
{"id":15350,"date":"2011-06-19T16:40:34","date_gmt":"2011-06-19T15:40:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=15350"},"modified":"2011-06-19T23:06:03","modified_gmt":"2011-06-19T22:06:03","slug":"il-dibattito-sul-come-finanziare-il-rilancio-dellistruzione-universitaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=15350","title":{"rendered":"IL DIBATTITO SUL COME FINANZIARE IL RILANCIO DELL&#8217;ISTRUZIONE UNIVERSITARIA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">GLI ARGOMENTI PRO E CONTRO LA SPERIMENTAZIONE IN ITALIA DEL MODELLO INGLESE, CHE PREVEDE\u00a0IL FINANZIAMENTO DEGLI AUMENTI DELLE TASSE UNIVERSITARIE MEDIANTE MUTUI GARANTITI DALLO STATO AGLI STUDENTI,\u00a0LA CUI RESTITUZIONE\u00a0SAR\u00c0\u00a0DOVUTA SOLO DOPO IL SUPERAMENTO DI UNA SOGLIA DI\u00a0REDDITO<\/span><\/p>\n<p><em>Gli interventi <strong>di Francesco Sylos Labini<\/strong> e <strong>di Andrea Ichino, <\/strong>il \u00a0primo gi\u00e0 <\/em>on line <em><a title=\"Intervento di F. Sylos Labini, 16.6.11\" href=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/contenuto\/articolo\/tasse-universitarie-risposta-ichino\" target=\"_blank\">sul sito Scienzainrete<\/a>\u00a0dal 15 giugno 2011 (ivi anche <strong>alcuni altri interventi precedenti<\/strong> sullo stesso tema), mentre del secondo si prevede la pubblicazione <\/em>on line<em> sullo stesso sito\u00a0il 20 giugno\u00a0&#8211; In proposito v. anche l&#8217;<a title=\"Interrogazione 18.5.11\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=14626\" target=\"_blank\">interrogazione ai ministri dell&#8217;Economia e dell&#8217;Istruzione presentata il 18 maggio scorso<\/a> e un primo dibattito che ne era seguito, con interventi di\u00a0Francesca Coin, di Roberto Ciccarelli e dello stesso Andrea Ichino,\u00a0<a title=\"Dibattito sul Manifesto e sul Fatto Quotidiano - 5.6.11 \" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=15026\" target=\"_blank\">sul <\/a><\/em><a title=\"Dibattito sul Manifesto e sul Fatto Quotidiano - 5.6.11 \" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=15026\" target=\"_blank\">Manifesto<em> e sul <\/em>Fatto Quotidiano<\/a><em>\u00a0all&#8217;inizio di giugno<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>L&#8217;INTERVENTO DEI FRANCESCO SYLOS LABINI<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Visto l\u2019interesse che ha suscitato il tema, vorrei chiarire alcuni punti rispetto a quanto affermato nell\u2019articolo <a href=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/contenuto\/articolo\/tasse-ununiversita-piu-equa-risposta-sylos-labini\">di Andrea Ichino<\/a> scritto in replica al <a href=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/contenuto\/articolo\/tasse-universitarie-fatti-miti-e-ideologia\">mio precedente intervento<\/a> sul tema delle tasse universitarie.<\/p>\n<ul>\n<li>Il\u00a0 <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Economia_d%27Italia#Origine_ed_evoluzione_del_debito_pubbli\">debito pubblico italiano<\/a> \u00e8 di quasi 2000 miliardi di euro, l\u2019evasione fiscale \u00e8 stimata essere di circa <a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/economia\/08_settembre_20\/evasione_fiscale_ac39d4b0-8701-11dd-bd39-00144f02aabc.shtml\">300 miliardi di euro<\/a> ed il finanziamento all\u2019universit\u00e0, \u00e8 di circa 7 miliardi di euro. Dunque, il \u201crisparmio\u201d sulla spesa per universit\u00e0 e ricerca inciderebbe per una frazione irrilevante sul debito pubblico: mi sembra ovvio che non si parte da qui per risanare le finanze del paese. Il problema, casomai, \u00e8 cercare di rendere questa spesa pi\u00f9 efficiente, oltre che di portarla al livello degli altri paesi europei. La decisione di incrementare la spesa per l\u2019universit\u00e0 e la ricerca, o di migliorare la sua qualit\u00e0, \u00e8 puramente politica ed ha davvero poco a che fare con il fatto che vi sia un debito pubblico 200 volte pi\u00f9 grande. E\u2019 infatti chiaro che i capitoli di spesa su cui incidere potrebbero essere altri soprattutto se s\u2019iniziasse a considerare la spesa per l\u2019universit\u00e0 e la ricerca come un investimento per le future generazione, e non come una inutile fonte di spreco di risorse.<\/li>\n<li>Come \u00e8 noto a qualsiasi studente, e come risulta dal regolamento di qualsiasi universit\u00e0, le tasse universitarie sono proporzionali al reddito (con una saturazione per i redditi pi\u00f9 alti): non si capisce perch\u00e9 questo fatto debba essere necessariamente ignorato nell\u2019argomento e nel modello presentati da Ichino. Per fare qualche esempio <a href=\"http:\/\/www.unito.it\/unitoWAR\/ShowBinary\/FSRepo\/Area_Portale_Pubblico\/Documenti\/R\/regolamento_tasse_2010_2011.pdf\">all\u2019universit\u00e0 di Torino <\/a>\u00a0ci sono 26 fasce contributive con importi che vanno da 300 a 1500 euro, mentre all\u2019universit\u00e0 di Cagliari ci sono 17 fasce contributive con tasse annuali da 180 a 2500 euro. Invece di presentare modelli fondati su ipotesi irrealistiche e numeri inventati, tra l\u2019altro con risultati <a href=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/contenuto\/articolo\/tasse-ununiversita-piu-equa-risposta-sylos-labini#comment-6304\">piuttosto confusi<\/a>, bisognerebbe analizzare la realt\u00e0.