
{"id":16170,"date":"2011-07-22T15:54:34","date_gmt":"2011-07-22T14:54:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=16170"},"modified":"2011-07-22T17:42:33","modified_gmt":"2011-07-22T16:42:33","slug":"per-una-nuova-regolazione-dellingresso-degli-immigrati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=16170","title":{"rendered":"PER UNA NUOVA REGOLAZIONE DELL&#8217;INGRESSO DEGLI IMMIGRATI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">PER EVITARE LACERAZIONI SUL PIANO POLITICO E SOCIALE LA POLITICA DEGLI INGRESSI DEVE BASARSI SUL PRINCIPIO DELL&#8217;UTILIT\u00c0 DELLA MIGRAZIONE: I CRITERI DI AMMISSIONE\u00a0 DEVONO ESSERE RAGIONATI E SELETTIVI<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><em>Riflessione <strong>di Massimo Livi Bacci<\/strong>, senatore Pd e professore di demografia nell&#8217;Universit\u00e0 di Firenze, 21 luglio 2011 &#8211; Dello stesso Livi Bacci \u00e8 disponibile su questo sito anche <\/em><a title=\"Livi Bacci\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=10104\" target=\"_blank\">Immigrazione: dove occorre essere selettivi e dove no<\/a><em>, mentre il <\/em>link<em>ad altri suoi scritti si trova nella nota in coda al testo &#8211; Sulla proposta del Pd relativa a questa materia v. <\/em><a title=\"Immigrazione: un valore cui dare delle regole\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=10733\" target=\"_blank\">Immigrazione: un valore cui dare delle regole<\/a><\/p>\n<p><!--more--><strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>SOMMARIO: <\/strong>1. Premessa. &#8211; 2.\u00a0Il fallimento del centro destra. &#8211; 3.\u00a0L\u2019incerta offerta politica del PD. &#8211; 4.\u00a0Politica migratoria \u201cutilitaria\u201d e politica \u201cumanitaria\u201d dell\u2019accoglienza: insieme si pu\u00f2. &#8211; 5.\u00a0Il centrodestra ha rinunciato al governo dei flussi. &#8211; 6.\u00a0Per una politica degli ingressi: il quadro di fondo. &#8211; 7.\u00a0Proposte per il governo degli ingressi.\u00a0 &#8211; 8.\u00a0 La gestione dell\u2019irregolarit\u00e0. &#8211; 9.\u00a0Immigrazione e riforme amministrative. &#8211; 10.\u00a0L\u2019Agenzia di Programmazione dell\u2019Immigrazione. &#8211; 11.\u00a0Conclusioni.<\/p>\n<p><strong>1 &#8211; Premessa<\/strong><br \/>\nNello scorso decennio \u2013 governato per 8 anni dal centro-destra e guidato dalla Lega per quanto attiene alla politica migratoria \u2013 lo <em>stock<\/em> degli stranieri regolarmente residenti o soggiornanti nel nostro Paese, si \u00e8 accresciuto allo straordinario ritmo di quasi 350.000 unit\u00e0 all\u2019anno. Il flusso d\u2019ingresso che (al netto dei rientri) ha alimentato questo <em>stock<\/em> \u2013 che ormai supera i 5 milioni &#8211; \u00e8 proseguito anche negli ultimi anni di grave crisi. In questi anni, non ha cessato di espandersi il numero degli occupati stranieri, mentre si \u00e8 ridotto quello degli occupati italiani. Molti fattori determineranno, nei prossimi due o tre decenni, un sostenuto flusso di immigrazione, modulato dal ciclo economico, ma sicuramente di numerosit\u00e0 elevata. Sulle cause \u2013 collegate alla debolezza demografica, alle particolarit\u00e0 del sistema produttivo ad alta intensit\u00e0 di lavoro, alla debolezza del <em>welfare<\/em> familiare \u2013 non mi dilungo, perch\u00e9 a tutti ben noti. Ma con uno <em>stock<\/em> di stranieri, e di figli di stranieri, in continua crescita, il paese ha necessit\u00e0 di sapere quali siano le linee di governo del fenomeno.<\/p>\n<p><strong>2 \u2013 Il fallimento del centro destra<\/strong><br \/>\nDi fronte al fenomeno migratorio, gli italiani sono disorientati, e ancor pi\u00f9 lo sono coloro che si riconoscono in valori riformisti. La destra ha poche e sommarie certezze che fanno, come \u00e8 noto, presa: l\u2019immigrato lavoratore sia ammesso se, e quando, serve &#8211; ma sia sottoposto ad un frequente rinnovo del permesso di soggiorno, che \u00e8 anche uno strumento di controllo; si dosino parsimoniosamente i suoi diritti sociali; venga escluso dai diritti politici; gli sia reso difficile l\u2019accesso alla cittadinanza. L\u2019immigrato-lavoratore, che resta poco nel paese, rende bene, costa meno, non compete nell\u2019arena politica, chiede pi\u00f9 raramente il ricongiungimento familiare, non diluisce i \u201cvalori\u201d nazionali. Questa \u201cofferta\u201d politica \u00e8 condivisa da larghe fasce della popolazione, e non solo da quelli che hanno una visione retriva del mondo.