
{"id":18334,"date":"2011-12-02T15:46:45","date_gmt":"2011-12-02T14:46:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=18334"},"modified":"2011-12-02T16:03:13","modified_gmt":"2011-12-02T15:03:13","slug":"panorama-il-%e2%80%9crinnegato%e2%80%9d-ichino-parla-di-lavoro-e-dintorni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=18334","title":{"rendered":"PANORAMA: IL RINNEGATO ICHINO PARLA DI LAVORO (E DINTORNI)"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IL SETTIMANALE DIRETTO DA GIORGIO MUL\u00c8 DEDICA UN AMPIO SERVIZIO DI COPERTINA ALLE MIE PROPOSTE DI POLITICA DEL LAVORO E AI MIEI RAPPORTI CON IL PD E CON LA CGIL<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista a cura di Maurizio Tortorella, pubblicata da <\/em>Panorama<em> il 1\u00b0 dicembre 2011<\/em><\/p>\n<p><!--more--><strong>Professore, nel suo ultimo libro \u00abInchiesta sul lavoro\u00bb lei si sottopone alle domande di un immaginario ispettore che la interroga su una \u00abdenuncia\u00bb collettiva presentata contro di lei dall\u2019interno del Partito democratico. \u00c8 una finzione letteraria\u2026 che, a ben vedere, assomiglia molto alla realt\u00e0 di questi giorni. Lei soffre, di questa sua \u00abdiversit\u00e0\u00bb nel centrosinistra?<\/strong><br \/>\nSe ne soffrissi, avrei smesso di farne parte gi\u00e0 da molto tempo. L\u2019intellettuale, lo studioso, l\u2019opinionista che fa politica \u00e8 sempre un \u201cdiverso\u201d rispetto al politico di professione.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9?<\/strong><br \/>\nPerch\u00e9 il politico di professione deve cercare il consenso immediato dell\u2019opinione pubblica, mentre il compito dello studioso impegnato in politica \u00e8 di guardare un po\u2019 pi\u00f9 lontano, cercare di costruire un ponte fra il consenso di oggi e quello di domani.<\/p>\n<p><strong>Negli ultimi tre anni, in effetti, lei ha ricevuto critiche fortissime dalla sua stessa parte politica: c\u2019\u00e8 chi le ha contestato addirittura il diritto politico di restare dentro al Pd, per le sue idee. Come risponde a questo tipo di contestazioni?<\/strong><br \/>\n\u00c8 stato cos\u00ec anche negli anni \u201970 quando sostenevo che occorreva riconoscere e regolare il <em>part-time<\/em>; o all\u2019inizio degli anni \u201980 quando sostenevo la necessit\u00e0 di abolire il monopolio statale dei servizi di collocamento; o quando ho scritto il libro \u201cA che cosa serve il sindacato\u201d, nel 2005, sostenendo che occorre consentire alla contrattazione aziendale di derogare al contratto collettivo nazionale. Su tutti questi punti, nel giro di cinque o dieci anni, la sinistra politica e sindacale ha finito col far proprie le mie idee. Oggi il pomo della discordia \u00e8 il progetto <em>flexsecurity<\/em>; e qui i tempi di maturazione sono stati molto pi\u00f9 brevi: sono bastati due anni.<\/p>\n<p><strong>Sar\u00e0, ma di recente il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, ha contestato alla radice questo suo progetto di riforma del diritto del lavoro: il 28 ottobre l\u2019ha bollato come espressione di \u00abun\u2019ideologia fallita\u00bb e di \u00abmiopi interessi materiali\u00bb. Come ha preso quella messa all\u2019indice?<\/strong><br \/>\nCi ho ritrovato pari pari i toni dell\u2019ispettore che conduce l\u2019inchiesta nel mio libro. A Fassina, comunque, ho chiesto di passare dagli anatemi al merito del progetto: di dire, cio\u00e8, che cosa secondo lui \u00e8 sbagliato, in concreto, e come va corretto.<\/p>\n<p><strong>Lui sostiene che il progetto <em>flexsecurity<\/em> \u00e8 appoggiato soltanto dal due per cento del Pd<\/strong>.