
{"id":16700,"date":"2011-09-08T16:54:14","date_gmt":"2011-09-08T15:54:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=16700"},"modified":"2011-09-11T22:06:01","modified_gmt":"2011-09-11T21:06:01","slug":"il-dibattito-in-senato-sul-decreto-di-ferragosto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=16700","title":{"rendered":"IL DIBATTITO IN SENATO SUL DECRETO DI FERRAGOSTO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">DUE INTERVENTI SUI DIFETTI GENERALI DELLA MANOVRA-<em>BIS<\/em> CON CUI IL GOVERNO INTENDE RISPONDERE ALLA CRISI FINANZIARIA E DUE INTERVENTI SULLA CONTESTATISSIMA NORMA IN MATERIA DI DIRITTO SINDACALE E DEL LAVORO<\/span><\/p>\n<p><em>Interventi di <strong>Enrico Morando<\/strong>, <strong>Maurizio Castro, Nicola Rossi\u00a0<\/strong>e <strong>Franco Marini<\/strong>, estratti dal resoconto stenografico delle sessioni del Senato del 6 e 7 settembre 2011, nelle quali si \u00e8 svolto il dibattito sul disegno di legge di conversione del decreto-legge 13 agosto 2011 n. 138 \u2013 In argomento v. anche <a title=\"intervento in Senato\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=16546\" target=\"_blank\"><strong>il mio intervento in Commissione Lavoro<\/strong> del 23 agosto<\/a> sull\u2019articolo 8 del decreto\u00a0nella sua versione originaria\u00a0&#8211; Inoltre\u00a0la mia <a title=\"la Stampa\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=16600\" target=\"_blank\">intervista alla <\/a><\/em><a title=\"la Stampa\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=16600\" target=\"_blank\">Stampa <\/a><em><a title=\"la Stampa\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=16600\" target=\"_blank\">del 31 agosto<\/a> e la mia <a title=\"Messaggero\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=16646\" target=\"_blank\">intervista al <\/a><\/em><a title=\"Messaggero\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=16646\" target=\"_blank\">Messaggero<\/a><em><a title=\"Messaggero\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=16646\" target=\"_blank\"> del 5 settembre<\/a><\/em><\/p>\n<p><!--more--><a title=\"Morando\" href=\"http:\/\/www.senato.it\/leg\/16\/BGT\/Schede\/Attsen\/00001641.htm\" target=\"_blank\">MORANDO<\/a>, <em>relatore di minoranza<\/em>. Domando di parlare.<\/p>\n<p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p>\n<p>MORANDO, <em>relatore di minoranza<\/em>. Signor Presidente, io non ho rinunciato a tenere questa relazione perch\u00e9, malgrado le novit\u00e0 si annuncino cospicue e rilevanti, continuo a credere (e forse ormai sarebbe meglio che dicessi che continuo a sperare), che questo dibattito e quest&#8217;Aula possano esercitare un&#8217;influenza anche sulle decisioni che si stanno prendendo.<br \/>\nSo che ormai devo concludere che mi sbaglio, ma questo \u00e8 il mio mestiere e questo cerco di fare.<\/p>\n<p>BALDASSARRI (<em>Per il Terzo Polo: ApI-FLI<\/em>). Il Parlamento discute di una manovra ridicola! Vedrete all&#8217;apertura dei mercati!<\/p>\n<p>PRESIDENTE. Senatore Baldassarri, la richiamo per la seconda volta all&#8217;ordine.<\/p>\n<p>MORANDO, <em>relatore di minoranza<\/em>. Signor Presidente, viviamo ore drammatiche. Nessuno, nemmeno la cancelliera Merkel, pu\u00f2 permettersi di accostare la situazione italiana a quella greca (<em>Applausi dal Gruppo PD<\/em>), ma nessuno in Italia pu\u00f2 permettersi di sottovalutare il rischio che incombe sul nostro Paese. S\u00ec, il debito pubblico italiano pu\u00f2 fallire, e l&#8217;insolvenza di un grande Paese come l&#8217;Italia pu\u00f2 trascinare con s\u00e9 nella rovina l&#8217;intero sistema dell&#8217;euro. Torner\u00f2 pi\u00f9 avanti su questo punto per motivare meglio giudizi tanto allarmanti. Ora voglio concentrarmi sulle cose da fare nelle prossime ore, non sulle analisi di ci\u00f2 che \u00e8 stato.<br \/>\nIl Presidente della Repubblica ieri, al termine di una giornata drammatica per il nostro Paese, ha chiesto di rafforzare l&#8217;efficacia e la credibilit\u00e0 della manovra. Adesso noi tutti, maggioranza, Governo e opposizione, ciascuno secondo la sua responsabilit\u00e0, dobbiamo rispondere a quell&#8217;appello. Lo deve fare il Governo che ai primi di agosto aveva dato segni di una consapevolezza e di una determinazione che si sono poi, via via, affievolite, fino a tradursi in una vera e propria confusione e irresponsabile improvvisazione.<br \/>\nI segni di consapevolezza, li voglio enumerare: la decisione di rafforzare, rispetto alla sua prima versione, la manovra di luglio; la convocazione l&#8217;11 agosto delle Commissioni bilancio e affari costituzionali per mettere all&#8217;ordine del giorno l&#8217;introduzione in Costituzione della regola sul pareggio strutturale di bilancio; il varo della manovra il 13 agosto. Ma poi, in rapida sequenza, i segni di confusione, di sottovalutazione del rischio, di incompetenza, di irresponsabilit\u00e0 hanno avuto la prevalenza.<br \/>\nConfusione e sottovalutazione: se si \u00e8 davvero convinti che il debito pubblico italiano pu\u00f2 fallire, e purtroppo pu\u00f2 fallire, non si inserisce nella manovra il contributo di solidariet\u00e0 &#8211; per discutibile che esso sia &#8211; per poi toglierlo dopo qualche giorno, sostituendolo con i proventi derivanti dalla lotta all&#8217;evasione fiscale. Cosa pu\u00f2 capire il cittadino se un giorno il suo Governo gli dice che la casa brucia e che bisogna ricorrere ad un estintore assolutamente inusuale, capace anche di provocare effetti indesiderati molto sgraditi, e il giorno dopo quello stesso Governo gli comunica che si pu\u00f2 fare a meno di quello stesso istituto? Il cittadino capisce che l&#8217;incendio non doveva essere poi cos\u00ec grave se il Governo si comporta cos\u00ec, e tende a comportarsi di conseguenza. Ma se il cittadino si comporta di conseguenza noi non riusciamo ad affrontare la crisi e a fare a meno di cadere nel baratro che sta di fronte a noi.