<\/li>\n<li>C\u2019\u00e8 un fatto dato per scontato da Ichino ma che scontato non \u00e8. Quale indagine mostrerebbe che i\u00a0 ricchi vanno all\u2019universit\u00e0 pi\u00f9 dei poveri? Per fare un esempio <a href=\"http:\/\/newsletter.almalaurea.it\/newsletter\/tk\/get.html?newsid=1823&amp;exid=1537&amp;linkid=19029&amp;ui=711881&amp;cid=157&amp;cid=157\">i laureati del consorzio Alma Laurea<\/a> (che comprende la maggioranza delle universit\u00e0 ed anche la maggioranza dei laureati &#8211; 110.000 su 180.000 lauree triennali) \u201cacquisiscono con la laurea un titolo che entra per la prima volta nella famiglia d\u2019origine\u201d. Assumendo che la ricchezza delle famiglie sia proporzionale al grado d\u2019istruzione (anche questa ipotesi da verificare, soprattutto in Italia ed alla luce dell\u2019evasione fiscale) questo dato mostra che non \u00e8 affatto ovvio affermare che la maggioranza di chi frequenta l&#8217;universit\u00e0 \u00e8 ricco (3 ricchi contro 1 povero nell&#8217;esempio di Ichino).<\/li>\n<li>Prendo atto che Ichino riconosce che l\u2019universit\u00e0 italiana non \u00e8 gratuita e dunque smentisce quanto scritto <a href=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/contenuto\/articolo\/proposta-equa-migliorare-luniversita\">nel suo precedente articolo<\/a>. La rilevanza di affermare che l\u2019universit\u00e0 sia gratuita e di scarsa qualit\u00e0 sta proprio nel fornire una base ideologica alla proposta di introdurre un sistema che cambi radicalmente la dinamica del finanziamento, dell\u2019accesso e dell\u2019indipendenza dell\u2019istituzione universitaria: un sistema che funziona abbastanza bene ma che ha criticit\u00e0 diffuse si deve e si pu\u00f2 riformare, un sistema completamente corrotto e inefficiente va rifondato dalle fondamenta.\u00a0<\/li>\n<li>Come paragone internazionale possiamo considerare, ad esempio, la Francia, dove: le tasse universitarie sono minori che in Italia, la percentuale di studenti che usufruiscono di borse di studio \u00e8 pi\u00f9 alta, il diritto allo studio \u00e8 tutelato grazie anche ad un serio impegno in infrastrutture. Dove, inoltre, l\u2019investimento in universit\u00e0 e ricerca \u00e8 maggiore che in Italia: non si capisce perch\u00e9 nel considerare i confronti internazionali si debba tacere sempre che la spesa nell\u2019istruzione terziaria in Italia \u00e8 tra le pi\u00f9 basse dei paesi OCSE. <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2011\/03\/26\/ci-fidiamo-dei-bocconiani\/100211\/\">O forse si assume che abbia ragione Roberto Perotti<\/a> quando afferma, normalizzando in maniera arbitraria i dati OCSE, che \u201cla spesa italiana per studente equivalente a tempo pieno diventa 16,027 dollari, la pi\u00f9 alta del mondo dopo Usa Svizzera e Svezia\u201d ?\u00a0\u00a0\u00a0<\/li>\n<li>Circa la qualit\u00e0 dell\u2019universit\u00e0 italiana, di nuovo la <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2011\/05\/01\/chi-denigra-la-ricerca-italiana\/108295\/\">denigrazione continua fatta da Ichino e dai suoi colleghi<\/a> non ha certo giovato ad una serena discussione su come sia possibile migliorare l\u2019esistente. Come illustrato <a href=\"http:\/\/ricercatorialberi.blogspot.com\/\">nel libro<\/a> che ho scritto con Stefano Zapperi e in un <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2011\/05\/01\/chi-denigra-la-ricerca-italiana\/108295\/\">altro contributo<\/a> l\u2019uso dell\u2019<em>impact factor <\/em>per la classificazione in qualit\u00e0 dei paesi, come fatto <a href=\"http:\/\/www2.dse.unibo.it\/ichino\/gipp_declino_18.pdf\">nell\u2019articolo con citato da Ichino<\/a>,\u00a0 \u00e8 del tutto arbitrario e non giustificato. <em>L\u2019H-index<\/em> \u00e8 una misura pi\u00f9 significativa dell\u2019impatto. Il suo valore globale, o diviso per settori, mostra che l\u2019Italia si colloca <a href=\"http:\/\/www.scimagojr.com\/countryrank.php?area=0&amp;category=0&amp;region=all&amp;year=all&amp;order=h&amp;min=0&amp;min_type=it\">settima al mondo<\/a>. Per capire l\u2019efficienza del sistema \u00e8 necessario normalizzare questo dato rispetto alle risorse investite nel sistema universitario e della ricerca: da ci\u00f2 risulta che il sistema italiano \u00e8 anche ragionevolmente efficiente. Data\u00a0 per\u00f2 l\u2019inefficienza di una parte del sistema, che nessuno mette in dubbio, la caratteristica principale del sistema universitario e della ricerca italiane \u00e8 la sua eterogeneit\u00e0. La qualit\u00e0 di tanti gruppi di ricerca italiana, in cui sicuramente molti ricercatori stranieri ambirebbero ad entrare, \u00e8 testimoniata anche dal fatto che tanti giovani studenti che vanno all\u2019estero riescono ad ottenere posizioni permanenti o borse di studio prestigiose come quelle erogate dall\u2019<em>European Research Council<\/em>.