<br \/>\nLa maggioranza che oggi governa il Paese non ha, e non vuole avere, una politica migratoria, cio\u00e8 una visione di lungo periodo di un fenomeno che ha una natura strutturale e non un carattere passeggero o congiunturale. Che cosa significa l\u2019immigrazione per lo sviluppo e la coesione del Paese? Quali sono le politiche da seguire perch\u00e9 i benefici del fenomeno (per gli immigrati e per gli italiani) superino i costi che \u2013 indubbiamente \u2013 esso reca con se? Quali gli strumenti di governo dei flussi, per il reclutamento e l\u2019ammissione dei migranti?<br \/>\nLe carenze di idee e di elaborazione dell\u2019attuale maggioranza e, come si dir\u00e0 subito, l\u2019inesistenza di una vera politica che non sia di natura puramente securitaria, stanno provocando un grave danno allo sviluppo del paese ed alla sua coesione sociale. Un danno tanto pi\u00f9 grave perch\u00e9 la dimensione del fenomeno \u00e8 enormemente accresciuta rispetto agli anni \u201990, quando l\u2019unit\u00e0 di conto delle migrazioni annuali erano le decine di migliaia, anzich\u00e9 le centinaia di migliaia come adesso. Il paradosso \u00e8 che anche l\u2019attuale Governo \u00e8 convinto che l\u2019immigrazione sia un fenomeno strutturale: nel Def (Documento economico finanziario) approvato dalle Camere lo scorso maggio, si condiziona il rientro dal debito \u2013 secondo quanto stabilito dal patto di stabilit\u00e0 europeo \u2013 ad un aumento del PIL reale al ritmo dell\u20191,5-2% all\u2019anno, alla crescita dell\u2019occupazione e della produttivit\u00e0 e ad un\u2019immigrazione netta annua di 226.000 unit\u00e0 nella media annuale del prossimo ventennio. Insomma \u2013 afferma il Governo \u2013 c\u2019\u00e8 una necessit\u00e0 strutturale di immigrazione. Ma l\u2019attuale esecutivo, come vedremo tra poco,\u00a0 sta mettendo in soffitta gli strumenti di governo del pi\u00f9 importante fenomeno sociale di questo secolo.<br \/>\nIl fallimento delle politiche migratorie del centro-destra sono evidenti su diversi versanti. Alcune norme (reato di immigrazione clandestina; aggravamento di pena per i reati commessi dagli irregolari) si sono infrante contro le determinazioni della Corte di Giustizia Europea e della Corte Costituzionale; altre (ronde, registro dei senza fissa dimora) si sono dimostrate impraticabili; altre ancora (permessi brevi, rinnovi difficili e costosi) rendono difficile la vita degli immigrati. Negli anni governati dal centrodestra oltre un milione sono stati gli immigrati che hanno fruito di sanatorie; \u00e8 calata la proporzione degli irregolari rintracciati che vengono espulsi, in barba agli annunci. La diga Gheddafi contro migranti irregolari e richiedenti asilo si \u00e8 infranta; il Governo ha dovuto sanare (di fatto) la posizione dei 25000 tunisini sbarcati irregolarmente; in Europa l\u2019azione italiana in materia di migrazione \u00e8 stata, a dir poco, contraddittoria.<\/p>\n<p><strong>3 &#8211; L\u2019incerta offerta politica del PD<\/strong><br \/>\nL\u2019offerta politica del PD non \u00e8 chiara. O meglio, \u00e8 chiara \u2013 anche se ha bisogno di qualche affinamento \u2013 per quanto riguarda i temi dell\u2019inclusione e dell\u2019integrazione, dei diritti politici e della cittadinanza\u00a0 Ma \u00e8 carente su un aspetto cruciale, che investe le politiche dell\u2019ammissione legale nel nostro paese, e che \u00e8 di grande rilevanza per l\u2019opinione pubblica. In che modo si governano gli ingressi legali, e come si determina chi viene ammesso e chi no? Chi ha diritto di scegliere il numero ed i profili degli immigrati? Chi sar\u00e0 il nuovo vicino di casa, il nuovo compagno di scuola o di lavoro, il nuovo abitante del quartiere? In che modo e con quali procedure si garantisce che l\u2019immigrazione non determini l\u2019indebolimento della comunit\u00e0, l\u2019erosione dei diritti sociali, l\u2019usura dei servizi pubblici? Ora, l\u2019argomentazione della risposta \u201csenza immigrazione l\u2019economia ne soffrirebbe &#8211; e con essa, alla lunga, anche la comunit\u00e0, i diritti, i servizi ecc\u201d \u2013 \u00e8 una risposta in astratto giusta, ma zoppa e asimmetrica. Il degrado della comunit\u00e0 \u00e8 immediatamente percepito e personalmente sofferto; l\u2019economia \u2013 invece \u2013 \u00e8 un\u2019entit\u00e0 misteriosa e lontana. Del degrado siamo certi di sapere quali siano le cause, ma del buono,\u00a0 o cattivo,\u00a0 andamento dell\u2019economia nessuno \u00e8 certo di conoscerne i fattori. Il PD ha urgente necessit\u00e0 di chiarire la sua posizione in materia, di stabilire principi solidi, di informarne la pubblica opinione e il proprio elettorato. In situazione particolarmente difficile si trovano quegli amministratori locali appartenenti all\u2019area riformista nelle aree ad alta intensit\u00e0 migratoria nelle quali le inevitabili difficolt\u00e0 generate dal fenomeno si compongono con la scarsit\u00e0 di risorse. Essi debbono trovare nelle posizioni del PD un sostegno chiaro; non trovandolo rischiano di cercare riparo in atteggiamenti securitari che seppure graditi ad una parte dell&#8217;elettorato, non portano lontano.