
{"id":16546,"date":"2011-08-23T15:04:32","date_gmt":"2011-08-23T14:04:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=16546"},"modified":"2011-09-12T09:03:57","modified_gmt":"2011-09-12T08:03:57","slug":"perche-la-manovra-sul-lavoro-proposta-dal-ministro-sacconi-e-improponibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=16546","title":{"rendered":"GLI INCREDIBILI ERRORI DELLA &#8220;MANOVRA SUL LAVORO&#8221; DEL MINISTRO SACCONI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;ARTICOLO 8 DEL DECRETO-LEGGE ATTRIBUISCE ALLA CONTRATTAZIONE AZIENDALE, SENZA ALCUN REQUISITO DI RAPPRESENTATIVIT\u00c0 N\u00c9\u00a0ALCUN FILTRO, IL POTERE DI MODIFICARE O ABROGARE QUALSIASI PARTE DELLA DISCIPLINA DEL RAPPORTO DI LAVORO, ANCHE IN VIOLAZIONE DI VINCOLI INTERNAZIONALI O COSTITUZIONALI<\/span><\/p>\n<p><em>Intervento svolto il 23 agosto 2011 nel corso del dibattito, in seno alla Commissione Lavoro del Senato, sul disegno di legge di conversione del decreto-legge 13 agosto 2011 n. 138, recante la cosiddetta &#8220;manovra finanziaria aggiuntiva&#8221; &#8211; In argomento v. anche gli <a title=\"interventi in Senato\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=16700\" target=\"_blank\">interventi di <strong>Enrico Morando<\/strong>, <strong>Maurizio Castro<\/strong>, <strong>Nicola Rossi <\/strong>e <strong>Franco Marini<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p><!--more-->Signor Presidente, Colleghi, l\u2019articolo 8 del decreto che stiamo discutendo \u00e8 l\u2019ultima manifestazione di una tattica politica sconcertante: quella che consiste nel tentativo di riformare la chiave di volta del diritto del lavoro, cio\u00e8 la disciplina del licenziamento, il fatidico articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori del 1970, senza nominarlo. L\u2019idea \u00e8 di risolvere un enorme problema politico senza affrontarlo a viso aperto, senza che sia il Parlamento a discuterne il problema e a decidere il contenuto della riforma.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Questo stesso tentativo il Governo lo ha compiuto una prima volta, in questa legislatura, con il Collegato-Lavoro varato l\u2019anno scorso: l\u00ec si tent\u00f2 di svuotare l\u2019articolo 18, senza toccare la norma, col consentire che la materia del licenziamento potesse essere devoluta dal contratto individuale a un arbitro di fatto scelto dal datore di lavoro. In quell\u2019occasione il tentativo \u00e8 fallito perch\u00e9 lo ha bloccato il Presidente della Repubblica: ricordo in proposito che nella lettera con cui ha rinviato al Parlamento il provvedimento legislativo il Capo dello Stato non ha affatto negato la legittimit\u00e0 e la piena plausibilit\u00e0 di di una riforma legislativa di questa materia, ma ha sottolineato la necessit\u00e0 che la questione venga affrontata in modo diretto ed esplicito, chiamando le cose con il loro nome e discutendone apertamente in Parlamento. Non sembra avere raccolto questo invito il ministro del Lavoro Sacconi, il quale, dopo aver lanciato il sasso ha subito nascosto la mano; dopo aver fatto inserire nel testo del decreto una norma che implicitamente consente un mutamento profondo della disciplina dei licenziamenti, fino alla sua possibile abrogazione totale di fatto, ha dichiarato ai giornali \u2013 cito testualmente \u2013 che \u201cl\u2019articolo 18 non viene minimamente toccato\u201d. In questo modo il ministro non ha soltanto disatteso l\u2019invito del Presidente della Repubblica di cui ho detto prima, ma ha anche mancato di rispetto agli elettori, all\u2019opinione pubblica, a tutti noi italiani, trattandoci come degli stupidi, cui un annuncio ben fatto pu\u00f2 far credere qualsiasi cosa, anche contro la realt\u00e0 dei fatti.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Un\u2019altra manifestazione di questa tattica politica si \u00e8 avuta con il disegno di legge, presentato dal ministro del Lavoro alle parti sociali \u2013 ma non formalmente in Parlamento \u2013 l\u201911 novembre dello scorso anno. Anche l\u00ec il tentativo era quello di dare al Governo una delega in bianco su questa materia senza neppure nominarla; e ovviamente senza che il Parlamento neppure ne discutesse. Ci sono alcune analogie e addirittura coincidenze tra quel disegno di legge e l\u2019articolo 8 oggi al nostro esame. Per\u00f2, se non altro, in quel disegno si prevedeva un limite alla potest\u00e0 derogatoria conferita alla contrattazione collettiva in materia di diritto del lavoro: il limite dei principi costituzionali e di quelli sanciti dalle convenzioni internazionali e direttive europee vincolanti per la Repubblica Italiana. Nell\u2019articolo 8 del decreto-legge n. 138 al nostro esame anche questo limite scompare: la contrattazione collettiva potr\u00e0 intervenire sulla materia della \u201cdisciplina del rapporto di lavoro\u201d senza alcun limite, cio\u00e8 potr\u00e0 riscrivere il diritto del lavoro da cima a fondo, o anche cancellarlo del tutto, ignorando gli standard internazionali al cui rispetto siamo obbligati e i nostri vincoli costituzionali interni.