
{"id":166,"date":"2008-04-12T17:09:01","date_gmt":"2008-04-12T16:09:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=166"},"modified":"2009-06-04T07:38:38","modified_gmt":"2009-06-04T06:38:38","slug":"dove-vanno-i-soldi-per-la-ricerca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=166","title":{"rendered":"DOVE VANNO I SOLDI PER LA RICERCA?"},"content":{"rendered":"<p><em>L&#8217;articolo di Andrea Ichino pubblicato su<\/em> Il Sole 24 Ore <em>il 12 aprile 2008 &#8211; A seguire la sua replica, pubblicata il 18 aprile, agli interventi in argomento\u00a0dei presidenti di Cnel, Isae e\u00a0Isfol (pubblicati dallo stesso quotidiano il 15 aprile) e del presidente di Svimez (18 aprile).<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" title=\"More...\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-includes\/js\/tinymce\/plugins\/wordpress\/img\/trans.gif\" alt=\"\" \/><!--more--><\/p>\n<p><em>Il Sole24Ore<\/em> ha recentemente ospitato un appello degli scienziati italiani al Presidente Napolitano, affinch\u00e9 i fondi per la ricerca vengano allocati solo sulla base di parametri riconosciuti dalla comunit\u00e0 scientifica internazionale, ossia mediante la cosiddetta <em>peer review<\/em>, che consiste in una valutazione regolamentata, anonima e indipendente del merito scientifico di ogni progetto di ricerca. \u00c8 un appello importante perch\u00e9 tutti in Italia lamentano che si spende poco per la ricerca scientifica, ma pochi sanno che una gran parte degli scarsi fondi disponibili si perde in mille rivoli a favore di enti e persone che poco o nulla contribuiscono a una seria ricerca di livello internazionale.<br \/>\nUn ambito nel quale \u00e8 urgente che il futuro governo intervenga affinch\u00e9 l\u2019appello non rimanga lettera morta \u00e8 quello dei numerosi istituti pubblici che in vario modo producono ricerca statistica ed economica finanziata con le tasse dei cittadini: ad esempio l\u2019ISFOL, l\u2019ISAE, l\u2019ISTAT, lo SVIMEZ, ai quali si aggiungono i ricercatori, stabili e occasionali, all\u2019interno del CNEL, dei Ministeri, delle Regioni, degli altri Enti locali, delle varie <em>authorities<\/em> e della Banca d\u2019Italia nella sua sede centrale e in quelle decentrate. Una legione di ricercatori e di personale amministrativo al loro servizio, che costa allo Stato una cifra difficile da valutare, ma sicuramente rilevante, per produrre un\u2019infinit\u00e0 di rapporti di ricerca che spesso si sovrappongono per oggetto, metodi e risultati, senza che esista una qualsivoglia misura della loro efficacia.\u00a0I soli primi cinque tra gli enti sopra nominati hanno ricevuto dalla finanziaria 2008 pi\u00f9 di 280 milioni di euro, che corrispondono a oltre il 10% della spesa totale per la ricerca stanziata nello stesso anno dal ministero competente. Pu\u00f2 darsi che questi soldi siano ben spesi; ma sarebbe opportuno verificarlo.\u00a0E un modo per farlo \u00e8 quello appunto auspicato nell\u2019appello degli scienziati di cui si \u00e8 detto: la <em>peer review<\/em>.<br \/>\nQualcuno potrebbe obiettare che questi enti non sono dipartimenti universitari perch\u00e9 fanno altro e che comunque in Italia nemmeno i dipartimenti universitari sono valutati in questo modo (con l\u2019unica e benemerita eccezione delle valutazioni del CIVR del 2005, misteriosamente dimenticate dal governo Prodi e che speriamo il prossimo governo voglia riprendere e rendere operative).<br \/>\nMa per quale motivo un governo dovrebbe utilizzare rapporti di ricerca basati su metodi e teorie superate dalle frontiere della scienza? \u00c8 come se, essendo gi\u00e0 disponibili le scoperte di Copernico e Galileo,\u00a0quel governo si servisse ancora di scienziati tolemaici. \u00c8 successo cos\u00ec nel passato e le conseguenze le conosciamo bene. Ma non dovrebbe pi\u00f9 accadere. La politica ha bisogno di buona ricerca e attualmente il metodo della <em>peer review<\/em>, per quanto imperfetto, \u00e8 il migliore che la comunit\u00e0 scientifica internazionale sia riuscita a trovare per valutare la bont\u00e0 del\u00a0proprio lavoro.