
{"id":18472,"date":"2011-12-09T18:43:37","date_gmt":"2011-12-09T17:43:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=18472"},"modified":"2011-12-12T11:03:32","modified_gmt":"2011-12-12T10:03:32","slug":"perche-e-come-la-manovra-sulle-pensioni-va-appoggiata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=18472","title":{"rendered":"PERCH\u00c9 E COME LA MANOVRA SULLE PENSIONI VA APPOGGIATA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">SE VOGLIAMO TORNARE A CRESCERE, DEVE CAMBIARE LA NOSTRA CULTURA DEL LAVORO: PRIMA DEI 65 ANNI NESSUNO DEVE PI\u00d9 CONSIDERARSI INCOLLOCABILE, DOBBIAMO RADDOPPIARE IL NOSTRO TASSO DI OCCUPAZIONE NELLE FASCE TRA I 50 E I 65 ANNI E TRA I 18 E I 35;\u00a0TRA I 35 E I 50 DOBBIAMO AUMENTARE LA PRODUTTIVIT\u00c0 DEL LAVORO<\/span><\/p>\n<p>\u00a0<em>Editoriale per la Newsletter n. 179, 12 dicembre 2011 \u2013 Lo stesso articolo \u00e8 contemporaneamente <\/em>on line<em>,\u00a0in una versione ridotta,\u00a0n<\/em><em>ella rubrica &#8220;Lavorare cambia&#8221;<\/em>, <em>sul sito <\/em><a title=\"Tutto sul lavoro magazine\" href=\"http:\/\/www.tuttosullavoro.it\/\" target=\"_blank\">Tuttosullavoro<\/a><\/p>\n<p><em><!--more--><\/em><\/p>\n<p>Ci sono due motivi per cui un aumento brusco dell\u2019et\u00e0 media di pensionamento degli italiani \u2013 per quanto socialmente costoso \u2011 \u00e8 oggi indispensabile. E nessuno dei due motivi attiene a un\u2019esigenza di \u201cfare cassa\u201d, cio\u00e8 di alleggerire il nostro deficit di bilancio pubblico a breve termine.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Uno degli ostacoli alla crescita economica dell\u2019Italia sta nel fatto che per mezzo secolo abbiamo continuato a pagare i cinquantenni, con le pensioni di anzianit\u00e0 e i prepensionamenti, affinch\u00e9 uscissero dal tessuto produttivo, cio\u00e8 smettessero di lavorare. Nel 2010 l\u2019et\u00e0 media del pensionamento nel nostro Paese \u00e8 stata di 58 anni e 3 mesi (parlo di una media, che implica una met\u00e0 circa di pensionati in et\u00e0 pi\u00f9 bassa), di molto inferiore rispetto agli altri grandi Paesi del centro e nord-Europa. Il risultato \u00e8 che in Italia il tasso di occupazione nella fascia di et\u00e0 tra i 55 e i 65 anni \u00e8 di uno su tre, mentre nei Paesi del nord-Europa\u00a0\u00e8 di due su tre.\u00a0Come ho cercato di mostrare nel mio ultimo libro, <em><a title=\"Inchiesta sul lavoro\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=17673\" target=\"_blank\">Inchiesta sul lavoro<\/a><\/em>, abbiamo tardato troppo a correggere questa stortura (e ancor pi\u00f9 abbiamo sbagliato nel 2007, tornando indietro rispetto allo &#8220;scalone&#8221; della riforma Maroni del 2005: chi commise quell&#8217;errore non ha alcun titolo per protestare oggi contro la &#8220;brutalit\u00e0&#8221; dell&#8217;introduzione del nuovo regime). Il risultato \u00e8 che\u00a0ora ci tocca farlo molto in fretta. Innanzitutto perch\u00e9 abbiamo un maledetto bisogno di convincere subito la Germania a farsi carico anche della garanzia del nostro debito pubblico; e gli elettori tedeschi \u2013 comprensibilmente \u2013 non vogliono saperne, finch\u00e9 noi ci concediamo questi lussi pensionistici che loro non si concedono. In secondo luogo perch\u00e9 dobbiamo mostrare agli operatori finanziari di tutto il mondo che l\u2019Italia ha capito di aver commesso per questo aspetto un grave errore, aggiungendo un ostacolo alla propria crescita economica; e che essa \u00e8 ora determinatissima non solo a recuperare rapidamente il ritardo accumulato, ma anche a cambiare per questo aspetto la propria cultura del lavoro.