<br \/>\nNon mi \u00e8 chiaro da dove nasca questo dato. Deve essere comunque un due per cento potentissimo, visto che \u00e8 riuscito a prendersi la maggioranza dell&#8217;intero gruppo dei senatori democratici, tra i quali due vicepresidenti del Senato, poi i leader delle due grandi minoranze del partito,Walter Veltroni e Ignazio Marino, il vicepresidente del partito Ivan Scalfarotto, l&#8217;intera associazione Liberal Pd presieduta da Enzo Bianco. Quel due per cento riesce persino a infiltrarsi tra le file della maggioranza contagiandone esponenti di primo piano come Enrico Letta, Massimo D&#8217;Alema e Giuliano Amato.<\/p>\n<p><strong>Quel \u00abniet\u00bb di Fassina sembrava quasi una messa all\u2019indice: un\u2019iniziativa d\u2019altri tempi. Il lessico stesso faceva pensare ad altri processi ideologici. Non si \u00e8 sentito un po\u2019 sul banco degli imputati?<\/strong><br \/>\nNo: ho letto piuttosto in quelle dichiarazioni la preoccupazione del responsabile dell\u2019Economia del Pd per lo squilibrio tra l\u2019attenzione che tutte le forze politiche, i giornali, le radio e le tv stanno dedicando al mio progetto di riforma, e il silenzio che circonda la proposta ufficiale del Pd. Il fatto \u00e8 che nessuno ha davvero capito quale sia oggi questa proposta, per voltar pagina rispetto al regime attuale di<em> apartheid<\/em> fra protetti e non protetti nel mercato del lavoro.<\/p>\n<p><strong>La proposta ufficiale del Pd \u00e8 di aumentare i contributi previdenziali sulle paghe dei lavoratori atipici, in modo che il lavoro precario costi di pi\u00f9.<\/strong><br \/>\nMa questa proposta \u00e8 stata gi\u00e0 attuata con la legge di stabilit\u00e0 del settembre scorso. Non credo che Fassina possa sostenere che con questo il problema sia stato definitivamente risolto.<\/p>\n<p><strong>Ora Fassina \u00e8 sotto scacco, per la richiesta di dimissioni presentata contro di lui da Enzo Bianco e dai \u00abliberal\u00bb del Pd. Lei per\u00f2 se n\u2019\u00e8 dissociato: forse \u00e8 in cerca di una tregua con l\u2019anima pi\u00f9 intransigente del Pd?<\/strong><br \/>\nHo criticato chi ha voluto personalizzare lo scontro nei miei confronti: ora non ho certo intenzione di fare altrettanto io verso altri. Quel che chiedo \u00e8 solo che chi mi contesta legga i contenuti del mio progetto ed entri nel merito della questione: dica, cio\u00e8, dove esso va corretto e come.<\/p>\n<p><strong>Al Senato, nel marzo 2009, il suo progetto di legge per la \u00abFlexsecurity\u00bb fu sottoscritto da pi\u00f9 di 50 altri senatori del Pd, alcuni dei quali molto noti. Eppure lei solo si espone in questa battaglia, scomoda e pericolosa. Non le pesa, questa solitudine?<\/strong><br \/>\nNon \u00e8 cos\u00ec. Quando, il 10 novembre dell\u2019anno scorso, Francesco Rutelli present\u00f2 al Senato una mozione che impegnava il Governo a varare una riforma del Codice del lavoro ispirata al mio disegno di legge, quasi tutto il Gruppo Pd la ha votata, insieme al Terzo Polo e a quasi tutto il Pdl. E, nonostante i malumori di qualche dirigente centrale, tutto il Pd ha votato con grande convinzione la fiducia al Governo Monti, che pone questa riforma tra le pi\u00f9 rilevanti del suo programma, senza una parola di dissenso in proposito nel dibattito in Parlamento. E questa scelta ha fatto crescere di due punti il consenso al Pd nell\u2019opinione pubblica. Raramente mi sono sentito in sintonia con il mio partito come in questa scelta difficile e coraggiosa. Forse a temere di restar solo oggi \u00e8 qualcun altro.<\/p>\n<p><strong>La metta come vuole, ma dalla presentazione del progetto al Senato sono passati pi\u00f9 di due anni, nei quali lei ha continuato a scrivere e a spiegare, ma il suo partito \u00e8 rimasto contrario. Perch\u00e9 parte della sinistra, e grandissima parte della Cgil, non riescono a vedere la positivit\u00e0 contenuta nella sua idea di riforma?