
{"id":18301,"date":"2011-11-29T21:07:53","date_gmt":"2011-11-29T20:07:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=18301"},"modified":"2011-12-05T00:16:08","modified_gmt":"2011-12-04T23:16:08","slug":"perche-e-utile-tassare-meno-le-donne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=18301","title":{"rendered":"PERCH\u00c9 \u00c9 UTILE TASSARE MENO IL LAVORO DELLE DONNE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LA DIVISIONE DEI COMPITI SQUILIBRATA ALL&#8217;INTERNO DELLA FAMIGLIA, CHE\u00a0OSTACOLA LA PARTECIPAZIONE DELLE DONNE AL MERCATO DEL LAVORO, PUO&#8217; E DEVE\u00a0ESSERE CONTRASTATA CON LA TASSAZIONE DIFFERENZIATA PER GENERE<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo<strong> di Alberto Alesina<\/strong> e <strong>Andrea Ichino<\/strong> pubblicato sul sito<\/em><a title=\"lavoce.info\" href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/articoli\/pagina1002693.html\" target=\"_blank\"> lavoce.info<\/a><em> il 29 novembre 2011<\/em><\/p>\n<p><!--more-->Un governo che volesse realizzare una riduzione della pressione fiscale per stimolare la crescita economica, otterrebbe risultati maggiori concentrandola sulle sole donne. La minore aliquota sui redditi delle donne si applicherebbe poi a una base imponibile maggiore e quindi il gettito fiscale diminuirebbe poco. Non \u00e8 la mancanza di servizi di cura a tenere le donne lontane dal mercato del lavoro, ma una divisione dei compiti squilibrata all&#8217;interno della famiglia. La tassazione differenziata per genere aiuta a cambiare una mentalit\u00e0 che non ha pi\u00f9 alcuna giustificazione.<br \/>\nSiamo stati i promotori dell&#8217;introduzione in Italia della tassazione differenziata per genere e ovviamente non la consideriamo una \u201cstonatura\u201d del programma del nuovo governo. Sarebbe forse meglio attendere di avere maggiori informazioni su quello che Mario Monti e i suoi ministri concretamente vorrebbero fare prima di discuterne in astratto, anche per non ripetere cose gi\u00e0 dette. (1) Tuttavia, grazie a <em>lavoce.info<\/em>, il dibattito si \u00e8 riaperto, proviamo dunque a riassumere le ragioni per cui riteniamo sia utile discutere di questa proposta.<\/p>\n<p>UN PROBLEMA DI OFFERTA<br \/>\nNel breve periodo, la proposta si giustifica in virt\u00f9 del principio secondo cui \u00e8 possibile diminuire la pressione fiscale media, a parit\u00e0 di gettito, tassando di pi\u00f9 i beni la cui offerta \u00e8 rigida rispetto a quelli la cui offerta \u00e8 flessibile. Innumerevoli studi economici mostrano che l\u2019offerta di lavoro femminile, soprattutto nelle fasce economicamente deboli, reagisce in modo diverso da quella maschile rispetto a variazioni del salario. (2) In particolare, gli uomini non riducono la loro offerta di lavoro quando la retribuzione diminuisce, mentre le donne iniziano a lavorare pi\u00f9 volentieri o lavorano significativamente di pi\u00f9, se gi\u00e0 occupate, quando la loro retribuzione aumenta. \u00c8 quindi possibile tassare poco di pi\u00f9 gli uomini, senza ridurre la loro base imponibile e aumentando il gettito da loro prodotto, per poter tassare molto meno le donne che in questo modo lavorerebbero di pi\u00f9. La minore aliquota sui loro redditi si applicherebbe a una base imponibile maggiore e quindi il gettito fiscale delle donne diminuirebbe poco. In altre parole, un governo che, come Mario Monti ha detto, volesse realizzare una riduzione della pressione fiscale per stimolare la crescita economica, otterrebbe risultati maggiori concentrando la riduzione sulle sole donne.