<br \/>\nNon sorprende quindi che il Servizio Studi della Banca d\u2019Italia sia unanimemente considerato come di gran lunga il migliore tra gli enti in questione: \u00e8 l\u2019unico i cui ricercatori sono seriamente selezionati anche sulla base della loro capacit\u00e0 di produrre ricerca di valore internazionale, sono periodicamente mandati a \u201crisciacquare i loro panni\u201d nell\u2019Arno delle migliori universit\u00e0 mondiali e sono invitati non solo a fare il loro lavoro istituzionale ma anche a produrre ricerca pubblicabile sulle migliori riviste scientifiche. Richiesta che per questi ricercatori significa lavorare ben di pi\u00f9 dell\u2019orario standard di un ufficio statale, ma che rende autorevole e ascoltata la loro voce. Non solo, ma \u00e8 sempre questo stesso Servizio Studi ad aver prodotto e messo a disposizione di tutta la comunit\u00e0 scientifica la prima (e a tutt\u2019oggi quasi unica) banca dati utilizzata per fare ricerca microeconomica in Italia: l\u2019Indagine sui Bilanci delle Famiglie Italiane.<br \/>\nFuori da Via Nazionale, il panorama degli istituti pubblici offre un quadro ben diverso sia per la qualit\u00e0 della ricerca, sia per la predisposizione di banche dati facilmente accessibili (in questo l\u2019Istat \u00e8 ancora alla preistoria). Ma ci\u00f2 che pi\u00f9 preoccupa \u00e8 che l\u2019allocazione dei fondi pubblici a questi enti non sembra riflettere alcuna qualsivoglia (purch\u00e8 trasparente) valutazione della loro produttivit\u00e0.\u00a0\ufffd<br \/>\nBasti per tutti l\u2019esempio dell\u2019ISFOL: essendo finiti i fondi europei che hanno consentito a questo istituto di espandersi negli anni recenti senza che la sua attivit\u00e0 abbia prodotto risultati anche lontanamente comparabili a quelli del Servizio Studi della Banca d&#8217;Italia\u00a0(perch\u00e9,\u00a0per esempio, non ha fatto partire un&#8217;indagine longitudinale come l\u2019americana <em>School and Beyond<\/em>, che sarebbe essenziale in Italia per valutare il sistema scolastistico e studiare i problemi della transizione tra scuola, formazione e mondo del lavoro?), l\u2019ultima finanziaria ha stanziato un incremento dei suoi fondi da 10 a 40 milioni di euro, la stabilizzazione di 302 precari e la trasformazione in contratto a tempo indeterminato di altre 249 posizioni di collaborazione, chiss\u00e0 come inizialmente selezionate.<br \/>\nIn un comunicato della CGIL del 3 agosto 2007 si legge che le Organizzazioni Sindacali e l\u2019amministrazione hanno concordato i seguenti criteri, in ordine di priorit\u00e0, per le graduatorie relative alle stabilizzazioni: anzianit\u00e0 di servizio presso l\u2019Isfol o altre amministrazioni, idoneit\u00e0 acquisita in altri concorsi pubblici di qualsiasi tipo, appartenenza a categorie protette e et\u00e0 anagrafica. Non solo tra questi criteri non si parla di <em>peer review<\/em>, ma nemmeno si menziona la produttivit\u00e0 scientifica, comunque valutata, dei singoli ricercatori!<br \/>\nIl sindacato dir\u00e0: ognuno faccia il suo mestiere; il mio \u00e8 quello di migliorare le condizioni di vita dei miei rappresentati e delle loro famiglie. D\u2019accordo. Ma \u00e8 sicuro il sindacato che ai figli di quei lavoratori convenga vivere in un paese in cui i fondi per la ricerca vengono utilizzati per finanziare i redditi dei loro genitori o comunque di chi non fa ci\u00f2 che la comunit\u00e0 scientifica internazionale considera vera ricerca?