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La cosa ancora pi\u00f9 stupefacente, per\u00f2, \u00e8 che questo articolo 8 non pone neppure alcun requisito circa la natura e i soggetti stipulanti del contratto aziendale cui viene attribuito l\u2019enorme potere di cui si \u00e8 detto. Che cosa intende l\u2019articolo 8, quando parla di \u201ccontrattazione collettiva\u201d? Negli ultimi mesi, e ancora in questi ultimi giorni il ministro Sacconi non ha perso occasione per ribadire che egli intendeva rispettare rigorosamente le scelte compiute dalle parti sociali circa la struttura della contrattazione collettiva, i criteri di misurazione della rappresentativit\u00e0 nei luoghi di lavoro, i rapporti tra contratti di diverso livello. Ci saremmo dunque attesi che, nell\u2019attribuire alla contrattazione collettiva gli amplissimi poteri derogatori di cui si \u00e8 detto, questo articolo 8 richiamasse \u2011 con una delle diverse tecniche normative in cui la cosa poteva essere fatta \u2011 i criteri di individuazione degli agenti contrattuali e di misurazione della loro rappresentativit\u00e0 ultimamente definiti con l\u2019accordo interconfederale del 28 giugno scorso, firmato da tutte e tre le confederazioni sindacali maggiori. Niente di tutto questo: la norma che il ministro del Lavoro ha inserito nel decreto-legge semplicemente ignora, quindi azzera, le scelte compiute dalle parti sociali con quell\u2019importantissimo accordo interconfederale.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vediamo pi\u00f9 da vicino, dunque, a chi il ministro vorrebbe affidare il compito di riscrivere <em>ad libitum<\/em> il diritto del lavoro. Una prima categoria di soggetti abilitati \u00e8 costituita dalle \u201cassociazioni dei lavoratori comparativamente pi\u00f9 rappresentative sul piano nazionale\u201d; nessun accenno a requisiti di rappresentativit\u00e0 di queste associazioni al livello aziendale. Una seconda categoria di soggetti abilitati \u00e8 costituita dalle \u201crappresentanze sindacali operanti in azienda\u201d. Anche qui &#8211;\u00a0ma qui \u00e8 pi\u00f9 grave &#8211;\u00a0la norma non pone alcun requisito di rappresentativit\u00e0, n\u00e9 alcuna altra qualificazione; queste \u201crappresentanze aziendali\u201d possono dunque essere quelle \u201cqualificate\u201d previste dall\u2019articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori, ma anche quelle legittimate a operare in modo del tutto generico dall\u2019articolo 14, che possono essere costituite da chiunque: anche da tre amici al bar. A queste \u201crappresentanze sindacali\u201d, dunque, senza alcun filtro di rappresentativit\u00e0 o di altro genere, viene attribuito il potere di riscrivere con l\u2019imprenditore l\u2019intero diritto del lavoro. Ma come pu\u00f2 il ministro del Lavoro di un Paese civile, membro dell\u2019Unione Europea e dell\u2019Organizzazione Internazionale del Lavoro, varare una norma come questa, che conferisce una delega in bianco sull\u2019intera disciplina dei rapporti di lavoro a soggetti del tutto indeterminati?<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Se per questo aspetto la norma dice evidentemente troppo, per un altro aspetto essa dice altrettanto evidentemente troppo poco. La Banca Centrale Europea, cui in questi giorni siamo interamente debitori della nostra tenuta nei mercati finanziari, nella lettera al nostro Governo dei giorni scorsi ci ha chiesto innanzitutto una riforma del nostro diritto del lavoro che concilii la maggiore flessibilit\u00e0 per le strutture produttive con la maggiore sicurezza nel mercato del lavoro per i lavoratori: discorso, questo, che implica evidentemente un intervento esteso a tutto l\u2019apparato di sostegno del reddito e della professionalit\u00e0 del lavoratore che perde il posto di lavoro. Di questo nell\u2019articolo 8 del ministro Sacconi non vi \u00e8 assolutamente nulla. Ma la stessa BCE, con quella lettera, ci ha chiesto un\u2019altra cosa di grande rilievo: il superamento del dualismo tra lavoratori protetti e non protetti nel nostro tessuto produttivo. Ci ha avvertiti che la flessibilit\u00e0 che il nostro sistema attinge ai milioni di collaboratori autonomi in realt\u00e0 dipendenti, di \u201clavoratori a progetto\u201d, di lavoratori associati, e simili, non ha niente a che fare con la buona flessibilit\u00e0 di cui il nostro sistema ha bisogno: questo dualismo ci condanna a una svalutazione di met\u00e0 del nostro