
{"id":17569,"date":"2011-10-24T15:30:02","date_gmt":"2011-10-24T14:30:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=17569"},"modified":"2011-10-24T21:51:02","modified_gmt":"2011-10-24T20:51:02","slug":"l%e2%80%99intervista-di-scalfari-a-lama-del-gennaio-1978","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=17569","title":{"rendered":"L\u2019INTERVISTA DI SCALFARI A LAMA DEL GENNAIO 1978"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">1978: IL SEGRETARIO GENERALE DELLA CGIL ILLUSTRA LE BASI TEORICHE E I CONTENUTI PRATICI DELLA \u201cSVOLTA DELL\u2019EUR\u201d, CHE VEDE IN QUEL PERIODO IMPEGNATE UNITARIAMENTE LE TRE CONFEDERAZIONI SINDACALI MAGGIORI IN UN MOMENTO DI CRISI ECONOMICA NAZIONALE GRAVE<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista a Luciano Lama, a cura di Eugenio Scalfari, pubblicata da <\/em>la Repubblica <em>il 24 gennaio 1978 &#8211; V. in proposito <a title=\"Commento all'intervista di E. Scalfari a L. Lama, 24.10.11\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=17554\" target=\"_blank\"><strong>il mio commento<\/strong>, 24 ottobre 2011<\/a><\/em><\/p>\n<p><!--more--><em> <\/em><strong>E.S.: \u201c\u00c8 vero che all&#8217;interno dello stato maggiore sindacale c&#8217;\u00e8 stata battaglia nei giorni scorsi?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cS\u00ec, \u00e8 vero\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cE lei, personalmente, ha avuto qualche difficolt\u00e0? Insomma la sua posizione \u00e8 indebolita?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cDifficolt\u00e0 s\u00ec, come tutti quelli che sono impegnati in un&#8217;azione che incide sulla realt\u00e0 e sugli interessi concreti della gente. Posizione indebolita non direi, ma questo \u00e8 un discorso che non riguarda solo me: riguarda il gruppo dirigente del movimento sindacale. Noi siamo arrivati all&#8217;appuntamento decisivo, il pi\u00f9 importante dall&#8217;autunno del &#8217;69 in poi. Ne siamo tutti consapevoli\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cQual \u00e8 quest&#8217;appuntamento?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cBisogna partire dalla riunione del comitato direttivo della Federazione unitaria, la scorsa settimana. Su quella riunione si sono dette alcune cose esatte, altre meno. La verit\u00e0 \u00e8 che, alcuni giorni prima nella segreteria della Federazione e poi nel direttivo, abbiamo affrontato un tema di fondo: quello di preparare un vero e proprio programma, una linea di politica sindacale che affrontasse globalmente i problemi del paese in un momento che tutti giudichiamo di gravissima crisi. Certo non \u00e8 la prima volta che il sindacato formula proposte di politica economica importanti: ma non eravamo mai arrivati a redigere un programma vero e proprio che, tra i suoi punti essenziali, avesse anche quelli relativi al comportamento dei lavoratori. Era inevitabile che un tema cos\u00ec scottante suscitasse al nostro interno contrasti anche vivaci. Ma ci\u00f2 che conta \u00e8 che alla fine siamo approdati ad una linea comune, unanime. Essa \u00e8 contenuta nel documento che Carniti ha illustrato al comitato direttivo a nome di tutta la segreteria e che il comitato ha approvato\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cLei ha detto che il vostro programma contiene un punto relativo al comportamento dei lavoratori. Intende dire: i sacrifici che i lavoratori sono chiamati a fare?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cS\u00ec, si tratta proprio di questo: il sindacato propone ai lavoratori una politica di sacrifici. Sacrifici non marginali, ma sostanziali.\u201d<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201c\u00c8 questo il punto che ha suscitato i contrasti?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cS\u00ec, era naturale che fosse cos\u00ec\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cEd \u00e8 questo punto che viene ora affrontato nelle assemblee di base, nelle fabbriche?