<\/p>\n<p><strong>4 &#8211; Politica migratoria \u201cutilitaria\u201d e politica \u201cumanitaria\u201d dell\u2019accoglienza: insieme si pu\u00f2<\/strong><br \/>\nPer lungo tempo il terzomondismo della sinistra, l\u2019ecumenismo cattolico, il solidarismo di tante organizzazioni del terzo settore hanno assegnato alle politiche migratorie una funzione umanitaria che esse difficilmente possono sostenere. Le politiche migratorie debbono perseguire ci\u00f2 che \u00e8 conveniente per la societ\u00e0 in termini di sviluppo \u2013 non solo economico, ma anche sociale e culturale \u2013 di coesione sociale, di benessere individuale e collettivo. Insomma, debbono perseguire ci\u00f2 che \u00e8 \u201cutile\u201d per la societ\u00e0: una politica migratoria \u201cutilitaria\u201d non deve essere\u00a0 considerata uno scandalo, ma la cosa giusta da fare. Ma il concetto di \u201cutilit\u00e0\u201d implica una scelta, e quindi una selezione. La proposta che intendo avanzare \u00e8 che il PD sposi una politica selettiva, aperta e trasparente, come verr\u00e0 argomentato pi\u00f9 avanti.\u00a0 Si noti che scelta e selezione non implicano l\u2019 abbandono dei principi umanitari di accoglienza, cos\u00ec radicati nello spirito riformista. La politica a carattere umanitario pu\u00f2 essere esplicata, anzitutto, attraverso complesse politiche di cooperazione e sostegno allo sviluppo che attualmente, per quanto riguarda il nostro paese, sono ridotte al lumicino. Ma nello specifico essa pu\u00f2 venire attuata con una aperta e generosa politica dell\u2019asilo. Va ricordato che il nostro paese\u00a0 seppure privo di una legge organica\u00a0 sull\u2019asilo, ha recepito nel proprio ordinamento le direttive europee sull\u2019accoglienza, le qualifiche dei richiedenti e le procedure e quindi possiede una legislazione compiuta in materia. Le procedure di\u00a0 esame delle domande vengono espletate con sufficiente sollecitudine, ed i programmi di sostegno ed inserimento di chi viene accolto sono ben strutturati, anche se non adeguatamente finanziati. Va anche ricordato che, nel contesto europeo, l\u2019Italia \u2013 che genera il 13 per cento del PIL e contiene il 12 per cento della popolazione della UE\u00a0 &#8211; accoglie (2010) appena il 3 per cento dei rifugiati; in numero assoluto i rifugiati in Italia sono meno di un decimo di quelli accolti in Germania, un quarto degli accolti in Gran Bretagna e un terzo degli accolti in Francia.<br \/>\nIn estrema sintesi: la politica migratoria pu\u00f2 essere selettiva, mentre quella dell\u2019accoglienza dei rifugiati e richiedenti asilo \u00e8, per sua natura, non selettiva. Ed infatti, chiunque si trovi nelle condizioni stabilite dai trattati, dalle convenzioni e dalle leggi deve essere accolto. Il grado di solidariet\u00e0, di apertura, di accoglienza\u00a0 umanitaria della societ\u00e0, dovr\u00e0 misurarsi sulla generosit\u00e0 delle politiche dell\u2019asilo e non sulle regole delle politiche migratorie.<br \/>\nGli italiani sono ansiosi di sapere \u201cquali\u201d stranieri vengono ammessi nel paese: la risposta deve essere \u201cquelli che sono utili al paese\u201d ma anche\u00a0 i perseguitati, le vittime, le persone la cui vita ed incolumit\u00e0 \u00e8 in pericolo.<\/p>\n<p><strong>5 \u2013 Il centrodestra ha rinunciato al governo dei flussi<\/strong><br \/>\nLe prove inequivocabili dell\u2019assenza deliberata di una politica migratoria possono cos\u00ec sintetizzarsi:<br \/>\n1) La soppressione del documento di Programmazione Triennale, previsto dall\u2019art. 3, commi 1, 2 e 3 della legge n. 286\/1998. Tale documento, &#8220;relativo alla politica dell&#8217;immigrazione&#8221;\u2026 &#8220;indica le azioni e gli interventi che lo Stato Italiano&#8230;si propone di svolgere in materia di immigrazione&#8230;nonch\u00e9&#8230;le misure di carattere economico e sociale nei confronti degli stranieri soggiornanti..&#8221;. Sottoposto all\u2019approvazione del Parlamento, il documento\u00a0 attesta gli indirizzi politici del governo in materia. Ma il Governo ha prima lasciato \u201cdecadere\u201d di fatto tale obbligo e adesso, con il d.d.l. 2494 &#8220;Nuove disposizioni in materia di sicurezza pubblica&#8221; (in esame nelle commissioni di merito del Senato) , intende abolirlo del tutto (art. 6, comma 1).