<\/strong><br \/>\nQuesta parte della sinistra politica e sindacale che resta contraria, \u00e8 bloccata dalla paura del \u201cpiano inclinato\u201d. Dicono: \u201cse si incomincia a modificare lo Statuto dei lavoratori si sa dove si incomincia ma non dove si va a finire. Se lo tocchiamo noi lo possono toccare anche gli altri. Meglio che non lo tocchi nessuno\u201d. Non si rendono conto che l\u2019argomento del \u201cpiano inclinato\u201d \u00e8 sempre stato l\u2019argomento principe, il cavallo di battaglia di tutti i conservatorismi.<\/p>\n<p><strong>Certo, alla sua popolarit\u00e0 a sinistra non ha giovato la posizione che prese l\u2019anno scorso sul piano della Fiat per Pomigliano: lei os\u00f2 contraddire la Fiom, che gridava alla Costituzione violata. Dissero che era un servo di Marchionne. Nel suo libro, oggi, scrive che la Fiom \u201cus\u00f2 tecniche mediatiche della Terza Internazionale comunista\u201d. Che fa, raddoppia? Non ha paura di nuovi ostracismi?<\/strong><br \/>\nLa Fiom aveva bisogno di troncare il dibattito sul merito di quel piano industriale. Per questo denunci\u00f2 una \u201cviolazione della legge e della Costituzione\u201d, che in realt\u00e0 non c\u2019erano affatto. C\u2019era solo la violazione del tab\u00f9 dell\u2019inderogabilit\u00e0 del contratto collettivo nazionale. Ma che quel tab\u00f9 dovesse essere abbattuto lo avevo gi\u00e0 sostenuto e argomentato nel libro del 2005 \u201cA che cosa serve il sindacato\u201d. La mia presa di posizione, nella vicenda Fiat, era solo lo sviluppo coerente delle tesi sostenute in quel libro. Del resto, la stessa Cgil alla fine ha dovuto darmi ragione.<\/p>\n<p><strong>Quando mai?<\/strong><br \/>\nQuando ha firmato l\u2019accordo interconfederale del 28 giugno scorso, che sancisce appunto una ampia derogabilit\u00e0 del contratto nazionale da parte del contratto aziendale. La Fiom non \u00e8 d\u2019accordo; ma ora la Cgil ha accettato questo principio. E anche, sia pure in ritardo, la segreteria del Pd.<\/p>\n<p><strong>Che cosa pensa dell\u2019uscita della Fiat di Marchionne da Confindustria?<\/strong><br \/>\nIl principio del pluralismo sindacale vale sia sul versante dei lavoratori, sia su quello degli imprenditori. Non mi sembra, dunque, che si debba menare scandalo per il fatto che una grande impresa rifiuti di farsi rappresentare dalla Confindustria. E pu\u00f2 essere utile anche ai lavoratori che modelli diversi di relazioni industriali si confrontino e competano nel nostro Paese: perch\u00e9 questo pu\u00f2 porre in evidenza difetti e incrostazioni del vecchio sistema predominante, che finiscono coll\u2019avere effetti depressivi sul trattamento degli stessi lavoratori.<\/p>\n<p><strong>Ma Marchionne ha anche disdettato tutti gli accordi e contratti collettivi fin qui in vigore.<\/strong><br \/>\nLo ha fatto per poter dare al Gruppo Fiat un suo contratto nazionale. Anche di questo non mi sembra proprio il caso di scandalizzarsi: quando i produttori di spazzole e pennelli, che danno lavoro a poche centinaia di lavoratori, hanno deciso di staccarsi dal contratto dei tessili per darsi un contratto su misura per loro, hanno ben potuto farlo, aggiungendo un contratto nazionale agli altri 400 gi\u00e0 esistenti in Italia. Perch\u00e9 non potrebbe farlo anche un gruppo imprenditoriale che in Italia d\u00e0 lavoro a 70.000 persone, se la maggioranza di queste \u00e8 d\u2019accordo, per allineare la loro organizzazione del lavoro a quella di altre centinaia di migliaia cui lo stesso gruppo d\u00e0 lavoro in molti altri Paesi, in ogni parte del mondo?