<br \/>\nAndrea Ichino<br \/>\n<a href=\"mailto:andrea.ichino@unibo.it\">andrea.ichino@unibo.it<\/a><\/p>\n<p><em>Su questo articolo sono intervenuti i presidenti di Cnel, Isae e\u00a0Isfol sul <\/em>Sole 24 Ore de<em>l 15 aprile e il presidente di Svimez il 18 aprile.<\/em><\/p>\n<p><strong>LA REPLICA<br \/>\n<\/strong>Il Sole 24 Ore, <em>18 aprile 2008<\/em><\/p>\n<div>Sarebbe interessante sapere quanti sono in Italia gli istituti pubblici di ricerca a cui siano state quadruplicate le risorse. Temo che solo l\u2019ISFOL abbia ricevuto questa importante gratificazione nella finanziaria 2008, che ha incrementato il suo bilancio da 10 a 40 milioni di euro. Di fronte ad un tale riconoscimento chiunque penserebbe che questo istituto sia un \u201ccentro di eccellenza\u201d pieno di futuri premi Nobel. Ma n\u00e9 sul suo sito n\u00e9 nella replica del suo Presidente al mio articolo del 12 aprile troviamo una spiegazione chiara e trasparente di come questo istituto sia stato valutato per ottenere un tale premio, in un paese in cui i fondi per la ricerca certo non abbondano. \u00a0Il problema \u00e8 che nel nostro paese non sembra esistere un consenso sul significato delle parole \u201cvalutazione della ricerca\u201d, e questo \u00e8 evidente nelle repliche suscitate dal mio articolo.\u00a0<\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal\">Da un lato il Presidente della Commissione Sanit\u00e0 del Senato Ignazio Marino condivide opportunamente l\u2019appello degli scienziati italiani al presidente Napolitano e identifica nella peer review il metodo migliore oggi disponibile: ossia quel metodo adottato dalla comunit\u00e0 scientifica internazionale consistente in una valutazione regolamentata, anonima e indipendente (3 aggettivi importanti) di ogni progetto di ricerca e dei suoi risultati. Su posizioni simili, e ne prendo atto volentieri, \u00e8 l\u2019ISAE che si sta avviando in questa stessa direzione, anche se sul sito di questo Ente ho trovato solo una rapporto di valutazione relativo al periodo 1999-2002, che non credo sia la certificazione dei risultati a cui il Presidente Maiocchi fa riferimento. Dall\u2019altro lato, per\u00f2, troviamo istituti, come il CNEL e l\u2019ISFOL, convinti che la valutazione possa essere fatta in altro modo, per esempio dai Presidenti di Camera e Senato, oppure in base a non meglio precisati \u201clivelli distinti\u201d sul piano nazionale ed Europeo.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal\">\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0Certo la peer review non \u00e8 una soluzione perfetta. Pu\u00f2 essere fatta in tanti modi e non tutti senza difetti. Un elemento critico \u00e8 dato da chi sceglie i valutatori. Per esempio \u00e8 di gran lunga preferibile il metodo del CIVR (Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca) piuttosto che quello del MUR (Ministero per l\u2019Universit\u00e0 e la ricerca). Il primo ha affidato a &#8220;panels di esperti&#8221; di diverse tendenze e non di nomina politica, il compito di selezionare in modo collegiale i valutatori (referees) di ogni prodotto, riducendo quindi il rischio di arbitrio ingiustificato, distorsioni e interferenze. Nel sistema del MUR, invece, i referees di un progetto vengono scelti da membri di un comitato di nomina politica e questo comporta rischi: basta scegliere i referees pi\u00f9 severi per tutti i &#8220;non amici&#8221; &#8230; e il gioco \u00e8 fatto.\u00a0Non \u00e8 quindi tutto oro quel che luccica, ma se la comunit\u00e0 scientifica internazionale ricorre a questi metodi, per quale motivo i centri di ricerca pubblici non dovrebbero fare altrettanto? Nulla vieta loro di usarne anche altri se preferiscono. La loro posizione sarebbe pi\u00f9 credibile e trasparente se si assoggettassero alla peer review, magari confrontando questo metodo con quelli alternativi da loro preferiti, in modo da dimostrare, eventualmente, all\u2019intera comunit\u00e0 scientifica internazionale che sta sbagliando tutto e che quei metodi alternativi sono migliori.