<\/li>\n<li>Per quanto riguarda l\u2019assenza di ricercatori stranieri in Italia, le cause sono molteplici e non \u00e8 questa la sede per approfondire la questione. Consiglio per\u00f2 di provare a leggere un bando di un concorso, per esempio, del CNR e di <a href=\"http:\/\/ricercatorialberi.blogspot.com\/2010\/03\/concorsi-cnr-vs-cnrs.html\">confrontarlo con un del CNRS francese<\/a>, o fare un semplice schema per comprendere quando sono banditi i concorsi in Italia o in Francia (in fase con la rotazione della Terra) e quando sono assegnati i posti, o considerare quanto <a href=\"http:\/\/ricercatorialberi.blogspot.com\/2010\/04\/salari-in-italia-ed-allestero.html\">guadagna un ricercatore appena assunto<\/a>. Un semplice paragone pu\u00f2 mostrare le problematicit\u00e0 del sistema italiano, ed il motivo per cui un <a href=\"http:\/\/www.marcocirelli.net\/lettera_ministero.html\">gran numero di ricercatori italiani<\/a> sta emigrando in Francia da qualche anno a questa parte.\u00a0 La differenza salariale \u00e8 solo una parte del problema.<\/li>\n<li>Per quanto riguarda la Bocconi, il mio riferimento era alle classifiche internazionali generaliste, che d\u2019altronde sono quelle sempre citate quando si discute del cattivo posizionamento delle universit\u00e0 italiane. Se invece si considerano le <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2010\/10\/26\/luniversita-e-la-ricerca-italiane-nelle-classifiche-internazionali\/73699\/\">classiche scorporate per\u00a0 campi disciplinari<\/a> si trovano delle sorprese, ed il caso pi\u00f9 eclatante \u00e8 sicuramente la ventesima posizione della facolt\u00e0 di scienze dell\u2019universit\u00e0 Sapienza di Roma. D\u2019altro canto la Bocconi si posiziona, nella categoria scienze sociali ed economiche, a met\u00e0 classifica\u00a0 delle prime cento ma a poca distanza dalla facolt\u00e0 di economia dell\u2019universit\u00e0 di Bologna (<a href=\"http:\/\/www.che-ranking.de\/cms\/?getObject=723&amp;getLand=5\">a volte anche dietro<\/a> di questa): non solo per produzione scientifica ma anche per gli altri parametri che le diverse classifiche usano per misurare la qualit\u00e0. Se si misura la qualit\u00e0 in base al ranking in queste classifiche, sorge un dubbio: perch\u00e9 pagare dieci volte le tasse universitarie per andare alla Bocconi anzich\u00e9 all\u2019universit\u00e0 di Bologna?\u00a0\u00a0<\/li>\n<li>La proposta di Ichino non \u201cconsiste affatto nel far pagare l&#8217;universit\u00e0 di pi\u00f9 ai ricchi (quelli di oggi subito e quelli di domani in modo differito) e di farla pagare di meno ai poveri\u201d.\u00a0 Quello che succederebbe \u00e8 di escludere i ceti meno abbienti\u00a0 dall&#8217;istruzione universitaria, bloccando\u00a0 cos\u00ec uno dei maggiori veicoli di mobilit\u00e0 sociale e condizionare anche la scelta del corso di studi. Come ho gi\u00e0 illustrato, la Costituzione prevede un meccanismo chiaro ed\u00a0 efficace (se lo si adopera bene) per fare pagare ai ricchi i servizi\u00a0 pubblici in modo differenziale: la progressivit\u00e0 dell&#8217;imposizione. Inoltre: (a) per chi \u00e8 gi\u00e0 ricco, pagare l&#8217;universit\u00e0 ha un impatto relativamente poco rilevante sul reddito e lo pu\u00f2 fare senza indebitarsi. Chi \u00e8 povero, se riesce ad usufruire dell&#8217;ascensore sociale, deve pagare interamente (anche se in modo differito) la sua ascesa. Rapportato al reddito (suo e\/o della sua famiglia) nel corso della vita l&#8217;impatto percentuale \u00e8 pi\u00f9 alto per un meno abbiente che per un pi\u00f9 abbiente. Insomma, rimanere o arrivare in fascia alta costa uguale per tutti: peccato per\u00f2 che per chi \u00e8 gi\u00e0 in fascia alta, questo costo sia meglio sopportabile. (b) Ammesso che l&#8217;ascensore sociale funzioni, chi \u00e8 povero deve valutare se gli conviene al netto della restituzione del debito. Potrebbe essere meglio un uovo oggi (lavorare dopo la maturit\u00e0) piuttosto che una gallina domani (laurea e successiva restituzione del debito). Nel complesso, un disincentivo a conseguire titoli di studio che si ripagano troppo.\u00a0 (c) Rendere pi\u00f9 aleatorio il finanziamento di un servizio pubblico \u00e8 il primo passo per smantellarlo. In particolare, verrebbero messe a rischio le\u00a0 universit\u00e0 nelle regioni economicamente svantaggiate dove bisognerebbe invece favorire la crescita del capitale umano. (d) Ci sono ottime ragioni perch\u00e9 scienza e cultura siano libere.\u00a0 Su temi legislativi, etici, nucleare, OGM, salute, effetti delle nuove tecnologie su salute e societ\u00e0, ecc.,\u00a0 \u00e8 bene che ci siano ricercatori liberi. Se prevale l&#8217;aspetto economico, i finanziamenti d\u2019aziende energetiche, alimentari, farmaceutiche condizionerebbero in modo pesante la libert\u00e0 d\u2019insegnamento e d\u2019opinione.