
{"id":15509,"date":"2011-06-24T11:32:37","date_gmt":"2011-06-24T10:32:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=15509"},"modified":"2011-06-24T11:33:08","modified_gmt":"2011-06-24T10:33:08","slug":"decentramento-della-contrattazione-e-flexsecurity-le-nuove-sfide-per-il-diritto-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=15509","title":{"rendered":"DECENTRAMENTO DELLA CONTRATTAZIONE E FLEXSECURITY: LE NUOVE SFIDE PER IL DIRITTO DEL LAVORO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">L\u2019APERTURA DEL SISTEMA ITALIA AGLI INVESTIMENTI STRANIERI, UNICO MEZZO PER RILANCIARE LA CRESCITA E L\u2019OCCUPAZIONE, RICHIEDE UNA MAGGIORE LIBERT\u00c0 NELLA NEGOZIAZIONE DEI PIANI AZIENDALI E UN NUOVO EQUILIBRIO TRA FLESSIBILIT\u00c0 DELLE STRUTTURE PRODUTTIVE E SICUREZZA DEI LAVORATORI<\/span><\/p>\n<p>\u00a0<em>Intervista a cura di Lorenzo Torrisi, per il sito<\/em> \u201c<a title=\"Il Sussidiario\" href=\"http:\/\/www.ilsussidiario.net\/News\/\" target=\"_blank\">il Sussidiario<\/a>\u201d <em>pubblicata il 23 giugno 2011 &#8211; In argomento v. anche\u00a0l&#8217;<em>\u00a0intervista a<\/em> <a title=\"TMNews\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=15227\" target=\"_blank\">TMNews<\/a><\/em>\u00a0<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>Nel dibattito sulla riforma della contrattazione, si discute la possibilit\u00e0 di dare pi\u00f9 spazio a quella aziendale, fino a sostituirla a quella nazionale. Quest\u2019ultima, per\u00f2, si rivela molto utile alla miriade di Pmi italiane. Meglio quindi una contrattazione nazionale pi\u00f9 \u201csnella\u201d o cercare di ampliare, magari con qualche paletto quella aziendale?<br \/>\n<\/strong>Meglio ampliare \u201ccon qualche paletto\u201d, come lei dice, quella aziendale.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Perch\u00e9?<br \/>\n<\/strong>Oggi l\u2019opinione che va per la maggiore \u00e8 che si debba andare in direzione di uno \u201csnellimento\u201d del contratto nazionale, pur conservandone l\u2019inderogabilit\u00e0, per lasciare pi\u00f9 spazio alla contrattazione aziendale. Ma se \u201csnellimento\u201d significa riduzione del contenuto del contratto, in tutta la vasta area dove la contrattazione aziendale ancora non riesce ad arrivare \u2013 parlo di due terzi della forza-lavoro italiana \u2013 questo necessariamente riduce la protezione dei lavoratori.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 dunque, secondo lei, la soluzione migliore?<br \/>\n<\/strong>Che il contratto collettivo nazionale conservi la sua capacit\u00e0 di regolare compiutamente il lavoro nel suo settore, coprendo tutta quella vasta area in cui la contrattazione aziendale non arriva. Ma questo implica che la contrattazione aziendale stessa possa pi\u00f9 largamente sostituire la disciplina nazionale, dove il piano industriale innovativo lo richiede. In altre parole, il contratto collettivo nazionale deve svolgere la funzione di disciplina di default: quella che si applica in assenza di una disciplina contrattata da chi ne ha il potere a un livello pi\u00f9 vicino al luogo di lavoro.<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>Questa soluzione pu\u00f2 davvero avvicinare l\u2019Italia al modello tedesco?<br \/>\n<\/strong>L\u2019alternativa tra contratto aziendale e contratto nazionale costituisce, certo, una delle caratteristiche del modello tedesco attuale di relazioni industriali. Ma esso \u00e8 composto anche da molti altri elementi: a cominciare dalle forme di partecipazione dei lavoratori nell\u2019impresa.