<br \/>\n2) L\u2019unico strumento normativo che sopravvive \u00e8 il cosiddetto \u201cdecreto flussi\u201d annuale, di fatto affidato alla discrezionalit\u00e0 del Ministero dell\u2019Interno.<br \/>\n3) Il decreto flussi \u00e8 di fatto svuotato della sua funzione di regolare gli ingressi. Esso \u00e8 oramai lo strumento mediante il quale viene di fatto operata una \u201csanatoria\u201d occulta delle posizioni di immigrati gi\u00e0 presenti in Italia, per lo pi\u00f9 entrati regolarmente con visto turistico ma poi impiegati al nero. Possiamo dire che i decreti flussi sono diventati di fatto una \u201csanatoria\u201d a rateizzazione annuale, mediante la quale viene sgonfiata la \u201cbolla della irregolarit\u00e0\u201d alimentata (tra l\u2019altro) da una impervia normativa dell\u2019ingresso legale.<br \/>\n4) La \u201criserva geografica\u201d (ingressi riservati a cittadini di paesi con i quali si sono conclusi o sono in via di conclusione accordi di cooperazione e di riammissione) ha assorbito il 30% della quota\u00a0 nel decreto flussi relativo al 2008 e oltre il 50 %\u00a0 in quello relativo al 2011. Tuttavia restano ignoti i criteri mediante i quali vengono assegnate le \u201cquote paese\u201d, n\u00e9 si comprende come mai tali \u201cquote\u201d non vengano riviste in conseguenza del mutare delle situazioni. Inoltre le quote vengono interpretate rigidamente, nel senso che gli immigrati da uno dei paesi intestatari di una quota, non la possono \u201ceccedere\u201d (tale quota, infatti, \u00e8 interpretata come \u201climite massimo\u201d) andando ad incidere sulla quota residuale. Queste\u00a0 rigidit\u00e0 delle \u201cquote paese\u201d e la loro alta incidenza sul totale dei posti disponibili, tolgono ulteriore flessibilit\u00e0 al sistema. In occasione dei fatti di Tunisia non risulta che si sia attinto alla quota di 4.000 migranti riservata ai cittadini di quel paese, come previsto dall\u2019ultimo decreto, n\u00e9 si \u00e8 pensato ad aumentare la quota in considerazione della straordinariet\u00e0 della crisi tunisina.<br \/>\n5) Nei decreti flussi, dal 2001 al 2006, vennero previste quote riservate a categorie particolari di lavoratori con alte qualifiche (per il settore infermieristico e operatori dell\u2019alta tecnologia, nel\u00a0 2001; per autonomi\u00a0 ricercatori, liberi professionisti, soci e amministratori di societ\u00e0, artisti, dal 2002 al 2006), e ad altri limitati comparti di attivit\u00e0, come la pesca marittima. Nel 2007, invece, le priorit\u00e0 cambiano: tolti i 47.100 posti destinati ai paesi della \u201criserva geografica\u201d, i residui 122.900 sono destinati a lavoratori domestici (65.000), all\u2019edilizia (14.200), a dirigenti e persone altamente qualificati (1000), al trasporto (500), alla pesca marittima (200), alle altre attivit\u00e0\u00a0 produttive (30.000), e alle conversioni di permessi di soggiorno per studio, tirocinio e lavoro stagionale (7000). Nel 2008 le priorit\u00e0 sono del tutto diverse: sui 150.000 posti previsti dal decreto, tolti i 44.600 riservati ai paesi con accordi di riammissione, il residuo pari a 105.400 viene riservato a migranti per \u201clavoro domestico e assistenza alle persone\u201d. Analoga la situazione nel decreto per il 2011: su 98.050 posti previsti, i 50000 posti residuali (tolta la \u201criserva geografica\u201d) vengono ancora, e quasi interamente, destinati a <em>colf <\/em>e badanti.<br \/>\nIl Paese sembra dunque orientato ad utilizzare, per la propria crescita ed il proprio sviluppo, solo \u201ccolf e badanti\u201d: scienziati, tecnici, qualificati, generici per settori che hanno fame di manodopera vengono considerati del tutto irrilevanti.<\/p>\n<p><strong>6 &#8211; Per una politica degli ingressi: il quadro di fondo<\/strong><br \/>\nLe considerazioni precedenti inducono a ripensare dalle fondamenta la politica degli ingressi, chiave di volta della politica migratoria, secondo alcuni principi che possono cos\u00ec sintetizzarsi:<br \/>\n1) La politica degli ingressi deve rendere meno impervia la procedura per l\u2019entrata legale nel Paese. Pi\u00f9 questa \u00e8 complicata, maggiore \u00e8 la spinta per entrare irregolarmente nel mercato del lavoro.<br \/>\n2) Restituire spazio alla programmazione dei flussi, con una seria analisi tecnica della potenziale domanda del mercato del lavoro, della sua possibile articolazione, delle capacit\u00e0 di accoglienza, delle risorse disponibili per le politiche di formazione e integrazione. Tale programmazione dovrebbe essere affidata ad un\u2019agenzia indipendente (Agenzia di Programmazione dell\u2019Immigrazione,) le cui proposte sono presentate al Parlamento e sottoposte al Governo per l\u2019adozione (cfr. &amp; 10)&#8230; Tale Agenzia deve assumere il massimo possibile di autorevolezza: basti pensare che \u00e8 dai nuovi immigrati che proviene una parte considerevole dei nuovi cittadini del paese. E\u2019 giusto perci\u00f2 che l\u2019origine prima di questo processo di rinnovo \u2013 l\u2019immigrazione legale \u2013 sia posta nelle mani di un organo alto ed autorevole e non lasciata totalmente alle deliberazioni (inevitabilmente guidate dalle contingenze) dell\u2019esecutivo e dell\u2019amministrazione.