<\/li>\n<li>Inoltre, come\u00a0 ha ben messo in luce <a href=\"http:\/\/newrassegna.camera.it\/chiosco_new\/pagweb\/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=5824H\">Alessandro Fig\u00e0 Talamanca<\/a> \u201cSe per l\u2019istruzione si deve, prima o poi, pagare, \u00e8 naturale che vengano incentivate le scelte che offrono maggiori prospettive di guadagni futuri. Se gli studi universitari sono considerati alla stregua di un investimento personale, l\u2019accorto investitore-studente sceglier\u00e0 quelli potenzialmente pi\u00f9 remunerativi. E\u2019 proprio questo che vogliamo? Un tale effetto pu\u00f2 essere ritenuto positivo solo da chi ritiene che il valore sociale di un\u2019attivit\u00e0 lavorativa sia misurato dal reddito che se ne ricava. In altre parole da chi ritiene che la differenza di reddito tra un consulente finanziario e un maestro elementare misuri la differenza del valore sociale attribuibile alle loro attivit\u00e0. Ma questa non \u00e8 tanto o solo una posizione decisamente di destra: \u00e8 piuttosto una posizione ideologica che ignora la realt\u00e0. Ignora, ad esempio, che per la professione di maestro elementare, o di fisico teorico, siamo ben lontani da condizioni &#8216;di mercato&#8217;.\u201d<\/li>\n<li>Infine vorrei far notare che qualche giorno fa, proprio in relazione con le politiche del governo inglese che si vorrebbero adottare in Italia,\u00a0 una risoluzione dell\u2019universit\u00e0 di Oxford, votata da 283 professori (5 i contrari), afferma che <a href=\"http:\/\/www.ox.ac.uk\/subsite\/congregation_meeting\/congregation_meeting\/index.html\">\u201cl&#8217;Universit\u00e0 di\u00a0 Oxford non ha alcuna fiducia nelle politiche del Ministro per l&#8217;istruzione superiore\u201d. <\/a><\/li>\n<\/ul>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;INTERVENTO DI ANDREA ICHINO<\/span><\/strong><\/p>\n<p>Tra le affermazioni di Francesco Sylos Labini nel suo ultimo intervento, la pi\u00f9 sorprendente \u00e8 quella in cui mi domanda &#8220;Quale indagine mostrerebbe che i ricchi vanno all\u2019universit\u00e0 pi\u00f9 dei poveri?&#8221; Questa sua domanda richiede una risposta, in attesa che altri vogliano intervenire in questo dibattito per non limitarlo ad uno sterile scambio bilaterale.<\/p>\n<p><strong>\u00a0&#8220;Quale indagine mostrerebbe che i ricchi vanno all\u2019universit\u00e0 pi\u00f9 dei poveri?&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Deve esserci un equivoco perch\u00e9 la mole di ricerche internazionali che mostrano l&#8217;impatto del background familiare sulle scelte d&#8217;istruzione \u00e8 enorme e generalmente ben nota. Il dato Almalaurea citato da Francesco mi induce a pensare che lui confonda <em>la distribuzione della ricchezza familiare tra gli iscritti all&#8217;universit\u00e0<\/em>, con la<em> probabilit\u00e0 di iscriversi all&#8217;universit\u00e0 data una certa ricchezza familiare<\/em>: questi due concetti statistici sono\u00a0 in relazione tra loro (Teorema di Bayes), ma solo il secondo \u00e8 quello rilevante ai nostri fini.<\/p>\n<p>Visto che Francesco mi accusa di usare esempi &#8220;confusi&#8221; e con numeri inventati, provo ad usare un minimo di notazione matematica abbinata alla spiegazione intuitiva e a dati reali (chi non \u00e8 interessato ai simboli pu\u00f2 comunque seguire le parole).<\/p>\n<p>Innanzitutto assumiamo, seguendo Francesco, che &#8220;la ricchezza delle famiglie sia proporzionale al grado d\u2019istruzione&#8221; e quindi che la laurea dei genitori sia un indicatore (binario) di maggiore ricchezza della famiglia d&#8217;origine.\u00a0 Ha ragione Francesco a dire che in linea di principio \u00e8 una ipotesi da verificare, ma almeno in prima approssimazione \u00e8 un ipotesi ragionevole e largamente supportata nella letteratura.<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-admin\/post.php?post=15350&amp;action=edit#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n<p>Definiamo quindi con:<\/p>\n<ul>\n<li>L=1: figlio laureato<\/li>\n<li>L=0: figlio non laureato<\/li>\n<li>Y=1: genitori laureati e quindi &#8220;famiglia ricca&#8221;<\/li>\n<li>Y=0: genitori non laureati e quindi &#8220;famiglia povera&#8221;<\/li>\n<\/ul>\n<p>I dati Almalaurea dicono che tra i figli che si laureano la frequenza di genitori non laureati (&#8220;povert\u00e0&#8221;)\u00a0 \u00e8 maggiore della frequenza di genitori laureati (&#8220;ricchezza&#8221;). Ossia:<\/p>\n<p>72% = Pr(Y=0|L=1) \u00a0&gt; \u00a0Pr(Y=1|L=1) = 28%\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 (1)<\/p>\n<p>Francesco conclude quindi che tra i laureati italiani ci sono pi\u00f9 poveri che ricchi e per questo la mia affermazione \u00e8 falsa. Dimentica per\u00f2 di guardare a come la ricchezza familiare \u00e8 distribuita nel gruppo dei figli che non si laureano (L=0). Questa informazione non \u00e8 contenuta nei dati Almalaurea che si riferiscono evidentemente ai soli laureati. Supponiamo ad esempio che accada questo (ed \u00e8 la realt\u00e0 del caso