<br \/>\nL&#8217;incompetenza: prima l&#8217;annuncio di una misura in materia previdenziale che discrimina pesantemente centinaia di migliaia di lavoratori laureati che hanno onerosamente &#8211; almeno quelli che lo hanno fatto negli anni pi\u00f9 recenti &#8211; riscattato a fini previdenziali gli anni dell&#8217;universit\u00e0. \u00abPoche migliaia di persone\u00bb &#8211; ecco l&#8217;incompetenza &#8211; si sente dichiarare da Ministri ai margini dell&#8217;infausto vertice di Arcore. Poi la precipitosa corsa all&#8217;indietro e ad una chiusura verso qualsiasi intervento in materia previdenziale che, a sua volta, \u00e8 uno dei principali fattori di scarsa credibilit\u00e0 della manovra. Per non citare, signor Presidente, il danno arrecato al Paese dallo sconcertante intervento, a Cernobbio, del Ministro degli affari esteri in materia di autonome scelte della Banca centrale europea in tema di interventi non convenzionali dell&#8217;istituto di emissione sul mercato dei titoli del debito pubblico. Un intervento che ha provocato una reazione ufficiale della Banca centrale europea nel momento in cui \u00e8 massimamente impegnata a fornire al debito pubblico italiano il sostegno compatibile con il suo statuto: un comunicato ufficiale per respingere sdegnosamente le sollecitazioni indebite del Ministro degli esteri del Governo italiano.<br \/>\nIrresponsabilit\u00e0, signor Presidente: se era opportuno &#8211; e forse lo era &#8211; offrire una copertura di legge all&#8217;accordo sulla rappresentanza e la contrattazione concluso il 28 giugno tra tutte le parti sociali, anche al fine di consentire ad una ben regolata e diffusa contrattazione di secondo livello di derogare al contratto nazionale (ricordiamoci che la Germania deve una parte importante del suo rilancio ad una scelta di questo tipo), qual \u00e8 la ragione che ha mosso il Governo a scrivere l&#8217;articolo 8 della manovra, che produce scontro sociale e conflitto anche tra i protagonisti, anzi proprio tra i protagonisti, dell&#8217;accordo del 28 giugno?<br \/>\nE ancora. Si era detto: al Senato la manovra &#8211; lei lo ricorda, signor Presidente, perch\u00e9 immagino avr\u00e0 partecipato a quella che chiamiamo divisione dei compiti tra Camera e Senato &#8211; e alla Camera la riforma dell&#8217;articolo 81. Come \u00e8 potuto accadere che, a distanza di tre settimane, il Governo non abbia depositato una precisa proposta di riforma e che le Commissioni competenti della Camera non si siano pi\u00f9 riunite da allora fino ad oggi? Qualcuno dice non \u00e8 roba che si conta, che influisce sui saldi &#8211; quella dell&#8217;articolo 81 &#8211; e ci sar\u00e0 dunque tempo per provvedere. Chi sostiene questa tesi non ha ben compreso la qualit\u00e0 della crisi nella quale siamo immersi, signor Presidente. Questa \u00e8 prima di tutto una crisi di fiducia che, deprimendo le aspettative, gela consumi e investimenti, diffonde incertezza e per questa via &#8211; come mostra da tempo l&#8217;andamento dei CDS &#8211; alimenta la previsione della possibile insolvenza.<br \/>\nMa allora, se cos\u00ec \u00e8, il voto del Parlamento &#8211; anche il primo voto, signor Presidente &#8211; all&#8217;unanimit\u00e0 o quasi sulla regola del pareggio strutturale di bilancio in Costituzione \u00e8 merce che vale quanto e pi\u00f9 dell&#8217;oro, nella crisi attuale. Altro che non influire sui saldi! Influisce sul merito di credito del Paese, e dunque sui tassi di interesse, pi\u00f9 di qualsiasi altra misura. Lo dimostra la Spagna dove, a tre mesi dal voto &#8211; quanta ammirazione suscitano quel sistema politico, quei partiti, signor Presidente, almeno in me, se non in altri! &#8211; pur se impegnata in un durissimo scontro elettorale, sono state trovate le risorse politiche, culturali e umane, la voglia di fare, la voglia di farcela per quel Paese, per la politica di quel Paese (<em>Applausi dal Gruppo PD<\/em>), e hanno approvato con il 90 per cento dei voti alle Cortes la riforma costituzionale per inserire il pareggio di bilancio in Costituzione.<br \/>\nAllo stesso modo, e per le stesse ragioni, un buon livello di coesione sociale nel sostegno alle misure anticrisi \u00e8 essenziale per il loro successo. Per convincersene basta guardare quanto accade rispettivamente in Grecia e in Spagna. In Grecia vi \u00e8 uno scontro aspro sia sul piano politico che &#8211; come abbiamo visto &#8211; su quello sociale, e il Paese rischia di affondare. La Grecia sta rischiando di affondare. Dall&#8217;altra parte, in Spagna voto al 90 per cento delle Cortes sul pareggio in Costituzione e conflitto sociale pi\u00f9 moderato. Il Paese sembra recuperare, malgrado abbia &#8211; lo sappiamo tutti &#8211; fondamentali dell&#8217;economia assai pi\u00f9 deboli di quanto non siano quelli dell&#8217;economia italiana.<br \/>\nQuesto confronto, signor Presidente, fornisce al Governo una indicazione che, giunti a questo punto, non pu\u00f2 essere disattesa, se il Governo \u00e8 responsabile. Cancelli il secondo comma dell&#8217;articolo 8 per creare quel clima di rispetto e di reciproco riconoscimento di ruolo tra le parti sociali e il Governo del Paese che \u00e8 la premessa indispensabile di un buon quadro di coesione sociale. Un Governo che chiede responsabilit\u00e0 a tutti, che deve potersi giovare di uno sforzo collettivo, pu\u00f2 e deve mostrare responsabilit\u00e0. Sull&#8217;articolo 8 il Governo non mostra questa responsabilit\u00e0; lo faccia adesso e noi gliene daremo volentieri atto.<br \/>\nIl rischio \u00e8 elevatissimo. Ma c&#8217;\u00e8 ancora modo e tempo per farvi fronte, purch\u00e9 &#8211; ha detto il presidente Napolitano, che ancora voglio ringraziare in questa occasione &#8211; \u00absforzi rivolti a questo fine non vengono bloccati da incomprensioni e da pregiudiziali insostenibili\u00bb.