\u00a0Un motivo apparentemente valido per rifiutare la peer review potrebbe essere che questi centri non fanno ricerca: fanno consulenza per il governo del paese. Paolo Reboani del CNEL, ad esempio, ci dice che uno dei compiti di questo istituto \u00e8 assicurare il raccordo tra il mondo scientifico e il mondo politico, condensando per le parti sociali le conoscenze scientifiche pi\u00f9 avanzate. \u00c8, in effetti, un ruolo importantissimo di cui si sente la mancanza in Italia e che dovrebbe avvicinare alla frontiera della ricerca chi ne deve applicare i risultati. Ma questo difficile lavoro di traduzione non pu\u00f2 essere fatto da chi \u00e8 lontano dalla frontiera della ricerca e da chi non \u00e8 in grado di discernere cosa valga la pena di essere tradotto e cosa invece sia privo di valore.\u00a0 Molte riviste scientifiche pubblicano lavori di rassegna che appunto servono a condensare le conoscenze esistenti, ma anche queste rassegne sono tipicamente sottoposte a peer review anonima. Perch\u00e9 questo non dovrebbe valere per il CNEL, dove si respira pi\u00f9 conoscenza della storia sindacale italiana che delle frontiere della ricerca? \u00a0Poi, anche ammettendo che questi enti stiano facendo un ottimo lavoro (cosa per altro vera per alcuni ricercatori al loro interno, non adeguatamente premiati proprio per l\u2019assenza di una adeguata valutazione) siamo proprio sicuri che siano tutti necessari, tenendo anche presente che ai loro costi si sommano quelli della ricerca finanziata a livello regionale, provinciale e comunale, oltre a quella delle varie authorities e dei ministeri? \u00a0Cinque di questi enti ricevono una somma pari al 10% dell\u2019intero bilancio per la ricerca del MUR per tutte le discipline. Solo il pi\u00f9 piccolo, lo Svimez, mette in evidenza il bilancio nel suo sito. Per gli altri le fonti di finanziamento e soprattutto il loro uso non sembrano facilmente reperibili.\u00a0Tornando all\u2019ISFOL, nella sua risposta brilla l\u2019assenza di ogni riferimento ai criteri che questo istituto ha utilizzato per fare buon uso dell\u2019incremento da 10 a 40 milioni di euro dei fondi che gli vengono allocati. Se \u00e8 vero che nel CCNL 2002-2005 degli Enti Pubblici di Ricerca sparisce ogni riferimento all\u2019anzianit\u00e0, come ci ricorda Maiocchi, perch\u00e9 questo criterio \u00e8 stato invece utilizzato per le stabilizzazioni dei 302 precari dell\u2019ISFOL? Purtroppo non tranquillizza sapere che le 249 nuove assunzioni sono \u201csolo\u201d a tempo determinato: possiamo facilmente prevedere che questi ricercatori saranno assunti allo scadere del termine, nel 2013, sulla base del principio secondo cui \u201cl\u2019anzianit\u00e0 fa grado\u201d. \u00a0\u00a0<a href=\"mailto:andrea.ichino@unibo.it\">andrea.ichino@unibo.it<\/a>\u00a0\u00bc\/p&gt;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;articolo di Andrea Ichino pubblicato su Il Sole 24 Ore il 12 aprile 2008 &#8211; A seguire la sua replica, pubblicata il 18 aprile, agli interventi in argomento\u00a0dei presidenti di Cnel, Isae e\u00a0Isfol (pubblicati dallo stesso quotidiano il 15 aprile) e del presidente di Svimez (18 aprile).<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,27],"tags":[],"class_list":["post-166","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-editoriale","category-scuola"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/166","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=166"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/166\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=166"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=166"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=166"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}