<br \/>\n<a title=\"Chiara Saraceno\" href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/articoli\/-fisco\/pagina1002667.html\" target=\"_blank\">Chiara Saraceno obietta<\/a> che la scarsa occupazione femminile \u00e8 un problema di domanda non di offerta. \u00c8\u00a0 un\u2019affermazione da dimostrare empiricamente e se possibile in modo sperimentale. Non sappiamo su quale evidenza empirica Saraceno fondi questa sua convinzione. Quello che sappiamo \u00e8 che il meccanismo della traslazione dell\u2019imposta fa s\u00ec che una riduzione del prelievo fiscale sull\u2019offerta si traduca almeno in parte in una riduzione del costo del lavoro, che quindi stimola la domanda. Il caso evidente \u00e8 quello dell\u2019imprenditoria: se il lavoro delle donne fosse tassato meno sarebbe pi\u00f9 facile per loro far nascere imprese. Ma non \u00e8 certo l\u2019unico esempio. Molti ritengono che tra i vincoli che impediscono la crescita nel nostro paese ci sia l\u2019eccessiva tassazione del lavoro. Ai tempi del governo Prodi si parlava di riduzione del \u201ccuneo fiscale\u201d per rilanciare l\u2019occupazione. Se Chiara Saraceno avesse ragione, ridurre il prelievo fiscale sul lavoro sarebbe inutile. Invece la maggior parte degli economisti oggi ritiene il contrario. Ed essendo difficile che gli uomini lavorino di pi\u00f9, gli effetti benefici della riduzione possono conseguire solo dalle donne. Quindi tanto vale concentrarla l\u00ec.<\/p>\n<p>PI\u00d9 PARIT\u00c0 IN FAMIGLIA<br \/>\nChiara Saraceno afferma poi che la scarsa offerta di lavoro femminile dipende dalla carenza di servizi di cura. Questo, per\u00f2, \u00e8 qualcosa che limita l\u2019offerta, non la domanda, in contraddizione con quanto lei stessa precedentemente afferma. Comunque sembra difficile credere che il problema sia davvero la carenza di servizi (pubblici) di cura. In paesi come Stati Uniti e Gran Bretagna e altri ancora, questi servizi mancano pi\u00f9 che da noi, eppure i tassi di occupazione femminile sono maggiori dei nostri. Lo sono perch\u00e9 i compiti di cura sono distribuiti in modo pi\u00f9 equilibrato tra i membri delle coppie e le famiglie hanno maggiori risorse economiche per poter comprare i servizi di<br \/>\ncura sul mercato. La tassazione differenziata per genere aumenta le risorse a disposizione delle famiglie (perch\u00e9 mediamente sono tassate meno) e quindi consente di chiedere maggiori servizi al mercato, cosa che indirettamente accresce anche la domanda di lavoro femminile.<br \/>\nNei paesi scandinavi dove lo Stato offre servizi di cura in abbondanza, i tassi di occupazione femminile sono elevati, ma si osserva anche una forte segregazione occupazionale per genere.<br \/>\n(3) Il motivo \u00e8 che in un mondo in cui sono le donne a doversi occupare prevalentemente dei figli, gli asili nido consentono loro di lavorare, ma solo in impieghi compatibili con l\u2019accompagnare e riprendere i figli a ore precise e stare con loro quando sono malati. Chiunque abbia figli sa che gli asili nido risolvono solo parzialmente le difficolt\u00e0 di conciliazione dell\u2019attivit\u00e0 di genitori con il lavoro.<br \/>\nIn ogni caso pensare ai servizi pubblici di cura come una soluzione per l\u2019occupazione femminile significa dare per scontato che debbano essere le donne, e non gli uomini, a curarsi dei figli, degli anziani e della casa. Vuol dire usare l\u2019aspirina per curare il sintomo, invece di andare a toccare l\u2019origine del problema, che \u00e8 lo squilibrio dei compiti familiari tra donne e uomini in famiglia. Proprio su questo squilibrio agisce, nel lungo periodo, la tassazione differenziata per genere.