<\/p>\n<p><strong>Il 16 luglio Fiat e Fiom si ritroveranno in aula a Torino. Come lei ha evidenziato, i contratti resteranno validi, quale che sia la sentenza. Questa avr\u00e0 dunque solo valore \u201csimbolico\u201d oppure potr\u00e0 determinare effetti importanti e tangibili?<br \/>\n<\/strong>I giudici sono chiamati a decidere se ci siano stati dei comportamenti antisindacali da parte della Fiat, o se nei contratti stipulati ci siano elementi di antisindacalit\u00e0, che potrebbero esserne espunti senza che ne consegua una invalidazione dei contratti stessi. Inoltre sono chiamati a decidere se nell\u2019avvio dell\u2019attivit\u00e0 delle <em>newco<\/em> di Pomigliano e Mirafiori sia ravvisabile un trasferimento d\u2019azienda, oppure la nascita di un\u2019azienda nuova: anche questo non avr\u00e0 un\u2019incidenza rilevante sul trattamento dei lavoratori, che rester\u00e0 quello indicato dai contratti, ma potr\u00e0 averla sulle procedure sindacali applicabili.<\/p>\n<p><strong>La Fiom \u00e8 impegnata anche in una serie di ricorsi contro l\u2019applicazione dell\u2019accordo separato del Ccnl Metalmeccanici del 2009. Le sentenze non sembrano indicare una direzione unica. Non c\u2019\u00e8 il rischio che affidare il tema delle relazioni sindacali ai tribunali possa produrre dei danni?<br \/>\n<\/strong>Certo che c\u2019\u00e8 questo rischio.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Allora. come evitarlo?<br \/>\n<\/strong>Uscendo dalla fase ormai ultrasessantennale del \u201cdiritto sindacale transitorio\u201d, cio\u00e8 dalla fase della transizione dall\u2019ordinamento corporativo \u2013 abrogato nel 1944 \u2013 al nuovo ordinamento costituzionale, che non \u00e8 mai stato attuato. La legge che regola questa materia, attuando o modificando l\u2019articolo 39 della Costituzione, non l\u2019abbiamo mai emanata. E il risultato \u00e8 che non vi \u00e8 alcuna certezza sull\u2019efficacia dei contratti, sul chi contratta per chi. Gli unici che ne traggono beneficio sono gli avvocati.<\/p>\n<p><strong>Le divisioni sindacali sulla rappresentativit\u00e0 sembrano rendere necessario un intervento legislativo in materia, su cui lei ha gi\u00e0 presentato proposte. Il D.Lgs. n. 165\/2001 che regola la rappresentativit\u00e0 nel pubblico impiego \u00e8 una buona base di partenza anche per regolare il settore privato?<br \/>\n<\/strong>Vedo alcuni buoni motivi per non trasferire meccanicamente per intero la disciplina dettata per l\u2019impiego pubblico nel settore privato. Infatti, il <a title=\"ddl 1872\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4987\" target=\"_blank\">disegno di legge n. 1872<\/a>, che ho presentato nel 2009 insieme ad altri 54 senatori, se ne scosta per alcuni aspetti.<\/p>\n<p><strong>A inizio aprile, in una <a title=\"Lettera al Corriere\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=13893\" target=\"_blank\">lettera al <em>Corriere<\/em>, insieme a Luca Montezemolo e a Nicola Rossi<\/a> lei ha proposto una riforma del diritto del lavoro (ripresa anche nel documento \u201cPer dare valore al lavoro\u201d presentato all\u2019Assemblea nazionale del Pd), in modo che si possano avere pi\u00f9 contratti a tempo indeterminato. Per rendere pi\u00f9 facile l\u2019entrata nel mercato bisogner\u00e0 anche eliminarne le rigidit\u00e0 in uscita?<br \/>\n<\/strong>Il precariato dei lavoratori di serie B e C \u00e8 l\u2019altra faccia dell\u2019iperprotezione dei lavoratori di serie A. Se si vuole voltar pagina rispetto al regime di <em>apartheid<\/em> oggi in vigore ai danni dei primi, dobbiamo riscrivere un diritto del lavoro capace di applicarsi davvero a tutti i nuovi rapporti di lavoro che si costituiranno da qui in avanti.