruppo di giovani precari una denuncia alla Commissione che porter\u00e0 \u2013 speriamo \u2013 all\u2019apertura di una procedura di infrazione nei confronti dell\u2019Italia, obbligandoci ad affrontarlo in modo incisivo. Gi\u00e0 il Tribunale di Genova, del resto, nelle settimane scorse ha dichiarato l&#8217;incompatibilit\u00e0 del nostro regime di <em>apartheid<\/em> con il diritto europeo.<\/p>\n<p>Ora dobbiamo chiederci: quando la Commissione Europea ci obbligher\u00e0 a porre fine a questa indecente situazione di <em>apartheid<\/em> nel nostro mercato del lavoro e tessuto produttivo, pensiamo davvero di potercela cavare soltanto con la parificazione del contributo previdenziale dovuto alla Gestione separata dell\u2019Inps per tutti i lavoratori di serie B e C rispetto al contributo previdenziale dovuto al Fondo Lavoratori Dipendenti?<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che questa parificazione \u2013 giustamente indicata come necessaria nel documento presentato da Stefano Fassina (ma ora la propone anche il ministro Tremonti, sia pure essenzialmente al fine di fare cassa) \u2011 costituisce un primo passo importante. Su questo punto siamo tutti d\u2019accordo. Ma pensiamo davvero che, compiuto questo passo, il problema dell\u2019apartheid sar\u00e0 superato? Cio\u00e8 che, parificati i contributi previdenziali, tutti i deputati e senatori riconosceranno i loro assistenti come lavoratori dipendenti, tutte le imprese edili, le case di cura, le case editrici, non avranno pi\u00f9 motivo di tenere \u201ca partita Iva\u201d i loro muratori, medici, infermieri, giornalisti?<\/p>\n<p>E quando Tremonti o chi lo sostituir\u00e0 avr\u00e0 disposto quel pareggiamento, cosa faremo? Dichiareremo risolto il problema?<\/p>\n<p>Se pensiamo che questo imponente fenomeno del dualismo fra protetti e non protetti sia tenuto in piedi soltanto da quel 5 o 6 per cento che divide oggi l\u2019aliquota contributiva per il lavoratore subordinato da quella applicabile al collaboratore autonomo, perdiamo di vista il vero nocciolo del problema. Una volta parificato il contributo previdenziale, resta la differenza profonda di disciplina, tra rapporti di lavoro dipendente e rapporti di collaborazione autonoma, in materia di malattia, di congedi parentali, di orario di lavoro e riposi, di ferie, di trattamento di fine rapporto. E resta soprattutto la differenza profonda di disciplina in materia di cessazione del rapporto: disciplina del termine e disciplina del licenziamento, individuale e collettivo.<\/p>\n<p>\u00c8 ancora la Commissione Europea, nello stesso documento della settimana scorsa che ho citato prima, a individuare il nodo con precisione chirurgica: <em>\u201cIn realt\u00e0, una protezione rigida dal licenziamento, anche tramite un\u2019applicazione molto restrittiva dei licenziamenti collettivi e dei licenziamenti per ragioni economiche, scoraggia l\u2019assunzione di lavoratori permanenti e pertanto aumenta il ricorso a contratti \u2026 di lavoro para-subordinato\u201d<\/em> o autonomo. In altre parole, la Commissione Europea conferma che un diritto del lavoro che voglia essere capace di applicarsi all\u2019intera area del lavoro sostanzialmente dipendente deve abbandonare il vecchio modello \u201canni \u201960 e \u201970\u201d, che fondava la sicurezza dei lavoratori sull\u2019ingessatura dei loro rapporti di lavoro nella grande impresa; e deve invece costruire la sicurezza delle persone sulla garanzia di continuit\u00e0 del reddito e sull\u2019investimento nella professionalit\u00e0 del lavoratore. \u00c8 il modello della <em>flexsecurity<\/em>: un modello che non ha nulla a che vedere con il liberismo selvaggio, ma al contrario attinge all\u2019esperienza dei Paesi dove i lavoratori \u2013 soprattutto i pi\u00f9 deboli, i drop outs, gli ultimi della fila \u2011 sono meglio protetti che in qualsiasi altra parte del mondo.