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cNelle assemblee di base viene discusso il programma nel suo insieme. Per dirla in breve, esso riguarda l&#8217;impiego delle risorse nazionali, finalizzato ad un obiettivo: quello di accrescere l&#8217;occupazione e diminuire la disoccupazione. Ovviamente le discussioni pi\u00f9 accese, nelle assemblee di base, si sono svolte e si svolgeranno sulla questione dei sacrifici richiesti ai lavoratori. Il momento centrale del dibattito avverr\u00e0 il 13 e il 14 febbraio, quando si riunir\u00e0 l&#8217;assemblea nazionale del sindacato. Sar\u00e0 composta dai consigli generali delle tre confederazioni, Cgil, Cisl e Uil, e da un numero di delegati di base superiore ai componenti dei tre consigli generali. Sar\u00e0 un momento determinante nella storia del sindacalismo italiano, perch\u00e9 i rappresentanti dei lavoratori saranno chiamati a decidere, sotto gli occhi di tutta l&#8217;opinione pubblica, quale ruolo la classe operaia intende svolgere per raddrizzare la barca Italia\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cLei parla di sacrifici. Vuole spiegare in che cosa consistono?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cAnzitutto voglio fare una premessa: quando il sindacato mette al primo punto del suo programma la disoccupazione, vuol dire che si \u00e8 reso conto che il problema di avere un milione e seicentomila disoccupati \u00e8 ormai angoscioso, tragico, e che ad esse vanno sacrificati tutti gli altri obiettivi. Per esempio quello \u2013 peraltro pienamente legittimo per il movimento sindacale \u2013 di migliorare le condizioni degli operai occupati. Ebbene, se vogliamo esser coerenti con l&#8217;obiettivo di far diminuire la disoccupazione, \u00e8 chiaro che il miglioramento delle condizioni degli operai occupati deve passare in seconda linea\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cChe cosa significa in concreto?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cChe la politica salariale nei prossimi anni dovr\u00e0 essere molto contenuta, i miglioramenti che si potranno chiedere dovranno essere scaglionati nell\u2019arco dei tre anni di durata dei contratti collettivi, l\u2019intero meccanismo della Cassa integrazione dovr\u00e0 essere rivisto da cima a fondo. Noi non possiamo pi\u00f9 obbligare le aziende a trattenere alle loro dipendenze un numero di lavoratori che esorbita le loro possibilit\u00e0 produttive, n\u00e9 possiamo continuare a pretendere che la Cassa integrazione assista in via permanente i lavoratori eccedenti. Nel nostro documento si stabilisce che la Cassa assista i lavoratori per un anno e non oltre, salvo casi eccezionalissimi che debbono essere decisi di volta in volta dalle commissioni regionali di collocamento (delle quali fanno parte, oltre al sindacato, anche i datori di lavoro, le regioni, i comuni capoluogo). Insomma: mobilit\u00e0 effettiva della manodopera e fine del sistema del lavoro assistito in permanenza\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201c\u00c8 una svolta nell&#8217;atteggiamento del sindacato?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201c\u00c8 una svolta di fondo. Dal &#8217;69 in poi il sindacato ha puntato le sue carte sulla rigidit\u00e0 della forza lavoro&#8230;\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cVi siete resi conto che era un errore?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cCi siamo resi conto che un sistema economico non sopporta variabili indipendenti. I capitalisti sostengono che il profitto \u00e8 una variabile indipendente. I lavoratori e il loro sindacato, quasi per ritorsione, hanno sostenuto in questi anni che il salario \u00e8 una variabile indipendente. In parole semplici: si stabiliva un certo livello salariale e un certo livello dell&#8217;occupazione e poi si chiedeva che le altre grandezze economiche fossero fissate in modo da rendere possibile quei livelli di salario e d&#8217;occupazione. Ebbene, dobbiamo essere intellettualmente onesti: \u00e8 stata una sciocchezza, perch\u00e9 in un&#8217;economia aperta le variabili sono tutte dipendenti una dall&#8217;altra\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cVuol dire che se il livello salariale \u00e8 troppo elevato rispetto alla produttivit\u00e0, il livello dell&#8217;occupazione tender\u00e0 a scendere?