<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 in Italia \u00e8 tanto pericoloso indicare strade di riforma nel settore del mercato del lavoro<\/strong>?<br \/>\nPerch\u00e9 la dialettica politica in Italia nella seconda met\u00e0 del secolo scorso ha avuto un\u2019evoluzione diversa, e per molti aspetti deteriore, rispetto ad altri Paesi, come la Germania o la Spagna.<\/p>\n<p><strong>Quale assurda legge non scritta impedisce, soprattutto agli uomini della sinistra, di sfiorare certi fili?<\/strong><br \/>\nNon \u00e8 una legge. \u00c8 il tasso di faziosit\u00e0 del sistema politico, che da noi \u00e8 molto pi\u00f9 alto che altrove. Ed \u00e8 quello che induce anche gli uomini della destra ad affrontare questi temi preferibilmente in modo provocatorio, sperando sotto sotto che la reazione pavloviana della sinistra sbarri loro la strada.<\/p>\n<p><strong>Lei ha mai avuto paura per la sua vita?<\/strong><br \/>\nS\u00ec, dopo l\u2019assassinio di Massimo D\u2019Antona, fino a quello di Marco Biagi, quando \u00e8 stato attivato per me il dispositivo di protezione. In quel periodo gli assassini erano ancora in circolazione e mi capitava di sognare l\u2019aggressione, oppure, uscendo di casa, di pensare che quello poteva essere il luogo dove mi avrebbero trovato steso a terra, il giorno dell\u2019attentato.<\/p>\n<p><strong>Tempo fa alcuni dirigenti della Cgil di Ferrara hanno restituito la tessera per protestare contro la Provincia, governata dal Pd, che l\u2019aveva invitata come relatore a un convegno sul lavoro. Queste manifestazioni d\u2019intolleranza non rischiano di essere il viatico per altri tipi di violenza?<\/strong><br \/>\nNon esageriamo! \u00c8 davvero sbagliato pensare che ci sia un collegamento tra questa sinistra un po\u2019 invecchiata e il terrorismo. Del resto, non vedo segni di un ritorno di attualit\u00e0 della lotta politica armata.<\/p>\n<p><strong>Per\u00f2 lei \u00e8 ancora sotto scorta, a quasi dieci anni dall\u2019assassinio di Marco Biagi.<\/strong><br \/>\nOra che i nuovi brigatisti sono stati arrestati, ho chiesto pi\u00f9 volte di esserne esentato, ma gli analisti della Digos ritengono ancora prudente mantenere il dispositivo<\/p>\n<p><strong>Quanto le pesa questa condizione?<\/strong><br \/>\n\u00c8 un sacrificio della mia libert\u00e0. Ma fa parte di un servizio civile che mi tocca: non ho diritto a sottrarmi. Ai nostri padri e nonni \u00e8 stato chiesto di rischiare la vita in guerre che non valeva la pena di combattere; molto meglio rischiarla in questa battaglia per il progresso civile del Paese. E non mi considero sfortunato: dalla vita ho avuto comunque dieci volte di pi\u00f9 di quello che riceve una persona normalmente fortunata.<\/p>\n<p><strong>Quanto ha giocato, contro di lei, la notizia che nell\u2019aprile 2008 Silvio Berlusconi le aveva proposto il ministero del Lavoro e, dopo il suo rifiuto, la presidenza della commissione Lavoro al Senato?<\/strong><br \/>\nNon credo che abbia giocato contro di me. N\u00e9 nel Pd, n\u00e9 nel centrodestra. Forse, invece, ha giocato a favore. Perch\u00e9 \u00e8 stata un\u2019occasione per mostrare che non combatto la mia battaglia per ottenere poltrone o prestigio personale.<\/p>\n<p><strong>Allora nel Pd ci fu chi la sospett\u00f2 di \u00abintelligenza col nemico\u00bb, e ne parla anche nel suo libro: ma l\u2019accusa era davvero infondata?<\/strong><br \/>\nNo, era fondatissima. Ho sempre coltivato rapporti di dialogo intenso con le persone della parte avversa. Si impara sempre molto di pi\u00f9 in questo modo, che parlando soltanto con chi sta dalla nostra parte.<\/p>\n<p><strong>Aveva avuto qualche contatto con Berlusconi prima di quella proposta?