<br \/>\nIl Paese ha le risorse per farcela. Ha le risorse di sapere, di saper fare, di voglia di fare. Ha le risorse economiche, nella potenza del suo apparato produttivo manifatturiero e nella capacit\u00e0 di risparmio delle sue famiglie. \u00c8 ora la politica che deve mostrare di possedere le risorse necessarie per guidare il Paese, con mano ferma, verso la stabilit\u00e0 e la ripresa.<br \/>\nDal lato del Governo, per ora, \u00e8 emerso un grave <em>deficit<\/em> di forza, di coesione, di visione, di <em>leadership<\/em>. Avrebbe dovuto prenderne atto e favorire la formazione di un nuovo Governo, sostenuto da tutte le principali forze politiche, di qui fino al 2013. Sarebbe cos\u00ec stato rimosso quello che \u00e8 oggi il principale fattore della crisi di fiducia che investe il Paese: la scarsa o nulla credibilit\u00e0 dell&#8217;Esecutivo. (<em>Applausi dal Gruppo PD<\/em>).Ma, contando sull&#8217;abborracciato consenso di cui tuttora gode in Parlamento, il Governo ha deciso &#8211; per usare l&#8217;espressione canonica &#8211; di andare avanti. Questa per\u00f2 non pu\u00f2 rimanere, signor Presidente, l&#8217;unica decisione di cui questo Governo \u00e8 capace. Andate avanti, signori del Governo? Allora, rafforzate subito la manovra, sia dal lato della stabilit\u00e0, sia dal lato della ripresa economica. E fatelo adesso, perch\u00e9 se tra 15 giorni dovrete fare un altro intervento, allora l&#8217;Italia sar\u00e0 avviata in una sindrome greca: provvedimenti, anche corretti, ad uno ad uno, e necessari, ad uno ad uno, si rivelano sempre insufficienti, perch\u00e9 assunti in ritardo sistematico di almeno un mese rispetto a quando sarebbero stati davvero utili e risolutivi.<br \/>\nDunque, la manovra va rafforzata adesso, non tra 15 giorni, perch\u00e9 allora sar\u00e0 troppo tardi. Come rafforzarla? \u00c8 difficile, signor Presidente, dall&#8217;opposizione, fare tutte le parti in commedia. \u00c8 impossibile, checch\u00e9 se ne sia detto in passato, in particolare nel partito di cui ho fatto parte, &#8220;governare dall&#8217;opposizione&#8221;: ce l&#8217;eravamo inventato perch\u00e9 al Governo davvero non ci potevamo andare, ma governare dall&#8217;opposizione nelle democrazie normali e competitive non si pu\u00f2. Possiamo per\u00f2, come opposizione, sollecitare e favorire una svolta, da parte di chi pretende di conservare la direzione politica del Paese.<br \/>\nNoi, al posto vostro, signori del Governo, avremmo impostato sin dall&#8217;inizio un&#8217;altra manovra: pi\u00f9 risparmi da revisione integrale della spesa e piano industriale della pubblica amministrazione, minore aumento della pressione fiscale. Pi\u00f9 coraggio sulle liberalizzazioni dei mercati chiusi, a partire dal settore strategico dell&#8217;energia. Un robusto spostamento di prelievo dal lavoro &#8211; specie quello femminile e giovanile &#8211; alla rendita e ai consumi. Una violenta cura dimagrante per la politica e i suoi costi, col primo voto, gi\u00e0 a settembre, per le riforme costituzionali necessarie a dimezzare il numero dei parlamentari e a ridisegnare l&#8217;assetto delle autonomie locali, in chiave di semplificazione e snellimento. Un intervento non di riforma della previdenza &#8211; perch\u00e9 quella l&#8217;abbiamo fatta nel 1995-1996 &#8211; ma di accelerazione della sua universale applicazione &#8211; col metodo del calcolo contributivo <em>pro rata temporis <\/em>&#8211; anche tenendo conto dell&#8217;ulteriore progresso dell&#8217;attesa di vita tra il 1995 ed oggi. Un&#8217;aggressione al nodo del debito pubblico, per tagliarlo una buona volta, sia attraverso la valorizzazione e l&#8217;alienazione di quote rilevanti del patrimonio pubblico &#8211; rigorosamente destinando ogni euro a riduzione del volume globale del debito &#8211; sia ricorrendo ad una imposta patrimoniale ad aliquota moderata sulla quota di patrimonio privato (tutto, mobiliare e immobiliare), pari al 47 per cento del totale (a sua volta pari a pi\u00f9 di sette volte il PIL), posseduta dal 10 per cento delle famiglie pi\u00f9 dotate di ricchezza patrimoniale. Una decisa lotta all&#8217;evasione fiscale, fondata sulla drastica riduzione dell&#8217;uso del contante e sul conflitto di interessi tra contribuenti, col preciso vincolo di destinare prima una buona parte (fino al pareggio di bilancio), poi tutto il gettito strutturale aggiuntivo alla riduzione della pressione fiscale sui contribuenti leali, i quali, e sono tanti, quando pagano tutto quello che devono, pagano troppo.<br \/>\nSi tratta di una strategia che non ci siamo inventati adesso, perch\u00e9 l&#8217;abbiamo illustrata minutamente nella relazione di minoranza sul Documento di economia e finanza, che aggredisce contemporaneamente tutti e tre i fattori di difficolt\u00e0 del Paese: eccesso di disuguaglianza, scarsa crescita, eccesso di debito pubblico. Cos\u00ec come ognuno dei fattori di crisi sostiene e accentua l&#8217;altro, in un rapporto inestricabile di causa ed effetto (vattelapesca cosa sia venuto prima e cosa dopo), cos\u00ec ciascuna di queste scelte che ho illustrato integra e rende produttiva l&#8217;altra, in modo tale che nessuna \u00e8 davvero efficace fuori dal disegno organico di cambiamento che tutte le collega e le tiene assieme.<br \/>\nSe ci aveste dato retta, gi\u00e0 a luglio, oggi non saremmo qui a discutere sull&#8217;esigenza di rafforzare la manovra per renderla pi\u00f9 credibile. Voi, colleghi del Governo e della maggioranza, avete scelto di seguire un&#8217;altra strada. Era vostro diritto. Ne abbiamo preso atto. Ma ora, \u00e8 vostro dovere constatare che l&#8217;approdo raggiunto &#8211; il testo del decreto cos\u00ec come emendato dalla 5a Commissione &#8211; non \u00e8 il posto nel quale dobbiamo arrivare per recuperare credibilit\u00e0 e ispirare fiducia. Noi, dato il contesto creato dalla vostra manovra, profondamente diverso da quello che abbiamo proposto, vi abbiamo tuttavia fornito, con i nostri emendamenti, un robusto aiuto a rafforzare la manovra, al punto che, tra le poche misure davvero strutturali di riforma per la stabilit\u00e0 e la crescita contenute nel testo uscito dalla Commissione, spiccano quelle per la revisione integrale della spesa pubblica e per la revisione delle circoscrizioni giudiziarie &#8211; che ora aprono il testo del decreto &#8211; e sono il frutto di due proposte del Gruppo del Partito Democratico. Se il Governo sar\u00e0 pari alla sfida contenuta in queste due norme &#8211; la legge delega sulle circoscrizioni giudiziarie e la legge sulla <em>spending review<\/em> &#8211; il Paese potr\u00e0 trarne un enorme giovamento, sia per l&#8217;accresciuta efficienza economica, sia per la riduzione e la qualificazione della spesa.