<br \/>\n3) La finalit\u00e0 dell\u2019Agenzia \u00e8 anche quella di sottrarre alle contingenze del dibattito e della lotta politica la programmazione migratoria. Essa potrebbe servire a \u201cdepoliticizzare\u201d il dibattito, agganciando a valutazioni indipendenti la politica degli ingressi;<br \/>\n4) Sostituire al criterio \u2013 oggi prevalente \u2013 della \u201ccasualit\u00e0\u201d (\u201c<em>click day<\/em>\u201d) della scelta, quello della scelta \u201cragionata\u201d, basata sulla valutazione dei \u201cprofili\u201d individuali ritenuti pi\u00f9 adatti a sostenere lo sviluppo ed a preservare la coesione sociale della collettivit\u00e0. La determinazione dei profili, specie per alcune fasce di immigrati, deve tener conto anche di \u201cqualit\u00e0\u201d personali non necessariamente legate alla immediata capacit\u00e0 di lavoro: l\u2019immigrato \u00e8 \u2013 anzitutto \u2013 una persona. Tali profili sono determinati dall\u2019Agenzia, che propone i criteri di valutazione e sintesi. La previsione di una qualificazione pi\u00f9\u00a0 specifica per queste fasce di immigrati potr\u00e0\u00a0 affiancarsi, anche in via sperimentale,\u00a0 agli ingressi ordinari per chiamata nominativa da parte del datore: ad esempio, negli ingressi per ricerca di lavoro, un\u2019alta qualificazione pu\u00f2 costituire un\u2019indiretta garanzia del risultato dell\u2019incontro tra domanda e offerta.<br \/>\n5) La politica degli ingressi deve basarsi sul principio della \u201cutilit\u00e0\u201d della migrazione per lo sviluppo economico, sociale e culturale del paese e per la sua buona coesione. Per questa ragione i criteri di ammissione debbono essere \u201cragionati\u201d e \u201cselettivi\u201d e non casuali. Il Paese deve, nel contempo, rafforzare la sua capacit\u00e0 di accoglienza per persone richiedenti asilo e protezione, in linea con i principi della Costituzione. La finalit\u00e0 e l\u2019azione umanitaria non sono il territorio della politica migratoria, ma bens\u00ec delle politiche dell\u2019asilo, oggi in discussione in Italia ed in Europa. La politica migratoria \u201cdeve\u201d essere ragionata e selettiva; la politica dell\u2019asilo \u00e8, invece, per sua natura, non selettiva.<\/p>\n<p><strong>7 &#8211; Proposte per il governo degli ingressi<\/strong><br \/>\nLe politiche dei paesi d\u2019immigrazione sono ovunque molto complesse per quanto riguarda i criteri di ammissione legale, a seconda delle caratteristiche dei migranti, delle necessit\u00e0 dell\u2019economia e della societ\u00e0, della lunghezza della permanenza, delle finalit\u00e0 della stessa. In molti casi la complessit\u00e0 \u00e8 accresciuta dalla stratificazione delle norm<br \/>\native, mentre si perde di vista la visione \u201cunitaria\u201d del fenomeno. Una riforma dell\u2019attuale normativa dovr\u00e0\u00a0 includere i punti che seguono.<br \/>\n1) Ingresso per chiamata\u00a0 da parte di un datore di lavoro;<br \/>\n2) Ingresso con permesso di soggiorno per ricerca di lavoro subordinato alla prestazione di garanzia da parte di istituzioni (sponsor) appositamente autorizzateTali istituzioni (di natura pubblica, pubblico-privata o privata) potrebbero anche provvedere alla formazione nel paese di origine o in Italia;<br \/>\n3) Ingresso con permesso di soggiorno per ricerca di lavoro, subordinato alla prestazione di adeguata garanzia individuale. Le domande d\u2019ingresso dovrebbero essere sottoposte a valutazione comparativa secondo i criteri prioritari stabiliti dall\u2019Agenzia;<br \/>\n4)\u00a0 Ingresso con permesso di soggiorno di persone con specifici profili individuali e professionali. Anche in questo caso, le domande d\u2019ingresso dovrebbero essere sottoposte a valutazione comparativa secondo i criteri prioritari stabiliti dall\u2019Agenzia;<br \/>\n5) Ingresso con permesso di soggiorno per lavoro autonomo, con valutazione comparativa (Agenzia).<br \/>\n6) Ingresso per lavoro stagionale.<br \/>\n7) Normativa che agevoli\u00a0 l&#8217;ingresso in Italia per studio, formazione e ricerca, e che permetta la conversione dei permessi di soggiorno \u2013 al termine del curriculum di studio \u2013 in permessi per ricerca di lavoro.