<\/strong><br \/>\nNo, non ci eravamo mai incontrati n\u00e9 parlati.<\/p>\n<p><strong>Comunque, a partire dal 2008, dev\u2019essere difficile reggere a quel tipo di accusa\u2026<\/strong><br \/>\nGuardi che quell\u2019accusa d\u00e0 un\u2019immagine caricaturale dei rapporti interni al Pd. Nella realt\u00e0 tutti i dirigenti del Pd, anche quelli che non condividono le mie idee e proposte, mi rispettano e hanno con me un rapporto cordialissimo. E ogni settimana ricevo una dozzina di inviti a incontri pubblici promossi dalle federazioni o i circoli Pd di tutt\u2019Italia.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 peggio vivere sottoposti a quel tipo di sospetto, oppure essere additato per \u00abnemico del popolo\u00bb e \u00abassassino\u00bb, come nel giugno 2010 gridavano dalla gabbia del tribunale di Milano gli ultimi brigatisti, dopo la condanna d\u2019appello?<\/strong><br \/>\nForse non mi sono spiegato bene. Tutti i dirigenti del Pd, nessuno escluso, hanno solidarizzato sinceramente con me quando \u00e8 accaduto quell\u2019episodio durante il processo ai brigatisti.<\/p>\n<p><strong>Il suo essere controcorrente dura almeno da una trentina d\u2019anni. Lei entr\u00f2 per la prima volta in Parlamento nel 1979, col Pci. Nel 1983 non fu ricandidato proprio per le sue idee, eppure rest\u00f2 nel partito. Perch\u00e9?<\/strong><br \/>\nDica pure quarant\u2019anni: ho incominciato a lavorare nella Cgil nel 1969. Certo, nella Cgil dei Lama e dei Trentin ero gi\u00e0 un po\u2019 controcorrente su alcuni temi, ma in quei primi dieci anni le cose sono filate tutto sommato in modo molto liscio. Sia allora, sia dopo, quello che mi ha legato al movimento sindacale, al mondo del lavoro, sono le tantissime persone che ho conosciuto nelle assemblee di fabbrica, nei circoli, negli stand delle feste, nelle camere del lavoro. \u00c8 a loro che sento di dover restituire il moltissimo che ho ricevuto in sorte, per il fatto di aver potuto studiare lungo tutta la vita. E mi sembra che il modo migliore in cui posso farlo \u00e8 contribuire alla crescita di una cultura del lavoro e industriale moderna, in un Paese per questo aspetto molto arretrato.<\/p>\n<p><strong>Non ha mai lasciato nemmeno la tessera Cgil, di cui \u00e8 stato dirigente sindacale fino al 1979: eppure anche la Cgil ha manifestato dissensi anche aspri nei suoi confronti. Come mai?<\/strong><br \/>\nPer una ragione affettiva: \u00e8 stata la mia casa negli anni forse pi\u00f9 belli della mia vita. Poi, perch\u00e9 ho conservato tanti amici nella Cgil. E nella Cgil ci sono tantissime persone che la pensano come me. In realt\u00e0, la base della Cgil \u00e8 molto meno diversa da quella della Cisl e della Uil di quanto non si pensi. E oggi anche la base della Cgil \u00e8 schierata in larga maggioranza a sostegno del Governo Monti.<\/p>\n<p><strong>Quali sono secondo lei i tre punti irrinunciabili dai quali dovrebbe partire oggi l&#8217;attivit\u00e0 del governo Monti per riformare il mercato del lavoro?<\/strong><br \/>\nQuelli che ha indicato lo stesso premier nel discorso programmatico del 17 settembre al Senato: consolidare la riforma delle relazioni industriali portata dall\u2019accordo interconfederale del 28 giugno, con un netto spostamento del baricentro della contrattazione collettiva verso le aziende, un nuovo diritto del lavoro semplice e universale per tutti i nuovi contratti di lavoro nel segno della<em> flexsecurity<\/em>, l\u2019eliminazione di sprechi e rendite nel settore pubblico.<\/p>\n<p><strong>Che cosa pensa di Susanna Camusso? Nel suo libro non si sbilancia sul segretario della Cgil. Ma lei invece ha molto criticato le sue idee, tacciandola di \u201cavventurismo\u201d.