<br \/>\nMa queste due rilevantissime riforme strutturali non hanno il potere di trasformare questa manovra in altro da s\u00e9. Essa resta troppo debole (troppa parte delle maggiori entrate \u00e8 incerta) e squilibrata (nessun intervento per la crescita, eccessivo aumento della pressione fiscale). \u00c8 vostro preciso dovere rafforzarla con misure strutturali di riduzione, nel medio-lungo periodo, della spesa e di riequilibrio della pressione fiscale tra lavoro e impresa, da una parte, e altre basi imponibili, dall&#8217;altra. \u00c8 quello che vi chiediamo dall&#8217;inizio. \u00c8 quello che dovete fare. Misure che noi vi chiediamo di assumere, ma di cui voi vi dovete assumere pienamente la responsabilit\u00e0 politica. Il nostro giudizio, su ognuna di esse, quando le vedremo, sar\u00e0 direttamente proporzionale alla distanza che separer\u00e0 ciascuna scelta rispetto alla strategia alternativa che noi vi abbiamo proposto e che voi avete rifiutato. Su ognuna delle scelte siamo pronti ad un confronto di merito, punto per punto, come abbiamo fatto durante il lavoro della 5a Commissione, senza avanzare pregiudiziali, come ci ha chiesto il Presidente, e sempre ribadendo l&#8217;alternativit\u00e0 del nostro disegno di fuoriuscita dalla crisi.<br \/>\nQuanto al resto, dovete depositare subito alla Camera un disegno di legge di riforma costituzionale sull&#8217;articolo 81, cosicch\u00e9 si possa discutere e decidere in pochi giorni, prima alla Camera e poi al Senato. E decidetevi una buona volta: se avete una vostra proposta sull&#8217;articolo 81, presentatela entro domani. Se non l&#8217;avete, consentite che si proceda all&#8217;esame dei disegni di legge gi\u00e0 presentati. Dovete, infine, consentire che Camera e Senato votino subito per dimezzare il numero dei parlamentari.<br \/>\nSe non siete in grado di fare nulla di tutto ci\u00f2 &#8211; e restate bloccati dai veti di questa o di quella componente della maggioranza &#8211; allora prendetene subito atto, per il bene del Paese. Un nuovo Governo ad amplissima base parlamentare, cui non faremo certo mancare il nostro convinto appoggio, potr\u00e0 a quel punto formarsi e guidare il Paese nel tempo che ci separa dalle elezioni del 2013.<br \/>\nChiedo infine, signor Presidente, l&#8217;autorizzazione ad allegare agli atti la restante parte della relazione, che riguarda la manovra cos\u00ec com&#8217;era quando l&#8217;abbiamo discussa in Commissione bilancio. (<em>Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi. Congratulazioni<\/em>).<\/p>\n<p>PRESIDENTE. La Presidenza l&#8217;autorizza in tal senso.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p><a title=\"Castro\" href=\"http:\/\/www.senato.it\/leg\/16\/BGT\/Schede\/Attsen\/00025215.htm\" target=\"_blank\">CASTRO<\/a> (<em>PdL<\/em>). Domando di parlare.<\/p>\n<p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p>\n<p>CASTRO (<em>PdL<\/em>). Signor Presidente, immagino lei indovini a quale capitolo della manovra io voglia dedicare, insieme con i colleghi e con il Sottosegretario, qualche riflessione, non retorica, sommessa, anche se, me lo consenta, intellettualmente appassionata.<br \/>\nTre sono gli assi portanti del pacchetto lavoro della manovra, che si materia principalmente nell&#8217;articolo 8. Il primo asse \u00e8 quello della convinzione secondo la quale le relazioni industriali, che per tutta la storia economica repubblicana sono state zavorra, impedimento e inibizione allo sviluppo competitivo delle nostre imprese, oggi possano diventare un formidabile vettore competitivo. Lo dimostra limpidamente la vicenda FIAT, insieme alla vicenda di tante aziende medie, posizionate nei settori tradizionali, a forte innovazione di prodotto, a significativa trazione comunitaria, a marcata propensione all&#8217;<em>export<\/em>, che stanno declinando una splendida storia di successi, tanto che in larga parte del Paese oggi abbiamo gi\u00e0 recuperato i livelli dell&#8217;<em>export<\/em> del 2007, riposizionandoci nei Paesi a pi\u00f9 alta densit\u00e0 di sviluppo, nei mercati emergenti.<br \/>\nValorizzando e intensificando l&#8217;autonomia delle parti sociali noi non garantiamo soltanto una maggiore coesione sociale, ma creiamo anche le condizioni per agevolare, supportare e sostenere quel colossale processo di riposizionamento competitivo in cui si sostanza la chiave della rinascenza economica del nostro sistema manifatturiero e dei servizi.<br \/>\nOggi la sfida cui tutto il Paese \u00e8 chiamato \u00e8 quella di andare a presidiare i segmenti pi\u00f9 elevati dei mercati internazionali concentrando il sistema delle proprie competenze distintive sui prodotti, non pi\u00f9 sui processi (storico errore dell&#8217;industria italiana); prodotti che tanto pi\u00f9 significativamente possono ottenere riconoscibilit\u00e0 e remunerabilit\u00e0 in quanto siano espressione di grumi autentici e dispiegati di storie, di esperienze e di verit\u00e0 secolarmente radicate; il che consente loro di diventare a tutti gli effetti compiutamente l&#8217;uscio contemporaneo dove quel che conta non \u00e8 l&#8217;esclusivit\u00e0 del prezzo, ma l&#8217;esclusivit\u00e0 della storia incorporata nel prodotto. Ma il prodotto \u00e8 figliato da risorse umane, da sistemi integrati di intelligenza, esperienza e competenza regolati nella loro vocazione comunitaria da nuove relazioni industriali.