<br \/>\nTutte le modalit\u00e0 d\u2019ingresso hanno specifici tetti numerici indicati nei decreti flussi annuali.\u00a0 Per tutte le modalit\u00e0 d\u2019ingresso di cui ai punti 1, 2, 3 e 4) \u00e8 previsto un contributo da parte del datore di lavoro ad un Fondo\u00a0 nazionale per l\u2019inserimento e l\u2019integrazione dei migranti (FoNIM). Nel caso del lavoratore autonomo, \u00e8 lo stesso migrante che dovr\u00e0 contribuire al fondo.<br \/>\nLa politica degli ingressi dovr\u00e0 anche stabilire nuove regole riguardanti la validit\u00e0, la cui durata va estesa, dei permessi di soggiorno nonch\u00e9 le modalit\u00e0 del loro rinnovo. E\u2019 da prevedere un trasferimento di tali funzioni agli enti locali, con garanzia che vengano osservati criteri uniformi sul territorio nazionale&#8230; Prioritario \u00e8 l\u2019investimento per rendere scorrevoli le procedure, oggi fonte di alti costi, monetari e morali, per gli immigrati.<\/p>\n<p><strong>8 &#8211; Gestione dell\u2019irregolarit\u00e0<\/strong><br \/>\nSi ritiene che l\u2019irregolarit\u00e0 si commisuri, in Europa, su valori superiori all\u2019uno per cento della popolazione totale. E\u2019 dunque un fenomeno di massa che deve essere compresso \u2013 una quota fisiologica \u00e8 inevitabile \u2013 a livelli assai pi\u00f9 bassi degli attuali. Nel lungo periodo, il prosciugamento dell\u2019economia sommersa contribuir\u00e0 a restringere le opportunit\u00e0 per la migrazione irregolare; secondariamente anche una legislazione pi\u00f9 accorta e flessibile degli ingressi legali pu\u00f2 concorrere allo stesso fine. Nel contempo vanno stabilite forme di regolarizzazione che non affidino solo alle \u201cmaxisanatorie\u201d (o alle sanatorie di fatto \u2013 come oggi avviene mediante i \u201cdecreti flussi\u201d) la soluzione periodica del problema. Si pu\u00f2 proporre quanto segue.<br \/>\n1) Immediata abolizione del reato di \u201cimmigrazione clandestina\u201d e adeguamento della normativa alla direttiva europea sui rimpatri;<br \/>\n2) Concessione di regolarizzazioni \u201cad personam\u201d a persone che abbiano determinate caratteristiche (fonte di reddito e lavoro stabili, collegamenti familiari, durata ragionevole del soggiorno, assenza di condanne\u2026ecc). Tali regolarizzazioni potrebbero essere concesse dal prefetto su proposta di una Commissione Territoriale.<br \/>\n3) Concessione di regolarizzazioni ad personam per atti di grande rilevanza umanitaria e sociale.<br \/>\nUn capitolo a parte \u00e8 quello degli accordi di &#8220;riammissione&#8221; degli irregolari espulsi con i paesi di provenienza. Qui c&#8217;\u00e8 necessita di una &#8220;manutenzione&#8221; continua degli accordi in essere, rinnovandoli e rafforzandoli quando occorra, ed inserendoli a pieno titolo nella politica estera, in omaggio a quel &#8220;global approach to migration&#8221;, giusto mantra dell&#8217;Europa. Accordi migratori e cooperazione debbono essere indissolubilmente legati. Occorre poi che l&#8217;Italia stimoli la UE a procedere alla stipula di accordi di riammissione con i paesi ad alta intensit\u00e0 migratoria. Tali accordi hanno un peso assai maggiore dei singoli accordi bilaterali.<\/p>\n<p><strong>9 &#8211; Immigrazione e riforme amministrative<\/strong><br \/>\nLe gravi carenze rilevate in questi anni\u00a0 nel governo dell\u2019immigrazione, che vanno dagli inaccettabili ritardi nella gestione dei permessi di lavoro all\u2019abbandono degli strumenti di programmazione degli ingressi ripropongono con forza la necessit\u00e0 di affrontare \u201cla questione amministrativa\u201d connessa con le migrazioni. Tanto pi\u00f9 rilevante se si decide di perseguire, nel lungo periodo, una nuova politica di selezione degli ingressi. Una politica migratoria in grado di scegliere l\u2019immigrazione e non solo di subirla, presuppone infatti due capacit\u00e0 che, allo stato, sono assenti nelle amministrazioni di settore. In primo luogo la capacit\u00e0 di programmazione, e quindi di valutazione dei fabbisogni sociali e del mercato del lavoro; in secondo luogo, la capacit\u00e0 di valutare preventivamente le caratteristiche personali (livello di formazione, l\u2019idoneit\u00e0 all\u2019inserimento sociale ecc.) degli immigrati.<br \/>\nAnche la sola riattivazione del sistema previsto dalla legge Turco Napolitano, dopo le inerzie dell\u2019ultimo\u00a0 decennio,\u00a0 non appare sufficiente. Come dimostrano le ripetute sanatorie l\u2019amministrazione,\u00a0 allo stato, non solo non dispone delle due capacit\u00e0 indicate, ma neppure \u00e8 stata in grado di selezionare in base al semplice criterio lavoristico, essendo costretta ad\u00a0 inseguire e ratificare <em>ex post<\/em> l\u2019incontro tra domanda e offerta di lavoro realizzatasi al di fuori e indipendentemente\u00a0 dalle procedure formalmente previste (ancora basate sulla irrealistica chiamata nominativa di lavoratori che dovrebbero trovarsi nei loro paesi di provenienza).