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201c\u00c8 esattamente cos\u00ec, l&#8217;esperienza di questi anni ce l&#8217;ha confermato. Oppure, l&#8217;occupazione non scender\u00e0, ma la disoccupazione aumenter\u00e0, perch\u00e9 le nuove leve giovani non troveranno sbocco\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cParliamo ancora della mobilit\u00e0. Molti affermano che questa parola serve a nascondere una realt\u00e0 assai minacciosa: cio\u00e8 i licenziamenti. Lei ritiene che siano molte le aziende che hanno manodopera in numero superiore alle necessit\u00e0?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cC&#8217;\u00e8 un certo numero di aziende che ha un carico di dipendenti eccessivo. Non si tratta di cifre terribili, ma neppure esigue. Siamo nell&#8217;ordine di parecchie decine di migliaia di lavoratori. Ci\u00f2 crea problemi umani e sociali molto gravi, anche perch\u00e9 in Italia lo sviluppo economico \u00e8 bloccato e i lavoratori che perdono il posto hanno il fondato timore di non trovarne mai pi\u00f9 un altro. E poi si tratta quasi sempre do grandi aziende, i cui stabilimenti sono situati in centri urbani importanti: ci\u00f2 accresce il disagio sociale e politico di queste operazioni. Noi siamo tuttavia convinti che imporre alle aziende quote di manodopera eccedenti sia una politica suicida. L\u2019economia italiana sta piegandosi sulle ginocchia anche a causa di questa politica. Perci\u00f2, sebbene nessuno quanto noi si renda conto della difficolt\u00e0 del problema, riteniamo che le aziende, quando sia accertato il loro stato di crisi, abbiano il diritto di licenziare\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cPer di pi\u00f9 proponete che la Cassa integrazione non assista i lavoratori per pi\u00f9 d&#8217;un anno. Perch\u00e9?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cPerch\u00e9 non vogliamo trasformare il lavoro produttivo in assistenza. E poi capita spesso che i lavoratori in cassa integrazione trovino un altro lavoro, un lavoro nero, e contemporaneamente beneficino del salario corrisposto dalla Cassa. Questi fenomeni, specie al Nord, sono abbastanza diffusi. E debbono assolutamente cessare. Naturalmente non abbandoniamo i licenziati al loro destino. La nostra proposta \u00e8 che i licenziati siano iscritti in speciali liste di collocamento ed abbiano priorit\u00e0 assoluta per il reimpiego. In citt\u00e0 come Torino, Milano, Bologna, dove il \u201cturnover\u201d \u00e8 elevato, il reimpiego dei licenziati non dovrebbe presentare insormontabili difficolt\u00e0. Naturalmente occorre che gli uffici di collocamento diventino un&#8217;istituzione completamente diversa da ci\u00f2 che sono ora: siano l&#8217;organo che gestisce in entrata e in uscita il mercato del lavoro\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201c\u00c8 l&#8217;Agenzia del lavoro di cui si parla?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cIl nome ha poca importanza. S\u00ec, pi\u00f9 o meno, \u00e8 il progetto dell&#8217;Agenzia del lavoro\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cNon pensa per\u00f2 che dare priorit\u00e0 assoluta di reimpiego ai lavoratori licenziati sia un&#8217;iniquit\u00e0 a danno dei giovani in cerca di primo impiego? Non si perpetua in questo modo quel contrasto tra le due societ\u00e0 \u2013 quella degli occupati e quella dei non occupati \u2013 che \u00e8 all&#8217;origine di molti dei nostri squilibri attuali?