<br \/>\nIl terzo asse, colleghi, \u00e8 evidentemente quello della liberazione, dell&#8217;affrancamento di giacimenti competitivi che oggi giacciono e che oggi risiedono in contiguit\u00e0 al punto del fare nella compiuta, concreta qualit\u00e0 dell&#8217;esperienza competitiva quotidiana delle nostre imprese nei nostri distretti; giacimenti competitivi che non possono essere sfruttati da un modello regolatorio burocratico, centralizzato, malamente e asfitticamente concentrato nella dimensione della prospettiva della legge del contratto nazionale. Serve invece per liberarne le energie. Una prossimit\u00e0 contrattuale data dal contratto aziendale, dal contratto territoriale come nuova, audace dimensione della liberazione competitiva, delle vocazioni delle nostre imprese. Questo, soltanto questo, vuol dire l&#8217;articolo 8. Significa dare ai sindacati pi\u00f9 rappresentativi la possibilit\u00e0 di modellare e modulare la regolazione contrattuale sulla specificit\u00e0 irriducibile del modello competitivo che si realizzi l\u00ec, in quella impresa, in quel territorio, consentendogli di esprimere tutta la sua forza. In Italia, checch\u00e9 se ne dica, nella compiuta catena del valore, il valore del lavoro \u00e8 ancora il 50 per cento, ma di quella percentuale s\u00ec e no il 7,5 per cento \u00e8 governato dal contratto di prossimit\u00e0. Il resto \u00e8 prigioniero, occluso da un contratto nazionale che ha esaurito ogni propulsivit\u00e0 nella sua spinta.<br \/>\nCito tre esempi molto semplici, ruvidi e franchi sulle deroghe che sono consentite. Parto subito da tre esempi sull&#8217;articolo 18, perch\u00e9 non abbiamo nessuna paura a ragionare su questo tema. Se un grande gruppo internazionale farmaceutico si accorge che a Bari c&#8217;\u00e8 un&#8217;eccellente facolt\u00e0 di medicina che produce eccellenti laureati il cui costo, tra l&#8217;altro, \u00e8 del 35 per cento inferiore alla media europea dei laureati in medicina, e decide di portare il suo centro di ricerca a Conversano, o a Ceglie Messapica, e fa un patto forte con il sindacato, assume 250 giovani laureati meridionali, pu\u00f2 negoziare una clausola nella quale si prevede che il duecentoquarantanovesimo, se fra tre anni non sar\u00e0, come dire, consustanziale al suo progetto organizzativo, sar\u00e0 licenziato, e, anche laddove quel licenziamento fosse ritenuto da un giudice non giustificato, pu\u00f2 sostituire la fisicit\u00e0 del reintegro, con l&#8217;inevitabile disordine organizzativo che esso arreca, con un congruo risarcimento? Oggi per quasi tutti i lavoratori italiani e per quelli delle imprese sotto i 15 dipendenti sono previste due mensilit\u00e0 e mezzo, sei al massimo: pu\u00f2 quell&#8217;accordo di quella grande multinazionale prevedere 24 mesi di risarcimento?<\/p>\n<p>PASSONI (<em>PD<\/em>). No, no, e invece no.<\/p>\n<p>CASTRO (<em>PdL<\/em>). Invece s\u00ec, caro senatore Passoni, perch\u00e9 questo rispetta la Costituzione, la normativa europea, ed \u00e8 in linea con le migliori esperienze internazionali. Questo pu\u00f2 essere fatto. E allora, senatore Passoni, le chiedo un&#8217;altra cosa, a lei che con me ha governato tanti accordi pieni di sano, vitale e virtuoso pragmatismo. Se una azienda della logistica del meridione, che ha moltissimi para-dipendenti, partite IVA, co.co.co., co.co.pro, lap e quant&#8217;altro, pressata da un bravo sindacalista come lei, decide, perch\u00e9 costretta dalla sua azione, di assumere tutti i 180 lavoratori parasubordinati e pararegolari, a tempo pieno e a tempo indeterminato, potr\u00e0 negoziare con lei, sindacato maggiormente rappresentativo, che il centoventottesimo di quel gruppo, se non funzionale, se licenziato anche ingiustificatamente per riconoscimento dal giudice, anzich\u00e9 il nulla che oggi avrebbe, anzich\u00e9 le sei mensilit\u00e0 massime che oggi riceverebbe se si trattasse di una piccola azienda, possa avere invece 18 mensilit\u00e0?<br \/>\nFaccio un altro esempio, passando dal Sud al Nord. Parlo della mia Treviso dove, anche nel pieno della crisi, il tasso di disoccupazione \u00e8 del 5 e mezzo per cento e dove \u00e8 stato appena sottoscritto, da CGIL, CISL e UIL, un patto con Confindustria per lo sviluppo. \u00c8 un territorio dove i guru sino a qualche anno fa consideravano fisiologico quel tasso di disoccupazione; un territorio che organizza un centro di mobilit\u00e0, un centro per la ricollocazione professionale dei lavoratori, una agenzia di <em>outplacement<\/em>, attingendo dalle similari esperienze germaniche e baltiche questa forma di regolazione attiva del mercato del lavoro. Dentro quel patto, per qualunque lavoratore che perda il posto, \u00e8 previsto un percorso di riqualificazione, di riconversione, di formazione, un percorso di restituzione alla vitalit\u00e0 del posto di lavoro. \u00c9 un territorio che consente questo. \u00c9 un territorio dove, in caso di licenziamento, anche se ritenuto ingiustificato dal giudice, in aziende spesso davvero piccole, sono previste 18 mensilit\u00e0 anzich\u00e9 il niente di oggi, anzich\u00e9 le 6 mensilit\u00e0 di oggi. \u00c8 una citazione pop, ma va fatta. \u00c8 puro buon senso.<br \/>\nFaccio un ultimo esempio su un&#8217;altra materia, ossia l&#8217;orario di lavoro. Ipotizziamo che arrivi a Termini Imerese &#8211; invece della DR Motor che stanno proponendo &#8211; la BMW, la quale ha un modello organizzativo, come sapete, fondato sulla lunghissima durata della prestazione giornaliera, e contratta invece la sua durata settimanale. Se arrivasse in Italia, per il meccanismo con il quale \u00e8 costruita la norma sul lavoro ordinario e su quello straordinario, avrebbe grosse difficolt\u00e0 a implementare quel modello organizzativo, anche se questo fosse accompagnato da investimenti colossali, di decine di milioni di euro. Rispettando sino in fondo la direttiva europea, che giustamente l&#8217;articolo 8 richiama come non eludibile, la quale prevede 48 ore medie settimanali (straordinari compresi), potrebbe per\u00f2 benissimo trovare per davvero la compiuta realizzazione dell&#8217;equilibrio economico, gestionale ed organizzativo tra la sua tipologia di orari, ideale per quel tipo di investimento in impianti, e la concreta positiva difesa degli interessi dei lavoratori, garantita dalle grandi organizzazioni sindacali.