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La riforma Dini del 1995 e i suoi aggiustamenti successivi hanno imposto ai nostri figli e nipoti di andare in pensione dopo i 67 anni e con assegni molto inferiori ai nostri. Ora, la gravissima crisi economico-finanziaria impone che anche una parte della mia generazione, quella dei sessantenni, accetti l\u2019applicazione parziale delle regole pensionistiche dettate per i nostri figli e nipoti. Per qualche decina di migliaia di noi questo significher\u00e0 dover lavorare da uno\u00a0ai cinque anni pi\u00f9 di quanto sarebbe stato prevedibile fino a poche settimane fa. Il problema sociale maggiore riguarda due categorie. Innanzitutto i lavoratori manuali, gli operai, per i quali la pesantezza fisica del lavoro si aggrava con l\u2019et\u00e0: per questi, che sono circa un quinto del totale, occorre una disciplina speciale della materia. La seconda categoria pi\u00f9 duramente colpita da queste misure \u00e8 quella dei quasi-sessantenni che hanno perso il lavoro di recente e contavano di poter avere l\u2019agognata pensione gi\u00e0 l\u2019anno prossimo: per questi pu\u00f2 non essere facile ritrovare un lavoro che consenta loro di mantenersi durante questi anni di maggiore attesa.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per questa seconda categoria in parte provvedono alcune eccezioni disposte dal decreto-legge. Per coloro che\u00a0non rientrano in queste eccezioni la soluzione, a mio avviso, deve consistere nell\u2019istituzione transitoria di un trattamento di disoccupazione speciale, con affidamento a societ\u00e0 di <em>outplacement<\/em> (che potrebbero essere pagate con i contributi del Fondo Sociale Europeo) e\u00a0di un forte incentivo fiscale e\/o contributivo per le imprese interessate ad assumerli; con\u00a0l&#8217;onere per la persona interessata di rendersi disponibile per la ricerca di una occupazione ragionevolmente conforme alle sue capacit\u00e0. Forse per lo Stato il costo sarebbe analogo a quello di un pensionamento anticipato, perch\u00e9 non si riuscir\u00e0 ad attivare in breve tempo i servizi efficienti di <em>outplacement<\/em> per tutti; ma questa opzione marcherebbe il mutamento culturale che dobbiamo imporci: prima dei 65 anni, nessuno deve considerarsi a priori \u201cincollocabile\u201d.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Resta il fatto che, se vogliamo uscire indenni da questa gravissima crisi, dobbiamo anche raddoppiare il nostro tasso di occupazione nella fascia di et\u00e0 tra i 18 e i 30 anni (anche qui: uno su tre in Italia, due su tre nel nord-Europa): per questo l&#8217;incentivo fiscale istituito dal decreto-legge \u00e8 utile, ma ancor pi\u00f9 utile sar\u00e0 il miglioramento del sistema scolastico e di quello della formazione professionale; e l&#8217;istituzione di un servizio decente e capillare di orientamento scolastico e professionale.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ma soprattutto dobbiamo tutti, anche nella fascia fra i 30 e i 55 anni, lavorare meglio. Questo significa garantire una migliore allocazione delle risorse umane, consentire e stimolare l&#8217;aggiornamento professionale, eliminare le piccole e grandi rendite che si annidano nel tessuto produttivo anche a causa della sua vischiosit\u00e0, imparare a licenziare i manager che falliscono gli obiettivi (senza compensarli per questo con liquidazioni principesche: ottimo il prelievo Irpef al 43 per cento sulle liquidazioni d&#8217;oro, previsto nella manovra). Questa \u00e8 la parte dell&#8217;itinerario di riforma che verr\u00e0 avviata dal Governo Monti nelle prossime settimane, appena sar\u00e0 stato completato l&#8217;<em>iter<\/em> di questo\u00a0suo primo decreto-legge.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SE VOGLIAMO TORNARE A CRESCERE, DEVE CAMBIARE LA NOSTRA CULTURA DEL LAVORO: PRIMA DEI 65 ANNI NESSUNO DEVE PI\u00d9 CONSIDERARSI INCOLLOCABILE, DOBBIAMO RADDOPPIARE IL NOSTRO TASSO DI OCCUPAZIONE NELLE FASCE TRA I 50 E I 65 ANNI E TRA I 18 E I 35;\u00a0TRA I 35 E I 50 DOBBIAMO AUMENTARE LA PRODUTTIVIT\u00c0 DEL LAVORO [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,31],"tags":[],"class_list":["post-18472","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-editoriale","category-welfare"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18472","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18472"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18472\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18472"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18472"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18472"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}