italiano<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-admin\/post.php?post=15350&amp;action=edit#_ftn2\">[2]<\/a>):<\/p>\n<p>93% = Pr(Y=0|L=0) &gt;&gt; Pr(Y=1|L=0)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 = 7% \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 (2)<\/p>\n<p>ossia che tra i non laureati la frequenza di \u201cfamiglie povere\u201d sia addirittura pari al 93% \u00a0e quindi molto maggiore che tra i laureati (72%). Quindi le \u201cfamiglie relativamente povere\u201d (secondo questa definizione) sono tante in generale e sono relativamente pi\u00f9 frequenti tra coloro che non si laureano. L&#8217;immagine che ora si trae dai due dati congiunti (1) e (2) comincia ad apparire diversa da quella che Francesco vuole far trasparire usando solo il primo. I due risultati sono infatti possibili solo se la probabilit\u00e0 di\u00a0 laurearsi di un figlio, condizionatamente alla ricchezza del padre, \u00e8 inferiore quando il padre \u00e8 povero. Ossia il confronto statistico che deve interessare \u00e8 quello tra:<\/p>\n<p>Pr(L=1|Y=0)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 e \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Pr(L=1|Y=1) \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 (3)<\/p>\n<p>In altre parole dobbiamo chiederci se <em>la probabilit\u00e0 di laurearsi del figlio di un povero sia maggiore o minore della probabilit\u00e0 di laurearsi del figlio di un ricco<\/em>.<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-admin\/post.php?post=15350&amp;action=edit#_ftn3\">[3]<\/a><\/p>\n<p>Vediamo allora i dati rilevanti per questo confronto, iniziando da quelli per Italia e USA che ho analizzato con Daniele Checchi e Aldo Rustichini<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-admin\/post.php?post=15350&amp;action=edit#_ftn4\">[4]<\/a>: \u00a0l&#8217;evidenza dice, ad esempio, che &#8221; &#8230; the odds of obtaining a college degree in Italy are almost 25 times higher if the father has a college degree, while in the US having a graduate father increases the odds only by 6 times. Hence, both countries do not ensure a situation of equal opportunities in the transitions between education levels, but Italy appears to be more distant than the US from such a situation.&#8221;<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-admin\/post.php?post=15350&amp;action=edit#_ftn5\">[5]<\/a> Incidentalmente, l&#8217;articolo mostra anche che la mobilit\u00e0 sociale \u00e8\u00a0 maggiore in USA (fatto, immagino, sorprendentemente per Francesco), dove il sistema scolastico \u00e8 largamente privato e andare all&#8217;universit\u00e0 costa molto.<\/p>\n<p>Ma forse Francesco non si fida dei miei conti e delle leggi della statistica. Pu\u00f2 allora scaricarsi direttamente i dati dell&#8217;Indagine della Banca d&#8217;Italia sui Bilanci delle Famiglie Italiane (http:\/\/www.bancaditalia.it\/statistiche\/indcamp\/bilfait), che \u00e8 un\u2019indagine campionaria rappresentativa, mentre tra l&#8217;altro i dati Almalurea soffrono di un tasso di non risposta probabilmente maggiore tra i laureati con carriere professionali migliori e quindi distorsivo per le analisi rilevanti in questa sede.<\/p>\n<p>Con questi dati potr\u00e0 verificare autonomamente che, ad esempio, i contribuenti con reddito (lordo) entro i 40000 euro (che possiamo considerare relativamente &#8220;poveri&#8221;) sono circa il 90% del totale dei contribuenti, ma sono solo il 25% di coloro che hanno figli all\u2019universit\u00e0. L&#8217;ipotesi del mio esempio numerico incautamente ridicolizzata da Francesco (su 4 studenti universitari uno povero)\u00a0 non \u00e8 troppo lontana da questi numeri, tenendo conto anche della ovvia necessit\u00e0 di semplificazione di un esempio.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 recentemente, il gi\u00e0 citato articolo di Checchi, Fiorio e Leonardi, usando i dati Banca d&#8217;Italia, conclude che &#8220;&#8230; there is still a persistent difference in the odds of attaining a college degree between children of college educated parents and children of parents with lower secondary educational attainment.&#8221;<\/p>\n<p>Infine, e tralasciando di citare l&#8217;analoga evidenza internazionale, Francesco pu\u00f2 anche consultare i numerosi libri di Antonio Schizzerotto, (ad esempio, Sociologia dell&#8217;Istruzione, Il Mulino 2006, con Carlo Barone).<\/p>\n<p>Francesco Sylos Labini mi dice che &#8220;Invece di presentare modelli fondati su ipotesi irrealistiche e numeri inventati, tra l\u2019altro con risultati <a title=\"Scienzainrete\" href=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/contenuto\/articolo\/tasse-ununiversita-piu-equa-risposta-sylos-labini#comment-6304\" target=\"_blank\">piuttosto confusi<\/a>, bisognerebbe analizzare la realt\u00e0.