<br \/>\nNon affronto neanche i troppo facili esempi, amici e colleghi, relativi all&#8217;articolo 4, una norma che \u00e8 stata fatta nel 1970 quando per la prima volta abbiamo visto a colori sul televisore le partite del mondiale messicano. Credo che sia lecito poter modificare quella piattaforma tecnologica. L&#8217;articolo 13 \u00e8 una norma folle, una norma che pietrifica le mansioni. Se una persona vuole fare una ristrutturazione salvando il posto di lavoro degli impiegati e consentendo loro di essere impiegati, giustappunto come addetti non alla fatturazione ma al controllo qualit\u00e0, non potrebbe farlo se non licenziandoli. \u00c9 un assurdo italiano.<br \/>\nFaccio una ultima battuta. Vedo tanti amici dell&#8217;opposizione che hanno condiviso culture e tradizioni che nell&#8217;articolo 8 si ritrovano, come la cultura del personalismo cattolico che ha generato l&#8217;economia sociale di mercato; o le scelte fondative dell&#8217;identit\u00e0 della CISL, come la contrattazione articolata, sin dagli anni Cinquanta. Guardo esponenti del socialismo patriottico e riformista. Guardo esponenti nel FLI, della destra sociale nazionale. Guardo persino, nella sinistra pi\u00f9 autenticamente audace, l&#8217;esperienza morandiana dei consigli di gestione. Vogliamo davvero buttare via queste grandi tradizioni del &#8216;900 e trascurare quindi questa esperienza concreta e compiuta di innovazione solo per assecondare la furia anabattista, fosca e febbrosa della FIOM? (<em>Applausi dei senatori De Eccher e Fosson<\/em>).<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p><a title=\"Rossi\" href=\"http:\/\/www.senato.it\/leg\/16\/BGT\/Schede\/Attsen\/00012424.htm\" target=\"_blank\">ROSSI Nicola<\/a>\u00a0(<em>Misto<\/em>). Domando di parlare.<\/p>\n<p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p>\n<p>ROSSI Nicola (<em>Misto<\/em>). Presidente, quello che stiamo facendo e dicendo in queste ore era scritto in quello che abbiamo fatto e detto nei giorni e nelle settimane passate. Quindi, ha veramente poco senso aggiungere anche solo una virgola a quanto detto fino a ieri. Io mi limito quindi solo a segnalare che agli atti della Commissione bilancio c&#8217;\u00e8 una scarna tabella, che credo di avere consegnato in Commissione il 22 agosto, che sintetizzava il percorso seguito dall&#8217;economia greca nell&#8217;ultimo anno e mezzo. \u00c8 facile arguire che di quel percorso ne abbiamo gi\u00e0 fatto una buona parte. Per la verit\u00e0, in alcuni casi l&#8217;abbiamo fatto anche a tappe forzate. Mancavano solo due ingredienti a quella ricetta: l&#8217;aumento dell&#8217;IVA e il <em>downgrating<\/em> del debito. Al primo ci stiamo pensando in queste ore. Del secondo i mercati finanziari si sono cominciati a preoccupare e ad occupare fin da ieri.<br \/>\nLa richiesta che ci era arrivata dai mercati finanziari e dall&#8217;Europa nelle ultime 48-72 ore era solo una ed era di ripristinare un po&#8217; della nostra credibilit\u00e0. E guardate che questa \u00e8 una richiesta che si fa ancora pi\u00f9 pressante dopo la pronuncia della Corte costituzionale tedesca di oggi che non \u00e8 altro che la premessa ad una maggiore e non ad una minore rigidit\u00e0 nei confronti dei Paesi membri che devono tenere in ordine le loro finanze pubbliche. Questa \u00e8 la strada che ormai stiamo seguendo. \u00c8 una strada in cui la Germania si assume progressivamente quote crescenti di responsabilit\u00e0, ma le condiziona in maniera molto pressante e crescente ad una disciplina sempre maggiore da parte degli Stati membri. E la credibilit\u00e0 \u00e8 fatta non solo e non tanto di maggiori entrate e di minori spese. In realt\u00e0, \u00e8 fatta soprattutto di un riconoscimento senza riserve dell&#8217;esistente e di una prospettiva attendibile per il futuro.<br \/>\nAl netto della norma, onestamente risibile, circa l&#8217;elevazione dell&#8217;et\u00e0 pensionabile femminile, al netto della riscoperta &#8211; anche questo mi permetto di suggerire altrettanto risibile &#8211; del contribuito di solidariet\u00e0, ci\u00f2 di cui discutiamo oggi \u00e8 sostanzialmente una sola cosa: \u00e8 l&#8217;incremento dell&#8217;aliquota ordinaria dell&#8217;IVA dal 20 al 21 per cento. A questo incremento &#8211; ed \u00e8 questo il punto &#8211; si chiede di fare molte cose e ho l&#8217;impressione che siano anche troppe. Si chiede di offrire una copertura pi\u00f9 certa di quella offerta dalla lotta all&#8217;evasione in presenza di una cancellazione del precedente contributo di solidariet\u00e0, di anticipare ad oggi la parte della manovra, ancora piuttosto vaga ed incerta, connessa alla delega fiscale ed assistenziale e di precostituire la possibilit\u00e0 di rispondere alle conseguenze della minore crescita che io credo pi\u00f9 o meno il 20 settembre in quest&#8217;Aula finiremo per certificare nella Nota di aggiornamento. Va da s\u00e9 che \u00e8 un po&#8217; troppa roba da chiedere ad una sola cosa.<br \/>\nL&#8217;incremento dell&#8217;IVA era gi\u00e0 previsto a garanzia dei risultati derivanti dalla delega. Sebbene oggi utilizzato per sostituire coperture incerte, non potr\u00e0 pi\u00f9 essere utilizzato domani. E questo si vede abbastanza facilmente. E se venisse utilizzato domani per evitare di prendere atto della conseguenze sul bilancio pubblico di una minore crescita, allora non lo si pu\u00f2 presentare oggi come un rafforzamento della manovra. Temo che, se credibilit\u00e0 si voleva ripristinare, non lo si sia ottenuto. Al contrario, si \u00e8 diffusa l&#8217;incertezza sul presente e anche sulle scelte future. Una risposta credibile si sarebbe dipanata in maniera completamente diversa. Avrebbe cominciato innanzitutto con il non cifrare le maggiori entrate derivanti dalla lotta all&#8217;evasione e avrebbe chiuso, anche se malamente a mio modo di vedere, le coperture della manovra di agosto con altre maggiori entrate, quelle appunto derivanti dall&#8217;aumento dell&#8217;IVA. Simultaneamente avrebbe preso atto che alla manovra di agosto dovr\u00e0 &#8211; temo &#8211; far seguito inevitabilmente una manovra di settembre e possibilmente anche una definizione pronta, se non immediata, dei contenuti della delega fiscale assistenziale.