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cL&#8217;osservazione \u00e8 esatta: dal punto di vista di un&#8217;astratta giustizia, non ci dovrebb&#8217;essere priorit\u00e0. Ma dal punto di vista concreto, il salto che facciamo nel riammettere il principio che si possa licenziare la manodopera eccedente e che la Cassa integrazione operi per periodi limitati \u00e8 gi\u00e0 enorme. Credo che ci sia un interesse generale a non rendere drammatiche, esplosive, certe situazioni sociali. Almeno fino a quando il meccanismo di sviluppo non si sar\u00e0 rimesso in moto, noi dobbiamo tutelare i lavoratori licenziati con priorit\u00e0 sugli altri. Ripeto: \u00e8 un&#8217;ingiustizia, ma in concreto sarebbe follia non commetterla\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cAlla base di tutto c&#8217;\u00e8 il problema dello sviluppo: se l&#8217;economia ristagna non c&#8217;\u00e8 ufficio di collocamento o Agenzia del lavoro che possa risolvere la questione\u201d.<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201c\u00c8 verissimo\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cLei ritiene che accorciare l&#8217;orario di lavoro potrebb&#8217;essere una soluzione?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cPotrebbe contribuire, certo. Ma teniamo presente che noi siamo il paese dove l&#8217;orario di lavoro effettivo \u00e8 uno dei pi\u00f9 bassi tra i paesi industriali evoluti. Lavoriamo mediamente 40 ore settimanali e abbiamo un numero di festivit\u00e0 pi\u00f9 alto che altrove. La tendenza di tutti i paesi capitalistici \u00e8 d&#8217;accorciare l&#8217;orario, ma bisogna che gli altri paesi si allineino con noi prima che noi si possa muovere un altro passo in quella direzione. Ripeto: il problema si risolve soltanto con una ripresa dello sviluppo\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cQuindi dell&#8217;accumulazione del capitale?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cS\u00ec, dell&#8217;accumulazione del capitale, opportunamente programmata dallo Stato e indirizzata al fine di accrescere il pi\u00f9 possibile l&#8217;occupazione. Questa \u00e8 la nostra linea\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cLei ha detto all&#8217;inizio che c&#8217;\u00e8 stata battagli al vostro interno per definire questa linea e che non mancheranno i contrasti alla base. Dunque state affrontando ostacoli grossi\u201d.<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cS\u00ec, \u00e8 vero. Quando si deve rinunciare al proprio &#8216;particulare&#8217; in vista di obiettivi nobili ma che in concreto non danno benefici a chi \u00e8 chiamato a sopportare i sacrifici, ci vuole una dose molto elevata di coscienza politica e di classe. S&#8217;\u00e8 parlato molto, da parte della borghesia italiana, del guaio che in Italia ci sia un sindacato di classe. Ebbene: se non ci fosse un&#8217;alta coscienza di classe, discorsi come questi sarebbero improponibili\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cLei pensa che l&#8217;accettazione della linea sindacale che state proponendo sia legata, da parte della base operaia, a una determinata formula politica?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cCertamente la proposta d&#8217;un governo socialmente e politicamente rappresentativo faciliterebbe l&#8217;approvazione della nostra linea. Le ragioni sono evidenti. Ma la nostra decisione prescinde completamente dal tipo di formula di governo che finir\u00e0 per essere adottato. La Federazione sindacale ha preso le sue decisioni al buio rispetto alle soluzioni politiche ed \u00e8 impegnata a portarle avanti quale che sia lo sbocco politico della crisi\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cVuol dire che le soluzioni politiche vi sono indifferenti?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cNient&#8217;affatto. Ma vuol dire che ci sono obiettivi ancora pi\u00f9 importanti che superano la fedelt\u00e0 di partito. L&#8217;obiettivo di dar lavoro ai giovani \u00e8 d&#8217;immensa portata. Una societ\u00e0 che lascia i giovani senza sbocco \u00e8 condannata. Debbo dire che la disoccupazione giovanile c&#8217;\u00e8 ormai in tutti i paesi a capitalismo avanzato, in Francia, in Germania, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti. Non \u00e8 un fatto soltanto italiano. Ma da noi si manifesta con un&#8217;intensit\u00e0 maggiore che altrove.