<\/strong><br \/>\nNon si riferiva a me quando ha parlato di \u201cavventurismo\u201d. Comunque Susanna deve guidare una grande organizzazione complessa; e io ho molto rispetto per quel mestiere difficilissimo. In generale, non mi scandalizzo affatto per il fatto che i dirigenti politici e sindacali debbano prendere le distanze da quel che dico o propongo: loro devono tener conto dei problemi del consenso immediato, mentre il mio compito \u00e8 capire che cosa accadr\u00e0 domani. Sono due mestieri diversi, che richiedono sovente comportamenti diversi. L\u2019importante \u00e8 capire che sono entrambi indispensabili.<\/p>\n<p><strong>Ma davvero il mestiere del sindacalista comporta di assumere posizioni cos\u00ec radicalmente conservatrici? Non pensa che la Cgil dovrebbe differenziare di pi\u00f9 la sua linea dalla Fiom?<\/strong><br \/>\nQuesto lo penso anch\u2019io da molto tempo. Ma il vero problema non \u00e8 la lentezza della Cgil in questa evoluzione: il problema \u00e8 il potere di veto che a questa Cgil \u00e8 stato riconosciuto di fatto nel nostro sistema. Ora, finalmente, con l\u2019accordo interconfederale del 28 giugno e la regola di democrazia sindacale che esso ha introdotto, si sono poste le basi per superare quel diritto di veto.<\/p>\n<p><strong>Insomma, lei non ha mai avuto la tentazione di \u00abcambiare casacca\u00bb?<\/strong><br \/>\nNon l\u2019ho mai avuta, quella tentazione, perch\u00e9 ho sempre avuto la percezione che, sia pure un po\u2019 in ritardo, le mie idee avrebbero finito comunque per essere metabolizzate e fatte proprie dal mio partito e dal mio sindacato. Effettivamente ho sempre avuto ragione: \u00e8 sempre andata cos\u00ec. La buona politica \u00e8 fatta di coerenza e di pazienza. Andr\u00e0 cos\u00ec anche questa volta, con il progetto <em>flexsecurity<\/em>; e questa volta le cose stanno evolvendo pi\u00f9 in fretta che in passato.<\/p>\n<p><strong>Che cosa pensa di Nicola Rossi, il consigliere economico di Massimo D&#8217;Alema che non trovando spazio nel Pd oggi \u00e8 diventato consulente economico di Luca Cordero di Montezemolo?<\/strong><br \/>\nCapisco la sua scelta. Penso, per\u00f2, che le idee per le quali si batte la fondazione di Montezemolo \u201cItalia Futura\u201d, quelle appunto di Nicola Rossi, di Irene Tinagli, di Michele Ainis, abbiano pieno diritto di cittadinanza dentro il Pd. E, finch\u00e9 questo sar\u00e0 possibile mi batter\u00f2 perch\u00e9 esse diventino parte integrante e centrale nel programma stesso del Pd.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 evidente, comunque, che lei difficilmente sar\u00e0 ministro del lavoro, in un governo di destra come in uno di sinistra. Lo sa, vero?<\/strong><br \/>\nTanto lo so, che ho intitolato il primo capitolo di quest\u2019ultimo libro \u201cCome non diventare ministro del Lavoro e vivere felici\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL SETTIMANALE DIRETTO DA GIORGIO MUL\u00c8 DEDICA UN AMPIO SERVIZIO DI COPERTINA ALLE MIE PROPOSTE DI POLITICA DEL LAVORO E AI MIEI RAPPORTI CON IL PD E CON LA CGIL Intervista a cura di Maurizio Tortorella, pubblicata da Panorama il 1\u00b0 dicembre 2011<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,12],"tags":[],"class_list":["post-18334","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview","category-24-politica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18334","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18334"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18334\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18334"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18334"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18334"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}