<\/p>\n<p>Se vogliamo adempiere il nostro obbligo comunitario, e al tempo stesso rispondere positivamente alla domanda sempre pi\u00f9 forte che l\u2019intera societ\u00e0 civile italiana rivolge alle proprie forze politiche, non possiamo limitarci a proporre una parificazione dei costi contributivi e\/o retributivi tra lavoro dipendente e collaborazioni autonome. N\u00e9 possiamo limitarci a dire che la legge c\u2019\u00e8 e la sua elusione va repressa: i 2000 ispettori del lavoro oggi all\u2019opera nel nostro Paese riescono a stanare solo uno su diecimila casi stimati di evasione o elusione. Solo in due o tre casi ogni diecimila i lavoratori interessati ricorrono ad avvocati e giudici per contestare la forma del loro rapporto; anche perch\u00e9 in un caso su due di contestazione perdono la causa per difetto di \u201cprova della subordinazione\u201d.<\/p>\n<p>Se vogliamo risolvere il problema occorre individuare l\u2019area di applicazione del diritto del lavoro, cio\u00e8 del rapporto di lavoro dipendente, sulla base di requisiti che non richiedano ispettori, avvocati o giudici per essere accertati: requisiti come la monocommittenza, la continuit\u00e0 e l\u2019entit\u00e0 del reddito, che emergano immediatamente dai tabulati dell\u2019Inps e dell\u2019Erario\u00a0 [*]. \u00c8 solo cos\u00ec che possiamo garantire l\u2019effettiva universalit\u00e0 del diritto del lavoro. Per questo ancora il segretario della Fillea-Cgil di Modena dice che solo cos\u00ec si pu\u00f2 risolvere alla radice il problema dei muratori assunti con la partita Iva. Ma, naturalmente, se compiamo un\u2019operazione cos\u00ec incisiva dobbiamo anche farci carico di ridisegnare un diritto del lavoro che \u2011 almeno per le nuove assunzioni che avverranno d\u2019ora in avanti \u2013 sia realisticamente suscettibile di applicarsi davvero in tutta questa area, in cui operano oggi quasi 19 milioni di lavoratori in Italia.<\/p>\n<p>Ora, siamo tutti d\u2019accordo che l\u2019articolo 18 cos\u00ec come \u00e8 strutturato oggi non \u00e8 realisticamente applicabile in tutta questa area, della quale esso oggi copre meno della met\u00e0. Lo ha riconosciuto anche Stefano Fassina, in un dialogo pubblicato dal numero di MicroMega, in edicola da ieri. Ma allora non possiamo esimerci dal riscrivere delle regole in materia di licenziamenti che siano davvero suscettibili di applicarsi a tutti i rapporti di lavoro dipendente: anche a tutti quei muratori, quei giornalisti, quei medici, quegli infermieri, quei redattori e correttori di bozze delle case editrici, e gli altri milioni di lavoratori, giovani ma anche non pi\u00f9 giovani, che oggi lasciamo privi di qualsiasi protezione.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Si \u00e8 detto e scritto \u2013 lo ha scritto ancora Ugolini sull\u2019Unit\u00e0 di ieri \u2013 che la soluzione delineata in questo nostro documento eliminerebbe l\u2019articolo 18. Pu\u00f2 apparire paradossale, ma le cose stanno in modo opposto: c\u2019\u00e8 pi\u00f9 articolo 18 in quel progetto che nell\u2019ordinamento attuale. Oggi, \u00e8 vero, l\u2019articolo 18 si applica in materia di licenziamento disciplinare, di licenziamento discriminatorio e di licenziamento per motivo economico od organizzativo; ma si applica soltanto a 9 milioni di lavoratori su quasi 19 milioni. La nuova disciplina che proponiamo non tocca i vecchi rapporti di lavoro stabili; per i nuovi rapporti di lavoro dipendente estende l\u2019applicazione dell\u2019articolo 18 a tutti per la parte in cui davvero esso \u00e8 essenziale, cio\u00e8 su licenziamenti disciplinari e licenziamenti discriminatori. E soltanto sui licenziamenti di natura economica od organizzativa sostituisce la vecchia tecnica protettiva; ma la sostituisce con il modello di protezione adottato da decenni nei Paesi del Nord-Europa: quello che ci viene indicato dalla Commissione Europea come il solo modello che consenta di coniugare la flessibilit\u00e0 necessaria alle imprese con la massima sicurezza economica e professionale dei lavoratori. Per questo dico che c\u2019\u00e8 pi\u00f9 articolo 18 in questo progetto che nel lasciare le cose come stanno!