&#8221; Lascio al lettore giudicare chi sia pi\u00f9 vicino alla realt\u00e0<\/p>\n<p><strong>&#8220;Progressivit\u00e0 della fiscalit\u00e0 generale e regressivit\u00e0 del finanziamento universitario&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Assumendo che ora possiamo tutti finalmente concordare sul fatto che, a meno di ingegnose definizioni di povert\u00e0 e ricchezza relative, i &#8220;poveri&#8221; usufruiscono dell&#8217;educazione terziaria relativamente meno dei &#8220;ricchi&#8221;, la seconda questione su cui Francesco Sylos Labini mi invita ancora a fornire spiegazioni \u00e8 la questione di chi finanzia gli studenti universitari. Anche in questo caso, se gli esempi simulati non bastano, provo a rispondere con i numeri dell&#8217;indagine Banca d&#8217;Italia e con i dati del Ministero delle Finanze:<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-admin\/post.php?post=15350&amp;action=edit#_ftn6\">[6]<\/a><\/p>\n<ul>\n<li>Il 25% pi\u00f9 povero delle famiglie che hanno almeno un figlio all\u2019universit\u00e0 ha un reddito (lordo) inferiore o uguale a 40000 euro; il secondo 25% ha un reddito compreso tra 40000 e 65000 euro; il terzo 25% tra 65000 e 97000; l\u2019ultimo 25% superiore a 97000 (i dati vengono dall\u2019indagine Banca d&#8217;Italia del 2008).<\/li>\n<li>Guardando ora ai dati del Dipartimento delle Finanze per lo stesso anno, i contribuenti con reddito entro i 40000 euro pagano il 54% del gettito IRPEF netto; quelli con reddito tra 40000 e 65000 ne pagano il 16%; quelli con reddito tra 65000 e 97000 ne pagano il 12%; quelli con reddito superiore a 97000 ne pagano il restante 18%<\/li>\n<\/ul>\n<p>\u00a0Quindi<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-admin\/post.php?post=15350&amp;action=edit#_ftn7\">[7]<\/a>:<\/p>\n<ul>\n<li>le famiglie pi\u00f9 povere con figli all\u2019universit\u00e0 (ossia quelle con reddito inferiore ai 40000 euro) usufruiscono del 25% dei 7 miliardi del Fondo di Finanziamento Ordinario (circa 1,75 miliardi) ma li finanziano per il 54% (circa 3.8 miliardi): trasferiscono quindi implicitamente 2 miliardi alle famiglie con reddito superiore ai 40000 euro.<\/li>\n<li>il successivo 25% delle famiglie (quelle con redditi tra 40000 e 65000), riceve un altro 25% del FFO e lo paga per il 16%: ne ricavano un trasferimento netto a loro favore pari a circa 600 milioni; il successivo 25% riceve poco meno di un miliardo, e l\u2019ultimo 25% riceve circa mezzo miliardo.<\/li>\n<li>Ovviamente il finanziamento del FFO viene anche da altre imposte, che qui non si considerano. Ma a meno che queste non siano pi\u00f9 progressive dell\u2019imposta sui redditi (e non lo sono), l\u2019argomento risulta semmai rafforzato.<\/li>\n<\/ul>\n<p>\u00a0Spero dunque che anche su questo punto si possa finalmente archiviare la questione. Ossia \u00e8 comunque vero (e quasi lapalissiano) che se aggiungiamo una componente regressiva in qualsiasi sistema fiscale, riduciamo la progressivit\u00e0 pre-esistente di quel sistema fiscale,\u00a0 quale che essa sia. Se la progressivit\u00e0 preesistente \u00e8 quella considerata equa dalla Costituzione, vuol dire che \u00e8 quella che <em>rende a ciascuno il suo<\/em>. Il modo in cui in Italia finanziamo l&#8217;universit\u00e0 (e lo stesso vale per i numerosi altri paesi che fanno altrettanto) implica togliere ai poveri ci\u00f2 che la progressivit\u00e0 voluta dalla Costituzione vorrebbe che loro legittimamente avessero.<\/p>\n<p><strong>\u00a0&#8220;Debito pubblico ed evasione fiscale&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Su questo punto esiste un&#8217;evidente e legittima divergenza di posizioni tra Francesco e me, che non \u00e8 possibile sanare in quanto non dipende da fatti ma dalle nostre rispettive preferenze. In altre parole, sia io che Francesco concordiamo sul ridurre le spese inutili della pubblica amministrazione (ad esempio gli aerei da caccia) e combattere seriamente l&#8217;evasione fiscale. Ma qui le strade si dividono. Io dar\u00f2 l&#8217;appoggio ai politici che\u00a0 vorranno utilizzare questi risparmi per ridurre lo stock di debito pubblico. Francesco a quelli che invece vorranno aumentare la spesa universitaria (contendendo i risparmi a sanit\u00e0, giustizia, servizi sociali &#8230;). Vedremo che cosa diranno gli elettori.<\/p>\n<p>In ogni caso Francesco Sylos Labini fa un&#8217;operazione scorretta confrontando variabili stock come il debito (2000 mld,) e variabili flusso come la spesa universitaria, (7 mld ).\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<strong>&#8220;La proposta di Ichino non &#8216;consiste affatto nel far pagare l&#8217;universit\u00e0 di pi\u00f9 ai ricchi (quelli di oggi subito e quelli di domani in modo differito) e di farla pagare di meno ai poveri&#8217;.