
{"id":16159,"date":"2011-07-25T08:45:03","date_gmt":"2011-07-25T07:45:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=16159"},"modified":"2011-07-30T19:02:30","modified_gmt":"2011-07-30T18:02:30","slug":"a-flexicurity-labour-market-in-the-great-recession-the-case-of-denmark","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=16159","title":{"rendered":"A FLEXICURITY LABOUR MARKET IN THE GREAT RECESSION: THE CASE OF DENMARK"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LA <em>PERFORMANCE<\/em> DEL MERCATO DEL LAVORO DANESE DURANTE LA GRANDE RECESSIONE 2008-2010\u00a0RISULTA COMPLESSIVAMENTE POSITIVA, ANCHE SE LA VERIFICA DI ALCUNI ASPETTI RICHIEDE TEMPI DI RICERCA PI\u00d9 LUNGHI<\/span><\/p>\n<p><em>Saggio di <strong>Torben M. Andersen<\/strong>, professore presso la School of Economics and Management della\u00a0Aarhus University,\u00a0in <\/em>Discussion Paper IZA<em> n. 5710, maggio 2011 &#8211;\u00a0Oltre al testo in formato pdf \u00e8 qui disponibile\u00a0una traduzione in italiano dell\u2019introduzione e delle conclusioni del saggio<\/em><em>, a cura di Mariagrazia Zarro<\/em><\/p>\n<p><!--more--><em> <\/em><a title=\"A flexicurity labour market\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/A-Flexicurity-Labour-Market.pdf\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-180\" title=\"icona-dwl8\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/icona-dwl8.png\" alt=\"\" width=\"53\" height=\"53\" \/><\/a> <a title=\"A flexicurity labour market\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/A-Flexicurity-Labour-Market.pdf\" target=\"_blank\">Scarica il saggio in formato pdf<\/a><em> <\/em><\/p>\n<p><strong>1. Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>Prima della crisi finanziaria ci si \u00e8 molto concentrati sul concetto della <em>flexicurity<\/em>. L&#8217;idea secondo la quale sarebbe possibile garantire flessibilit\u00e0 per i datori di lavoro e sicurezza per i lavoratori, senza compromettere la flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro e gli equilibri sociali, ha ricevuto una considerevole attenzione. La Commissione europea ha anche evidenziato la necessit\u00e0 che i Paesi membri seguissero l&#8217;approccio della <em>flexicurity<\/em>, nonostante la definizione del concetto fosse molto generica, da rendere il suo significato a tratti poco chiaro.<br \/>\nLa Danimarca \u00e8 stata sovente indicata come modello della <em>flexicurity<\/em> per il combinarsi di norme che garantiscono una notevole flessibilit\u00e0 in materia di assunzioni e licenziamenti e di una estesa rete di sicurezza sociale.<br \/>\nUn elemento di uguale rilievo del modello \u00e8 costituito dalla presenza di un insieme di politiche attive del mercato del lavoro, condizione necessaria per richiedere indennit\u00e0 di disoccupazione e altri benefici sociali, compresi anche i programmi che consentono di migliorare le qualifiche dei disoccupati per fornire loro gli strumenti necessari a cogliere nuove opportunit\u00e0 di lavoro (cfr. ad esempio, T.M. Andersen e M. Svarer, <em>Flexicurity &#8211; Labour market performances in Denmark<\/em>, CESifo Economic Studies, 2007).<br \/>\nNel periodo precedente la crisi finanzia, il tasso di disoccupazione era basso e il modello \u00e8 stato quindi considerato ben funzionante.<br \/>\nLa crisi ha provocato la Grande Recessione che ha colpito severamente anche la Danimarca. Nel periodo compreso tra marzo 2008 e aprile 2009, si \u00e8 registrato un calo della produzione di quasi il 6% e la disoccupazione \u00e8 aumentata di circa 3-4 punti percentuali.<br \/>\nIl modello della <em>flexicurity<\/em> come affronta <em>shock<\/em> di cos\u00ec grandi dimensioni?<br \/>\nDal momento che la crisi ha una forte componente globale e ha riguardato molti Paesi in modo analogo e pi\u00f9 o meno nello stesso periodo di tempo, questi sviluppi offrono l&#8217;opportunit\u00e0 di trarre alcune lezioni sperimentali in merito all&#8217;importanza delle istituzioni e delle politiche del mercato del lavoro. Nonostante le sue terribili conseguenze, la crisi finanziaria ha determinato la possibilit\u00e0 di effettuare una sorta di esperimento semi-controllato che mostra le implicazioni che una crisi profonda ha sulle politiche sociali e sulle istituzioni che devono affrontare le conseguenti difficolt\u00e0 del mercato del lavoro.<br \/>\nIn un mercato del lavoro basato sul modello della <em>flexicurity<\/em> caratterizzato da norme flessibili in materia di licenziamento ci si aspetta che ci sia un immediato e forte impatto sul tasso di disoccupazione.