<br \/>\nLa divisione dei compiti all\u2019interno della famiglia \u00e8 ancora fortemente sbilanciata, come dimostrano innumerevoli ricerche e la quotidiana percezione di tutti. In un mondo in cui la forza fisica fosse un requisito importante per lavorare nel mercato, sarebbe efficiente che le donne si specializzassero nei lavori casalinghi e gli uomini in quelli fuori casa, come \u00e8 stato per migliaia di anni. Ma oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec: in un&#8217;economia avanzata come quella italiana, sono sempre meno i lavori fuori casa per i quali si possa sostenere che gli uomini hanno un vantaggio comparato rispetto alle donne, di natura tecnologica o biologica. Tuttavia le donne non possono esprimere fuori casa la stessa energia degli uomini perch\u00e9 su di loro ricade la maggior parte dei compiti domestici. Il risultato \u00e8 che, sommando lavoro in casa e fuori, le donne lavorano 80 minuti al giorno in pi\u00f9 degli uomini.<br \/>\nTra i compiti familiari, solo la gravidanza e l\u2019allattamento al seno possono essere considerati impossibili per gli uomini. Eppure i lavori in casa e fuori sono allocati in modo squilibrato tra i sessi, perch\u00e9 cos\u00ec \u00e8 stato in una storia secolare in cui questo aveva un senso. Oggi non lo ha pi\u00f9. In altre parole, se per un verso le differenze di genere che osserviamo sono efficienti dato il secolare condizionamento storico-culturale, qualora potessimo eliminare il condizionamento e<br \/>\nricominciare da capo nelle attuali condizioni di sviluppo economico, sarebbe pi\u00f9 efficiente redistribuire in modo equilibrato i compiti tra donne e uomini sia nel mercato che in casa.<br \/>\nLa tassazione differenziata per genere contribuisce esattamente a questo effetto, accelerando un processo evolutivo che comunque \u00e8 in corso, ma appare troppo lento. Contribuisce perch\u00e9 aumenta il potere contrattuale delle donne all\u2019interno delle coppie. (4)<\/p>\n<p>REDISTRIBUZIONE E FORMAZIONE<br \/>\nNon sappiamo se Chiara Saraceno abbia colto questa funzione della tassazione differenziata per genere, dal momento che sembra conoscere solo il primo dei nostri articoli in proposito, sul <em>Sole24Ore<\/em>, e forse non ha visto il nostro lavoro scientifico al riguardo. Ha per\u00f2 ragione a dire che la proposta comporta conseguenze da valutare con attenzione per i maschi single e le famiglie monoreddito nelle quali solo l\u2019uomo lavora. Se in queste famiglie l\u2019incentivo fiscale non fosse<br \/>\nsufficiente a indurre la donna a lavorare, il reddito familiare diminuirebbe. Tuttavia uno studio recente di Fabrizio Colonna e Stefania Marcassa mostra che oggi in Italia le donne sono di fatto tassate di pi\u00f9, per il gioco delle detrazioni, soprattutto nelle famiglie meno abbienti in cui solo l\u2019uomo lavora. (5) Anche alla luce di questo dato, non ci sembra una stonatura che il governo Monti voglia seriamente prendere in considerazione il problema dei regimi fiscali a cui sono assoggettati donne e uomini in Italia.<br \/>\nIn ogni caso, sono pochissime le riforme che aumentano il benessere di tutti. Quando va bene, il beneficio tratto da alcuni supera i costi sofferti da altri. Decidere se ne vale la pena \u00e8 compito della politica. E i problemi distributivi sollevati da Chiara Saraceno sono risolvibili affiancando la tassazione differenziata ad altri strumenti di riequilibrio fiscale. Inoltre il problema delle differenze di genere non \u00e8 solo la scarsa occupazione femminile, ma anche la difficolt\u00e0 a far carriera. La tassazione differenziata agisce anche su questo.