capitale umano; e per di pi\u00f9 tiene lontani dal nostro Paese gli investitori stranieri, i quali non hanno il <em>know-how<\/em> necessario per operare in questa economia semi-legale, se non del tutto illegale. La BCE ci chiede, dunque, di ricostruire un sistema protettivo capace di essere davvero universale, capace di garantire la piena sicurezza economica e professionale non soltanto alla parte forte dei lavoratori, ma anche alla parte oggi pi\u00f9 debole, agli ultimi della fila. Questa richiesta della BCE \u00e8 ineludibile nelle nostre scelte di politica del lavoro, se \u00e8 vero che la civilt\u00e0 di una nazione non si misura sulla sicurezza e il benessere che essa riesce a garantire al proprio cittadino medio, ma sulla sicurezza e il benessere che essa riesce a garantire agli ultimi tra i suoi cittadini, ai meno dotati, ai pi\u00f9 sfortunati. Bene: di tutto questo nell\u2019articolo 8 che il ministro del Lavoro ci propone non c\u2019\u00e8 assolutamente nulla. Nulla che anche solo accenni alla necessit\u00e0 di scalfire il regime di feroce <em>apartheid<\/em> che caratterizza oggi il nostro tessuto produttivo.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per altro verso, la norma di cui stiamo discutendo \u00e8 proprio concettualmente sbagliata, nella parte in cui essa consente \u2011 alla contrattazione aziendale \u201cqualsiasi\u201d di cui ho detto prima \u2011 di disporre di interessi e diritti di terzi, che al tavolo della negoziazione aziendale non hanno alcuna voce. Cos\u00ec, per esempio, se la norma dovesse entrare in vigore quella contrattazione aziendale \u201cqualsiasi\u201d, senza alcun filtro, potrebbe esentare il committente e\/o l\u2019appaltatore dalla solidariet\u00e0 passiva nei confronti dell\u2019istituto previdenziale o dell\u2019erario per il versamento dei contributi o delle ritenute fiscali. \u00c8 evidente a chiunque come questo esito sia del tutto improponibile.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Una sola certezza questa norma ci darebbe, quella della nascita di un nuovo dualismo nel nostro tessuto produttivo: il dualismo tra le imprese che contrattano con Cgil, Cisl e\/o Uil, le quali presumibilmente farebbero un uso molto sorvegliato dei poteri di deroga rispetto alle leggi vigenti, e le imprese che invece contrattano con un sindacato autonomo, o con una \u201crappresentanza aziendale\u201d spuria, ottenendo l\u2019esenzione da qualsiasi norma inderogabile. Non posso credere che neppure Confindustria, n\u00e9 qualsiasi altra associazione imprenditoriale seria, possa puntare a questo risultato.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vorrei proporre un\u2019ultima osservazione, in tema di festivit\u00e0 soppresse. Il Governo ha giustificato la scelta di sacrificare tre festivit\u00e0 infrasettimanali civili, e nessuna di quelle religiose, con l\u2019osservazione secondo cui queste ultime sarebbero coperte irreversibilmente da un vincolo concordatario. Senonch\u00e9 nel 1977, quando ci fu una riduzione del numero delle festivit\u00e0 infrasettimanali di circa un terzo, da 16 a 10 se non ricordo male, la Chiesa fu assolutamente sollecita nel rispondere alla richiesta del nostro Governo di una modifica dell\u2019elenco. Come allora, anche oggi nessuna difficolt\u00e0 verrebbe opposta, per esempio, allo spostamento alla domenica pi\u00f9 vicina delle due festivit\u00e0 pi\u00f9 vicine a quelle del Natale e Capodanno, cio\u00e8 l\u2019Immacolata e l\u2019Epifania, in modo da ristabilire un opportuno equilibrio tra feste religiose e feste civili.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Degli altri e non certo meno importanti aspetti di questo decreto-legge, nella materia di competenza di questa Commissione, parleranno gli altri colleghi del Gruppo democratico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ARTICOLO 8 DEL DECRETO-LEGGE ATTRIBUISCE ALLA CONTRATTAZIONE AZIENDALE, SENZA ALCUN REQUISITO DI RAPPRESENTATIVIT\u00c0 N\u00c9\u00a0ALCUN FILTRO, IL POTERE DI MODIFICARE O ABROGARE QUALSIASI PARTE DELLA DISCIPLINA DEL RAPPORTO DI LAVORO, ANCHE IN VIOLAZIONE DI VINCOLI INTERNAZIONALI O COSTITUZIONALI Intervento svolto il 23 agosto 2011 nel corso del dibattito, in seno alla Commissione Lavoro del Senato, sul [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[25,9],"tags":[],"class_list":["post-16546","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16546","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=16546"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16546\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=16546"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=16546"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=16546"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}