<br \/>\nDal momento che \u00e8 facile perdere il lavoro, la prima prevedibile conseguenza dovrebbe essere un forte incremento della disoccupazione e, in questo senso, il modello appare suscettibile di essere messo in crisi da un collasso complessivo della produzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Figura 1: Tasso di disoccupazione, Danimarca e OCSE, 1970.1 &#8211; 2010.3<\/strong><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/Tabella1.bmp\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-16336 aligncenter\" title=\"Tabella\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/Tabella1.bmp\" alt=\"\" width=\"393\" height=\"230\" \/><\/a><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Datasource: <a href=\"http:\/\/www.sourceoecd.org\">www.sourceoecd.org<\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Il tasso di disoccupazione relativo all&#8217;area OCSE e alla Danimarca \u00e8 riportato nella figura n. 1 utilizzando le definizioni dell&#8217;OCSE.<br \/>\nSi \u00e8 visto che il tasso di disoccupazione in Danimarca prima della crisi era molto pi\u00f9 basso rispetto alla media OCSE, ma anche che \u00e8 aumentato pi\u00f9 rapidamente con l&#8217;inizio della crisi. Sebbene il tasso di disoccupazione in Danimarca sia aumentato pi\u00f9 che in molti altri Paesi, esso \u00e8 ancora basso nel confronto internazionale. Tuttavia, la vera questione in un mercato del lavoro basato sul modello della <em>flexicurity<\/em> non \u00e8 la \u201csensibilit\u00e0\u201d del tasso di disoccupazione rispetto all&#8217;andamento generale dell&#8217;economia, ma la gravit\u00e0 del suo impatto sui costi sociali e l\u2019eventuale tendenza a trasformarsi in disoccupazione di lunga durata.<br \/>\nLa questione chiave \u00e8 quindi se la rete di sicurezza sociale sia in grado di assorbire un aumento di disoccupazione e se il sistema del mercato del lavoro riesca a mantenere le sue caratteristiche, quali l\u2019alta capacit\u00e0 di creare posti di lavoro e determinare un\u2019alta rotazione.<br \/>\nQuest\u2019ultimo aspetto \u00e8 fondamentale per impedire che l\u2019aumento della disoccupazione si traduca in disoccupazione di lunga durata o in riduzione della partecipazione alla forza lavoro.<br \/>\nSi pu\u00f2 osservare come la Grande Recessione sia un test finale per il modello della <em>flexicurity<\/em>. Potr\u00e0 farvi fronte e provocare un ragionevole e veloce guadagno per abbassare il tasso di disoccupazione o produrr\u00e0 un aumento persistente del tasso di disoccupazione che a sua volta, attraverso le implicazioni per i conti pubblici, render\u00e0 la situazione insostenibile?<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 una regolamentazione teorica e logica di tutti gli aspetti del modello della <em>flexicurity<\/em>, ma si registra una vasta letteratura sul ruolo delle norme di tutela del lavoro (<em>Employment Protection Legislation<\/em>, <em>EPL<\/em>), sui sistemi di previdenza sociale contro la disoccupazione (<em>Unemployment Insurance Schemes<\/em>, <em>UIB<\/em>) e sulle politiche attive del mercato del lavoro (<em>Active Labour Market Policies<\/em>, <em>ALMP<\/em>).<br \/>\nQuesto saggio non intende analizzare o far riferimento ad una cos\u00ec ampia letteratura; pertanto verranno esaminati solo alcuni punti essenziali.<br \/>\nIl bilanciamento avviene tra il sistema della legislazione a tutela del lavoro e il sistema di sicurezza sociale a tutela della disoccupazione. Questi sistemi possono essere considerati due strumenti alternativi a tutela dei lavoratori (cfr. O. Blanchard, J. Tirole, <em>The joint design of unemployment insurance and employment protection: A first pass<\/em>, <em>Journal of European Economic Association<\/em>, 2008, and T. Boeri, J.I. Conde\u2010Ruiz, and V. Gallaso, <em>The Political Economy of Flexicurity<\/em>, <em>Workings Paper<\/em> 2006\u201015 FEDEA) anche se con implicazioni potenzialmente molto rilevanti per le <em>performance<\/em> del mercato del lavoro.<br \/>\nMentre la legislazione a tutela del lavoro tende a creare una distinzione pi\u00f9 netta tra lavoratori protetti e non protetti, il sistema \u201cgeneroso\u201d di sicurezza sociale contro la disoccupazione pone il problema del mantenimento dei sussidi. In ogni caso, le politiche attive del mercato del lavoro possono essere utilizzate per contrastare questi effetti, associando le esigenze ai requisiti per ricevere l&#8217;indennit\u00e0 di disoccupazione (cfr. T.M. Andersen and M. Svarer, <em>The role of workfare in striking a balance between incentives and insurance in the labour market<\/em>, <em>Working Paper<\/em>, 2010).<br \/>\nIl lavoro basato sulla <em>flexicurity<\/em> \u00e8 quindi visto come un esempio di grande flessibilit\u00e0 per le imprese che possono adattare la loro manodopera alle esigenze del mercato, con un sistema generoso di sussidi contro la disoccupazione associati a politiche del lavoro attive volte a mantenere la struttura degli incentivi nel mercato del lavoro e ad aumentare il tasso di occupazione.