<br \/>\nLa credibilit\u00e0, signor Presidente, \u00e8 un po&#8217; come il coraggio: chi non ce l&#8217;ha, o chi non ce l&#8217;ha pi\u00f9, non se la pu\u00f2 facilmente dare. (<em>Applausi dal Gruppo PD e del senatore Mascitelli<\/em>).<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p><a title=\"Marini\" href=\"http:\/\/www.senato.it\/leg\/16\/BGT\/Schede\/Attsen\/00001471.htm\" target=\"_blank\">*MARINI<\/a> (<em>PD<\/em>).Domando di parlare.<\/p>\n<p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p>\n<p>*MARINI (<em>PD<\/em>). Signora Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, nel Paese si avverte una forte preoccupazione, che certamente \u00e8 legata alla visibilit\u00e0 dell&#8217;aggressione compiuta in questi giorni sui nostri conti e sulla nostra struttura produttiva. Nello stesso tempo, si avvertono largamente (forse questa \u00e8 la ragione di una preoccupazione profonda), anche oggi che ci siamo assunti la responsabilit\u00e0 di far proseguire il dibattito dopo la presentazione della questione di fiducia, malgrado le rassicurazioni che dentro e fuori quest&#8217;Aula sono state fornite, la debolezza e l&#8217;incertezza del Governo e la mancanza di linearit\u00e0 e di indicazioni per uscire dalla crisi. Si \u00e8 arrivati all&#8217;aumento dell&#8217;IVA, la decisione pi\u00f9 scontata, meno coraggiosa, meno efficace nel rapporto con le opinioni pubbliche che in Europa e fuori dall&#8217;Europa interverranno su questi temi, ed anche la pi\u00f9 squilibrata.<br \/>\nLa mia sorpresa, e credo anche di tanti altri, \u00e8 quella di non avere mai ascoltato nel dibattito, neanche vagamente, la parola \u00abdebito\u00bb. Il nostro problema, che tra l&#8217;altro l&#8217;Unione europea ci porr\u00e0 presto, \u00e8 proprio quello di avere un debito che per la sua ampiezza gi\u00e0 rappresenta un rischio rispetto alla capacit\u00e0 di rispondere con la responsabilit\u00e0 del Paese. Insomma, rispetto ad un debito di 1.848 miliardi di euro -che, come \u00e8 a tutti noto, corrisponde al 120 per cento del prodotto interno lordo del Paese &#8211; non viene espressa neanche una preoccupazione.<br \/>\nLa manovra non baster\u00e0 per questa e per ragioni politiche. Il problema del debito esiste, ma vorrei capire come si intende affrontarlo. La parola \u00abpatrimoniale\u00bb \u00e8 vietata nel lessico della nostra politica, con un debito di questo rilievo e con i rischi ad esso connessi; la vendita dei beni dello Stato &#8211; resta nell&#8217;incertezza, malgrado gli studi portati avanti dal Ministero dell&#8217;economia. Pu\u00f2 essere questo un punto sul quale attaccare. E nel Governo, e nel nostro dibattito, questo problema non c&#8217;\u00e8. Il PD, rispetto alla prima stesura del decreto, aveva fatto una proposta che legava il contributo di solidariet\u00e0, aggiustato con riferimento alla composizione della famiglia, ad un ulteriore contributo che andava chiesto a chi aveva fatto rientrare pi\u00f9 di 100 miliardi di euro coperti dallo scudo fiscale, pagando solo il 5 per cento. Invece si \u00e8 arrivati all&#8217;aumento dell&#8217;IVA, imposta pagata dai ceti pi\u00f9 deboli del Paese.<br \/>\nNoi abbiamo fatto bene ad assumerci la responsabilit\u00e0 verso il Paese di far passare questa manovra senza ostruzionismo, malgrado la sua debolezza e contraddittoriet\u00e0.<br \/>\nMa la ragione di questo mio breve intervento \u00e8 un&#8217;altra. Io voglio parlare dell&#8217;articolo 8. Richiamer\u00f2, ma solo in poche battute, il percorso di questa questione, che \u00e8 un grande problema, anche se non l&#8217;unico, per lo sviluppo e la trasformazione del nostro sistema industriale e per far tornare gli investimenti esteri in Italia.<br \/>\nBasta infatti pensare ai servizi esterni alle imprese, alle infrastrutture che non ci sono e al fatto che siamo dietro ai pi\u00f9 forti Paesi europei. Quelli sono problemi e inadempienze che incidono sul rapporto con l&#8217;investimento estero. C&#8217;\u00e8 anche la politica industriale e la politica del lavoro, che noi dobbiamo costruire.<br \/>\nQuesto problema ebbe origine nella Commissione Giugni del 1997, che rilev\u00f2 come, se non si fosse spostata maggiormente la contrattazione verso le aziende, la produttivit\u00e0 del lavoro e i salari non sarebbero potuti crescere. E ci\u00f2 \u00e8 accaduto per parecchi anni. Salario e produttivit\u00e0 del lavoro legati, in un sistema industriale e produttivo come quello italiano, cos\u00ec differenziato, non potete gestirli con il contratto nazionale, che non va per\u00f2 cancellato. In questa situazione cos\u00ec contraddittoria e differenziata, infatti, un punto di certezza ai lavoratori bisogna darlo.<br \/>\nVi fu appunto la Commissione Giugni, e l&#8217;accordo con il Governo Ciampi nel 1993, che comp\u00ec un passo avanti rispetto ai ritardi su questo problema, e and\u00f2 avanti per diversi anni. Poi intervenne un tran tran che rallent\u00f2 la possibilit\u00e0 di lavorare con i contratti aziendali. Vi fu poi un contratto del 2008, parziale, e nel 2009, alla fine, si arriv\u00f2 alla rottura tra le organizzazioni sindacali, proprio su questo tema.