&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Se capisco bene quello che Francesco vuol dire, con la mia proposta il ricco avrebbe un vantaggio rispetto al povero perch\u00e9 il ricco non ha vincoli di liquidit\u00e0, ha risorse in eccesso, non \u00e8 costretto ad indebitarsi e il valore marginale del reddito \u00e8 per lui inferiore. Per il povero \u00e8 vero il contrario. Concordo pienamente, ma attenzione: il vantaggio per il ricco non deriva dalla mia proposta, ma dal fatto che \u00e8 ricco in partenza. Ossia quale che sia l&#8217;intervento che preferiamo (borse, prestiti o finanziamenti a pioggia) rimane il fatto che il ricco non ne avrebbe bisogno. Proprio per ovviare a questo la mia proposta facilita i poveri consentendo la possibilit\u00e0 di:<\/p>\n<ul>\n<li>Alzare le tasse universitarie per\u00a0 i ricchi anche al di sopra del costo del servizio da loro utilizzato, realizzando cos\u00ec anche nell&#8217;ambito ristretto del finanziamento universitario la progressivit\u00e0 voluta dalla Costituzione (come gi\u00e0 spiegato sopra il finanziamento basato sulla fiscalit\u00e0 generale preferito da Francesco, riduce, invece, la progressivit\u00e0 totale).<\/li>\n<li>Offrire prestiti che possono benissimo essere agevolati in misura fortemente maggiore per i meno abbienti; le borse di studio a fondo perduto sono la versione estrema di un prestito di questo tipo; ma i prestiti consentono una gamma di modulazioni molto pi\u00f9 flessibile e generano meno sprechi.<\/li>\n<li>Offrire prestiti che devono essere ripagati solo in proporzione al reddito, e quindi non generano &#8220;l&#8217;ansia della rata fissa da pagare&#8221; a tutti i costi; la percentuale di restituzione pu\u00f2 di nuovo essere modulata in modo da favorire anche fortemente i meno abbienti.<\/li>\n<li>Offrire prestiti che non devono essere ripagati sotto una soglia di reddito post laurea da stabilire, favorendo quindi la mobilit\u00e0 sociale in misura tanto maggiore quanto pi\u00f9 alta \u00e8 questa soglia.<\/li>\n<\/ul>\n<p>\u00a0L&#8217;effetto combinato di queste caratteristiche della proposta, pu\u00f2 quindi implicare un forte trasferimento pubblico a favore dei meno abbienti per frequentare l&#8217;universit\u00e0. Farlo o non farlo dipende dalle preferenze della collettivit\u00e0: ma il mio strumento lo consente. Invito quindi Francesco e i lettori a distinguere tra il giudizio tecnico sullo strumento proposto e il giudizio su come pu\u00f2 essere utilizzato nelle sue diverse modulazioni a seconda delle preferenze politiche della collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Rimane ovviamente vero che le famiglie abbienti non hanno bisogno di prestiti perch\u00e9 sono ricche. Ma cosa c&#8217;entra questo con il giudizio sulla mia proposta? Il fatto che esistano ricchi e poveri dobbiamo prenderlo per dato, almeno nell&#8217;attuale situazione.\u00a0 Proprio partendo da questo dato di fatto, la mia proposta consentirebbe di favorire un maggiore accesso dei poveri all&#8217;istruzione terziaria rispetto alla situazione attuale e quindi di ridurre la disuguaglianza e incrementare la mobilit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Altre questioni&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Le altre questioni toccate da Francesco sono in larga parte tangenziali rispetto alla mia proposta.<\/p>\n<p>\u00c8 vero: in Italia le tasse universitarie non sono zero, ma sono ridicolmente basse rispetto ai costi di erogazione del servizio. Dire che per questo in Italia si va all&#8217;universit\u00e0 praticamente gratis mi sembra un&#8217;approssimazione non insensata. Per\u00f2 accetto la critica:\u00a0 un piccolo costo in termini di tasse universitarie c&#8217;\u00e8 e avrei dovuto essere pi\u00f9 preciso. \u00a0D&#8217;altro canto Francesco ammetta che una differenziazione in fasce di reddito come quelle da lui citate (da 300 a 1500 ad esempio) implica un costo ridicolo per una famiglia abbiente. Continuo a non capire perch\u00e9 Francesco (e chi la pensa come lui) trovi accettabile che ad esempio un professore ordinario come me possa mandare i suoi figli all&#8217;universit\u00e0 spendendo solo poco pi\u00f9 di 2000 euro di tasse universitarie all&#8217;anno.<\/p>\n<p>Inoltre la mia proposta tiene in considerazione il fatto che dobbiamo finanziare anche le spese di alloggio e trasferimento degli studenti: anche per queste spese potrebbe essere chiesto il prestito.<\/p>\n<p>Infine, inutile discutere di qualit\u00e0 del sistema universitario, o specificamente della Bocconi: abbiamo opinioni diverse e usiamo unit\u00e0 di misura differenti. E poi entrambi i nostri interventi hanno confuso didattica e ricerca, valutazione generale e <em>field specific<\/em>.<\/p>\n<p>Rimane invece il fatto che quale che sia il livello attuale dell&#8217;universit\u00e0 italiana si possono migliorare le cose e a questo aspira la mia proposta.<\/p>\n<p>A questo punto, ad altri la parola.<\/p>\n<p>Andrea Ichino<br \/>\n<a href=\"mailto:andrea.ichino@unibo.it\">andrea.ichino@unibo.it<\/a><\/p>\n<div>\n<hr size=\"1\" \/>\n<div>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-admin\/post.php?post=15350&amp;action=edit#_ftnref1\">[1]<\/a> Vedi ad esempio, limitandosi solo all&#8217;evidenza italiana pi\u00f9 recente: Checchi, Fiorio e Leonardi (2011), &#8220;Intergenerational persistence of educational attainment in Italy&#8221;, IZA Working Paper 3622, <a href=\"http:\/\/www.iza.org\/en\/webcontent\/publications\/papers\/searchResults\">http:\/\/www.iza.org\/en\/webcontent\/publications\/papers\/searchResults<\/a>.