<br \/>\nLa riforma amministrativa pu\u00f2 essere affrontata su tre diversi livelli di intervento.<br \/>\n1)-\u00a0 Riassetto delle competenze a livello centrale. Il sostanziale fallimento del progetto del \u201cgrande Ministero del <em>welfare<\/em>\u201d ha prodotto lo scorporo formale delle competenze del Ministero della salute, e, per il tema che qui interessa, l\u2019abbandono\u00a0 del ruolo di elaborazione e di indirizzo nelle politiche di integrazione. La situazione appare molto pi\u00f9 arretrata rispetto alla fase degli anni 90 del secolo scorso, quando la dialettica tra Ministero dell\u2019interno e Ministero della solidariet\u00e0 sociale esplicitava la natura duplice, di sicurezza e di integrazione,\u00a0 delle politiche di settore.\u00a0 Ora il\u00a0 Ministero dell\u2019interno (e per esso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza) appare l\u2019unico dominus della funzione.<br \/>\n2)- Un\u2019ipotesi da porre allo studio \u2013 non nuova, per la verit\u00e0 \u2013 pu\u00f2 essere quella dell\u2019istituzione ), di un Ministro per le politiche migratorie, secondo un modello attuato in vari paesi europei (es. Francia e Regno Unito, per il coordinamento delle varie amministrazioni competenti in materia di migrazioni e per l\u2019individuazione delle linee di indirizzo e programmazione perseguite dal governo. Se si sceglie la via (preferibile) di un Ministro senza portafoglio, dovrebbe essere sottolineato il suo legame con la Presidenza del Consiglio, e quindi la capacit\u00e0 di essere diretta emanazione delle politiche del premier in questo settore.<br \/>\n3)- Vi \u00e8 poi la proposta di istituzione\u00a0 (come indicato anche in altra parte di questo documento), dell\u2019Agenzia\u00a0 indipendente in grado di \u201cdepoliticizzare\u201d la\u00a0 programmazione degli ingressi, da effettuare soprattutto in base a\u00a0 scelte tecniche e di sostenibilit\u00e0. Un\u2019Agenzia autorevole pu\u00f2 contribuire validamente a riportare il dibattito politico sull\u2019immigrazione sui binari corretti di un serio confronto, sottraendolo alle distorsioni propagandistiche cui oggi soggiace.. L\u2019 Agenzia, oltre alla ricognizione di questi fattori, dovrebbe essere il centro di impulso per la diffusione delle \u201c<em>best practices<\/em>\u201d nei vari ambiti delle politiche migratorie, svolgendo una\u00a0 funzione di monitoraggio,\u00a0 di collaborazione e di perseguimento del miglioramento qualitativo dell\u2019attivit\u00e0 delle amministrazioni centrali e decentrate. L\u2019investimento finanziario ed in risorse umane dovrebbe essere adeguato alla rilevanza del fenomeno migratorio.<br \/>\nInfine, la revisione delle procedure di ingresso, con l\u2019introduzione delle modalit\u00e0 indicate in altra parte di questo documento, presuppone un radicale intervento di semplificazione.\u00a0 Sarebbe utile una ricognizione puntuale dei vari \u201clacci e lacciuoli\u201d che i\u00a0 Governi Berlusconi hanno posto a carico degli immigrati (dal contratto di soggiorno alle minute ed inutili previsioni sui metri quadri delle abitazioni degli immigrati, alle soglie di reddito necessario per i ricongiungimenti familiari), ed una selezione di quelli realmente necessari rispetto a quelli orientati esclusivamente a \u201crendere difficile la vita\u201d agli immigrati regolari.<br \/>\nVanno anche ripensate le funzioni e l\u2019organizzazione degli sportelli unici, sia per favorire l\u2019ingresso degli enti locali nelle procedure di concessione, e soprattutto di rinnovo, dei permessi di soggiorno, e per evitare la persistente frammentazione delle competenze che continua a creare disfunzioni e ritardi nello smaltimento del lavoro da parte delle amministrazioni interessate. Va fatta salva l\u2019osservanza di criteri uniformi sull\u2019intero territorio nazionale.<\/p>\n<p><strong>10 &#8211; L\u2019Agenzia di Programmazione dell\u2019Immigrazione<\/strong><br \/>\nCompito essenziale \u00e8 quello di redigere un documento di programmazione pluriennale da trasmettere al Parlamento e al Governo. Il Governo lo adotta con eventuali modifiche, per le quali delle essere obbligatoriamente sentito il parere dell&#8217;Agenzia. Il documento contiene indicazioni sui flussi da ammettere sulla base delle analisi del mercato del lavoro, delle capacit\u00e0 di integrazione dei territori, e in coerenza con le politiche economiche e fiscali. Compete all\u2019Agenzia stabilire i profili preferenziali dei migranti e di stabilire i criteri per le valutazioni comparative delle domande, quando questo sia richiesto. Il documento di Programmazione Pluriennale deve essere discusso con le parti sociali e la conferenza stato-regioni.