<br \/>\nChiara Saraceno ritiene pi\u00f9 efficace investire nella formazione delle donne a bassa istruzione. Tutti i dati mostrano per\u00f2 che ormai le donne sono pi\u00f9 istruite degli uomini (e conseguono voti mediamente migliori a scuola), sembra dunque difficile che questo possa spiegare perch\u00e9 oltre met\u00e0 delle donne italiane non lavora. Inoltre, \u00e8 stato ampiamente documentato lo spreco di soldi pubblici per corsi di formazione di cui nessuno ha mai valutato la reale efficacia. (6) Ma se si riescono a trovare i soldi per la formazione (efficace), certo male non fa. Non si dimentichi, per\u00f2, che la tassazione differenziata per genere \u00e8 a costo zero per il bilancio pubblico: e proprio di riforme a<br \/>\ncosto zero ha bisogno Monti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p>(1) I lettori de <em>lavoce.info<\/em> interessati a leggere quando da noi scritto, trovano a<a title=\"articoli su il Sole24Ore\" href=\"http:\/\/www2.dse.unibo.it\/ichino\/#articles\" target=\"_blank\"> questo link vari articoli usciti su <em>Il Sole24Ore<\/em><\/a>, <em>Financial Times<\/em> e <em>Vox.<\/em> L\u2019articolo scientifico che studia nei dettagli la proposta \u00e8 \u201c<a title=\"Articolo Alesina e Ichino\" href=\"http:\/\/www2.dse.unibo.it\/ichino\/gbt16.pdf\" target=\"_blank\">Gender based taxation and the division of family chores<\/a>\u201d, scritto insieme a Loukas Karabarbounis, <em>American Economic Journal<\/em>: <em>Economic Polic<\/em>y, 2010. Infine la proposta \u00e8 descritta e argomentata anche nel nostro libro &#8220;L&#8217;Italia fatta in casa&#8221;, Mondadori, 2009.<br \/>\n(2) Vedi recentemente, tra gli studi pi\u00f9 convincenti, Alexander Gelber \u201cTaxation and the Earnings of Husbands and Wives: Evidence from Sweden\u201d, in corso di pubblicazione sulla <em>Review of Economics and Statistics<\/em>, che sfrutta la riforma fiscale svedese dei primi anni Novanta per studiare, in modo quasi sperimentale, le reazioni dell\u2019offerta di lavoro di donne e uomini indotte da variazioni \u201cesogene\u201d delle retribuzioni al netto delle tasse. Per l\u2019Italia otteniamo risultati simili in una nostra ricerca in corso di elaborazione i cui risultati verrano presentati a Milano il 30 novembre presso l\u2019aula magna di Unicredit in via Tommaso Grossi 10.<br \/>\n(3) Vedi ad esempio Breen and Penalosa, (2000) &#8220;<a title=\"Breen e Penalosa\" href=\"http:\/\/ideas.repec.org\/p\/nuf\/econwp\/135.html\" target=\"_blank\">A Ratioanl Learning Model of Gender Segregation in Labour Markets<\/a>\u201d, <em>Journal of Labor Economics<\/em>.<br \/>\n(4) Essendo tassate meno, le donne potrebbero dire agli uomini: \u201csono le 4: vai tu a prendere il bambino all\u2019asilo e inizia a cucinare, perch\u00e9 conviene a tutta la famiglia se continuo io a lavorare e tu smetti\u201d.<br \/>\n(5) F. Colonna e S. Marcassa \u201cTaxation and Labor Force Participation: The Case of Italy\u201d, Banca d\u2019Italia 2011.<br \/>\n(6) Vedi ad esempio Martini e Trivellato \u201c<a title=\"Son soldi ben spesi?\" href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/articoli\/-libri\/pagina1002470.html\" target=\"_blank\">Sono soldi ben spesi?<\/a>\u201d, Marsilio 2011.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA DIVISIONE DEI COMPITI SQUILIBRATA ALL&#8217;INTERNO DELLA FAMIGLIA, CHE\u00a0OSTACOLA LA PARTECIPAZIONE DELLE DONNE AL MERCATO DEL LAVORO, PUO&#8217; E DEVE\u00a0ESSERE CONTRASTATA CON LA TASSAZIONE DIFFERENZIATA PER GENERE Articolo di Alberto Alesina e Andrea Ichino pubblicato sul sito lavoce.info il 29 novembre 2011<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-18301","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18301","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18301"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18301\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18301"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18301"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18301"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}