<br \/>\nMentre dati precisi sulla ricchezza\u00a0 sono meno diffusi e quindi la relazione tra istruzione e ricchezza \u00e8 stata meno frequentemente stimata, la relazione tra istruzione e reddito da lavoro \u00e8 forse la relazione maggiormente studiata da economisti e sociologi. Qualsiasi manuale di economia del lavoro riporta rassegne di studi per ogni paese del mondo che confermano una relazione positiva e statisticamente molto significativa: nei paesi avanzati, mediamente, un anno di istruzione \u00e8 associato ad un aumento del reddito da lavoro pari a circa il 6-8% (vedi, ad esempio, Brucchi Luchino. &#8220;Manuale di Economia del Lavoro&#8221;, Il Mulino).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-admin\/post.php?post=15350&amp;action=edit#_ftnref2\">[2]<\/a> Il dato non \u00e8 inventato, ma \u00e8 tratto da Checchi, Ichino e Rustichini (1999), &#8220;More equal but less mobile? Education financing and intergenerational mobility in Italy and in the US&#8221;, Journal of Public Economics, Tabella 8, pag. 360, <a href=\"http:\/\/www2.dse.unibo.it\/ichino\/dc-ai-ar%60%60moreequal-jpe.pdf\">http:\/\/www2.dse.unibo.it\/ichino\/dc-ai-ar%60%60moreequal-jpe.pdf<\/a>)<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-admin\/post.php?post=15350&amp;action=edit#_ftnref3\">[3]<\/a> Il Teorema di Bayes mette in relazione questi concetti statistici nel modo seguente:<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 P(L=1|Y=0) = Pr(Y=0|L=1) Pr(L=1) \u00a0\/ [ Pr(Y=0|L=1) Pr(L=1) + Pr(Y=0|L=0) Pr(L=0)]\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 (5)<\/p>\n<p>\u00a0dove \u00e8 evidente che per avere P(L=1|Y=0), ossia l&#8217;indicatore che ci interessa, a partire da Pr(Y=0|L=1), ossia quello che dicono i dati Almalaurea, servono due altre informazioni: Pr(L=1) e Pr(Y=0|L=0), fornite nel mio articolo con Checchi e Rustichini (e non solo).<br \/>\nAnalogamente per la seconda probabilit\u00e0 condizionata:<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 P(L=1|Y=1) = Pr(Y=1|L=1) Pr(L=1)\u00a0 \/ [ Pr(Y=1|L=1)Pr(L=1) + Pr(Y=1|L=0) Pr(L=0)] (6)<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-admin\/post.php?post=15350&amp;action=edit#_ftnref4\">[4]<\/a> Vedi nota 2. Per essere ancora pi\u00f9 precisi e depurare il confronto dalle variazioni delle distribuzioni marginali, la letteratura compara gli odds ratios, ossia i rischi relativi,\u00a0 definiti come:<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>Pr(L=1|Y=0)\/ Pr(L=0|Y=0)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 e\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Pr(L=1|Y=1)\/\u00a0\u00a0\u00a0 Pr(L=0|Y=1)\u00a0 \u00a0 (7)<\/p>\n<p>Questi rischi relativi sono gli indicatori menzionati nella citazione che segue tratta dall&#8217;articolo con Checchi e Rustichini.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-admin\/post.php?post=15350&amp;action=edit#_ftnref5\">[5]<\/a> Si veda l&#8217;articolo per ulteriori analisi e risultati, in particolare sulla relazione positiva tra istruzione e reddito, che in questa sede giustifica la considerazione delle famiglie con genitori laureati come famiglie economicamente avvantaggiate.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-admin\/post.php?post=15350&amp;action=edit#_ftnref6\">[6]<\/a> Ringrazio Daniele Terlizzese, con cui sto lavorando ad un rapporto esteso sulla nostra proposta di riforma del finanziamento universitario, per l&#8217;aiuto nel reperimento di questi numeri, e per la conversione da redditi netti a redditi lordi nei dati Banca d&#8217;Italia.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-admin\/post.php?post=15350&amp;action=edit#_ftnref7\">[7]<\/a> Trascurando, in prima approssimazione, l&#8217;imprecisione derivante dalla combinazione di redditi familiari e individuali.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>GLI ARGOMENTI PRO E CONTRO LA SPERIMENTAZIONE IN ITALIA DEL MODELLO INGLESE, CHE PREVEDE\u00a0IL FINANZIAMENTO DEGLI AUMENTI DELLE TASSE UNIVERSITARIE MEDIANTE MUTUI GARANTITI DALLO STATO AGLI STUDENTI,\u00a0LA CUI RESTITUZIONE\u00a0SAR\u00c0\u00a0DOVUTA SOLO DOPO IL SUPERAMENTO DI UNA SOGLIA DI\u00a0REDDITO Gli interventi di Francesco Sylos Labini e di Andrea Ichino, il \u00a0primo gi\u00e0 on line sul sito Scienzainrete\u00a0dal [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14,27],"tags":[],"class_list":["post-15350","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-26-saggi","category-scuola"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15350","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=15350"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15350\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=15350"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=15350"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=15350"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}