<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Non ho, comunque, la pretesa che la maggioranza del Partito Democratico faccia suo oggi questo progetto.\u00a0Quello che chiedo alla maggioranza\u00a0\u00e8 di non ostracizzarlo, di non creargli intorno cordoni sanitari; di considerarlo come parte del nostro comune patrimonio progettuale, sapendo che esso \u00e8 condiviso da una larga minoranza in seno al Partito stesso. Potrebbe venire, e forse verr\u00e0 anche molto prima di quando ce lo attendiamo, il momento in cui avremo bisogno urgente di sperimentare una soluzione di questo genere per evitare le sanzioni dell\u2019ordinamento europeo contro il nostro regime attuale di <em>apartheid<\/em>. Concediamoci almeno di preparare il terreno per questa eventualit\u00e0 con un dibattito sereno e pragmatico. Questa, del resto, \u00e8 una delle ragioni costitutive del Partito Democratico.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br \/>\n[*] Per i lettori che non conoscono la soluzione proposta nel <a title=\"D.d.l. 11.11.09 n. 1873\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4896\" target=\"_blank\">d.d.l. n. 1873\/2009<\/a>, ne riporto qui la definizione di &#8220;lavoro subordinato e lavoro dipendente&#8221; contenuta nei primi due commi dell&#8217;<strong>articolo 2094<\/strong>:<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 1. \u00c8 prestatore di lavoro subordinato colui che si sia obbligato, dietro retribuzione, a svolgere per una azienda in modo continuativo una prestazione di lavoro personale soggetta al potere direttivo del creditore.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 2. E\u2019 prestatore di lavoro dipendente da un\u2019azienda il lavoratore subordinato, nonch\u00e9 il lavoratore autonomo continuativo,\u00a0l\u2019associato in partecipazione, o il socio lavoratore\u00a0di societ\u00e0 commerciale, che traggano pi\u00f9 di due terzi del proprio reddito di lavoro complessivo dal rapporto con l\u2019azienda medesima, salvo che ricorra alternativamente uno dei seguenti requisiti:<br \/>\n\u00a0\u00a0 <em>a)\u00a0<\/em>la retribuzione annua lorda annua del collaboratore autonomo o dell\u2019associato in partecipazione superi i 40.000 euro; tale limite si dimezza per i primi due anni di esercizio dell\u2019attivit\u00e0 professionale;<br \/>\n\u00a0\u00a0 <em>b) <\/em>il collaboratore autonomo, l\u2019associato in partecipazione o il socio lavoratore sia iscritto a un albo o un ordine professionale incompatibile con la posizione di dipendenza dall\u2019azienda.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NON PU\u00d2 BASTARE LA PARIFICAZIONE CONTRIBUTIVA:\u00a0 PER GARANTIRE UNIVERSALIT\u00c0 EFFETTIVA AL NOSTRO DIRITTO DEL LAVORO OCCORRE RISCRIVERLO SECONDO LE INDICAZIONI CHE CI VENGONO DALL&#8217;EUROPA Intervento all&#8217;Assemblea nazionale del Partito Democratico su Persone, Lavoro, Democrazia &#8211;\u00a0Genova, 17 giugno 2011<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[25,9],"tags":[],"class_list":["post-15313","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15313","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=15313"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15313\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=15313"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=15313"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=15313"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}