\u201d<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cSe il problema \u00e8 di tutti i paesi capitalistici, vorrebbe dire che il capitalismo non \u00e8 pi\u00f9 in grado di risolvere il problema degli sbocchi. Allora come si concilia questa decadenza del capitalismo con l&#8217;ipotesi d&#8217;una ripresa dello sviluppo economico in Italia, senza la quale lei non vede soluzioni ai nostri malanni? Ha capito la domanda?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cHo capito benissimo. Effettivamente il capitalismo mostra segni di declino. Ma questi sono problemi di tendenza a lungo termine, sui quali non siamo chiamati a discutere, per lo meno in questa sede. Io sono convinto che il capitalismo sia in fase declinante. Ma ci\u00f2 non significa affatto che nel periodo medio non possa ancora sostenere intense fasi di sviluppo. L&#8217;Italia ha avuto un&#8217;intensa fase di sviluppo per tutto il periodo 1950-1963. A mio avviso pu\u00f2 averne un&#8217;altra. Ripeto: \u00e8 proprio per collaborare a quest&#8217;obiettivo e utilizzarlo per riassorbire la disoccupazione che noi chiamiamo la classe operaia ad un programma di sacrifici. Naturalmente, tutte le categorie e tutti i gruppi sociali debbono fare altrettanto.\u201d<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cCio\u00e8 vuoi dire che il sindacato propone un grande programma di solidariet\u00e0 nazionale?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201c\u00c8 esattamente questo che proponiamo\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201c\u00c8 vero che il governo Andreotti l&#8217;avete fatto cadere voi, o per esser pi\u00f9 precisi, i metalmeccanici con la manifestazione del 2 dicembre a Roma e con la minaccia dello sciopero generale?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cLa pressione del movimento sindacale ha certo avuto peso. Per esempio alcuni partiti pi\u00f9 legati alla classe operaia hanno avvertito la pressione ed hanno accelerato i tempi del chiarimento. I partiti non organizzano &#8216;anime morte&#8217; ma uomini vivi. Niente di strano che alcuni di essi sentano in modo speciale i loro rapporto coi lavoratori ed altri, per esempio, i loro rapporti coi proprietari di case. I partiti rappresentano ceti sociali\u201d.<\/p>\n<p><strong>E.S.: \u201cLei pensa che la battaglia che avete intrapreso sar\u00e0 vincente alla base operaia?\u201d<\/strong><br \/>\nL.L.: \u201cS\u00ec, ho fiducia che ci\u00f2 avvenga. Il gruppo dirigente della Federazione \u00e8 compatto e leale. Tutti stiamo facendo la nostra parte. Occorre che la classe dirigente si dia carico del problema nazionale: questo \u00e8 fondamentale. Personalmente ho legato ormai il mio ruolo di dirigente sindacale a quest&#8217;obiettivo. Se l&#8217;obiettivo non dovesse passare, se fosse respinto, ne trarr\u00f2 anche personalmente le conclusioni. Ma questo sarebbe il meno. Se non dovesse passare vorrebbe dire che nella classe operaia avrebbero vinto gli egoismi di settore. Se questo avvenisse, non ci sarebbe pi\u00f9 speranza per questo paese. Ma io non credo che avverr\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1978: IL SEGRETARIO GENERALE DELLA CGIL ILLUSTRA LE BASI TEORICHE E I CONTENUTI PRATICI DELLA \u201cSVOLTA DELL\u2019EUR\u201d, CHE VEDE IN QUEL PERIODO IMPEGNATE UNITARIAMENTE LE TRE CONFEDERAZIONI SINDACALI MAGGIORI IN UN MOMENTO DI CRISI ECONOMICA NAZIONALE GRAVE Intervista a Luciano Lama, a cura di Eugenio Scalfari, pubblicata da la Repubblica il 24 gennaio 1978 &#8211; [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,9,11],"tags":[],"class_list":["post-17569","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview","category-21-lavoro","category-23-sindacato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17569","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17569"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17569\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17569"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17569"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17569"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}