<br \/>\nSono stati due anni difficili, di contraddizioni, due anni di conflitti tra i sindacati che hanno ridotto la possibilit\u00e0 di applicare questa contrattazione decentrata in maniera pi\u00f9 massiccia (vi \u00e8 stata la vicenda FIAT, che tutti conosciamo). Poi, il 28 giugno scorso, \u00e8 stato compiuto di nuovo uno sforzo straordinario, innanzitutto delle parte sociali, comprese le controparti padronali, che sono riuscite a realizzare una svolta, straordinaria e inaspettata, su questo problema, tutti insieme.<br \/>\nQuell&#8217;accordo, sui contenuti e su quali materie affrontare (dallo sviluppo alla gestione delle crisi, ai rapporti di lavoro, alla produttivit\u00e0), apre quello spazio che ci si aspettava proprio da Giugni (che sorrider\u00e0 da dove si trova), perch\u00e9, finalmente, tale accordo ha creato le condizioni per andare avanti. E questo \u00e8 uno dei punti che, in un Paese senza ripresa e senza sviluppo, rappresenta uno strumento che pu\u00f2 funzionare insieme ad una politica economica adeguata.<br \/>\nIl Ministro del lavoro, il 29 giugno, rispetto a questo accordo, fortemente innovativo, afferma che \u00abl&#8217;intesa raggiunta ieri tra sindacati e Confindustria sulle contrattazioni porter\u00e0, in primo luogo, un vantaggio per la credibilit\u00e0 del Paese nel suo insieme e un segnale di coesione sociale, e gli stessi analisti dei mercati finanziari lo apprezzeranno\u00bb. Il 29 giugno, pertanto, interviene la svolta.<br \/>\nSi pu\u00f2 dire che dentro una fase conflittuale, complicata, dura e difficile, che ha messo in difficolt\u00e0 le organizzazioni, c&#8217;\u00e8 stata una svolta anche da parte della CGIL e lo dico io che per lo sciopero ho invitato a cercare di coinvolgere anche gli altri, magari con forme diverse di lotta. L&#8217;ho detto a Pesaro in piazza in un confronto tra me e la segretaria della CGIL Camusso. C&#8217;\u00e8 stato uno sforzo straordinario anche di quell&#8217;organizzazione perch\u00e9 nei contenuti si sono viste le novit\u00e0. Com&#8217;\u00e8 possibile che alla fine, nel quadro che vi ho velocemente richiamato, esca a met\u00e0 agosto la prima stesura del decreto del Governo? Qui si rimette in discussione un principio dello Statuto dei lavoratori da non sottovalutare in una fase anche di licenziamenti, di difficolt\u00e0 dell&#8217;occupazione, compresa quella giovanile e di precariet\u00e0. Si \u00e8 detto che non viene toccato, ma oggi ho sentito anche in quest&#8217;Aula che \u00e8 stato toccato. Non \u00e8 un enorme problema che blocca lo sviluppo; \u00e8 un fatto di rilievo per\u00f2 e non pu\u00f2 il Governo, dopo questa svolta sulla contrattazione aziendale che finalmente poteva mettere assieme uno sforzo globale ed unitario delle organizzazioni sindacali e delle parti sociali, tutte d&#8217;accordo sull&#8217;intesa del 28 giugno, entrare a gamba tesa con il decreto che riapre la discussione di principio, che ha sempre un valore, e che con l&#8217;introduzione della territorializzazione della modalit\u00e0 della contrattazione apre un problema che non pu\u00f2 essere pi\u00f9 gestito a livello generale.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 bisogno per queste materie di una linea comune e di un punto di riferimento generale. Il Governo non ha invitato le parti sociali su questo problema a riprendere il dialogo ed \u00e8 intervenuto, dopo un accordo faticoso che li ha visti tutti coinvolti, in una materia dove tradizionalmente le parti sociali sono sempre state autonome e la legge \u00e8 intervenuta molte volte come legge di sostegno. Se c&#8217;\u00e8 l&#8217;obiettivo di amplificare l&#8217;elasticit\u00e0 e i poteri anche diversificati dentro l&#8217;azienda, si cerca di sviluppare l&#8217;accordo fortemente innovativo del 28 giugno 2011 e di far camminare in avanti questa posizione perch\u00e9 \u00e8 rilevante e giusta ai fini della ripresa, degli investimenti esteri in Italia e di una flessibilit\u00e0 maggiore. Noi ci siamo trovati dinanzi a un fatto che ha portato una divisione molto forte. Voglio sottolineare un aspetto fondamentale.<\/p>\n<p>PRESIDENTE. Presidente Marini, la prego di concludere.<\/p>\n<p>MARINI (<em>PD<\/em>). Per poter sviluppare i contratti aziendali di produttivit\u00e0 in maniera significativa c&#8217;\u00e8 bisogno di un rapporto disteso tra gli attori, tra i sindacati in particolare. Se noi con i nostri comportamenti creiamo una situazione che fa riprendere il conflitto si ferma questa opportunit\u00e0 o diventa marginale.<br \/>\nSignora Presidente, i mercati e l&#8217;Europa oggi guardano certamente a quello che abbiamo fatto, ai numeri, alla capacit\u00e0 di risposta finanziaria alle difficolt\u00e0 che abbiamo, ma vi \u00e8 innanzitutto il problema del nostro debito e nei rapporti dentro l&#8217;Europa della credibilit\u00e0 politica e sociale del nostro Paese. (<em>Applausi dal Gruppo PD e del senatore De Toni<\/em>).<br \/>\nCome pu\u00f2 la cancelliera Merkel, il Capo del Governo di un Paese di quel rilievo e di quell&#8217;importanza in Europa, aver associato la Grecia a noi? Noi misureremo i comportamenti. Per\u00f2, se avete letto i fondi di tutti i giornali di qualsiasi orientamento che parlano di economia in questi giorni, i giudizi sottolineano tutti la scarsa credibilit\u00e0 del Governo. Vogliamo creare anche le condizioni per un rapporto sociale pi\u00f9 difficile?<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 dubbio che, con quello che \u00e8 successo e con lo stop di fatto all&#8217;accordo unitario con le decisioni prese, il rischio di una difficolt\u00e0 maggiore all&#8217;interno anche dei rapporti sociali nel nostro Paese possa esserci. A chi serve? All&#8217;Italia? Certamente no. Alla politica? No, perch\u00e9 il rapporto di coesione \u00e8 capace di mettere assieme interessi e di fare scelte comuni ed \u00e8 un passaggio obbligato rispetto ai problemi e alle grandissime difficolt\u00e0 che abbiamo di fronte.<br \/>\nGrazie e mi scusi, signora Presidente, se ho preso qualche minuto in pi\u00f9. (<em>Applausi dal Gruppo PD e dei senatori De Toni e Russo. 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