<\/p>\n<p><strong>Bisogner\u00e0 riscrivere l\u2019articolo 18?<br \/>\n<\/strong>Occorre lasciarlo in vita per i licenziamenti disciplinari e per quelli discriminatori. Ma per i licenziamenti dettati da motivi economici od organizzativi occorre una tecnica di protezione completamente diversa, che coniughi la flessibilit\u00e0 di cui le strutture produttive hanno bisogno con la massima sicurezza per i lavoratori nel mercato del lavoro.<\/p>\n<p><strong>In questo modo non si cancella quello che sembra un baluardo per i sindacati?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 proprio il contrario: la riforma che propongo raddoppia l\u2019area di applicazione dell\u2019articolo 18, che si estender\u00e0 a 19 milioni di lavoratori invece che soltanto a 9 milioni come oggi. Per\u00f2 la riforma ne limiter\u00e0 l\u2019applicazione al licenziamento disciplinare e alla materia delle discriminazioni \u2013 quella dove \u00e8 davvero in gioco la libert\u00e0 morale e la dignit\u00e0 del lavoratore \u2013, sostituendolo invece, nel campo dei licenziamenti economici, con una disciplina pi\u00f9 adatta, ispirata all\u2019esperienza dei Paesi del nord-Europa; quelli dove i lavoratori sono pi\u00f9 protetti che in qualsiasi altra parte del mondo.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 vero che il \u201ccontratto unico\u201d riduce la flessibilit\u00e0 pur necessaria nel mercato del lavoro?<br \/>\n<\/strong>La mia proposta di riforma non porta a un \u201ccontratto unico\u201d, ma a un \u201cdiritto unico\u201d del lavoro, pi\u00f9 flessibile per le imprese e pi\u00f9 sicuro per i lavoratori.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Gli ultimi dati internazionali sembrano segnalare una stabilizzazione del tasso di disoccupazione e un suo lento ma graduale calo. I livelli restano per\u00f2 superiori al 2007\/2008, quando \u00e8 cominciata la crisi internazionale. Come si pu\u00f2 recuperare ancora terreno?<br \/>\n<\/strong>Visto che di investimenti dallo Stato per qualche anno non ce ne possiamo aspettare, l\u2019unica leva su cui possiamo agire \u00e8 costituita dall\u2019apertura del nostro Paese agli investimenti stranieri. Oggi, in termini di percentuale degli investimenti esteri sul PIL, siamo il Paese europeo pi\u00f9 chiuso, dopo la Grecia. Se riuscissimo ad allinearci con un Paese mediano, come l\u2019Olanda, potremmo attivare un maggior flusso di investimenti pari a quasi 60 miliardi all\u2019anno: 29 volte l\u2019investimento che ci propone Marchionne.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019APERTURA DEL SISTEMA ITALIA AGLI INVESTIMENTI STRANIERI, UNICO MEZZO PER RILANCIARE LA CRESCITA E L\u2019OCCUPAZIONE, RICHIEDE UNA MAGGIORE LIBERT\u00c0 NELLA NEGOZIAZIONE DEI PIANI AZIENDALI E UN NUOVO EQUILIBRIO TRA FLESSIBILIT\u00c0 DELLE STRUTTURE PRODUTTIVE E SICUREZZA DEI LAVORATORI \u00a0Intervista a cura di Lorenzo Torrisi, per il sito \u201cil Sussidiario\u201d pubblicata il 23 giugno 2011 &#8211; In [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[],"class_list":["post-15509","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15509","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=15509"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15509\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=15509"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=15509"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=15509"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}