<br \/>\nSpetta all\u2019Agenzia proporre, programmare ed attuare le indagini e gli studi necessari per preparare il materiale conoscitivo necessario per il Documento di Programmazione.<br \/>\nUn modello possibile per la designazione dei membri (in ipotesi, in numero di 5) dell&#8217;Agenzia potrebbe prevedere la loro indicazione da parte del Consiglio dei Ministri (sentita la Conferenza Stato Regioni) e con il parere dei due terzi dei componenti delle Commissioni competenti delle Camere. I designati sono\u00a0 nominati\u00a0 dal Presidente della Repubblica. Naturalmente possono configurarsi anche altre procedure. I membri dell&#8217;Agenzia eleggono poi il loro Presidente.\u00a0 L\u2019Agenzia pu\u00f2\u00a0 avvalersi della collaborazione delle amministrazioni dello\u00a0 stato e degli enti pubblici\u00a0 per lo svolgimento di indagini e ricerche.<\/p>\n<p><strong>11 &#8211; Conclusioni<\/strong><br \/>\nNel lungo periodo, il PD deve rispondere ad una domanda non eludibile del paese: questa riguarda non tanto la dimensione dei flussi (\u201cquanti\u201d immigrati), ma piuttosto la loro qualit\u00e0, la loro capacit\u00e0 di far parte della societ\u00e0 e di contribuire alla sua crescita. E\u2019 perci\u00f2\u00a0 ineludibile la questione della \u201cselezione\u201d esplicita, trasparente e non discriminatoria, dei candidati all\u2019immigrazione, basata su parametri condivisi. Molti paesi hanno introdotto sistemi &#8220;a punti&#8221; (anche differenziati a seconda delle categorie di migranti), ma altri sistemi sono possibili. Vanno discussi apertamente e con coraggio. Ho chiamato questa politica \u201cutilitaria\u201d, perch\u00e9 \u00e8 funzionale alla crescita della societ\u00e0. Ma un grande paese, con responsabilit\u00e0 politiche internazionali, che si fonda sui valori espressi dalla Costituzione, deve aprirsi pi\u00f9 generosamente all\u2019entrata di persone sulla base di considerazione umanitarie, che per definizione non sono selettive.\u00a0 Dall\u2019equilibrio di queste componenti pu\u00f2 scaturire una nuova politica migratoria. Cos\u00ec facendo l\u2019offerta politica all\u2019opinione pubblica diventa pi\u00f9 chiara: lo stato ammette, selezionando, chi merita e contribuisce alla crescita della societ\u00e0. Lo stato accoglie, generosamente, chi ha bisogno di aiuto umanitario secondo i principi del diritto internazionale e in accordo con i principi della Costituzione.<\/p>\n<p><strong>Nota:<\/strong> questo appunto riprende e integra altri miei interventi sul tema, espressi in sede politica:<br \/>\n1) <a title=\"Livi Bacci\" href=\"http:\/\/www.partitodemocratico.it\/gw\/producer\/dettaglio.aspx?id_doc=99392\" target=\"_blank\">Una politica per l\u2019immigrazione. Pro-memoria in dieci punti per il PD<\/a>;<br \/>\n2) Ripensare la politica dell\u2019immigrazione (settembre 2010, a margine all&#8217;Assemnlea Nazionale del PD);<br \/>\n3) Per un nuovo sistema di regolazione dell\u2019ingresso degli immigrati (Intervento alla Conferenza sull\u2019Immigrazione del PD,\u00a0 25 marzo 2011);<br \/>\n4) Si veda anche il Ddl n. 120, a prima firma Livi Bacci, <a title=\"Disegno di legge Livi Bacci \" href=\"http:\/\/www.senato.it\/service\/PDF\/PDFServer\/BGT\/00302974.pdf\" target=\"_blank\">Norme per l\u2019ingresso, l\u2019accesso al lavoro e l\u2019integrazione dei cittadini stranieri<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PER EVITARE LACERAZIONI SUL PIANO POLITICO E SOCIALE LA POLITICA DEGLI INGRESSI DEVE BASARSI SUL PRINCIPIO DELL&#8217;UTILIT\u00c0 DELLA MIGRAZIONE: I CRITERI DI AMMISSIONE\u00a0 DEVONO ESSERE RAGIONATI E SELETTIVI Riflessione di Massimo Livi Bacci, senatore Pd e professore di demografia nell&#8217;Universit\u00e0 di Firenze, 21 luglio 2011 &#8211; Dello stesso Livi Bacci \u00e8 disponibile su questo sito [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[33],"tags":[],"class_list":["post-16170","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-immigrazione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16170","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=16170"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16170\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=16170"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=16170"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=16170"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}