<br \/>\nSe funzionasse avrebbe alcune caratteristiche interessanti, ma potrebbe essere particolarmente esposto al rischio di una diminuzione significativa dell\u2019occupazione. Questo produrrebbe un forte incremento nelle spese per i sussidi di disoccupazione e per le politiche attive del mercato del lavoro e quindi avrebbe ripercussioni sulla situazione finanziaria del sistema. La domanda chiave \u00e8 se il modello della <em>flexicurity<\/em> \u00e8 particolarmente vulnerabile ai grandi <em>shocks<\/em> negativi o se tende a produrre un aggiustamento stabile del mercato del lavoro.<br \/>\nQuesto documento propone un primo esame del problema nella prospettiva di un&#8217;attenuazione della tendenza negativa del mercato del lavoro in risposta alla Grande Recessione. Sicuramente \u00e8 prematuro dare una risposta definitiva sulla questione ma \u00e8 possibile effettuare una prima intermedia valutazione su come il modello della <em>flexicurity<\/em> danese abbia affrontato la crisi al fine di esprimere un giudizio sulla stabilit\u00e0 di questo sistema. Nel compiere questa analisi, lo studio descrive inizialmente, nel secondo paragrafo, alcune delle caratteristiche chiave del modello della <em>flexicurity<\/em> danese. Le conseguenze sul mercato del lavoro della crisi sono descritte nel terzo paragrafo e il quarto paragrafo fornisce un&#8217;analisi pi\u00f9 dettagliata delle implicazioni e dei processi di adeguamento realizzati in una prospettiva comparata. Nel quinto paragrafo sono riportate alcune osservazioni conclusive.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p><strong>5. Osservazioni conclusive<\/strong><br \/>\nIl mercato del lavoro danese \u00e8 stato duramente colpito dalla Grande Recessione. Tuttavia, in prospettiva comparata la <em>performance<\/em> danese \u00e8 ancora caratterizzata da un tasso di disoccupazione al di sotto della media, in termini di produttivit\u00e0 generale, e non si registra una forte tendenza verso la disoccupazione di lunga durata. Tuttavia rimangono delle questioni ancora aperte, in particolare per quanto riguarda l&#8217;efficacia delle politiche attive del mercato del lavoro nella grande recessione. Bilanciare la pressione dei costi con l&#8217;aumento di volume e mantenere l&#8217;efficienza del programma di attivit\u00e0 volte a mettere in atto politiche sociali\u00a0 non \u00e8 un compito facile in un periodo in cui si registra un tasso di occupazione inferiore. Tuttavia questo \u00e8 fondamentale nella prevenzione dell&#8217;aumento della disoccupazione di lungo periodo che ha sia costi sociali notevoli e che avr\u00e0 effetti pesanti anche sulle finanze pubbliche. \u00c9 troppo presto poter rispondere a tali domande.<br \/>\nIn una prospettiva comparata il caso danese si inserisce in un quadro di Paesi con un basso livello di norme a tutela del lavoro (<em>Employment Protection Legislation<\/em>, <em>EPL<\/em>) e tende a superare l&#8217;impatto della crisi attraverso la contrazione del numero di lavoratori piuttosto che attraverso la riduzione degli orari di lavoro. Il sistema generoso di sussidi contro la disoccupazione tende a seguire la stessa direzione. Una protezione meno rigida del lavoro (<em>EPL<\/em>) consente di avere nel breve termine un tasso di disoccupazione di lunga durata pi\u00f9 basso. La disoccupazione giovanile tende a essere meno presente nei Paesi colpiti dalla recessione con una politica a tutela del lavoro bassa e, ugualmente, i cambiamenti nella stessa disoccupazione tendono ad essere meno persistenti.<br \/>\nLe prove sui casi di successo sono meno decisive. Mentre vi \u00e8 qualche indizio nel senso che un sistema generoso di sussidi contro la disoccupazione, in combinazione con politiche attive del mercato del lavoro, renda possibile ottenere una migliore ripartizione del rischio senza compromettere la flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro, le prove sono poco decisive per poter arrivare a conclusioni sicure in merito. Per risolvere questi problemi sono necessarie ulteriori ricerche.<\/p>\n<div id=\"_mcePaste\" class=\"mcePaste\" style=\"position: absolute; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden; top: 0px; left: -10000px;\">\ufeff<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA PERFORMANCE DEL MERCATO DEL LAVORO DANESE DURANTE LA GRANDE RECESSIONE 2008-2010\u00a0RISULTA COMPLESSIVAMENTE POSITIVA, ANCHE SE LA VERIFICA DI ALCUNI ASPETTI RICHIEDE TEMPI DI RICERCA PI\u00d9 LUNGHI Saggio di Torben M. 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